La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 4 aprile 2009

Veneto: prima le donne nere, poi gli immigrati musulmani, poi i lavoratori interinali e ora gli operai garantiti. E io non protesterò!

Si vuole fingere di non scorgere la gravità sociale della crisi economica.
E’ una crisi che arriva dagli USA?
Balle!
I fattori nazionali che hanno indotto alla crisi economica che si sta riversando sulla società sono, per la maggior parte, componenti locali. Incitamento al lavoro nero, all’evasione fiscale, alla delocalizzazione, al linciaggio degli immigrati, alla privazione dei diritti dei cittadini, al favorire lo sciacallaggio dei prezzi e dei cittadini a cui le finanziarie imponevano finanziamenti, ecc.
Governo con gente come Berlusconi, Tremonti, Brunetta, Sacconi, Alfano, Ronchi e altri, hanno letteralmente sciacallato la società civile con le loro scelte criminali. Basta ricordare la vicenda Alitalia o la vicenda dell’Ici che ha sottratto indebitamente risorse alla collettività per puro calcolo politico e personale dei componenti di questo governo. Un governo che nelle scelte per “uscire dalla crisi”, sta chiaramente puntando allo scontro militare. A macellare gli operai dopo aver macellato le donne chiamate “prostitute” con provvedimenti locali indegni e gli immigrati offendendone la religione. Dal momento che non è riuscito ad arrivare allo scontro armato con quelle persone private dei diritti Costituzionali, vilipese ed ingiuriate da organi Istituzionali, ora ci prova con gli operai.
Ma questi operai dove stavano mentre questo governo distruggeva la società civile?
Ora applaudono l’assessore Laura Fincato. Bravi! Ma dove stavate quando Laura Fincato con il comune di Venezia organizzava la banda dei Vigili Urbani contro le persone che chiedevano l’elemosina a Venezia o i poveracci che vendevano borse? E solo per favorire i milionari commercianti di Piazza s. Marco!
Riporto due articoli che possono dare un’idea della crisi.



Sale la tensione per i nuovi annunci di tagli,
i più arrabbiati bloccano il traffico
I chimici sono disperati
e minacciano sequestri
Affollata assemblea: si pensa a occupazioni e a gesti clamorosi come in Francia
L’accusa: «A Roma sanno solo convocare tavoli inutili»

Cassintegrazione e salari dimezzati, licenziamenti e un orizzonte buio pesto. Nessuno dei 2 mila lavoratori della petrolchimica si sente al sicuro: né i cassintegrati di Montefibre, né i «sopravissuti» di Solvay o i disoccupati di Dow Chemical, né i dipendenti di Spm e Arkema; nemmeno quelli dell’Ineos acquisita da Sartor, della Raffineria e delle altre società di Eni. La miccia è accesa e ieri, al Capannone del Petrolchimico - affollato come non mai, con una tensione altissima e dure parole contro gli «inutili tavoli» al ministero o per proporre di occupare le fabbriche o di organizzare «sequestri alla francese» - sono stati decisi altri scioperi e blocchi stradali.
Uno attuato subito, con traffico fermato nei dintorni del Petrolchimico per oltre un anno, con conseguenti code e disagi per gli automobilisti di passaggio. La petrolchimica veneziana dopo quasi cinquant’anni di crescita, con alte produzioni e oltre diecimila occupati, sta vivendo la sua più grave, e forse irreparabile, crisi. La certezza del «posto sicuro» vacilla davanti ai continui annunci di cassa integrazione (Montefibre, Syndial, Solvay), di «ferie forzate» (Arkema e Transped), al rischio di nuovi problemi all’Ineos appena rilevata da Sartor e a prossime crisi nella Raffineria Eni, al cracking di Polimeri e alla Spm in grave difficoltà finanziarie per i mancati pagamenti delle società chimiche a cui fornisce servizi. «Il Petrolchimico, malgrado i tanti accordi firmati ai tavoli ministeriali da dieci anni, è come un carciofo che perde foglie - ha urlato uno dei tanti operai interventi all’affollata assemblea tenutasi ieri pomeriggio in Capannone a Marghera - Se non facciamo qualcosa di forte, tutti uniti, resteremo senza lavoro per mantenere le nostre famiglie». Applausi degli oltre 660 presenti agli interventi più accesi, urla di rabbia e fischi ogni volta che si nominava Eni - accusata di «non far nulla per fermare l’abbandono della chimica decisa e pianificata già da anni» - o le Istituzioni, a cominciare da Regione e Ministero dello Sviluppo «che sanno solo convocare tavoli e imbrattare carte con accordi e firme che poi le aziende non rispettano». Proteste che, secondo gli interventi più arrabbiati dal palco, potrebbero sfociare preso in occupazione «ad oltranza» di impianti produttivi (molto pericolosi per i prodotti che trattano) come quelli chimici, primo fra tutti quello di Montefibre che ha annunciato la chiusura di tutte le linee produttive.
Più di qualcuno ha citato i recenti esempi francesi di lavoratori che sequestrano i dirigenti che li avevano appena licenziati, proponendo, tra i battimani della platea, di farlo simbolicamente anche qui con dirigenti e manager che «come squali hanno divorato capitali e ora pretendono di andarsene lasciando noi sulla strada e loro con le borse piene di soldi mentre le nostre, che tanto abbiamo lavorato per il loro successo, sono sempre più vuote».
Sul palco si sono avvicendati anche i segretari di categoria dei chimici; i segretari di Cgil, Cisl e Uil veneziane e gli assessori Giuseppe Scaboro (Provincia) e Laura Fincato (Comune), ma il maggior consenso lo hanno avuto gli interventi di delegati di base e operai esasperati.
Tanto Scaboro quanto la Fincato hanno rinnovato il «pieno sostegno delle istituzioni locali» ed invocato non solo la convocazione di «tavoli ministeriali veri, che decidono e attuano davvero gli accordi firmati dalle aziende davanti ai loro occhi», ma anche - come ha detto Laura Fincato - «la rapida costituzione di una agenzia o di un commissario speciale per Porto Marghera con poteri e fondi per avviare finalmente le bonifiche, il riutilizzo delle aree libere, il sostegno e la formazione professionale per chi è in cassa integrazione o già licenziato».
Alla fine l’assemblea ha votato un documento che indice per la prossima settimana un primo sciopero con corteo per le strade della città, a cui si aggiungeranno (lunedì) l’assedio del municipio di Venezia - dove è in programma il consiglio comunale - e della sede di via Piave, a Mestre, del Commissario delegato allo scavo dei canali, dove è previsto il «tavolo regionale» per Montefibre.
(03 aprile 2009)

