La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 1 febbraio 2008

"unabomber" e i problemi sociali del Veneto provocati dalla Magistratura.

Proviamo a considerare la quantità di energie profferte dalla magistratura Veneta per le indagini relative al così detto “unabomber” e, nel contempo, la quantità di omissioni di indagini e di azioni che sono state fatte giustificate col grande lavoro e il grande dispiegamento di energie e risorse che le indagini nei confronti di “unabomber” hanno assorbito.
Alla fine di tutti questi anni di lavoro è rimasto un solo indagato di cui ci sia la certezza di reati commessi: l’ex poliziotto che faceva il superperito! Ha manipolato le prove? Sarà condannato? E’ possibile pensare alla buona fede nella manipolazione di prove?
E’ un vizio che la magistratura Veneziana ha sempre avuto. C’è la storia di un altro perito, esperto di armi, qualche tempo fa, che ne ha combinate di cotte e di crude finché ne ha fatta qualcuna di troppo.
Magistrati che si sentono tanti RAMBO e poco cittadini che dovrebbero avere un ruolo discreto nella società civile.
Preferiscono essere in combutta col “potente” di turno (il caso Nordio e Previti è un caso emblematico) e disprezzare le persone in un delirio di onnipotenza che si sostanzia con un’omissione costante e sistematica di atti d’ufficio che, portando giustizia nei singoli casi che si presentano, porterebbero ad un maggior equilibrio nella società civile e migliori condizioni di vita. Ma dare giustizia alle persone, specialmente quando gli imputati sono individui che secondo la loro fantasia sono “soggetti istituzionali” non solo non porta loro nessun beneficio, ma romperebbe quell’alleanza di propaganda criminale che saldando il cattolico integralista Ennio Fortuna al Gazzettino consente ai giornalisti del Gazzettino di calunniare le persone, far propaganda di ideologia nazista e anticostituzionale, con una garanzia di impunità assoluta!
I magistrati di Venezia hanno riempito pagine e pagine di propaganda della loro “attività investigativa” sul giornale Il Gazzettino al fine di nascondere l’omissione di atti d’ufficio relativi alla costruzione di disagio sociale, odio sociale, che anche quando chiedevano giustizia trovavano nei magistrati di Venezia quel muro di gomma del disprezzo che riversavano sulla società civile.

E questo è il risultato del loro sentirsi tanti piccoli dio padrone onnipotente che minacciano le persone e le critiche esponendo il crocefisso e il principio dottrinale che rappresenta: “O fai quello che voglio io o io ti ammazzo!”

Con questa mentalità, questi magistrati non possono far altro che produrre questi risultati. Indubbiamente il personaggio “unabomber” va perseguito per quello che fa, ma quando le forze messe in atto sono a discapito della società civile e del suo bisogno di giustizia siamo davanti ad una deformazione del ruolo della magistratura che da garante della giustizia diventa un’organizzazione con finalità di eversione dell’ordine Costituzionale.

Proviamo a delineare un quadro generale iniziando con un articolo de Il Gazzettino del 31.01.2008 per continuare con altri due articoli e leggere che cosa la magistratura Veneziana, per i suoi interessi personali, ha tralasciato:


Sciolto il pool che doveva catturare Unabomber

Venezia Terremoto investigativo dopo 5 anni di indagini infruttose. Anche il pm Montrone potrebbe lasciare l’inchiesta


