La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 5 aprile 2009

Monta la disperazione fra i cittadini del Veneto: quelli che votavano Lega e Popolo delle Libertà.

E mentre Berlusconi gioca a fare “cucu” le persone fanno i conti con il loro quotidiano.
Se la crisi delle grandi aziende è visibile, quella degli interinali e delle piccole e piccolissime aziende è invisibile.
Una provincia come Vicenza non ha mai sofferto di disoccupazione. Solo che il disastro arriva con migliaia di posti di lavoro in meno e migliaia di stipendi in meno che riforniscono le tasche dei commercianti. Quegli stessi commercianti che auspicavano “il contenimento dei salari”.
A Marghera è disperazione pura.
A Vicenza è terrore e non va meglio a Padova e a Treviso.
Il tessuto territoriale sta ogni giorno scricchiolando e un governo abituato ad agire solo per emergenze sta aspettando i grandi scoppi per muoversi nei confronti dei cittadini.
Berlusconi è il classico ottimista. Per lui il mezzo bicchiere è mezzo pieno per gli altri e vuoto quando si tratta di sé stesso. Così, per lui è indifferente: gli occupati sono ancora in numero maggiore dei disoccupati!
Si chiede perché dovrebbe intervenire? In fondo ci sono i “gufi” che fanno allarmismo contro la sua “divina” persona.
Eppure, non dimentichiamo, molti di questi disperati avevano votato per il suo governo.
Riporto:


Febbraio, 1.860 licenziati nel distretto di Vicenza
RECESSIONE. Disoccupati, operai, giovani in cerca di un inserimento "bussano" al Centro per l'impiego di via Torino. «Non c'è lavoro, da noi si rivolgono anche le agenzie - dice Barbieri -. Servono tavoli di concertazione»

17/03/2009
Vicenza. Tagli, licenziamenti, centinaia e centinaia di operai e impiegati mandati a casa o semplicemente "non rinnovati". Manager che finiscono in mezzo alla strada da un giorno all'altro. Storie, racconti, vicende. Dentro a questa crisi ce ne sono tante e molte si incrociano in via Torino davanti ai cancelli del Centro per l'impiego (da alcuni anni di competenza delle Province) e, in particolare, dietro alla porta del coordinatore provinciale dell'ufficio "Disabilità e svantaggio sociale", che risponde al nome di Patrizia Barbieri, ex assessore ai Servizi sociali del Comune, rientrata dopo le ultime elezioni nel suo posto di lavoro. «Non avrei mai pensato di trovare un situazione simile: solo nel mese di febbraio, nel Centro per l'impiego di Vicenza, che raggruppa tutti i 32 Comuni che fanno capo all'Ulss 6, ci sono stati 1.860 licenziamenti. Mentre nei 2 mesi precedenti ne avevamo calcolati 3 mila a livello provinciale». Un'ecatombe. Intere famiglie travolte da un recessione che non risparmia più nessuno. «È questo a preoccuparci - continua Patrizia Barbieri - se il settore tessile è praticamente scomparso, quello orafo non sappiamo come fa a sopravvivere. Ora ci sono molte aziende artigiane e commerciali che chiudono perché non hanno ordini e non possono mantenere dipendenti. Per loro il primo passo è la cassa integrazione, in attesa che qualcosa si sblocchi, ma poi arriva il licenziamento. Inesorabile». E tutti quelli che in provincia perdono il lavoro passano dagli uffici di via Torino: in alcuni giorni sono talmente tanti che gli impiegati sono costretti a chiamare le guardie provinciali. «Non perché ci siano risse, ma sappiamo bene come queste situazioni esasperino. Per cui basta poco per far scoppiare una scintilla, una persona che ti passa davanti… E volano subito parole grosse, qualche spintone». La paura è di essere calpestati, ancora una volta di fronte al diritto del lavoro, ti annienta, ti annichilisce sotto il profilo psicologico. Senza dimenticare che dietro quei 1.860 licenziamenti di febbraio ci sono famiglie che già arrancavano per arrivare a fine mese. Basta togliere un terzo o più del reddito per avere l'idea di che cosa aspetta a queste centinaia di concittadini. Che, naturalmente, avendo meno soldi, consumeranno meno, contribuendo così alla spirale della contrazione generale dell'economia.Se il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha chiesto «più soldi veri al Governo» per affrontare questa crisi, nelle province dell'ormai ex ricco Nordest si cerca di rimboccarsi le maniche. «Il problema rimane come uscirne - riflette Patrizia Barbieri - da noi si rivolgono anche le agenzie interinali per chiedere se abbiamo posti disponibili, ma non riusciamo a dare risposte. Quando chiude un reparto, vanno a casa tutti, senza alcuna distinzione di sesso o colore di pelle. Da noi la disoccupazione non esisteva, adesso è un fenomeno che dobbiamo metabolizzare anche sotto il profilo psicologico».Ricette? «Puntare sulla riqualificazione in attesa di una stabilizzazione del mercato. Anche le grosse aziende hanno problemi: alcune lavorano solo per rifornire i magazzini in attesa di ordini. E allora? Servono tavoli di concertazione tra i vari enti, capire che cosa chiedono le imprese. La specializzazione va bene, ma se una volta un operaio con una qualifica si trovava di rado, ora ce sono centinaia a spasso e un posto è richiestissimo». Il messaggio che arriva da via Torino è anche improntato sulla fiducia. «Magari l'edilizia, anche con il nuovo pacchetto del Governo, potrebbe rimettersi in moto e lo stesso vale per i comparti collegati - conclude la coordinatrice - e poi dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare: non possiamo pretendere di avere il posto di lavoro sotto casa. Dobbiamo rassegnarci: prendere l'auto per percorrere 30-40 chilometri diventerà una normalità, sempre se vogliamo sopravvivere e superare questa recessione. Il futuro? Bisogna imparare a tirare su la testa, a guardare in alto non solo intorno...».
Chiara Roverotto
Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/179737/

Ed è lo stesso per i partiti di sinistra che si sono dimenticati di gestire e fissare in termini giuridici i diritti dei lavoratori ed ora sono ridotti a mendicare attraverso manifestazioni per poter gestire la rabbia di cittadini che si sono visti “far fessi”.
La devastazione della società, prima di essere una devastazione economica è sempre una devastazione culturale.

Marghera 05 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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