La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 3 settembre 2008

Cronaca patetica da un Veneto psicologicamente disperato!

Nella disperazione in cui vive il Veneto oggi, c’è anche questa notizia.
Apparentemente è una notizia “patetica”, ma serve a fornire un altro tassello del disagio vissuto dai veneti. Un disagio che viene veicolato anche fra suicidio, droga, alcool, esasperazione razzista, incapacità di relazionarsi con le persone. Un’incapacità che vede il maggior ostacolo nella morale imposta dalla chiesa cattolica che limita i movimenti psico-emotivi delle persone nelle loro scelte.


Tutto per attirare l'attenzione del marito

Castelfranco - Tutto simulato per attirare l'attenzione del marito. Nessuna rapina, nessun sequestro in via Bastia Vecchia.Nadia Fossaluzza, la donna di 41 anni che nella notte tra domenica e lunedì aveva chiamato i carabinieri spiegando che era stata vittima di una rapina in casa ad opera di due malviventi, ha confessato di essersi inventata tutto e per questo è stata denunciata proprio per il reato di simulazione. Una confessione arrivata anche grazie alle prove schiaccianti che in nemmeno 24 ore i carabinieri della Compagnia di Castelfranco sono riusciti a trovare per sbrogliare la matassa di questo intricato, curioso e particolare caso che ora potremo definire umano. La donna lunedì notte intorno all'una e mezza ha chiamato i carabinieri spiegando che due malviventi l'avevano minacciata con una pistola dopo che si era recata nel sotterraneo del condominio per attivare il contatore della corrente saltato intorno alle 21,30 di domenica sera. Poi i due l'avrebbero portata nell'appartamento, derubata di soldi, orologi e preziosi per circa 10 mila euro e poi l'avrebbero narcotizzata. Un episodio che da subito ci aveva molto preoccupato-ha spiegato il cap. Salvatore Gibilisco Comandante della Compagnia di Castelfranco in conferenza stampa insieme al maresciallo Antonio Currò comandante della stazione ed al luogotenente Antonio Corona comandante del Nucleo Operativo e radiomobile-perchè le modalità con le quali si sarebbe svolta questa rapina da subito ci sono sembrate abbastanza anomale. Le indagini da parte dei carabinieri sono iniziate praticamente da subito, dalla notte di domenica e si sono protratte per tutta la mattinata di lunedì ed anche il primo pomeriggio quando sono cominciati ed emergere i primi dubbi e riscontri. A partire proprio dal contatore dell'Enel che non portava il nome e quindi non era identificabile. I carabinieri hanno verificato che quel contatore non era mai stato spento. Inoltre sul pulsante non sono state rilevate tracce nè dei presunti rapinatori nè della donna se lo avesse attivato per far ritornare la luce. Inoltre, particolare curioso e degno dei più pignoli gialli è stato quello relativo il display dell'orario sul microonde. La donna-ha detto il cap. Gibilisco-ha spiegato che nel periodo di tempo intercorso fra la richoesta d'intervento e l'arrivo dei carabinieri aveva provveduto al ripristino dell'energia elettrica azionando i contatori (ore 1,20). Con tale operazione il timer del microonde in cucina azzeratosi con l'assenza di corrente, riparte nel conteggio del tempo che nella circostanza, all'arrivo dei carabinieri segnava un tempo abbondantemente maggiore e diverso da quello che avrebbe dovuto indicare. E poi ancora, le analisi cliniche effettuate non hanno rilevato presenza di sostanze narcotiche. Tutte situazioni queste che sono state contestate alla donna nel lunghissimo interrogatorio di lunedì terminato nel tardo pomeriggio con la confessione. La donna aveva bisogno di attenzioni in un momento delicato nel suo rapporto con il marito e così si è inventata questa rapina in casa. Lei avrebbe telefonato subito all'uomo e questo gli avrebbe detto di chiamare i carabinieri. A quel punto si è scatenata la fantasia di una donna ferita e bisognosa di attenzioni che i carabinieri hanno però smascherato.
Gabriele Zanchin
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice=3896066&Data=2008-9-3&Pagina=6

Si tratta, chiaramente, di una richiesta di sessualità insoddisfatta. Se i veneti pensassero di più alla sessualità e un po’ meno a veicolare la loro libido in aggressioni criminali (o in comportamenti criminali autolesionisti), forse questo caso patetico non sarebbe successo.
Ha del ridicolo l’articolo a firma di Laura Simeoni:

«Esasperazione, ma in questi casi esiste anche una patologia di fondo»
Castelfranco

