La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 31 maggio 2009

Gli attentati in Veneto: fra il ridicolo e la politica degli incapaci e degli incompetenti.

Chi se ne intende un po’ di “bruciare portoni” o di “suscitare emozioni con molto rumore” che fa pensare a “bombe” rimane scettico davanti alla feroce propaganda (questa sì feroce e cattiva) dell’uso di finti atti intimidatori con cui la Lega vuole imbastire la sua propaganda.
Già avvenuto in passato in cui attacchi ai Musulmani erano attribuiti da un sindaco leghista ai musulmani stessi (in un paese del trevigiano) salvo poi scoprire che si trattava di balordi del paese uno dei quali, se la memoria non m’inganna, figlio di un assessore leghista.
Usare questo tipo di tecniche per la campagna elettorale è un classico di chi alimenta la paura o gioca sulla paura per aggregare consensi.
Comunque, potrebbero anche scoprire chi è stato a fare quei finti attentati.

Riporto dal Corriere del Veneto on Line:

Lega nel mirino, attentati a Padova e Spinea
Ordigni e molotov. Vandali in azione a Mestre, Tombolo e Belluno

VENEZIA - Ore 3.45: l'ora del fuoco. Bomba alla sede della Lega Nord di Spinea, due ordigni fatti con tubi riempiti di polvere da sparo hanno divelto la saracinesca della sede di via Taormina. In contemporanea una molotov veniva scagliata sulla sede della Lega di Padova e una raffica di sassate si infrangeva su un'altra sede leghista a Tombolo. Sempre alla stessa ora ieri notte a Mestre sono comparse scritte intimidatorie: una in via Aleardi sulla parete della sede della Lega l'altra in via Manin, dove era prevista la conferenza stampa di Forza Nuova per il corteo di oggi a Venezia. A Spinea la bomba è esplosa 5 minuti dopo il passaggio della pattuglia dell'Arma, come se i bombaroli sapessero gli spostamenti dei militari. Un boato tremendo ha scosso gli appartamenti sopra la sede: i tubi di polvere erano collegati a una miccia e sono stati infilati tra vetrata e saracinesca. Lo scoppio ha divelto la base dell'inferriata che è stata sparata a venti metri di distanza. I detriti hanno attraversato le auto in sosta come proiettili conficcandosi nella carrozzeria, se qualcuno fosse passato in quell'istante non l'avrebbe scampata. Per piazzare l'ordigno avrebbero agito almeno in due, uno da «palo» l'altro per l’innesco.
Qualcuno ha udito un’auto partire ad alta velocità: «Pensavamo a un'esplosione dovuta a fuga di gas poi, abbiamo capito che la sede della Lega era distrutta» racconta la signora Maria che vive nell'appartamento sopra la sede. «I detriti sono arrivati fino alla soglia della mia pizzeria a 50 metri di distanza, non poteva essere che una bomba», racconta Massimo, il titolare del vicino locale. Un attacco coordinato e organizzato da tempo tramite il web, sospettano Digos e carabinieri di Mestre. Ieri sono stati sentiti alcuni esponenti collegati alle frange anarchiche e di estrema sinistra, ma avrebbero tutti un buon alibi. A Padova è la terza volta in altrettanti mesi che la Digos è costretta a fare rilievi, acquisire filmati e sentire testimoni per episodi ostili contro la sede della Lega di via Montà. Prima secchiate di liquame, poi sassate (gli agenti della Digos sono convinti di avere già individuato gli autori nell'ambiente del centro sociale Pedro) e ora l'atto intimidatorio più grave: un rogo innescato con tanica di benzina rovesciata davanti all'entrata.
Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2009/29-maggio-2009/lega-nord-mirino-esplosioni-sedi-padova-spinea--1501408629037.shtml



Già, quel “come se i bombaroli sapessero gli spostamenti dei militari” del Corriere appare quanto meno plausibile tradurlo come “Perché i bombaroli sapevano degli spostamenti dei militari?”. Oppure: “C’erano rapporti fra i bombaroli e gli spostamenti dei militari?”.
Come fa il Corriere della sera a dire “Un attacco coordinato e organizzato da tempo tramite web” attribuendolo al sospetto di Digos? A meno che l’attentato non sia stato organizzato dal Corriere della Sera con il contributo della Digos!
Ci sono pochi dubbi sulle secchiate di letame o eventualmente su “sassate”, i dubbi ci sono quando qualcuno organizza finti attentati per far diventare letame e sassate parte di un’attività criminale più grande dell’espressione dell’indignazione per le vessazioni che settori della popolazione sono costretti a subire perché Polizia e Magistrati vengono meno ai loro doveri.
In questo, con i suoi reati e con la sua attività eversiva, la magistratura Veneziana (di cui Nordio era uno degli elementi) è stata un campione nel fomentare l’odio sociale. Può darsi che i tempi siano cambiati, ma nella testa di gente come Nordio o come alcuni poliziotti, difficilmente si fa strada il termine “democrazia”, preferiscono quel delirio di onnipotenza troppo spesso legato al delirio razzista di troppi leghisti che non solo tollerano, ma spesso favoriscono sia con azioni dirette o azioni indirette omissive. Nordio è colui che andava a cena con Previti quand’era indagato. E’ colui che si inventò di inquisire d’Alema ed ex PCI senza avere nessun elemento che suffragasse una qualche ipotesi di reato per favorire la propaganda di Berlusconi: non dimentichiamo che nello stesso tempo molte persone non hanno avuto giustizia nel Veneziano.



E’ Zaia stesso che trasmette, non solo l’idea, ma il fondato sospetto che gli attentati siano stati organizzati per questioni elettorali all’interno della Lega:

Dall’intervista a Zaia sul Gazzettino

L’eco dei botti nelle sedi della Lega non si è ancora spento, e il ministro per le Politiche agricole non sa ancora se raccogliere i cocci o festeggiare: «Avremmo preferito altri tipi di aiuto, ma paradossalmente questi attentati al di là dei danni subìti ci fanno un favore».
Perché?
«Sotto il profilo della comunicazione la Lega ne esce più forte. È definitivamente cancellato il dubbio di una mancanza di profilo governativo del nostro partito. Se non avessimo capacità di governo, non subiremmo attentati: non si fanno contro chi abbaia alla luna. La Lega ha dettato la linea su temi come la sicurezza, il federalismo, le politiche dell’agricoltura».

Fonte:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=60362&sez=ITALIA




Il passato lascia i suoi “rottami” e non si ripropone mai se non come autodistruzione:

Preso davanti all’ultimo rogo
I vigili: è lui il piromane
28 maggio 2009

Mauro «Pulce» Pulcinelli c'è cascato di nuovo ed è finito in manette ieri alle 3.45: aveva ap­pena incendiato una campana della carta tra Corso del Popo­lo e piazza Barche. Alla vista de­gli agenti è rimasto impassibi­le a guardare le fiamme che si levavano dal raccoglitore, che aveva appena incendiato con una salvietta imbevuta di car­burante. Uno show.
E' lui il piromane che ha la­sciato dietro sè almeno 29 cas­sonetti bruciati. Da dicembre Veritas ne ha persi 70, con un danno di 35 mila euro, ma non tutti potrebbe essere imputati a lui.
Mauro Pulcinelli è un piro­mane con alle spalle una sfilza di precedenti, una passione in­cendiaria con la vocazione per gli incendi di cassonetti che sa­rebbe nata dopo gli anni di piombo, da cui era uscito con una condanna per fiancheggia­mento alle Br. Il primo arresto per atti incendiari risale al 2000, quando fu fermato per aver incendiato delle cataste di legna, dopo un anno di roghi in città. L'ultimo degli arresti risale invece all'anno scorso, al 12 settembre 2008, quando di­vamparono 10 incendi e lui fu trovato accanto a un cassonet­to con in tasca fogli di giornale imbevuti combustibile. Non era in flagranza, dopo un mese è uscito e a dicembre i roghi so­no ricominciati. A lui i vigili ur­bani sono arrivati dopo la se­gnalazione di una volante del­la polizia che lo aveva visto vi­cino a un incendio un mese fa. Da allora è tornato sotto con­trollo, fino a ieri all’alba. Pulci­nelli usava la sua casa di via Ciardi come una tana da cui usciva solo al calar del buio e rientrava solo dopo le 5 del mattino. Vagava per le strade come un sonnambulo, a causa dei barbiturici che assumeva di frequente, per la patologie psichiche di cui soffre. Duran­te l'arresto sembrava come nar­cotizzato.
Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2009/28-maggio-2009/preso-all-ultimo-rogoi-vigili-lui-piromane-1501406651912.shtml


Rottami che hanno ben poco di “politico” o di “intenzioni politiche”.
Lascia un coacervo di patologie di persone che non hanno potuto veicolare le loro tensioni nella società e queste si sono ripiegate su sé stesse finendo per trasformarsi in patologie psichiatriche o in incapacità di gestire la loro esistenza senza una capacità di progettare un minimo di futuro. Figuriamoci intenti politici.

Anche questo succede in Veneto.
Una politica che non è più ideologia, ma scenografia volta a suscitare “emozioni” attraverso la paura e il terrore con cui costringere le persone a sottoscrivere posizioni politiche che le portano all’autodistruzione.
Sono diventati parte della storia gli attentati fatti dalla Polizia di Stato e attribuiti agli anarchici. Come agli anarchici è stato attribuito l'attentato di Piazza Fontana ad opera di poliziotti e magistrati!

31 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 29 maggio 2009

La sagra delle ciliegie di Marostica e i deliri veneti dell'onnipotenza divina

Non sempre le persone conoscono il tempo che viene loro incontro. Spesso vogliono ignorarlo. Si sentono tanto dio onnipotente e confidano nella loro furbizia (identificandosi col dio onnipotente) e con la provvidenza che, il dio onnipotente con cui si identificano, provveda a loro perché, anche loro, sono come il dio onnipotente. Ciò che tutti costoro ignorano è che tutto il mondo attorno a loro pensa, progetta, agisce e si trasforma. E lo fa senza dire nulla a loro che si sentono tanto, dio onnipotente. Da qui la presenza dell’ignoto. Un ignoto che, il dio onnipotente, sa che è presente e che, comunque arriverà, ma che finge di non vedere perché, vederlo, significa rinunciare alla propria onnipotenza di dio padrone.

E’ in quest’ottica che la Camera di Commercio di Vicenza:

Con l’arrivo della primavera, ritorna anche la gustosissima Ciliegia di Marostica I.G.P: tra maggio e giugno si susseguono feste, mostre ed eventi dedicati a questo frutto, grazie al coinvolgimento di Vicenza qualità nelle attività di promozione degli eventi organizzati dalle Amministrazioni comunali dell’area di coltivazione e dal Consorzio di Tutela della Ciliegia di Marostica I.G.P.

