La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 23 maggio 2017

Zad Moultaka alla Biennale d’Arte di Venezia

Vieni introdotto in una sala buia dove a tentoni trovi una panca contro il muro.
L'arte parla solo ha chi sa ascoltare
l'artista dice, lo spettatore interpreta.

Si illumina la parete di fondo. Una luce la colpisce e quella parete brilla perché composta da 150.000 monete.
Intanto lo spettatore è avvolto nell’oscurità mentre prende forma un “totem” al centro della sala. Il motore di un bombardiere.
E suoni lamentosi si alzano nel buio dai microfoni al lato della sala con giochi di luce che illuminano il muro di monete o il motore del bombardiere.

Lo spettatore si trova a Beirut, sotto le bombe e i lamenti che escono dagli altoparlanti gli appaiono come i lamenti delle persone intrappolate sotto le macerie.

Ma non è questo il senso che all’opera vuole dare Zad Moultaka.

Moultaka vuole rappresentare il sole, composto dalle monete e dopo le lamentazioni dall’altoparlante sorge in lingua araba l’Inno a Samas, l’Inno al Sole.

Eppure, io che guardo. Vedo il capitale, vedo i possessori di uomini che giocano col denaro e con le bombe. Ciò che esce dagli altoparlanti sono i lamenti di chi è colpito da quelle bombe. Di chi è rimasto sotto le macerie.

Sarà perché io, come Pagano Politeista, non ho fantasia e la vita degli uomini mi appare in tutta la sua crudità.

Diventa interessante leggere (e lo prelevo da un sito in internet) l’Inno a Samas che in lingua araba esce come lamento dai microfoni.


INNO a SAMAS… Dio del Sole (Babilonese)

Samas, tu che illumini il cielo, rischiari le tenebre,
O Pastore dei cieli e delle terre,
Simile ad una rete, il tuo splendore avvolge il mondo
e fino ai monti più lontani illumini ciò che è oscuro!
Quando ti vedono apparire, Dei e Demoni si rallegrano
e tutti gli Igigi sono pieni di gioia per la tua presenza..
I tuoi raggi signoreggiano tutto ciò che è nascosto
e il comportamento degli uomini si manifesta alla tua luce.
Tutti gli esseri aspirano al tuo splendore.
Illumini l’universo come un immenso fuoco,
la tua gloria ha ricoperto le montagne lontane
e il tuo splendore riempie la vastità della terra.
Poggiato sulle vette più alte ispezioni il mondo
e dall’alto del cielo sostieni l’equilibrio dell’universo.
Fai pascolare insieme tutti gli esseri viventi:
nei cieli e sulla terra sei il loro unico pastore!
Non smetti di attraversare puntualmente il cielo e la terra,
il mare profondo le catene montuose, le terre pianeggianti,
attraversando e riattraversando il mare vasto e senza fine.
Colleghi tutto come una corda, avvolgi tutto come la nebbia.
Il tuo ampio baldacchino ricopre l’universo.

Tratto da:
https://storiaefantasydotcom1.wordpress.com/2016/02/24/inno-a-samas-dio-del-sole-babilonese/

E’ buio nella sala. Non c’è un sole che sorge. Si illumina il turbomotore del bombardiere e si illumina per le esplosioni.

Esco dalla sala. Leggo il volantino di Zad Moultaka e rimango perplesso.
Io non ho visto Hammurabi, non ho visto “affinché il debole abbia giustizia nei confronti del più forte…” Ho visto il più forte, sia nelle monete che nel bombardiere, produrre lamenti in chi, probabilmente, non poteva difendersi.

Ma io non sono ebreo, non sono cristiano, non sono islamico, io sono un Pagano Politeista e vivo sotto un sole che illumina qualunque cosa gli uomini facciano.


Claudio Simeoni

lunedì 22 maggio 2017

Filosofi e stupratori

Il concetto di stuprare non è un concetto della filosofia
perché la filosofia ritiene che
qualsiasi violenza fatta all'uomo
non modifica la creazione di Dio.
Stuprare e stuprato non è un concetto che viene usato in filosofia.

La filosofia non concepisce l’uomo come divenuto per trasformazione e adattamento e, dunque, non concepisce le condizioni che possono stuprare il divenuto dell’uomo.

Lo stesso stupro fisico a cui sono sottoposti la maggior parte dei bambini in una società cristiana non viene perseguita se non quando viene “scoperto l’atto fisico”. Questo perché in un sistema cristiano non è concepibile il principio secondo il quale il Dio cristiano stupra l’uomo anche se tutti i libri sacri cristiani indicano gli atti attraverso i quali il Dio cristiano stupra l’uomo.

C’è voluta la nostra Corte di Cassazione per affermare che la violenza sui bambini compromette il loro normale sviluppo psico-fisico, ma ancora queste sentenze non sono entrate nella mentalità comune che ancora ritiene che qualunque cosa si faccia ai bambini, questo non compromette la creazione del loro Dio padrone.

Stuprare è l’atto con cui il Dio cristiano distrugge il divenire dell’uomo e se non diventa un principio fondamentale della filosofia continueremo a rinnovare lo stupro dell’uomo distruggendo il divenire della società umana.


