La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 4 marzo 2008

Il massacro di Molfetta e l'educazione dei Veneti!

Vogliamo leggerci attentamente questa notizia?
Già, perché sono meccanismi che succedono sovente anche in Veneto.
Secondo Calderoli erano terroni; secondo me sono persone morte tragicamente.
Ma la cosa più grave è che il meccanismo che le ha portate a morire è lo stesso che si ripropone in Veneto.
Provate a leggere questa notizia e provate a riflettere: IL TITOLARE DELL’AZIENDA E’ MORTO CON LORO!
Si sono gettati tutti per soccorrere i colleghi e sono morti nel tentativo di soccorrere.
Nel momento del dramma, nella loro testa, è scattato quel meccanismo di solidarietà di specie che ci porta anche a sacrificare noi stessi per salvare l’altro.

Si può dire che: ERA UNA GRANDE FAMIGLIA!
Dipendenti e titolari.

SONO MORTI PERCHE’ ERANO UNA GRANDE FAMIGLIA.

Che serve mettere le protezioni o prendere le precauzioni? Dai, facciamo presto che dopo andiamo alla partita. Dai, facciamo presto che guadagniamo qualche cosa. Ma cosa vuoi che succeda? Non fare il rompi palle, non è mai successo niente e sicuramente non c’è pericolo. Sono qua anch’io che sono il titolare!

E’ come quando si liberano degli animali selvatici che si sono curati dalle ferite. Se non si è attenti si avvicinano al primo cacciatore che passa e finiscono impallinati.
Così è successo per questi operai. Il titolare non era un figlio di puttana. Cosa vuoi che sia un’ora di straordinario; cosa vuoi che sia l’orario di lavoro; cosa vuoi che siano le protezioni.
Questi operai non consideravano il titolare dell’azienda un nemico contro cui proteggersi. Gli volevano fare un favore lavorando rapidamente e senza protezioni.

Un titolare che non faceva il titolare (lavorava con gli operai) e gli operai che non avevano coscienza per separare sé stessi, la loro vita, dall’azienda e da quel titolare.
Sono morti come quella murena che, accarezzata da tanti sub premurosi, si è fidata del sub armato di fiocina.
Sono morti come degli “imbecilli” ed hanno danneggiato tutta la società civile pensando che un rapporto di lavoro fosse paragonabile ad un rapporto di amicizia: COME E’ STATO INSEGNATO LORO IN PARROCCHIA!

Riprendo dal sito:


http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDCategoria=1&IDNotizia=196018


