La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 29 febbraio 2008

Il superuomo nazista e il disagio del Veneto

Ci sono, spesso, episodi che dimostrano come la società del Veneto stia degenerando. La degenerazione coinvolge le persone. La loro capacità di agire nella loro esistenza, ma più ancora, nella coscienza con la quale concepiscono il loro esistere.
Il malandrinaggio fortemente voluto dalla chiesa cattolica e da magistrati compiacenti si sta impossessando delle persone al punto tale che i comportamenti illegali diventano la prassi quotidiana.
Quando le persone rivendicano dei diritti e a queste rivendicazioni si risponde con sufficienza e con disprezzo, le tensioni sociali e le tensioni emotive non spariscono, ma cercano un’altro modo per dispiegarsi. Quando ogni veicolazione sociale prospettata dalle leggi e dalle norme viene chiusa da chi usa leggi e norme per i propri interessi mafiosi alle persone non resta che l’illegalità. Comportamenti illegali che mettono in sofferenza sia la società nel suo insieme (vedi l’articolo sui commercianti di automobili) che comportamenti autolesionisti che finiscono per danneggiare la società stessa come questi utilizzatori di cocaina.
Cosa resta del futuro sociale?
Gli arrestati, in entrambe le situazioni, sono poco più di cinquanta persone più altre 300 denunciate.
Quando in due operazioni vengono coinvolte una tale massa di persone significa che l’intero tessuto sociale è in forte sofferenza e che le responsabilità, per questa sofferenza, non vanno imputate esclusivamente a chi quei reati li ha commessi, ma all’insieme sociale che ha spinto le persone ad adattare sé stesse commettendo quei reati.
Quando un numero così grande di persone è spinto a comportamenti illegali significa che la società è malata. Malati sono i genitori e le strutture sociali che, anziché prendersi la responsabilità di costruire il futuro, hanno preferito delegarlo alle orde criminali cattoliche il cui scopo è la disarticolazione delle Istituzioni sociali mediante l’impoverimento della capacità culturale delle persone e, dall’altro lato, un gran numero di persone ha espresso l’educazione cattolica pensando di essere onnipotenti e di poter derubare l’intera società civile.
Persone piene di cocaina e persone che truffano e derubano la società civile.
Posto i due articoli prelevandoli in giro per l’web:

----inizio articoli prelevati---

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/rovigo/2008/02/28/68082-serate_dello_sballo.shtml


L'INDAGINE
Serate dello 'sballo' in un barArrestate 21 persone per spaccio
I carabinieri hanno scoperto un giro di cocaina all'interno di un locale polesano. Filmati con microspie e telecamere nascoste oltre 1.200 episodi di spaccio. Raffica di arresti


Rovigo, 28 febbraio 2008 - Un locale notturno trasformato in un vero e proprio centro di spaccio di cocaina. È quanto hanno scoperto gli agenti della Squadra Mobile di Rovigo, su mandato del procuratore della Repubblica Ciro Alberto Savino, grazie all'ausilio di immagini tratte da telecamere e microspie nascoste all'interno della discoteca 'Tira Tardi'.
L'operazione ha portato a 21 arresti dei quali 17 in carcere, 2 ai domiciliari e 2 con obbligo di firma e dimora nel Comune d'origine, convalidati dal Gip del Tribunale di Rovigo Alessandra Testoni. Tra gli arrestati anche il titolare del locale, Gaetano Baschirotto, accusato, oltre che del reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, di aver adibito il 'Tira Tardi' a centrale di spaccio grazie anche all'aiuto di alcuni collaboratori.
Tutto lo spaccio avveniva tra lamezzanotte e le 6 all'interno di un bagno di un bar, il ''Tira tardi'' di Rovigo. Milleduecento gli episodi filmati in pochi mesi dalla polizia che aveva piazzato una video-camera proprio nel bagno dove venditori e consumatori si davano appuntamento: il primo distribuiva in linea un numero di ''righe'' di cocaina sul davanzale quanti erano i clienti che pagavano per lo sniffo dai 20 ai 25 euro a testa. Oltre 300 i consumatori accertati, tra i 18 e i 50 anni, di tutte le classi sociali, dallo studente fino all'imprenditore e 30 invece gli spacciatori, tra cui una guardia penitenziaria in servizio a Verona. A spacciare la droga anche il titolare del bar, che è stato posto sotto sequestro dopo che la polizia aveva contato 1.200 episodi di spaccio, un numero sufficiente perché il pm rodigino Savino potesse chiedere e ottenere dal gip Testoni i 21 provvedimenti restrittivi (17 in carcere, due arresti domiciliari e altrettanti obblighi di firma), che hanno riguardato 19 italiani, un rumeno e un serbo croato.
Gli arresti, oltre che a Rovigo e Verona, sono scattati anche a Ferrara e a Reggio Calabria. La cocaina, secondo quanto èemerso dalle indagini, veniva portata in Italia dall'Olanda, ma su questo filone le indagini della squadra mobile di Rovigo e dello Sco sono ancora in corso.