Claudio Simeoni

venerdì 19 maggio 2017

Festival politica di Mestre e festival filosofia di Modena

Oggi come oggi, i "filosofi" esaltano
la violenza contro i cittadini
in nome del dio padrone, seminano odio sociale
e sono fra i mandanti della violenza
contro i cittadini più deboli.
Scrivere un'antologia in molti volumi per confrontare le idee della Religione Pagana con i filosofi degli ultimi 200 anni. Scoprire che questi filosofi altro non fanno che ripetere a pappagallo il catechismo imparato da bambini o nozioni mal digerite a livello scolastico di un Platone che farnetica Socrate. “Filosofi” che si ergono a tanti dittatori del pensiero sociale.
Non è solo deludente, ma mette angoscia per la miseria del pensiero che si è espresso in questi secoli.


I filosofi, e più in generale chi studiando filosofia manifesta quelle idee filosofiche, si pone soltanto come un vigliacco sociale, un miserabile che costruisce disagio sociale ed emarginazione per una propria soddisfazione psicologica personale.

Alcuni di questi personaggi in pubblico fanno delle affermazioni, ma quando si sollevano delle obiezioni, spesso dicono: “di questo ne parliamo in privato”.

E’ proprio di chi studia la filosofia, come insegnata nelle scuole e nelle università, manifestare un pensiero vigliacco col quale trarre “vantaggi sociali”. Fugge dalla società civile rendendosi irresponsabile dei danni e delle devastazioni che il suo diniego a partecipare ai conflitti sociali provoca nella società.

Le azioni del filosofo non sono azioni che si leggono nell’oggi. Sono azioni che entrano nella struttura psichica delle persone, la manipolano distorcendone la visione della realtà in funzione di un immaginario che è racchiuso solo in una teologia nascosta nella testa delle farneticazioni filosofiche.

Non è un caso che manifestazioni di filosofia si svolgano sotto il terrore di una Polizia di Stato che con le sue pistole, puntate alla testa dei cittadini, impedisce loro di manifestare il loro pensiero che non sia funzionale a costruire il disagio sociale o l’emarginazione.

Come avviene al Festival della Politica di Mestre in cui i fanatici integralisti cattolici predicano l’odio sociale e la violenza. Quello stesso odio sociale e quella stessa violenza con cui vengono saccheggiati i luoghi di culto non cristiani e con cui vengono aggrediti i cittadini che non si mettono in ginocchio davanti al macellaio di Sodoma e Gomorra o il crocifisso con cui la Polizia di Stato tortura e minaccia sistematicamente di morte i cittadini le cui idee sociali sono legate alla Costituzione della Repubblica.

Il Festival della Politica di Mestre, come il Festival della Filosofia di Modena, hanno lo scopo di esaltare l’odio sociale, la violenza sui cittadini e proteggere l’attività di terrorismo manifestando solo quelle idee che sono funzionali alla devastazione della società civile.

La crisi economica e politica di questi ultimi 15 anni è stata organizzata, voluta, programmata, propagandata, dai protagonisti che, come tanti pavoni, si sono esibiti in questi festival senza prendersi una sola responsabilità delle farneticazioni che hanno raccontato.

Abbiamo assistito a “filosofi” di “sinistra” esaltare il nazista Heidegger  in una visione esistenzialista che aveva il solo scopo di garantire alla chiesa cattolica la legittimità di continuare a stuprare la struttura emotiva dell’infanzia in nome del pederasta in croce: “filosofi” che riescono a pensare l’esistente come “creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo, cretino e deficiente”.

Ora sto lavorando al sesto volume della Teoria della Filosofia Aperta.
Tuttavia il quinto volume comprende questo indice di temi trattati:

Indice degli argomenti del libro
La Teoria della Filosofia Aperta
 Volume cinque

SOMMARIO 3

INTRODUZIONE ALLA PUBBLICAZIONE pagina 5

Platone (427 a.c. - 347 a.c.) pagina 9
Il concetto di Artefice e Demiurgo nel Timeo di Platone pagina 9

Antonio Labriola 1843- 1904 pagina 23
Filosofia della storia, sociologia e materialismo storico pagina 23

Friedrich Nietzsche - 1844- 1900 pagina 49
L'inversione dei valori in Nietzsche; Nietzsche si identifica con Gesù pagina 49

Karl Heinrich Marx - 1818- 1883 61
Le condizioni in cui si forma la coscienza sociale. pagina 61
La religione cristiana è oppio dei popoli pagina 67
Riflessioni sparse sul tempo come mondo e il venir in essere della coscienza pagina 73

Felix Lacher Ravaisson-Mollien – 1813 - 1900 pagina 76
I fondamenti esistenziali dello spiritualismo in L'Abitudine pagina 76

Hermann Rudolph Lotze 1817 – 1881 pagina 96
I fondamenti esistenziali dello spiritualismo Osservazioni sullo spiritualismo di Lotze pagina 96

Martin Heidegger 1889 – 1976 pagina 100
Hannah Arendt 1906 – 1975 pagina 100
Il pensiero da cui nascono i campi di concentramento e sterminio Martin Heidegger e Hannah Arendt pagina 100

Martin Heidegger 110
Il significato di angoscia e cura in Essere e tempo pagina 110
Il significato di morte nel sistema di pensiero di Martin Heidegger pagina 118
L'esperibilità della morte degli altri e le condizioni nella morte in Heidegger pagina 124