Vicenza Qualità ha curato per il 2009 un agevole opuscolo contenente storia, informazioni tecniche, appuntamenti ed agili ricette, che sarà distribuito nei punti dov’è in vendita questa prelibatezza che si fregia del marchio comunitario IGP e in occasione delle numerose iniziative che si svolgeranno tra maggio e giugno nell’ambito della rassegna enogastronomica “A tavola con la Ciliegia di Marostica I.G.P.”.
Sul territorio, invece, quattro appuntamenti domenicali saranno occasione per conoscerla da vicino. Si comincia domenica 24 maggio, in località Pianezze San Lorenzo, dove protagoniste saranno le varietà “precoci” delle ciliegie: Sandre, Bigareaux, Roane e Romane. Domenica 31 maggio sarà la volta di Marostica, quando saranno premiati i migliori prodotti e coltivatori e verranno allestiti gazebo e banchetti per la degustazione e la vendita diretta delle ciliegie e dei prodotti del territorio. A Mason Vicentino il 14 giugno, la tradizionale “Sagra delle ciliegie” allestirà le migliori Rosse grazie a stand gastronomici e momenti di intrattenimento. Il ciclo di eventi promozionali domenicali si concluderà quindi il 21 giugno a Crosara di Marostica, all’insegna dei Duroni e delle ciliegie tardive.

Per il 2009 è in arrivo anche un’altra importante novità: tre serate di scuola di cucina, organizzate dal Comune di Molvena in altrettanti agriturismi del territorio, con la partecipazione del rinomato chef Amedeo Sandri. Per prenotazioni rivolgersi direttamente alle aziende agrituristiche.

Venerdi 22 maggio alle 21,00 è previsto invece il convegno dal titolo: “Prodotti a Km 0: quale legame tra alimentazione e prodotti del territorio?” alla Scuola Elementare di Molvena.

La grande sagra.
Poi, arriva la “provvidenza del dio onnipotente”, oppure è il mondo che si è mosso?
Lo si conosceva l’effetto serra; e da molto tempo. Così eccola la grandinata forte e puntuale, come un temporale di primavera. Ed eccoli i contadini mettersi a piangere “centinaia di ettari di ciliegie distrutte”, “l’enorme perdita nel settore agricolo”.
E così è stata annullata la sagra della ciliegia che avrebbe dovuto svolgersi il 31 maggio. Non saranno premiati i migliori produttori e verrà stilato un piano di emergenza che richiede lo stato di calamità

Ma questo non succede a Marostica, succede in ogni attimo della nostra vita. In ogni momento lo sconosciuto modifica la nostra esistenza e se non ci siamo forniti gli strumenti adeguati non comprendiamo nemmeno in quale nuova direzione la nostra esistenza sarà condotta. Solo un pazzo cristiano può pensare a sé stesso come un dio onnipotente. Un cittadino mette in atto azioni di difesa dallo sconosciuto che può arrivare. Una persona normale conosce la presenza degli Dèi negli oggetti del mondo. La loro capacità di programmare e di modificare il presente in cui vive. E, per questo, un cittadino normale si attrezza e non mette le sue speranze nell’illusione, ma mette le sue aspettative nella sua azione e nella sua programmazione. Perché ogni essere Vivente è come una nave nelle tempeste della vita. Perché la nave sia governabile è necessario che i motori funzionano e che possa, con la forza che trae da sé seguire una rotta anche se questa rotta dovrà adattarsi alle condizioni che di volta in volta incontra.
Ora c’è una crisi economica che il Veneto non riesce a gestire: i veneti non riescono a gestire solo perché non si sono attrezzati per tempo e come tanti dio padrone hanno pensato di essere onnipotenti.
Poi, è arrivata la tempesta e ha messo in luce le loro lacune. La loro miseria culturale.
Mettiamo attenzione al mondo in cui viviamo. Pensiamo che il mondo è fatto di intelligenze che programmano per la loro esistenza. Impariamo ad ascoltarle e ad agire adattandoci anche alle loro trasformazioni: solo così si può diventare eterni.
In caso contrario, si fa come a Marostica: anziché la sagra delle ciliegie si farà la mostra dei danni della tempesta.

29 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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giovedì 28 maggio 2009

Marina Berlusconi e lo squallore morale che Marina Berlusconi pretende di imporre agli Italiani.

A vergognarsi dovrebbe essere Marina Berlusconi viste le dichiarazioni che appaiono sul Corriere della Sera. Insulta Franceschini per i propri interessi personali dimenticando gli effetti morali di Silvio Berlusconi nella politica e nella società italiana
Nessuno mette in dubbio che la SS che gestisce i campi di sterminio non possa avere dei buoni rapporti con i propri figli, ma la società non giudica la moralità dell’SS dai rapporti che ha con i figli, ma dalla moralità che l’SS estende nella società, ai figli della società nel suo insieme attraverso il suo agire come SS.
Quella di Marina Berlusconi è una reazione becera e squallida; immorale e vile. Una reazione di chi vuole ridurre la politica e le relazioni sociali fra le persone in una dimensione personale; quasi fosse una questione privata.
Io capisco che per Marina Berlusconi, visto il ruolo che ricopre, sia una condizione morale risolvere la disoccupazione femminile sposando il figlio del padrone: ma dal punto di vista sociale questo introduce un valore morale di disprezzo per le persone e di offesa alla Costituzione derivante da un’assoluta incapacità e disprezzo di Silvio Berlusconi per la società civile. Probabilmente Marina Berlusconi ritiene che il valore morale della proposta di vendere la vagina fatta ad una donna disoccupata (risolvere i problemi sposando il figlio del padrone) sia qualcosa che i cittadini debbano trasmettere ai propri figli.
Probabilmente Marina Berlusconi ritiene che un politico che giuri sulla testa dei propri figli, sia una persona morale; un comportamento che la società civile debba trasmettere ai propri figli. Io lo ritengo un atto di vigliaccheria di chi, incapace di affrontare i problemi sociali per i quali è stato eletto o si propone, ne rimanda la soluzione offrendo in garanzia la testa dei propri figli!
Probabilmente Marina Berlusconi ritiene che il valore morale imposto alle minorenni nella società civile di offrire il proprio corpo al padrone attraverso i Book, sia un valore morale. Ora, tolto il discorso che sia la minorenne che il padrone possono ricevere reciproca soddisfazione, io ritengo che tale valore morale imposto alla società civile costituisca offesa e atto di disprezzo.
Probabilmente Marina Berlusconi ritiene che le offese fatte da Silvio Berlusconi ad Eluana Englaro siano una condizione morale, io ritengo che tali offese hanno arrecato un grave danno alla società italiana e insulti a Eluana Englaro, alla Corte di Cassazione e alla Corte Costituzionale.
Probabilmente Marina Berlusconi ritiene che trasmettere il valore secondo cui corrompere i testimoni per non essere condannati sia un valore morale da trasmettere alla nazione italiana; io ritengo che non sia un valore, ma un’offesa e un’ingiuria alla Costituzione Italiana.
E’ vero, Marina Berlusconi ha superato il limite della decenza.
Ritenere morale che l’uomo più ricco d’Italia minacci di querela Gino perché Gino non si è messo in ginocchio davanti a lui, forse, Marina Berlusconi, ritiene che tale atteggiamento sia un atteggiamento da trasmettere a tutti i figli delle famiglie italiane; io lo ritengo un’offesa alla società civile.
Offendere Franceschini, come ha fatto Marina Berlusconi travisando il senso morale del suo discorso, per difendere i valori morali propri del padre-padrone o del nazista che gestisce i campi di sterminio, è un’offesa alla società civile come è un’offesa fingere a cosa si riferiva Franceschini per incidere emotivamente nella campagna elettorale e favorire l’immoralità di Silvio Berlusconi.
Indubbiamente Marina Berlusconi ritiene che l’uso che Silvio Berlusconi ha fatto dei terremotati d’Abruzzo, usandoli come bestiame da fiera per la propria campagna elettorale, sia legittimo e morale; io lo ritengo un insulto alla società civile fatto da un individuo che non è in grado di aver nessun altro argomento per la sua campagna elettorale che non quello delle rappresentazioni ad effetto in televisione (da qui la sua passione per le veline; corpi da ammirare, purché non aprano la bocca).
Indubbiamente Marina Berlusconi ritiene che l’uso di veline, in quanto veline, fatto in politica sia un atto morale; io la ritengo l’azione del padrone che ha bisogno di un personale abbastanza “politicamente ingenua, impreparata, senza esperienza e stupida” da usare per scopi personali e diversi dell’interesse pubblico. Ma, se io pensassi con lo stesso metodo di Marina Berlusconi, allora dovrei pensare che il tentativo di Silvio Berlusconi di inserire le veline nelle liste del PDL non era altro che il pagamento delle marchette: ma io non sono malizioso come Marina Berlusconi e lo squallore di Silvio Berlusconi mi interessa in quanto uomo politico che trasmette dei “valori” agli Italiani e non sono interessato a chi si porta a letto. Valori, che fino ad oggi si inquadrano nell’ideologia nazi-fascista finalizzata alla distruzione della società democratica.
O forse Marina Berlusconi pensa che le offese fatte da Silvio Berlusconi al Parlamento Italiano siano un valore morale che gli italiani devono trasmettere ai loro figli?

Dice Marina Berlusconi (corriere della Sera):

«Ma quale diritto ha di dire anche una parola, una sola, su Berlusconi padre? Io questo diritto ce l'ho e stavolta non intendo restar zitta. Vuol fare una domanda agli italiani? Gli rispondo da italiana, che è mamma e che ha avuto la fortuna di avere un genitore come Silvio Berlusconi. E parlo di fortuna non per il cognome che porta o per quello che ha fatto, ma per il padre che è stato e che è. Mio padre ha sempre lavorato tanto, ma non c'è stata una volta, una volta sola, in cui io non l'abbia sentito vicino quando ne avevo bisogno. E vicino nel modo giusto, a seconda delle situazioni: una presenza forte, se di quella avevo bisogno; o discreta, sfumata, se era la cosa giusta. Mi ha fatto sentire sempre molto amata, rispettata come figlia e come donna. Ha sempre compreso e sostenuto le mie scelte. Ma cosa ne sa Franceschini di me, di noi...».

Non è vero: Silvio Berlusconi non ha mai lavorato, né sa che cosa sia lavorare o cosa per lavorare intendono gli Italiani. Mica è andato a mangiarsi la diossina al Petrolchimico di Marghera, e nemmeno è morto nelle stive delle navi portacontainer. Silvio Berlusconi sa sottrarre denaro; lo ha dimostrato. Il suo concetto di lavoro non è diverso da quello di tante persona che stanno in galera e le condanne in prescrizione che ha avuto dimostrano che Berlusconi non ha mai lavorato. A differenza di tutti quei disoccupati che, per la capacità di Silvio Berlusconi di fare il piazzista e l’incapacità di Silvio Berlusconi di fare il Presidente del Consiglio, sono stati messi nelle condizioni di non potersi pagare l’affitto o la rata del mutuo.
Silvio Berlusconi è un “puttaniere”? Non lo dico io, lo dice Silvio Berlusconi non rispondendo alle domande che gli sono state fatte in merito alle sue relazioni con Noemi.
Una “brava mamma” non fa un politico onesto, come un “buon padre” non esime una persona dall’essere condannata per omicidio qualora uccida qualcuno. Voler assolvere una persona per i suoi delitti, come Silvio Berlusconi, perché è un “bravo padre” significa insultare gli italiani.
Marina Berlusconi dice di aver sentito vicino suo padre, ma gli Italiani hanno sofferto perché suo padre, ritenendosi il dio padrone, ha sempre insultato gli Italiani fino alla rabbia: “Buffone, fatti processare!”
Marina Berlusconi si sentiva molto amata, come, del resto, le figlie delle SS mentre queste facevano funzionare i campi di sterminio. Peccato che non fossero d’accordo con le figlie delle SS le persone che morivano nei forni crematori! O forse si?