Inoltre altre due persone sono state arrestate per porto e detenzione d'arma da guerra (una pistola). Particolare il modus operandi della vendita: per ridurre i rischi di essere scoperti, infatti, gli spacciatori vendevano la cocaina agli acquirenti già pronta per essere consumata all'interno del locale, spesso in bagno. Gli agenti hanno filmato oltre 1.200 episodi di spaccio e identificato circa 300 assuntori.
Gli indagati in totale sono circa trenta e diverse perquisizioni sono state effettuate questa mattina dagli uomini della Mobile di Rovigo, coordinati dal Servizio Centro Operativo, in collaborazione con personale di Belluno, Trento, Treviso, Venezia, Padova, Vicenza e Ferrara, e del reparto Prevenzione Crimine di Padova, con l'ausilio di diverse unità cinofile, per un totale di circa 150 agenti impegnati nell'operazione.



http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=79081


Treviso 29 febbraio 2008

Maxievasione nel giro degli autosaloni: 31 denunciati in 3 regioni


Scoperto dalla Gdf di Treviso un giro di fatture false per 20 milioni di euro ed evasione dell'Iva e imposte dirette per oltre 20 milioni di euro, nell'ambito di una inchiesta della procura trevigiana nel settore commercio autoveicoli di lusso provenienti dalla Germania e destinati ad autosaloni del nord Italia. Denunciate 31 persone e coinvolte 3 societa', oltre a 26 autosaloni tra Veneto, Lombardia e Trentino Alto Adige. I militari delle Fiamme gialle hanno accertato che gli indagati, attraverso un ingegnoso sistema di interposizione di societa' fantasma, senza una reale sede e operanti in completa evasione fiscale, hanno importato sul mercato del Nord Italia, in un solo anno, circa mille autovetture di lusso provenienti dalla Germania, con un risparmio del 10% rispetto al valore di mercato. Per non attirare l'attenzione del fisco, le societa' fantasma figuravano operare nel settore agricolo e nei locali pubblici (bar) e affidate a pregiudicati o nullatenenti. I finanzieri sono riusciti, tra l'altro, ad individuare la "mente" che ha organizzato la frode fiscale, un cinquantenne trevigiano che utilizzava la propria auto come una sorta di "studio commercialistico e di consulenza". L'uomo girava con una valigetta con 9 cellulari tutti accesi e funzionati, con numeri intestati a persone residenti in varie zone d'Italia, codificati e utilizzati per tenere i contatti con fornitori esteri e gli autosaloni italiani. L'operazione si snoda attraverso le province di Treviso, Verona, Venezia, Padova, Vicenza, Belluno, Bolzano, Trento e Mantova.

---- Fine articoli prelevati---

Io so che chi sta leggendo si identifica in queste persone. Si identifica in chi sballa o in chi truffa per fare soldi. Esiste un ideale sociale del bandito che la chiesa cattolica ha contribuito a diffondere nella società. Esistono persone che leggono questi articoli e che danno dei “fessi” agli arrestati, magari immaginando che loro, nella stessa situazione sarebbero stati più furbi. Esistono persone che prendono spunto per altri comportamenti illegali unendo l’informazione giornalistica con l’educazione cattolica che hanno subito.
E’ come per le immagini di tortura. Alcuni inorridiscono identificandosi col torturato, altri si eccitano identificandosi col torturatore.
Ed è la malattia sociale che sta attraversando il Veneto: sono furbi e nessuno si identifica con la vittima.
Si identificano con Gesù perché sono stati costretti fin da bambini a mettersi in ginocchio, ma loro sono più furbi sia delle Istituzioni che devono garantire il funzionamento della società, sia dei fessi che sono stati arrestati, sia delle vittime che devono subire in silenzio. Pena il disonore!
Il Veneto è diventato una gran brutta società.
La morale Costituzionale dimenticata; le Istituzioni che vengono meno ai loro doveri!
Senza una morale che non sia quella del superuomo nazista identificato in Gesù nel quale i bambini sono costretti ad identificarsi. E poi finiscono per farsi di cocaina perché è l’unico modo che rimane loro per sentirsi superuomini.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 20 febbraio 2008

Rapina in autostrada e criminalità veneta.

E’ già un banditismo più maturo che aggredisce le società civili ed esprime la malattia della reazione soggettiva al controllo mafioso del territorio: a mafia che controlla il territorio risponde con la violenza banditesca.
Una violenza da banditi che non devasta la società perché non colpisce gli individui deboli ed indifesi che spesso vengono colpiti dalle Istituzioni in un’attività costante di omissioni di atti d’ufficio, ma colpisce il controllo bancario e il controllo economico della società.
E’ un tipo di banditismo che ha sempre attratto la sinistra perché il soggetto che veniva colpito è un soggetto socialmente forte. Un soggetto che non viene colpito dagli organi inquirenti se non in situazioni storiche particolari e che gode di grandi complicità fra magistrati e Istituzioni. Banche che praticano prestiti da usura; commercianti che, come in questi giorni, fanno lievitare ingiustificatamente i prezzi della verdura; mettono in atto azioni di terrore e di rapina nei confronti della popolazione civile. Così, quando si scopre che Venezia è la città più cara, appare evidente l’attività complice e omertosa dei magistrati che non ritengono grave un aumento ingiustificato dei prezzi delle verdure mentre i cittadini ritengono grave che i loro soldi siano sottratti con destrezza dalle loro tasche.
Siamo sempre in presenza del sovrapporrsi dell’ideologia clericale con l’ideologia Costituzionale. Un sovrapporsi in cui l’ideologia Costituzionale finisce per soccombere al disprezzo che i magistrati praticano chiudendo spesso nei meandri della burocrazia le attese dei cittadini.
Riporto dal giornale Il Gazzettino:

Giuliano: «Lo stile è quello della mala del Brenta»