Jean-Paul Sartre 1905 – 1980 132
La relazione corpo e coscienza in Essere e Nulla pagina 132
Il corpo come essere-per-sé: la fatticità in Sartre pagina 141

Friedrich Engels 1820 – 1895 pagina 149
La filosofia della natura nell'Antidühring di Engels: evoluzionismo e marxismo pagina 149
Dalla dialettica di Hegel alla dialettica di Engels la dialettica nella Religione Pagana pagina 164
La negazione della negazione 169
La compenetrazione degli opposti pagina 173
Dalla quantità emerge la qualità pagina 174
Friedrich Engels nell'Antiduhring: il ruolo della religione nei progetti sociali e ideologici marxisti. pagina 178
Spiritismo ed esoterismo nella dialettica della natura di Engels pagina 185
La ricerca scientifica nel mondo degli spiriti pagina 186
Esperienza Spencer Hall pagina 187
Esperienza Wallace pagina 189
L'esperienza con William Crookes pagina 192
Esperienza coniugi Holmes e Zollner pagina 194

Georg Friedrich Wilhelm Hegel 1770 - 1831 pagina 199
Il delirio patologico nella dialettica di Hegel in Fenomenologia dello Spirito pagina 199

Ralph Waldo Emerson 1803 – 1882 208
I fondamenti dell'idealismo americano in Ralph Waldo Emerson pagina 208

Thomas Carlyle 1795-1881 pagina 211
L'eroe che veicola la volontà di dio distruggendo le società pagina 211

Thomas Hill Green 1836 - 1882 pagina 213
La dimostrazione dell'esistenza del dio assoluto pagina 213

Francis Herbert Bradley 1846 - 1924 pagina 217
L'illusione dell'illusione dell'apparenza pagina 217

John McTaggart 1866 – 1925 pagina 222
Panteismo e neoidealismo pagina 222

Aldous Leonard Huxley 1894 – 1963 pagina 229
Le porte della percezione 229

L'Ideologia Tedesca di Marx ed Engels e l'ideologia dei tedeschi pagina 246

La concezione materialista della storia e la concezione idealista ed esistenzialista nell'ideologia tedesca pagina 246

Ernst Bloch 1885 – 1977 297
Il principio speranza e la dimensione pulsionale dell'uomo pagina 297

Karl Theodor Jaspers 1883 – 1969 pagina 325
L'inaffidabilità dei diritti dell'uomo pagina 325

----fine dell’indice--

Il bisogno di un padrone a cui porgere i propri servigi.
Questa è la filosofia di oggi.
Il dio dei cristiani è morto, ma se ne esaltano i valori esistenziali per poter distruggere la società civile.
Non si discute di filosofia, ma di come ammazzare meglio i cittadini trasformandoli in servi, oggetti di possesso, privi di diritti Costituzionali.
In fondo, la filosofia è rimasta la stessa.
Come Platone ha sviluppato il suo pensiero per ridurre gli uomini a schiavi della tirannia, così i filosofi di oggi, quattro codardi che scappano dalla società civile, sono al servizio delle peggiori tirannie e dei peggiori genocidi della storia. Hanno contribuito a distruggere il lavoro come ideologia fondante la nostra Repubblica in funzione dell’assolutismo del dio padrone cristiano.

Non c’è differenza fra la relazione di Heidegger e il nazismo e l’attività di Cacciari, Galimberti, Severino, Vattimo, Dimanti e lo stupro della struttura psico-emotiva dei bambini che avviene affinché la chiesa cattolica li possa battezzare, comunicare e cresimare per trasformali in adepti devoti al padrone, in cittadini inconsapevoli dei loro diritti-doveri sociali.

Questi pseudo “filosofi” sono bambini, adulti mai cresciuti, che frequentano il catechismo e che, trovandosi bene al servizio del padrone in croce, aiutano il padrone in croce a violentare altri bambini che, al contrario, sono psicologicamente spinti ad uscire da quella trappola esistenziale.

Il panorama della filosofia nazionale è un panorama di miseria criminale.


Claudio Simeoni

giovedì 18 maggio 2017

Raccoglitori, operai e fallimento sociale

Se in giro ci fosse qualche sociologo un po’ meno stupido di quell’accozzaglia di buffoni cattolici che invade ogni spazio televisivo, saprebbe che una società si divide in raccoglitori e operai.

Dove il primo soggetto è colui che raccoglie l’esistente e il secondo è colui che trasforma l’esistente offrendolo nuovo prodotto funzionale al consumo umano.

Entrambe le figure portano “a casa” ciò che serve, ma mentre la prima figura sottrae quanto gli serve ad un presente in essere, la seconda figura modifica il presente per adattarlo a quanto gli serve.

Dal punto di vista sociologico a noi non interessa sapere se il raccoglitore raccoglie le more dai cespugli, rapina una banca, fa un furto con scasso, accumula plusvalore oppure, come le banche, raccoglie capitali. Il raccoglitore è la figura che rapina il presente per appropriarsene.

Che sia il ladro, il rapinatore, il Trump o il Soros, il sistema finanziario o il sistema esattoriale dello Stato, il raccoglitore si appropria di una parte dell’esistente privando l’esistente della parte di cui il raccoglitore si è appropriato.

L’operaio, e per estensione il contadino e il fornitore di servizi all’operaio e al contadino, modificano il presente, che di per sé è inutilizzabile, per creare dei prodotti atti al baratto e alla formazione della ricchezza che alimenta il commercio.

Sia il raccoglitore che l’operaio (che potremmo indicare come il produttore se questo termine non finisse per indicare anche i possessori di operai, di contadini o di terre che fanno lavorare da terzi) nella loro attività possono accumulare dei surplus rispetto a quanto richiesto dal mercato o dal consumo di riferimento.

Mentre il raccoglitore distruggerà il surplus (vedi le banche che distruggono il capitale), l’operario (come figura non posseduta) o il contadino, cesseranno semplicemente di produrre fintanto che disporranno di prodotto accumulato capace di soddisfare le richieste. Mentre la banca distruggerà i capitali raccolti, l’operaio cesserà di “lavorare” sfruttando le ricchezze accumulate.
Nella società in cui viviamo i due modelli generali che ho adottato per il mio discorso sono modelli che comprendono una percentuale di individui sociali. Tanto maggiore è la percentuale sociale di raccoglitori rispetto agli operai e tanto minori saranno le prospettive sociali; tanto maggiore sarà la percentuale di operai e tanto maggiori saranno le prospettive sociali.

Una società prospera perché la maggior parte degli individui modifica sé stessi per adattarsi ad attività di trasformazione del mondo in cui vive e trasforma sé stessi in individui capaci di trasformare il loro presente vissuto.

Una società diventa tanto più povera di prospettive future tanto minore è il numero di individui che modificano la realtà e tanto maggiore è il numero di individui che fungono da raccoglitori in quella realtà. Mentre i raccoglitori razziano il presente, l’operaio è il costruttore di un futuro possibile.

Va da sé che questo schema elementare non vuole essere un toccasana per la società, ma sta di fatto che noi stiamo vivendo in una società che ha distrutto il lavoro nella dimensione costituzionalmente determinata (quello che consente di avere un reddito capace di sostenere dignitosamente la famiglia) ha ridotto la capacità di reddito da lavoro in modo che solo gli extracomunitari, che non hanno consapevolezza dei loro diritti sociali, possano lavorare con uno stipendio ridotto finendo per distruggere le possibilità di costruire il reddito mediante il lavoro degli operai italiani. Anche le lotte per un reddito migliore si scontrano con extracomunitari che lavorano per stipendi miserevoli o strategie industriali che delocalizzano gli impianti.

Questo ha costretto le famiglie italiane a non fare più figli o a farne pochissimi. Favorisce le famiglie di extracomunitari che accontentandosi di un reddito inferiore riescono a costruire degli operai sufficientemente capaci da modificare il presente. I figli degli italiani sono, in percentuale sempre maggiore, incapaci di svolgere lavori manuali e vanno, quando possono, ad alimentare il circuito dei raccoglitori tentando di raccogliere denaro in una società che non è più in grado di produrre materialmente ricchezza.

Scrive La Repubblica:

Quasi 7 milioni ancora abitano con mamma è papà: sono il 62,5% della popolazione in quella fascia d'età. Il 35,5% è composto da studenti, il 29,7% da disoccupati, ma gli altri sono lavoratori. La media europea è al 48,1%. Pesano la precarietà del lavoro e le basse retribuzioni

In sostanza, siamo in presenza di non adulti. Non sono operai che modificano il loro presente, ma raccoglitori che sfruttano un presente esistente, quello di mamma e papa, dal quale traggono profitto senza modificare il loro presente. Raccolgono quanto mamma e papà hanno prodotto.

Scrive La Repubblica nel 2015:

Nel nostro Paese gli stranieri che hanno un'occupazione (regolare) sono 2,7 milioni: producono il 9% della ricchezza italiana e versano al fisco. Sono soprattutto colf, badanti, operai, muratori e agricoltori. A parità di impiego hanno compensi più bassi dei nostri e sono i più colpiti dagli effetti del collasso economico


Se noi conosciamo molto bene i raccoglitori, compresi coloro che usano gli operai raccogliendo il loro lavoro e pagandoli una miseria, chi è l’operaio?

Ma soprattutto, perché la distruzione di una classe operaia nazionale, come sta avvenendo, distruggerà la società italiana?

L’operaio è colui che vende la propria capacità di lavorare.

Se è vero che l’operaio è spesso dipendente di qualcuno che sulle sue spalle raccoglie la ricchezza sotto forma di capitale che viene accumulata nelle banche, è altrettanto vero che l’operaio non vende al “padrone” il proprio lavoro, ma vende “la sua capacità di lavorare”.

L’operaio vende la sua capacità di modificare una determinata merce in un determinato tempo producendo una certa qualità. Vale anche per il contadino e per il bracciante che vendono la loro capacità di intervenire e modificare una determinata realtà in un tempo dato per un risultato voluto.

Ora, modificare la realtà in un determinato tempo producendo una certa qualità porta a modificare l’operaio o il contadino che modificheranno sé stessi alimentando la loro capacità di modificare la realtà in un determinato tempo.
Ciò che gli italiani e i loro figli perdono, è la capacità di modificare la realtà in un determinato tempo per ottenere dei risultati determinati.

