La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 28 gennaio 2008

Corte di Cassazione e quel diritto alla critica e all'indignazione a cui i Veneti rinunciano

Questa è una questione sulla quale i Veneti dovrebbero porre molta attenzione.
Si tratta di sottolineare la differenza che esiste fra il cittadino e il suddito. Una differenza che in Veneto è mal compresa ( o si finge di non comprendere) specialmente da parte di operatori Istituzionali che si pensano tanti piccoli DIO PADRONE e pretendono che i cittadini si mettano in ginocchio davanti a loro.
Già più volte la Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo cui la critica e l’indignazione delle persone rappresentano un patrimonio prezioso per la società civile.
Troppi Galan, Bitonci, Gentilini, ecc. si pensano DIO PADRONE come è stato insegnato loro negli oratori e nelle parrocchie e non rispettano le persone, ma preferiscono insultarle, tanto c’è sempre un Pietro Calogero pronto ad assecondarli!
Indubbiamente qualche Veneto conosce di persona persone come Gentilini, Galan, Bitonci o Zanonato, ma, come dice questa sentenza della Corte di Cassazione, se queste persone fanno indignare non è certo per le loro persone, ma per le azioni, le dichiarazioni, le prese di posizione che hanno e che indignano portando il Veneto allo sfascio.
Lo sfascio non si vede nel momento presente, ma nelle condizioni che, poste nel momento presente in antitesi ai principi Costituzionali, ne obbligano le trasformazioni in futuro.
Nella mentalità dei Veneti, se gli amministratori pubblici si comportano da tanti DIO PADRONE, i cittadini si comportano da tanti “si buana!”. I “si buana!” sono i cittadini che rinunciano alla critica e all’indignazione perché nelle parrocchie è stato insegnato loro che davanti al DIO PADRONE ci si deve mettere in ginocchio, che bisogna confidare nella speranza e nella provvidenza, che il dio padrone pensa a loro, ma proprio a loro. I “si buana!” sono quelle persone che hanno rinunciato ad essere dei cittadini preferendo essere dei sudditi o, per dirla con l’educazione cattolica, hanno preferito essere le pecore del gregge che il dio padrone porta al macello della loro vita imponendo condizioni e morale entro le quali vengono costrette a vivere in disprezzo della morale Costituzionale.

Riporto da:

http://qn.quotidiano.net/politica/2008/01/28/61672-reato_dare_buffone_politico.shtml

LA SENTENZA DI CASSAZIONE
"Non è reato dare del 'buffone' a un politico"

Roma, 28 gennaio 2008 - Se un politico non mantiene le promesse fatte pubblicamente è lecito dargli del 'buffone' e chi lo fa non commette, dunque, alcun reato. E' la decisione della Corte di Cassazione che, con la sentenza 4129 depositata oggi ha annullato con rinvio la condanna nei confronti di un cittadino che aveva dato del buffone e del ridicolo al sindaco del proprio paese, contestando la sua attività politica e il suo comportamento pubblico.
L'allora primo cittadino di Scandriglia, in provincia di Rieti, aveva convocato un'assemblea pubblica per spiegare agli abitanti una scelta amministrativa. In molti lo avevano additato come buffone e ridicolo e in particolare la Procura aveva incriminato uno di questi per ingiuria. Il giudice di pace lo aveva assolto perchè aveva ritenuto sussistente la scriminante della critica politica.

Il Tribunale di Rieti, invece, lo aveva condannato a 200 euro di multa e al risarcimento dei danni: 2.500 euro. Le cose sono cambiate nuovamente in Cassazione: la quinta sezione penale ha annullato con rinvio la decisione del Tribunale ritenendo che questo dovrà accertare se l'offesa era diretta alla persona o al comportamento del sindaco "come uomo pubblico". In quest'ultimo caso, non sussisterebbe il reato.

In particolare, spiega il collegio in relazione alla decisione di merito, "il Tribunale fa di tanto grazia apodittica omettendo di valutare compiutamente, quanto è necessario per poter ritenere con assoluta certezza che l'imputato, nel contesto, abbia inteso riferirsi alla persona in se e non al suo comportamento come uomo pubblico".
Non solo. "Va a questo punto ancora rilevato che le stesse espressioni qui incriminate sono state adottate nei confronti di persona avente bensì più alto incarico politico, ma non in una accesa discussione politica, con mero riferimento al comportamento pubblico della persona". E ancora. "Il problema da risolvere è dunque di diritto, nel senso che il limite di continenza può ritenersi per se superato, solo se il contesto si dimostra adottato dall'autore del fatto come pretesto per l'offesa della persona, e di fatto dimostrando quel contesto, attraverso analisi compiuta, tale da consentire di ritenere superato tale limite, e giustificare in appello la riforma della sentenza assolutoria".

Per far comprendere ai Veneti che mettersi in ginocchio a pregare il dio padrone non è solo ridicolo, ma diventa un atto cattivo e perverso quando tale azione si sostituisce alla rivendicazione dei propri diritti di critica e di indignazione anche se, giustamente, la Corte di Cassazione si è posta il problema di controllarne e regolarne i confini.
Quando i Veneti impareranno che non è il più furbo che deve imporsi sul vicino, ma solo pretendendo il rispetto delle regole di uguaglianza fra tutti i cittadini si può costruire una società virtuosa capace di guardare al proprio futuro, allora, forse, i Veneti smetteranno di togliersi il cappello davanti a chi si spaccia per il dio padrone di turno e inizieranno a rimboccarsi le maniche come dei cittadini!

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it