Decine di perquisizioni in tutto il Nordest

m.a.) La potenza di fuoco, la tecnica operativa studiata nei minimi dettagli, la fredda determinazione, l'ostentata sicurezza tale da far apparire persino "facile" un assalto spietato che grazie a un piano praticamente perfetto è riuscito senza alcun intoppo, senza alcun imprevisto.
Un copione stranoto alle cronache, ma quelle di almeno dieci, quindici anni fa, quando in Veneto imperversa non solo la mala del Brenta ma anche i suoi numerosi piccoli grandi emuli. Non è un caso se la pista imboccata dagli uomini della squadra mobile di Alessandro Giuliano conduca nelle abitazioni di storici esponenti della banda Maniero, rimessi in libertà dopo più o meno lunghi periodi di carcerazione. Decine e decine le perquisizioni domiciliari condotte nella notte successiva dall'assalto ma anche nella giornata di ieri: tuttavia da quanto trapelato non sarebbero emersi indizi decisivi a imprimere la svolta decisiva alle indagini che proseguono a ritmo serrato.
«La pista della criminalità locale - tiene a precisare Giuliano - non è la sola che stiamo prendendo in considerazione. Ma è chiaro che il modus operandi ricalca uno cliché inconfondibile, legato a doppio filo alla mala del Brenta».
Lo stile è cioè quello della "bande dei blindati", diverse batterie di rapinatori riconducibili a un unico ceppo, che a cavallo degli anni Ottanta e Novanta hanno messo a segno decine e decine di colpi, più o meno riusciti, fra Padova, Vicenza, Venezia, Treviso e Pordenone, prediligendo gli agguati in autostrada a ridosso dei caselli per facilitare la fuga una volta razziato il bottino e che hanno lasciato sull'asfalto una lunga scia di sangue.
A smantellare definitivamente un sodalizio quanto mai solido è stata l'operazione "Fischer" condotta nel 1995 dalla squadra mobile veneziana sotto la regia del sostituto procuratore Francesco Saverio Pavone. Dopo l'episodio di lunedì sera sono molti gli interrogativi assillanti. Il primo fra tutti? Si può parlare do ritorno della mafia rivierasca?

Indubbiamente saranno mobilitate grandi forze dell’ordine per riuscire a ripristinare il controllo del territorio che una simile azione ha compromesso.
Pur tuttavia il cittadino non può far a meno di osservare la quantità di forze messe in campo quando si tratta di difendere gli interessi delle banche e il disprezzo che troppo spesso appare nelle azioni dei magistrati quando gli interessi dei cittadini sono violati.
Si sono praticamente dimenticati i morti sui posti di lavoro, come se non fossero atti di terrorismo.
Chi sono queste persone?
Resti della “mala del Brenta”?
Giostrai?
Staremo a vedere.
Una nota personale: il crimine commesso ha un carattere di “nobiltà” che spesso non si riscontra nei crimini commessi dai Veneti che sono più delitti che aggrediscono le persone deboli e fragili, quasi sempre all’interno della famiglia.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 12 febbraio 2008

Pagan Moot - In Veneto


Incontro Wicca e Pagano -
Pagan Moot Veneto 14 Febbraio 2008
salve,
giovedi‘ 10 Febbraio 2008
Montegrotto Terme ore 20,45.
al Pub Imbolc,
Via Aureliana 11 Montegrotto Terme (PD)
si terra’ l’incontro mensile dei pagani e wiccan veneti. L'incontro è aperto a tutti.
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Durante l'incontro ci sarà la proiezione, in anteprima, del film "Strega" di cui è prossima l'uscita.

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Incontro periodico mensile ogni secondo giovedì del mese.
Il primo Pagan Moot Veneto è avvenuto nel dicembre 2005.
" Durante il pellegrinaggio della vita, il politeista si reca da un tempio all'altro, pratica differenti rituali, differenti modi di vita, differenti metodi di sviluppo interiore. Resta costantemente cosciente della coesistenza di una moltitudine di vie che portano al divino… il monoteista non può vedere in modo chiaro, fianco a fianco, i diversi stadi del suo sviluppo passato e futuro, illustrati da diversi simboli, diversi Dèi, diversi culti, diversi comportamenti religiosi, ogni suo tentativo per superare i limiti dei dogmi e delle leggi del sistema in cui si trova immerso tende a fargli perdere l'equilibrio. ", uso le parole Alain Danielou per cercare di far capire lo spirito che anima molti dei partecipanti al moot.

Cos'è un moot?

"Un Moot è semplicemente un incontro tenuto in un locale pubblico (solitamente un pub o simile) ad intervalli fissi in cui le persone si possono incontrare per conoscersi, discutere, consigliarsi e quant' altro. Il fatto che l' incontro si tenga sempre con la stessa periodicità facilita l' organizzazione per tutti, visto che non si deve cercare di contattare tutti ogni volta per mettersi d' accordo, e che le persone hanno la possibilità di organizzare i propri impegni per tempo sapendo quando c'è il Moot. Inoltre tutte le persone nuove nella comunità possono andare ad un Moot".


Questi incontri diventano sempre più importanti, perchè rappresentano la possibilità di contrastare la follia del monoteismo in tutte le sue varianti.
Proprio in questi giorni un "anonimo" esorcista ha dato la dimostrazione di come ogni religione derivante dal monoteismo sia pericolosa, infatti ha dichirato:
"Ma possono essere in balia del maligno anche governi («quando fanno scelte scellerate») o chi professa altre religioni («in quelle pagane il diavolo è insito»).", il diavolo è divinità solo per i cristiani. il diavolo appartiene solo alla follia delle religioni rivelate. Quello che un simile ragionamento lascia traparire è la volontà di "demonizzare" tutte le religioni diverse dal monoteismo, e la speranza di tramutare l'Italia in una teocrazia, per poter disporre di leggi che consentano agli inquisitori cattolici di riaccendere i roghi.
francesco scanagatta
cell 349 7554994.