Scrive il giornale La Repubblica:
Silvio Berlusconi "non è chiaramente un altro Mussolini" e il suo potere non comporta il rischio di un ritorno al fascismo, "ma è un pericolo per l'Italia e un maligno esempio", affermal’editoriale non è firmato, dunque espressione dell'opinione della direzione del giornale, collocato al primo posto fra i tre commenti del giorno nella pagina "Op-Ed" (opinioni ed editoriali) del Financial Times, subito al di sotto del motto del Ft, "Without fear and without favor", ossia senza timori reverenziali e senza fare favori a nessuno. "Mentre vengono poste pesanti domande sulla sua relazione con un'adolescente che sogna di diventare una star, domande che sua moglie è stata la prima a sollevare, Berlusconi si è rivolto contro il suo più ostinato interrogante, il quotidiano di centro-sinistra la Repubblica, ha lanciato velate minacce tramite un suo associato e ha cercato di invalidare le domande sostenendo che sono viziate da un pregiudizio politico. Egli ha mostrato simile belligeranza verso i magistrati che lo hanno giudicato corruttore dell'avvocato inglese David Mills, definendoli militanti di sinistra, sebbene il parlamento lo abbia reso immune dall'essere processato. E insoddisfatto anche di un così utile parlamento, ha detto che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 100 deputati, mentre il potere del premier dovrebbe essere accresciuto".
Il pericolo rappresentato da Berlusconi, prosegue l'editoriale del quotidiano finanziario, è di "svuotare i media di serio contenuto politico, rimpiazzandolo con l'intrattenimento, di demonizzare i nemici e rifiutare di accettare la legittimazione di ogni critica indipendente". Il pericolo è "mettere una fortuna al servizio della creazione di un'immagine di massa, composta da affermazioni di successi ininterrotti e sostegno di popolo". Che Berlusconi sia così dominante è "in parte colpa di una sinistra titubante, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, di un giornalismo spesso subalterno. Ma più di tutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non un fascista, ma un pericolo, in primo luogo per l'Italia, e un esempio maligno per tutti".


E’ squallido, e Marina Berlusconi, altra miliardaria, si deve vergognare delle sue affermazioni tentando di trasformare una situazione politica in un fatto personale. Riporta il giornale La Repubblica:

Anche in Germania il tema è oggetto di attenzione. Sul quotidiano conservatore Die Welt di oggi il corrispondente dall'Italia Paul Badde scrive che " tutta l'Italia segue tra sdegno e divertimento il presunto affair di Silvio Berlusconi con una diciottenne. Anche quando alla berlina, è il premier dei cuori. Berlusconi incarna l'Italia reale, la speranza che non tutto deve essere sempre corretto e pulito pur di raggiungere l'obiettivo che ci si propone. Alle Europee - prosegue Badde - il suo partito si aspetta comunque un risultato da sogno attorno al 40 per cento. Alcuni voteranno per lui anche per compassione".

Questi sono i valori che Silvio Berlusconi sta imponendo agli Italiani. Valori di disprezzo e di odio per la società civile. Di disprezzo e di odio per la Corte Costituzionale, per la Corte di Cassazione, per il Parlamento Italiano, per la Scuola Pubblica. Un disprezzo che Marina Berlusconi giustifica perché “è tanto un buon padre”. Dimenticando che quel “buon padre” ha giurato sulla sua testa, indicandola come NON-PERSONA, ma come “oggetto” di sua proprietà. E se i cittadini Italiani non trattano con disprezzo le affermazioni di Marina Berlusconi significa che Silvio Berlusconi è riuscito ad imporre agli Italiani il valore morale secondo cui le persone sono solo oggetti di possesso, come Marina per lui, da comperare, vendere o sulla cui testa si può giurare (tipo, il dio padrone fulmini questa testa se io mento!).
D'altronde Berlusconi le persone le può solo "comperarle"; pagarle o promettere guadagni di denaro, per avere delle relazioni. Non è in grado di avere relazioni in quanto persona. Senza denaro, Berlusconi è nessuno: da qui la sua ossessione per soldi e potere in assoluto disprezzo della società civile. A molte persone piace essere comperate e vivono il loro essere comperate con passione: ma restano delle persone comperate! Come Noemi e le ragazzine che presentano il Book sperando di essere comperate: ci sono bisogni delle persone, ma ciò non toglie che ci sia più dignità (proprio perché spinte dal bisogno o dalla violenza) nelle ragazze nere sul Terraglio, che non nella sfilata di book davanti a Berlusconi. C'è più dignità nel bambino che tende la mano nella strada che non nei ragazzini che fanno la pubblicità sulle TV di Berlusconi.

Marina Berlusconi considera un valore morale quanto imposto da suo padre Silvio Berlusconi agli italiani. Peccato che le azioni di Silvio Berlusconi espongono l’Italia al disprezzo nel mondo. Come in questo caso.

Ma Weise non si limita ad attaccare i respingimenti, ma parla più apertamente di "un clima di razzismo crescente" in Italia verso le minoranze, come "dimostrano gli sgomberi dei campi rom - ha detto - popolazioni in molte occasioni al centro del disprezzo e di una spirale di violazioni dei diritti umani". In occasione della presentazione dell'ultimo rapporto sulla situazione dei diritti umani nel mondo, l'attacco di Amnesty al governo è frontale: "La politica dell'immigrazione italiana e i respingimenti dei rifugiati che arrivano con le barche in alto mare - ha detto Weise - è espressione di un disprezzo dei diritti umani e delle persone veramente disperate che qui cercano solo aiuto". "L'Italia sarà inoltre ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e richiedenti asilo riportati in Libia", si legge poi in una scheda allegata al dossier, dedicata al paese africano. Dove, ricorda Amnesty, non esiste "una procedura d'asilo" e non viene offerta "protezione a migranti e rifugiati". Pertanto "considerato l'effettivo controllo che l'Italia ha potuto esercitare, seppur in zona extraterritoriale sulle persone soccorse l'Italia sarà ritenuta responsabile di quanto accadrà ai migranti e ai richiedenti asilo riportati in Libia".

Fonte:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_965519676.html


Indubbiamente Marina Berlusconi trova un valore positivo nel razzismo, come il nazismo trovò un valore positivo nella soluzione finale. Ma questo valore positivo imposto dal padre di Marina Berlusconi agli Italiani suona un’offesa alla Costituzione della Repubblica e ad ogni singolo Italiano: gli italiani farebbero educare i loro figli con questi principi voluti ed imposti dal padre di Marina Berlusconi?

28 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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La nuova frontiera degli orafi Veneti

Quando viene data una notizia della scoperta di falsari e non si precisa la nazionalità dei falsari, va da sé che sono tutti italiani e veneti in particolare.
Io non ho informazioni se costoro sono tutti italiani o Veneti in particolare, ma vorrei far notare come ci sia stato un crollo dell’intera industria orafa nel vicentino. Questi orafi non sono come l’operaio che una volta licenziato deve trovarsi un lavoro, ma sono persona che dispongono di un laboratorio. Strutture e mezzi che possono usare.
E’ facile, pertanto, immaginare che dentro a quei laboratori si inizi a lavorare clandestinamente entrando nel circuito della criminalità o, quanto meno, dell’illegalità.
Come ho già scritto in altri post, in questo momento di crisi economica, ai Veneti non resta altro che entrare in concorrenza con i cinesi:


28/05/2009 - 08:21
Contraffazioni: scoperta filiera gioielli con marchi falsi

Denunciate 34 persone in cinque regioni
(ANSA) - VENEZIA, 28 MAG - La Guardia di Finanza di Venezia ha sequestrato 85.000 articoli di gioielleria contraffatti per un valore di 7 milioni di euro. Le Fiamme Gialle hanno denunciato 34 persone tra Veneto, Friuli V.G., Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. L'operazione ha permesso di scoprire l'intera filiera del falso. Sequestrati circa 15.000 pezzi tra collane, anelli, bracciali, orecchini e pendenti con marchio Louis Vuitton, Boss, Chanel, Gucci, Armani, Versace, Ferrari, Playboy e Paciotti.

Parlano da sole le riflessioni sulla fiera orafa di Vicenza. Non sono solo riflessioni che spingono al pessimismo, ma sono riflessioni che incitano ad una vera e propria sopravvivenza. Una sopravvivenza che può uscire dalla legalità per sopravvivere:

La valutazione sulla fiera di Vicenza è condivisa da un altro dirigente degli orafi Cna, Gianfranco Ceccarelli: “le fiere vanno fatte e questo è un elemento incontestabile ma sul calendario, soprattutto se vogliamo continuare a rivolgerci al mercato Usa, quale riflessione deve essere fatta. Così come sulla creatività e l’innovazione: qui si gioca la sfida del futuro. Non possiamo più pensare alle grandi quantità ma a rinnovare le produzioni e considerare il made in Italy l’unica chiave che ci può aprire porte che il fattore prezzo ci sbarra”.Da Vicenza è tornato pessimista anche Luca Alfreducci, del Direttivo orafi Cna: “era una specie di termometro per misurare la “febbre” del settore e purtroppo dobbiamo confermare che rimane alta. La crisi del settore non si attenua ed alcuni elementi, come il prezzo del metallo e l’euro forte nei confronti del dollaro, non ci aiutano di certo. Gli operatori Usa non si sono visti perché tra pochi giorni si apre la Fiera di Las Vegas e questo conferma che un maggior coordinamento a livello internazionale degli appuntamenti espositivi sarebbe indispensabile. In ogni caso è ormai evidente che la strada che dobbiamo percorrere è quella della creatività e della qualità con la piena affermazione del made in Italy”.Preoccupati ma decisi ad andare comunque avanti, gli orafi aretini. “La crisi finirà – commenta Bondi. Questo è certo. Il problema è che non sappiamo quando e, soprattutto, non sappiamo quanti di noi saranno ancora in attività a quel momento”. Ed ecco il ruolo di Cna e delle associazioni di categoria: “dobbiamo operare per tutelare la piccola impresa, perché possa sopravvivere in questa lunga fase di transizione. Ovviamente non possiamo farlo da soli. E’ chiaro a tutti che una parte consistente del sistema economico aretino si regge sull’oro. Se così è, allora bisogna essere conseguenti ed operare tutti insieme: imprenditori, istituzioni locali, banche”.

Tratto da:
http://www.arezzonotizie.it/index.php?option=com_content&task=view&id=66112&Itemid=2


Non è possibile pensare che in Italia ci possa essere un comparto economico capace di affrontare la crisi. I licenziamenti, le cassa integrazione, la dismissione di lavoratori interinali, sono i sintomi reali del degrado sociale. Perché se è vero che dismettere lavoratori comporta un risparmio per l’azienda, significa che l’azienda non ha più prospettive né di sviluppo né di stabilità e i suoi prodotti non si vendono più. Per questo l’azienda deve diminuire la quantità degli acquirenti finendo, di fatto per vendere meno prodotti. Questo fenomeno, ben conosciuto in economia, non si è mai presentato con la stessa drammaticità di oggi perché la globalizzazione ha sempre fornito “nuovi terreni di conquista” per l’industria e il commercio. Ora che i terreni di conquista sono finiti l’economia ritorna alle regole fondamentali e troppi imprenditori stanno facendo il salto nell’illegalità: in fondo erano illegali anche prima, solo che prima sfruttavano le pieghe del sistema.

28 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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mercoledì 27 maggio 2009

Veneto, imprenditori ridicoli, economia allo sbando, politici che farneticano.