Lo zolfo fa strage di operai a Molfetta

MOLFETTA (BARI) - Altra tragedia sul lavoro, stavolta a Molfetta: quattro operai sono morti per le esalazioni di zolfo provenienti da un’autocisterna nella quale stavano lavorando. Tra le vittime anche il titolare dell’azienda, la «Truckcenter», nel tentativo di soccorrere gli operai e l'autista della cisterna colpiti dalle esalazioni di zolfo. Le altre vittime sono tre operai, mentre un quinto dipendente è in gravissime condizioni, ricoverato al momento nel locale ospedale. I sanitari starebbero valutando l’eventuale trasporto d’urgenza nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale dei Monopoli (Ba). Una delle vittime si sarebbe calata nella cisterna, accusando subito un malore, e gli altri quattro suoi colleghi sarebbero subito intervenuti in soccorso, restando letteralmente «fulminati» dalle esalazioni di zolfo. Oltre al titolare dell’azienda Vincenzo Altomare di 64 anni sono morti Guglielmo Mangano di 44 anni, Biagio Sciancalepore di 22 anni e Luigi Farinola di 37. E' in gravi condizioni, ricoverato in rianimazione, Michele Tasca, di 20 anni. Una tragedia - quella accaduta alla Truckcenter, azienda di autolavaggio di Molfetta, in provincia di Bari. Sul posto sono immediatamente intervenuti i carabinieri del comando provinciale di Bari e il sostituto procuratore di Trani, mentre gli specialisti della scientifica hanno iniziato i rilievi del caso. La zona è stata messa insicurezza dagli uomini dell’Unità batteriologica chimica dei Vigili del fuoco. «Nonostante fossimo vicini non abbiamo fatto in tempo a salvarli perchè lo zolfo è immediatamente letale». Lo afferma Giovanni Cunco, comandante provinciale vigili del fuoco di Bari, dopo il tragico infortunio sul lavoro avvenuto presso l’azienda TrackCenter, all’altezza dello svincolo per l’Ipercoop. Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco, gli operai stavano lavorando alla manutenzione di un’autocisterna per trasporto di zolfo in polvere. In particolare, dovevano procedere al lavaggio della cisterna: per ripulirla stavano utilizzando una testina a 120 gradi. Quando il primo operatore introdottosi all’interno del serbatoio ha accusato un malore, per soccorrerlo è intervenuto il titolare della ditta, Vincenzo Altomare. A causa delle letali esalazioni di zolfo, però, Altomare non è riuscito ad aiutare il suo collega e in loro soccorso è venuto l’autista di un camion di un’altra ditta che opera nella zona industriale. Quindi sono intervenuti altri due operai della TruckCenter. La strage si è compiuta in pochi minuti. Per chiarire le cause della tragica concatenazione di eventi la procura di Trani ha aperto un fascicolo. Le segreterie provinciali baresi di Cgil, Cisl e Uil hanno indetto uno sciopero di quattro ore e una manifestazione provinciale da tenersi mercoledì mattina a Molfetta. La Cgil ha chiesto subito l’immediato varo del decreto sicurezza: il segretario generale, Guglielmo Epifani, ha ricordato che «in queste ore, con Cisl e Uil, stanno sollecitando l'approvazione del decreto attuativo del testo per la sicurezza sul lavoro. A fronte di tragedie che si succedono a cadenza quotidiana davvero non è possibile attendere oltre, è necessario che si agisca al più presto per fermare questa intollerabile carneficina». 3/3/2008

Un rapporto di lavoro è un rapporto di lavoro.
Un’azienda NON è una famiglia. E sul lavoro si rischia sempre la vita anche quando tutto è diventato più sicuro con le tecnologie attuali. Sono cinque le persone morte. Se quel titolare d’azienda avesse avuto una conflittualità sul posto di lavoro in cui operai consapevoli avessero preteso che il posto di lavoro non sia trasformato in un campo di battaglia dove il premio che si vince è portare a casa la pelle, sicuramente avrebbe avuto rogne, ma non sarebbe né morto né sarebbero morti i suoi operai.
Rinunciare ad affrontare la propria vita con volontà e determinazione significa porre le basi per dei disastri, come quel camionista che per lavorare dodici o quindici ore sniffando cocaina: lui si è bravo, non quell’altro, lo scansafatiche, che rispettando la legge si prende i suoi riposi e le sue pause. Cosa racconti alla gente che hai ammazzato perché non controllavi il camion?

Le stesse cose stanno accadendo in Veneto. Nella piccola industria e nei rapporti di lavoro più retti dall’educazione imposta dagli oratori cattolici che non dalle norme civili sul lavoro come voluto dalla legge. Poi ci penserà Ennio Fortuna, Carlo Mastelloni, Ugolini Rita, Pietro Calogero, Palombarini, Pisani e tutta la banda criminale a torturare i rompicoglioni che si indignano per i morti sul lavoro che loro fanno venendo meno ai loro doveri ‘ufficio. Doveri d’ufficio che non sono relativi solo a perseguire chi uccide o ferisce le persone sui posti di lavoro, ma che sono relativi a perseguire coloro che non consentono ai cittadini di diventare consapevoli dei loro diritti perché preferiscono stuprare bambini costringendoli in ginocchio davanti al crocifisso; davanti al padrone buono che lavora con loro!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it