#end

lunedì 4 febbraio 2008

Ideologia cattolica e devastazione della società Veneta.

La gravità della situazione sociale nel Veneto continua a preoccupare. Purtroppo, dal momento che le persone sono costrette a pensare con le categorie della parrocchia cristiana, anziché con le categorie della Costituzione, non ci si avvede che quanto sta succedendo oggi arriva ad inquinare domani mettendo la Regione Veneto in una grave crisi sociale. Una crisi in cui i principi morali della Costituzione sono stuprati a favore dei principi morali del terrorismo cattolico che, agendo nel presente, distrugge il futuro della regione.
I fatti che emergono sono il prodotto dell’imposizione dottrinale cattolica che facendo ammalare le persone da delirio da onnipotenza le rendono incapaci di veicolare i propri bisogni all’interno delle regole sociali. Così, specie i ragazzi, come in questo caso, diventano incapaci di sfruttare le opportunità offerte dalla società civile finendo per aderire a modelli cattolici in cui Gesù si può permettere di rubare e rapinare in quanto egli è “libero dalla legge”, non deve rispondere a nessuna regola e a nessuna condizione: lui è il padrone del sabato!
Così questi ragazzi sono i padroni della piazza!
Cattolicesimo ed eroina vanno a braccetto in quanto entrambe le droghe agiscono, bloccandola, la medesima area cerebrale.
La notizia è di oggi, 04 febbraio 2008 e la prelevo dal sito:


http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_8734376.html


2008-02-04 11:58
BABY GANG A VERONA, RAPINE PER COMPRARE EROINA

Con parte del denaro rapinato o ottenuto vendendo gli oggetti rubati ai loro coetanei i componenti della baby-gang avrebbero acquistato eroina che poi fumavano. E' quanto emerso dalle indagini dei carabinieri che hanno arrestato, su disposizione della magistratura minorile, cinque giovani tra i 16 e i 18 anni per rapine a loro coetanei. L'inchiesta non è conclusa: ci sarebbero ancora 6-7 giovani da individuare, che secondo l'accusa facevano parte del 'branco' che terrorizzava i ragazzi che si trovavano nel centro di Verona. Il modus operandi - hanno accertato gli investigatori - era sempre lo stesso: i ragazzi indagati frequentavano i luoghi di aggregazione dei giovani e dopo aver individuato la potenziale vittima la seguivano e con una scusa la avvicinavano, circondandola. A questo punto, saltava fuori anche un coltello a serramanico, per convincere il malcapitato a cedere cellulare, Mp3, denaro o quant'altro e c'é chi ha dovuto lasciare nelle mani della baby gang anche il giubbotto firmato. Una volta a casa i ragazzi, raccontavano di essere stati rapinati, ma spesso non venivano creduti dai genitori, convinti che fosse una scusa inventata dal figlio per non ammettere di aver perso l'oggetto in questione. Ci hanno creduto invece i carabinieri delle stazioni di San Michele Extra, Valpolicella e Verona: troppe le denunce e quasi tutte uguali. Così gli uomini dell'Arma hanno monitorato la situazione, scoprendo una realtà finora sconosciuta. Tutti gli indagati sono studenti, alcuni veronesi e altri nordafricani nati in Italia: figli di famiglie per bene, che non hanno mai avuto problemi con la giustizia se non ora a causa dei loro figli.


Provate a meditare su che futuro si prepara non solo per questi ragazzi, ma per queste famiglie considerate “famiglie per bene”. Provate a pensare questi ragazzi in un carcere minorile, in una comunità di recupero in cui un don Gelmini allunga le mani. Provate a pensare la stupidità di questi ragazzi incapaci di affrontare la vita in maniera coerente e comunque portatori di bisogni superiori alle loro possibilità.
Se non riuscite ad immaginare il futuro, questo futuro, non siete nemmeno in grado di pensare a scelte in QUESTO PRESENTE!
Certo, questi sono “i ragazzi bene”, ma un ben peggiore futuro stanno preparando per la regione Veneto gente come Scola o Mattiazzo e i vescovi del Veneto che con i sindaci del Veneto e i magistrati collusi, stanno diffondendo odio e razzismo nei confronti dei ragazzi extracomunitari.

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 1 febbraio 2008

L'attività di terrorismo nella devastazione della società Veneta.

Si ringraziano i magistrati del Veneto per aver costretto i bambini in ginocchio a pregare facendoli ammalare da delirio di onnipotenza. I magistrati avevano altro da fare che non agire in funzione della società civile.
Questo si aggiunge a tutte le situazioni di disagio sociale che Magistrati, indaffarati in altro, e politici, indaffarati nei loro sporchi giochi di potere e di odio sociale, sono i reali artefici.
Un Veneto devastato psicologicamente con una chiesa cattolica che ha imposto ai bambini fobie sessuali in una condizione psichica da delirio da delirio da onnipotenza.
E’ come per Hitler.
I magistrati non lo fermarono in birreria e lui fu una delle cause fondamentali per 40.000.000 di morti; non si impedisce ai preti cattolici di costringere bambini in ginocchio a pregare un dio assassino e si pongono le basi per formare e legittimare psicologicamente i delitti sociali!
Lo so che non si può chiedere ai magistrati la pratica della preveggenza e nemmeno quella del rispetto per la società civile, ma sicuramente si DEVE chiedere quanto prevede la Costituzione: perseguire TUTTI i reati partendo da quelli che offendono le persone più deboli e non partendo da quelli che a loro convengono!