Siamo alle solite
Una regione Veneto che non sa che cosa sia la programmazione. Che non ha nessuna idea per il futuro.
Una regione che cementa ogni area verde in ogni angolo e che usa i Vigili Urbani come fossero dei poliziotti. Una regione in cui non si rispetta l Costituzione, né i diritti elementari dei cittadini pensando che arraffare denaro possa continuare in eterno.
Una regione Veneto assolutamente impreparata per affrontare la crisi e che si nasconde dietro alle individualità sperando che il disastro che ha contribuito a costruire passi.
Così si buttano là delle idee di cementificazione senza sapere perché le si debbano fare. Con una crisi economica la coperta è corta. I soldi dello Stato non ci sono anche perché la Regione Veneto ha sempre avuto una certa simpatia per gli evasori fiscali.
Un Galan che sottrae soldi ai cittadini per finanziare la chiesa cattolica.
E così farnetica Galan e lancia rimproveri che dovrebbe lanciare a sé stesso alla sua incapacità. Il Cipe ha escluso dei finanziamenti, ma la regione Veneto non ha fatto nessuna programmazione. Non ne aveva il tempo, doveva perseguire le donne sulle strade e non la Noemi di “papi”

Il Gazzettino del 27 maggio 2009

L'esclusione decisa dal Cipe dei finanziamenti del tratto della Tav Brescia-Verona-Padova e al prolungamento fino a Trieste, a favore della Napoli-Bari, non va giù agli imprenditori, e Emma Marcegaglia, ieri a Verona per l’assemblea dell’associazione, ha rimarcato che «è una cosa assolutamente necessaria perché su questa tratta c'è un livello di produttività e di traffico molto più alto rispetto ad altre parti d'Italia». Sul tema il presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat non va tanto per il sottile e chiama in causa le responsabilità dell’intera politica regionale e nazionale: «Bisogna sbloccare al più presto il passaggio dell'Alta velocità, tante volte si dice che il Veneto è la locomotiva d’Italia e che la nostra regione è un traino per tutta l’economia italiana, ma a questo punto dobbiamo amaramente constatare che la nostra regione non è altrettanto valutata adeguatamente sul piano politico. Perché qui di politica si tratta. È un Veneto maltrattato». Immediate le reazioni, durissima quella di Galan: «Cosa fanno i nostri ministri? Solo io so convincere Berlusconi?».

La rabbia di Andrea Tomat nei confronti della politica veneta che non è riuscita a impedire il taglio dei finanziamenti dell’alta velocità ferroviaria a Nordest, è anche la rabbia della politica veneta. Sembra un paradosso, ma in questa vicenda tutti la pensano come il presidente degli industriali: a destra e a sinistra, parlamentari e governatore. Gli unici che hanno preferito non affrontare l’argomento tra coloro che sono stati chiamati in causa da Tomat sono i tre ministri veneti. Vero è che non rientra tra le competenze di Sacconi, Zaia e Brunetta il diritto di mettere becco nelle decisioni del Cipe, il comitato che decide a cosa assegnare i finanziamenti: ma è evidente che l’indirizzo politico non può che essere preso a livello di consiglio dei ministri. Ed è lì che si concentrano gli strali di Tomat, ma anche di Galan. «Di fronte a questa situazione vado in escandescenze peggio del presidente degli industriali - attacca il Governatore -. Si arrabbia a ragion veduta: da sempre io vado chiedendo dov’erano i nostri grandi politici quando si diceva che il Veneto "contava", mentre si stabiliva la priorità dell’alta velocità tra Roma e Napoli invece che tra Milano e Trieste. Adesso abbiamo tre ministri al governo: ebbene, dico che qui non è questione di competenze. Ogni venerdì sono lì in consiglio dei ministri, perdio... La questione deve essere risolta da tutti i ministri e da una forza politica determinante che evidentemente non fa quel che dovrebbe. Sarà più importante l’alta velocità dall’Europa all’Est della tratta Bari-Napoli...»


A quelli come Galan piacciono le sceneggiate da teatro: piace prendere in giro i Veneti. Nessuna programmazione economica e quando fanno leggi, spesso vengono bocciate, come quella fatta contro i Phone Center. E solo perché Galan, accecato dall’odio, ha perso ogni bussola economica.
La rabbia di Tomat è ridicola: pensa di continuare a far fessi i Veneti. Mentre l’industria è in crisi e la gente viene licenziata, lui pensa alle sue “grandi opere” ai suoi affari. Lui se ne sbatte del lavoro nel Veneto.
Sarebbe opportuno che Galan imparasse a rispettare le leggi!
Galan più che aggredire extracomunitari licenziati, donne che lavorano lungo le strade, favorire i loschi traffici dei preti cattolici, altro non ha fatto. Così farnetica:


Ma anche il governatore non può tirarsi indietro: «È vero. Perciò dico chiaramente che pretendo con il massimo della durezza dal governo la revisione della delibera del Cipe. Non ho certo paura di fare battaglie: l’ho fatta per impedire l’estrazione di gas dall’alto Adriatico, e non ho paura di mettermi contro il governo se sbaglia. Il mio compito è difendere non solo gli interessi del Nordest, ma gli interessi nazionali: che piaccia o no, passano prima da Milano e Trieste, e dopo da Napoli e Bari. La decisione di non finanziare l’alta velocità a Nordest è sbagliata nel merito, politicamente ed economicamente. L’alta velocità a Nordest non è mica nell’interesse dei soli veneti: le merci attraversano l’Europa, o pensate che si vendano tra Bari e Napoli?».

La decisione è corretta. Le merci, per venderle è necessario produrle e il Veneto sta perdendo tutta la sua capacità produttiva e negli anni in cui Galan è stato alla testa del Veneto ha fatto di tutto perché la capacità produttiva del Veneto si fermasse e la società civile fosse costretta a fascistizzarsi e a manifestare il peggior razzismo presente in lei.
Anche la Marcegaglia farnetica quando dice:


«Bisogna sbloccare al più presto il passaggio dell'Alta velocità, tante volte si dice che il Veneto è la locomotiva d’Italia e che la nostra regione è un traino per tutta l’economia italiana, ma a questo punto dobbiamo amaramente constatare che la nostra regione non è altrettanto valutata adeguatamente sul piano politico. Perché qui di politica si tratta».

Si è solo dimenticata che il Veneto è una regione allo sbando: non c’è nessun piano economico credibile. Non ci sono leggi che rilancino l’economia. Tutte le imprese economiche del Veneto stanno saccheggiando il Veneto per arraffare quanto possibile e sopravvivere. Per sopravvivere stanno distruggendo le relazioni sociali. Forse solo la Sardegna è messa peggio del Veneto. Non esiste un interesse strategico del Veneto. Da quando gli industriali del Veneto delocalizzarono in Romania per mantenersi le amanti in quel paese contribuirono a distruggere l’economia Veneta e la Romania. In compenso importarono dall’est Europa assieme a lavoratori che Gentilini e compagni perseguitarono per i loro interessi razzisti, tutta la peggiore feccia criminale perché gli imprenditori Veneti sapevano dialogare solo con loro. Solo con chi era dedito ad arraffare come gli imprenditori Veneti senza nessun senso della società civile.

E non diciamo sciocchezze: gli imprenditori non hanno nessuna consapevolezza della crisi economica attuale.
Per mesi i Veneti hanno creduto nel "messia" Sartor per il Petrolchimico.
Abituati a sopravvivere arraffando, nonostante il disastro, per ora non sono ancora affondati del tutto. Ma affonderanno, ma non perché io sia un profeta. Affonderanno perché, lo dicono le regole fondamentali dell’economia:


«Il sistema bancario italiano, l'ultimo fra i big europei cui è stato attribuito un outlook negativo, si è dimostrato inizialmente più resistente alla crisi rispetto a quello di altri paesi grazie alla minor esposizione verso asset tossici e attività di investment banking e capital market. Tuttavia la crisi finanziaria adesso si è trasferita all'economia reale e, come conseguenza, gli indicatori delle banche italiane relativi alla qualità degli asset e alla redditività si sono deteriorati nel 2008 e probabilmente peggioreranno ulteriormente nel 2009 e nel 2010», ha dichiarato Carlo Gori, vice presidente e senior analyst di Moody's. Fonte Il Sole 24 ore


Quelle regole fondamentali che gli imprenditori, quando agiscono con lo spirito del ladro e dello saccheggiatore come i Veneti (provate ad andare a vedere le scorie tossiche che hanno distribuito sul territorio di Mestre, fin nelle fondamenta delle scuole in Viale S. Marco o quanta diossina sta nel parco di S. Giuliano), ignorano.

28 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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martedì 26 maggio 2009

Berlusconi, l'uomo immondizia e il futuro del Veneto col suo servo (o dello stesso partito con lo stesso modo di comportarsi) Galan.

Questa non l’avevo pensata.
E’ di Giuseppe d’Avanzo e l’ha scritta sul giornale La Repubblica del 26 maggio 2009.
Non solo concordo, ma aggiungo disprezzo su disprezzo alla meschinità dell’uomo più ricco d’Italia:

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Vale la pena ragionare ora sulla parola "scandalo" scelta da Berlusconi. Scandalo non è una festa di Capodanno, naturalmente. Scandalose sono le troppe scene contraddittorie, alcune inventate di sana pianta ("Elio era l'autista di Craxi"; "Ho discusso con Elio di candidature"; "Ho sempre visto Noemi accompagnata dai genitori"), che il premier ha proposto all'opinione pubblica per giustificare il suo legame con una minorenne e smentire le accuse di Veronica Lario. Ma c'è in queste ore un altro scandalo e prende forma giorno dopo giorno quando un "caso politico" che interpella il presidente del consiglio - quindi, un "caso Berlusconi" - si trasforma in un "caso Noemi" che piomba come un macigno sulle spalle di una famiglia senza potere, nascosta in un angolo di Portici, alle porte di Napoli. Una famiglia oggi smarrita dal clamore che l'assedia, disorientata nell'affrontare una tensione che non è pronta a fronteggiare, priva di punti di riferimento nell'impresa di proteggere se stessa e il futuro di una figlia. C'è uno squilibrio evidente che non rende onore al più potente che chiede al più debole di difenderlo. Uno squilibrio che diventa impudente quando gli avvocati del premier minacciano di "azioni civili" e quindi economiche Gino Flaminio, un operaio che guadagna mille euro al mese, "colpevole" di aver raccontato una "verità" che centinaia di persone hanno avuto per sedici mesi sotto gli occhi. Appare cinico il calcolo di Berlusconi e la pretesa dei consiglieri dell'"unità di crisi": deve essere la famiglia Letizia a spiegare, a raccontare, a dimostrare. Quest'urgenza, che con ogni evidenza è di Berlusconi non dei Letizia, spinge alla luce del sole una famiglia sempre riservata e gelosa della sua privacy. La obbliga ad affrontare la visibilità delle copertine dei settimanali e la curiosità dei media. I Letizia non devono spiegare niente a nessuno, in realtà. Non sono né Noemi né Anna né Elio i protagonisti di questo affaire. Il "caso politico" ha un unico mattatore, Silvio Berlusconi, "incaricato di un pubblico servizio". E' questa responsabilità che rende necessario che il presidente del consiglio risponda alle domande che Repubblica gli ha posto. Quelle domande non nascono da un ghiribizzo, ma dalle incoerenze di una versione che non ha retto, finora, alle verifiche ed è apparsa presto soltanto un rosario di menzogne. Sono le tre accuse di Veronica Lario ("frequenta minorenni", "non sta bene", fa eleggere "vergini che si offrono al drago") e le repliche bugiarde del capo del governo all'origine di questo "caso" politico. Non una ragazza e una famiglia di Portici.
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Berlusconi è il classico uomo immondizia, quello che le cose, donne e amici, se li può solo comperare perchè manca di anima, passione e enpatia con la quale condividere progetti all’interno della società civile.

