La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 30 gennaio 2009

La lingua Veneta; il becerese; e gli spacciatori di non cultura.

Parlare in Veneto?

Che cos’è una lingua?

Facciamo l’esempio di un dialogo in veneziano:

-- Lassame andare, è vezo 1° che cognoso! El vien pur mo d’Alemagna.

-- Chi è-llo? E’-llo de questa tera?

-- Messer sì!

-- Qual è-llo de cholloro do?

--Quel dal beretin.

-- E’-llo merchadante?

-- No, ma ll’à inparado todescho là fora.

-- Ben vegna quel zovene!

-- Me cognosì-vui?

-- A mi par che ssì!

-- Como è vostro nome?

-- E’ ò nome Antonio. E ti, chomo à-tu nome?

-- E’ ò nome Zuane.

-- Donde è-tu?

-- Donde sì-vuj! E’ son de Chostanza!

-- Adoncha tu è del mio paexe!


Questo dialogo è del veneziano del XV° secolo.
Il dialogo in sé appartiene a delle condizioni culturali complete e complesse, ma circoscritte alla cultura di allora.

La cultura di allora, può attrarre delle nostalgie di persone che possono, con molto impegno culturale, riprendere alcuni aspetti formali. Solo che gli aspetti formali ripresi sono decontestualizzati dalla cultura che li manifestava. Tali aspetti formali vengono ricontestualizati nella cultura attuale. Col risultato che diventano oggettivamente estranei sia alla cultura attuale che alla cultura di allora.

Se si usa una frase del tipo:

“Se ti vol impisàr el PC strùca el botòn”

Non si sta parlando Veneto, si sta parlando becero. Non tanto per la scelta dialettale dei termini, ma per la decontestualizzazione culturale in cui la lingua è divenuta.
Parlare di un PC significa parlare della cultura attuale e dell’inglese. Significa parlare di termini la cui contestualizzazione appartiene alla cultura moderna.
In effetti, parlare in lingua veneta significa tentare di preservare forme culturali estranee alla cultura Veneta.

Ad esempio, se noi sfogliamo il dizionario di lingua Veneta del XV° secolo, vediamo come la centralità della cultura di allora era cristiana cattolica.
Il dizionario di traduzione veneto-tedesco (fatto per i commercianti) si preoccupa della traduzione di forme religiose che anche oggi sopravvivono, ma in ambienti culturali ristretti e separati, marginali, rispetto allo sviluppo culturale moderno.

Questo non significa che le parole generiche che indicano oggetti nella vita quotidiana non siano traducibili:

“El maistro de scola”
“La maistra de scola”
“La schola”
“El studente”
“El schritore”
“La charta”

Diventa più complesso quando i termini da generici diventano specialisti. Ad esempio, l’allenatore sportivo. L’allenatore sportivo non lo possiamo chiamare “maistro” perché questa figura nasce nel XX° secolo. Nasce al di fuori del contesto culturale in cui la lingua Veneta era usata. Si possono adattare dei termini, ma diventano delle forzature volutamente “becere” e ridicole come, ho letto, il termine “salvietta” tradotto in “becero” come “salvìeta”. A cosa ci riferiamo? Al tovagliolo o alla salvietta di carta?

Peggio ancora è quando, attraverso la lingua vogliamo trasmettere un significato tecnico-scientifico formulato quando la lingua fu abbandonata.

Ad esempio, proviamo a prendere in considerazione la spiegazione di un dizionario del termine “ormopatia” che dice:

“Termine derivato dal greco Hormé che significa slancio, impeto, passione, è stato adottato da R. Brun per indicare le alterazioni della sfera affettiva e, in particolare, le turbe impulsive ed emotive riconducibili a cause organiche o psico-funzionali.”

Va da sé che ogni termine di questa spiegazione apre alla necessità di conoscere il suo significato e di poterlo riprodurre nelle scelte quotidiane.
Sia come termine che l’insieme culturale in cui quel termine è usato, era sconosciuto per i veneti.
Anche se noi volessimo sostituire le singole parole con parole analoghe prese dal dizionario antico, non otterremo lo stesso significato culturale.

Non faremo altro che una porcheria.

Attraverso l’esaltazione della lingua imporremmo ai veneti una sorta di IMPOTENZA CULTURALE e di inadeguatezza rispetto alle esigenze del mondo. Perché un conto è studiare una cultura e un altro conto è tentare di imporre quella cultura in un contesto culturale infinitamente più ampio qual è la cultura attuale.
In pratica si aggredirebbe la cultura attuale per impedire ai Veneti di appropriarsene rinchiudendo i Veneti nella cultura da osteria o da oratorio. Sia la cultura da osteria che la cultura da oratorio sono ben compresi nell’antico linguaggio Veneto perché sono culture restrittive rispetto alla persona umana.

Un conto è parlare di:

“El nome de dio; el sperito santo; dio me ha creado ala so ymagine;”

E un altro conto è:

“L’immagine ipnagogica è quell’immagine che fa la sua comparsa fra la veglia e il sonno, mentre quella tra il sonno e la veglia , quindi prima del completo risveglio è detta ipnopompica.”


Una lingua è tale perché ci permette di comunicare al massimo livello culturalmente possibile, altrimenti non è una lingua. E’ un linguaggio di “sempliciotti” buono solo per farsi truffare. O per credere che la cultura sia “un dono del dio padrone” e che l’ignoranza serva solo per stupire e impedire che i “dotti si vantino davanti al dio padrone”.

30 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

La crisi mondiale, i risparmiatori cinesi e le rapine di Dini, Maroni e Tremonti.

In Cina, in questo periodo di crisi, la propensione al risparmio è passata dal 20 per cento degli inizi degli anni ’80 al 30 per cento durante il boom economico degli ultimi anni all’attuale 40 per cento appena è iniziata l’attuale crisi.
Cosa significa?
Significa che i cinesi spendono di meno e accumulano denaro in una situazione di crisi per far pronte alla situazione in trasformazione. In pratica la popolazione cinese sottrae denaro al circuito delle merci accumulandolo. Con questo, indubbiamente sfavorisce l’economia mondiale, ma tende a salvaguardare il singolo contro le aggressioni dell’economia mondiale.
In Cina non esiste un sistema pensionistico e la popolazione risparmia anche per la vecchiaia. Risparmia anche per non gravare eccessivamente sulle spalle dei figli.

Il FMI sta premendo affinché la Cina costruisca il proprio sistema pensionistico e induca le persone a mettere in circolazione la ricchezza risparmiata.

Il punto centrale, come dimostra l’attività di rapina di Tremonti e compagni, sta nella volatilità della sicurezza che il sistema pensionistico è in grado di garantire. Le riforme, in questi ultimi venti anni sono consistite in rapine sistematiche del valore del capitale che le persone hanno versato. Se negli USA il capitale dei fondi pensione è stato semidistrutto dalla crisi finanziaria, in Itali ha subito vere e proprie rapine chiamate “riforme, da Dini, a Maroni e Tremonti, la cui attività era la rottura sistematica del patto sociale per rapinare le persone dei loro risparmi: appunto, la pensione.

Io dovevo avere una certa quantità di denaro, stante i versamenti in base ai contratti, e Dini, Maroni e Tremonti me lo hanno rapinato.

E’ ovvio che l’attività di rapina messa in atto da Dini, Maroni e Tremonti (solo per parlare degli artefici ufficiali) fu fatta per mandato della Confindustria e delle strutture finanziarie che, in questo modo, si rifinanziavano.

La risposta del popolo cinese è dunque la risposta più coerente nei confronti dell’economia: non spendere!
Far in modo di sottrarre capitale all’industria e alla struttura finanziaria in modo da cambiare le condizioni di relazioni fra Confindustria e finanza all’interno della situazione sociale in cui viviamo.

Ed è una condizione istitntiva che avevano anche i veneti.
La propensione al risparmio che nel dopo guerra fu alimentata e favorita dalle Casse di Risparmio. Le Casse di risparmio misero in atto una politica di libretti di risparmio, specialmente fra i bambini delle scuole elementari, che si è tradotta nel “non si sa mai che cosa può succedere”.

Questo “non si sa mai che cosa può succedere” deve essere trasformato in “le banche e l’industria mi rapinano perché vogliono i miei soldi”. Qualunque cosa faccio, compero, lavoro, vado in banca, sono sottoposto a rapina. Se qualcuno mi offre un “affare”, lo fa solo per rapinarmi. Sia il consulente bancario che la persona che si presenta per la lettura del contatore del gas o mandato dal comune, sono dei potenziali rapinatori che attraverso metodi suadenti vogliono privarmi del denaro e delle mie condizioni di vita!

Tremonti, specialista del saccheggio economico del presente (dai condoni, alla cartolarizzazione, dall’aggressione alla pensione, all’invito ai comuni di spalmare i debiti sui derivati, ecc.) sta ulteriormente aggravando le condizioni di vita delle persone.
L’unica difesa che esiste per la popolazione è non spendere o spendere il meno possibile. Costringere la confindustria a e la finanza a cambiare le relazioni fra loro, I RAPINATORI, e la popolazione, I RAPINATI, INGIURIATI, VESSATI E RESI IMPOSSIBILITATI A DIFENDERSI!

Col suo risparmio i cinesi indicano coerentemente la via da seguire. I risparmi, se si vuole, si possono investire. I debiti, invece, vanno pagati! Salvo che per gli industriali e i finanzieri: loro i debiti li fanno pagare alle persone estorcendo le loro pensioni.

30 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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giovedì 29 gennaio 2009

Un'esperienza al supermercato Panorama di Marghera: salvarsi dalla crisi umiliando i clienti!

I sintomi della crisi e della degenerazione del tessuto sociale in Veneto è visibile anche nelle piccole cose. Nelle cose quotidiane.
La crisi costringe le persone a mettere in atto azioni di sopravvivenza e quando queste sono fatte da un supermercato assumono l’aspetto di sfregio e di insulto nei confronti del cliente.

Avevo deciso di andare a fare un giro al supermercato Panorama di Marghera per acquistare dell’insalata.
Visto che c’ero ho preso anche un po’ di pomodori (circa un chilo) e un po’ d’aglio.
Sono entrato con l’intenzione di dare un’occhiata e di comperare una cosa, ne ho preso tre per un valore all’incirca di 3 euro e mezzo.
Poi, sono andato alla cassa e mi sono trovato una cassiera che “bighellonava”. O forse aveva molte cose da fare oltre che fare i conti delle spese dei clienti in cassa commentando i prodotti acquistati dai clienti (guarda che bella punta di formaggio ha trovato! Come se a lei dovesse interessare qualche cosa, ma la cliente era dell’est Europa). Sta di fatto che pur avendo solo tre persone davanti in fila alla cassa con poche cose ho fatto mezz’ora d’attesa per i vari impegni della cassiera.

Quando la cassiera ha dovuto fare il conto di quello che avevo preso, con la scusa che la cliente davanti a me non aveva ancora raccolto le sue cose, ha preso l’insalata, circa 7 etti di troncadero, e si è messa a stroppicciarla e palpeggiarla. L’atteggiamento di finta indifferenza era quello di cercare se vi fosse stato qualche cosa di nascosto nell’insalata (il che significa aver danneggiato il prodotto che io avrei dovuto acquistare). Dopo di che si è messa a questionare sui pomodori che avevo preso e sosteneva che li avevo prezzati sbagliati, così ha chiamato l’addetto. Dopo un paio di minuti che l’addetto non arrivava mi ha chiesto di pagargli l’insalata e l’aglio e di attendere da una parte che arrivava.

