La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 23 aprile 2009

La distruzione del tessuto sociale del Veneto: la crisi economica in un rapporto della CGIL

La gravità sociale ella crisi viene continuamente ignorata, specialmente in Veneto.
Mentre la cronaca continua a parlare di droga, bullismo o a elencare i litigi dei politici per le prossime elezioni europee, c’è l’intero tessuto sociale che si sta ammalando senza possibilità di guarigione.
C’è una sofferenza diffusa, continua, sistematica.
Le proiezioni di questo articolo del segretario della CGIL forniscono dati sulla situazione del Veneto, ma ignorano che il Veneto si è sempre retto sull’individualismo sfrenato che sfruttava le nicchie territoriali per far soldi. La crisi in corso rende nulle proprio le nicchie economiche. Rende impossibile gestire il ristorante, il bar, tutte le micro strutture imprenditoriali di supporto ai comuni e alle province. Lo stesso processo di ricerca di innovazione si ferma davanti alla pura sopravvivenza. Una sopravvivenza che a fine 2008 ha visto le banche strozzare le micro imprese costringendole a rientrare immediatamente dai fidi e ora sono in difficoltà a chiedere fidi e prestiti perché non hanno prospettive economiche in cui versare quei fidi e quei prestiti.
I 50-60enni, come me, un tempo i SIGNORI DELL’ASSISTENZA TECNICA, sono stati i primi ad essere cacciati dal ciclo produttivo e pochi di noi avevano la possibilità di riciclarsi. Chi aveva una forza fisica sufficiente, come me, ha fatto anni di precariato turnista in fonderia finché il precariato ha iniziato a subire i primi colpi nella seconda metà del 2007 e i 50-60enni precari sono stati i primi a soccombere ai giovani precari.
Ora la situazione ha assunto connotati diversi. La spirale è quello della distruzione del tessuto sociale in cui ogni micro imprenditore tenta di sopravvivere distruggendo l’altro e distruggendo i suoi stessi dipendenti.
Riporto l’articolo del segretario della CGIL del Veneto:

La crisi si mangia i diritti
Scritto il 21 aprile 2009


Dopo i problemi relativi ad un rallentamento produttivo dell’autunno 2008 ci si prepara ad 2009 che si preannuncia molto difficile. Il Veneto è una Regione con circa 500 mila imprese (di cui metà individuali) con oltre 2 milioni di addetti di cui 1,5 milioni a lavoro dipendente. Una Regione, quindi, con un forte tessuto produttivo che ha garantito per tanti anni, pur con molte contraddizioni, un benessere abbastanza diffuso.
Il modello Veneto è riuscito a restare a galla e a competere anche a livello internazionale grazie soprattutto alla flessibilità spinta e al precariato. Conditi con bassi salari e basse condizioni di lavoro.
La globalizzazione dei mercati e della competizione non concede più sconti neanche a chi ha usato la delocalizzazione per scavalcare la necessità di investire sulla ricerca del prodotto e del processo produttivo: la crisi si allarga a macchia d’olio anche nei forti distretti produttivi che la Regione ha sostenuto a pioggia, abbracciando in sostanza tutti i settori, nessuno escluso.
Nella migliore delle ipotesi avremo nel 2009 circa 24 milioni di ore di cassa integrazione di vario tipo, che interesseranno circa 80.000 lavoratori e lavoratrici, più 30.000 lavoratori in mobilità.
Non solo. Si prospettano licenziamenti individuali e la fine dei contratti a termine per circa 210.000 lavoratori, e non si vedono all’orizzonte segnali di ripresa.
In questa situazione c’è un ulteriore problema: assieme al posto di lavoro si sta ampliando il numero di lavoratori che per mesi e mesi si trova a vivere con ammortizzatori sociali che garantiscono un reddito alla lunga nettamente insufficiente a mantenere con dignità una famiglia.
Inoltre si stanno ampliando i settori attualmente scoperti dagli ammortizzatori o che riconoscono una indennità inadeguata. Ancora oggi non si capisce con quali risorse si darà protezione ai lavoratori delle piccole imprese dell’artigianato e del commercio, ai lavoratori soci delle cooperative, ai collaboratori pubblici e privati ecc.
Senza una riforma universale degli ammortizzatori non si va da nessuna parte. Finchè le imprese non verranno obbligate a versare la contribuzione all’Inps per la cassintegrazione, la mobilità e la tutela dalla disoccupazione, le risorse non saranno mai sufficienti neanche per coprire strumenti congiunturali e in “deroga”.
Tra l’altro si profila chiaramente una situazione nella quale i lavoratori rischiano di pagare interamente i costi della crisi: con la perdita del posto di lavoro, con l’abbassamento dei salari, con la riduzione dei diritti e delle condizioni.
Se infatti un lavoratore si trova in mobilità, o licenziato, è indotto ad accettare, quando ci sono, offerte di lavoro che prevedono sottoinquadramenti e rinuncia alle tutele precedentemente garantite.
E’ necessario, per il sindacato, non assuefarsi a questa situazione, evitare la firma automatica delle mobilità e delle casse integrazioni, difendere con i denti i posti di lavoro ampliando le iniziative territoriali, anche all’esterno delle fabbriche.
L’impressione è che, in questa fase, anche le fabbriche che potrebbero con qualche sforzo superare le difficoltà utilizzino i licenziamenti per fare un po’ di “pulizia” di lavoratori “over 50”, “raffreddare” qualche reparto combattivo, depotenziando le rivendicazioni inerenti alla contrattazione di 2° livello, sul piano salariale e delle condizioni di lavoro.
Estratto parziale dall’articolo di:
Patrizio Tonon
Segretario Cgil Veneto

Fonte:
http://www.inviatospeciale.com/2009/04/la-crisi-si-mangia-i-diritti/



Purtroppo non è una questione di ammortizzatori sociali, ma un governo che non ha nessuna concezione della crisi. Sta sperando che passi con un colpo di bacchetta magica. Spera che gli vada bene. Ha finanziato banche, imprese e commercianti, ma non i consumatori. Così le imprese non sanno perché dovrebbero produrre; i commercianti non hanno i soggetti a cui vendere e le banche non hanno nuovi soggetti a cui rifilare il loro denaro e accumularne di altro mediante gli interessi.
La General Motors farà mesi di interruzione della produzione e non sa se dopo quei mesi potrà riprendere il lavoro. Molte fabbriche si apprestano al fallimento.
Per far fronte a questo Berlusoni sta usando le “veline” affinché intraprendano la carriera politica nel PDL.
Coraggio Veneto, in fondo, in televisione ci sono ancora le veline.

Marghera 24 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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