26 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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lunedì 25 maggio 2009

Venezia la città più cara d'Italia: si tratta di adeguare i prezzi o di spennare i turisti?

Un tempo Venezia era una città fatta di persone. Poi, i commercianti, l’hanno letteralmente depredata. Hanno depredato la cultura sociale per farla diventare una vetrina per turisti: turisti da far fessi, turisti da spellare, turisti da oltraggiare e da offendere.
Io ricordo, molti anni fa, quando a Venezia arrivavano i primi autobus di turisti provenienti dall’est Europa dopo la caduta del muro di Berlino e ricordo l’odio dei veneziani, commercianti e albergatori, contro queste persone che venivano a Venezia portandosi il panino e la bottiglia d’acqua perché a Venezia costavano troppo.
Una città in cui artigiani e commercianti hanno seminato di odio per quei turisti che vorrebbero visitarla senza farsi derubare eccessivamente.

A Venezia i borseggi sono scarsi, in compenso entrare in un ristorante significa prepararsi a farsi spennare.

Chi come me ha vissuto la città di Venezia per oltre trenta anni spingendo carretti carichi di merce su e giù per i ponti di Venezia lo spirito cattivo e violento dei commercianti di Venezia non lo conosce perché ne ha sentito parlare, ma perché lo ha vissuto nelle azioni di rapina che questi facevano nei confronti dei clienti mentre si scaricava il carretto della consegna o la barca.

Sono ridicole le conclusioni del Codacons descritte dall’articolo il Gazzettino, come sono ridicole le contestazioni dei commercianti:

Ponte del 2 giugno, indagine Codacons:«Venezia è la città più cara d'Italia»
Gli albergatori: «Quel week end è il picco del nostro mercato turistico perchè coincide con l'inaugurazione della Biennale»


VENEZIA (24 maggio) - Venezia si conferma la città più cara d'Italia sul fronte del turismo. Il dato emerge da una indagine del Codacons che ha preso in esame le tariffe delle strutture alberghiere nel periodo del prossimo ponte del 2 giugno. «Abbiamo preso in considerazione - spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi - un pernottamento di due giorni (30 e 31 maggio) con partenza l'1 giugno, in hotel 4 stelle in zona centrale, camera doppia con colazione inclusa». Le località scelte sono state città d'arte (Roma, Firenze e Venezia) e rinomate località di mare (Ischia, Capri, Taormina, Porto Cervo, Portofino).La città più cara risulta Venezia, con un costo di 289,5 euro, seguita da Portofino 240, Roma, 231, Ischia 220, Taormina 209, Porto Cervo 203, Capri 200 e Firenze 165. «Il capoluogo lagunare si conferma ancora in testa alla classifica delle città più costose d'Europa sul fronte del turismo - conclude Rienzi - specie se alle tariffe degli alberghi si associano anche i prezzi delle strutture di ristorazione come bar e ristoranti, dove le tariffe sono notoriamente più elevate rispetto alle altre città d'Italia e dove ai turisti si applicano prezzi maggiorati».Gli albergatori veneziani respingono le accuse del Codacons e anzi sottolineano che la crisi si sente, al punto che proprio in questi giorni «si sta trattando la prima cassa integrazione in deroga per un albergo veneziano del settore lusso». A parlare è Claudio Scarpa, direttore dell'Ava, l'associazione veneziana albergatori. Il 2 giugno, sottolinea Scarpa, «è il momento di picco più alto del mercato turistico per Venezia, perché c'è un super ponte che coincide con la settimana di inaugurazione della Biennale». «Ci mancherebbe altro che i prezzi non fossero adeguati alla circostanza - prosegue Scarpa - Codacons semmai dovrebbe porsi il problema che i primi quattro mesi dell'anno hanno avuto a Venezia una diminuzione del 21% di fatturato degli hotel, rispetto al 2008».

Fonte:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=59433&sez=NORDEST


Ogni turista che viene a Venezia deve mettersi in testa che viene solo per farsi spennare. Venezia è solo un palcoscenico con cui attrarre l’attenzione mentre i commercianti infilano le mani nelle tasche dei turisti con prezzi folli. Il turista che arriva a Venezia deve mettersi in testa che dovrà spendere denaro anche solo per andare al gabinetto e che i baristi terranno i gabinetti ben chiusi proprio per impedire che le persone li usino gratis.
Certo, se un turista è ricco, non bada a spese per la sua vacanza.
Ma se delle persone devono avere un certo riguardo per il loro portafoglio è bene che stiano alla larga da Venezia, ma soprattutto dai commercianti, ristoratori e albergatori di Venezia.
Ognuno fa i soldi come è capace e come può. Il commerciante tesse le lodi per la sua merce e induce il cliente a pagare il maggior prezzo possibile: io, questo, lo chiamo rubare! Il direttore dell'Ava, Claudio Scarpa, in questo articolo del Gazzettino, invece lo chiama "adeguare i prezzi". E' sono una questione di intenderci con i vocaboli: io continuo a chiamarlo RUBARE (approfittare di una situazione favorevole per fare un profitto). Poi, i turisti scelgano. Possono ritenere di aver pagato "un prezzo adeguato" o di essere stati "derubati" con l'imposizione di un prezzo esorbitante.
Normalmente, quando in una città nei primi quattro mesi dell'anno c'è una diminuzione del 21% di fatturato negli Hotels, gli Hotels abbassano i prezzi per attirare più gente, a Venezia non è così: si adeguano i prezzi e gli si aumentano in modo che i fessi che arrivano a visitare Venezia paghino anche per quel 21% che ha deciso di non farsi spennare a Venezia.
E' quel sottile confine che divide la consapevolezza del commerciante che ama la sua città dal saccheggiatore che pensa solo al proprio profitto.


Per ricordarsi di quanto sono meschini i commercianti di Venezia basta ricordare il Ponte della Costituzione. Da quando è stato costruito ci sono commercianti che protestano perché i polli non vengono più a farsi spennare passando davanti al loro negozio, ma preferiscono fare un altro giro. Ma c’è a Venezia qualche commerciante onesto? I soliti fessi, quattro gatti le cui botteghe sono nascoste in calli. Sono quei commercianti che sopravvivono, non diventeranno mai ricchi e si illudono che forse Venezia ha ancora un futuro diverso da un grande parco giochi.

25 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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domenica 24 maggio 2009

Il degrado di Venezia prodotto dai commercianti e i prezzi pazzi di Venezia trasformata in un parco giochi per turisti da derubare

Ci sono un po’ di cose da dire sullo scontro che vede contrapporsi etnie diverse di commercianti.
I commercianti di Venezia sono sempre stati il bubbone marcio della società Veneziana. Hanno sfruttato la città aggredendo chiunque non portasse loro soldi. I commercianti hanno sempre agito per “rapinare” i turisti: quasi fosse un dovere che i turisti portino loro soldi. Da tempo i veneziani non bevono un caffé in Piazza s. Marco per i prezzi proibitivi che vengono praticati. Si può dire che i commercianti occupano “militarmente” Venezia con la complicità di Sindaco, giunta comunale e opposizione. I prezzi a Venezia vengono aumentati a dismisura visto il controllo della città operato dai commercianti che rendono la vita impossibile ai Veneziani. Lo spopolamento della città è stato voluto dai commercianti per trasformare la città in un parco giochi per turisti da depredare.

Appare evidente che in questa illegalità, organizzata dai commercianti (provatevi a fare un giro in gondola) sono apparsi altri commensali che vogliono allungare le mani sulla torta. I commercianti li chiamano “abusivi”, eppure, basterebbe che il sindaco di Venezia concedesse loro le licenze e non sarebbero più abusivi: sarebbero dei normali commercianti. Ma dal momento che i controlli sui commercianti di Venezia sono sporadici e, spesso superficiali, i commercianti stessi giocano sull’equivoco che “il ladro è tale solo nella misura in cui lo si scopre”. Pertanto, accusano i commercianti che non sono riusciti ad avere le licenze di essere “illegali”. Tutti i commercianti di Venezia sono illegali. E lo sono non tanto perché ci sono “notizie di reato”, ma per gli effetti che i loro crimini hanno prodotto sulla città spingendo, anche per i loro prezzi, la gente a cercarsi un’abitazione fuori Venezia.

Hanno molte ragioni gli extracomunitari a protestare ed effettivamente costituisce fonte di rabbia la mancanza di controlli sui commercianti di Venezia che nascondono il loro delinquere con una forsennata caccia all’extracomunitario. C’è da auspicare che le forze di Polizia e la Guardia di Finanza intensifichi i controlli nei confronti dei commercianti di Venezia e faccia pagare loro quelle tasse che evadono e fermi il lavoro nero e sottopagato.



Domenica 24 Maggio 2009,

Dopo aver guidato la protesta degli ambulanti stranieri a Ca' Farsetti è tornato in Riva degli Schiavoni a fare il "palo" di fronte alla caserma dei Carabinieri per segnalare ai suoi colleghi l'uscita delle pattuglie. Mohamed Demba, il senegalese residente da 10 anni a Venezia che accompagnato da un sindacalista della Cgil era stato ricevuto dal capo di gabinetto del sindaco, l'altro ieri, nel giorno in cui una turista veniva travolta da una fuga di "vu’cumprà", ha passato buona parte del suo tempo appoggiato all'edicola di fronte alla caserma armeggiando con il cellulare. Tanto da essere più volte fotografato da un candidato alle provinciali della lista Zaccariotto, Andrea Di Centa, mentre avvertiva i suoi connazionali della presenza delle forze dell'ordine. «Il giorno della protesta a Ca' Farsetti in giro per Venezia ambulanti non se ne vedevano. Ma già il giorno successivo lungo la sola Riva degli Schiavoni se ne contavano circa 200, dal ponte della Pietà fino all'Arsenale - riferisce Di Centa - Demba, come ogni mattina, è stato tra i primi ambulanti a presentarsi in Riva già verso le 10,30 è arrivato per perlustrare il territorio quando ancora i suoi colleghi non avevano steso i lenzuoli a terra per esporre le loro mercanzie». Il portavoce degli ambulanti, invece, il lenzuolo non lo ha steso ma ha passato la giornata nella zona del ponte della Pietà ad approcciare i turisti di passaggio per vendere loro borsette e tenendo sott'occhio i movimenti delle forze dell'ordine. «Fermava i turisti proponendo loro un paio di borsette che teneva al braccio e quando riusciva a venderle si riforniva di nuovo da suoi colleghi – prosegue l’autore delle foto – così facendo, però, rovinava il lavoro ai banchetti degli ambulanti regolari, che si trovavano a due passi da lui, o perchè disturbava i turisti allontanandoli oppure perchè riusciva a vendere loro una borsetta prima che potessero comprare qualcosa dalle bancarelle». Ma soprattutto Demba, visto in Riva fino al tardo pomeriggio, era sul chi vive. «Non perdeva mai di vista il portone della caserma dei Carabinieri e telefonava ogni volta che ne vedeva uscire pattuglie – conclude Di Centa – automaticamente tutti gli ambulanti della Riva raccoglievano le mercanzie e si preparavano alla fuga». Questo potrebbe essere un indizio che potrebbe aiutare le forze dell’ordine a dimostrare che le decine di itineranti abusivi non sono un gruppo eterogeneo, ma un’organizzazione compatta e organizzata gerarchicamente. L’ultima trovata è quella della iperspecializzazione. In pratica, ogni venditore tratta una sola marca di borse false: c’è chi vende Prada, chi Chanel, chi Vuitton, chi Fendi. E ognuno indirizza i potenziali clienti verso il collega. Questo accade da tempo in campo San Zulian e i commercianti che mettono in guardia le persone che intendono acquistare dai senegalesi, hanno riferito di essere stati minacciati e invitati a farsi gli affari propri. «Li abbiamo davanti tutti i giorni - racconta un commerciante di San Zulian - una situazione che ci sta esasperando. Le forze dell’ordine lo sanno bene, così come sanno dei pali. Proprio qui c’è una telecamera collegata con i vigili».

