La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 26 gennaio 2009

La crisi economica, gli avvoltoi rapaci e le necessità delle persone.

Quando arriva una crisi economica le prime imprese ad essere spazzate via dal mercato sono quelle più fragili.
Apparentemente le imprese più forti se ne rallegrano, ma il loro fallimento è l’anticamera per il fallimento delle imprese più forti. In particolare di tutta quella media e piccola impresa che pur non essendo esposta in maniera drammatica si trova a perdere i mercati sui quali vendeva le proprie merci.
Tutte le imprese che lavoravano per la FIAT sono in sofferenza per il calo di produzione FIAT, per la cassa integrazione. La cassa integrazione che, paradossalmente, danneggia i lavoratori FIAT rallenta e blocca le imprese fornitrici. A loro volta quelle imprese sono costrette a ricorrere alla cassa integrazione e a fermare gli ordini. L’ultima impresa della catena dei fornitori è la prima a fallire. Solo che il suo fallimento mette a rischio l’intera catena dei fornitori. Chi entra in sofferenza è il territorio.
L’attuale maggioranza politica trae il suo consenso da una logica perversa che vede l’economia territoriale (bar, negozi, commercio, assicurazioni, discoteche, affittuari ecc.) avere dei vantaggi (dal lavoro nero all’evasione fiscale) dal fatto che le imprese impieghino operai ai quali, loro forniscono servizi ad alto prezzo.
A differenza di quello che dice l’articolo del Sole 24 ore che riporto, il fallimento prossimo sarà quello delle “imprese di territorio” perché, davanti alla diminuzione degli stipendi e ai licenziamenti dei precari, ci sarà una risposta degli operai e dei precari di conservazione del denaro rimasto.
In termini economici si dice “Tagliare le spese superflue!”
Il taglio delle spese superflue implicherà il fallimento delle imprese superflue rispetto al circuito operaio, impiegatizio e del precariato.
Le imprese a loro volta saranno costrette a tagliare la pubblicità mettendo in sofferenza i venditori di spazi pubblicitari. Prima di tutti Mediaset.
Nel 2008 sono fallite le imprese più fragili raddoppiando rispetto agli anni precedenti.

I fallimenti sono raddoppiati nel 2008
di Emanuele Scarci
26 Gennaio 2009


Nel 2008 è più che raddoppiato il numero di fallimenti di imprese, passando da 6mila a circa 13mila, un dato che ci riporta indietro nel tempo, precisamente al 2005. Si moltiplicano per sei i fallimenti della provincia di Napoli, che scala la classifica nazionale, piazzandosi così davanti a Roma. Mentre sono in lieve decremento i protesti (1,4 milioni) e altre procedure concorsuali come le liquidazioni volontarie (13.400) e quelle coatte amministrative (318). L'economia in difficoltà non poteva non lasciare segni di malessere, anche se ancora contenuti e limitati alle aziende più piccole e fragili, micro-aziende in testa.Secondo le elaborazioni di Cribis.it su dati delle Camere di commercio, l'anno scorso i fallimenti sono arrivati a 12.786, molto di più dei 6.202 dell'anno precedente e degli oltre 10mila del 2006, sostanzialmente in linea con i 12.872 del 2005. Un dato certo limitato se raffrontato ai 5 milioni di imprese registrate, ma un campanello d'allarme che potrebbe diventare preoccupante nel corso di quest'anno. E a risospingere i fallimenti, oltre alla recessione, dovrebbero aver contribuito alcune correzioni della riforma fallimentare varata nel 2006, che aveva finito con il ridurre drasticamente il numero delle dichiarazioni di fallimenti (vedi l'analisi a fondo pagina).Nella classifica del 2008, alle spalle di Napoli, seguono Roma, Milano, Brescia e Torino, che sono tra le province economicamente più vivaci. Soltanto Napoli e Roma superano la barriera dei mille fallimenti. I maggiori aumenti di fallimenti si sono verificati a Napoli, Brescia, Catania, Ravenna, Alessandria e Bologna. Poche invece le province in controtendenza: Bari, Potenza, Matera, Ragusa, Imperia, Verbania e Caltanissetta.Ma qual è l'identikit dell'impresa che fallisce? «Si tratta – risponde Alessandro Vardanega, presidente degli industriali di Treviso – per lo più di piccole imprese contoterziste e prive di brand, che come tali sono le più esposte alla congiuntura».«Gran parte delle aziende che sono fallite nel trevigiano – aggiunge Federico Tessari, imprenditore e presidente di Unioncamere Veneto – sono riconducibili al settore dell'edilizia e, in misura minore, al manifatturiero. Ma, alla fine, l'incidenza dei fallimenti a Treviso è solo dello 0,2% sulle 94mila aziende della provincia».Nel 2009 si rischia una brusca crescita dei default? «In Veneto – conclude Tessari - sarà forse meno che altrove, anche se ci troveremo costretti a "galleggiare"». Per Vardanega, «pagheremo anche noi la crisi, ma spero che il Governo vari un piano di rilancio per domanda e investimenti pari ad almeno un punto di Pil».Più pessimista Marco Fortis, consulente dell'ufficio studi di Assolombarda, secondo cui «se l'anno scorso i fallimenti hanno interessato quasi prevalentemente le piccole e piccolissime imprese, nel 2009 probabilmente si alzerà il tiro: la crisi colpirà l'industria esportatrice, cioè il volàno della nostra economia, che non troverà più una domanda adeguata sui mercati internazionali».Nononostante il balzo dei fallimenti nella provincia di Roma, «il fenomeno – osserva Attilio Tranquilli, vice presidente dell'Unione degli industriali e delle imprese – non ha toccato le nostre aziende che, pur piccole, hanno un certo peso, tanto da poter contare su affidamenti di almeno 200mila euro. Del resto anche le sofferenze molto basse del nostro consorzio fidi indicano un discreto stato di salute», nonostante l'ulteriore allungarsi dei tempi di pagamento da parte della Pa. «A causa di questo – conclude Tranquilli – le banche, pur senza chiedere il rientro dei fidi, esigono garanzie aggiuntive e, a volte, raddoppiano o triplicano gli spread».



Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/01/fallimenti-classifica-province2008.shtml?uuid=41713642-eb82-11dd-804c-e23a7a132034&DocRulesView=Libero



L’unica difesa che resta agli abitanti del territorio è quella di non spendere.
A questo punto entrano in gioco le scelte fatte negli anni precedenti. Come si sono spesi quei soldi? Come si è agito per salvaguardare sé stessi?
Chi ha tentato la fortuna ai tavoli da gioco: ora si trova sbilanciato!
Chi ha fatto figli seguendo le indicazioni di Berlusconi; ora si trova in sofferenza!
Chi si è fatto di cocaina o di eroina; ora si trova esposto e in sofferenza!
Chi ha seguito la pubblicità degli alcoolici e delle discoteche; ora si trova in sofferenza!
Chi ha fatto finanziamenti personali; ora si trova in sofferenza!
Chi si è comperato un camion con le rate; ora si trova in sofferenza!
Si trova in sofferenza anche chi deve vendere i suoi appartamenti per pagare i debiti.
Perché ricordate che le banche, prima di fallire loro, fanno fallire ogni singolo individuo e ogni singola impresa.
Imparate a difendervi!

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it