La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 30 gennaio 2009

La lingua Veneta; il becerese; e gli spacciatori di non cultura.

Parlare in Veneto?

Che cos’è una lingua?

Facciamo l’esempio di un dialogo in veneziano:

-- Lassame andare, è vezo 1° che cognoso! El vien pur mo d’Alemagna.

-- Chi è-llo? E’-llo de questa tera?

-- Messer sì!

-- Qual è-llo de cholloro do?

--Quel dal beretin.

-- E’-llo merchadante?

-- No, ma ll’à inparado todescho là fora.

-- Ben vegna quel zovene!

-- Me cognosì-vui?

-- A mi par che ssì!

-- Como è vostro nome?

-- E’ ò nome Antonio. E ti, chomo à-tu nome?

-- E’ ò nome Zuane.

-- Donde è-tu?

-- Donde sì-vuj! E’ son de Chostanza!

-- Adoncha tu è del mio paexe!


Questo dialogo è del veneziano del XV° secolo.
Il dialogo in sé appartiene a delle condizioni culturali complete e complesse, ma circoscritte alla cultura di allora.

La cultura di allora, può attrarre delle nostalgie di persone che possono, con molto impegno culturale, riprendere alcuni aspetti formali. Solo che gli aspetti formali ripresi sono decontestualizzati dalla cultura che li manifestava. Tali aspetti formali vengono ricontestualizati nella cultura attuale. Col risultato che diventano oggettivamente estranei sia alla cultura attuale che alla cultura di allora.

Se si usa una frase del tipo:

“Se ti vol impisàr el PC strùca el botòn”

Non si sta parlando Veneto, si sta parlando becero. Non tanto per la scelta dialettale dei termini, ma per la decontestualizzazione culturale in cui la lingua è divenuta.
Parlare di un PC significa parlare della cultura attuale e dell’inglese. Significa parlare di termini la cui contestualizzazione appartiene alla cultura moderna.
In effetti, parlare in lingua veneta significa tentare di preservare forme culturali estranee alla cultura Veneta.

Ad esempio, se noi sfogliamo il dizionario di lingua Veneta del XV° secolo, vediamo come la centralità della cultura di allora era cristiana cattolica.
Il dizionario di traduzione veneto-tedesco (fatto per i commercianti) si preoccupa della traduzione di forme religiose che anche oggi sopravvivono, ma in ambienti culturali ristretti e separati, marginali, rispetto allo sviluppo culturale moderno.

Questo non significa che le parole generiche che indicano oggetti nella vita quotidiana non siano traducibili:

“El maistro de scola”
“La maistra de scola”
“La schola”
“El studente”
“El schritore”
“La charta”

Diventa più complesso quando i termini da generici diventano specialisti. Ad esempio, l’allenatore sportivo. L’allenatore sportivo non lo possiamo chiamare “maistro” perché questa figura nasce nel XX° secolo. Nasce al di fuori del contesto culturale in cui la lingua Veneta era usata. Si possono adattare dei termini, ma diventano delle forzature volutamente “becere” e ridicole come, ho letto, il termine “salvietta” tradotto in “becero” come “salvìeta”. A cosa ci riferiamo? Al tovagliolo o alla salvietta di carta?

Peggio ancora è quando, attraverso la lingua vogliamo trasmettere un significato tecnico-scientifico formulato quando la lingua fu abbandonata.

Ad esempio, proviamo a prendere in considerazione la spiegazione di un dizionario del termine “ormopatia” che dice:

“Termine derivato dal greco Hormé che significa slancio, impeto, passione, è stato adottato da R. Brun per indicare le alterazioni della sfera affettiva e, in particolare, le turbe impulsive ed emotive riconducibili a cause organiche o psico-funzionali.”

Va da sé che ogni termine di questa spiegazione apre alla necessità di conoscere il suo significato e di poterlo riprodurre nelle scelte quotidiane.
Sia come termine che l’insieme culturale in cui quel termine è usato, era sconosciuto per i veneti.
Anche se noi volessimo sostituire le singole parole con parole analoghe prese dal dizionario antico, non otterremo lo stesso significato culturale.

Non faremo altro che una porcheria.

Attraverso l’esaltazione della lingua imporremmo ai veneti una sorta di IMPOTENZA CULTURALE e di inadeguatezza rispetto alle esigenze del mondo. Perché un conto è studiare una cultura e un altro conto è tentare di imporre quella cultura in un contesto culturale infinitamente più ampio qual è la cultura attuale.
In pratica si aggredirebbe la cultura attuale per impedire ai Veneti di appropriarsene rinchiudendo i Veneti nella cultura da osteria o da oratorio. Sia la cultura da osteria che la cultura da oratorio sono ben compresi nell’antico linguaggio Veneto perché sono culture restrittive rispetto alla persona umana.

Un conto è parlare di:

“El nome de dio; el sperito santo; dio me ha creado ala so ymagine;”

E un altro conto è:

“L’immagine ipnagogica è quell’immagine che fa la sua comparsa fra la veglia e il sonno, mentre quella tra il sonno e la veglia , quindi prima del completo risveglio è detta ipnopompica.”


Una lingua è tale perché ci permette di comunicare al massimo livello culturalmente possibile, altrimenti non è una lingua. E’ un linguaggio di “sempliciotti” buono solo per farsi truffare. O per credere che la cultura sia “un dono del dio padrone” e che l’ignoranza serva solo per stupire e impedire che i “dotti si vantino davanti al dio padrone”.

30 gennaio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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