La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 6 marzo 2009

Perché così pochi dirigenti industriali si suicidano in Veneto?

Sicuramente, ora, si metterà i moto la macchina pietistica dell’organizzazione cattolica veneta. Una macchina di interviste al parroco e all’oratorio il cui scopo è quello di impedire alle persone di interrogarsi sulle cause del fatto e dell’accadimento.
Persone malate gestiscono le strutture economiche in Veneto. Persone che nelle loro decisioni malate trovano conforto e plauso in una società Veneta malata di depressione, onnipotenza e angoscia. Una società in cui l’ottimismo di Berlusconi ha molta presa perché consente loro di non impegnarsi a cercare cause di situazioni che, in fondo, dice Berlusconi, non sono gravi. Peccato che mentre Berlusconi parla per la sua tasca i polli Veneti pensano che parli della loro!
Depressione e angoscia, sempre presenti nella società Veneta, si stanno diffondendo e gli atti diventano tanto più drammatici a mano a mano che le condizioni oggettive restringono il ventaglio delle possibilità di soluzione dei problemi. Problemi ed angosce che non trovano espressione nella dialettica sociale, ma sono sempre più confinate nell’angoscia e nella paura del singolo. Un singolo individuo che si sente isolate e incapace di comprendere l’immenso in cui è immerso.
Così, io trovo strano che ancora troppo poche persone si sparano in testa o, in generale, si suicidano. E trovo strano che troppo pochi dirigenti industriali e finanziari ancora non siano scappati o non si siano uccisi.
E’ facile prevedere che questo tipo di gesti aumenteranno. Da un accumulo di tensioni soggettive angoscianti si produrrà quel salto qualitativo nelle decisioni della persona che finiranno per sopprimere sé stessi e, con sé stessi, l’angoscia e la percezione delle sue cause.


Portogruaro. Suicida all'ospedale:
«La pistola alla fronte, poi ha sparato»


Il dramma del dirigente della Stefanel. Forse sconvolto dalla malattia dell'amica che aveva subito un'amputazione al piede

di Marco Corazza
PORTOGRUARO (6 marzo) - Era andato a trovare l'amica ricoverata in ospedale a Portogruaro. Una visita di cortesia, come aveva fatto altre volte, per sincerarsi della condizioni della donna da tempo ricoverata e a cui era stato amputata parte di un piede a causa di una grave forma di diabete. Ma che si è conclusa tragicamente, perchè qualcosa improvvisamente si è scattato nella sua mente: si è girato verso la finestra della stanza, ha impugnato la pistola che portava in tasca, l’ha puntata alla testa ed ha fatto fuoco. Morendo in pochi minuti.Stefano Cappeller, 46 anni, residente a Treviso, responsabile della comunicazione della Stefanel, ieri ha messo fine così alla sua vita. Senza un perchè, senza una ragione al momento che possa spiegare la gravità di un gesto estremo.La tragedia si è consumata ieri verso le 16, poco dopo essere entrato nel reparto di "Medicina fisica riabilitativa" dell' ospedale di Portogruaro, nel veneziano, per una visita all’amica. Lei, Stefania T. di 36 anni, residente a San Stino di Livenza, era stesa a letto a seguito di un’operazione, che aveva portato all’amputazione di una parte del piede. Non si sa se sia stato l’effetto del vedere le conseguenze fisiche dell’operazione a fargli scattare qualcosa dentro, o se e l’angoscia che si portava dentro sia esplosa in quel preciso momento, magari davanti al volto di un’amica sofferente: fatto sta che dopo avere scambiato qualche parola, ha estratto l’arma, una Sauer calibro 9, l'ha puntata alla fronte ed ha premuto il grilletto. Senza esitazione. Ha esploso un solo colpo spappolandosi il cervello.Cappeller è crollato sul pavimento della stanza d'ospedale, dove si trovava anche un trentenne di Fossalta di Portogruaro, in visita alla madre ricoverata nello stesso reparto: una scena choccante, tanto che l’uomo dopo aver assistito alla tragedia è stato costretto a ricorrere alla cure dei medici. Quando i sanitari sono arrivati nella stanza , richiamati dallo sparo e dalle urla dei pazienti, hanno trovato il 46enne in una chiazza di sangue. Inutile il loro tentativo di soccorrerlo. Stefano Cappeller è deceduto sul colpo.Una tragedia che ha sconvolto ovviamente sia Stefania che la paziente con cui da un mese divideva la stanza d'ospedale nonchè il figlio di quest'ultima. L'Azienda sanitaria 10 del Veneto Orientale ha messo subito a disposizione il personale medico che si è preso cura delle due pazienti, visibilmente scosse dall’accaduto, e del trentenne fossaltese. È stato quest’ultimo a spiegare poi ai carabinieri di Portogruaro la dinamica del suicidio, quanto era accaduto in qui tragici momenti.Cosa abbia scaturito il folle gesto rimane per il momento ancora avvolto nel mistero, ci vorrà probabilmente del tempo per capire e spiegare le ragioni di una scelta tanto drastica. Per i militari dell' Arma, il trevigiano aveva premeditato il suicidio in ospedale. Aveva infatti portato con sè quella pistola che aveva regolarmente denunciato dal 1996, anche se non avrebbe potuto farla uscire di casa, un dettaglio che fa appunto pensare che meditasse di compiere l’estremo gesto proprio lì.«Era già venuto a farle visita - racconta un giovane al capezzale del padre, ricoverato nello stesso reparto - lo avevamo visto di recente. Sembrava un uomo tranquillo». L' amica del suicida, si trova ricoverata a Portogruaro da circa un mese a seguito dell' amputazione di parte di un piede. Una menomazione che potrebbe aver scosso il quarantaseienne.Stefano Cappeller, responsabile della comunicazione della Stefanel di Ponte di Piave, lascia la moglie Paola e una figlia minorenne con cui viveva in via Dunant a Treviso.Nello stesso ospedale tre anni fa c’era stato un altro suicidio inspiegabile: era il 2006, infatti, quando una donna trentina si era gettata dal sesto piano, dopo il ricovero della figlioletta per una banale influenza.
Marco Corazza
Tratto da:


Non resta che sederci sulla riva del fiume ascoltando l’ottimismo del miliardario Berlusconi e vedere passare i cadaveri del suo ottimismo.
Marghera 06 marzo 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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