Fonte:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraOggetto.php?TokenOggetto=572399&Data=20090524&CodSigla=VE


Se si vuole fermare l’illegalità, si mettano sotto controllo i commercianti di Venezia e si concedano le licenze a chiunque intende commerciare togliendo quei privilegi la cui difesa porta delle persone ad alimentare le lobbies di un sistema mafioso che ha sempre danneggiato la città di Venezia.
Gli abusivi a Venezia ci sono sempre stati, ben prima dell’arrivo degli extracomunitari. Dai motoscafisti abusivi a coloro che accalappiavano i turisti per conto degli alberghi a P.le Roma, ai venditori di chincaglieria. Se questo problema si può superare facilmente dando le licenze a tutti e rendendo legale il lavoro (e tassato); il problema dei commercianti e dei ristoratori ladri di Venezia si può risolvere SOLO con gli arresti.
Le proteste dei commercianti di Venezia è solo un puro atto di razzismo mascherato da richieste di legalità che loro stessi violano.
Perché, in ultima analisi, le pretese dei commercianti di Venezia è quella di affamare delle persone per spingerle a delinquere in maniera più grave di quello che fanno loro.

24 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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venerdì 22 maggio 2009

I Veneti e l'esercizio della violenza sui più deboli come patologia delirante nelle azioni dei veneti.

A volte le cose sono legate e concatenate in questo Veneto fatto di persone vuote, senza ideologia e con la libidine di un profitto facile e a discapito di tutti e di chiunque.
Questo tipo di personaggi può commettere solo questo tipo di reati.
Non ne può commettere altri proprio perché provengono dall’ideologia cattolica dell’oratorio che nega ogni senso critico nei confronti della società e impone la veicolazione delle pulsioni all’interno di desiderio di possesso e di dominio: identificazione col dio padrone.
Questo è un comportamento che troviamo molto spesso in Veneto e, guarda caso, sono sempre persone che hanno una precisa ideologia: quella del padrone, del capo di turno!

EX ASSESSORE ARRESTATO PER PEDOPORNOGRAFIA
Fabrizio Botter stava scaricando file proibiti in un phone-center a Treviso

Treviso – Pensando di non essere scoperto aveva pensato di scaricare materiale pedopornografico da internet in un phone-center di Treviso. Invece Fabrizio Botter è stato intercettato ugualmente. Martedì scorso l’uomo con un passato da ex assessore forzista a San Biagio ed ex bancario, è stato arrestato in flagranza di reato proprio dove pensava di essere al riparo da rischi.
Il 45enne era già noto per aver distolto 750 mila euro nella banca in cui lavorava Botter è accusato di detenzione di materiale pedopornografico, visto che gli agenti della polizia postale di Treviso hanno anche trovato una chiavetta dove l’uomo salvava stava scaricando quei file proibiti. Oggi l’uomo, ora rinchiuso a Santa Bona, comparirà davanti al magistrato per l’udienza di convalida. Botter nel 2005 venne indagato dalla Procura di Venezia per truffa, appropriazione indebita e per una serie di falsi.
Allora era dipendente della Cassa di Risparmio di Venezia e prestava servizio come funzionario nell’agenzia di Noventa di Piave. Fu accusato di aver sottratto 750 mila euro dai conti correnti di numerosi suoi clienti, in gran parte piccoli imprenditori che affidavano con fiducia i loro risparmi all’uomo per farli fruttare.
L’informazione è tratta da:
http://www.oggitreviso.it/arrestato-mentre-guardava-materiale-pedopornografico-15387

Questo ci permette di capire un tipo di politico e di persone nel Veneto che, occupando spesso ruoli nelle Istituzioni, ne piega gli obbiettivi e egli intenti al fine di poter soddisfare e rendere impunibili questo tipo di pulsioni. Come all’Istituto Provolo di Verona.

Questo tipo di comportamenti, di questo ex assessore di Forza Italia, le sue azioni rispetto a soggetti deboli (gli imprenditori quand’era bancario o i bambini in cui veicolava le sue pulsioni), li troviamo espresse anche in altre tipologie comportamentali. Anche di persone che manifestano il loro disprezzo per i pedofili. Anziché invocare giustizia, qualcuno pensa che la violenza nei confronti di chi fa violenza ai bambini sia giustificata. Questa persona non avrebbe mai fatto, probabilmente, delle rapine a mano armata, ma in una posizione di “dominio” sociale ha agito ritenendo che gli altri, i più deboli, i correntisti, non avessero dei diritti. L’esempio che voglio riportare serve da monito ai Veneti. Ai Veneti pedofili che inveiscono contro i pedofili perché gli piacerebbe tanto essere i più forti e costringere gli altri ad inginocchiarsi davanti a loro che si sentono tanto dio padrone.

Riporto da TevideoRai del 22 maggio 2009:

E' stato condannato a 21 anni e 2 mesi di reclusione, il ragazzo di 25 anni, che con il volto coperto da un passamontagna, si era vantato davanti alle telecamere delle "Iene" di aver punito pedofilo infliggendogli torture di ogni Tipo. La vicenda, avvenuta due anni fa nelle campagne di Uta (CA), ha visto coinvolti il 25enne. Un suo amico di 24 anni che ha patteggiato lo scorso gennaio la pena a 9 anni di reclusione e altri due minorenni. La vittima venne portata in un casolare, denudato e seviziato per almeno due ore per estorcergli 10 mila euro. Il tutto venne filmato con un cellulare e mandato su Youtube.

Lui, è stato “cattivo” e dunque era privo di diritti. Si poteva vessare e torturare. Anche delle guardie carcerarie sono state condannate perché hanno avuto questo comportamento. E’ proprio di chi è vissuto in parrocchia la mentalità che chi non rientra nelle proprie categorie mentali sia un soggetto privo di diritti: era così che i cattolici torturavano le persone che dissentivano dalla loro dottrina.
E’ una cosa sulla quale porre molta attenzione quando manca il senso critico delle persone. Troppe persone hanno bisogno di manifestare un proprio dissenso per nascondere le proprie adesioni. Un po’ come coloro che dicono di non aver votato Berlusconi e poi molti lo hanno votato.
Cercare la giustizia è una cosa; annientare l’altro è un’altra cosa. I Veneti non hanno ben chiara la distinzione fra ciò che è legale e ciò che è illegale: per questo motivo spesso incitano al razzismo nei confronti degli extracomunitari, salvo poi sfruttarli e derubarli costringendoli a lavori da fame con diritti negati. I veneti non hanno una conoscenza immediata delle conseguenze delle loro decisioni e delle loro scelte. Per loro tutto è indifferente come se l’intero mondo, alle loro scelte, non rispondesse.

22 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Protesta la Polizia Penitenziaria di Padova per il troppo lavoro; i detenuti sono solidali per il sovraffollamento.

Anche la protesta della Polizia Penitenziaria di Padova si inquadra nella crisi economica che sta attraversando la Regione Veneto.
Erano previsti 350 detenuti, sono 700. Celle da un detenuto che ne contengono tre. Una situazione interna esplosiva con un organico previsto di 435 persone e, invece, in servizio ve ne sono 360 costrette a turni estenuanti e a saltare ferie e permessi. La situazione conflittuale all’interno delle carceri si aggrava di giorno in giorno.
La protesta fuori dal carcere delle guardie carcerarie di Padova ha avuto la solidarietà dei detenuti. Le condizioni invivibili ci sono per tutti specialmente davanti ad un governo che anziché affrontare le questioni sociali attraverso soluzioni sociali, di cui l’arresto può essere parte, ma non necessariamente, affronta le questioni sociali soltanto con la galera e alimenta la paura nei cittadini per gestire al meglio gli affari suoi.
Va da sé che il carico di lavoro viene a gravare sulle spalle delle guardie carcerarie con una finanza statale che non permette né nuove assunzioni, né adeguamento dell’organico. Il Governo Prodi aveva iniziato ad affrontare la questione, ma l’inizio dell’operazione Prodi che passava attraverso un alleggerimento della pressione carceraria attraverso un indulto, di fatto è stata interrotta e osteggiata sia da Mastella che da Berlusconi.
Da un lato il governo Berlusconi si è preclusa la strada di ripetere un indulto, dato l’uso propagandistico che ne ha fatto, e dall’altra parte si trova impossibilito ad assumere ogni altro provvedimento data la gravità della situazione economica che non permette uno sforamento finanziario.
Così le guardie carcerarie protestano e i detenuti pure.
Aspettiamoci altra conflittualità sociale.
Qua e là i fuochi della protesta cominciano ad accendersi. Per ora sono pochi e i vari potentati locali, Prefetti compresi, pensano che con l’uso della polizia e del manganello di poterli contenere, ma fra poco arriveranno quelli che non avranno nulla da perdere e allora non basterà il carcere di Padova, Santa Maria Maggiore di Venezia (doveva essere chiuso!) o Baldenich a Belluno per contenere quanto dirompe.
E, allora, si rimpiangerà quello che si avrebbe potuto fare e non si è fatto, ma sarà tardi e i manganelli sarà l’unica soluzione che il governo proporrà. Anche con le ronde.
22 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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giovedì 21 maggio 2009

Terzo suicidio di imprenditori in Veneto: ora aspettiamo il quarto, il quinto, il sesto ecc.....

E siamo arrivati al terzo suicidio in poco tempo a Treviso fra i dirigenti d’azienda e i padroncini.
A Castello di Godego TV, un dirigente d’azienda di Villorba, 43 anni, si è gettato sotto un treno. Ha preferito la linea ferroviaria Venezia-Bassano piuttosto che affrontare le conseguenze delle proprie scelte. L’uomo, dalle prime informazioni, lavorerebbe in un’azienda che sta mettendo in cassa integrazione le persone. Una cassa integrazione senza prospettive, vista la sua scelta.

E’ il terzo suicidio dalle parti di Treviso.
Ieri il padrone di una falegnameria di Lutrano vicino a Treviso, Walter Ongaro si è impiccato, mentre a ottobre Corrado Ossana, un geometra, si era sparato non riuscendo a far quadrare i conti.
E siamo solo all’inizio: manca un’educazione imprenditoriale nel Veneto. I rapporti sono quelli appresi nelle parrocchie: incapacità di programmare il proprio futuro e disperazione quando arrivano i problemi.

