La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 30 aprile 2009

Nella miglior tradizione Veneta Lorenzo Sartor porta i libri in tribunale. I brutti e cattivi gli hanno rotto il giocattolo: ridicolo!

Che idea sull’acquisizione Ineos ad opera della Vinyls?
Una grande truffa.
Un grande imbroglio giocato sulle illusioni delle persone. Sulle illusioni di un sindacato che, comunque, tenta di sopravvivere e far sopravvivere posti di lavoro all’interno di relazioni industriali che appaiono più come truffe che non come un’operazione industriale.
Al di là di ciò che diranno i magistrati della vicenda, sta di fatto che questa rispecchia la situazione culturale del Veneto. Furbi e furbastri che si dividono un gregge di pecore-operaie che vivono di illusioni in un presente sempre più precario.
Le giustificazioni di Sartor sono delle stupidaggini: se un imprenditore non sa calcolare costi-ricavi, che vada a spasso.
Incapace e incompetente. Lui si sente “deluso” e non pensa di suscitare il ridicolo!
Purtroppo siamo davanti a sindacati che stanno attendendo la provvidenza. In questo articolo appare chiaro come l’incompetenza non sia solo di Sartor, ma di un governo incapace di fare un minimo di valutazione industriale. Un governo che non sa valutare la fattività degli stessi accordi che sottoscrive. Sindacalisti che non sanno porre le domande, imporre delle risposte, fiduciosi solo nell’intervento del dio padrone. Se è vero che la Mercegaglia è andata al muro del pianto ad infilare un bigliettino fra le pietre, c’è da pensare che questa sia la sua capacità imprenditoriale. Ed è bene che i lavoratori si mettano a piangere.
Riporto l’articolo de Il Gazzettino con le invettive di un imprenditore come Sartor capace solo di lamentarsi e di frignare come un bambino al quale si è rotto il giocattolo!

Marghera. Sartor:
«Tradito, ecco perchè me ne vado».
Ineos:
«Accordi rispettati»
L'industriale:
«Ci hanno applicato prezzi insopportabili»
La multinazionale:
«Concesso uno sconto sulle forniture»



TREVISO (30 aprile) - L'imprenditore trevigiano Fiorenzo Sartor, che aveva rilevato dall'inglese Ineos gli impianti del cloro di Marghera ha precisato oggi che la trasmissione al tribunale dei libri contabili di Vinyls Italia «è un atto dovuto, collegato al mancato rispetto degli accordi da parte dei fornitori». «Ho fatto quello che non era più procrastinabile» ha aggiunto Sartor, incontrando i giornalisti a Treviso. Il responsabile di Vinyls Italia ha evitato di rispondere a domande dirette dei cronisti, ma ha lasciato intendere di essere stato "vittima" di un'azione difforme dalle intese sottoscritte da parte delle società che si erano impegnate a continuare a fornire materia prima a prezzi definiti fino all'integrazione degli impianti del Pvc e del cloro a Marghera.«Avrei portato il bilancio in pareggio entro il 2009». Sartor, ritiene che se gli fosse stato consentito di proseguire lo sviluppo del piano industriale per gli impianti di Marghera «il bilancio avrebbe raggiunto il pareggio entro il 2009». «Sono ancora convinto - ha proseguito, riferendosi all'acquisto degli impianti per il ciclo del cloro - che l'operazione è buona e sarebbe rimasta in piedi. Era un progetto alla mia portata e lo potevo compiere tranquillamente». La scelta di avviare la procedura fallimentare, dopo neppure un mese dall'avvio, sarebbe dunque dovuta a responsabilità esterne a causa delle quali Sartor ha detto di sentirsi «deluso e amareggiato». L'amministratore delegato di Vinyls Italia, Diego Carmello, ha ricordato che la società ha impianti di produzione di Pvc a Marghera, Ravenna e a Porto Torres. Le acquisizioni per integrare il ciclo del cloro, ha spiegato, riguardavano l'impianto di Porto Marghera ed un secondo vicino a Cagliari. Gli occupati diretti sono circa 450 di cui 250 a Porto Marghera, e quelli indiretti fra 400 e 500. «In attesa di giungere al perfezionamento delle acquisizioni - ha spiegato - era necessario mantenere in essere dei contratti di fornitura, con prezzo definito secondo criteri internazionali. Ci aspettavamo che questo fosse rispettato. Siamo stati sorpresi che ci siano invece stati applicati prezzi insopportabili». Ineos Clor risponde alle accuse di mancato rispetto degli accordi lanciate dall'imprenditore Fiorenzo Sartor. In una nota la società inglese sottolinea che "una nave carica di 3.000 tonnellate di dicloretano era ormeggiata in rada dai giorni scorsi a Porto Marghera ed era pronta per rifornire la produzione di Vinyls Italia". "Alla luce del perdurare delle difficoltà manifestate da Vinyls Italia e per facilitare la fase di start up dell'azienda, attiva in una fase centrale dell'intera industria chimica italiana, Ineos aveva concesso già nei giorni scorsi uno sconto sul prezzo delle forniture di dicloretano per i prossimi due mesi, e aveva accordato, in deroga al contratto firmato a fine marzo, la fornitura esclusiva di dicloretano, accollandosi gli oneri legati alla gestione della soda caustica non più acquistata da Vinyls Italia. Ineos mantiene a disposizione del rifornimento di Porto Marghera le 3.000 tonnellate di dicloretano".I sindacati: «Tanto rumore per nulla, se l'epilogo è portare i libri in tribunale». Così le federazioni sindacali dei chimici Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil commentano la decisione del Cda di Vinyls Italia, la società di Fiorenzo Sartor subentrata alla Ineos, di chiedere il fallimento e gettare la spugna sul progetto di rilancio del ciclo del clorosoda, da Porto Marghera a Ravenna, alla Sardegna. «È questo il risultato del tanto decantato sforzo strategico sulla chimica che il Governo ha prodotto? Quali verifiche - chiedono i sindacati dei chimici - sono state fatte per realizzare il piano industriale, e quali sostegni sono stati chiesti ad Eni e Ineos perché favorissero la realizzazione dell'obiettivo?». Per i sindacati se fosse confermato l'avvio della procedura di fallimento di Vinyls Italia si innescherebbe «un effetto domino tale da determinare un impatto sociale assolutamente insostenibile per i pesanti riflessi sull'occupazione dei lavoratori». Se nelle prossime ore non si vedranno segnali risolutori Filcem, Femca, Uilcem annunciano «posizioni più incisive» a tutela della produzione e dell'occupazione.

Fonte:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=56490&sez=NORDEST


Nulla di nuovo sotto il sole.
Il Veneto in tripla crisi.
Il Veneto in crisi culturale in cui il razzismo e l’odio per il diverso diventano norma comportamentale; il Veneto che disprezza i bambini costringendoli a mettersi in ginocchio a pregare affinché diventino tante pecore-operaie a disposizione del Sartor di turno (poi, se non obbediscono li si prendono a schiaffi o gli si induce ad assumere droga); una crisi economica mondiale che frusta le ambizioni e crea angoscia nel delirio di onnipotenza nell’identificarsi nel dio padrone.
Che brutte prospettive per il Veneto.

01 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

In Veneto è normale picchiare i bambini: un dovere religioso. Purché sia fatto da genitori e suore cattoliche.

Picchiare bambini in Veneto è una cosa normale. Basta che a farlo siano i padroni-genitori o le padrone suore di un qualche asilo o istituto.
La magistratura non interviene con capi di imputazione pesanti, ma minimizza gli atti.
Gli stessi magistrati trovano del tutto normale che i bambini siano picchiati.
E’ una delle vergogne del Veneto in cui si forma un sodalizio criminoso fra cattolicesimo e comportamenti genitoriali di vera e propria violenza sulle donne e sui minori. Violenza che poi viene fissata mediante la derisione e la minimalizzazione degli eventi.
Se dai uno schiaffo a una persona che fa di mestiere il magistrato vieni accusato per un atto di terrorismo; se lo dai ad un bambino, che è il soggetto portatore di diritti Costituzionali, viene trattato come fosse un dovere.
Dopo si creano le condizioni per lo spaccio di droga fra i giovani, si alimenta il bullismo e le aggressioni, si alimentano i comportamenti violenti fra i giovani e si deresponsabilizzano i genitori e gli insegnanti (specie quelli cattolici) per non aver fornito ai ragazzi strumenti adeguati con cui affrontare la loro esistenza.
E’ una delle vergogne sociali del Veneto.
Riporto l’articolo:

Treviso.
Botte al figlio di 7 anni:
padre allontanato e indagato per maltrattamenti

TREVISO (29 aprile) - Avrebbe picchiato il figlio ripetutamente, tanto da mandarlo al pronto soccorso. Per questo un uomo, residente con la famiglia nel trevigiano, è stato allontanato dalla sua abitazione per disposizione del pm di Treviso: è indagato per maltrattamenti nei confronti di uno dei suoi bambini, un piccolo di 7 anni. Secondo l'accusa l'uomo avrebbe ripetutamente picchiato il bambino, rendendo necessario in un paio di occasioni il suo ricorso alle cure del pronto soccorso, dove i medici avrebbero riscontrato lividi giudicati guaribili in pochi giorni.


Fonte:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=56479&sez=NORDEST


Fra qualche giorno sarà la giornata contro la pedofilia e la violenza nei confronti dell’infanzia, ma la vergogna sociale dell’educazione cattolica continua.
Il principio cattolico secondo cui: “La verga e la correzione danno saggezza, ma il fanciullo abbandonato a sé stesso sarà la vergogna di sua madre” Proverbi 29, 15 continua ad essere applicato in assoluto disprezzo del dettato Costituzionale.
Scusa, ma che centrano le "suore cattoliche"? Chiedetelo ai magistrati quante indagini hanno aperto sui luoghi di detenzione chiamati asili e come hanno trattato i vari casi!

30 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Chiude il polo industriale di Marghera: Montedison, Eni, Ineos, Vinysl Italia. La fine di un'economia in Veneto.

