La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 7 gennaio 2008

Qualità e quantità nella società del Veneto!

Quando vogliamo capire la mentalità sociale del Veneto dobbiamo analizzare i comportamenti delle persone. Dalla quantità emerge la qualità; e dalla qualità emersa è possibile analizzare l’insieme quantitativo che l’ha prodotta.
Quando un fenomeno come Gentilini, Zaia, Bitonci, Tosi, emerge nel Veneto non emerge come individuo, ma è il prodotto di un insieme che lo promuove. Chi potrebbe votare un Gentilini se non coloro che vedono il monco con la sua stessa angolazione? E chi potrebbe votare un Zaia, o un Bitonci, se non gente che fa il saluto nazista (come nella foto riportata dal quotidiano Il Gazzettino in quinta pagina) se non coloro che sono cresciuti nelle parrocchie e negli oratori e che si identificano con Gesù, il superuomo, davanti al quale chiunque deve mettersi in ginocchio? Tutti, compresa la squadra di calcio avversaria.
Come è normale nel Veneto invocare le SS nelle relazioni con chi non si mete in ginocchio davanti ai Gentili, ai Tosi o ai Bitonci, così è normale evocare il genocidio nei confronti di avversari, compresi quelli delle squadre di calcio.


Riporto da Il Gazzettino del 07.01.2008


“«Michele Fusaro segna per noi». È lo slogan raggelante, che fa riferimento al presunto rapitore e assassino di Iole Tassitani, che un centinaio di ultras del Treviso calcio hanno scandito ieri contestando la loro squadra, sconfitta 5-2 dal Portosummaga in amichevole a Fossalta di Portogruaro.”


Sempre il giornale Il Gazzettino del 07.01.2008 fa un breve cronaca di provocazioni naziste e razziste messe in atto da tifosi della squadra di calcio del Treviso. Anche se la squadra di calcio tenta di reagire, appare del tutto evidente come, di fatto, quest’ideologia è il fondamento delle persone uscita dagli oratori e dalle parrocchie ce non avendo nessuna prospettiva sociale, fanno del cattolicesimo integralista la loro ragione di vita.



TREVISO - (G.D.A) Oltre dieci anni di notorietà, spesa a beneficio della cronaca, il più delle volte nera, condita di risse e intolleranza. Sassaiole e risse a parte, l'intolleranza e i cori "ad effetto" che hanno lasciato il segno sulle pagine extrasportive, è ormai datata
È l'agosto del 1998, si gioca in amichevole Treviso-Vicenza: finita la gara, ultras locali e ospiti, tutti "teste rasate", iniziano una vera e propria "caccia al marocchino", culminata in due aggressioni e cinque arresti, tre sono trevigiani.
Nel settembre 2000 le prime iniziative volte alla "tolleranza zero" nei confronti dei tifosi razzisti. Perché il 13 agosto, nella gara di Coppa Italia giocata a Brescia, gli ultras del Treviso avevano preso di mira il biancoceleste Pelado. Il fenomeno si ripete una decina di giorni più tardi, al Tenni, sempre con Pelado, come pure l'allora cagliaritano Suazo nel mirino. Non passa un mese: in laguna c'è un Venezia-Treviso: gli stessi ultras si fanno notare per ripetuti "buh" all'indirizzo di Conteh, giocatore di pelle nera.
Dopo una parentesi costellata di arresti e incidenti, l'apice , in fatto di razzismo, viene toccato il 27 maggio successivo a Terni, col Treviso già retrocesso in C: è il 68' della ripresa quando l'allenatore dei biancocelesti, Sandreani, getta nella mischia il 18enne nigeriano Kareem Omolade: gli ultras trevigiani arrotolano gli striscioni e abbandonano lo stadio. Ma i giocatori del Treviso, la settimana dopo, rispondono affrontando il Genoa con le facce dipinte di nero, gesto che gli varrà il premio Victoria. Non sarebbe bastato. Il 10 giugno a Piacenza ancora Omolade è l'oggetto di scritte sui muri di una cooperativa di Guastalla, in occasione di una trasferta a Piacenza: il graffito mostra un impiccato e, a margine, il nome del diciottenne. Ma gli autori vengono identificati: tre giovani naziskin trevigiani.
E venne il 27 gennaio 2002, "giorno della memoria": una decina di trevigiani decidono di lasciare lo stadio di Lumezzane allorchè Viscidi, mister biancoceleste, decide di mettere in campo un giovanissimo Reginaldo. Pure lui di pelle scura.
Un anno dopo, sempre in gennaio, botte al musulmano Adel Smith nel bel mezzo di una trasmissione su Telenuovo: fra gli aggressori di Forza Nuova arrestati, anche ultras del Treviso, e alla prima partita, la curva espone uno striscione: "Verona 10-1-03: le vostre sbarre non fermano i nostri ideali".
Nell'agosto successivo, il ritiro estivo del Treviso in Pusteria è occasione di nuovi cori razzisti all'indirizzo di Reginaldo, che costerà il divieto di accesso agli stadi per nove ultras. E nel corso di un Treviso-Livorno, giocato pochi giorni dopo la strage di Nassirya, se i tifosi labronici si fanno notare per fischi ai carabinieri, quelli trevigiani rispondono col saluto romano e l'esposizione di una croce celtica.
E se per un momento la curva pareva diventare l'emblema di un tifo esemplare (per aver individuato il lanciatore di un petardo che colpì il portiere - del Treviso! - Gillet), ecco la smentita: «Non abbiamo consegnato noi il tifoso alla polizia». Nessun favore agli sbirri. Lo avrebbero testimoniato il 3 febbraio 2007, dopo la morte dell'ispettore Filippo Raciti: «Uno di meno, siete uno di meno...».

Se possiamo comprendere come il Veneto manifesti il cattolicesimo integralista in tutte le sue espressioni, va da sé che sono proprio le relazioni mafiose che fanno capo ai vescovi cattolici del Veneto il punto di forza e di legittimazione di espressioni razziste e naziste.
Perché se è vero che alcuni preti cattolici condannano tali espressioni, è altrettanto vero che non le condannano in quanto espressioni di ideologia nazista, ma le condannano la direzione in cui tale ideologia nazista è manifestata. Infatti, i preti cattolici non condannano l’ideologia nazista espressa dal Gesù di Nazareth, né l’ignoranza nelle relazioni interpersonali che la morale cattolica impone alle persone, condannano l’ideologia nazista soltanto nella sua espressione apparente. La condannano perché esaltano Hitler, anziché Gesù, le SS anziché gli apostoli.
La cosa più ridicola è che gli oppositori sociali o politici condannano queste manifestazioni opponendo alle esaltazioni naziste del Bitonci, Zaia o Gentilini, altre espressioni naziste di chi dovrebbe accettare di essere bruciato nei forni crematori!
Perché se non accettano di farsi bruciare nei forni crematori, significa che sono violenti e allora, dice il Partito Democratico, Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, il partito dei Verdi, qui nel Veneto, è giusto che le Istituzioni siano tolleranti con chi inneggia al razzismo e al nazismo. E, infatti, se notate, da questi partiti non è mai emersa una sola reazione sociale e indignata nei confronti dei comportamenti nazisti e razzisti. Al massimo si possono indignare se muore Raciti, non se il Rumeno viene triturato sul posto di lavoro. La triturazione del rumeno sul posto di lavoro viene fatta passare sotto silenzio: in barba alle norme di lavoro non poteva essere da solo in turno. Ma chi se ne frega? Se per una partita di calcio si invoca “«Michele Fusaro segna per noi», chi se ne frega!

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo