La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 8 marzo 2008

Situazioni diverse, ma espressioni uguali del disagio in Veneto

Tre notizie dal Veneto.
Tre notizie apparentemente diverse fra di loro, ma con un solo denominatore comune: il dio onnipotente che sfrutta le debolezze del più debole.
Il dio onnipotente che crea disagio sociale e il più debole che, preso dalla sindrome da onnipotenza, mette in relazione la propria onnipotenza nei confronti del più forte!
Le tre notizie sono caratterizzata da una società in cui si disprezzano le regole a tutti i livelli. Le Istituzioni disprezzano le regole; gli imprenditori disprezzano le regole; i ragazzi sono indotti a riprodurre quel disprezzo delle regole perché l’unica regola che conoscono è il disprezzo delle regole.
E l’accanimento del sindaco è rivolto nei confronti dei ragazzi che giocavano col sesso sullo scuolabus; mentre il sindaco gioca a far soldi con i semafori o gli imprenditori ad imbottirsi di eroina.
E’ il Veneto.
Il Veneto di Galan, il Veneto di Zaia, il Veneto dei Gentilini. Il Veneto in cui i camionisti si riempiono di cocaina per lavorare dieci o dodici ore e dove gli extracomunitari sono rispettati soltanto se sono dei delinquenti in linea con i comportamenti delinquenziali di imprenditori e sindaci.
Tre notizie, diverse ma uguali!
Tre notizie per descrivere il disagio del Veneto!
Un disagio i cui problemi non si fermano in questa generazione, ma sono destinati a percorrere molte generazioni fra truffatori, cocainomani, imprenditori delinquenti e cittadini ammazzati sui posti di lavoro.
Riflettete quando mandate i vostri figli in parrocchia o quando li costringete a pregare: QUESTO E’ IL VENETO FATTO E VOLUTO DALLA CHIESA CATTOLICA E DAI POLITICI CATTOLICI!

Da:

http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Main&Codice=3707957&Data=2008-3-7&Pagina=NORDEST%20%2F%20IL%20TERRITORIO


Sviluppi nell’inchiesta sulle multe con i Video-red che filmano chi passa con il rosso: troppo brevi i tempi del giallo
Semafori, altri due avvisi per truffa

Sequestrati due impianti nel Veronese, nei guai il capo dei vigili e il titolare dell’azienda