E la situazione è destinata a peggiorare rapidamente visti i comportamenti di Galan e dei partiti nel Consiglio Regionale.

La sensazione è quella di essere seduti sulla riva di un fiume e vedere passare i cadaveri di chi ha posto le basi per la disoccupazione e la crisi economica. L’unico rammarico è che i cadaveri che passano non sono quelli che ogni persona offesa e in cerca di giustizia, desidererebbe.

Intanto, a Roma, l’angoscia dei dipendenti in condizione di insicurezza si somma ai drammi familiari:

È entrato come sempre nel suo ufficio, in uno dei palazzoni della Ericsson di via Anagnina, dove lavorava come tecnico da 28 anni. Poi, poco prima di mezzogiorno, si è alzato dalla scrivania, senza lasciare alcun biglietto nè dare troppo nell’occhio, e ha raggiunto il terrazzo. Da lì, è stato un attimo. Un salto nel vuoto, dall’ottavo piano. Poi, l’impatto mortale. A trovarlo, i colleghi di reparto.

Il dipendente, che poteva essere considerato in esubero, ha deciso di farla finita.
E’ più facile che questo avvenga a Roma che nel Veneto, ma in questo periodo tutto può accadere. Si stanno spezzando le “linearità di risposta emotiva territoriale” più velocemente di quanto ci si aspettava.


22 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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In Veneto imprenditore si suicida consapevole della sua incapacità nell'affrontare le crisi economica.

Intanto iniziano i suicidi.
Non siamo che all'inizio di una disperazione destinata a diffondersi sempre più.
Questo artigiano di Fontanelle nel Trevigiano ha preferito togliersi la vita che affrontare la crisi economica che lui stesso ha contribuito a innestare. L’articolo del Corriere della Sera e de il Gazzettino mettono in luce una “morale” opprimente nell’artigiano che non voleva licenziare e, allora, dicono, si è tolto la vita: come se togliendosi la vita non ha fatto, comunque, licenziare i dipendenti, magari con difficoltà per avere la liquidazione.
C’è una crisi mondiale, e c’è la crisi del modello imprenditoriale Veneto che si innesta sulla crisi mondiale. Una crisi dell’imprenditorialità del Veneto che non può più nascondersi dietro la crisi mondiale e che il governo Berlusconi e Galan vogliono ignorare perché non hanno gli strumenti culturali per affrontarla.
Si è suicidato: così ha risolto i suoi problemi morali!
La morte aiuta a togliere l’angoscia che la vita impone a chi non è attrezzato per viverla appieno. Tuttavia la morte non assolve dai crimini di onnipotenza e d incapacità propri delle persone che nel loro delirio, in Veneto, si credono le “parone” di altre persone. Il mito, cattivo e violento, del padrone buono che ripercorre il mito del dio padrone buono che ammazza l’umanità, è imposto negli oratori e lascia dietro di sé i suoi strascichi di morte.
Riporto da Il Corriere della Sera la retorica:


Un artigiano di Lutrano di Fontanelle, nel Trevigiano, ha deciso di non finire: prima di piombarci dentro insieme ai suoi dipendenti, l’altra sera s’è tolto la vita in azienda.
Nel tardo pome­riggio di martedì, l’artigiano ha atteso che se ne andassero via tutti, alla fine del turno. «Verso le 19 pareva che non ci fosse più nessuno - riferisce il proprietario della vicina car­rozzeria - e siamo andati via anche noi. Che strazio, quan­do poi abbiamo saputo co­s’era successo». Nella sua villetta, dove l’aspettavano per cena, il 58enne non è infatti mai rien­trato. Quando i suoi familiari sono andati a cercarlo in ditta, purtroppo era ormai troppo tardi. Sono intervenuti i cara­binieri, sono arrivate le pom­pe funebri. «Era un brav’uo­mo - lo ricorda l’amico carroz­ziere - non meritava una fine così. Veniva spesso a trovarmi in officina, a scambiare quat­tro chiacchiere. Poco tempo fa mi aveva anche portato una Vespa, ce l’ho ancora in ripara­zione. Parlavamo delle diffi­coltà di questo periodo, mi confidava che era preoccupa­to per i conti. Dall’inizio del­l’anno gli ordinativi avevano preso a calare, era in pensiero per la sua manodopera. Sono ragazzi di queste parti, hanno tutti famiglia. E lui sentiva il peso della responsabilità nei loro confronti. Mi diceva: "Fosse per me, potrei chiude­re e basta, in fondo ormai po­trei ritirarmi in pensione. Ma loro sono giovani, come fac­cio a lasciarli su una strada?". Evidentemente non ce l’ha più fatta a reggere questo far­dello».

Ma come è buono questo imprenditore! Buono, ma incapace e cattivo.
Dobbiamo aspettarcene altri di suicidi. Come dobbiamo aspettarci che altri imprenditori si dedichino a rapine. Come dobbiamo aspettarci che imprenditori si dedichino allo spaccio di droga.
La devastazione del territorio, evidenziata dalla crisi economica, è sempre più acuta. Le vittime di Gentilini, tantopreso dagli extracomunitari da non guardare cosa stava succedendo sul territorio.
Lui ha risolto i suoi problemi: e gli operai? Loro risolveranno i loro, come potranno.

21 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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martedì 19 maggio 2009

Muore il petrolchimico; muore la chimica di Marghera; muore un mondo e le persone sono nude davanti al nuovo

Sia Il Gazzettino che il Corriere della Sera riportano le dichiarazioni di Galan.
E’ da tempo che si vuole smembrare l’area industriale di Marghera.
L’area chimica di Marghera è finita con una delle più grandi devastazioni del territorio Veneto: dalle diossine al territorio inquinato di metalli.
Gli operai sono stati cacciati, un po’ alla volta, con l’aiuto del sindacato che ha provveduto a svuotare ogni lotta di sopravvivenza di questi operai.
E’ un ciclo finito e gli operai sono i cadaveri di questo ciclo finito. Dopo le decine di morti per tumori o per reni spappolati, ora gli impianti si fermano.

A Galan interessa distruggere un serbatoio di voi “avversario” dimenticando che quegli operai, di fatto, ormai erano schierati con la lega in quanto vedevano nell’extracomunitario il loro nemico.


VENEZIA (19 maggio) - «Bisogna avere il coraggio di dire con onestà al mondo che la chimica, a Venezia, è finita». Lo ha dichiarato oggi a Venezia il presidente del Veneto, Giancarlo Galan. «Prima ci rendiamo conto che è finita e bisogna fare qualcosa di nuovo e di diverso, meno saranno le sofferenze per quelli che ne avranno a patire».«Con questo - ha proseguito il governatore - non voglio dire che non vanno utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali, che non vanno usate tutte le formule possibili per superare le difficoltà legate anche alla catena della chimica nazionale, che qualcuno debba essere lasciato solo di fronte lo sviluppo e all'ineluttabile declino della chimica a Venezia», ma che «non c'è spazio per la chimica a Venezia e che politici coraggiosi dovrebbero avere il coraggio di dirlo e di creare fin da oggi le alternative, in modo che le sofferenze siano ridotte il più possibile». «Si smetta la solita retorica sul cloro - ha concluso Galan - e si inventino nuove fonti, perché c'è un grande spazio per l'industria avveniristica».


Fonte Il Gazzettino:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=58793&sez=NORDEST

Non si tratta né di onestà, né di coraggio: si tratta di consapevolezza di impunità per tutti i delitti che la Regione Veneto ha commesso nei confronti di un territorio che ha svuotato. Non è la fine del mondo; è la fine di un ciclo che vede l’attuale crisi economica portare allo sfascio il tessuto sociale italiano.
E’ da parecchio tempo che molti distretti industriali stanno chiudendo. Quello della chimica non è il primo né sarà l’ultimo.
Ciò che Galan tace è che il distretto della chimica si porterà con sé anche gran parte dell’attuale tessuto sociale del Veneto perché a pagare saranno i commercianti del Veneto che traevano guadagni da chi moriva di cancro nella chimica.
Tagliare gli stipendi degli operai non significa solo impoverire gli operai, ma CI COSTRINGE A CAMBIARE LE ABITUDINI D’ACQUISTO. Ormai entro sempre più spesso nei negozi cinesi e prima di comperare valuto esclusivamente il prezzo. Ho dimenticato come si prende un caffè nei bar e se mi posso permettere una vacanza è perché ho un luogo gratuito in cui passarla.
Conosco decine di persone che hanno stretto i cordoni della borsa: e i commercianti vedranno diminuire i loro profitti. All’interno di un insieme sociale, quando si modifica un equilibrio, si modifica l’intero insieme.

VENEZIA - «Bisogna avere il coraggio di dire con onestà al mondo che la chimica, a Venezia, è finita». È quanto dichiarato oggi a Venezia dal presidente del Veneto, Giancarlo Galan, che ha aggiunto che «prima ci rendiamo conto che è finita e bisogna fare qualcosa di nuovo e di diverso, meno saranno le sofferenze per quelli che ne avranno a patire».
«Con questo - ha proseguito - non voglio dire che non vanno utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali, che non vanno usate tutte le formule possibili per superare le difficoltà legate anche alla catena della chimica nazionale, che qualcuno debba essere lasciato solo di fronte lo sviluppo e all’ineluttabile declino della chimica a Venezia», ma che «non c’è spazio per la chimica a Venezia e che politici coraggiosi dovrebbero avere il coraggio di dirlo e di creare fin da oggi le alternative, in modo che le sofferenze siano ridotte il più possibile». «Si smetta la solita retorica sul cloro - ha concluso Galan - e si inventino nuove fonti, perchè c’è un grande spazio per l’industria avveniristica».
Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2009/19-maggio-2009/galan-la-chimica-venezia-finita-1501372288611.shtml


Ha ragione Galan!
Si smetta la solita retorica sul lavoro: l’economia di una nazione non si misura dal lavoro di quella nazione, ma da quanto denaro le persone riescono a rubare. E non è importante se il rubare è “legalizzato o meno”, dal punto di vista sociale, si chiama sempre rubare. Come il denaro sottratto alla regione per essere dato alla chiesa cattolica; come il denaro sottratto illegalmente dai vigili urbani con i T-red; come il denaro sottratto illegalmente dal partito di Galan attraverso Berlusconi.
Ha ragione Galan: le fabbriche sono dei modelli obsoleti. Oggi lo spaccio di droga è molto più redditizio, la usano anche gli operai e i camionisti, come i deputati del Popolo delle Libertà, ne fanno largo uso (aspetto sempre che vengano istituiti controlli severi nei loro confronti).
Muore un mondo in cui sono vissuto; ho fatto del mio meglio per preparare le persone ad affrontare il mondo nuovo. Quel mondo in cui chi “comanda” ritiene di non dover rispondere a nessuna regola. Tuttavia, nonostante l’esperienza, è il mio mondo che muore e, con esso, una parte di me stesso.

20 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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Imporre il becerese ai Veneti illudendoli che sia una lingua per trasformarli in schiavi idioti!

Imporre ai Veneti il becerese!

Che delle persone ignoranti e che odiano il Veneto propongano l’imposizione del “becerese” ai ragazzi, può far sorridere. Ma quando l’imposizione del “becerese” viene fatta da Ministri della Repubblica, non solo suona offensivo, ma altamente ingiurioso nei confronti della repubblica Italiana e della Carta Costituzionale.