Irritato gli ho lasciato la merce e me ne sono andato offeso e indignato!
In pratica, al supermercato Panorama di Marghera, io ci sono andato ogni settimana fin dal primo giorno di apertura e gli ho lasciato parecchie decine di migliaia di euro. Ma da quanto ho capito, esistono direttive di disprezzo e spregio dei clienti. Come se i clienti fossero il bestiame da mungere e dal momento che la crisi si fa più acuta (e probabilmente anche i furti stanno aumentando o aumenta la loro incidenza sul venduto) gli spregi e gli insulti nei confronti dei clienti si fanno più frequenti.
E’ quanto ho potuto appurare dai vicini di casa chiacchierando su cosa era successo anche a loro al supermercato Panorama.
Ho lasciato la merce e me ne sono andato a fare una passeggiata al supermercato Auchan di Mestre comprando l’insalata troncadero, l’aglio e un po’ di radicchio.

Questi comportamenti dei commercianti dovranno essere tenuti ben presente nella scelta del supermercato. Proprio perché si sta avvicinando una crisi è bene che questa crisi serva a selezionare i commercianti corretti dai banditi. Ho speso un po’ di più prendendo la macchina, facendo la tangenziale e andando all’Auchan di Mestre, ma non penso che metterò più piede nel supermercato Panorama.
30 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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Ha l'aria di essere una rivelazione di Gesù al suo vicario: le camere a gas naziste servivano per disinfettare

Bisogna riuscire a capire l’insieme sociale e dottrinale in cui sguazza il Veneto.
Se non si comprende l’ideologia e la dottrina di fondo, ci si meraviglia davanti ad affermazioni che sono “negazioni dell’evidenza”. Proprio la “negazione dell’evidenza” al fine di giustificare le proprie credenze cattoliche è uno dei comportamenti classici dei Veneti. Non vale solo per questo prete, ma anche per i magistrati, per i poliziotti, per i sindaci, per gli amministratori, tutti coloro che detengono un potere o che devono imporre il controllo sulle persone.
Le frasi shock di don Floriano Abrahamowicz, rappresentante dei tradizionalisti a Treviso intimo amico di quel Borghezio nazista e razzista che sta portando vergogna all’Italia per tutta l’Europa non devono stupire. Davvero uno come Bosio, Gentilini, Tosi, Borghezio, Bitonci, ecc. si pensano isolati dal contesto sociale? Sono soggetti che rappresentano l’idealità del sistema sociale del Veneto. In passato questi personaggi erano rappresentati dalla Democrazia Cristiana. Erano ugualmente razzisti e nazisti, ma veicolavano con più prudenza le loro esternazioni.
Oggi che lo scontro sociale è relativo alle possibilità di costruire un futuro o di distruggerlo imponendo nel presente un passato di sottomissione e odio sociale, questi personaggi sono pronti a vomitare il loro odio e il loro disprezzo per la società civile.
Questo prete non nega l’esistenza delle camere a gas e afferma di non essere antisionista: afferma solo che le camere a gas avevano una funzione di igiene pubblica. E voi, come vi permettete di contestare l’igiene pubblica?


Frasi shock di don Floriano Abrahamowicz, rappresentante dei tradizionalisti a TrevisoContro la riammissione del vescovo Williamson, salta l'appuntamento con la comunità ebrea

Prete lefebvriano: "Camere a gas per disinfettare"Rabbini cancellano l'incontro con i cattolici


TREVISO - "Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione". Sono parole shock quelle pronunciate, in un'intervista alla Tribuna di Treviso, da don Floriano Abrahamowicz, capo della comunità lefebvriani del Nordest. Le dichiarazioni del religioso - che rifiuta però di definirsi antisemita - riaccendono la polemica sul negazionismo nonostante il mea culpa pronunciato dal leader del movimento tradizionalista Bernard Fellay addolorato dalle parole del vescovo Williamson. Salta l'incontro cattolici-ebrei. Le acque che le parole del Papa hanno tentato di placare, ritornano a farsi agitate. In segno di protesta per la riammissione nella Chiesa del vescovo negazionista, il rabbinato capo di Israele ha cancellato l'incontro con funzionari cattolici previsto a Roma per il prossimo marzo. "Servono scuse pubbliche". Il direttore generale del grande rabbinato, Oded Wiener, ha spiegato di aver scritto una lettera al cardinale Walter Casper, presidente della commissione vaticana che cura i rapporti col mondo ebraico, nella quale si lamentava che la chiesa Cattolica aveva reintegrato il vescovo ordinato dall'arcivescovo anticonciliare Marcel Lefebvre, senza aver ottenuto dal prelato pubbliche scuse. Wiener ribadisce comunque l'apprezzamento per le parole di ieri del Papa e per quanto riguarda la partecipazione all'incontro di marzo non chiude definitivamente tutte le porte: "Aspettiamo la risposta del Vaticano". Don Floriano e il genocidio. Ma le parole di don Floriano Abrahamowicz non aiutano di certo il dialogo. Smentendo Benedetto XVI che nell'udienza generale di ieri ha ricordato la Shoah e "l'eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti", il religioso trevigiano mette in dubbio il genocidio di sei milioni di ebrei: "I numeri - spiega il religioso - derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere?" E le camere a gas? "Sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no". Il sacerdote della Fraternità San Pio X rilancia le tesi negazioniste del vescovo Richard Williamson convinto che "nessun ebreo è stato ucciso nelle camere a gas", e che hanno ragione i revisionisti quando calcolano che le vittime della Shoah non superano "i 200-300 mila". "Non sono antisemita". Ma rifiuta la definizione di "antisemita" don Floriano - "Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche" - e difende il vescovo Williamson riabilitato dopo la scomunica del 1988: "Tutta la polemica sulle sue esternazioni, è solo una grande strumentalizzazione".

(29 gennaio 2009)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/benedetto-xvi-29/prete-lefebvriano/prete-lefebvriano.html?rss


Non si tratta di riaffermare il diritto degli Omosessuali, dei Comunisti, degli Zingari e degli Ebrei di non veder negato il proprio passato, ma si tratta di aprire la società civile al futuro anziché riprodurre la logica nazista in questo presente.
Quando il ballerino italiano all’estero dice che in Italia essere gay è pericoloso per l’attività della mafia vaticana, dice un’ovvietà. Ovvietà che viene riaffermata da questo prete cattolico che è pronto a distruggere la società civile pur di imporre le proprie idee criminali e assassine!
Questo è il Veneto.
Non ci sono “COSE BUONE” nel Veneto. Spesso si scambia per “cose buone” le fatiche dei Veneti per sopravvivere alla ferocia criminale delle Istituzioni che vengono meno ai loro doveri Istituzionali.
29 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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La mafia stile Veneto e le inchieste della magistratura

L’articolo precedente sulla situazione di Gazzo nel veronese era eccessivamente benevolo.
Dall’articolo dell’Arena di Verona, si evince che era in attività una vera e propria organizzazione mafiosa che, agendo all’interno delle Istituzioni, manipolava i diritti dei cittadini in funzione di vantaggi privati.
Per noi è poco importante il partito cui appartenevano: erano criminali che trasformavano le persone in oggetto di possesso sottraendo ai cittadini il loro patrimonio di diritti sociali.
Stando alle notizie di stampa, erano dei terroristi che hanno devastato il territorio in funzione dei loro interessi.
Non si tratta del semplice “abuso edilizio”, ma di attività criminale continua e sistematica come del resto avviene in tutto il Veneto al di là che la magistratura la perseguiti o meno.
Una cosa è il reato che emerge e un’altra cosa sono le condizioni etiche e sociali che spingono i reati a compiersi e, alcuni reati, ad emergere in sede giudiziaria.

Abusi edilizi, sei arresti «eccellenti»
SACCHEGGIO DEL TERRITORIO.
Ai domiciliari il sindaco Stefano Negrini,
l’assessore Massimiliano Marconcini,
l’ex segretario e altri tre

Capannoni per i maiali in importanti zone archeologiche e ricoveri per attrezzi agricoli trasformati in industrie
Gazzo veronese. Quando la polizia, intorno alle 10.30 di ieri, carica sull'auto un infagottato e provatissimo sindaco Stefano Negrini, arrestandolo per una sfilza di reati legati ad almeno tre anni di abusi edilizi - salvo novità che emergeranno nelle indagini che sono ancora in corso - è già il culmine di una giornata campale per Gazzo. Una giornata che fa tremare dalle fondamenta il paese: amministrazione, imprenditori, ex amministratori come Fausto Fraccaroli, privati cittadini; 84 persone, tutte indagate per aver ottenuto e concesso licenze edilizie per costruire, o ampliare immobili.Il sindaco viene prelevato dal suo studio, in via Bersai a Nogara, dopo che è stato svuotato di tutto: computer e ogni documento della sua attività privata di geometra. Alle 10.30 lo studio è completamente vuoto. Tre ore prima, però, 100 uomini della sezione di Polizia giudiziaria della Procura, della Questura, del Corpo forestale con il suo nucleo di polizia, erano in giro per Gazzo a perquisire abitazioni e studi e a sequestrare documenti e recapitarne altri, di tenore assai diverso. L'ordine del sostituto procuratore Pier Umberto Vallerin era infatti quello di dare esecuzione a sei ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari: oltre al sindaco, sono agli arresti anche Vittorino Baldi, responsabile dell'ufficio tecnico, il geometra Massimiliano Marconcini, assessore, e Antonio Persi, l'ingegner Alessandro Accordi, tutti membri della commissione edilizia. Una parte degli uomini del nucleo investigativo della polizia Forestale intanto eseguiva il sesto ordine di custodia cautelare, a Foggia, nei confronti di Antonio Tambascia, segretario comunale per 11 anni, dimessosi pochi mesi fa per tornare in Puglia.La sfilza di reati contestati ad arrestati e indagati è lunghissima: associazione per delinquere e falso in atto pubblico, elusione continuata e in concorso delle normali procedure autorizzatorie, abuso d'ufficio, falso ideologico, violazioni di norme edilizie che sarebbero state commesse soprattutto utilizzando procedure «privilegiate» in commissione edilizia per la concessione di permessi di costruzione in zone agricole e di interesse ambientale e approvate senza seguire le procedure previste. Oltre alla violazione dell'articolo 6 della legge regionale che regola le edificazioni in zone agricole. Ci si chiede come in questi anni sia stato possibile, per esempio, che un allevamento intensivo di 2.600 maiali sia sorto in zona di interesse archeologico, o come un allevamento di polli (abbattuto dopo una lunghissima querelle giudiziaria) sia stato eretto a distanze irregolari dalle abitazioni e ancora, come i rustici siano diventati villette o come privati, che non avevano mai visto in vita loro una vanga da contadino, abbiano potuto costruirsi magazzini per gli attrezzi per la campagna che poi si trasformavano in capannoni artigianali o industriali. Nessun mistero. Piuttosto, secondo l'accusa, molti «trucchi» e tutti ben orchestrati, almeno secondo quanto è stato riferito nel corso della conferenza stampa dal dirigente della Mobile Marco Odorisio e dal vice questore aggiunto Paolo Colombo, comandante reggente della Forestale di Verona mentre spiegavano i contorni dell'operazione «Gaio», dall'antico nome di Gazzo.Di gaio però, c'è ben poco in questa vicenda di aggressione al territorio, di cementificazione di aree verdi tutelate e di zone archeologiche. Vi sarebbero invece - stando ai tre anni di esame di una mole elevatissima di documenti - salti a pié pari di valutazioni di impatto ambientale, omissioni di produzione di documenti fondamentali, come i pareri della Sovrintendenza o di elaborati tecnici dove si dice dove andavano a finire - ad esempio - le deiezioni degli animali. E ancora, distanze di legge dalle abitazioni di attività imprenditoriali modificate addirittura nelle mappe catastali, approvazioni di varianti al Piano regolatore generale ad hoc per trasformare zone del paese a seconda delle richieste di edificazione, uso di tecnici «prestanome» per presentare progetti in commissione edilizia perché non risaltassero i conflitti di interesse tra il progettista e colui che approvava un elaborato. Le complicità che sarebbero emerse dalle indagini sono fittissime e coinvolgerebbero anche imprese costruttrici di case o capannoni abusivi: gli investigatori hanno calcolato che quasi il 70 per cento delle ditte che si occupavano di edilizia erano «complici» di tecnici e di amministratori.[FIRMA]
Daniela Andreis
Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/138458/