Riporto dal giornale il Gazzettino del 01.02.2008:

Adescata da un automobilista con 200 euro, un amichetto ha lanciato l’allarme. Fermato dai carabinieri un operaio residente nel Bellunese

Tredicenne sequestrata e violentata

La ragazzina è riuscita a scappare, seminuda e ferita, dopo essere stata portata in una zona isolata vicino a Marostica


Vicenza
Tredici anni, violentata sotto la minaccia di un coltello. È la drammatica storia di un'adolescente, di origine ungherese, residente da tempo con la famiglia a Sandrigo. In carcere, con l'accusa di violenza sessuale, Antonio Bombieri, 44 anni, operaio, da mesi in cassa integrazione, originario di Bassano, ma con casa nel Bellunese, ad Arsiè. Quando i carabinieri, l'altra notte, lo hanno rintracciato, ha respinto ogni accusa.
Accade mercoledì pomeriggio, alle 16, a Sandrigo. La ragazzina, insieme a un suo coetaneo, si trova in bici, vicino al cimitero. Ecco che arriva un'auto, un'Opel Astra di colore scuro. Ne esce un uomo, si avvicina ai due. Si presenta come un assessore del Comune di Padova, domanda ai ragazzini di indicargli la strada per Breganze. I due non sanno cosa rispondere, ed è qui che scatta la trappola.
L'uomo chiede allora ai due di accompagnarlo in auto, offrendo prima 50 euro, poi 200. La ragazza accetta, sale in macchina e scompare. Il ragazzo intuisce che qualcosa non va, e, prima di andarsene, memorizza i numeri di targa dell'auto nel suo cellulare. Torna a casa e racconta tutto alla madre. La donna, capendo in quale tremenda situazione si trovi la compagna del figlio, si precipita dai carabinieri di Sandrigo, non prima di avere tentato di raggiungere telefonicamente la ragazzina. La quale risponde, ma solo per poco, prima che la linea cada: "Siamo in montagna".
Da lì a poco scattano le ricerche. Le pattuglie dei carabinieri si lanciano alla ricerca di quell'Opel descritta dal ragazzo, con tanto di numero di targa.Nel giro di un'ora gli uomini della tenenza di Thiene, al comando del capitano Sabatino Piscitello, risalgono al proprietario della macchina, che risiede però a Luino, in provincia di Varese, e che dirà di avere ceduto l'Opel all'ex convivente della sorella, che vive nel bellunese. Ancora ricerche, in una corsa disperata contro il tempo.Lei è chiusa in auto, sotto la minaccia di un coltello. Sono fermi, dirà poi ai carabinieri, in una zona isolata vicino Marostica, sopra le colline. Lui la molesta, lei cerca disperatamente di difendersi. Lui la ferisce con il coltello a un dito. Ma approfittando del buio e di un attimo di distrazione del suo aguzzino, la ragazza riesce a scappare buttandosi tra la vegetazione e raggiungendo la strada. Sono le 18.
Ed è qui, a Pradipaldo, che un automobilista la vede, si ferma, la soccorre. È seminuda, ferita, insanguinata, sotto shock. La porta in ospedale a Bassano. Lei dirà: «Siamo scesi dalla macchina e mi ha costretto a fare tutto quello che voleva. Sono riuscita a scappare grazie al buio. Sono finita tra i rovi. Lui, non vedendomi, è risalito in auto e se ne è andato. Ho raggiunto la strada».
Lui è Antonio Bombieri, 44 anni. I carabinieri lo trovano alle 23,30 nella sua abitazione di Arsiè. Trovano l'Opel con il motore ancora caldo. Trovano il coltello. Lo portano in caserma. Lui nega ogni cosa, affermando di essere sempre restato in casa. Ma dopo sei ore di interrogatorio il pm di Bassano lo sottopone a fermo con l'accusa di violenza sessuale.Alla ragazza i carabinieri mostrano anche la fotografia di Bombieri, che lei riconosce immediatamente.Ora si trova in ospedale, le sono vicini i suoi genitori.
Valerio Bassotto

E’ il Veneto in sofferenza morale e sociale. Una sofferenza che conviene a chi attenta alla morale Costituzionale e a chi testa di disarticolare la società civile in funzione della ricostruzione della monarchia assoluta di stampo clerico-fascista!
La faccenda, per me, è particolarmente triste in quanto mi ricorda episodi degli anni ’70. Episodi che allora videro scendere in piazza Lotta Femminista del Veneto ponendo le basi per la trasformazione del delitto di violenza sessuale da delitto contro la morale, come voluto ed imposto dalla chiesa cattolica e dal suo dio padrone, a delitto contro la persona come voluto ed imposto dalla Costituzione.
Ma oggi, l’aggressione contro il diritto delle persone di gestire il loro corpo, si fa sempre più violenta grazie al venir meno di quell’attenzione da parte delle Istituzioni nei confronti della società civile che E’ UNA VOLONTA’ DI AGGRESSIONE DELLA SOCIETA’ CIVILE, più che un’indifferenza (come se l’indifferenza avesse delle scusanti).
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
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"unabomber" e i problemi sociali del Veneto provocati dalla Magistratura.