Terremoto investigativo sul fronte dell'inchiesta infinita che non è riuscita, finora, ad identificare e acciuffare l'imprendibile Unabomber. Chiude il "pool" interforze che da cinque anni si stava dedicando a tempo pieno alla grande caccia. I magistrati di Trieste continueranno le indagini sugli attentati e dovranno definire la posizione di Elvo Zornitta. Ma tra di loro non vi sarebbe concordanza di vedute, al punto che il pubblico ministero Pietro Montrone avrebbe chiesto al procuratore Nicola Maria Pace di lasciare l'inchiesta. E comunque la famosa prova del lamierino non sarà più un elemento d'accusa a carico dell'ingegnere di Pordenone, l'unico sospettato per le bombe che hanno seminato il terrore tra Veneto e Friuli. Il patrimonio conoscitivo raccolto dagli investigatori, assieme ai corpi di reato, verrà concentrato a Trieste dove viene radicata la competenza per l'inchiesta sui misfatti di Unabomber. A Venezia rimane il fascicolo riguardante il supposto depistaggio, ovvero la costruzione fraudolenta della prova contro Zornitta, che vede indagato il dottor Ezio Zernar del Laboratorio di Indagini Criminalistiche di Mestre.
Summit a sorpresa di magistrati ieri a Venezia. Il procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti e il sostituto Emma Rizzato si sono incontrati con i loro colleghi provenienti da Trieste, il procuratore Pace e il sostituto Montrone. Non c'erano avvisaglie dell'incontro, anche se era evidente che dopo la conclusione dell'incidente probatorio di alcune settimane fa sul famoso lamierino risultato manipolato prima o poi gli inquirenti avrebbero dovuto prendere delle decisioni.
TRIESTE INDAGA SU UNABOMBER.La prima decisione presa ieri riguarda la prosecuzione delle indagini su Unabomber che restano radicate a Trieste. La procedura era in qualche modo già acquisita e proprio nel capoluogo giuliano è indagato Elvo Zornitta. Ma finora la contestazione dell'aggravante del terrorismo aveva determinato una duplice competenza da parte delle Procure dei capoluoghi di Distretto in cui si sono verificati gli attentati. E siccome Unabomber ha colpito in provincia di Venezia, Pordenone, Udine e Treviso, ecco che le Procure di Venezia e Trieste collaboravano finora nell'inchiesta, che aveva il "pool" (con sede a Mestre) quale braccio operativo.
IL DESTINO DI ZORNITTA.Ieri i magistrati hanno discusso del destino processuale di Zornitta. Hanno manifestato concordanza sul fatto che la prova del lamierino, che si è rivelata fasulla stando agli esami degli esperti, non potrà essere usata contro di lui. Non è più una prova a carico, perchè si è rivelata infondata, come sostengono da oltre un anno gli avvocati Maurizio Paniz e Paolo Dell'Agnolo che assistono l'ingegnere. Tocca però a Trieste decidere la sorte di Zornitta. E su questo punto i magistrati veneziani avrebbero dichiarato di non voler interferire.
IL PM VUOLE LASCIARE.A Trieste il Pm Montrone avrebbe espresso la volontà di lasciare l'inchiesta. Questo lascia intravvedere una diversità di valutazione delle prove con il procuratore Pace che dopo l'incidente probatorio di Venezia sul lamierino ha affermato che nei confronti di Zornitta esistono altri elementi a carico. Caduta la prova del lamierino, secondo Pace sarebbe venuto meno solo un "birillo" di tutto il castello di sospetti. Montrone sarebbe però di diverso parere e orientato verso una richiesta di archiviazione della posizione di Zornitta. È per questo che il procuratore Pace starebbe valutando di assegnare l'inchiesta a un altro pubblico ministero.
"POOL" ADDIO.Nell'incontro di ieri si è deciso lo scioglimento del "pool" anti-Unabomber. È vero che da qualche tempo erano in atto rientri ai reparti di appartenenza di poliziotti e carabinieri. Ma una decisione così drastica non era prevista. Anche perchè Unabomber non è stato ancora acciuffato. Ma su di lui si è indagato per anni raccogliendo montagne di elementi e soprattutto mettendo a punto protocolli di analisi degli eventi che scattano nel momento in cui si sospetta che Unabomber sia in azione. È per questo che ieri i magistrati hanno concordato di mantenere collegamenti tra gli uffici, con scambio di informazioni, nel caso in cui si verifichino nuovi attentati attribuibili al misterioso personaggio che finora è riuscito a farla franca.
Giuseppe Pietrobelli