Tutto il Veneto sta soffrendo del terrore. Un terrore che non è determinato dalla bomba di Piazza Fontana, ma da tante cariche esplosive che esplodono nella quotidianità dei cittadini devastando le loro condizioni di vita. Devastando le loro possibilità di affrontare il loro futuro.
E’ il terrore imposto dalle istituzioni locali del Veneto che ritengono di non avere dei doveri nei confronti dei cittadini, ma di essere i padroni degli stessi.
I cittadini vanno ingannati, truffati, derubati. E vanno truffati dei loro diritti tanto più i cittadini sono deboli salvo criminalizzare quei comportamenti che chiedono alle Istituzioni giustizia e rispetto delle regole.
E’ il dio padrone dei cristiani che viene imposto dai vari Galan, Zanonato, Cacciari, con la violenza ai cittadini affinché non siano portatori di diritti, ma stiano in ginocchio davanti a loro che si sentono tanto un dio padrone.
Domani ci saranno altre notizie. E tutte stanno a dimostrare questa voglia dei veneti, appresa negli oratori, di essere tanti PARONI!
Paroni, in contrapposizione a cittadini consapevoli!
29 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì 28 gennaio 2009

Che novità: anche in Veneto un sindaco arrestato

C’è da stupirsi?
E’ certo una cosa relativamente nuova per il Veneto.
Vedere un sindaco arrestato è sicuramente una cosa rara.
Diverso è per i reati che il sindaco ha commesso. La sensazione è che nel Veneto avvenga dovunque. Qualcuno è più furbo, qualcun altro trova magistrati compiacenti.
Magari questo sindaco sarà assolto, ma a noi non interessa. Interessa la moralità dell’arraffamento, della truffa, dell’inganno del più forte sul più debole che è la caratteristica della società veneta imposta ai cittadini mediante l’orrore dell’educazione cristiana.
La realtà è questa. Com’era la realtà dello stupro di minori nel lager cattolico di Verona. Avviene ovunque, continuamente, solo che troppi magistrati preferiscono non vedere.


2009-01-28 10:49
Arrestati sindaco e altri 5 nel Veronese
Accusa di associazione a delinquere e abusi edilizi

(ANSA) - VERONA, 28 GEN - Arrestati dalla polizia e dal CFS il sindaco di Gazzo Veronese e altri cinque dirigenti dello stesso comune. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a compiere reati contro la sede pubblica e la pubblica amministrazione in materia di abusi edilizi. Il sindaco guida una lista civica di centrodestra. Ai cinque ar restati sono stati concessi i 'domiciliari'. Nell'inchiesta della procura veronese sono un'ottantina le persone indagate.

Tratto da:
http://www.ansa.it/site/notizie/regioni/veneto/news/2009-01-28_128303381.html


E così qualche Veneto mi scriverà indignato. Eppure quella realtà è la realtà che ha attorno e che preferisce, nel suo delirio di onnipotenza ad imitazione del dio padrone, non vedere. E quando qualcuno gliela indica, allora si scandalizza. Anziché scandalizzarsi per i delitti si scandalizza per chi indica la realtà!
Questo è il Veneto.
Fatto da persona malate che vessano altre persone affinché si ammalino a loro volta.
Che porcaio!
28 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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T-Red, vigili urbani e terrorismo in Veneto

Nessun magistrato perseguiterà questi comuni per atti di terrorismo nei confronti dei cittadini.
Eppure, la loro azione, è ben peggiore, giuridicamente, di una rapina a mano armata in banca. A mano armata, con l’ausilio di bande organizzate per il terrore dei cittadini, i vigili urbani alle dipendenze dei comuni. Attraverso la banda armata dei vigili urbani i comuni hanno vessato ed estorto denaro agli automobilisti.
L’Italia è uno stato Democratico dove tutti i soggetti sono uguali di fronte alla legge: sia il rapinatore a mano armata in banca che il vigile urbano che, facendosi forte delle Istituzioni, rapina l’automobilista pur sapendo (è il suo mestiere saperlo) che quell’azione è illegale.
Sia i Comuni che i Vigili Urbani sapevano che quei semafori e quel mezzo era solo un mezzo estorsivo.
Si tratta, dunque, di atti di terrorismo nei confronti dei cittadini.
Ma quale magistrato procederà per terrorismo?
E’ facile per il magistrato sequestrare una persona che non si può difendere, torturarla e inventarsi i capi di imputazione quando quella persona non è in grado di difendersi. Ma eccoli, gli stessi magistrati, complici di estorsori mafiosi: forse che i magistrati di Treviso non sapevano che il sistema era illegale?
Quante volte hanno deriso gli imputati che esponevano le loro ragioni!
Riporto la notizia.

Veneto/ Inchiesta T-Red, sigilli a semafori a Rovigo e Treviso
L'indagine era partita nel 2008 dalla Procura di Verona

Verona, 28 gen. (Apcom) - Continua l'inchiesta sui semafori spia, i T-Red, che fotografano gli automobilisti che passano col rosso e fanno la multa. L'indagine si allarga e dopo i nuovi sequestri avvenuti a Occhiobello e Guarda Veneta (Rovigo), Villorba (Treviso) e Mogliano Veneto (Treviso), sono stati messi i sigilli ai semafori. E' uno sviluppo dell'inchiesta partita a gennaio dello scorso anno e condotta dalla Procura della Repubblica di Verona.
L'indagine era iniziata con il sequestro di due semafori nel Veronese e alcuni avvisi di garanzia a un sindaco, e ai titolari di due imprese, quella che aveva ottenuto l'appalto e quella che installò i semafori.
Tratto da:
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2009/01_gennaio/28/veneto_inchiesta_t-red_sigilli_a_semafori_a_rovigo_e_treviso,17749110.html


Si tratta del Veneto. Un Veneto in cui la società civile è ridotta ad un porcaio da individui che hanno perso il senso del dettato Costituzionale e usano metodi fascisti, nazisti e mafiosi (chiamateli come volete, ma sempre legati al disprezzo dei cittadini e delle norme) perché tanto loro si pensano ad imitazione di un dio pazzo e cretino come hanno imparato negli oratori. Già perché in Veneto, anziché conoscere le norme della società civile si preferiscono imporre le norme della monarchia assoluta voluta dal Vaticano.
E, intanto, i cittadini vengono rapinati!
28 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

I motivi del fallimento dell'economia in Veneto.

Ieri mi sono accorto che mi servivano degli occhiali da vista dal momento che faccio fatica a leggere.
Così sono andato a cercare degli occhiali che soddisfacessero le mie esigenze.
Sono andato in un negozio di cinesi e ho acquistato due paia di occhiali funzionanti per i miei scopi, a 5 euro l’uno.
I venditori veneti vendevano gli stessi occhiali, di qualità molto scadente dai 25 euro in su.

Io so benissimo che le occhialerie del Bellunese stanno vivendo una situazione fallimentare, ma perché avrei dovuto acquistare gli occhiali dalle occhialerie del bellunese quando le occhialerie del bellunese hanno saccheggiato, attraverso l’associazione industriali, la società civile. Si sono fatti gli affari loro alla faccia dei cittadini che, per loro, erano solo bestiame al quale mungere soldi: vendere merci col miglior profitto.
Per mungere meglio i cittadini gli industriali veneti hanno assunto gli extracomunitari non perché non ci fosse manodopera locale a disposizione, ma perché potevano più facilmente ricattarli e costringerli a lavorare in situazioni pericolose o strappare loro concessioni alle quali i lavoratori italiani avrebbero posto una maggiore resistenza.

Per fare questa operazione gli industriali Veneti hanno messo in giro la voce che “nessuno fa più quei lavori”. E’ una falsità. In realtà vogliono dire: “Non riusciamo più a trovare in Veneto schiavi a basso prezzo da poter ricattare a nostro piacimento!”.

Con questa logica appare opportuno il fallimento dell’industria del Veneto.
Un’industria che si pone al di fuori della società civile e ritiene la società civile un ammasso di individui da derubare e rapinare non ha il diritto ad essere riconosciuta come parte del tessuto sociale.

In quest’ottica i commercianti cinesi o i baristi magrebini hanno sicuramente maggior spazio che non gli imprenditori Veneti che si sono preoccupati di delocalizzare la produzione in Romania e in Cina solo per farsi le prostitute locali e aggredire i livelli di vita del Veneto e dei suoi cittadini.

Pertanto, se cercate oggetti che vi servono, non guardate la razza del venditore, ma cercate l’oggetto al miglior presso perché l’obbiettivo dell’impresario del Veneto è solo quello di ridurvi alla miseria per salvare sé stesso privandovi delle risorse per vivere.

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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Come alcuni veneti leggono e giustificano la loro realtà sociale!

Ricevo e ritrasmetto come esempio di “ragioni” con le quali si giustifica la distruzione del tessuto economico e sociale del Veneto.
Raixe Venete espone le sue ragioni in riferimento a denunce di disastro sociale fatte da alcuni quotidiani locali. Disastri che hanno il Scola e nel cattolicesimo la radice dei loro crimini.
Raixe Venete ha la sua visione della realtà del Veneto.
Io che sono molto più critico del giornalista Giorgio Sbrissa rilevo un terrore diffuso e una disperazione da assoluta mancanza di cultura e di prospettiva per il futuro nel Veneto. Ma si tratta di un andazzo che attraversa la società italiana fra Costituzione negata e restaurazione dell’ideologia nazi-fascista.
Comunque, queste sono le ragioni di Raixe Venete!