Proviamo a considerare la quantità di energie profferte dalla magistratura Veneta per le indagini relative al così detto “unabomber” e, nel contempo, la quantità di omissioni di indagini e di azioni che sono state fatte giustificate col grande lavoro e il grande dispiegamento di energie e risorse che le indagini nei confronti di “unabomber” hanno assorbito.
Alla fine di tutti questi anni di lavoro è rimasto un solo indagato di cui ci sia la certezza di reati commessi: l’ex poliziotto che faceva il superperito! Ha manipolato le prove? Sarà condannato? E’ possibile pensare alla buona fede nella manipolazione di prove?
E’ un vizio che la magistratura Veneziana ha sempre avuto. C’è la storia di un altro perito, esperto di armi, qualche tempo fa, che ne ha combinate di cotte e di crude finché ne ha fatta qualcuna di troppo.
Magistrati che si sentono tanti RAMBO e poco cittadini che dovrebbero avere un ruolo discreto nella società civile.
Preferiscono essere in combutta col “potente” di turno (il caso Nordio e Previti è un caso emblematico) e disprezzare le persone in un delirio di onnipotenza che si sostanzia con un’omissione costante e sistematica di atti d’ufficio che, portando giustizia nei singoli casi che si presentano, porterebbero ad un maggior equilibrio nella società civile e migliori condizioni di vita. Ma dare giustizia alle persone, specialmente quando gli imputati sono individui che secondo la loro fantasia sono “soggetti istituzionali” non solo non porta loro nessun beneficio, ma romperebbe quell’alleanza di propaganda criminale che saldando il cattolico integralista Ennio Fortuna al Gazzettino consente ai giornalisti del Gazzettino di calunniare le persone, far propaganda di ideologia nazista e anticostituzionale, con una garanzia di impunità assoluta!
I magistrati di Venezia hanno riempito pagine e pagine di propaganda della loro “attività investigativa” sul giornale Il Gazzettino al fine di nascondere l’omissione di atti d’ufficio relativi alla costruzione di disagio sociale, odio sociale, che anche quando chiedevano giustizia trovavano nei magistrati di Venezia quel muro di gomma del disprezzo che riversavano sulla società civile.

E questo è il risultato del loro sentirsi tanti piccoli dio padrone onnipotente che minacciano le persone e le critiche esponendo il crocefisso e il principio dottrinale che rappresenta: “O fai quello che voglio io o io ti ammazzo!”

Con questa mentalità, questi magistrati non possono far altro che produrre questi risultati. Indubbiamente il personaggio “unabomber” va perseguito per quello che fa, ma quando le forze messe in atto sono a discapito della società civile e del suo bisogno di giustizia siamo davanti ad una deformazione del ruolo della magistratura che da garante della giustizia diventa un’organizzazione con finalità di eversione dell’ordine Costituzionale.

Proviamo a delineare un quadro generale iniziando con un articolo de Il Gazzettino del 31.01.2008 per continuare con altri due articoli e leggere che cosa la magistratura Veneziana, per i suoi interessi personali, ha tralasciato:


Sciolto il pool che doveva catturare Unabomber

Venezia Terremoto investigativo dopo 5 anni di indagini infruttose. Anche il pm Montrone potrebbe lasciare l’inchiesta


Terremoto investigativo sul fronte dell'inchiesta infinita che non è riuscita, finora, ad identificare e acciuffare l'imprendibile Unabomber. Chiude il "pool" interforze che da cinque anni si stava dedicando a tempo pieno alla grande caccia. I magistrati di Trieste continueranno le indagini sugli attentati e dovranno definire la posizione di Elvo Zornitta. Ma tra di loro non vi sarebbe concordanza di vedute, al punto che il pubblico ministero Pietro Montrone avrebbe chiesto al procuratore Nicola Maria Pace di lasciare l'inchiesta. E comunque la famosa prova del lamierino non sarà più un elemento d'accusa a carico dell'ingegnere di Pordenone, l'unico sospettato per le bombe che hanno seminato il terrore tra Veneto e Friuli. Il patrimonio conoscitivo raccolto dagli investigatori, assieme ai corpi di reato, verrà concentrato a Trieste dove viene radicata la competenza per l'inchiesta sui misfatti di Unabomber. A Venezia rimane il fascicolo riguardante il supposto depistaggio, ovvero la costruzione fraudolenta della prova contro Zornitta, che vede indagato il dottor Ezio Zernar del Laboratorio di Indagini Criminalistiche di Mestre.
Summit a sorpresa di magistrati ieri a Venezia. Il procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti e il sostituto Emma Rizzato si sono incontrati con i loro colleghi provenienti da Trieste, il procuratore Pace e il sostituto Montrone. Non c'erano avvisaglie dell'incontro, anche se era evidente che dopo la conclusione dell'incidente probatorio di alcune settimane fa sul famoso lamierino risultato manipolato prima o poi gli inquirenti avrebbero dovuto prendere delle decisioni.
TRIESTE INDAGA SU UNABOMBER.La prima decisione presa ieri riguarda la prosecuzione delle indagini su Unabomber che restano radicate a Trieste. La procedura era in qualche modo già acquisita e proprio nel capoluogo giuliano è indagato Elvo Zornitta. Ma finora la contestazione dell'aggravante del terrorismo aveva determinato una duplice competenza da parte delle Procure dei capoluoghi di Distretto in cui si sono verificati gli attentati. E siccome Unabomber ha colpito in provincia di Venezia, Pordenone, Udine e Treviso, ecco che le Procure di Venezia e Trieste collaboravano finora nell'inchiesta, che aveva il "pool" (con sede a Mestre) quale braccio operativo.
IL DESTINO DI ZORNITTA.Ieri i magistrati hanno discusso del destino processuale di Zornitta. Hanno manifestato concordanza sul fatto che la prova del lamierino, che si è rivelata fasulla stando agli esami degli esperti, non potrà essere usata contro di lui. Non è più una prova a carico, perchè si è rivelata infondata, come sostengono da oltre un anno gli avvocati Maurizio Paniz e Paolo Dell'Agnolo che assistono l'ingegnere. Tocca però a Trieste decidere la sorte di Zornitta. E su questo punto i magistrati veneziani avrebbero dichiarato di non voler interferire.
IL PM VUOLE LASCIARE.A Trieste il Pm Montrone avrebbe espresso la volontà di lasciare l'inchiesta. Questo lascia intravvedere una diversità di valutazione delle prove con il procuratore Pace che dopo l'incidente probatorio di Venezia sul lamierino ha affermato che nei confronti di Zornitta esistono altri elementi a carico. Caduta la prova del lamierino, secondo Pace sarebbe venuto meno solo un "birillo" di tutto il castello di sospetti. Montrone sarebbe però di diverso parere e orientato verso una richiesta di archiviazione della posizione di Zornitta. È per questo che il procuratore Pace starebbe valutando di assegnare l'inchiesta a un altro pubblico ministero.
"POOL" ADDIO.Nell'incontro di ieri si è deciso lo scioglimento del "pool" anti-Unabomber. È vero che da qualche tempo erano in atto rientri ai reparti di appartenenza di poliziotti e carabinieri. Ma una decisione così drastica non era prevista. Anche perchè Unabomber non è stato ancora acciuffato. Ma su di lui si è indagato per anni raccogliendo montagne di elementi e soprattutto mettendo a punto protocolli di analisi degli eventi che scattano nel momento in cui si sospetta che Unabomber sia in azione. È per questo che ieri i magistrati hanno concordato di mantenere collegamenti tra gli uffici, con scambio di informazioni, nel caso in cui si verifichino nuovi attentati attribuibili al misterioso personaggio che finora è riuscito a farla franca.
Giuseppe Pietrobelli