Per contro, una quantità maggiore di figli di italiani diventano raccoglitori che vanno dallo spaccio di droga ad attività nel “terziario” la cui funzione è raccogliere plusvalore prodotto sulle spalle di chi modifica la realtà in funzione di un risultato.

La società italiana si sta chiudendo su sé stessa in un mammismo esasperato negandosi ogni prospettiva di futuro.

Scrive l’Istat:

Meno genitori italiani. Il calo costante l'Istat lo attribuisce alle coppie di genitori entrambi italiani: i nati da questo tipo di coppia scendono a 385.014 nel 2015 e risultano oltre 95 mila in meno negli ultimi sette anni. Ciò, spiega l'istituto, avviene perché le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose e allo stesso tempo mostrano una sempre minore volontà ad avere figli. Calano però, per il secondo anno consecutivo, anche i nati con almeno un genitore straniero, che nel 2015 sono 100.766 (20,7% del totale dei nati), rispetto ai 104.056 del 2014. Così come i nati da genitori entrambi stranieri, che nel 2015 sono 72.096, quasi tremila in meno rispetto al 2014. In leggera flessione anche la loro quota sul totale delle nascite (pari al 14,8%).

In sostanza, gli italiani non fanno più figli. I figli degli italiani non diventano operai perché i redditi sono bassi, non sanno lavorare, ritengono di non sopportare quel tipo di lavoro e la classe operaia, produttrice di ricchezza, si disgrega permettendo l’ingresso di una nuova componente sociale che avrà la capacità di modificare sé stessa in un determinato tempo per ottenere un certo risultato.

Non avere gli operai significa, non avere più la società. Ci saranno solo raccoglitori italiani che un po’ alla volta fra galera e fallimenti andranno ad ingrossare le fila del fallimento sociale.

Scrive La Repubblica il 17 maggio 2017:


Cresce la deprivazione materiale. Risale l'indicatore di grave deprivazione materiale, che passa all'11,9% dall'11,5% del 2015. In difficoltà soprattutto le famiglie di stranieri, con disoccupati, oppure occupazione part-time, specialmente con figli minori. La povertà assoluta riguarda invece 1,6 milioni di persone, il 6,1% delle famiglie che vivono in Italia. Però se si considerano le famiglie, e non gli individui, poiché quelle povere in genere sono famiglie numerose, l'incidenza della povertà assoluta individuale è più alta, arriva al 7,6% della popolazione.

Il 28,7% a rischio di povertà o esclusione. Sono molte di più le famiglie a rischio di povertà ed esclusione sociale: il 28,7% della popolazione. La quota quasi raddoppia nelle famiglie con almeno un cittadino straniero.

Occupazione di bassa qualità. L'Istat conferma l'aumento dell'occupazione, anche se sui 22,8 milioni di occupati del 2016 mancano ancora all'appello 333.000 unità nel confronto con il 2008. Inoltre, e questo spiega l'impoverimento di una parte consistente della popolazione, si tratta soprattutto di occupazione nelle professioni non qualificate (l'aumento su base annua è del 2,1%). Diminuiscono operai e artigiani (meno 0,5%). Cresce moltissimo il lavoro part-time, e quello in somministrazione aumenta del 6,4% su base annua. Il lavoro determina l'appartenenza alle "nuove" classi sociali: nella classe dirigente nove occupati su dieci svolgono una professione qualificata.

I raccoglitori hanno voluto distruggere gli operai e nel distruggere gli operai hanno distrutto la società italiana. Non si tratta solo dei prodotti che verranno confezionati anche da personale straniero sottopagato, ma si tratta di quel patrimonio sociale di competenza che si forma mediante trasformazione soggettiva che era il vero capitale umano costruito per trasformazione degli individui nel portare a termine i loro compiti.

Hanno fatto sparire quella qualità dell’essere italiano.

E’ indubbio che i raccoglitori faranno affari. Continueranno a fare affari con una società sempre più povera di capitale umano e questo comporta prospettive di futuro che non sono considerate dagli attuali analisti sociologici per i quali ogni singolo uomo è solo un numero che compone greggi di pecore da portare al macello della vita.


Claudio Simeoni

sabato 13 maggio 2017

La Biennale d'Arte di Venezia

L'arte ha la capacità di portare le persone
a proiettare sull'immagine e sui suoni
ciò che loro sono e non ciò che vuole
l'artista.
C’è stato un tempo in cui seguivo la Biennale d’Arte di Venezia.

Molti artisti internazionali, nelle loro opere, riproducevano temi propri della Religione Pagana e anche quando la Religione Pagana non era nominata esplicitamente, i contenuti religiosi tendevano ad apparire nelle loro opere.
Vedi l’analisi di alcune opere all’indice:


Oppure, alcune osservazioni alla pagina:


C’è da dire che ero più affascinato dalle mostre collaterali che non dalla fiera dell’Arsenale e dei Giardini.

Poi arrivò il cattolicesimo, mise in piazza qualche milione di Euro e si comprò l’esposizione che divenne un’esaltazione del dio padrone e della violenza del padrone sulle strutture emotive degli uomini.

L’arte  rappresentata alla Biennale di Venezia fu declassata al puro servizio del padrone.