«Per inventare di sana pianta un'aggressione bisogna essere esasperati ma ciò non basta, probabilmente esiste una patologia di fondo che insieme ad altri fattori ha creato la situazione esplosiva". Mauro Brol, psicologo e psicoterapeuta trevigiano legge l'episodio avvenuto a Castelfranco in chiave individuale ma anche sociale. Nel senso che entrerebbero in gioco molteplici aspetti, partendo però da una problematica psicologica di fondo, di cui soffrirebbe la donna. «Non posso analizzare direttamente il caso di cronaca, poiché non conosco la storia nei dettagli» premette il professionista. Ipotizzare una «sindrome abbandonica» non sarebbe però azzardato. Un uomo o una donna «abbandonici» temono talmente tanto la solitudine e soprattutto l'essere lasciati, da creare situazioni conflittuali che portano poi paradossalmente proprio in quella direzione. Non sopportano d'essere messi in un angolo forse perché è accaduto nell'infanzia, che ha lasciato ferite profonde. Cercano così di attrarre l'attenzione in ogni modo e se non ci riescono compiono gesti eclatanti.
«Ma sono diversi dai narcisisti che si pongono sotto i riflettori eppure non hanno alcun bisogno degli altri» precisa il dottor Brol. L'abbandonico invece è alla ricerca costante di conferme.
Senza gli altri si sente svuotato.
La paura di essere lasciato solo spinge a porsi al centro dell'attenzione in questa modalità il comportamento individuale si inseriscein un contesto sociale dove ciò che conta è l'apparire, il far parlare di sè. «La nostra è un'epoca patologica dove vale hi è protagonista e finisce in televisione, non importa per quale motivo» aggiunge lo psicologo.
Nella vicenda di Castelfranco non bisogna dimenticare un altro fattore, anche qui con dimensione individuale e sociale, ovverola mancanza di comunicazione. «In gesti eclatanti come fingere un'aggressione - sositene Brol - la persona è giunta al limite,nel vuoto e nel deserto interiore». Nella coppia sana ci deve essere empatia ovvero capacità di capirsi al volo, complicità nelle situazioni quotidiane, anche quelle apparentemente più banali, la possibilità di comunicare nel senso di condividere le parole. Il più delle volte nelle discussioni accade invece che le frasi rimbalzino contro muri di gomma, senza penetrare nell'anima.
Il risultato è una completa indifferenza ai sentimenti. E anche qui, secondo lo psicologo trevigiano, la problematica personale si inserisce in un quadro sociale: «nel mondo globalizzato dove un'informazione rimbalza in tempo reale da Tokio, Sidney, Roma o New York pochi hanno conservato la capacità autentica di comunicare tra loro».
Laura Simeoni
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice=3896068&Data=2008-9-3&Pagina=6

Infatti, lo psicologo che interroga, di chiara impostazione fondamentalista cristiana, si guarda bene dall'individuare le cause, della depressione della persona in questione, nell’incapacità di veicolare le proprie pulsioni data l’educazione repressiva che questa (e molte altre donne) ha subito in Veneto. Gli oratori e le parrocchie del Veneto impediscono alle persone di apprendere i rudimenti della libertà psico-emotiva rendendole, di fatto, incapaci di costruire delle relazioni propositive con il mondo. Sono incapaci di agire. Sono ferme; sia psicologicamente che emotivamente. Aspettano le sollecitazioni da un’altra persona e, nello stesso tempo, la loro libido, le spinge a fantasticare di come questa relazione dovrebbe essere. Ma non sanno dar corpo e organizzazione quotidiana ai loro desideri che vengono bloccati in un desiderare continuamente frustrato dalle condizioni oggettive. Così, hanno bisogno di attirare attenzione. Quell’attenzione che desiderano, per come la desiderano, senza poter mediare fra il loro desiderio e le possibilità di soddisfazione del loro desiderio che il mondo offre loro. Questa impossibilità di mediazione è imposta dall’orrore educazionale cristiano che frapponendo, fra il desiderio e la sua soddisfazione, la morale coercitiva cattolica, di fatto, costruisce le condizioni per le sindromi depressive tanto care a giornalisti come questa Laura Simeoni. Sindromi depressive che spesso sfociano in suicidio, assunzione di droga e comportamenti criminali di vario genere.
Non si tratta di criminalizzare la globalizzazione, ma quelle persone, preti cattolici, oratori e parrocchie, che disarmano le persone impedendo loro di destreggiarsi in un contesto globalizzato. Disarmare significa imporre la paura. Una paura che i veneti manifestano rinchiudendosi sempre più in un orticello immaginario dal quale sbirciano l’extracomunitario come il pericolo che arriva al loro dominio. Un pericolo vissuto come impotenza soggettiva davanti ad un mondo vivo e pulsante.
Questa donna avrebbe forse denunciato una rapina in casa se tutto il Veneto non fosse convinto che sempre e tutte le persone venete possono subire rapine in casa?
Depressione e paura, costruite per rendere una società malata e pronta a vendersi, proprio come una prostituta (e chiedo scusa alle donne che fanno quel mestiere per vivere), al miglior offerente.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
e-mail claudiosimeoni@libero.it