28/01/2009 Comunicato stampa
BASTA RAZZISMO CONTRO I VENETINO
NOSTANTE TUTTO
RESTIAMO UN ESEMPIO.
Solidarietà al Patriarca di Venezia Angelo Scola
Continua su diversi giornali locali del Veneto una campagna diffamatoria e intollerante nei confronti dei veneti: l'ultimo caso risale al 26 gennaio 2009, quando sulle pagine del Mattino di Padova, Tribuna di Treviso e Nuova di Venezia è apparso un articolo a firma del caporedattore Giorgio Sbrissa dal titolo "Nordest, i peccati che Scola dimentica".
Nell'intervento viene criticato il Patriarca di Venezia Angelo Scola reo, secondo l'autore, di aver elogiato i Veneti quali portatori di qualità e di valori che potrebbero essere esempio per tutta l'Italia in questo momento particolarmente difficile. "Dal boom economico (nella società veneta) sono aumentate l'intransigenza, l'intolleranza, la chiusura, l'evasione fiscale, l'esportazione di rifiuti e l'importazione di donne schiave, il tosismo e gentilinismo, le mercedes e i suv, la corsa ai consumi, il lusso, l'ostentazione, la violenza, l'abuso di alcol e di droghe, le truffe e i fallimenti, senza scordarci i Maso o i coniugi veronesi che hanno bruciato vivo un loro dipendente per intascare i soldi dell'assicurazione. Nel Nordest in questi decenni sono state erette molte chiese al dio... denaro. Perciò non siamo convinti che oltre ai manufatti industriali abbiamo anche dei valori morali alti e peculiari da esportare", questa è la conclusione dell'articolo.
Sarebbe questa la considerazione che i giornali in questione hanno nei confronti dei loro lettori?Forse il signor Sbrissa non sa che la Venetia (ci perdonerà ma preferiamo usare questo termine che da sempre indica la Terra veneta rispetto all'artificiale "Nordest") è prima in solidarietà: le statistiche parlano di una associazione di volontariato ogni 1.400 persone, rispetto a una ogni 3.500 abitanti in Italia!Come FALSA è la convinzione che vede il Veneto come terra degli evasori fiscali: secondo una ricerca presentata da Unioncamere Veneto nel 2007 il Veneto è la ragione con la minore evasione fiscale!
FALSO è ritenere i Veneti intolleranti e chiusi: Treviso per esempio è la prima provincia per integrazione di immigrati e il Veneto è la regione dove in media gli immigrati si sono meglio integrati (fonte Caritas).
Ma qualcosa di vero nell'articolo Sbrissa lo scrive: nella società veneta sono in aumento la corsa ai consumi o l'abuso di alcol e di droghe, come pure una certa perdita di valori che da sempre contraddistinguono il nostro Popolo. 142 anni di italianizzazione forzata hanno infatti portato, anche in Veneto, modelli di vita e disvalori che in parte hanno contribuito a cambiarci.
Un indottrinamento continuo, attraverso i mass media, ci descrive una società in cui il furbo di turno la fa sempre franca e la giustizia non viene applicata a dovere.Dobbiamo essere e sentirci italiani in uno stato con politici corrotti, in cui non viene premiato il sacrificio e i valori tipici della nostra gente bensì l'arrivismo a tutti i costi, il degrado e il menefreghismo.In questo siamo immersi noi veneti da troppi anni; in una realtà come la nostra il valore del lavoro è sfruttato abilmente per ridurci ad una colonia produttiva in cui non ci viene dato nemmeno il tempo di fermarci mai ad alzare gli occhi e a ragionare su dove stiamo andando.
Se qualcosa in peggio è cambiato non è qui che si deve puntare il dito. Anzi, nonostante l'Italia siamo ancora i primi in mille statistiche, dalle donazioni organi e del sangue alla raccolta differenziata, solo per citare altri due esempi.Se per un attimo potessimo guardare alla nostra società dal di fuori, ci verrebbe quasi da sorridere davanti ad una situazione paradossale: un Popolo che quand'era indipendente ha saputo creare una società ammirata da tutto il mondo, la Serenissima Repubblica Veneta, durata più di 1.100 anni, ora è costretto a modelli e disvalori che lo stanno trasformando nell'ombra di quello che fino a pochi anni fa è stato, e questo in maniera subdola, togliendo a quella gente la propria storia e identità, minimizzando e ridicolizzando la loro cultura. Come se ciò non bastasse, gli si punta poi il dito contro colpevolizzandolo perché si sarebbe ridotto così, perché cioè sarebbe diventato proprio l'effetto di quella italianizzazione così fortemente voluta a partire dal 1866, anno di annessione del Veneto all'Italia.Verrebbe da sorridere se tutto questo non fosse invece tragicamente reale ed attuale.
Ma qualcosa in noi Veneti è sempre vivo, non ci siamo arresi e non abbiamo perso la nostra natura, come confermano le statistiche: stia tranquillo Sbrissa, i valori che Scola ha portato da esempio sono ancora in noi, fanno parte di noi.
Da parte nostra l'augurio ai Veneti di oggi di riprendersi in mano il loro destino e di tornare liberi di crescere nuovamente, in una società in cui siano rispettati, in cui i valori che da sempre li caratterizzano contraddistinguano le loro istituzioni e i rapporti sociali fra le persone.
Abbiamo il diritto ad una società migliore e a costruire liberamente il nostro futuro.
Associazione Veneto Nostro - Raixe Venete

Certo che difendere uno come Scola che incita all'odio sociale, è sempre eccessivo.
Esiste un solo valore nel Veneto: “ESSERE PARONI”. E mettere tutti in ginocchio davanti a sé stessi. Disprezzare l’altro e derubarlo. Identificarsi col dio padrone e legittimare, se serve, anche il genocidio. Un genocidio che viene legittimato anche attraverso la “carità cristiana”.
Il Veneto manca di cultura. E per cultura non parlo delle menate da ostaria, ma della conoscenza della realtà oggettiva, sia sociale che etico-morale, capace di portare le persone a progettare il proprio futuro nelle tempeste della vita anziché mettersi a pignucolare e chiedere la carità quando si è deboli e stuprare le persone privandole del loro essere persone quando ci si ritiene “forti”.
Trovo ridicolo che delle persone si identifichino col Doge di Venezia e non con gli scariolanti: si identificano con “El paron” e non con gli schiavi che hanno agito per diventare dei cittadini.
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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martedì 27 gennaio 2009

Giorno della memoria della SHOAH.

Come si onora quella memoria?
Dal momento che quei macellati, in quell’orrore, non li si possono riportare in vita, nè si possono processare i criminali politici che organizzarono il macello e le leggi razziali, si possono tuttavia censurare quei comportamenti e le espressioni ideologiche che allora furono supporto del genocidio. Quei comportamenti ieri hanno macellato quelle persone; oggi ne macellano altre.

E’ vergognoso che oggi si macellino persone giustificandosi con i macelli di allora. E’ vergognoso che chi ha promosso le leggi razziali contro gli ebrei e gli zingari oggi continui a propmuovere il razzismo contro immigrati, ebrei, zingari, albanesi e romeni.

L’orrore non fu tale perché aggredì gli ebrei. L’orrore fu tale perché aggredì l’uomo e rimane orrore nelle aggressioni che uomini e popoli subiscono ancor oggi.

Così le affermazioni di Frattini che giustifica e legittima il genocidio Palestinese sono espressione di nazismo e razzismo. Un nazismo e razzismo che nasconde accusando le persone che reclamano giustizia di antisionismo!
E’ vergognoso che Frattini legittimi le camere a gas, i lagher e i massacri solo per soddisfare il suo odio razzista.

Fini ha ragione solo in parte quando dice che una persona religiosa deve vergognarsi a proclamare il negazionismo. Ha ragione quando si riferisce al negazionismo in sé, ha torto quando con la scusa dell'antisemitismo (che negherebbe l'olocausto) si nega la critica all'origine ideologica dello stragismo nazista. Perché come è vero che l’ideologia religiosa cristiana ed ebrea sono il fondamento ideologico dell’ideologia del genocidio, è altrettanto vero che le angherie, i sopprusi e le aggressioni ingiustificate che gli ebrei hanno subito ad opera dei cristiani nel corso della storia sono tali da bollare la critica agli ebrei di un religioso cristiano come pretestuosa, offensiva e ridicola. Hanno lo stesso dio, hanno la stessa esaltazione del genocidio dei popoli a maggior gloria del loro dio.

Ogni persona religiosa, non monoteista, è obbligata dalla Costituzione della Repubblica a mettere in atto critiche religiose nei confronti dell’ideologia ebrea e cristiana proprio perché il nazismo non deve mai più trovare legittimazione all’interno della società civile. E per nazismo intendo l’ideologia del genocidio dell’altro, del diverso; qualunque sia l’altro e qualunque sia il diverso o la sua religione. Ricordo come chi oggi giustifica il genocidio dello Stato di Israele nei confronti dei palestinesi sono gli stessi che predicano l’odio religioso nei confronti dei musulmani impedendo loro di pregare. Queste stesse persone hanno ingiuriato e offeso i musulmani equiparandoli ai terroristi solo per giustificare le loro espressioni di odio razzista.
Scriveva Almirante:
"Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare, confrontare col sangue degli altri... il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagabondo tra le ombre incerte di una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore" Giorgio Almirante "che la dritta via era smarrita" n. 13 - 5 maggio 1942
Certo i seguaci di Almirante di allora condannano le leggi razziali di allora; ma lavorano per applicare il razismo ora. Nella società di oggi. E domani, per colpa di Fini, Frattini, Berlusconi, si dovrà chiedere scusa per il razzismo di oggi.
Gli USA hanno le loro responsabilità; cosa alle quali Obama sembra iniziare a mettere ordine restituendo quella dignità ai musulmani che i politici italiani hanno tolto loro per puro esercizio di nazismo e razzismo.


La memoria deve essere tale perché mai più possa esserci un regime o una politica che faccia del genocidio un sistema per rapportarsi con gli Esseri Umani; qualunque sia la loro religione, la loro razza, il loro sesso ecc.
Cosa che hanno dimenticato, nel tentativo di ricostruire lo stato nazista, sia Sacconi che Frattini, sia il Presidente della regione Lombardia che un parlamento italiano che ha offeso il diritto dell’uomo di poter disporre del proprio corpo. Un parlamento Italiano che nel tentativo di restaurazione del nazismo in Italia si è permesso di fare istanza alla Corte Costituzionale contro una sentenza della Corte di Cassazione. Un parlamento della Repubblica Italiana, un Sacconi e un Roberto Formigoni, che pretendono di infilare Eluana nella camera a gas dell’eterna tortura per il loro diletto nazista.

Il giorno della memoria della SHOAH va onorato ricordando che le persone sono proprietarie del loro corpo e del loro futuro e che nessuno, tanto meno un dio padrone e i suoi vicari, possono disporre dei corpi degli Esseri Umani per macellarli!
Solo in questo modo potremmo onorare i Comunisti, gli Omosessuali, gli Zingari e gli Ebrei che furono privati del loro essere persone per essere trasformati in corpi da poter usare, torturare, gassare e bruciare!
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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lunedì 26 gennaio 2009

La crisi economica, gli avvoltoi rapaci e le necessità delle persone.