E’ un altro pezzo di Veneto che scompare. Una struttura economica chiamata “polo industriale” che chiude nel totale disfacimento. Creditori mai pagati. Operai che cercano di sopravvivere fino alla pensione. Un indotto economico che in questi anni si è chiuso sistematicamente su sé stesso fin da quando negli anni ’70 l’industria iniziò la guerra contro gli operai della manutenzione all’interno delle fabbriche per delegare la manutenzione degli impianti alle imprese. Da allora l’industria si è ripiegata su sé stessa in un’agonia continua.
La crisi attuale non è la crisi del polo industriale di Marghera. Semmai la crisi attuale si somma alla crisi di Marghera. La crisi attuale si porta milioni di debiti accumulati nel tentativo delle parti di essere una più furba dell’altra.
Politica industriale e politica mafiosa si è sempre intrecciata fin da quando Eugenio Cefis organizzava la rete mafiosa per favorire la Democrazia Cristiana. Questo Veneto ha sempre pagato per intrighi di palazzo e il territorio è sempre stato devastato con l’aiuto di magistrati che non hanno mai voluto indagare su che cosa stava avvenendo in Montedison mentre gli operi morivano.
Non c’è molta differenza fra la mafia siciliana e quella Veneta: è solo una questione di stile diverso, non aveva bisogno di lupara.
Come ne uscirà il territorio Veneto?
Intanto riporto la notizia:


Vinyls, partono i sequestri dei creditori
Sigilli a un magazzino di Marghera. In forse il cda. Comincia la fermata degli impianti


MESTRE — L’ufficiale giu­diziario alla Vinysl Italia. Lu­nedì per un’ingiunzione di pagamento è stato seque­strato un magazzino della società di Fiorenzo Sartor su richiesta della Transped Spa di Marghera. E potrebbe essere solo il primo di una lunga seria perché l’azienda non sarebbe stata l’unica a chiedere i pagamenti arretra­ti. In città si sarebbe mosso anche il consorzio Ciclat e a Ravenna e in Sardegna altre ditte di servizi logistici sa­rebbero ricorse alle vie lega­li. Sembra anche che ieri (martedì 28) gli ufficiali giudiziari siano arri­vati proprio negli impianti fuori regione acquisiti dal­l’imprenditore trevigiano dalla multinazionale britan­nica Ineos con in mano in­giunzioni simili a quella re­capitata lunedì a Marghera. «Parte del magazzino Pvc di Porto Marghera è sotto se­questro conservativo per un’ingiunzione di pagamen­to », confermano dall’azien­da.
Il titolare della neonata Vinyls tuttavia sembra cade­re dalle nuvole: «Oggi (ieri, ndr) non sono stato a Mar­ghera — spiega Sartor — non so nulla». E rischia di saltare anche il cda origina­riamente previsto la settima­na venerdì scorso, e poi fat­to slittare a oggi. «Vedremo, non so nemmeno io cosa sia meglio fare a riguardo. Di certo non voglio mollare. Prima di farlo tenterò di tut­to perché non voglio lascia­re Marghera». Intanto, tra in­giunzioni di pagamento e debiti con Eni (domani sca­de la prima rata da 10 milio­ni di euro concordata il 17 marzo a Roma), la strada del­l’imprenditore di Cessalta sembra essere sempre di più in salita. Oltre agli 80 milioni di cui è creditrice Eni, ci sono più meno dieci milioni da pagare alle ditte di servizi che non on vedono soldi da mesi e che in caso di falli­mento di Vinyls, perderebbe­ro introiti importanti per la loro esistenza sul mercato. Per questo in quattro si sa­rebbero già mosse con l’in­giunzione di pagamento. «Noi non avanziamo 80 mi­lioni come Eni — dicono da Transped azienda di imbal­laggio merci – ma sono me­si che non vediamo paga­menti e abbiamo ritenuto di cautelarci».
Di fronte a una situazione che sta precipi­tando ogni giorno di più, l’assessore alla Pianificazio­ne strategica Laura Fincato torna a chiedere che il mini­stero allo Sviluppo economi­co convochi le parti. «Solo il governo può fare qualcosa — dice —. E’ necessario che arrivi velocemente l’incon­tro chiarificatore sugli accor­di sulla chimica richiesto ve­nerdì in Prefettura». Mentre la politica attende i tempi di Roma, sindacati e lavoratori continuano a scio­perare. Ieri è alle 6 partita la fermata a oltranza dei chimi­ci che giovedì iniziano le procedure per bloccare gli impianti ora al minimo tec­nico compreso il cracking. Proprio oggi è stata indetta una nuova assemblea in raf­fineria. «L’obiettivo è far ri­partire gli impianti non fer­marli », dicono i sindacati. Di fronte però allo stop del­le forniture di etilene e diclo­retano per la produzione di Eni a Vinyls, «non abbiamo altra scelta che fermare il cracking di Polimeri».
Gloria Bertasi 29 aprile 2009


Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2009/29-aprile



L’indotto veneziano, con questo fallimento non perde solo qualche migliaia di posti di lavoro, ma perde una prospettiva di sviluppo: migliaia di posti di lavoro che non saranno rinnovati.
L’intera struttura di Venezia viene modificata e, con essa, l’intero Veneto. Perché se il polo industriale di Venezia scompare, con esso si ridimensiona l’intera struttura delle micro imprese dal padovano al trevigiano al bellunese.
Ma forse, ai politici attuali, la cosa non interessa.

30 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 29 aprile 2009

Il quadro allarmante del disastro economico ed occupazionale in Veneto.

Continua l’arrivo di dati allarmanti sul fronte dell’occupazione in Veneto.
Dati veri, non le fantasticherie di Tremonti e Berlusconi.
Però, come ho già detto in altri post, sembra che non interessi nulla a nessuno.
Quelle che riporto sono parte di tre notizie sul fronte dell’occupazione che sondano tre settori diversi, da quello edilizio nazionale, a quello territoriale di Rovigo e Treviso.
Non sono dati allarmanti, sono dati TRAGICI.
Una valanga di proporzioni immense si sta abbattendo sulla società civile e i politici italiani fanno come quel personaggio nella barzelletta dei “magnifici sette”: un uomo si getta da un grattacielo i 100 piani e ad ogni piano afferma. “Fino ad ora, tutto va bene!”.
E’ il quadro dei dati reali che dobbiamo tener presente quando decidiamo di farci un’idea o un’opinione.
Indubbio che per il dipendente statale le cose non sono drammatiche. Ma la situazione sociale, non appena degenera in Veneto, provocherà un aumento della conflittualità sociale. Provocherà un aumento dei senza casa. Possiamo dire “fin ora tutto va bene”, ma sta di fatto che la situazione sta precipitando. E’ ora che mettiamo in atto le nostre strategie di difesa e, chi non lo ha fatto, provveda.


La crisi dell’edilizia:

La crisi dell'edilizia sferza il Nord. Nel 2009, rileva il rapporto di Ance Lombardia presentato ieri a Milano, la caduta degli investimenti in costruzioni colpirà con maggiore intensità le regioni settentrionali del Paese, in particolare il NordEst, mentre al Sud i livelli produttivi scenderanno meno rapidamente. In questo quadro negativo la Lombardia risentirà della crisi, ma continuerà a essere un punto di riferimento, soprattutto rispetto a EmiliaRomagna e Veneto. In particolare, per il 2009 i risultati dell'indagine evidenziano per la Lombardia una flessione dei livelli produttivi del settore delle costruzioni del 4,8% (in termini reali). Un calo più contenuto di quello previsto nella media nazionale (6,8%; si veda al riguardo quanto anticipato dal Sole 24 Ore del 31 gennaio scorso), in Veneto (9,6%) e in EmiliaRomagna ( 8,1%). Un importante indicatore dell'impatto della crisi sull'economia reale è il calo dei livelli occupazionali: nel 2009 le imprese di costruzioni italiane prevedono un calo dell'occupazione del 6,5%, pari a circa 130mila posti di lavoro in meno rispetto al 2008. Se sommiamo anche l'indotto e la perdita di posti di lavoro negli ultimi mesi del 2008, la stima complessiva è pari a 250mila occupati in meno. In Lombardia le aspettative delle imprese sono orientate verso una flessione dei livelli occupazionali stimabile nel 5,1% (-1,1% nel 2008). Nel 2008 in Lombardia gli occupati nell'industria delle costruzioni sono stati circa 342mila, pari al 22% degli addetti nell'industria e poco meno dell'8% del totale dei lavoratori impiegati nell'intero sistema economico regionale. Marco Morino Tratto dal Sole 24 ore-29 aprile 2009

Fonte:
http://www.demaniore.com


E ancora:

Crisi, allarme occupazione
Per il Polesine previsioni nere
Nel 2009 circa l'8% rimarrà senza un impiego. I consumi in picchiata almeno fino a dicembre.

Rovigo, 27 aprile 2009 - Previsioni nere da qui a dicembre, secondo i dati di Unioncamere, che fanno anche riferimento agli studi di Prometeia. Nonostante qualche segnale di ottimismo rilanciato in questi giorni da più parti, anche ai massimi livelli, per il Veneto ci si attende nel 2009 un Prodotto Interno Lordo in picchiata ben oltre il 2% e per Rovigo le previsioni sono ancora (seppur leggermente) più nere. La spesa delle famiglie destinata ai consumi, sempre con riferimento alle previsioni sul 2009, è destinata, secondo gli studi citati, a ridursi quasi dell’1%, mentre gli investimenti fissi lordi dovrebbero flettere addirittura del 7%. Sono i due dati di stima più preoccupanti, perché lasciano i segnali ripresa di là da venire per gli aspetti macroeconomici di più largo impatto sociale. Entro dicembre potrebbero così mancare all’appello un 2-3% delle unità produttive locali e regionali e la disoccupazione potrebbe assestarsi in regione tra il 5-6%, in Polesine tra il 6-8%, con punte, non improbabili, anche nettamente peggiori. Scenari, come si vede, gravi, appesantiti pure dalla necessità per gli imprenditori di trovare sostegno nel credito di fronte ai momenti di difficoltà già in corso o attesi. A Rovigo, ad esempio, solo il 44% degli imprenditori del commercio ritiene stabile, cioè analoga a prima della crisi, la domanda di credito, come dire che c’è una rincorsa a prestiti, per la variazione di fondi e scorte, di liquidità, che non è nemmeno sempre facile ottenere.

Fonte:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rovigo/2009/04/27/169206-crisi_allarme_occupazione.shtml


E ancora:


Il disastro occupazionale nel Trevigiano

Treviso – All’appello in questi primi quattro mesi del 2009 mancano oltre 26 mila trevigiani che non erano al lavoro. Dall’inizio dell’anno sono stati raggiunti valori record che non si registravano da sei anni. Sono state richieste ben 102 procedure di mobilità pari a 2.662 licenziamenti, 16.400 lavoratori in cassa integrazione e contratti a termine non rinnovati per 7 mila addetti.
Lo scorso anno, nello stesso periodo, il provvedimento aveva colpito 886 addetti. Si tratta di lavoratori che nella maggioranza dei casi non godono della protezione riservata ai lavoratori della media e grande impresa che hanno espulso 693 addetto, due terzi in meno della piccola impresa. Le richieste di mobilità effettuate dalle grandi aziende sono rimaste pressoché invariate rispetto alla media dell’ultimo lustro. Treviso guida la classifica con 34 procedure di mobilità tra le grandi imprese, 20 sono state avviate nel Montebellunese, 12 nella Castellana,17 a Conegliano, 15 a Oderzo, e 4 a Vittorio Veneto. In frenata anche le assunzioni che non riescono a rispondere a nemmeno un decimo della richiesta.
Fonte:
http://www.oggitreviso.it/nel-2009-record-di-licenziamenti-14782


Lo so che queste notizie sono presenti nell’web. Io le riprendo per delineare il quadro drammatico della situazione in cui il Veneto è venuto a trovarsi e cercare di capire perché ciò è avvenuto. Nulla si può fare, a parte un governo inetto che preferisce inseguire le veline, per cambiare l’attuale situazione, ma si può agire per il futuro iniziando a porre basi diverse con cui affrontare i problemi economici. Solo che le basi non riguardano prettamente il settore economico, ma la società civile nel suo insieme. Se noi non curiamo la struttura culturale, l’organizzazione sociale, l’etica civile, in questo momento, il futuro sarà nero.
Solo la cultura può fornire alle persone nuove e diverse strategie per affrontare il presente. Però noi abbiamo un governo che di cultura non capisce nulla. Per questo governo la cultura sono solo cose da allineare in un museo e non espressione attiva della popolazione.
Abbiamo negato la cultura in funzione dell’accumulo di denaro per il possesso delle persone. Si sono costrette le persone a pregare anziché renderle consapevoli delle modificazioni sociali ed economiche del presente, se non si cambia questo non ci sarà futuro per la società Italiana e Veneta in particolare.