Gli effetti prodotti nella società civile dai comportamenti omissivi dei magistrati di Venezia hanno l’effetto di fissare nella società civile quella patologia da onnipotenza che se da un lato rende il magistrato immune da condanne per la sua attività di omissione di atti d’ufficio, dall’altro lato l’omissione è voluta, cercata e pensata dai magistrati al fine di costruire un sostrato criminale nella società civile. Se viene costruito un sostrato criminale che partendo dal comportamento bullista arriva a costruire degli adulti instabili e incapaci di veicolare in maniera sociale e utile le loro tensioni, nessuno potrà chiedere ai magistrati un impegno maggiore e diverso dalla persecuzione di poveracci e disadattati CHE ESSI STESSI HANNO COSTRUITO!
Perché il magistrato che oggi omette gli atti d’ufficio e che costruisce la condizione di conflitto sociale, dopo, va in pensione e il conflitto sociale che ha costruito attraverso le sue attività omissive, le lascia in eredità ai magistrati che subentrano i quali dicono che “non è colpa loro se si è creata quella situazione” e sono pronti a rimarcare come “la responsabilità penale è individuale”. E questo sarebbe vero se l’uomo FOSSE CREATO AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA DI UN DIO CRETINO E DEFICIENTE davanti al quale i magistrati costringono i bambini in ginocchio; ma l’uomo non è creato ad immagine e somiglianza di un dio cretino e deficiente, ma è il prodotto dell’adattamento soggettivo alle variabili oggettive (in questo caso sociali) che incontra crescendo! Pertanto, il magistrato che subentra nella carica oggi, è responsabile di tutti i delitti commessi da tutti i magistrati che lo hanno preceduto in quanto QUEI DELITTI non sono stati commessi dalla persona in sé che, guarda caso, faceva di professione il magistrato, ma sono stati commessi dal magistrato in quanto ufficio e sono stati commessi sotto il DIRETTO CONTROLLO DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA di cui il Presidente della Repubblica è il responsabile.
Questo concetto è ben chiaro nella Costituzione della Repubblica ed è messo in luce dall’articolo 28, ma difficilmente chi terrorizza le persone esponendo il crocifisso avrà chiaro il significato di questo articolo.
E così, grazie ai magistrati, si mette in atto una devastazione sociale che pone le basi per devastare il presente e il prossimo futuro e l’articolo del 31.01.2008 de Il Gazzettino mostra come si sostanziano i problemi. Quando c’è bisogno della presenza dei carabinieri per accompagnare in autobus i bambini a scuola significa che c’è del marcio sociale che non è stato affrontato a monte.
La domanda è: QUANTO MARCIO IN QUESTO MOMENTO SI STA COSTRUNEDO NELLA SOCIETA’ CIVILE PER L’OMISSIONE DEI DOVERI DA PARTE DAI MAGISTRATI DI VENEZIA CON LA COLLABORAZIONE NELL’ATTIVITA’ CRIMINALE DEI GIORNALISTI DE IL GAZZETTINO?
Domani assisteremo ad omicidi e qualche sociologo si chiederà il perché fingendo di cadere dalle nuvole!

La denuncia di un genitore ha allertato le forze dell’ordine per tutelare l’incolumità dei bambini più deboli, soggetti ad angherie durante il viaggio da casa all’istituto

Bullismo a Belluno, carabinieri di scorta allo scuolabus

Belluno

NOSTRA REDAZIONE
A scuola con la scorta dei carabinieri.È accaduto ieri mattina all'uscita dalle lezioni ai bambini delle elementari di Pedavena (Belluno) che, per raggiungere le rispettive abitazioni dall'edificio di via Ugo Foscolo a bordo del pullman Dolomiti Bus, sono stati accompagnati dagli uomini dell'Arma. Una presenza quella dei militari che ha fatto sicuramente "rumore" destando anche tra i genitori qualche perplessità. Qualcuno ha ritenuto la presenza delle forze dell'ordine al seguito della corriera, eccessiva e non educativa. I carabinieri al seguito dello scuolabus sono la diretta conseguenza di un episodio che, giorni fa, ha messo in subbuglio le elementari pedavenesi. I genitori di un bambino di sette anni che frequenta la primaria dell'istituto comprensivo, in una lettera aperta inviata tra gli altri al preside Luciano Sommacal, al sindaco Franco Zaetta, alle forze dell'ordine e al presidente di Dolomiti Bus, Ivan Dalla Marta, avevano denunciato episodi di bullismo. Il loro figlio, coinvolto in un violento litigio, era stato colpito da due scolari di quinta con pugni a una gamba e a una mano. Il piccolo aveva riportato lesioni che i medici del pronto soccorso del Santa Maria del Prato, avevano ritenuto guaribili in cinque giorni. Il bambino sarebbe stato anche insultato pesantemente da uno studente delle medie. Momenti di paura per il ragazzino di seconda tanto che, come riportato da mamma e papà, si era rifiutato di salire nuovamente sullo scuolabus. Da lì la proposta dei coniugi di dotare il pullman messo a servizio della scuola, di un "controllore". Un'idea presa, a quanto sembra alla lettera dalle forze dell'ordine tanto che ieri alle 13 la corriera, con a bordo scolari e studenti, è stata seguita dalle pattuglie dei carabinieri della stazione di Feltre.
Una scorta che non è però piaciuta a tutti e che ha destato scalpore. «Si è trattato di un litigio - ha spiegato una mamma - non è accaduto nulla alla fine e poi bisogna vedere di chi sono realmente le colpe. È facile parlare di bullismo... ma chi siano in realtà i bulli in questa vicenda è tutto da chiarire. Il fatto che lo scuolabus fosse scortato dai carabinieri non mi è piaciuto e non è certo stato capito da mio figlio». Lo stesso presidente di Dolomiti Bus, Ivan Dalla Marta all'indomani dell'episodio che aveva visto protagonisti i tre scolari, aveva cercato di smorzare i toni promettendo anzichè maggiori e più ferrei controlli, l'avvio di una serie di iniziative educative studiate in stretta collaborazione sia con la dirigenza dell'istituto comprensivo che con le stesse forze dell'ordine.
Alessandro Tibolla