Quando arriva una crisi economica le prime imprese ad essere spazzate via dal mercato sono quelle più fragili.
Apparentemente le imprese più forti se ne rallegrano, ma il loro fallimento è l’anticamera per il fallimento delle imprese più forti. In particolare di tutta quella media e piccola impresa che pur non essendo esposta in maniera drammatica si trova a perdere i mercati sui quali vendeva le proprie merci.
Tutte le imprese che lavoravano per la FIAT sono in sofferenza per il calo di produzione FIAT, per la cassa integrazione. La cassa integrazione che, paradossalmente, danneggia i lavoratori FIAT rallenta e blocca le imprese fornitrici. A loro volta quelle imprese sono costrette a ricorrere alla cassa integrazione e a fermare gli ordini. L’ultima impresa della catena dei fornitori è la prima a fallire. Solo che il suo fallimento mette a rischio l’intera catena dei fornitori. Chi entra in sofferenza è il territorio.
L’attuale maggioranza politica trae il suo consenso da una logica perversa che vede l’economia territoriale (bar, negozi, commercio, assicurazioni, discoteche, affittuari ecc.) avere dei vantaggi (dal lavoro nero all’evasione fiscale) dal fatto che le imprese impieghino operai ai quali, loro forniscono servizi ad alto prezzo.
A differenza di quello che dice l’articolo del Sole 24 ore che riporto, il fallimento prossimo sarà quello delle “imprese di territorio” perché, davanti alla diminuzione degli stipendi e ai licenziamenti dei precari, ci sarà una risposta degli operai e dei precari di conservazione del denaro rimasto.
In termini economici si dice “Tagliare le spese superflue!”
Il taglio delle spese superflue implicherà il fallimento delle imprese superflue rispetto al circuito operaio, impiegatizio e del precariato.
Le imprese a loro volta saranno costrette a tagliare la pubblicità mettendo in sofferenza i venditori di spazi pubblicitari. Prima di tutti Mediaset.
Nel 2008 sono fallite le imprese più fragili raddoppiando rispetto agli anni precedenti.

I fallimenti sono raddoppiati nel 2008
di Emanuele Scarci
26 Gennaio 2009


Nel 2008 è più che raddoppiato il numero di fallimenti di imprese, passando da 6mila a circa 13mila, un dato che ci riporta indietro nel tempo, precisamente al 2005. Si moltiplicano per sei i fallimenti della provincia di Napoli, che scala la classifica nazionale, piazzandosi così davanti a Roma. Mentre sono in lieve decremento i protesti (1,4 milioni) e altre procedure concorsuali come le liquidazioni volontarie (13.400) e quelle coatte amministrative (318). L'economia in difficoltà non poteva non lasciare segni di malessere, anche se ancora contenuti e limitati alle aziende più piccole e fragili, micro-aziende in testa.Secondo le elaborazioni di Cribis.it su dati delle Camere di commercio, l'anno scorso i fallimenti sono arrivati a 12.786, molto di più dei 6.202 dell'anno precedente e degli oltre 10mila del 2006, sostanzialmente in linea con i 12.872 del 2005. Un dato certo limitato se raffrontato ai 5 milioni di imprese registrate, ma un campanello d'allarme che potrebbe diventare preoccupante nel corso di quest'anno. E a risospingere i fallimenti, oltre alla recessione, dovrebbero aver contribuito alcune correzioni della riforma fallimentare varata nel 2006, che aveva finito con il ridurre drasticamente il numero delle dichiarazioni di fallimenti (vedi l'analisi a fondo pagina).Nella classifica del 2008, alle spalle di Napoli, seguono Roma, Milano, Brescia e Torino, che sono tra le province economicamente più vivaci. Soltanto Napoli e Roma superano la barriera dei mille fallimenti. I maggiori aumenti di fallimenti si sono verificati a Napoli, Brescia, Catania, Ravenna, Alessandria e Bologna. Poche invece le province in controtendenza: Bari, Potenza, Matera, Ragusa, Imperia, Verbania e Caltanissetta.Ma qual è l'identikit dell'impresa che fallisce? «Si tratta – risponde Alessandro Vardanega, presidente degli industriali di Treviso – per lo più di piccole imprese contoterziste e prive di brand, che come tali sono le più esposte alla congiuntura».«Gran parte delle aziende che sono fallite nel trevigiano – aggiunge Federico Tessari, imprenditore e presidente di Unioncamere Veneto – sono riconducibili al settore dell'edilizia e, in misura minore, al manifatturiero. Ma, alla fine, l'incidenza dei fallimenti a Treviso è solo dello 0,2% sulle 94mila aziende della provincia».Nel 2009 si rischia una brusca crescita dei default? «In Veneto – conclude Tessari - sarà forse meno che altrove, anche se ci troveremo costretti a "galleggiare"». Per Vardanega, «pagheremo anche noi la crisi, ma spero che il Governo vari un piano di rilancio per domanda e investimenti pari ad almeno un punto di Pil».Più pessimista Marco Fortis, consulente dell'ufficio studi di Assolombarda, secondo cui «se l'anno scorso i fallimenti hanno interessato quasi prevalentemente le piccole e piccolissime imprese, nel 2009 probabilmente si alzerà il tiro: la crisi colpirà l'industria esportatrice, cioè il volàno della nostra economia, che non troverà più una domanda adeguata sui mercati internazionali».Nononostante il balzo dei fallimenti nella provincia di Roma, «il fenomeno – osserva Attilio Tranquilli, vice presidente dell'Unione degli industriali e delle imprese – non ha toccato le nostre aziende che, pur piccole, hanno un certo peso, tanto da poter contare su affidamenti di almeno 200mila euro. Del resto anche le sofferenze molto basse del nostro consorzio fidi indicano un discreto stato di salute», nonostante l'ulteriore allungarsi dei tempi di pagamento da parte della Pa. «A causa di questo – conclude Tranquilli – le banche, pur senza chiedere il rientro dei fidi, esigono garanzie aggiuntive e, a volte, raddoppiano o triplicano gli spread».



Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/01/fallimenti-classifica-province2008.shtml?uuid=41713642-eb82-11dd-804c-e23a7a132034&DocRulesView=Libero



L’unica difesa che resta agli abitanti del territorio è quella di non spendere.
A questo punto entrano in gioco le scelte fatte negli anni precedenti. Come si sono spesi quei soldi? Come si è agito per salvaguardare sé stessi?
Chi ha tentato la fortuna ai tavoli da gioco: ora si trova sbilanciato!
Chi ha fatto figli seguendo le indicazioni di Berlusconi; ora si trova in sofferenza!
Chi si è fatto di cocaina o di eroina; ora si trova esposto e in sofferenza!
Chi ha seguito la pubblicità degli alcoolici e delle discoteche; ora si trova in sofferenza!
Chi ha fatto finanziamenti personali; ora si trova in sofferenza!
Chi si è comperato un camion con le rate; ora si trova in sofferenza!
Si trova in sofferenza anche chi deve vendere i suoi appartamenti per pagare i debiti.
Perché ricordate che le banche, prima di fallire loro, fanno fallire ogni singolo individuo e ogni singola impresa.
Imparate a difendervi!

Claudio Simeoni
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sabato 24 gennaio 2009

Questioni cristiane: dagli ortodossi ai lefevriani e ai cattolici. Una questione di possesso delle persone.

Due vicende tratte dal giornale Il Gazzettino del 24 gennaio 2009 che dimostrano come per i cristiani, i cattolici in questo caso, le persone siano solo bestiame.
I cattolici accorrono alle messe miracolose del prete ortodosso Gabriele Fiume?
E perché non dovrebbero? Non sono stati i cattolici che hanno imposto loro la credenza nei miracoli?
Milingo era cattolico e, secondo le gerarchie cattoliche, faceva i miracoli. Scacciava il demonio: peccato che si trattasse di superstizione. Come del resto è superstizione tutto il cristianesimo e il cattolicesimo in particolare.
Così, a Pietro Brollo interessano le persone come bestiame che questo prete ortodosso, Gabriele Fiume, sottrae al caravanserraglio cattolico facendo diminuire gli introiti monetari.
Ed è istruttivo abbinare a questa notizia la notizia della riabilitazione ad opera della chiesa cattolica dei lefevriani. Una riabilitazione che coincide con le dichiarazioni negazioniste dell’olocausto da parte di uno dei vescovi lefevriani.
Per la chiesa cattolica le persone sono bestiame da comperare e vendere. Da mettere in ginocchio o da ammazzare. Bambini da stuprare per la gloria del suo dio!
Così, come Gabriele Fiume e Pietro Brollo si contendono il controllo del bestiame umano, i lefevriani si contendono un altro tipo di bestiame legittimando lo stragismo del loro dio anche attraverso la negazione dell’olocausto. Un olocausto che i cattolici hanno non solo voluto e favorito, ma auspicato contro gli ebrei deicidi.
Riporto gli articolo:

Udine. Preghiere di gruppo e guarigioni,il vescovo vieta gli incontri col santone

Sotto accusa le "messe miracolose" del sacerdote ortodossoPadre Gabriele Fiume: «Si crea una situazione di ambiguità»


UDINE (24 gennaio) - «I fedeli di religione cattolica non possono frequentare gli incontri di preghiera di un sacerdote ortodosso». Così parlò monsignor Pietro Brollo. L'arcivescovo di Udine è intervenuto sul "caso" di padre Gabriele Fiume, che a Feletto Umberto, paese alle porte di Udine, accoglie i fedeli che arrivano praticamente da tutta la città e tutto l'hinterland in incontri spirituali che spesso si concludono con fenomeni di isteria, mancamenti e stati confusionali e ascetici.«Non possono farlo - ha spiegato Brollo - intanto perché non è un prete cattolico. E poi perché non si sa come sia prete o meno». Padre Gabriele, 29 anni, nato in Calabria, è tornato anche per questo fine settimana in Friuli, dove da circa un anno giunge almeno due volte al mese, per i colloqui personali, le confessioni e le funzioni religiose seguite dalle preghiere comunitarie "di liberazione e di guarigione" cui partecipano numerosi fedeli, molti dei quali al termine della benedizione impartita dal religioso si lasciano andare in uno stato di "riposo dello spirito", accasciandosi al suolo. «Si tratta di una persona che ha passato mille situazioni particolari - ha commentato l'arcivescovo di Udine riferendosi a padre Gabriele - che è stata allontanata da varie chiese, che è passata da un'ortodossia all'altra. Un cristiano non può mettersi in una situazione di tale ambiguità». La Chiesa udinese era già intervenuta sulla vicenda anche attraverso una "ammonizione ufficiale" rivolta all'editore Piero Mantero (edizioni "Il segno"), che ospita gli incontri con padre Gabriele negli spazi del suo centro culturale.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=43583&sez=NORDEST


Naturalmente non mancano, da parte della chiesa cattolica, tutte quelle azioni di stampo mafioso e camorristico che hanno come fine l’intimidazione e il ricatto. Non mancano le aggressioni alla persona. Una persona che la chiesa cattolica vorrebbe mettere sul rogo.