L’arte cessava di esprimere la libertà dell’uomo per diventare rappresentazione del possesso dell’uomo fino all’esaltazione del delirio.

A questo gioco, io non partecipo.

Pur avendo raccolto migliaia di immagini delle varie Biennali, è rimasto più l’amaro in bocca per un’arte ridotta a strumento di propaganda che nega l’arte capace di spingere l’uomo verso i grandi orizzonti dell’esistenza.

Il Ragazzo con la Rana, simbolo del divenire dell’uomo che per un paio d’anni ha dominato Punta della Dogana a Venezia, è stato rimosso. Come se Venezia avesse scelto di rinunciare al proprio futuro per fondare una vocazione di un monumento ad un passato cancellato.

Eppure, in qualche opera trapela qualche raggio di luce di un futuro possibile, ma sono solo vagiti di una possibilità che il carro armato della violenza del padrone mette rapidamente a tacere.

Claudio Simeoni


giovedì 11 maggio 2017

Lavoro precario in società precaria

Viviamo in una società organizzata
per truffare i cittadini. O si impara a
difendersi o si è costretti a soccombere.
E così, finalmente, oggi sappiamo.
Le truffe, i disastri sociali, fatti da Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti, dopo aver spennato i propri clienti, le banche sono state vendute per un euro a Ubi.

Il disastro che queste banche hanno provocato sul territorio cannibalizzandone gli abitanti si risolve accollando un debito a tutta la collettività nazionale e, nello stesso tempo, alimentando la disoccupazione e la sottrazione di reddito al territorio con il licenziamento o l’allontanamento “volontario” di circa 1600 persone impiegate in queste banche.

Sono gli effetti sociali prodotti da imprenditori rampanti. Gli imprenditori aggressivi che se ne sbattevano delle regole di mercato e che hanno accumulato una quantità enorme di insolvenze con i loro squallidi giochi da burattinai.

Sono i pagliacci che usano il palcoscenico per attirare gli sprovveduti anziché usare i criteri delle leggi economiche. Sono coloro che investono nell’amico dell’amico, così “mi e ti semo forti”, influenzando il mercato delle poltrone politiche anziché alimentare il benessere sociale.

Sono gli imprenditori che istigano all’odio e all’aggressione nei confronti delle persone a cui hanno sottratto lavoro per i loro giochi e terrorizzano la società civile alimentando la paura per il diverso, l’immigrato, il poveraccio che chiede l’elemosina.

Questi esodati, che hanno vissuto truffando (è impossibile pensare diversamente), non andranno ad alimentare i senza tetto o i ricoverati sotto i cavalcavia. Non saranno costretti, come chi hanno truffato, ad andare a defecare vicino ad un pilone o a pisciare dietro all’albero del parco. Ma vanno, comunque, indicati come persone che hanno aggredito la società civile. Hanno partecipato ad una truffa diffusa che nei suoi effetti può essere considerata un atto di terrorismo sociale.

Miliardi di crediti in sofferenza sono stati acquistati dal fondo Atlante per permettere ad Ubi di fare i suoi affari. E se Ubi non avesse acquistato le quattro banche? Sarebbe intervenuta la legge di mercato: il fallimento! E chi è vissuto truffando ne paga le conseguenze. Non viene forse messo in galera il ladruncolo che ruba pochi spicci? E perché deve essere protetto chi ruba centinaia di milioni di Euro. Si dirà: sono le leggi di mercato! E perché queste leggi valgono solo per danneggiare la società civile e non quando c’è da ripulire la società civile dai truffatori? Non è possibile pensare che i singoli funzionari delle banche non siano stati partecipi al “medesimo disegno criminoso”. Una persona può essere considerata “onesta”, fra i disonesti, solo quando combatte i disonesti, non quando si limita ad astenersi dal compiere atti disonesti permettendo, comunque, agli altri di compierli. Queste banche, a mio avviso, andavano considerate come associazioni criminali, dedite al delinquere mediante la concessione di operare come banca. Dove, la concessione di operare come banca, va considerata un’arma di distruzione di massa.

Riporto la notizia prendendone alcuni stralci dal giornale La Repubblica:


Ubi taglierà un terzo del personale delle Good bank (Etruria, Marche, Carichieti)

La banca aggiorna il piano industriale dopo l'incorporazione dei tre istituti mandati in risoluzione alla fine del 2015 e acquistati per un euro simbolico: previste le chiusure di 140 filiali e l'uscita di quasi 1.600 risorse

MILANO - Ubi Banca prevede di tagliare di circa un terzo il personale delle tre good bank acquistate definitivamente ieri per la cifra simbolica di un euro: entro il 2020 la banca vuole ridurre di circa 200 milioni gli oneri operativi di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti attraverso una contrazione dell'organico di 1.569 risorse (-32% rispetto al 2016), il taglio di 140 filiali e l'ottimizzazione delle altre spese amministrative.
[…]
Le tre banche sono state ripulite dai crediti in sofferenza e ricapitalizzate e il numero uno di Ubi, Victor Massiah, se le è potute aggiudicare per la cifra simbolica di un euro. Nell'operazione ha anche incamerato un significativo cuscinetto di denari per le attività fiscali relative alle perdite pregresse che le banche salvate si portano dietro (per ora sono iscritti a bilancio benefici per 550 milioni). Roberto Nicastro, che delle good bank ha gestito la transizione, ha parlato di un esperimento da "cavie" in Europa, ma "le banche ne sono uscite vive".