Sono migliaia di stipendi in meno che le persone spendono nei supermercati. E molte migliaia le persone non le spendono perché timorose del futuro.
Io mi ricordo quindici anni fa quando fui costretto ad andare a Castelfranco veneto a lavorare. C’erano cartelli “assumesi”, “cercasi personale”, su ogni capannone. Mentre Marghera era in sofferenza, là cercavano migliaia di lavoratori. Per questo dettero il via ad un’immigrazione massiccia.
Poi il lavoro iniziò a scarseggiare e si spinse all’odio per l’immigrato.
Dopo l’odio per l’immigrato, ora è la volta dei lavoratori Veneti ad essere licenziati.

29 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

I commercianti di Venezia chiedono manganelli e campi di concentramento contro gli abusivi: chi ci difenderà da loro?

Una volta si raccoglievano le firme contro i poteri forti per migliorare le condizioni di vita delle persone, per rivendicare dei diritti.
Oggi i commercianti raccolgono le firme per affamare le persone. Forse poi si continuerà costruendo le ronde di picchiatori e poi i campi di detenzione e, quando costeranno troppo, di sterminio per questi sporchi che osano offrire merce in contrapposizione a commercianti inetti e volgari che hanno sempre offeso la città di Venezia per i propri affari.
Non sono capaci di vendere; non lo sono mai stati. Non sono mai stati capaci di integrare il loro commercio col territorio. Hanno sempre agito sul territorio e su Venezia come se Venezia fosse una città da rapinare, mentre molte persone si spaccavano la schiena con i carretti sui ponti per portare la merce, ed erano sottopagati.
A mano a mano che la crisi del commercio si sviluppa, loro pensano di migliorare la situazione dando la colpa al diverso. In Germania fu l’ebreo e oggi il “venditore abusivo”.
Non sono solo ridicoli, ma sono offensivi per la società civile e per la cultura di Venezia.
Riporto:

Predisposti tre punti di raccordo in citta'
Firme contro i venditori abusiviVenezia dichiara guerra agli ambulanti
Albergatori, negozianti del centro, gondolieri della Lega: da oggi e per quattro giorni la raccolta di firme


VENEZIA - Parte una raccolta di firme dei commercianti contro i venditori ambulanti a Venezia. Da stamane per quattro giorni, in tre postazioni nella zona di Riva degli Schiavoni, l’Ascom sensibilizzerà i veneziani nella battaglia contro il commercio abusivo che, spiega il vice presidente di Confcommercio Ascom Venezia, Marco Francalli, «ha esasperato i negozianti».
Un’iniziativa, quella contro i vu' cumprà, che a Venezia è in corso da anni ma questa volta è supportata dall’Associazione degli albergatori, dal Comitato Venezia, dai negozianti del Centro
Storico, dai gondolieri e dalla Lega Nord. Dietro ai tavolini dell’Ascom, manifesti che spiegano le ragioni della protesta e, da domani, un lenzuolo bianco a terra per richiamare l’attenzione delle autorità. Una battaglia non nuova anche per l’Ascom veneziana, che lo scorso ottobre aveva simbolicamente srotolato una lunga striscia di stoffa bianca larga quanto una calle dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia al Ponte delle Guglie. La richiesta dei commercianti è sempre la stessa: un’ulteriore presenza delle forze dell’ordine e controlli costanti sulle rotte più frequentate dai turisti, sul cui tragitto si concentrano i venditori abusivi e i borseggiatori. «Appoggiamo l’amministrazione comunale. L’unica che si dà da fare in maniera adeguata - dice Francalli - è la polizia municipale, ma non ce la fa da sola. Lasciamo perdere ronde e cose simili: vogliamo più presenza delle forze dell’ordine».
Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/27-aprile-2009/


Si tratta sempre di quel disfacimento della struttura culturale e morale del Veneto che vede nel nazi-fascismo le uniche soluzioni che chi è stato educato negli oratori riesce a pensare.
Una città ridotta alla rovina per l’attività di commercianti che spesso, troppo spesso, ha visto una carenza, per vari motivi, di controlli da parte della guardia di finanza. Che i commercianti di Venezia occultino grandi proventi, è voce comune e popolare raccolta nelle calli quando si vantano dei profitti che fanno alla faccia dei turisti. Che i ristoranti di Venezia siano fra i più cari, è cosa nota e spesso caduta sotto i riflettori dei media. Riflettori che si sono spenti sempre troppo presto.
Siamo in piena degenerazione culturale. Una degenerazione culturale che si manifesta nell’incapacità dei commercianti di agire oggi che la crisi si sta acutizzando e sta, un po’ alla volta, presentando il conto di tutti gli “errori” fatti nel passato.
Eppure la soluzione sociale e legale è semplice: maggiori controllo della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate sui commercianti di Venezia. Togliere la licenza di commercio ad ogni irregolarità rilevata. Galera per la merce in nero scoperta. Galera per sfruttamento di lavoro in nero. Al posto di questi personaggi concedere licenze ai "venditori abusivi". Forse, costoro, avrebbero più rispetto di Venezia che non i commercianti dell'Ascom.

29 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 28 aprile 2009

La disinformazione dell'informazione


Informare e costruire un’idea sulla realtà in cui si vive e le modificazioni che questa realtà sarà costretta ad affrontare appartiene all’arte della selezione delle informazioni.

Tutti i media, internet compreso, informano. Informano. Informano.

Tutti vogliono costruire nel lettore e nell’informatore un’idea di realtà che, una volta accettata, porti il lettore a schierarsi e a decidere all’interno di quell’idea indotta.
I media, compreso internet, incitano ad una “realtà desiderata”, non AD UNA REALTA’ POSSIBILE.

Ed è questa la vera discriminante dell’informazione.
Selezionare le notizie fra quelle importanti e reali separandole da quelle desiderate.

Qual è la realtà nella quale viviamo?
Quali sono le trasformazioni della realtà nella quale viviamo?
Quali sono gli avvenimenti che ci testimoniano la direzione del cambiamento?
Quale direzione di cambiamento auspichiamo?
Quale direzione di cambiamento è in atto?

Quali sono le direzioni di cambiamento che vengono desiderate dai vari potentati?
Quali sono le direzioni di cambiamento della realtà che servono alle persone, ai cittadini, alla gente?

Ebbene, se un tempo si nascondevano le informazioni per impedire alle persone di costruirsi un’opinione, oggi si danno un numero infinito di informazioni e di opinioni che passano per informazioni al fine di costruire l’opinione dei più.
Una situazione sociale in cui le persone vengono trasformate in tifosi che hanno rinunciato ai loro intenti di vita e preferiscono schierarsi con la propria squadra di calcio piuttosto che giocare la partita della loro vita.

Così l’opinione, spinta dal desiderio soggettivo, davanti ai problemi della vita fantastica semplici soluzioni. Soluzioni semplici per situazioni sociali complesse in cui ogni soluzione data crea uno squilibrio sociale che spinge la società verso nuovi equilibri non sempre considerati da chi propina soluzioni semplici. Il risultato delle soluzioni semplici spesso è più disastroso dei vantaggi immaginati. Questo perché la soluzione semplice in realtà è la soluzione che ignora l’azione di tutti i soggetti che operano nella società in cui viviamo.

Si disinforma informando.
La capacità di selezionare le notizie utili dalla marea di notizie inutili e fuorvianti nasce dall’intento di chi seleziona le notizie.
Perché queste e solo queste notizie?
Perché questa e solo questa soluzione?
Perché questa direzione?

E’ il soggetto che seleziona le notizie (o il giornale) che deve manifestare l’intento per il quale seleziona le notizie.

Se non si impara a guardare l’intento che sta a fondamento di chi seleziona le notizie, si è prede d’inganno di chi vuole trasformare le persone in tifosi rendendo la sua attività uguale a quella di chi, invece, ha l’intento di liberare la società dai legami che gli impediscono di fondare il proprio possibile futuro.
Come si crea allarme sociale?
Come ci si difende da chi crea allarme sociale?
Come si distrae l'attenzione da situazioni sociali allarmanti?
Come si è attenti nel distinguere ciò che è importante da ciò che è irrilevante?
Provate a chiedervi: IO, CHE COSA VOGLIO?

28 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

L'imprenditoria è malavita; la malavita è imprenditoria.

L’imprenditoria è malavita; la malavita è l’imprenditoria.
Sono tutti, dal punto di vista dell'economia pura, imprenditori: ladri, rapinatori e trafficanti di droga. Tutti devono intrapprendere un'attività cercando finanziamenti e mettendo in atto azioni per far soldi.

Nonostante i numerosi segnali, il governo, di fatto, evita di mettere le mani su chi viola le leggi.
All’interno della concezione secondo cui “solo i poveri delinquono”, mentre i ricchi sono esenti da delitto, si è più propensi ad istituire “ronde di picchiatori” piuttosto che squadre di analisti economici che stanino i delitti di i mafia o di malaffare industriale ed economico.
Così, mentre i banchieri derubano i cittadini godendo della piena impunità, chi chiede l’elemosina si vede assalito da bande di picchiatori rondisti o da Vigili Urbani che si ritengono in diritto di aggredirlo. E’ una questione di propaganda.
Chi chiede elemosina è brutto, sporco e cattivo. Vuoi mettere quanto sono belli questi imprenditori?

Veneto/Scoperta maxi-frode settore recupero ferro:
20 arresti

Roma, 21 apr. (Apcom) - Scoperta dalla Guardia di Finanza di Vicenza una maxi-frode internazionale nel settore del recupero e commercio di materiale ferroso: 20 persone arrestate ed effettuate 180 perquisizioni in Italia e Austria. Accertati oltre 90 milioni di euro di fatture false. In mattinata è prevista una conferenza stampa presso la sede del Comando Provinciale di Vicenza sita in Contrà San Tommaso, 17.

Fonte:
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=706236

E’ un motivo ricorrente nella storia dell’umanità. Un motivo che riguarda la logica del dio padrone: il dio padrone delinque, ma è un imprenditore della creazione e, per questo, non si può processare il suo delinquere.
90 milioni di euro in fatture false sono poco meno delle sovvenzioni raccolte per l’Abruzzo!
Se proiettiamo questo sull’attività di ogni imprenditore che non è stato inquisito a dovere possiamo avere un’idea di quanto l’Italia sia stata saccheggiata e, in un momento di crisi come questo, questi furti hanno l’odore dell’eversione della democrazia.
Se ci sono imprenditori "onesti" dovrebbero, non solo evitare di collaborare o dissociarsi da costoro, ma denunciarli essi stessi affinché l'imprenditore assuma un comportamento etico e non "banditesco".