Verona
NOSTRO SERVIZIO
In "manette" altri due semafori a Verona per la vicenda delle multe contestate. Dopo i "T-Red", gli impianti che scattano le foto a chi passa col rosso, finiscono sotto accusa anche i "Video-red", più sofisticati, che filmano l'infrazione. Ma entrambi, secondo la Procura di Verona, che ha ipotizza i reati di truffa e falso in concorso, sarebbero illegali perché i tempi di durata del giallo non permetterebbero all'automobilista di affrontare il semaforo in sicurezza.
Ieri mattina i carabinieri hanno sequestrato due semafori a Vago di Lavagno, all'ingresso della Val d'Illasi, dove invece un mese fa, il 24 gennaio, furono posti sotto sequestro tre "T-red". Due avvisi di garanzia sono stati consegnati al comandante della polizia locale di Lavagno e all'amministratore della Traffic Tecnology di Marostica, il bassanese Daniele Scuccato. L'indagine è un filone di quella che aveva portato un mese fa la Procura scaligera ad emettere 4 avvisi di garanzia nei confronti del sindaco di Illasi, Giuseppe Trabucchi, del comandante della Polizia dell'Unione Comuni Verona Est, Graziano Lovato, del titolare della Ci.Ti. Esse (l'azienda che aveva installato quei sistemi semaforici), Raul Cairoli, e di quello della "Maggioli Informatica" (ditta che aveva l'appalto per verbalizzare le contravvenzioni). Stessa cosa ieri, con indagati il comandante dei vigili e l'amministratore della ditta che gestiva sia gli impianti che la verbalizzazione. Sequestrati dai carabinieri filmati e verbali per un centinaio di multe.
Tutta la vicenda giudiziaria dei semafori nel Veronese parte da un esposto presentato ai carabinieri di Tregnago il 30 novembre scorso dal consigliere provinciale Mario Zampedri, pure lui multato, secondo il quale i semafori sarebbe stati utilizzati "in modo anomalo" e "in palese violazione di legge e senza tener conto di vari ricorsi anche per una serie di tamponamenti causati da tali semafori". Da qui l'indagine della Procura veronese che sospetta una truffa relativa alla durata del giallo che sarebbe volutamente troppo breve in modo da sanzionare più automobilisti "fotografati" o "ripresi" a passare col rosso. In base ai rilievi, il giallo dei due semafori di Vago di Lavagno aveva una durata inferiore ai 4 secondi, il limite stabilito dal ministero dei Trasporti. Tre secondi sarebbe la durata minima del giallo, ma in tratti di strada dove il limite è 50 all'ora (che passa a 4 secondi per i 60 Km/h e 5 per i 70). Solo che la stessa nota del ministero afferma che questi limiti minimi non valgono per le strade principali (provinciali e regionali come sono quelle di Vago e della Val d'Illasi) dove la "durata minima dei tempi di giallo è di 4 secondi anche per la velocità di 50 Km all'ora".
Tra le accuse sollevate dal pm Valeria Ardito, che ha coordinato tutta l'indagine, vi è anche quella di falso nella verbalizzazione. Verbalizzazione che per legge può essere fatta solo da un pubblico ufficiale, e non quindi da un'azienda privata. Ma non solo, il magistrato avrebbe messo nel mirino l'accordo che sta alla base dell'appalto vinto dalle ditte che gestiscono i semafori. Accordo che prevederebbe un compenso pari anche al 30\% della contravvenzione emessa. Sanzione che vale 140 euro, e la decurtazione di 6 punti della patente.Intanto, i multati non si fermano all'indagine della Procura veronese. Per domani, venerdì alle 20,30 al ristorante "Michelin" di Tregnago, è indetto l'incontro "Multate e multati ai semafori, facciamo sentire la nostra voce!" dove saranno presenti Davide Cecchinato, dirigente dell'associazione consumatori "Adiconsum", Lorenzo Della Rosa, legale "Adiconsum", Giorgio Marcon, esperto in materia di impianti semaforici, ed esponenti dei comitati "Multevago" di Lavagno e Multevilla di Altavilla Vicentina. L'iniziativa, organizzata sempre da Zampedri, vedrà la distribuzione dei moduli per chiedere in autotutela la restituzione delle somme pagate e dei punti sulla patente. "Ora ci muoveremo con richieste individuali. Se non accadrà nulla, a giugno - conclude Zampedri - garantiti dalla nuova legge che lo permetterà, proporremo una "Class Action", un'azione collettiva per far giustizia e risarcire gli automobilisti ingiustamente colpiti".
Massimo Rossignati

Da:

http://news.kataweb.it/item/419440/sesso-in-scuolabus-in-cambio-di-ricariche-telefoniche

Sesso in scuolabus in cambio di ricariche telefoniche
6 marzo 2008 alle 10:06 — Fonte: repubblica.it

Una incredibile vicenda scuote Campodarsego, piccolo centro del Padovano: al sindaco del paese Paola Candiotto è arrivata la notizia che alcuni ragazzini delle scuole medie, nel corso dell’anno passato, avevano avviato un proficuo traffico fatto di favori sessuali in cambio di ricariche per telefoni cellulari.
La notizia era nell’aria, ma solo adesso è arrivata sul tavolo del primo cittadino, che si è detta allibita ma ha subito avviato delle contromisure per rimettere a posto la situazione. Secondo quanto riferito da “Il Mattino di Padova”, ragazzini tra i 10 e i 14 anni convincevano le loro coetanee a prestarsi per fugaci incontri sessuali che avvenivano nelle ultime file di sedili dello scuolabus. Niente di grave, a quanto sembra, solo palpeggiamenti e poco altro, in cambio di ricariche telefoniche di 10, al massimo 15 euro. Tutti consenzienti, tutti d’accordo, ma la faccenda è arrivata alle orecchie degli adulti e fino al sindaco, che ora ha deciso di munire i 300 circa ragazzini delle medie del paese di una tesserina con le proprie generalità e di destinare a ogni alunno a un posto fisso nello scuolabus, per evitare promiscuità imbarazzanti. Avvertite anche le famiglie. Più che il fatto in sé, resta ora la sorpresa per una vicenda che si ha difficoltà a chiarire con gli stessi interessati.