Gli effetti prodotti nella società civile dai comportamenti omissivi dei magistrati di Venezia hanno l’effetto di fissare nella società civile quella patologia da onnipotenza che se da un lato rende il magistrato immune da condanne per la sua attività di omissione di atti d’ufficio, dall’altro lato l’omissione è voluta, cercata e pensata dai magistrati al fine di costruire un sostrato criminale nella società civile. Se viene costruito un sostrato criminale che partendo dal comportamento bullista arriva a costruire degli adulti instabili e incapaci di veicolare in maniera sociale e utile le loro tensioni, nessuno potrà chiedere ai magistrati un impegno maggiore e diverso dalla persecuzione di poveracci e disadattati CHE ESSI STESSI HANNO COSTRUITO!
Perché il magistrato che oggi omette gli atti d’ufficio e che costruisce la condizione di conflitto sociale, dopo, va in pensione e il conflitto sociale che ha costruito attraverso le sue attività omissive, le lascia in eredità ai magistrati che subentrano i quali dicono che “non è colpa loro se si è creata quella situazione” e sono pronti a rimarcare come “la responsabilità penale è individuale”. E questo sarebbe vero se l’uomo FOSSE CREATO AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI UN DIO CRETINO E DEFICIENTE davanti al quale i magistrati costringono i bambini in ginocchio; ma l’uomo non è creato ad immagine e somiglianza di un dio cretino e deficiente, ma è il prodotto dell’adattamento soggettivo alle variabili oggettive (in questo caso sociali) che incontra crescendo! Pertanto, il magistrato che subentra nella carica oggi, è responsabile di tutti i delitti commessi da tutti i magistrati che lo hanno preceduto in quanto QUEI DELITTI non sono stati commessi dalla persona in sé che, guarda caso, faceva di professione il magistrato, ma sono stati commessi dal magistrato in quanto ufficio e sono stati commessi sotto il DIRETTO CONTROLLO DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA di cui il Presidente della Repubblica è il responsabile.
Questo concetto è ben chiaro nella Costituzione della Repubblica ed è messo in luce dall’articolo 28, ma difficilmente chi terrorizza le persone esponendo il crocifisso avrà chiaro il significato di questo articolo.
E così, grazie ai magistrati, si mette in atto una devastazione sociale che pone le basi per devastare il presente e il prossimo futuro e l’articolo del 31.01.2008 de Il Gazzettino mostra come si sostanziano i problemi. Quando c’è bisogno della presenza dei carabinieri per accompagnare in autobus i bambini a scuola significa che c’è del marcio sociale che non è stato affrontato a monte.
La domanda è: QUANTO MARCIO IN QUESTO MOMENTO SI STA COSTRUNEDO NELLA SOCIETA’ CIVILE PER L’OMISSIONE DEI DOVERI DA PARTE DAI MAGISTRATI DI VENEZIA CON LA COLLABORAZIONE NELL’ATTIVITA’ CRIMINALE DEI GIORNALISTI DE IL GAZZETTINO?
Domani assisteremo ad omicidi e qualche sociologo si chiederà il perché fingendo di cadere dalle nuvole!