28 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 26 aprile 2009

Confartigianato: previsioni per l'occupazione e le imprese

Tutti gli studi di settore indicano la crisi nell’industria, grande e piccola. In particolare la piccola industria che spesso agisce da supporto alla grande industria.
Purtroppo, gli indicatori economici vengono ignorati dal governo e dalla politica.
Siamo alla gestione sociale emergenziale. Solo nell’emergenza un governo riesce a dimostrare che sta facendo qualche cosa. E così, questo governo vuole ignorare la gravità della situazione fintanto che non avvengono situazioni di emergenza nelle quali interviene con i celerini, o con l’elemosina cattolica. Lo stupro, per questo governo, non è una questione sociale, ma è una questione di emergenza di polizia. Non è in grado di combinare le due cose perché questo governo ritiene gli stupri alle donne una condizione normale. Una condizione da gestire soltanto con i celerini. Una società senza violenza alle donne creerebbe un grande problema ad un governo come questo.
Siamo all’interno di una “crisi ignorata”, tanto Berlusconi e Tremonti sono ricchi. Il loro presente è salvo e questo paese, per loro, provvede il loro dio padrone.
Con gli spot pubblicitari si gestisce una campagna elettorale, non una nazione all’interno di un sistema complesso di correlazioni internazionali.
Queste sono ULTERIORI PREVISIONI.
Probabilmente un qualche Tremonti le chiamerà annunci di uccelli del malaugurio. Sta di fatto che, data questa situazione, il domani non può essere che questo.
Riporto da televideoRai pag. 135 del 26 aprile alle ore 23.00:

CONFARTIGIANATO
LANCIA ALLARME CRISI PER 2009
La crisi continua a mordere le piccole imprese anche nel primo semestre 2009 con un ulteriore ridimensionamento di produzione, domanda e del fatturato. Lo rileva l'ufficio studi Confartigianato, che intravede, invece, spiragli d'ottimismo per occupazione e investimenti nelle imprese con meno di 20 addetti su un campione di 4.200 imprese italiane. In particolare per la piccola e media impresa manifatturiera, secondo la Confapi, che rappresenta circa 60mila imprese con 1mln e mezzo di addetti, "la crisi non è passata e i problemi sono più gravi che mai". Per il 2009 si prospettano bilanci "disastrosi" e fino a 400mila addetti che rischiano il posto.
Fonte:http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/solotesto.jsp?regione=&pagina=135&sottopagina=1

Un altro dato deve far paura: si è fermata la vendita dei computer.
La crisi prima del 2008 è stata tamponata proprio dalla vendita del materiale elettronico e dallo sviluppo della comunicazione. Ora, anche questa si è fermata.

26 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 24 aprile 2009

Le Istituzioni e la chiesa cattolica sono i veri spacciatori di droga (eroina e altri) in Italia

Questa, che riporto, è una notizia dell’arresto di alcuni spacciatori, alcuni extracomunitari. Quelli sui quali la lega punta il dito criminalizzandoli.
Usiamo questa notizia, in tutta la sua gravità, per riflettere sullo spaccio della droga prendendo spunto della situazione sociale in Veneto in cui molti di questi spacciatori operavano.

Tre sono le COLONNE DELLO SPACCIO!
Ad ognuna delle TRE COLONNE DELLO SPACCIO corrispondono delle diverse responsabilità.

La prima colonna dello spaccio è composta da COLORO CHE COLTIVANO E FABBRICANO LA DROGA!
Questa COLONNA ELLO SPACCIO può essere (se davvero lo si vuole) debellata dalle organizzazioni internazionali. Checché ne dica l’informazione ufficiale, la coltivazione dell’eroina in Afganistan è favorita dalla presenza USA, Italiana e quant’altro. Sono gli Stati che hanno la responsabilità di alimentare o non perseguire la fabbricazione delle grandi quantità di droga. Poi, nell’azione degli Stati si inseriscono i “lavoratori in proprio” che, pensando di essere dei superuomini, spesso vengono arrestati e combattuti dalla polizia con grande determinazione.

La SECONDA COLONNA DELLO SPACCIO è composta dagli spacciatori che noi possiamo conoscere. Grandi o piccoli. Dai chili di cocaina della simpatizzante della Lega Nord fermata in Svizzera nell’aprile al piccolo tossico che si paga le dosi spacciando.
Questa COLONNA DELLO SPACCIO può e deve essere combattuta dalla polizia. Dal controllo del territorio delle polizie nazionali.

Queste DUE COLONNE DELLO SPACCIO non sono di pertinenza dei cittadini, ma di organi Istituzionali a vario livello. Quando intervengono dei cittadini ad interferire nelle Istituzioni possono solo far danno. Dal linciaggio del piccolo spacciatore all’interferenza in indagini.

La TERZA COLONNA DELLO SPACCIO è rappresentata dal consumatore. Come in questo articolo le ragazzine.

La domanda è: dal momento che gli spacciatori non obbligano nessuno a farsi, ma offrono il prodotto a chi lo vuole, chi ha costruito le ragazzine, o più in generale le persone, che cercano lo spacciatore per acquistare quel tipo di merce? La risposta è semplice: LA CHIESA CATTOLICA CON L’AIUTO DELLE ISTITUZIONI!
Le ISTITUZIONI che non hanno agio quando dovevano agire e hanno permesso alla chiesa cattolica, per trarne esse stesse beneficio, di distruggere i ragazzini e spingerli a veicolare le loro pulsioni di vita nel consumo di droghe!

Riporto l’articolo:

Ragazzine offrivano sesso per acquistare la droga
La Guardia di finanza ha smantellato un organizzazione di extracomunitari che vendeva cocaina ed eroina in città: arrestate diciotto persone. Tra i clienti, anche giovanissime che si prostituivano per la dose


Ferrara, 22 aprile 2009 - Si chiama 'Willy' l'operazione della guardia di finanza di Ferrara che ha portato all'arresto di ben 18 trafficanti e spacciatori di droga. Willy, come il nome di uno dei maggiori fornitori di droga della piazza ferrarese.Un'operazione complessa e vastissima, quella dei finanzieri, che ha permesso di individuare e sradicare una fitta rete del commercio di eroina e cocaina, composta da extracomunitari di origine nigeriana, liberiana tunisina e marocchina. I diciotto arrestati si rifornivano di droga da vari connazionali residenti nelle province di Padova, Rovigo, Milano e Como.La droga viaggiava dal Veneto e dalla Lombardia, fino ad approdare sul mercato ferrarese. I corrieri ingerivano ovuli di eroina e cocaina per sottrarsi ai controlli, e riuscivano a trasportare 100-200 grammi per volta.Si trattava di un'organizzazione che mirava a preservare l'esclusiva territoriale dei diciotto arrestati, attraverso comportamenti ostili e punitivi nei confronti di spacciatori esterni alla rete. Dalle indagini sono emersi anche dettagli sui clienti degli spacciatori: spesso erano anche minorenni, tra cui anche ragazze giovanissime che offrivano sesso in cambio delle dosi di droga.
Le indagini si sono concluse con un blitz della guardia di finanza, con decine di perquisizioni sul territorio che hanno visto l'impiego di unità cinofile.

Fonte:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ferrara/2009/04/22/166967-ragazzine_offrivano_sesso.shtml


Dunque, chi è che spaccia droga?
Chi costruisce le persone affinché vadano a cercarla.
Qual è il dovere delle ISTITUZIONI? Qual è il dovere che la COSTITUZIONE impone alle Istituzioni?
La Costituzione impone alle ISTITUZIONI la salvaguardia del cittadino come soggetto portatore di diritti che, una volta negati, diventa oggetto di possesso e, come tale, violentato al punto tale da essere indotto ad acquistare droga perché non ha altro modo con cui pensare alla sua vita.
Dal punto di vista sociale le Istituzioni e la chiesa cattolica sono le organizzazioni che spacciano droga in quanto forgiano la psiche delle persone in modo tale da diventare coloro che cercano la droga perché null’altro, a loro, le Istituzioni, consentono di cercare!
Fa sorridere l'inchiesta delle Iene che ha dimostrato che la maggior parte dei deputati italiani sono drogati: come se non si capisse dalle leggi che fanno e dalle loro affermazioni televisive.
Se, per ipotesi, fossero arrestati tutti gli spacciatori, non avremmo la fine dei problemi dovuti alla presenza di droga nella società, ma avremmo centinaia di disperati che, senza droga, veicolerebbero la loro disperazione in azioni distruttive. Se per ipotesi, venisse eliminata l'influenza della chiesa cattolica nella società, lo spaccio di droga si ridurrebbe, sia pur fra qualche generazione, perché i cittadini sono attratti da veicolazioni maggiormente produttive nella società.

Marghera 24 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 23 aprile 2009

La distruzione del tessuto sociale del Veneto: la crisi economica in un rapporto della CGIL

La gravità sociale ella crisi viene continuamente ignorata, specialmente in Veneto.
Mentre la cronaca continua a parlare di droga, bullismo o a elencare i litigi dei politici per le prossime elezioni europee, c’è l’intero tessuto sociale che si sta ammalando senza possibilità di guarigione.
C’è una sofferenza diffusa, continua, sistematica.
Le proiezioni di questo articolo del segretario della CGIL forniscono dati sulla situazione del Veneto, ma ignorano che il Veneto si è sempre retto sull’individualismo sfrenato che sfruttava le nicchie territoriali per far soldi. La crisi in corso rende nulle proprio le nicchie economiche. Rende impossibile gestire il ristorante, il bar, tutte le micro strutture imprenditoriali di supporto ai comuni e alle province. Lo stesso processo di ricerca di innovazione si ferma davanti alla pura sopravvivenza. Una sopravvivenza che a fine 2008 ha visto le banche strozzare le micro imprese costringendole a rientrare immediatamente dai fidi e ora sono in difficoltà a chiedere fidi e prestiti perché non hanno prospettive economiche in cui versare quei fidi e quei prestiti.
I 50-60enni, come me, un tempo i SIGNORI DELL’ASSISTENZA TECNICA, sono stati i primi ad essere cacciati dal ciclo produttivo e pochi di noi avevano la possibilità di riciclarsi. Chi aveva una forza fisica sufficiente, come me, ha fatto anni di precariato turnista in fonderia finché il precariato ha iniziato a subire i primi colpi nella seconda metà del 2007 e i 50-60enni precari sono stati i primi a soccombere ai giovani precari.
Ora la situazione ha assunto connotati diversi. La spirale è quello della distruzione del tessuto sociale in cui ogni micro imprenditore tenta di sopravvivere distruggendo l’altro e distruggendo i suoi stessi dipendenti.
Riporto l’articolo del segretario della CGIL del Veneto:

La crisi si mangia i diritti
Scritto il 21 aprile 2009


Dopo i problemi relativi ad un rallentamento produttivo dell’autunno 2008 ci si prepara ad 2009 che si preannuncia molto difficile. Il Veneto è una Regione con circa 500 mila imprese (di cui metà individuali) con oltre 2 milioni di addetti di cui 1,5 milioni a lavoro dipendente. Una Regione, quindi, con un forte tessuto produttivo che ha garantito per tanti anni, pur con molte contraddizioni, un benessere abbastanza diffuso.
Il modello Veneto è riuscito a restare a galla e a competere anche a livello internazionale grazie soprattutto alla flessibilità spinta e al precariato. Conditi con bassi salari e basse condizioni di lavoro.
La globalizzazione dei mercati e della competizione non concede più sconti neanche a chi ha usato la delocalizzazione per scavalcare la necessità di investire sulla ricerca del prodotto e del processo produttivo: la crisi si allarga a macchia d’olio anche nei forti distretti produttivi che la Regione ha sostenuto a pioggia, abbracciando in sostanza tutti i settori, nessuno escluso.
Nella migliore delle ipotesi avremo nel 2009 circa 24 milioni di ore di cassa integrazione di vario tipo, che interesseranno circa 80.000 lavoratori e lavoratrici, più 30.000 lavoratori in mobilità.
Non solo. Si prospettano licenziamenti individuali e la fine dei contratti a termine per circa 210.000 lavoratori, e non si vedono all’orizzonte segnali di ripresa.
In questa situazione c’è un ulteriore problema: assieme al posto di lavoro si sta ampliando il numero di lavoratori che per mesi e mesi si trova a vivere con ammortizzatori sociali che garantiscono un reddito alla lunga nettamente insufficiente a mantenere con dignità una famiglia.
Inoltre si stanno ampliando i settori attualmente scoperti dagli ammortizzatori o che riconoscono una indennità inadeguata. Ancora oggi non si capisce con quali risorse si darà protezione ai lavoratori delle piccole imprese dell’artigianato e del commercio, ai lavoratori soci delle cooperative, ai collaboratori pubblici e privati ecc.
Senza una riforma universale degli ammortizzatori non si va da nessuna parte. Finchè le imprese non verranno obbligate a versare la contribuzione all’Inps per la cassintegrazione, la mobilità e la tutela dalla disoccupazione, le risorse non saranno mai sufficienti neanche per coprire strumenti congiunturali e in “deroga”.
Tra l’altro si profila chiaramente una situazione nella quale i lavoratori rischiano di pagare interamente i costi della crisi: con la perdita del posto di lavoro, con l’abbassamento dei salari, con la riduzione dei diritti e delle condizioni.
Se infatti un lavoratore si trova in mobilità, o licenziato, è indotto ad accettare, quando ci sono, offerte di lavoro che prevedono sottoinquadramenti e rinuncia alle tutele precedentemente garantite.
E’ necessario, per il sindacato, non assuefarsi a questa situazione, evitare la firma automatica delle mobilità e delle casse integrazioni, difendere con i denti i posti di lavoro ampliando le iniziative territoriali, anche all’esterno delle fabbriche.
L’impressione è che, in questa fase, anche le fabbriche che potrebbero con qualche sforzo superare le difficoltà utilizzino i licenziamenti per fare un po’ di “pulizia” di lavoratori “over 50”, “raffreddare” qualche reparto combattivo, depotenziando le rivendicazioni inerenti alla contrattazione di 2° livello, sul piano salariale e delle condizioni di lavoro.
Estratto parziale dall’articolo di:
Patrizio Tonon
Segretario Cgil Veneto

Fonte:
http://www.inviatospeciale.com/2009/04/la-crisi-si-mangia-i-diritti/



Purtroppo non è una questione di ammortizzatori sociali, ma un governo che non ha nessuna concezione della crisi. Sta sperando che passi con un colpo di bacchetta magica. Spera che gli vada bene. Ha finanziato banche, imprese e commercianti, ma non i consumatori. Così le imprese non sanno perché dovrebbero produrre; i commercianti non hanno i soggetti a cui vendere e le banche non hanno nuovi soggetti a cui rifilare il loro denaro e accumularne di altro mediante gli interessi.
La General Motors farà mesi di interruzione della produzione e non sa se dopo quei mesi potrà riprendere il lavoro. Molte fabbriche si apprestano al fallimento.
Per far fronte a questo Berlusoni sta usando le “veline” affinché intraprendano la carriera politica nel PDL.
Coraggio Veneto, in fondo, in televisione ci sono ancora le veline.

Marghera 24 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Scontro fra Democrazia e Fascismo nel nord-est

Lo scontro fra ideologia dell’uguaglianza e ideologia del possesso, è sempre in atto nel Veneto.
Le esternazioni di questo personaggio della Regione Friuli non divergono molto da quelle con cui Tosi censura la pena inflitta dal tribunale ad un tifoso per il lancio di un petardo.
Tosi afferma:


«Lanciare un petardo è più grave di rapinare, sono allibito». Flavio Tosi, sindaco di Verona, si scaglia contro la sentenza emessa dal tribunale della città nei confronti di un tifoso dell'Hellas, condannato a due anni e nove mesi di carcere per aver lanciato un petardo. Un giudizio assai più grave di quello espresso dalla stessa corte nei confronti di un rapinatore: condannato a un anno di detenzione. «C'è da rimanere allibiti - ha commentato Tosi - da un lato una condanna a due anni e nove mesi di reclusione a un tifoso dell'Hellas per il lancio di un fumogeno che non colpì nessuno, dall'altro un anno di detenzione, ai domiciliari, a un clandestino magrebino che ha aggredito e malmenato dei ragazzi per rapinarli: il tutto nella stessa sede giudiziaria».
Fonte:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=55511&sez=NORDEST

Come se non conoscesse il sistema giuridico e le leggi antiterrorismo e le parole avessero SOLO il significato che a quelle parole lui vuole attribuire. Si possono pure cambiare le leggi (e come si renderà giustizia a chi è stato vessato da quelle leggi?), ma rende sempre perplessi quando Tosi usa affermazioni contro Magrebini, Rumeni o Zingari. Un conto è censurare una legge e un conto è censurare l’applicazione della legge con un intento razzista di incitamento alla severità per la nazionalità del reo.

Ed è in Friuli che si manifesta lo scontro maggiore fra Democrazia e Fascismo:

Venerdì prossimo il Carroccio darà vita a un picchetto di protesta davanti alla sede di Udine del Consiglio regionale. Narduzzi si affretta a chiarire che il bersaglio polemico non sono gli alleati, ma «una Comunità europea sempre più in balìa di norme astruse e restrittive della libertà dei cittadini del nostro territorio» e punta il dito su un centrosinistra «abituato a prostrarsi di fronte alla Ue». Narduzzi denuncia «l’invadenza di un’Unione europea più interessata a occuparsi delle piccole questioni locali che dei grandi problemi internazionali, come il controllo dell’immigrazione».La dichiarazione mostra in filigrana il motivo scatenante della reazione leghista: la lettera di chiarimento inviata dalla Commissione europea alla Regione Friuli Venezia Giulia e al Comune di Azzano Decimo a seguito dell’ordinanza del sindaco Enzo Bortolotti sui requisiti per l’accesso ai benefici sociali che discriminerebbe i cittadini extracomunitari (reddito minimo per l’accesso ai benefici sociali). Un caso già noto, che si è arricchito però di uno sviluppo molto fastidioso per il capogruppo leghista. Narduzzi ha reso noto che l’assessore regionale alla Salute Kosic ha convocato il sindaco Bortolotti perché riferisca sulla norma comunale a rischio infrazione europea. Peccato che Bortolotti, noto come il "sindaco antiburqa", sia anche il presidente regionale della Lega e che della convocazione Narduzzi non sia stato avvertito dagli alleati. «Vogliamo capire il perché di questo comportamento irrituale», commenta il capogruppo leghista, già nervoso per la notizia che una convenzione stipulata dal Comune di Pordenone «ripristina l’ambulatorio per immigrati clandestini».Il no della Lega alla legge comunitaria regionale «voluta dal centrosinistra nel 2004» per recepire in maniera sistematica le normative europee «non prelude a uno scontro preelettorale con gli alleati», chiarisce Narduzzi. Ma il capogruppo ripropone la questione della permanenza in giunta dell’assessore alla Salute Kosic: «La questione c’è ed è aperta da tempo. Avevamo già chiesto le dimissioni di Kosic», reo secondo il Carroccio di non aver mai portato seriamente la lente sugli asseriti privilegi sanitari degli extracomunitari.

Fonte:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=55436&sez=REGIONI

Il fascismo che indica la separazione fra le persone in base a razza e ceto sociale per poter meglio dominare la società civile è molto appetibile nella società italiana. Anche il più povero, il più stupido, il più derelitto e incapace, in una società fascista, può vessare e ingiuriare persone per superiorità di nazionalità, ceto sociale, razza o religione.
Davanti all’Unione Europea che spinge per l’uguaglianza delle persone, qualcuno spinge per una disuguaglianza che permette, in prospettiva, un vero e proprio traffico di schiavi. La riduzione di persone nella condizione di “non aver diritti” è la condizione che nell’Italia fascista e nella Germania nazista portò alla costruzione dei campi di sterminio. Poi, una volta costruiti quei campi di sterminio o quella fascia di non diritto, è facile, per un qualsiasi regime che neghi le leggi, la Costituzione e la Carta dei Diritti d’Europa, estendere i non diritti ai cittadini affinché servano, obbedienti, quel regime che si pone al di sopra e al di fuori di ogni legge e di ogni norma.
Questo accade in Veneto fra cittadini angosciati dalla crisi economica e in balia di aggressioni esistenziali alle quali non sanno far fronte e, chi dovrebbe agire per placare quell’angoscia, preferisce indicare il “diverso” su cui scaricare la rabbia dei cittadini.

Marghera 23 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 22 aprile 2009

Il Veneto e gli statali fannulloni: il problema di arrivare a fine mese.

La crisi nel Veneto si sta facendo sempre più acuta. Le persone che vivono condizioni di lavoro tali da non sostenere la loro vita, stanno aumentando. Il caso che propongo è di questa donna della provincia di Treviso che, tutto sommato, ha anche uno stipendio e un posto di lavoro che oggi chiamiamo “sicuro”. Ciò nonostante è travolta dalle vicende famigliari. E’ travolta dalle sue stesse scelte di vita. I figli si devono mantenere, ma le condizioni non sono fra le migliori.
Pensate qual è la condizione di lavoro di tutti gli altri abitanti del Veneto se nella loro vita non sono stati prudenti.
Il tessuto sociale del Veneto si sta sfaldando. Perdendo di consistenza vengono a cancellarsi le aspettative delle persone. La dissolvenza del tessuto sociale del Veneto aggrava, moltiplicandolo, gli effetti della crisi. Molte persone non si possono permettere di lavorare per pochi soldi dati gli impegni che sono stati presi: i figli che si sono fatti, i parenti inabili, i mutui da pagare.
Su tutto questo aleggia una strana aria di morte. Dove anche chi ha pochi soldi deve essere derubato dalle Istituzioni che impongono multe, balzelli, obblighi, spesso ingannando i cittadini.
Così questa “statale” non trova nulla di meglio che mettersi in malattia e fare un secondo lavoro al supermercato Panorama.
E’ un’azione illegale.
Un’azione che sarà punita, ma che noi dobbiamo cogliere come un segnale grave che emerge dalla società civile.
Riporto:

Treviso. Statale sorpresa ad arrotondarein malattia: «L'ho fatto per i miei figli»
L'impiegata: «Mio marito se n'è andato e non paga glialimenti, lo stipendio non basta per mantenere i tre bambini»


TREVISO (22 aprile) - Storia triste, perchè coinvolge tre bambini, tutti minori, figli di un’impiegata di un ufficio ministeriale trevigiano. La signora, 30 anni, è stata citata in giudizio perchè colta a svolgere un lavoro diverso dal proprio, circostanza vietata espressamente dal contratto, e per di più mentre risultava in malattia.In pratica, l’incubo che perseguita il ministro Brunetta, che ce l’ha in particolare proprio con chi pesa sulla pubblica amministrazione facendosi pagare in maniera non regolare.Quanto percepito dalla donna indebitamente durante la finta malattia le verrà ora trattenuto dallo stipendio.Quando il fatto venne scoperto, la signora venne sospesa dal servizio; poi ha subìto una sanzione disciplinare e poi è stata riammessa, ma a tempo parziale.La scoperta del fatto che la signora faceva un altro lavoro mentre risultava malata è stata fatta grazie alla denuncia di qualcuno che la conosceva, sapeva dove lavorava e sapeva anche che era in malattia, probabilmente un collega.La signora faceva la promoter di un prodotto in un grande magazzino, il Panorama: la questione è durata dieci giorni e sembra sia stata l’unica volta.Ma le giustificazioni che la signora ha portato al suo legale, l’avvocato Alessandra Nava, sono molte. Quando si sposata ha avuto tre figli, poi il marito l’ha abbandonata e non le ha mai corrisposto aiuti economici di alcun genere. Lei ha continuato a lavorare, ma lo stipendio è di 1.200 euro al mese, e il solo affitto gliene costa 600, non ce la faceva a dar da mangiare ai ragazzi. L’affidamento dei bambini da parte del Tribunale è stato congiunto, ma sostanzialmente il peso del loro mantenimento è gravato solo sulla dipendente pubblica. La signora ha anche spiegato al suo legale che non credeva di commettere un atto così grave: si sentiva giustificata dallo stato di necessità e lavorava comunque poche ore al giorno davanti a tutti, al Panorama. Ovviamente non sta al difensore contestarle il fatto che un altro lavoro avrebbe magari potuto svolgerlo, ma in ferie, ugualmente retribuite, e non in malattia, e il fatto sarebbe stato ben meno grave, ma questo emergerà in corso di procedimento in sede penale.Il fatto è stato ovviamente segnalato alla Procura, che procede per truffa aggravata ai danni dello Stato: il processo si terrà il 30 settembre.



Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=55433&sez=NORDEST



Si difenderà come potrà davanti al magistrato. Ai suoi conti dovrà aggiungere anche le spese che sarà costretta a sostenere per la sua difesa, per il suo avvocato.
Così danno si aggiungerà a danno.
Da un lato deve riuscire a conservare il posto di lavoro e, dall’altro, deve riuscire a far fronte alle spese con un carico maggiore di spese.
Gravità si somma a gravità.
E’ una condizione che avviene in tutto il paese: l’affitto, il mutuo, le bollette, le devi pagare altrimenti “loro” hanno il magistrato che firma il sequestro. I cittadini non se lo possono permettere e spesso subiscono le ingiustizie (vedi i semafori intelligenti) senza avere i mezzi per difendersi.
Domani?
Nessuna luce in fondo al tunnel della vita!
Marghera 23 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Diritto di critica e diritto all'indignazione: il caso di Gianfranco Fini.

Quando un politico o un giornalista ricorre al magistrato perché non è in grado, o si vergogna, oppure ritiene critiche o appellativi “offensivi” siamo all’interno di un tentativo di intimidazione. Siamo all’interno di offese al diritto di critica o di reazione emotiva. Siamo nel tentativo di usare la forza, in questo caso la magistratura, per imporre all’altro un modo di interpretare a proprio comodo delle azioni o delle affermazioni.
Questo è il caso di Fini, ma vale per chiunque. E il chiunque non è il chiunque che io voglio che egli sia per poterlo aggredire, ma per chiunque ha fatto o detto cose delle quali posso argomentare in base alla mia visione del mondo e della vita.

CASSAZIONE: ARCHIVIATA DENUNCIA DI FINI, NON FU DIFFAMATO DA 'LA STAMPA'

Roma, 21 apr. (Adnkronos) - Gianfranco Fini non fu diffamato dal quotidiano 'La Stampa'. Lo ha sancito la quinta sezione penale della Cassazione dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa del presidente della Camera contro l'archiviazione disposta dal gup del Tribunale di Torino lo scorso 7 ottobre. Nel dettaglio la Suprema Corte, che ha condannato Fini a pagare mille euro alla Cassa delle ammende, ha stabilito che il quotidiano di Torino due anni fa non lo diffamo' con l'articolo del 18 gennaio 2007 intitolato 'Caro Gianfranco il passato ritorna, paga i tuoi debiti'

Tratto da:
http://www.adnkronos.com/IGN/Politica/?id=3.0.3237281973

troppo spesso persone, come è avvenuto all’ONU durante la Conferenza sul razzismo, reclamano a sé stesse il diritto di opinione e il diritto di manifestarla. Poi, immediatamente dopo, la negano agli altri.
E’ un gioco sporco del quale la società civile troppo spesso, ne paga le conseguenze.
Dopo aver scritto questo, da Televideo Rai pag. 126 del 22 aprile 2009 leggo:

FINI: 25 APRILE FESTA DI TUTTI GLI ITALIANI
Il 25 aprile fu guerra civile e scontro fra due diverse concezioni dello Stato. "L'una nutrita dal nazionalismo fascista conduceva all'espansionismo,al razzismo e all'annullamento dei diritti dell'uomo.L'altra,indissolubilmente legata ai valori della libertà e della democrazia,portava alla costruzione di una nuova stagione di progresso civile. Oggi è festa di tutti, senza se e senza ma".
Così il presidente della Camera, Fini, in un articolo per il numero zero de "L'altro", diretto da Piero Sansonetti

22 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 21 aprile 2009

I Veneti, il coltello e l'emergere delle violenze in famiglia.

I Veneti e la moda dell’accoltellamento.
Ci sono sempre stati episodi di violenza familiare in Veneto. Proprio la famiglia cristiana, la famiglia dei ruoli, ha sempre spinto alla violenza e alla prevaricazione fra membri familiari. Spesso la violenza era taciuta. Vissuta come un dramma nascosto fra le mura. Tanto, i Magistrati, che avrebbero potuto fare? Avrebbero perseguito il reo, ma non messo il reo nell’impossibilità di nuocere. La violenza familiare è sempre stata trattata con sufficienza dai magistrati tant’è che ultimamente sono state necessarie nuove leggi come sullo stalking o sulla violenza sessuale. I magistrati hanno sempre interpretato le leggi dal punto di vista del cattolicesimo. Un punto di vista che ha sempre favorito l’affermazione del loro potere contro un dovere di giustizia dal quale sono spesso (io direi SEMPRE) scappati.

E così, nel Veneto, inizia ad apparire il coltello.
Non è una cosa nuova, ma l’arrivo della consapevolezza dei diritti delle persone associata all’acutizzarsi di tensioni sociali di natura economica ed esistenziale, fa apparire il coltello nelle mani anche là dove fino ad ieri appariva inutile.
E così nelle famiglie del Veneto appare il coltello. Sarà un caso, e sicuramente i sono motivazioni diverse, ma due accoltellamenti nelle relazioni familiari, non erano molto frequenti.
Riporto:



Vicenza. Lite nella notte, donna accoltella
il convivente alla schiena:
arrestata

Pievebelvicino, l'uomo ricoverato con una profonda ferita all'altezza della scapola.
Lei fermata per tentato omicidio

VICENZA (21 aprile) - Ha accoltellato alla schiena il convivente durante una lite. Con l'accusa di tentato omicidio una donna di 39 anni di Pievebelvicino è stata arrestata dai carabinieri di Valli del Pasubio. L'uomo, anch'egli trentanovenne, ha riportato una profonda ferita alla scapola. Trasportato all'ospedale di Schio il ferito non sarebbe in pericolo di vita. Il coltello utilizzato è stato sequestrato.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=55302&sez=NORDEST


E ancora:


Padova. Il suocero lo accoltella:
grave consigliere comunale di Casalserugo

Carlo Turatello è stato colpito all'addome durante un litigio
I carabinieri hanno arrestato il congiunto per tentato omicidio


CASALSERUGO (20 aprile) - Una lite familiare tra suocero e genero è sfociata nel sangue oggi nel paese di Casalserugo, in provincia di Padova: Sergio Carniello, pensionato, 77 anni, ha accoltellato all'addome il genero Carlo Turatello, 42 anni, consigliere comunale. Ignoto al momento il motivo dello screzio che ha portato all'aggressione. Turatello, consigliere in una lista civica di maggioranza, si trova ricoverato all'ospedale di Padova. Le sue condizioni sono giudicate serie, ma da fonti ospedaliere si apprende che non si troverebbe in immediato pericolo di vita, nonostante la coltellata abbia sfiorato alcuni organi vitali. I carabinieri della compagnia di Piove di Sacco intervenuti sul posto hanno portato Carniello in caserma, in stato di fermo, per tentato omicidio. «È un fulmine a ciel sereno nella tranquillità del nostro comune - ha commentato il sindaco di Casalserugo, Elisa Venturini - credo comunque che l'attività di Turatello,a cui auguro una pronta guarigione, c'entri poco in questa vicenda».

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=55272&sez=NORDEST



E’ il sintomo della degenerazione del Veneto?
In questo caso: NO!
In questo caso è il sintomo dell’emergere di condizioni di relazioni familiari atroci. C’erano sempre le relazioni familiari atroci, ma venivano tenute nascoste. Occultate. L’occultamento permetteva di conservare le condizioni atroci e perpetrarle. La società si ammalava perché le condizioni atroci, occultate, non emergevano ma si riproducevano nei ragazzi.
L’apparire del coltello rompe la trasmissione generazionale delle atrocità.
Dal momento che i Magistrati hanno sempre favorito le atrocità nelle famiglie e spesso punendo il soggetto debole della relazione famigliare (che veniva affidato ad Istituti), l’apparire del coltello modifica, di fatto, i rapporti sociali: la persona debole può fare molto male.
E’ necessario riflettere: a cosa assisteremo se tutto l’orrore familiare che fino ad oggi i Magistrati hanno nascosto per i loro interessi ideologici, emerge con tutto il suo carico di richiesta urgente di Giustizia?

Marghera 21 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 20 aprile 2009

I dati sulla drammaticità dell'economia nel Veneto.

E’ proprio del Veneto il confondere la propria ricchezza con la “ricchezza sociale”.
Confondere il saccheggio della società civile con l’imprenditoria.
Ed è proprio dell’inganno del Veneto ai suoi cittadini far credere di essere onnipotenti, paroni del mondo.
Poi la crisi arriva.
Le persone abituate a mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso, non hanno gli strumenti di valutazione dell’impatto economico delle loro scelte.
Riporto dati sulla crisi economica del Veneto:

Un dipendente su sette in Veneto potrebbe avere presto problemi di occupazione. È il dato che emerge dal rapporto della Cgil regionale secondo il quale i lavoratori interessati da cassa integrazione, sospensioni, mobilità, conclusioni di rapporti a termine nel corso del 2009 arriverebbero a 220mila, poco meno del doppio che nel 2008. Un dato impressionante, che getta una luce oscura nell'ex ricco e miracoloso nordest. Anche perché ad essere colpiti in particolare saranno i lavoratori occupati nelle piccole imprese o con rapporti di lavoro temporanei che non usufruiscono degli ammortizzatori sociali. Già a gennaio la cassa integrazione ordinaria in Veneto è cresciuta del 300% rispetto al gennaio del 2008, mentre la quota di assunzioni è crollata del 60%. Restringendo il campo e andando in provincia di Treviso, nel primo trimestre dell'anno le piccole imprese sono andati perduti quasi tre volte i posti di lavoro persi nello stesso periodo del 2008. Sempre la Cgil ci dice che le espulsioni sono state 1654 contro le 682 del primo trimestre dell'anno scorsa. Nelle grandi imprese ci sono stati 605 licenziamenti contro i 377 del periodo gennaio-marzo 2008. A contenere le mobilità e i licenziamenti nelle aziende più grandi è l'utilizzo massiccio della cassa integrazione, ordinaria, straordinaria e in deroga, che coinvolge a rotazione circa 30mila trevigiani. Sul fronte delle piccole, invece, a preoccupare è anche l'effetto legato al termine del periodo di sospensione dei lavoratori, in particolare nell'artigianato e nel commercio, che è di soli novanta giorni, che sta coinvolgendo oltre 400 imprese e che interessa poco più di duemila lavoratori. Nelle scorse settimane è stata chiesta la cassa integrazione anche alla Diadora: a casa 61 dei 252 dipendenti dello stabilimento trevigiano di Caerano San Marco. Il gruppo, produttore di calzature e articoli sportivi, è l'ennesima "vittima" della crisi: il calo del fatturato (sceso a 134 milioni di euro, erano 150 nel 2007), dovuto soprattutto alle flessioni nei mercati italiano, statunitense e dell'Europa dell'est, si traduce in un pesante piano di riduzione della forza lavoro. Sergio Zulian dell'Associazione difesa lavoratori (Adl Cobas) conferma che la crisi in provincia di Treviso si fa sentire in maniera pesante. «I primi a essere espulsi dal mercato del lavoro - dice - sono i lavoratori delle cooperative, gli interinali e i lavoratori con contratto a termine, che poi significa molti giovani e molti migranti».