Un conto salato è stato intanto pagato dal sistema bancario che, per aver salvato nel novembre del 2015 le quattro good bank, si è fatto carico di un costo vicino ai 5 miliardi (anche se le somme si potranno tirare solo dopo lo smaltimento dei crediti deteriorati affidati a Rev, il veicolo in cui nel 2015 sono confluiti 10,3 miliardi di sofferenze delle good bank). A operare, sotto la guida di Bankitalia, è stato il Fondo interbancario di tutela dei depositi, mentre un ruolo decisivo - acquistando ben 2,2 miliardi di crediti in sofferenza - l'ha giocato il fondo Atlante.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/05/11/
news/ubi_banca_good_bank-165153194/?
ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

Cosa resta ai cittadini che sono stati convinti ad investire in queste banche?

Un capitale ridimensionato, se non forti problemi economici. Magari questi cittadini non falliranno e non saranno costretti a defecare sotto il pilone dell’autostrada, ma un conto è avere una riserva di 50.000 euro e un conto è averne una da 5.000.

Forse, sarebbe convenuto loro farsi borseggiare da un disperato in motocicletta che non farsi consigliare dal bancario un investimento sicuro. In fondo, il bancario mica gli ha strappato la borsetta, i soldi glieli hanno portati loro mentre erano contenti sognando guadagni futuri.

Si tratta del metodo moderno di fare la guerra distruggendo capitali. Non serve bombardare una città per distruggere la ricchezza, basta consigliare di investire nella “grande banca amica” che protegge il “tuo” futuro.

Dal momento che l’imbecillità di questi investitori non si limita solo ad azioni che distrugge il loro patrimonio, ma spesso si riversa anche in altre condizioni sociali. Spesso sono coloro che incitano all’odio per gli extracomunitari. Odio per i sindacati. Odio per tutti coloro che costruiscono il loro futuro e che non si mettono in ginocchio davanti al macellaio di Sodoma e Gomorra (come loro). 

E’ da augurare loro non solo di perdere i loro risparmi, ma di essere ridotti a pisciare sull’albero nel parco e a defecare vicino al pilone dell’autostrada.

La società farebbe volentieri a meno di persone che accorrono al richiamo di ogni divina provvidenza.

Claudio Simeoni


martedì 9 maggio 2017

Populismo e ignoranza veneta

Il populismo è il prodotto della stupidità
sociale. Ha il solo scopo di distruggere
la società azzerando i diritti dei cittadini.
Che cosa si intende per populismo quando ci riferiamo ad un metodo sociale di agire nella società che ha riflessi nella formazione delle Istituzioni che gestiscono la cosa pubblica?

Si intende un’idea diffusa secondo cui la società è dominata da una serie di “poteri forti” che si esprimo attraverso i partiti politici dominanti e che si contrappone ad istanze popolari, diffuse, che rivendicano una liberazione da questo dominio. Vero o presunto che sia.

E’ indubbio che nel sistema finanziario italiano esistono delle Banche che rappresentano la spina dorsale della finanza nazionale come l’Unicredito o il san Paolo. Queste banche hanno sicuramente relazioni dirette e indirette col sistema finanziario internazionale e rispondono, difficile dubitarlo, a sollecitazioni della finanza internazionale. Spesso si sono dati da fare per spacciare titoli spazzatura e altre volte si sono prestati nel proporre ai clienti investimenti ad alto rischio.

A questi colossi (come ai colossi che li hanno preceduti e da cui sono derivati per fusione e sedimentazione) c’è un populismo di micro banche, casse rurali, casse popolari e quant’altro, più o meno grandi, che hanno occupato il territorio italiano giocando con la finanza.

Il risultato della proliferazione bancaria è stato sollecitato per costruire un sottobosco della finanza che, essendo maggiormente legato al territorio, fosse più agile nel rastrellare capitali e nello smerciare titoli spazzatura o quant’altro di simile ad alto rischio. In sostanza, il risparmiatore non aveva a che fare con il bancario della grande banca in cui la burocrazia prevale sulle relazioni interpersonali, ma il bancario, il direttore di banca o di filiale, del sottobosco bancario, manteneva una relazione personale nella quale costringere il risparmiatore a far dipendere i propri risparmi. In questa condizione il bancario cessava di essere una figura impersonale al di là dello sportello per diventare una sorta di “confessore del risparmio” che raccoglieva le confidenze del risparmiatore o dell’imprenditore e, attraverso queste, costruiva un vero e proprio schedario con cui metteva a punto la sua strategia aggressiva nei confronti del risparmiatore o imprenditore “confidente”.

Il populismo bancario si diffondeva in tutto il paese. Ci fu un momento, fra gli anni ’90 e il primo decennio del 2000 in cui le filiali bancarie sembravano spuntare come funghi ad ogni angolo di strada. Bancari e broker si davano da fare per costruirsi il proprio giro di risparmiatori da mungere costringendoli ad investire.