Per contro, altri magistrati tentano di imporre nella società quell’equilibrio che i magistrati locali omettono per curare i loro personali interessi.
Se ci sono ragazzi difficili è perché i magistrati sono venuti meno ai loro doveri d’ufficio. Se Chiatti uccide due bambini è perché i magistrati non hanno perseguito chi ha violentato Chiatti. Si sono fatti gli affari loro e hanno sputato addosso a Chiatti costringendolo a veicolare le sue pulsioni riproducendo la violenza che ha subito. Eppure, nessuno di quei magistrati è stato condannato per assassinio.
E mentre la Cassazione indica metodi e limiti dell’azione sociale di Istituti educativi, i magistrati, omettendo atti d’ufficio, aumentano il disagio sociale alimentando la conflittualità fra soggetti fragili e chi vuole possedere quegli individui costringendoli a comportamenti e a scelte contrarie alla loro volontà e contrarie al dettato Costituzionale.


CASSAZIONE
Con gli allievi un po' difficili
i professori devono essere pazienti

I 'prof', specie quelli che hanno in classe adolescenti, devono ricorrere a tutta la loro «pazienza e tolleranza, e alle specifiche conoscenze psicopedagogiche», per affrontare le ore di lezione con gli allievi «difficili» e turbolenti. L'altolà ai nostalgici della severità educativa, a favore di una prassi didattica flessibile, viene dalla Cassazione che ha giudicato prive del requisito della «giusta causa» le dimissioni di un insegnante di lettere della scuola media del 'Conservatorio S. Annunziata' di Firenze, Massimo C., contrario ai «metodi soft» che i suoi colleghi intendevano usare nei confronti di un allievo superagitato. (Sentenza 1988).

La Cassazione è una voce unica il cui fine è cercare di rendere omogenei i comportamenti partendo dalle sentenze che arrivano al suo giudizio.
Ma ciò che danneggia la società civile è quel disprezzo per la società e per la Costituzione che viene messo in atto dalla magistratura locale pronta a versare denaro mezzi e tempo per “unabomber” e non inquisisce Gentilini per la sua attività di eversione dell’ordine democratico e per le violenze che mette in atto nei confronti dei cittadini. Non inquisisce chi costruisce condizioni assassine sui posti di lavoro. Non inquisisce quegli amministratori comunali (il caso di Verona fa sperare che ci sia almeno in questo caso un cambiamento di direzione) che usano la segnaletica stradale per rapinare i cittadini.
Intanto, grazie ai magistrati di Venezia, i bambini vengono stuprati costretti in ginocchio davanti ad un crocifisso e costretti a subire imput morali da monarchia assoluta in disprezzo dei principi morali della Costituzione: anche in questo modo i magistrati di Venezia vogliono costruire i criminali di domani, così, con quei crimini nutriranno i loro figli!
Intanto, i cittadini, non riescono ad avere giustizia perché i magistrati di Venezia hanno sempre altro da fare!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it