E il Papa revoca la scomunica ai vescovi lefebvriani inflitta da Giovanni Paolo II

«Piena comunione» tra Chiesa cattolica e ultratradizionalistiGuarda il video con l'intervista negazionista a Williamson


ROMA (24 gennaio) - Nonostante le recenti dichiarazioni revisioniste e negazioniste sull'Olocausto fatte dal britannico Richard Williamson, un vescovo lefebvriano, Benedetto XVI ha ufficializzato la revoca della scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988. Il decreto di revoca di scomunica è stato firmato il 21 gennaio 2009 e secondo padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, è un «passo importante sulla via della piena comunione» tra Chiesa cattolica e ultratradizionalisti lefebvriani anche se c'è «una situazione da definire per quanto riguarda l'esercizio del ministero da parte dei lefebvriani».«Con la revoca non sposiamo il negazionismo» afferma Lombardi. La Santa Sede quindi non condivide le dichiarazioni revisioniste del vescovo Williamson sull'olocausto ebraico. La revoca non significa «sposare le sue idee e le sue dichiarazioni, che vanno giudicate in sè». Non tutti i problemi sono stati risolti. Ad esempio, spiega Lombardi, l'ordinazione dei circa 500 preti lefebvriani «è valida ma non lecita», così come del resto era la situazione dei quattro vescovo a cui è stata revocata la scomunica. Padre Lombardi ha ricordato inoltre l'impegno costante del Papa per ricucire lo scisma con la Fraternità di San Pio X, a cominciare dal Motu Proprio con cui ha ridato piena cittadinanza alla messa tridentina in latino.Ma i tradizionilisti hanno ancora riserve sul Concilio Vaticano II. «Riconoscenza» e «gratitudine filiale» nei confronti del Papa da parte di mons. Bernard Fellay, superiore della Fraternità di San Pio X, che però in una lettera ai fedeli ribadisce che le «riserve» dei tradizionalisti sul Concilio Vaticano II restano. «Noi abbiamo la convinzione - si legge - di rimanere fedeli alla linea di condotta tracciata dal nostro fondatore, mons. Marcel Lefebvre, di cui speriamo una pronta riabilitazione».Nel comunicato del Vaticano, si spiega che il Papa ha accolto la lettera di richiesta di riammissione nella comunità cattolica, inviatagli da Fellay lo scorso 15 dicembre 2008. «Siamo fermamente determinati - scrive Fellay nella parte di testo reso noto - nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l'attuale situazione». Benedetto XVI - spiega il comunicato Vaticano - ha seguito sin dalla sua elezione il processo di ricomposizione dello scisma lefebvriano. «Ed ora, benignamente , con sollecitudine pastorale e paterna misericordia, mediante decreto della Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio 2009, rimette la scomunica che gravava sui menzionati presuli. Il santo Padre è stato ispirato in questa decisione dall'auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione». La scomunica di Giovanni Paolo II. Fu inflitta al vescovo anti-conciliare Marcel Lefebvre, già sospeso 'a divinis' da Paolo VI nel 1976, il 30 giugno 1988, quando il presule ribelle aveva ordinato quattro nuovi vescovi, nella sua roccaforte svizzera di Econe, per preservare, a suo dire, la tradizione autentica cattolica contro la «sovversione e la rivoluzione» introdotte dal Concilio Vaticano II. Lefebvre morì nel 1991. I vescovi riabilitati sono: Bernard Fellay (superiore dei lefebvriani della Fraternità di San Pio X), Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson. L'intervista negazionista. Williamson, in un'intervista alla televisione svedese, rilasciata a novembre ma mandata in onda tre giorni fa, ha affermato di non credere all'esistenza delle camere a gas naziste. Il superiore lefebvriano Fellay ha commentato che si tratta di affermazioni personali, usate strumentalmente per screditare la «Fraternità di San Pio X».


Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=43554&sez=MONDO



Riassorbire i tradizionalisti permette al Vaticano di aggredire maggiormente quei preti che vorrebbero un cattolicesimo diverso. Si tratta, in sostanza, di lotte di potere attraverso le quali assicurarsi dei vantaggi per distruggere la società civile. Lefevriani, Opus dei, capuccini, gesuiti, sono altrettante mafie le cui finalità è l’aggressione alla società civile e ai principi Costituzionali.
Se ne può solo prendere atto.
Marghera 24 Gennaio 2009

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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venerdì 23 gennaio 2009

Verona: lo stupro di minori e le complicità delle Istituzioni Democratiche.

A Verona era sempre circolata la voce su che cosa fanno i preti cattolici nei loro lager.
Voci sulle quali la magistratura ha sempre evitato di indagare partendo dal presupposto che non si processa il dio dei cristiani in quanto è diritto del dio dei cristiani stuprare bambini.
Le stesse cose accadono in ogni luogo di detenzione, sia che sia un orfanotrofio, un manicomio o un ospizio. Le persone, per i cattolici, sono solo soggetti di possesso del loro dio padrone e, come tali, vengono sottratte ad ogni diritto e costrette ad ogni sorta di abuso.
La violenza che i cattolici esercitano nei luoghi di detenzione di persone fragili non è una violenza “una tantum”, ma è una violenza sistematica, continua, ricattatoria e vessatoria, che non concede, al soggetto vessato, nessuna scappatoia e nessuna alternativa se non quella di continuare a subire la violenza e legittimare il diritto del suo aguzzino a fargli violenza.

Se dal punto di vista giudiziario il dubbio è lecito, pur mantenendo il disprezzo per l’attività di quei magistrati che pur essendo a conoscenza che il cristianesimo è solo violenza e terrore non hanno agito preventivamente per fermare l’attività di terrore dei preti cattolici, dal punto di vista del giudizio sociale e morale l’attività dei preti cattolici va sempre ricondotta all’attività di terrorismo con finalità di eversione dell’ordine democratico. Questo perché le condizioni di menomazione delle libertà personali, giustificate in questo caso da problemi psicofisici dei ragazzi (in altri casi è la dipendenza da droga, da alcol, da menomazione nei rapporti familiari, da violenze già subite in precedenza, da disagi sociali ecc.), non giustifica segregazione e richieste di dimissioni dai diritti che la Costituzione impone alle persone.

Riporto le farneticanti offese alla società civile espresse dal criminale Giuseppe Zenti che, in quanto cattolico, è corresponsabile morale delle violenze (e non lo dico io, lo dice la legge italiana, chiedetelo a Michele Dalla Costa, a Carlo Mastelloni o a Pietro Calogero!):



PEDOFILIA: VESCOVO VERONA,
AVVIATE TUTTE PRATICHE PER FARE CHIAREZZA

(ASCA) - Roma, 22 gen - Mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, ''apprende con profonda sofferenza le notizie riportate da un settimanale nazionale, in cui si denunciano presunte violenze sessuali, nei confronti di ragazze e ragazzi sordomuti, da parte di sacerdoti e fratelli della Congregazione Compagnia di Maria per l'educazione dei sordomuti Antonio Provolo di Verona, a partire dagli anni '50 e protrattesi, a dire dei denuncianti, per circa trent'anni''. E' quanto scrive in una nota diffusa oggi la Diocesi di Verona, in risposta all'inchiesta dell'Espresso.''Si tratta - si legge - di fatti che, qualora risultassero fondati, segnerebbero la comunita' cristiana con una ferita lacerante, a partire da quella delle persone abusate, alle quali andrebbe il senso della piu' vera vicinanza e solidarieta' cristiana. In questo senso, mons.Giuseppe Zenti assicura che saranno istruite tutte le pratiche necessarie per dare trasparenza alla Chiesa e per evitare inutili zone d'ombra o sospetti. Se la giustizia dei tribunali conosce i tempi della prescrizione, quella della coscienza non prevede scadenze''.La diocesi osserva pero' che ''rammarica che un numero cosi' consistente di persone, sedicenti abusate, intervenga solo a distanza di cosi' tanto tempo, impedendo di fatto alla giustizia penale e a quella ecclesiastica di intervenire, sanzionando eventuali colpevoli ed evitando il ripetersi di fatti criminosi.Cosi' come stupisce che tutti i denuncianti appartengano all'Associazione 'Sordi Antonio Provolo' senza che si abbiano riscontri analoghi da parti di altri sordomuti, appartenenti alle altre Associazioni che hanno frequentato l'Istituto negli stessi anni presi in considerazione''.La nota ricorda anche, ''per doverosa correttezza'', che mons. Zenti ha incontrato l'Associazione 'Sordi Antonio Provolo' qualche mese dopo il suo arrivo a Verona il 30 giugno 2007 ed elenca nel dettaglio i successivi contatti del vescovo con l'associazione. ''In attesa di ulteriori sviluppi, il Vescovo - si conclude la nota - si riserva ogni azione nelle sedi opportune, a tutela del proprio decoro e del decoro della Chiesa veronese cosi' come della verita' dei fatti, nei confronti di istituzioni, persone o mezzi di informazione, per quanto risultasse falso o infondato''. Il vescovo coglie l'occasione per esprimere ''alla Congregazione Compagnia di Maria per l'Educazione dei Sordomuti, Antonio Provolo, i sentimenti di fraterna vicinanza e di stima per l'instancabile lavoro a favore di tante persone disabili in Italia e in alti Paesi del mondo''.asp/mcc/ss

Tratto da:
http://www.asca.it/news-PEDOFILIA__VESCOVO_VERONA__AVVIATE_TUTTE_PRATICHE_PER_FARE_CHIAREZZA-804341-ORA-.html


Servirebbero telecamere per riprendere le violenze ogni volta che una persona viene privata delle possibilità di sottrarsi alla violenza ad opera di “vere” o “presunte” istituzioni. Ma si preferisce militarizzare il territorio. Alimentare le condizioni del disagio sociale e morale per lasciare ai violentatori ampi margini di aggredire i cittadini.
Non esiste un “decoro della chiesa cattolica”, esiste un’ “associazione a delinquere chiamata chiesa cattolica” la cui attività viene coperta e difesa da politici criminali e prezzolati al fine di aggredire la Costituzione della Repubblica ed instaurare un regime di terrore.
Fintanto che le Istituzioni non metteranno i principi Costituzionali a fondamento dei loro doveri, continueranno a praticare il terrorismo su tutto il territorio nazionale e le persone più fragili ne saranno le vittime.
Il Presidente degli USA Obama fin dal primo giorno del suo insediamento si sta sforzando di riportare le Istituzioni USA al rispetto dei principi Costituzionali. In Italia questo non avviene. Ciò rende più drammatica ogni notizia di crimini contro la persona ad opera di “imitatori del dio padrone” perché le Istituzioni Democratiche appaiono come complici e non ostative al terrore della chiesa cattolica.
Marghera, 23 gennaio 2009

Claudio Simeoni
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giovedì 22 gennaio 2009

Disoccupazione, disagio e paura nel trevigiano!

Da tempo si indica la degenerazione della struttura sociale del Veneto e del Trevigiano in particolare. Muraro, Gobbo, Gentilini, hanno trasformato il trevigiano in una fogna morale e sociale. Con la loro voglia di stuprare continuamente le persone più deboli e fragili, dagli immigrati, alle donne che tentano di sopravvivere lungo le strade, all’odio contro le religioni diverse dal cattolicesimo, altro non hanno fatto che legittimare la più vergognosa delle violenze.
In questo caso la magistratura interverrà.
Tirerà fuori i “coglioni” dimostrando la sua severità. Cosa che non è avvenuto quando i fanatici della lega incitavano al linciaggio e al razzismo contro immigrati, omosessuali e persone deboli.
La situazione sociale sta degenerando rapidamente in tutto il Veneto.
Tutti quei comportamenti che comunemente si attribuiscono ai malavitosi vengono assunti a modelli e categorie comportamentali sociali. Diventano comportamenti morali. Dove l’immoralità non sta più nel comportamento, ma nei rapporti di forza fra chi lo fa e chi lo subisce.
Così, questi comportamenti sono destinati a continuare e a svilupparsi nella società; come destinati a moltiplicarsi sono i comportamenti repressivi. Comportamenti repressivi che inizialmente verranno giustificati dalla presenza di comportamenti “criminali”, ma poi diventeranno endemici, quotidiani e comuni, in una società incapace di trovare una sua dimensione all’interno dei principi Costituzionali.



