La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 7 dicembre 2007

Veneti, ladri e rapinatori

E’ facile, ma non così facile come una decina d’anni fa’, che in Veneto qualcuno si trovi la porta aperta, forzata, e la sparizione di oggetti di vario valore. Quando succede c’è un accanimento contro gli zingari, contro i rom e contro i rumeni o, prima di loro, gli albanesi. Si vuole cacciare la testa sotto la sabbia proprio per non affrontare i problemi sociali.
Si vuole evitare di discutere e di affrontare le problematiche del Veneto per non disturbare chi fa di quei problemi un’attività redditizia: la chiesa cattolica. La chiesa cattolica che con i suoi centri di potere non solo danneggia il presente, ma pone le basi per creare gravi problemi per il futuro.
E così, mentre chi urla all’untore contro gli zingari e i romeni e una stampa organizzata a tal fine tace, la cronaca non solo ci dice che un trevigiano ha fatto almeno tredici rapine in un solo anno tanto che da solo, credo, ha fatto circa il 50% di quella tipologia di delitti nella provincia di Treviso e, guarda caso, era un imprenditore. Un “padroncino” fallito. Quelli che si credono tanto dio padrone, vessano gli operai ricattandoli e poi non sono in grado di affrontare i problemi elementari della loro vita se non rapinando. Si tratta di Mauro dello Russo, 44 anni di Bassano del Grappa e residente a Paderno del Grappa. Non era rumeno, non era rom, ma “razza Piave” quei falliti della vita che si ritrovano a fare l’ombralonga nella Treviso di Gentilini.
A Venezia si sfiora il ridicolo:

Scrive Il Gazzettino del 07.12.2007 :

«Eravamo lì solo per fare una pippata di eroina in compagnia. Abbiamo trovato la porta aperta e ci siamo infilati dentro. Ma poi è suonato l'allarme ed è successo il finimondo».
Sembra una scusa degna del film "I soliti ignoti", ma è la versione che tutti e tre - Fabio Manca, 53 anni, Mauro Zanetti, 49, e Alessandro Predosin, 40 - daranno questa mattina al gip Stefano Manduzio per difendersi dall'accusa di tentato furto nel palazzo della marchesa Barbara Cicogna Mazzoni Berlingeri. Un'alibi anticipato ieri dall'avvocato Marco Zanchi che difende i tre arrestati, secondo il quale ci sarebbe più di un riscontro in grado di scagionare Predosin e due vecchie conoscenze della storica malavita veneziana. Zanetti, per dirne una, proprio ieri mattina avrebbe dovuto comparire in tribunale nel corso di un processo che vede imputato Vincenzo Pipino, il re dei ladri veneziani. «Predosin aveva lasciato la barca vicino alla Fenice, cioè troppo lontano dal palazzo che secondo l'accusa volevano svaligiare - spiega l'avvocato -. Qui ha incontrato Zanetti e Manca, che lo hanno invitato a sniffare un po' di eroina che avevano con loro. Forse avevano anche bevuto, di fatto hanno trovato la porta aperta di Palazzo Treves e sono entrati. Non c'è nessun segno di effeazione».

Vallo a giustificare alla gente che si sono trovati la casa aperta che non si tratta di extracomunitari, ma di cittadini italiani, di veneti cresciuti nella Venezia attuale. I Veneti, pronti a seguire le campane di chi incita all’odio stanno preparando un futuro triste per i loro figli.

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendsita Stregone
Guardiano dell’Anticristo