Da:
Il ragazzo, preso con quindici grammi di cocaina, aveva deciso di
collaborare con i militari dell’Arma.
Poi la vergogna e la spirale delle minacce
A 27 anni fa arrestare il suo pusher e si uccide

Un albanese catturato dai carabinieri. Tra i suoi clienti tanti imprenditori facoltosi ma anche un giovane carrozziere

Quando lo hanno trovato e arrestato il primo pensiero dei carabinieri è andato a Mario S., un ventisettenne di Legnaro morto suicida a novembre. Una vittima della cocaina, un ragazzo normale che era finito nel vortice della droga e che aveva deciso di uscirne nel modo più drammatico: una corda stretta al collo. Per questo quando, l'altra notte, gli investigatori guidati dal tenente Marco Prosperi hanno stretto le manette ai polsi del suo pusher, Kubati Gentian, un albanese trentunenne, correndo verso il carcere hanno alzato lo sguardo al cielo e hanno pensato a lui, a Mario, e alla sua famiglia.
È la sera del 20 aprile 2007 quando Mario S. viene sorpreso mentre sta tentando di rubare dentro la casa di cura di Pontelongo. I carabinieri lo portano in caserma e perquisendolo gli trovano addosso quindici grammi di cocaina. Non è poca roba, così viene arrestato anche per detenzione di droga ai fini di spaccio. Ma Mario S., invece, la droga non la vende. È tutta per lui. Il ragazzo è incensurato, lavora, alle spalle ha una famiglia normale. Ai carabinieri racconta tutto, ed è sincero. Dice che a rifornirlo è un albanese che conosce come "Andrea". Sul cellulare ha il suo numero.
Il caso finisce sul tavolo del comandante del Nucleo operativo della Compagnia di Padova, il tenente Prosperi perché "Andrea", come spiega lo stesso Mario S., i traffici maggiori li gestisce in città. Gli investigatori cominciano a intercettare le sue telefonate. E scoprono che, effettivamente, l'albanese ha un buon "giro". Si rifornisce da suoi connazionali ad Adria, in provincia di Rovigo, ha una decina di clienti in tutto, ma sono persone facoltose. Imprenditori e professionisti che ogni quindici o venti giorni contattano "Andrea" e si comprano dai dieci ai quindici grammi di cocaina a volta, acquisti insomma da mille euro al mese. Le consegne avvengono al Portello e alla Stanga, e anche all'Arcella.
I carabinieri identificano "Andrea" come, appunto, Kubati Gentian, che vive a Legnaro. È lo stesso Mario S. a riconoscerlo in una foto segnaletica. Con lui abita un cugino, un trentunenne. I due però spesso vanno fuori regione, a Ponte San Giovanni, in provincia di Perugia scopriranno poi i carabinieri. In Umbria non vendono droga ma "proteggono" tre prostitute, un'albanese trentenne e due romene, una ventenne e una ventunenne. L'indagine, coordinata dal pubblico ministero Roberto Lombardi, va avanti.
Il 29 novembre il papà del ventisettenne torna a casa e in garage trova il figlio morto. Si è impiccato con una corda. Non ha lasciato un biglietto ma a casa tutti sanno perché. Da tempo sia i genitori che la fidanzata lo avevano visto molto preoccupato. Forse Gentian aveva saputo che lo aveva denunciato, forse lo aveva nuovamente minacciato chiedendogli 3600 euro per mille euro di cocaina non pagati. Forse Mario S. era distrutto dopo essere stato arrestato. Ma lui ci aveva provato a ripagare il debito, più d'una volta si era accollato le spese di noleggio di un'auto nella stessa agenzia dove lavorava come carrozziere. All'albanese, però, nemmeno questo era bastato.
Il 17 dicembre Gentian viene identificato per un controllo a Ponte San Giovanni dove si è rifugiato dal giorno del suicidio. I carabinieri stringono i tempi. Il gip Rita Bortolotti emette la misura restrittiva. L'altra notte l'arresto.
Egle Luca Cocco
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Povero Veneto!
Tutti si fanno gli affari loro.
Tutti si pensano il dio padrone che può agire al di fuori delle regole.
Magistrati che non rispettano le leggi.
Poliziotti indaffarati.
Istituzioni locali che fanno fesse i cittadini per i loro profitti.
E’ in questo modo che viene ricostruito lo stato fascista.
E’ in questo modo che si aggredisce la Costituzione della Repubblica.
Se domani vi troverete i campi di sterminio riflettete: LI AVETE COSTRUITI VOI, CON LA VOSTRA AZIONE E IL VOSTRO DISINTERESSE.

Perché, davvero, date queste condizioni di trasformazione sociale, pensate che siano evitabili i campi di sterminio e i massacri?
O vi pensate di essere i più furbi, quelli che mettono gli altri nei campi di sterminio?
Auguri Veneto!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.Le Parmesan, 8
30175 Marghera – Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it