2009-01-22 09:16

Torture e sevizie sessuali a disabile, arresti

di Roberto Nardi

TREVISO - In una ventina di filmati c'é la 'storia' di 15 giorni di sevizie e torture sessuali a cui è stato sottoposto un uomo di 32 anni, con problemi psichici, residente nel trevigiano. I presunti aguzzini sono tre giovani giostrai posti in stato di fermo dai carabinieri di Montebelluna (Treviso). Un quarto è accusato di aver compiuto un raid contro la vittima dopo che aveva fatto ritorno a casa. Anche per lui è scattato il fermo. Nei loro confronti la procura di Treviso aveva chiesto delle misure cautelari, ma il pericolo di fuga e il rischio - come ha detto il procuratore Antonio Fojadelli - di nuovi soprusi "vista la situazione di parziale menomazione della vittima" ha fatto accelerare il corso delle indagini. La trama orribile di questa storia di sevizie ha avuto inizio nell'ottobre scorso quando l'uomo, muratore, in un bar di un paesino sarebbe stato convinto da uno dei giostrai a seguirlo con la scusa di aiutarlo nella posa di un pavimento nella sua casa a Musano di Trevignano, nel trevigiano. In cambio, gli avrebbe assicurato da mangiare. Un particolare che dà il segno del difficile quadro sociale in cui sono maturati i soprusi. La vittima, il fratello e il padre, che soffrono di problemi legati all'alcol, da tempo infatti sono seguiti dagli assistenti sociali della zona dove risiedono. Una volta fatto entrare nello scantinato dell'abitazione, però, per l'uomo è sceso il buio che è durato una quindicina di giorni, fino a quando è tornato 'libero' e ha fatto ritorno nella sua abitazione. Nei confronti degli aguzzini non risulta sia stata avanzata l'ipotesi di sequestro di persona, mentre le accuse vanno da violenza privata a violenza sessuale di gruppo. In quei giorni di segregazione nello scantinato, come testimonierebbero i filmati, il trentaduenne avrebbe subito ogni tipo di sevizia, con l'uso anche di alcuni oggetti. Non ci sarebbe stato, invece, un rapporto carnale, mentre nelle scene registrate pare con telefonini comparirebbe un cane. Una volta a casa, davanti alle richieste dei familiari sulle ragioni di una assenza così lunga, il trentaduenne aveva raccontato solo alcuni episodi delle tante angherie subite. Alcune settimane dopo, però, il fratello durante un incontro con un avvocato, membro dei Lions di zona che segue le famiglie disagiate, aveva parlato di quanto era successo al congiunto. Il legale si era quindi recato dai carabinieri. Una volta convocato in caserma, il trentaduenne avrebbe sì confermato il racconto ma avrebbe detto di non voler presentare denuncia. Le indagini sono comunque proseguite d'ufficio, visto che era stato ravvisato il reato di violenza sessuale di gruppo. Qualche giorno fa sono così scattate delle perquisizioni a carico degli indagati. Proprio durante questi controlli sarebbero stati trovati i filmati che hanno permesso di accelerare le indagini fino ad arrivare ai quattro fermi. Oltre ai tre indagati per le sevizie, il quarto è accusato di lesioni personali gravi. Tutti hanno un'età compresa tra i 24 e 31 anni e risiedono in alcuni paesini del trevigiano. La vittima, assieme al padre e al fratello sarebbero stati accompagnati in una struttura protetta fuori Veneto. Indagini sarebbero in corso anche per capire se un incendio, pare di origine dolosa, che ha danneggiato qualche giorno fa la casa dove viveva il trentaduenne possa essere riconducibile o meno alla vicenda delle sevizie.

Tratto da:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_873198509.html

La percentuale di personaggi come questi, presenti nel trevigiano, è talmente grande da spaventare. Fino ad ieri si rifugiavano nelle discoteche, ma da oggi non lo sappiamo più visto che le stesse discoteche stanno attraversando una crisi economica rilevante.

Claudio Simeoni
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martedì 20 gennaio 2009

La miscela esplosiva del terrorismo in Veneto.

Il terrore attraversa, ma per davvero, il Veneto.
Quando la cultura di una regione comprende comportamenti come quello registrato a Desenzano, che sulle pagine di Informazione Veneta è stato più volte indicato come la fonte del disagio sociale, si coniugano con una situazione economica nella quale si annunciano centinaia di licenziamenti con l’aggravarsi delle condizioni economiche: allora è terrore.
Il terrore che assale ogni persona educata nelle parrocchie e abituata a subire o a mettere in atto angherie e soprusi nei confronti delle perone più deboli. E i più deboli, abbandonati da Istituzioni occupate da individui parassiti educati a mettersi in ginocchio davanti al crocifisso (vedi la vicenda unabomber o la vicenda dei semafori “intelligenti”), si riempiono di rabbia e di angoscia. La stupidità con cui viene manifestata la violenza gratuita e l’angoscia di doverla subire da dei “deficienti” che non hanno altra prospettiva nella loro vita che la violenza nell’attimo presente.
Presento due vicende del Veneto che rappresentano la miscela esplosiva con cui si dovranno fare i conti nell’immediato futuro e nella quale troppa gente continua a gettare benzina per i propri fini personali:

2009-01-19 15:48

Baby gang: uccisero immigrato nel Bresciano, arrestati

DESENZANO (BRESCIA) - I carabinieri della compagnia di Desenzano hanno arrestato tre uomini, due dei quali minorenni all'epoca dei fatti, per la morte di un immigrato marocchino. Il corpo della vittima venne trovato nelle acque del lago di Garda, a Desenzano, vicino al porto, il 24 ottobre scorso. La morte, sulla base dei primi accertamenti sanitari sembrO' dovuta a cause naturali. Successivamente, pero', anche sulla base di testimonianze raccolte dai carabinieri, emerse che la vittima era stata presa a calci e pugni il 19 ottobre e per questo era finita nelle gelide acque del lago. Il pestaggio sarebbe avvenuto per antichi rancori tra gli arrestati, dei quali due sono italiani e uno d'origine albanese, e la vittima.Sono tre le aggravanti dell'accusa di omicidio volontario, per i tre giovani arrestati dai carabinieri nell'ambito delle indagini sulla morte di un immigrato marocchino avvenuta nell'ottobre scorso. Si tratta di: futili motivi, minorata difesa e particolare crudeltà. Le indagini, peraltro, secondo quanto è stato spiegato oggi non sarebbero ancora concluse. Dei tre arrestati uno ha 20 anni, gli altri sono diventati maggiorenni nei mesi immediatamente successivi al delitto. Quando l'immigrato marocchino è stato selvaggiamente picchiato, oltre ai tre componenti della gang finiti in carcere, ci sarebbero stati altri due ragazzi nei cui confronti pero, fino a questo momento nono state configurato responsabilità del delitto.

Tratto da:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_872271051.html



Starwood licenzia, è sciopero

La società conferma: 94 a casa, non riassunti 100 stagionali
di Manuela Pivato

La Starwood conferma il taglio di 424 posti di lavoro - di cui 94 in centro storico - ed è subito sciopero. Di fronte alla conferma dei licenziamenti, i sindacati, che si sono incontrati ieri a Roma con i vertici della catena alberghiera americana, hanno infatti proclamato lo stato di agitazione per domani. Al Gritti, così come al Danieli, all’Europa & Regina e negli altri hotel Starwood sparsi in Italia, dunque, i dipendenti incroceranno le braccia. I clienti che arriveranno non troveranno ad accoglierli nè portieri, nè facchini, ne barman, nè camerieri. Almeno in teoria. Ma l’adesione allo sciopero dovrebbe comunque essere massiccia. L’incontro di ieri, come spiega Massimo Petrella della Cgil, non ha infatti aperto nemmeno uno spiraglio di speranza. La Starwood, che patisce forse più delle altre catene alberghiere il forte calo dei turisti americani in Italia e in laguna, ha detto chiaro e tondo che i tagli sono necessari. E non ci saranno solo quelli. In vista di una primavera e di un’estate che si annunciano difficili, sono destinati a restare a casa anche i 230 stagionali - di cui un centinaio a Venezia - che la Starwood assumeva nei suoi alberghi per far fronte all’aumento di clienti da aprile a ottobre. «Abbiamo tentato tutte le strade, anche perchè ci troviamo in una fase di crisi strutturale che durerà per un periodo e non certo per sempre, come dopo l’11 settembre del 2001 - spiega ancora Petrella - ma la Starwood non ha voluto sentire ragione». Di qui la decisione da parte dei sindacati di proclamare lo stato di agitazione per domani. Per i dipendenti dei tre hotel di lusso del centro storico sono giornate tesisissime. In 94, tra due mesi (i tempi di procedura dei tagli), resteranno a casa. In particolare, ventisette tagli riguardano il Gritti, trentuno l’Europa & Regina e trentotto il Danieli. Le categorie interessate dallo sfoltimento di personale sono quelle dei lavapiatti, camerieri ai piani, facchini e addetti alla manutenzione. Molti sono veneziani o della provincia. Alcuni - soprattutto tra i facchini - sono invece extracomunitari.
Il colpo durissimo di ieri in realtà era già stato annunciato l’8 gennaio scorso, quando nel corso di una riunione a Roma era emerso che i tagli non erano più quarantacinque - come sembrava in un primo momento - ma ben novantacinque. «E’ stata una brutta sorpresa che non ci aspettavamo - aveva commentato il rappresentante della Cisl Andrea Gaggetta - e soprattutto ci ha impressionato sfavorevolmente l’approccio duro che l’azienda vuole dare alla trattativa». Ieri il secondo incontro al quale i sindacati si sono presentati agguerriti ma che non ha lasciato molte speranze. La Starwood ha spiegato che deve recuperare i cinque punti tra fatturato e costo del lavoro e, per farlo, deve tagliare. Come si diceva, in tutta Italia i posti che salteranno saranno 424 e, in laguna, ben novantacinque ai quali vanno aggiunti i circa cento stagionali che generalmente erano assunti per l’estate.
(20 gennaio 2009)



Tratto da:
http://nuovavenezia.repubblica.it/dettaglio/Starwood-licenzia-e-sciopero/1577717?edizione=Mestre



Si tratta della distruzione del tessuto sociale e della conseguente necessità di ristrutturazione culturale ideologica dello stesso con la devastazione dei livelli di vita delle persone.
Cosa emergerà nel prossimo futuro non lo sappiamo.
Solo la distruzione di questo presente è certa!
E le persone: sono attrezzate per affrontare i cambiamenti? No! Aspettano pregando il dio padrone. Così arriverà un altro Hitler o un altro Mussolini che come uomini “del destino” sommeranno macerie a macerie.

Claudio Simeoni
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sabato 17 gennaio 2009

Il senso delle parole e del disonore.

Afferma l’ambasciatore d’Israele offendendo l’Italia, la Costituzione Italiana e l’Europa.

“Israele protesta ufficialmente con la Rai contro Anno Zero: in una lettera indirizzata al presidente Claudio Petruccioli l'ambasciatore israeliano in Italia Gideon Meir definisce la puntata di ieri del programma di Michele Santoro uno "spettacolo vergognoso".
"Non ho mai visto sui mass media internazionali occidentali una trasmissione cosi' poco accurata dal punto di vista professionale" scrive il diplomatico. E ancora: "L'uso di doppi standard, la demonizzazione dello Stato d'Israele e la conseguente delegittimazione delle azioni israeliane in difesa dei propri cittadini hanno fatto si' che la trasmissione in questione non rispettasse nessuno standard professionale" sostiene Meir, che chiede ai vertici di Viale Mazzini di "adottare le necessarie misure per far si' che un simile spettacolo vergognoso non si ripeta piu'" e di "trovare la maniera adeguata per spiegare che si e' trattato di una trasmissione che ha esulato da qualsiasi standard di etica giornalistica basilare".”
Da: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=101166

Un terrorista assassino che sta praticando il genocidio sperimentando armi di distruzione di massa sulla popolazione di Gaza si permette di “imporre” all’Italia delle ragioni con cui giustificare il suo genocidio!
Un delinquente che vorrebbe rendere l’Italia complice del suo genocidio trascinandola nel fango del disonore.
Un disonore a cui corrono ad associarsi Ignazio La Russa e Gianfranco Fini memori di quel disonore che hanno imposto all’Italia mediante le leggi razziali o i radicali memori del disonore che hanno imposto all’Italia col genocidio dei Balcani.