Tratto da:
http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20090418/pagina/17/pezzo/247773/


Il cancro della crisi non si rivela immediatamente in tutta la sua drammaticità se non ad occhi esperti. Per la propaganda televisiva dobbiamo aspettare ancora qualche mese mentre la malattia passerà dallo stato cronico allo stato acuto. Comunque, c’è da rilevare, questi lavoratori votavano in massa Lega ed erano legati alla chiesa cattolica. Non per questo ci auguriamoil loro male, ma attraverso questo comprendiamo la loro impotenza davanti alle trasformazioni della società in cui viviamo.

Marghera 20 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

La gioventù svuotata del Veneto (magari fosse gioventù bruciata).

La degenerazione di una regione si scorge negli atteggiamenti dei suoi abitanti.
Quando il Veneto uscì dalla miseria, gli abitanti del Veneto erano tesi verso un futuro. Quella tensione li portava a non essere attenti al loro presente, ma agivano nel presente in funzione di un futuro possibile, personale e individuale. Agivano in una ricerca personale di benessere alla quale sacrificavano ogni presente e ogni contesto: loro erano il dio padrone!

Questa condizione sociale quando, per il successo della persona, viene sacrificata una realtà ambientale. La persona invecchia e la realtà ambientale non si modifica per produrre altre tensioni, ma ripiega su sé stessa. Così si producono le non-persone. Le non-persone sono quelle che non hanno più prospettive future perché l’individualismo della generazione precedente che ha piegato a sé stesso la società, ha impedito la nascita e lo sviluppo di nuove e diverse tensioni. L’individualismo saccheggiatore dei veneti ha finito per aggredire ogni tensione sociale che era vissuta, da chi deteneva il controllo politico ed economico del Veneto, come un pericolo al proprio potere o al controllo che loro esercitavano sul territorio.

Per questo il grande successo dell’economia veneta ha finito per essere il modello di distruzione sociale.

La distruzione sociale non è come un terremoto o un attentato terroristico; non copre uno spazio o un tempo definito. Al contrario, agisce come lo sviluppo di un cancro dentro ad un organismo. Inizialmente non ci si accorge di che cosa sta succedendo. Quando si inizia a rendercene conto si tratta solo di poche cellule malate. Quando la realtà si rivela al corpo sociale, non c’è più futuro perché la morte è imminente.
Per questo motivo la distruzione sociale si deve leggere nei sintomi.

I sintomi portati da una gioventù che non sa usare gli strumenti che la società gli mette a disposizione perché incapaci di guardare oltre l’attimo presente.
Riporto il fatto di oggi:

Bassano. Carabinieri a caccia di studentiche marinano le scuola: pizzicati in 20
I militari identificano i ragazzi sorpresi a zonzo la mattinapoi telefonano ai genitori segnalando l'assenza


VICENZA (19 aprile) - Per prevenire la microdelinquenza giovanile i carabinieri di Bassano del Grappa da qualche tempo controllano i gruppetti di minori a zonzo in orario scolastico, segnalando eventuali assenze non giustificate alle famiglie.Nelle ultime due settimane, sono stati sorpresi a marinare la scuola una ventina di studenti. Tra questi anche tre ragazzine patite dello shopping che, in diversi negozi di abbigliamento, rubavano capi di pregio con tecnica più volte sperimentata. Provavano gli indumenti, da alcuni eliminavano le targhette antitaccheggio e se ne appropriavano, avendo cura di ripiegare diligentemente gli altri. Ma c'è anche il caso dei tre ragazzini che giungevano con il treno a Bassano e, invece, prediligevano il furto di soldi e telefonini negli impianti sportivi. Il protocollo dei militari prevede l'identificazione dei minori (l'obbligo scolastico è fino ai 16 anni) e quindi la segnalazione alle famiglie, che, in gran parte, non hanno modo di controllare, a telefonino spento, la presenza a scuola dei figli. Tra i diversi casi, quello di uno studente che ha risposto da casa ai militari fingendo di essere il proprio papà, ma che ha poi dovuto presentarsi in caserma con il vero padre.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=55048&sez=NORDEST


Domani spacceranno droga perché sarà l’unica cosa che sapranno fare per sopravvivere.
L’intervento dei carabinieri ha consentito l’individuazione di comportamenti criminali (il furto nei negozi e negli impianti sportivi i Veneti li attribuivano, certamente agli zingari o ai romeni), ma chi ha distrutto la possibilità culturale in quei ragazzi?
I genitori!
Quegli stessi che sono andati in caserma stupendosi, forse, delle attività dei loro figli!
I loro figli: bestiame umano creato ad immagine e somiglianza del loro dio padrone e del quale, loro, pensavano di non averne delle responsabilità.

Marghera 20 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 15 aprile 2009

Si sfalda il tessuto sociale del Veneto.

La crisi, scomparsa dalle cronache, entra prepotentemente nella vita delle persone.
Il terremoto d’Abruzzo ha aiutato il governo Berlusconi a nascondere la miseria che sta avanzando velocemente. Una miseria che ha visto oggi una certificazione della Banca d’Italia che ha affermato una diminuzione delle entrate di oltre il 7% nei primi tre mesi del 2009.

Nel Veneto la crisi assume quel carattere di territorialità che viene taciuto per ordine del governo. Un governo che spinge all’ottimismo ad ogni costo pur di nascondere ai cittadini le difficoltà cui saranno costretti ad andare incontro.
Le notizie sulla crisi ci sono, ma bisogna cercarle, leggerle ed interpretarle. Cosa ben più difficile che guardare le sfilate di Berlusconi all’Aquila in cui promette al fine di assicurarsi voti elettorali in un paese che è sempre più in sofferenza ed abbandonato dagli organi di informazione.
Riporto gli ultimi dati sulla situazione del Veneto:

A Marzo si arrendono 104 aziende.Quasi cinquemila lavoratori a casa
Matteo Marian
Lo scorso anno il sistema produttivo regionale aveva perduto circa 7000 addetti



VENEZIA. Centoquattro aziende nel solo mese di marzo, che sommate a quelle che hanno comunicato l’avvio della procedura di crisi a gennaio e febbraio diventano 243. L’impatto della recessione sul tessuto imprenditoriale veneto coinvolge, secondo la rilevazione di marzo redatta da Veneto Lavoro, il settore metalmeccanico (soprattutto aziende di piccole dimensioni) ed è collegata sia a difficoltà di mercato sia a riorganizzazioni che prospettano riduzioni di personale. Una crisi strutturale, quindi, che vede potenzialmente coinvolti quasi 5mila lavoratori.I morsi della crisi. Il dato esatto parla, per i primi tre mesi dell’anno in corso, di 4.792 addetti toccati dalla crisi, ovvero legati ad aziende che hanno comunicato (alle rappresentanze sindacali, all’Inps e alla Commissione provinciale del lavoro competente) l’apertura di una procedura aziendale di crisi. Per il solo mese di marzo parliamo di oltre 1.600 lavoratori. «Mediamente - dice Veneto Lavoro nel report - si può calcolare che le procedure di cassa integrazione straordinaria e mobilità arriveranno a interessare circa il 16% degli addetti delle imprese coinvolte».
La mappa. La provincia più colpita, considerando solo il mese di marzo, è quella di Venezia: 27 le aziende che hanno annunciato lo stato di crisi, per un totale di 385 lavoratori coinvolti. Padova ha visto 18 aziende alzare bandiera bianca (360 addetti), Treviso 16 aziende (164 addetti). Il settore più coinvolto è il metalmeccanico, la categoria di imprese più ricorrente è quella che ha fino a 50 dipendenti (66 su 104 aziende), la mobilità (92 aziende su 104) l’istituto maggiormente richiesto dalle imprese in crisi.
Le ragioni. Analizzando la problematica aziendale evidenziata nella comunicazione preventiva, emerge come quasi il 50% delle richieste evidenzia la necessità di arrivare a una «riduzione per crisi di mercato». Trentasei aziende (sempre a marzo 2009) avanzano la richiesta motivandola con l’avvio di un processo di «ristrutturazione-riorganizzazione». Dieci imprese, infine, parlano apertamente di «chiusura per decisione aziendale».
La Cig. «Nei primi mesi del 2009 - sottolinea Veneto Lavoro - l’entità del ricorso alla cassa integrazione si è significativamente intensificato rispetto agli ultimi mesi del 2008». In particolare «a marzo si intensifica il già elevato ricorso alla cassa ordinaria, sia nel manifatturiero (2,2 milioni di ore autorizzate) che nell’edilizia (700mila ore)». Per quanto riguarda la cassa straordinaria, «le ore autorizzate sfiorano le 500mila e portano il bilancio del primo trimestre dell’anno in corso a circa un milione e mezzo di ore autorizzate». Traducendo in lavoratori interessati, Veneto Lavoro stima che, nel mese di marzo, i cassintegrati siano stati mediamente ogni giorno circa 24mila rispetto ai 13mila di marzo 2008.
Posti persi. Nel primo trimestre gli inserimenti in mobilità a seguito di licenziamenti individuali sono stati quasi 7mila, mentre quelli a seguito di licenziamenti collettivi sono stati 2.260. In crescita la quota degli stranieri.
(15 aprile 2009)


Tratto da:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/a-marzo-si-arrendono-104-aziende-quasi-cinquemila-lavoratori-a-casa/2078410


Tutto nell’assoluta indifferenza delle Istituzioni.
Altre pessime notizie giungono dal territorio. Ma, in fondo, al governo non interessa nulla. Il governo è impegnato con le ronde e con baggianate del genere.

Marghera 15 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 7 aprile 2009

Crisi economica e lavoro interinale nel Veneto

La crisi, più che dai licenziamenti, si vede dalla distruzione del lavoro marginale; quello interinale.
Sono stati distrutti migliaia di posti di lavoro in cui le persone venivano ricattate con contratti che nulla avevano con le esigenze del lavoro, ma solo col controllo militare delle persone. Io stesso ho fatto periodi di lavoro che sommavano piccoli periodi: quindici giorni, prolungato di un mese, prolungato di un altro mese, prolungato di due mesi e mezzo. Nulla a che vedere con le esigenze del lavoro, ma solo con le necessità del controllo militare dei lavoratori. Cosa che alla CGIL, la CISL e la UIL piace molto.