Tratto da:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/i-chimici-sono-disperati-e-minacciano-sequestri/2077164



FIOM-CGIL
Fincanteri: due ore di scioperoe 'invasione' dello stabilimento
Tutti i cantieri navali del gruppo si sono fermati per protestare contro l’accordo separato sul contratto integrativo siglato tra Fincantieri, Fim e Uilm. A livello nazionale la mobilitazione ha registrato un’adesione superiore al 90%


Ancona, 2 aprile 2009 - Tutti i cantieri navali del gruppo Fincantieri si sono fermati questa mattina per protestare contro l’accordo separato sul contratto integrativo siglato ieri tra Fincantieri, Fim e Uilm. Ad Ancona i lavoratori hanno dato vita a due ore di sciopero con un’assemblea e un corteo interno allo stabilimento, al termine del quale gli operai hanno invaso rumorosamente gli uffici della direzione aziendale. Qui c’è stato un confronto con il direttore dello stabilimento e con il capo del personale.

Gli scioperi, in varie città, hanno avuto un’adesione superiore al 90%. Lo rende noto la Fiom-Cgil, aggiungendo che “anche delegati delle organizzazioni firmatarie dell’accordo si sono pronunciati contro”. L’intesa non è stata però sottoscritta dalla rappresentanza delle Rsu Fim Cisl dei cantieri di Ancona, Monfalcone e Marghera.

Secondo la Fiom, l’accordo separato lascia aperti tutti i problemi posti nella vertenza: "Impone il 20% di lavoro in più in cambio di un aumento salariale incerto e illusorio, e discrimina all’interno del gruppo capi, diretti, indiretti, cercando di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri".

Il sindacato metalmeccanico della Cgil ha affermato che questa prima mobilitazione della Fiom, che con modalità diverse ha avuto un'adesione altissima, ha interessato vari cantieri del gruppo: a Monfalcone (Gorizia) lo sciopero è cominciato alle 6 e si prolungherà, otto ore per ogni turno, per tutta la giornata. Il cantiere è completamente vuoto, fa sapere la Fiom.

A Marghera (Venezia) i lavoratori del primo turno hanno presidiato le portinerie fin dal mattino. Alla Isotta Fraschini di Bari lo sciopero iniziale di 2 ore è diventato di 3 ore, con l’adesione formale della Fim-Cisl, per protesta contro lo spostamento punitivo di un capo servizio, riferisce la Fiom. A Castellammare di Stabia (Napoli) lo sciopero è iniziato alle 6, con tutti i lavoratori fuori dai cancelli. Al Muggiano (La Spezia) i lavoratori in sciopero hanno tenuto un’assemblea, dalle 9.30 alle 10.30. Su proposta dei lavoratori è stato deciso di prolungare lo sciopero fino alle 11.30.

Un no all’accordo separato è venuto anche dai due cantieri in provincia di Genova. A Riva Trigoso tutto lo stabilimento è sceso in sciopero. A Sestri Ponente, al termine dell’assemblea, i lavoratori in sciopero hanno dato vita a un corteo interno diretto alla palazzina di stabilimento dove hanno avuto un confronto con il direttore. A Palermo, uno sciopero è stato indetto dalla Fiom per la mattinata di venerdì 3 aprile.

Tratto da:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/ancona/2009/04/02/162574-fincanteri_sciopero.shtml


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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Martin Niemöller



Prima di tutto distrussero la manutenzione, licenziarono gli operai,
consegnarono il lavoro alle imprese.
E il sindacato non disse nulla e gli operai garantiti continuarono ad essere garantiti.

Poi non concessero i diritti dell’articolo 18 ai dipendenti delle piccole imprese
e li licenziarono a piacere.
E il sindacato non disse nulla e gli operai garantiti continuarono ad essere garantiti

Poi impedirono ai lavoratori di avere i diritti
imponendo ai cittadini il lavoro interinale e precario, li compravano e li vendevano come degli schiavi.
E il sindacato non disse nulla e gli operai garantiti continuarono ad essere garantiti

Poi aggredirono i lavoratori garantiti.
Quelli iscritti al sindacato.
E io non scenderò a protestare per loro

Marghera 04 aprile 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it