A poco servirono le lezioni dei titoli argentini ridotti a spazzatura. A poco servì l’esperienza della Cirio, l’Alitalia, la Parmalat. A poco servirono gli esempi dei derivati. Per i bancari e i broker era l’“altro” che si è fatto “fregare”, era l’“altro bancario” che non sapeva, non lui. Lui sapeva e avrebbe consigliato bene chi aveva fiducia in lui.

Quando la crisi economica si fece più acuta, i risparmiatori delle banche dovevano essere spennati. I parchi buoi dell’azionariato dovettero essere munti e i titoli spazzatura rivelarono di essere esattamente ciò che erano: spazzatura.

Questo è il populismo.

La stessa cosa viene tradotta in politica. Volete mettere i vecchi partiti? Occupano le Istituzioni e i burocrati agivano in base a ideali sociali. Magari non erano veloci nel prendere le decisioni, ma cambiavano poco, lentamente, tendendo a salvaguardare il sistema sociale. In quel sistema le persone crescevano, facevano le loro scelte di vita e le condizioni della loro esistenza erano relativamente stabili.

Poi, in politica arrivò il populismo che trasformò ogni principio sociale e ideologico in oggetto di commercio e di contrattazione.

Si mandò in vacca l’articolo Uno della Costituzione facendo del lavoro una condizione precaria dell’esistenza sociale. Molti si fregarono le mani perché chi lavorava spesso aveva altre idee sociali o politiche. Ed entrò in sofferenza il commercio ed entrarono in sofferenza le banche. Le imprese non pagarono i fidi e le banche accumularono insolvenze.

Tutto ciò che costruiva reddito, col populismo divenne un costo.

Il lavoratore che produceva la ricchezza nell’azienda, venne considerato un costo per l’azienda. Gli “oneri sociali” che salvaguardavano le possibilità delle aziende di vendere il prodotto e di accumulare ricchezza, divennero “costi impropri”.

Le tasse, con cui si costruivano strade, sulle quali correvano i camion delle aziende; le scuole, nelle quali si formava il personale usato dalle aziende; gli ospedali, nei quali si curavano le persone fatte ammalare dalle aziende; divennero costi a cui le aziende non vollero più provvedere lavorando in nero e spesso non pagando i contributi sociali.

Il populismo concepisce solo la libertà di distruggere la società civile e il populista ha la caratteristica di identificarsi col distruttore della società civile e non con le vittime che una società civile distrutta provoca. Poi, quando è lui ad essere licenziato; quando è lui ad essere senza lavoro; quando è lui a non avere una sanità adeguata; allora il populista se la prende con i vecchi partiti e non con la sua voglia di distruggere il presente.

Il populista dice “indipendenza del nord”; ed è una cagata!

Il populista dice: “federalismo fiscale”; ed è una cagata.

Il populista dice: “prima il nord”; ed è una cagata.

Il populista dice: “rottamiamo i burocrati”; ed è una cagata.

Il populista dice: “cureremo il cancro entro cinque anni”; ed è una cagata.

Il populista dice: “cambiamo la Costituzione”; ed è una cagata.

Il populista dice: “voto ai sedicenni”; ed è una cagata.

Il populista dice: “reddito di cittadinanza”; ed è una cagata.

Il populista dice: “l’Alitalia deve essere italiana”; ed è una cagata.

Il populista dice: “spariamo agli immigrati”; ed è una cagata.

Alla fine di tutte queste cagate, i cittadini si trovano senza società civile o con una società civile in cui le Istituzioni non sono tenute a rispettare nessuna regola.

Come nessuno restituirà i soldi ai risparmiatori sottratti loro dal populismo bancario, così nessuno restituirà ai cittadini la società civile sottratta loro dal populismo politico e sociale. Domani si dovrà accumulare un altro risparmio; domani si dovrà vivere in un’altra società. Non c’è più un ritorno alle condizioni precedenti. Dopo che è passata la motosega, quell’albero, vissuto per quegli anni, non è più. Si deve piantare, se si è in grado, un altro albero e attendere altrettanti anni per riparare i danni dei tre minuti della motosega. Lo stesso è per il populismo. Distrugge il presente e lascia il vuoto fra gli uomini.

Il populismo batte i tamburi di una propaganda martellante, ma sottrae la vita ai cittadini. Come ha fatto Orsini con Marino.

Il populismo ha paura di chi lavora per arricchire la società civile; di chi affronta i problemi politici e sociali. Il populismo usa la leva del miracolo alimentando l’attesa per il salvatore. Ma la situazione sociale si modifica poco a poco. Affrontando problema dopo problema e istanza sociale dopo istanza sociale.

Per questo motivo Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo devono distruggere chiunque affronta i problemi sociali. Solo in questo modo possono usare lo stimolo della salvezza, della provvidenza divina, dell’uomo del destino, su cui far convergere i voti e distruggere la società civile in nome del loro potere.

Chi viene distrutto in tutto questo sono i cittadini che, privati delle Istituzioni, sono costretti a mettere in atto strategie esistenziali diverse. Strategie che comportano la compressione dei consumi e il rifiuto di fare figli. Davanti a queste scelte i populisti sono disarmati: li facciano loro i figli e spendano i loro soldi.

Populisti o non populisti, nessuna società può vivere senza i cittadini!

Claudio Simeoni