Riporto un articolo:


Crolla anche il lavoro interinale

Il Veneto regione più colpita, le agenzie di lavoro interinale licenziano oltre 15 mila dipendenti
La crisi economica mette in ginocchio anche il lavoro interinale a tempo determinato. Cala del 24,5% il ricorso alle agenzie di lavoro interinale in Italia, il dato più allarmante quello del Veneto: una contrazione del 30%.
I contratti di lavoro interinale furono previsti per garantire maggiore flessibilità alle aziende nell'assumere i propri impiegati. Un tempo determinato che però non mette al riparo dalla crisi finanziaria.
Le aziende in crisi di liquidità non fanno più ricorso ai servizi delle agenzie di lavoro interinale e questo provoca il licenziamento in massa dei lavoratori.
Dal 2005 al 2007 il ricorso al lavoro interinale è cresciuto costantemente, ma nel 2008 si è assistiti ad una drammatica picchiata della richiesta.
I dati del Veneto parlano chiaro: da 155 mila occupati si è passati a soli 140 mila e vengono estromessi i lavoratori “marginali” - quelli che venivano utilizzati per impieghi di brevissima durata.
La cause vanno ricercate nel calo dei consumi e nella contrazione della produzione. Le agenzie di lavoro interinale hanno subito un calo di richieste che va dal 20% al 50%, rendendo necessaria una forte riduzione dell'organico.
Una speranza proviene da Assolavoro e Cgil. Un accordo nazionale stipulato con 17 agenzie interinali per salvare il posto di lavoro di oltre 1500 dipendenti a rischio. Si è evitati il licenziamento facendo ricorso a contratti di solidarietà che hanno ridotto l'orario di lavoro di tutti i 7500 dipendenti.
In questo modo, nella sola regione del Veneto, sono stati salvati oltre 500 posti di lavoro.

Daniela Caruso

Tratto da:
http://magazine.ciaopeople.com/Scuola_Universita_Lavoro-11/Lavoro-61/Crolla_anche_il_lavoro_interinale-9299


Licenziare un interinale è facile. Basta chiudere il contratto. Una volta finito il contratto, l’interinale rimane a casa. Non ha diritti, non può rivendicare nulla.
E’ lo schiavismo introdotto dai governi per commerciare in carne umana.

Marghera 08 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Si mangeranno i soldi delle sottoscrizioni: finanziare i terremotati con l'otto per mille in favore dello Stato.

Si mangeranno tutti i soldi degli aiuti salvo, forse, qualche briciola.
Quando daranno qualche cosa di sottoscrizione, sarà dato con un secondo fine.
Briciola che spesso sarà devoluta all’amico dell’amico.

Come sono cinico in questo momento di disgrazia!
A cosa vado a pensare, mentre le televisioni sono organizzate a spargere emozioni e distruzione. Le televisioni sono organizzate a far piangere le persone.

E’ che questi sono i politici che abbiamo e queste sono le strutture di assistenza. Nulla toglie al lavoro della protezione civile che ha dimostrato un adempimento del dovere che va citato ad esempio. Dietro, poi, arrivano gli altri. La Mercegaglia che chiama a raccolta i sindacati per aiutare gli industriali abruzzesi: gli industriali abruzzesi hanno mai diviso i profitti con gli operai o con i sindacalisti della CGIL? Un governo che ha appena finito di sputare addosso ai lavoratori della CGIL ora li chiama a raccolta!

Istituzioni pronte a usare bande armate dei Vigili Urbani per aggredire accattoni, zingari, lavavetri, donne che frequentano le strade. Questi delinquenti, senza rispetto per la Costituzione e per i diritti civili, secondo voi, aiuteranno i poveracci terremotati?
Non fatemi ridere: si dovranno aiutare da soli o diventeranno merce di scambio per le varie mafie politiche di turno.

Chiunque porta loro qualche cosa è, per loro il benvenuto, ma noi, che non siamo terremotati, dobbiamo guardare alla realtà con occhi oggettivi.
Come per i cappuccini di Mestre, tanto buoni; sfamano i poveri; ma a loro i poveri fanno schifo perché i poveri hanno bisogni e desideri da poveri e non si limitano a mettersi in ginocchio e a soffrire, come piace loro, ma reclamano almeno la soddisfazione dei bisogni fondamentali.

Questa maggioranza politica sta derubando i cittadini. Come lo so? Per troppe ore le televisioni sono focalizzate sull’Abruzzo per non pensare che Berlusconi non stia nascondendo delle porcherie.

La gente, sollecitata, darà quello che potrà. Già Sacconi li ha rapinati di sangue quando non serviva. Perché?

Date pure spazio al vostro trasporto emotivo, ma sappiate che non aiutate i terremotati. Basterebbe poco, basterebbe che il governo dichiarasse che l’otto per mille firmato per lo stato sarà usato per i terremotati dell’Abruzzo e non servirebbero sovvenzioni! Sarebbe più onesto e non si rapinerebbero i cittadini della loro sensibilità.

07 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 5 aprile 2009

Monta la disperazione fra i cittadini del Veneto: quelli che votavano Lega e Popolo delle Libertà.

E mentre Berlusconi gioca a fare “cucu” le persone fanno i conti con il loro quotidiano.
Se la crisi delle grandi aziende è visibile, quella degli interinali e delle piccole e piccolissime aziende è invisibile.
Una provincia come Vicenza non ha mai sofferto di disoccupazione. Solo che il disastro arriva con migliaia di posti di lavoro in meno e migliaia di stipendi in meno che riforniscono le tasche dei commercianti. Quegli stessi commercianti che auspicavano “il contenimento dei salari”.
A Marghera è disperazione pura.
A Vicenza è terrore e non va meglio a Padova e a Treviso.
Il tessuto territoriale sta ogni giorno scricchiolando e un governo abituato ad agire solo per emergenze sta aspettando i grandi scoppi per muoversi nei confronti dei cittadini.
Berlusconi è il classico ottimista. Per lui il mezzo bicchiere è mezzo pieno per gli altri e vuoto quando si tratta di sé stesso. Così, per lui è indifferente: gli occupati sono ancora in numero maggiore dei disoccupati!
Si chiede perché dovrebbe intervenire? In fondo ci sono i “gufi” che fanno allarmismo contro la sua “divina” persona.
Eppure, non dimentichiamo, molti di questi disperati avevano votato per il suo governo.
Riporto:


Febbraio, 1.860 licenziati nel distretto di Vicenza
RECESSIONE. Disoccupati, operai, giovani in cerca di un inserimento "bussano" al Centro per l'impiego di via Torino. «Non c'è lavoro, da noi si rivolgono anche le agenzie - dice Barbieri -. Servono tavoli di concertazione»

17/03/2009
Vicenza. Tagli, licenziamenti, centinaia e centinaia di operai e impiegati mandati a casa o semplicemente "non rinnovati". Manager che finiscono in mezzo alla strada da un giorno all'altro. Storie, racconti, vicende. Dentro a questa crisi ce ne sono tante e molte si incrociano in via Torino davanti ai cancelli del Centro per l'impiego (da alcuni anni di competenza delle Province) e, in particolare, dietro alla porta del coordinatore provinciale dell'ufficio "Disabilità e svantaggio sociale", che risponde al nome di Patrizia Barbieri, ex assessore ai Servizi sociali del Comune, rientrata dopo le ultime elezioni nel suo posto di lavoro. «Non avrei mai pensato di trovare un situazione simile: solo nel mese di febbraio, nel Centro per l'impiego di Vicenza, che raggruppa tutti i 32 Comuni che fanno capo all'Ulss 6, ci sono stati 1.860 licenziamenti. Mentre nei 2 mesi precedenti ne avevamo calcolati 3 mila a livello provinciale». Un'ecatombe. Intere famiglie travolte da un recessione che non risparmia più nessuno. «È questo a preoccuparci - continua Patrizia Barbieri - se il settore tessile è praticamente scomparso, quello orafo non sappiamo come fa a sopravvivere. Ora ci sono molte aziende artigiane e commerciali che chiudono perché non hanno ordini e non possono mantenere dipendenti. Per loro il primo passo è la cassa integrazione, in attesa che qualcosa si sblocchi, ma poi arriva il licenziamento. Inesorabile». E tutti quelli che in provincia perdono il lavoro passano dagli uffici di via Torino: in alcuni giorni sono talmente tanti che gli impiegati sono costretti a chiamare le guardie provinciali. «Non perché ci siano risse, ma sappiamo bene come queste situazioni esasperino. Per cui basta poco per far scoppiare una scintilla, una persona che ti passa davanti… E volano subito parole grosse, qualche spintone». La paura è di essere calpestati, ancora una volta di fronte al diritto del lavoro, ti annienta, ti annichilisce sotto il profilo psicologico. Senza dimenticare che dietro quei 1.860 licenziamenti di febbraio ci sono famiglie che già arrancavano per arrivare a fine mese. Basta togliere un terzo o più del reddito per avere l'idea di che cosa aspetta a queste centinaia di concittadini. Che, naturalmente, avendo meno soldi, consumeranno meno, contribuendo così alla spirale della contrazione generale dell'economia.Se il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha chiesto «più soldi veri al Governo» per affrontare questa crisi, nelle province dell'ormai ex ricco Nordest si cerca di rimboccarsi le maniche. «Il problema rimane come uscirne - riflette Patrizia Barbieri - da noi si rivolgono anche le agenzie interinali per chiedere se abbiamo posti disponibili, ma non riusciamo a dare risposte. Quando chiude un reparto, vanno a casa tutti, senza alcuna distinzione di sesso o colore di pelle. Da noi la disoccupazione non esisteva, adesso è un fenomeno che dobbiamo metabolizzare anche sotto il profilo psicologico».Ricette? «Puntare sulla riqualificazione in attesa di una stabilizzazione del mercato. Anche le grosse aziende hanno problemi: alcune lavorano solo per rifornire i magazzini in attesa di ordini. E allora? Servono tavoli di concertazione tra i vari enti, capire che cosa chiedono le imprese. La specializzazione va bene, ma se una volta un operaio con una qualifica si trovava di rado, ora ce sono centinaia a spasso e un posto è richiestissimo». Il messaggio che arriva da via Torino è anche improntato sulla fiducia. «Magari l'edilizia, anche con il nuovo pacchetto del Governo, potrebbe rimettersi in moto e lo stesso vale per i comparti collegati - conclude la coordinatrice - e poi dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare: non possiamo pretendere di avere il posto di lavoro sotto casa. Dobbiamo rassegnarci: prendere l'auto per percorrere 30-40 chilometri diventerà una normalità, sempre se vogliamo sopravvivere e superare questa recessione. Il futuro? Bisogna imparare a tirare su la testa, a guardare in alto non solo intorno...».
Chiara Roverotto
Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/179737/

Ed è lo stesso per i partiti di sinistra che si sono dimenticati di gestire e fissare in termini giuridici i diritti dei lavoratori ed ora sono ridotti a mendicare attraverso manifestazioni per poter gestire la rabbia di cittadini che si sono visti “far fessi”.
La devastazione della società, prima di essere una devastazione economica è sempre una devastazione culturale.

Marghera 05 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it