La pretesa che il più forte ha il diritto di macellare il più debole è uno dei capisaldi dell’ideologia nazi-fascista in contrasto con la Costituzione della Repubblica.
Capisco che Gianfranco Fini, dopo che ha fatto approvare una legge per non essere inquisito per i delitti commessi sottraendolo dall’uguaglianza con i cittadini in disprezzo del dettato Costituzionale ritenga che macellare le persone sia una cosa normale e doverosa: è il suo pensiero. Un suo pensiero che vuole imporre all’Italia come etica e come morale.
Infatti il giorno 17 gennaio apprendiamo che i complici di Gianfranco Fini, quelli per i quali Fini si è dato tanto da fare, hanno:


ISRAELE COLPISCE SCUOLA ONU A GAZA,
ALMENO 6 MORTI

E' di almeno 6 morti e 11 feriti il bilancio dell'attacco sferrato oggi da un carro armato isareliano ad una scuola gestita dall'Onu nel nord della Striscia di Gaza. Tra le vittime, riferiscono alcuni medici palestinesi, ci sono una donna e un bambino. E' la quarta volta che il fuoco israeliano colpisce una scuola gestita dall'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi, nelle tre settimane dell'operazione 'Piombo fuso'. L'attacco alla scuola, secondo il portavoce dell'Unrwa, Christopher Gunness, ''dimostra he non ci sono posti sicuri a Gaza''.A poche ore dalla riunione del gabinetto di sicurezza israeliano che oggi dovrebbe approvare un cessate il fuoco unilateral, continuano dunque le ostilita' nella Striscia di Gaza. L'esercito israeliano ha colpito 50 obiettivi, fra cui 16 tunnel per il contrabbando di armi, due moschee, tre bunker, otto rampe di lancio di missili e sei aree minate.Durante i combattimenti notturni un soldato israeliano e' rimasto ferito. Intanto Hamas ha assicurato che lo ''scontro'' proseguira' anche dopo lo stop unilaterale israeliano all'offensiva a Gaza.Il premier Ehud Olmert e il ministro della Difesa Ehud Barak, ha annunciato una fonte del Governo israeliano, terranno una conferenza stampa dopo il voto del governo israeliano che sancira' lo stop all'offensiva contro Hamas a Gaza.

Tratto da:
http://www.asca.it/copertina-ISRAELE_COLPISCE_SCUOLA_ONU_A_GAZA__ALMENO_6_MORTI-916.html


Come si legge, sia Gianfranco Fini che i radicali, che lo stesso Veltroni, non hanno “criticato Santoro”, ma lo hanno aggredito per fini criminosi: per consentire agli assassini di far passare la loro attività di genocidio sotto silenzio.
La bomba che ha ammazzato queste persone è composta anche dalle dichiarazioni di Gianfranco Fini, La Russa, Veltroni, i Radicali, il Presidente della Rai Petruccioli e le farneticazioni naziste di Lucia Annunziata (Berlusconi gli ha “insegnato” che cosa avrebbe dovuto fare?).
Ciò che ha fatto Gianfranco Fini è indecente e le parole, prelevate da internet (col beneficio dell’autenticità) di Santoro sono chiare, salvo per chi usa le Istituzioni per scopi diversi della tutela dell’onore dell’Italia:

“In un paese normale il livello della decenza lo supera un Presidente della Camera che, travalicando i suoi compiti istituzionali, interviene per richiedere una censura nei confronti di un giornalista che sta compiendo il suo dovere di informare l’opinione pubblica”.

Claudio Simeoni
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venerdì 16 gennaio 2009

Gianfranco Fini, l'esaltazione del genocidio ebreo e Anno Zero di Michele Santoro

E questo sterminio ricade sulle mani di Gianfranco Fini e della sua voglia di incitare al genocidio!
Dopo aver farneticato da nazista esaltando e giustificando lo stragismo di Israele e degli ebrei, la realtà stessa gli dimostra quanto vigliacco è stato (o partigiano se preferite) nel valutare una realtà secondo i suoi desideri di stragista.

Gaza, famiglia sterminata in diretta tv
16/01/2009 20:01

20.01 "La morte in diretta" non è un film ma quello che è successo stasera a Gaza, quando una cannonata ha colpito la casa di un medico palestinese mentre era in diretta telefonica con una giornalista della televisione commerciale Canale 10. L'esplosione ha ucciso 3 delle sue figlie e due nipoti. Per lunghi minuti si sono sentiti solo i singhiozzi dispera del dottor Abu El-Aysh, che solo dopo 2 ore è riuscito a portare altre 2 figlie ed un fratello, feriti gravi,in ospedale a Tel Aviv. Il transito al valico di Erez è stato trasmesso in diretta tv.
Tratto da:
http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/view.jsp?p=101&id=109

L’attacco portato alla trasmissione televisiva di Anno Zero di Santoro è stato volgare e criminale nei confronti della Costituzione della Repubblica.
La stessa Annunziata ha dimostrato, ancora una volta, il disprezzo che ha per le persone. Il piacere che prova nel ridurre le persone a bestiame per poterle macellare!
E’ la realtà che dimostra le affermazioni. E QUELLE DI GIANFRANCO FINI HANNO OFFESO QUEL DIRITTO D’INFORMAZIONE CHE E’ SACRO NELLA SOCIETA’ DEMOCRATICA (non in quella fascista e nazista ebrea).

Cos’è avvenuto?
Questo medico stava parlando al telefono. Gli ebrei hanno individuato l’onda del telefonino e l’hanno usata per dirigervi contro un missile che ne ha centrato la casa macellandogli la famiglia!
Comodo il telefonino, sia per comunicare, sia per individuare un bersaglio. Solo che non seleziona il soggetto.
Almeno, questo genocidio, metterà in allerta quegli israeliani che non sono ebrei nel cuore né nel cervello!

Questo ennesimo massacro, la cui responsabilità morale ricade su Gianfranco Fini e su Lucia Annunziata e sul suo odio sociale, disonora l’Italia, le sue Istituzioni e costituisce un insulto alla Costituzione della Repubblica: Gianfranco Fini sapeva del genocidio, ma non solo lo ha taciuto. Lo ha favorito aggredendo chi lo denunciava!
Prima di offendere ed ingiuriare l’Italia, Gianfranco Fini farebbe meglio a meditare sulle parole di Sarkozy di oggi:


M.O.: SARKOZY, INTERVENTO MILITARE ISRAELE NON RAFFORZA SUA SICUREZZA

16-01-09

(ASCA-AFP) - Parigi, 16 gen - Israele ''non rinforza la sua sicurezza'' con l'intervento militare a Gaza. Lo ha detto il presidente francese Nicolas Sarkozy, ribadendo il suo appello per una fine dei combattimenti.''La crisi di Gaza - ha affermato il leader francese in un discorso al corpo diplomatico a Parigi - e' una tragedia umanitaria, inutile e sanguinosa. Questa tragedia deve finire''.
mlp

Tratto da:
http://www.asca.it/news-M_O___SARKOZY__INTERVENTO_MILITARE_ISRAELE_NON_RAFFORZA_SUA_SICUREZZA-802766-ORA-.html

Ma credo che il bisogno psicologico di esaltare il genocidio sia insito nel divenuto psichico di Gianfranco Fini!
In compenso, come nei campi di sterminio si facevano esperimenti sulle persone, nel campo di sterminio di Gaza si è sperimentato un nuovo sistema guida per i missili ebrei.

Claudio Simeoni
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Continuano i licenziamenti nella piccola industria del Veneto.

Continuano a moltiplicarsi i segnali dalla piccola industria del Veneto.
Questa fabbrica è a Feltre. Un tempo questa fabbrica costruiva pneumatici ricoperti recuperando i vecchi pneumatici.
Quando l’economia tirava non c’erano problemi. I pneumatici ricoperti erano ottimi per una fascia di utenti che non ricchissimi avevano la necessità dell’automobile. Io stesso li ho montati sull’automobile una quindicina d’anni or sono.
Ora il mercato non tira. L’uso dell’automobile è diminuito e i soldi non sono più tanti.
Queste fabbriche fanno parte del circuito dell’indotto e sono le prime a fallire.


Marangoni
chiude la fabbrica di Feltre

13/01/2009 14:15
È vero, la situazione nel Bellunese era diversa da quella roveretana. E sì, vero è anche che lì i problemi c'erano prima della crisi. Tanto che l'annuncio è arrivato inaspettato, sì, ma fino ad un certo punto. Perché lo stabilimento di Feltre da almeno un anno e mezzo zoppicava. Ma la chiusura, annunciata ieri mattina a lavoratori e sindacati, non è un bel segnale per il gruppo Marangoni. E non lo è, soprattutto, alla vigilia dell'incontro di oggi nel quale si inizierà a discutere dei 70 licenziamenti previsti nella fabbrica roveretana. E si comprenderà - anche se la tristezza della guerra tra poveri fa venire il magone - se la chiusura di Feltre regala qualche prospettiva, pur minima, di aumento produzione in via del Garda. Per sapere se di illusione si tratta o di prospettiva concreta è necessario attendere oggi. Per ora l'unica certezza è che i cancelli della Marangoni di Feltre chiuderanno, con tempistica tutta ancora da valutare, lasciando a casa 85 persone. Nel Bellunese il colosso dei pneumatici produce ricoperti per vetture. Un settore non particolarmente sviluppato a Rovereto, dove hanno puntato soprattutto sul movimento terra. Non è ancora possibile dire quanta della produzione avviata in Veneto venga semplicemente abbandonata e quanta sarà delocalizzata in altre sedi del gruppo. L'unica linea che pare fin da subito salva - e sembra destinata a Rovereto - sarà quella dei ricoperti per 4x4. Ma certo non basterà questo a cancellare nella città della Quercia la prospettiva dei licenziamenti. Neppure i sindacati ci sperano. (Articolo cartaceo)
Chiara Zomer

Tratto da:
http://www.ladige.it/news/2008_lay_notizia_01.php?id_cat=4&id_news=13433


I sindaci del Veneto hanno pensato che la crisi economica allontani gli immigrati, ma non hanno capito come funziona il mercato del lavoro. Non hanno capito che non è vero che gli immigrati fanno lavori che non vuole fare nessuno, ma gli immigrati fanno lavori senza sicurezza e senza limiti di orario di lavoro. Inoltre, gli immigrati sono sottoposti a ricatto continuo. Se si allontano gli immigrati il costo del lavoro aumenta in maniera esponenziale. Se rimangono a casa gli italiani, come probabile e come sta avvenendo, aumenterà la conflittualità sociale.
Povero Veneto, non si meritava amministratori imbecilli in un momento di crisi economica. Ha poco Napolitano a sollecitare i giovani perché si preparino a soppiantare amministratori incapaci. I giovani mancano di esperienza: come gli amministratori incapaci!
Claudio Simeoni
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