La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 4 febbraio 2009

L'immoralità dei sindaci anti-prostitute del Veneto e della Lombardia

Quando sentiamo le elucubrazioni e gli inviti alla violenza contro i più deboli degli amministratori. E’ il terrorismo di persone che usa il suolo di amministratori per delinquere.
Questo personaggio, condannato a 6 anni di reclusione, faceva della violenza gratuita il suo modus operandi e usava il “potere” delle amministrazioni per impedire alle vittime di chiedere giustizia.
Come i sindaci del Veneto, anche lui praticava quell’esaltazione criminale contro la Costituzione della Repubblica: “proibendo ad esempio ai musulmani di avvicinarsi alle chiese, stabilendo multe per chi esercitava la prostituzione sul territorio comunale di Rovato o intitolando una piazza ai caduti della Rsi.”.
Per lui le persone erano solo bestiame!
Come per tutti i suoi soci!
Riporto la vicenda di condanna di Roberto Manenti affinché si sappia qual è la morale di questi amministratori e del governo Berlusconi che fa di questi amministratori parte importante dell’etica con la quale “governa” il paese:



Brescia. Sei anni per l'amministratore leghista di Rovato.
Ex sindaco antiprostitute condannato per stupro
Riconosciuto dalla vittima attraverso una foto sul giornale

BRESCIA — A finire sulle pagine dei giornali, Roberto Manenti era abituato: in qualità di sindaco leghista era stato protagonista di battaglie infuocate e non prive di inventiva contro clandestinità e prostituzione. Ma è stata proprio una sua foto comparsa su un quotidiano locale a costargli una condanna a sei anni per stupro. Il gup di Verona ha condannato ieri l'ormai ex primo cittadino di Rovato, grosso centro del Bresciano, per una serie di brutali violenze di gruppo ai danni di una giovane lucciola romena, strappata ai suoi aguzzini durante una operazione contro il racket del sesso sul lago di Garda quasi dieci anni fa.
«Non so neanche di che cosa mi stanno accusando, non sono stato nemmeno interrogato dal giudice»: così Manenti ha commentato ieri sera con stupore la sua condanna. Contro di lui ha pesato la denuncia di una prostituta romena che nel '99, epoca a cui risalgono i fatti, aveva 19 anni. Liberata dalle forze dell'ordine, la ragazza fece i nomi dei suoi sfruttatori, che furono arrestati e raccontò in particolare di alcune violenze di gruppo subite a ripetizione nei mesi precedenti. Nel maggio del 2000 la giovane vede su un quotidiano di Brescia la foto di Manenti, proprio in un articolo in cui si annuncia un giro di vite contro la prostituzione. «È lui uno di quelli che mi stuprava assieme ai miei aguzzini», dice risoluta la ragazza.
Il fascicolo rimane fermo per anni, finché nel 2006 la procura ne chiede l'archiviazione; il gip di Verona sollecita però ulteriori indagini e si arriva così al processo di ieri, per il quale Manenti aveva scelto il rito abbreviato, procedura che dà diritto allo sconto di un terzo sulla eventuale pena. Qui la giudice Monica Sarti ha ritenuto la testimonianza della vittima sufficiente a sostenere la condanna dell'ex sindaco a 6 anni. Manenti, uscito dalla Lega da anni e oggi consigliere di minoranza a Rovato con una lista civica, non sa spiegarsi la sentenza: «Non conosco quella ragazza; la mia faccia, ai tempi, era non solo sui giornali ma anche su tutti i muri perché ero candidato alle europee per la Lega. Chiunque avrebbe potuto prendermi di mira e forse qualcuno me l'ha voluta far pagare per le mie battaglie politiche».
L'ex sindaco aveva anticipato a modo suo la stagione delle ordinanze «creative», proibendo ad esempio ai musulmani di avvicinarsi alle chiese, stabilendo multe per chi esercitava la prostituzione sul territorio comunale di Rovato o intitolando una piazza ai caduti della Rsi. «È una condanna che si spiega solo come vendetta politica verso il personaggio — concorda il suo avvocato, Filippo Cocchetti — e sotto la spinta mediatica dei fatti degli ultimi giorni in materia di violenze sessuali. A carico di Manenti infatti non c'è uno straccio né di prova né di indizio, se non la denuncia della vittima che risale a dieci anni fa».
Claudio Del Frate
04 febbraio 2009
Tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_04/sindaco_stupro_7bba8f1a-f294-11dd-8878-00144f02aabc.shtml

Quando si violano le norme della Costituzione e della società civile c’è sempre sotto, non solo l’incapacità degli amministratori, ma spesso volontà criminali estranee al contesto sociale.
Se questo caso è la qualità che emerge dalla quantità di aberrazioni messe in essere da sindaci che aggrediscono le donne disponibili solo perché ci sbavano dietro e vorrebbero tanto usarle come bestie, ci si chiede perché i provvedimenti stessi, con cui i sindaci hanno aggredito le donne, non sono stati oggetto di reato e di intervento della magistratura contro i sindaci.

04 febbraio 2009

Claudio Simeoni
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