La denuncia di un genitore ha allertato le forze dell’ordine per tutelare l’incolumità dei bambini più deboli, soggetti ad angherie durante il viaggio da casa all’istituto

Bullismo a Belluno, carabinieri di scorta allo scuolabus

Belluno

NOSTRA REDAZIONE
A scuola con la scorta dei carabinieri.È accaduto ieri mattina all'uscita dalle lezioni ai bambini delle elementari di Pedavena (Belluno) che, per raggiungere le rispettive abitazioni dall'edificio di via Ugo Foscolo a bordo del pullman Dolomiti Bus, sono stati accompagnati dagli uomini dell'Arma. Una presenza quella dei militari che ha fatto sicuramente "rumore" destando anche tra i genitori qualche perplessità. Qualcuno ha ritenuto la presenza delle forze dell'ordine al seguito della corriera, eccessiva e non educativa. I carabinieri al seguito dello scuolabus sono la diretta conseguenza di un episodio che, giorni fa, ha messo in subbuglio le elementari pedavenesi. I genitori di un bambino di sette anni che frequenta la primaria dell'istituto comprensivo, in una lettera aperta inviata tra gli altri al preside Luciano Sommacal, al sindaco Franco Zaetta, alle forze dell'ordine e al presidente di Dolomiti Bus, Ivan Dalla Marta, avevano denunciato episodi di bullismo. Il loro figlio, coinvolto in un violento litigio, era stato colpito da due scolari di quinta con pugni a una gamba e a una mano. Il piccolo aveva riportato lesioni che i medici del pronto soccorso del Santa Maria del Prato, avevano ritenuto guaribili in cinque giorni. Il bambino sarebbe stato anche insultato pesantemente da uno studente delle medie. Momenti di paura per il ragazzino di seconda tanto che, come riportato da mamma e papà, si era rifiutato di salire nuovamente sullo scuolabus. Da lì la proposta dei coniugi di dotare il pullman messo a servizio della scuola, di un "controllore". Un'idea presa, a quanto sembra alla lettera dalle forze dell'ordine tanto che ieri alle 13 la corriera, con a bordo scolari e studenti, è stata seguita dalle pattuglie dei carabinieri della stazione di Feltre.
Una scorta che non è però piaciuta a tutti e che ha destato scalpore. «Si è trattato di un litigio - ha spiegato una mamma - non è accaduto nulla alla fine e poi bisogna vedere di chi sono realmente le colpe. È facile parlare di bullismo... ma chi siano in realtà i bulli in questa vicenda è tutto da chiarire. Il fatto che lo scuolabus fosse scortato dai carabinieri non mi è piaciuto e non è certo stato capito da mio figlio». Lo stesso presidente di Dolomiti Bus, Ivan Dalla Marta all'indomani dell'episodio che aveva visto protagonisti i tre scolari, aveva cercato di smorzare i toni promettendo anzichè maggiori e più ferrei controlli, l'avvio di una serie di iniziative educative studiate in stretta collaborazione sia con la dirigenza dell'istituto comprensivo che con le stesse forze dell'ordine.
Alessandro Tibolla

Per contro, altri magistrati tentano di imporre nella società quell’equilibrio che i magistrati locali omettono per curare i loro personali interessi.
Se ci sono ragazzi difficili è perché i magistrati sono venuti meno ai loro doveri d’ufficio. Se Chiatti uccide due bambini è perché i magistrati non hanno perseguito chi ha violentato Chiatti. Si sono fatti gli affari loro e hanno sputato addosso a Chiatti costringendolo a veicolare le sue pulsioni riproducendo la violenza che ha subito. Eppure, nessuno di quei magistrati è stato condannato per assassinio.
E mentre la Cassazione indica metodi e limiti dell’azione sociale di Istituti educativi, i magistrati, omettendo atti d’ufficio, aumentano il disagio sociale alimentando la conflittualità fra soggetti fragili e chi vuole possedere quegli individui costringendoli a comportamenti e a scelte contrarie alla loro volontà e contrarie al dettato Costituzionale.


CASSAZIONE
Con gli allievi un po' difficili
i professori devono essere pazienti

I 'prof', specie quelli che hanno in classe adolescenti, devono ricorrere a tutta la loro «pazienza e tolleranza, e alle specifiche conoscenze psicopedagogiche», per affrontare le ore di lezione con gli allievi «difficili» e turbolenti. L'altolà ai nostalgici della severità educativa, a favore di una prassi didattica flessibile, viene dalla Cassazione che ha giudicato prive del requisito della «giusta causa» le dimissioni di un insegnante di lettere della scuola media del 'Conservatorio S. Annunziata' di Firenze, Massimo C., contrario ai «metodi soft» che i suoi colleghi intendevano usare nei confronti di un allievo superagitato. (Sentenza 1988).

La Cassazione è una voce unica il cui fine è cercare di rendere omogenei i comportamenti partendo dalle sentenze che arrivano al suo giudizio.
Ma ciò che danneggia la società civile è quel disprezzo per la società e per la Costituzione che viene messo in atto dalla magistratura locale pronta a versare denaro mezzi e tempo per “unabomber” e non inquisisce Gentilini per la sua attività di eversione dell’ordine democratico e per le violenze che mette in atto nei confronti dei cittadini. Non inquisisce chi costruisce condizioni assassine sui posti di lavoro. Non inquisisce quegli amministratori comunali (il caso di Verona fa sperare che ci sia almeno in questo caso un cambiamento di direzione) che usano la segnaletica stradale per rapinare i cittadini.
Intanto, grazie ai magistrati di Venezia, i bambini vengono stuprati costretti in ginocchio davanti ad un crocifisso e costretti a subire imput morali da monarchia assoluta in disprezzo dei principi morali della Costituzione: anche in questo modo i magistrati di Venezia vogliono costruire i criminali di domani, così, con quei crimini nutriranno i loro figli!
Intanto, i cittadini, non riescono ad avere giustizia perché i magistrati di Venezia hanno sempre altro da fare!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it