La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 30 aprile 2009

Chiude il polo industriale di Marghera: Montedison, Eni, Ineos, Vinysl Italia. La fine di un'economia in Veneto.

E’ un altro pezzo di Veneto che scompare. Una struttura economica chiamata “polo industriale” che chiude nel totale disfacimento. Creditori mai pagati. Operai che cercano di sopravvivere fino alla pensione. Un indotto economico che in questi anni si è chiuso sistematicamente su sé stesso fin da quando negli anni ’70 l’industria iniziò la guerra contro gli operai della manutenzione all’interno delle fabbriche per delegare la manutenzione degli impianti alle imprese. Da allora l’industria si è ripiegata su sé stessa in un’agonia continua.
La crisi attuale non è la crisi del polo industriale di Marghera. Semmai la crisi attuale si somma alla crisi di Marghera. La crisi attuale si porta milioni di debiti accumulati nel tentativo delle parti di essere una più furba dell’altra.
Politica industriale e politica mafiosa si è sempre intrecciata fin da quando Eugenio Cefis organizzava la rete mafiosa per favorire la Democrazia Cristiana. Questo Veneto ha sempre pagato per intrighi di palazzo e il territorio è sempre stato devastato con l’aiuto di magistrati che non hanno mai voluto indagare su che cosa stava avvenendo in Montedison mentre gli operi morivano.
Non c’è molta differenza fra la mafia siciliana e quella Veneta: è solo una questione di stile diverso, non aveva bisogno di lupara.
Come ne uscirà il territorio Veneto?
Intanto riporto la notizia:


Vinyls, partono i sequestri dei creditori
Sigilli a un magazzino di Marghera. In forse il cda. Comincia la fermata degli impianti


MESTRE — L’ufficiale giu­diziario alla Vinysl Italia. Lu­nedì per un’ingiunzione di pagamento è stato seque­strato un magazzino della società di Fiorenzo Sartor su richiesta della Transped Spa di Marghera. E potrebbe essere solo il primo di una lunga seria perché l’azienda non sarebbe stata l’unica a chiedere i pagamenti arretra­ti. In città si sarebbe mosso anche il consorzio Ciclat e a Ravenna e in Sardegna altre ditte di servizi logistici sa­rebbero ricorse alle vie lega­li. Sembra anche che ieri (martedì 28) gli ufficiali giudiziari siano arri­vati proprio negli impianti fuori regione acquisiti dal­l’imprenditore trevigiano dalla multinazionale britan­nica Ineos con in mano in­giunzioni simili a quella re­capitata lunedì a Marghera. «Parte del magazzino Pvc di Porto Marghera è sotto se­questro conservativo per un’ingiunzione di pagamen­to », confermano dall’azien­da.
Il titolare della neonata Vinyls tuttavia sembra cade­re dalle nuvole: «Oggi (ieri, ndr) non sono stato a Mar­ghera — spiega Sartor — non so nulla». E rischia di saltare anche il cda origina­riamente previsto la settima­na venerdì scorso, e poi fat­to slittare a oggi. «Vedremo, non so nemmeno io cosa sia meglio fare a riguardo. Di certo non voglio mollare. Prima di farlo tenterò di tut­to perché non voglio lascia­re Marghera». Intanto, tra in­giunzioni di pagamento e debiti con Eni (domani sca­de la prima rata da 10 milio­ni di euro concordata il 17 marzo a Roma), la strada del­l’imprenditore di Cessalta sembra essere sempre di più in salita. Oltre agli 80 milioni di cui è creditrice Eni, ci sono più meno dieci milioni da pagare alle ditte di servizi che non on vedono soldi da mesi e che in caso di falli­mento di Vinyls, perderebbe­ro introiti importanti per la loro esistenza sul mercato. Per questo in quattro si sa­rebbero già mosse con l’in­giunzione di pagamento. «Noi non avanziamo 80 mi­lioni come Eni — dicono da Transped azienda di imbal­laggio merci – ma sono me­si che non vediamo paga­menti e abbiamo ritenuto di cautelarci».
Di fronte a una situazione che sta precipi­tando ogni giorno di più, l’assessore alla Pianificazio­ne strategica Laura Fincato torna a chiedere che il mini­stero allo Sviluppo economi­co convochi le parti. «Solo il governo può fare qualcosa — dice —. E’ necessario che arrivi velocemente l’incon­tro chiarificatore sugli accor­di sulla chimica richiesto ve­nerdì in Prefettura». Mentre la politica attende i tempi di Roma, sindacati e lavoratori continuano a scio­perare. Ieri è alle 6 partita la fermata a oltranza dei chimi­ci che giovedì iniziano le procedure per bloccare gli impianti ora al minimo tec­nico compreso il cracking. Proprio oggi è stata indetta una nuova assemblea in raf­fineria. «L’obiettivo è far ri­partire gli impianti non fer­marli », dicono i sindacati. Di fronte però allo stop del­le forniture di etilene e diclo­retano per la produzione di Eni a Vinyls, «non abbiamo altra scelta che fermare il cracking di Polimeri».
Gloria Bertasi 29 aprile 2009


Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2009/29-aprile



L’indotto veneziano, con questo fallimento non perde solo qualche migliaia di posti di lavoro, ma perde una prospettiva di sviluppo: migliaia di posti di lavoro che non saranno rinnovati.
L’intera struttura di Venezia viene modificata e, con essa, l’intero Veneto. Perché se il polo industriale di Venezia scompare, con esso si ridimensiona l’intera struttura delle micro imprese dal padovano al trevigiano al bellunese.
Ma forse, ai politici attuali, la cosa non interessa.

30 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it