Innanzi tutto NON ESISTE UNA LINGUA VENETA. Esistono delle parole, degli accenti, un modo di articolare vocali e consonanti che caratterizzano gli abitanti del Veneto; MA NONE SISTE UNA LINGUA VENETA. A meno che, per lingua Veneta, non si intenda il becerese da osteria che non è una lingua, ma un modo di parlare di persone che non hanno cultura, non hanno rapporti interpersonali, salvo la briscola o la scopa, sanno derubare le persone identificandosi col dio padrone, ma mancano di quel minimo di dignità morale che la Carta Costituzionale prevede.

Chiunque vi direbbe che una lingua è tale nella misura in cui è in grado di aprire la comunicazione fra una società, sia pur ristretta, e il mondo in cui viviamo. Lo stesso vale per la filosofia i cui temi sono tali nella misura in cui eprimono i bisogni e le tensioni sociali del tempo presente.
Se una lingua non espande le persone e una filosofia non manifesta le tensioni degli uomini, allora si tratta di retaggi storici; rottami che possono essere studiati in quanto hanno generato il presente, ma sono estranei al presente. Un Veneto che si è precipitato a Temisoara per impiantare fabbriche: lo ha fatto si con una cultura becera (infatti, la maggior parte di quelle fabbriche sono fallite o dismesse), ma la lingua che ha usato non era il “becerese”, se mai l’Italiano, l’Inglese o il Romeno.
Gli stessi Veneti che sono partiti per le Americhe non hanno costruito il loro presente col “becerese”, pur usando il “becerese” nei rapporti minimi, quelli famigliari, ma hanno usato lo spagnolo, il portoghese o l’inglese.
Dice Bossi e gli fa eco Zaia:

TREVISO. Bilinguismo nella Marca. «La scuola insegni il dialetto». Parola di Umberto Bossi, nella sua recente tappa a Vittorio Veneto. Il ministro delle politiche agricole Luca Zaia rilancia: «La Lega lo farà riconoscere nella legge sulle lingue e ne chiederà l’insegnamento obbligatorio, perché lo parlano 7 residenti in regione su 10 ed è la prima lingua, dopo quella materna, degli immigrati». Replica Diego Bottacin del Pd: «Sì all’uso del dialetto, ma no all’insegnamento obbligatorio a scuola».

Imporre il “becerese” significa imporre la non-cultura. Significa disarmare i ragazzi nei confronti del futuro che sta loro di fronte. Significa consegnarli, incapaci e impotenti al trafficante di schiavi di turno, sia esso Bossi, Zaia, Scola o Mattiazzo.
Significa riprodurre il linguaggio da osteria nei tempi della comunicazione internet.
Certamente si precipitano i frequentatori di osterie a dire che “bisogna parlar veneto”. Vorrei vederli questi personaggi a confrontarsi con l’Iliade tradotta dal Casanova o con le commedie di Goldoni (ben più italianizzato). Gli atti della Repubblica Veneta erano tutti scritti in italiano, mica erano beceri!
Ma ci sono persone che vogliono trasformare il veneto in schiavi che perdono anche il linguaggio minimo della comunicazione: E’ UNA VERGOGNA!

Indubbiamente chi tratta il becerese, inteso come il padovano da osteria o il trevigiano alla Gentilini, è finalmente contento di non essere più un emarginato. Una testa, un voto: così vota e qualcuno lo ha preso per i fondelli!

19 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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Mills, lodo Schifani, lodo Alfano, la necessità delle dimissioni di Berlusconi e la cementificazione del Veneto.

Lodo Schifani o Lodo Maccanico; lodo Alfano, ecc. ma a che servivano?
A garantire l’impunità di un criminale come Berlusconi che attraverso la corruzione di un testimone si è garantito l’assoluzione per gravi reati. Non solo Silvio Berlusconi si è reso responsabile di quei reati, ma ha commesso dei reati per assicurarsi l’impunità. Mentre la terza carica dell’Inghilterra si dimette perché accusata di “complicità” in uno scandalo che riguarda SOLTANTO dei rimborsi spese; in Italia si consente al criminale Silvio Berlusconi non solo di essere il Presidente del Consiglio, ma di assicurarsi l’impunità in disprezzo delle leggi mediante il lodo Alfano. Non solo Berlusconi si dovrebbe dimettere, ma anche Alfano pronto a dare l’impunità per i potenti e macellare le persone deboli della società.
L’imputato Berlusconi è stato stracciato dal processo per essersi “comperato”, imponendolo al Parlamento della Repubblica, l’impunità mediante il lodo Alfano. Questo lo rende doppiamente colpevole. Perché, al di là di cosa sentenzieranno i magistrati, la sua necessità urgente di assicurarsi l’impunità con il lodo Alfano (e prima di quello col lodo Schifani) lo rende comunque colpevole e individuo socialmente pericoloso da equiparare alla mafia.



Agì «da falso testimone» - si legge nelle motivazioni di condanna -«per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l'impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall'altro lato (Mills) ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico». Dopo la notizia, il presidente del Consiglio ha assicurato che riferirà in Parlamento.

Antonio Di Pietro, ospite su Radio due della trasmissione «28 minuti» condotta da Barbara Palombelli: «Il problema non è Mills, che è un testimone che ha detto il falso, dice la sentenza, il grave è che lo ha fatto per consentire a Silvio Berlusconi, cioè al nostro presidente del Consiglio, e alla Fininvest, il massimo organo di informazione privata, l'impunità dalle accuse o almeno il mantenimento di ingenti profitti realizzati attraverso i compimento di operazioni illecite. La sentenza dice che Berlusconi ha fatto operazioni illecite, ha pagato la corruzione di Mills, e che quindi Berlusconi, se non ci fosse stato il lodo Alfano, sarebbe stato condannato anche lui per questi reati».

Dal Corriere della Sera


In qualsiasi nazione civile Berlusconi, con la sua relazione con Noemi, sarebbe stato cacciato dal governo. Rapporti con le minorenni e le bugie di Berlusconi assieme all’ostinazione di non voler chiarire dei rapporti che hanno il sapore della mafia lo rendono una persona assolutamente indegna. Un individuo che si abbassa al punto di “giurare sulla testa dei propri figli” e che si fa chiamare “papi” da una minorenne.
In Italia si è perso il senso della legalità. Mentre i sindaci del Veneto incitano al terrore contro gli extracomunitari al fine di favorire lo spaccio di droga e il bullismo, la giunte Regionale del Veneto continua a sottrarre denaro alla scuola pubblica per finanziare la scuola privata attentando così alla Costituzione della Repubblica.
Michael Martin sperava di salvare il posto introducendo una rapida riforma dei rimborsi spese dei deputati. Ma, invece, è stato costretto ad andarsene: SI TRATTA DI SENSO DELLO STATO.
Un senso dello Stato che manca a Silvio Berlusconi, Galan e Tremonti che continuano ad attentare alla società civile
Riporto la notizia dal giornale La Repubblica:


E' la terza carica più importante del Regno Unito, dopo la regina e il primo ministro. Presiede le sedute del parlamento dall'alto di uno scranno che ha l'aspetto, e talvolta le funzioni, di un trono. Il suo caratteristico rimprovero ai deputati eccessivamente scalmanati nei dibattiti, "order, order" (ordine, ordine), è da un decennio una caratteristica della politica britannica. Ma Michael Martin, Speaker della camera dei Comuni, annuncerà stamane le dimissioni dal suo incarico, dopo avere rifiutato ostinatamente ieri le richieste dei legislatori di tutti i partiti ad andarsene. Sperava di salvare il posto, introducendo una rapida riforma radicale dei rimborsi spese dei deputati, che le rivelazioni del Daily Telegraph hanno esposto come un sistema corrotto e ingiusto, suscitando un'ondata di indignazione nazionale: di quegli imbrogli Martin non si è personalmente macchiato, ma ne è giudicato lo stesso responsabile, per non avere fatto pulizia in parlamento e avere di fatto permesso un clima di illegalità e immoralità. In sostanza, è il primo capro espiatorio della rabbia popolare, e non è detto che sarà l'ultimo.

Dal giornale La Repubblica

Mentre Berlusconi ha passato l’attuale legislatura a farsi i fatti propri, in Veneto sono in pericolo 20.000 posti di lavoro fra i lavoratori dell’edilizia. Posti che la regione vorrebbe salvare cementando la regione attraverso un’aggressione selvaggia del territorio. E, purtroppo, gente come Galan conosce soltanto il saccheggio del presente come metodo per affrontare i problemi: glielo ha insegnato la chiesa cattolica.
Non solo Silvio Berlusconi e Galan, ma anche Tremonti e Brunetta, dovrebbero essere cacciati per attività di eversione della società democratica.
Che cosa riferirà in parlamento Berlusconi vista la SUA ( e sottolineo sua in quanto il lodo Alfano lo ha illegalmente sottratto al giudizio) condanna? Dirà che altri giudici lo assolveranno? O dirà che la condanna in prescrizione non è una condanna perché lui, con i suoi miliardi si è comperato tempi infiniti nei processi?
Cosa dirà Berlusconi dopo che ha passato oltre un anno dall’elezione sbattendosene altamente della crisi economica, spargendo ottimismo il cui significato era quello di indebolire ulteriormente gli italiani e di sottrarre loro i risparmi? Cosa dirà Berlusconi dopo che ha preso in giro gli italiani con la social card o con la Robin Tax?
Se non si dimetterà, l’Italia, è l’unico paese occidentale che ha un criminale come presidente del Consiglio e, questo criminale, si siederà nel G8 con i capi di stato del mondo: tanto valeva mandarci Totò Reina!

19 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
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lunedì 18 maggio 2009

Per oggi 19 maggio, dobbiamo aspettarci un'altra scuola Diaz contro gli studenti?

Ho l’impressione che oggi ci dobbiamo aspettare un’altra scuola Diaz di Genova.
I media stanno lanciando allarmi continui, quasi volessero preparare l’opinione pubblica e incitare la polizia a manganellare.
In questo paese protestare, ormai, è un delitto di terrorismo. Berlusconi ha paura di mostrare la faccia se non protetto dalle televisioni e dai suoi “ruoli istituzionali”. La crisi economica lo terrorizza. Brunetta spara una serie di stupidaggini sui disoccupati ignorando tutta la fascia di precariato: lui la crisi non la vive.
Riporto dall’Ansa:

(ANSA) - TORINO, 18 MAG - Il G8 delle universita', che riunisce a Torino i rappresentanti di 200 atenei di tutto il mondo, e' iniziato fra le tensioni. Due ragazzi e un poliziotto feriti e tre manifestanti fermati e poi rilasciati (due greci e un italiano denunciato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale)sono il bilancio degli scontri di oggi tra forze dell'ordine e manifestanti. Preoccupa il maxi-corteo di domani:attesi 20 pullman e il timore e' che ci siano a bordo anarco-insurrezionalisti.

Fonte:
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/italia/news/2009-05-18_118380870.html


Appare evidente che aspettano l’incidente di piazza per poter macellare le persone e usarlo in campagna elettorale. La crisi si sta acutizzando e le proteste sono destinate ad aumentare. Aumenta anche la criminalità; con questa politica è inevitabile. Non ci sono prospettive e il governo Berlusconi e Tremonti diffondono angoscia e disperazione.
Due pagine diario sulle elezioni europee. Innanzi tutto quella di domenica: priva di contenuti. Quasi se ne fossero andati tutti al mare:

http://www.stregoneriapagana.it/diciottomaggio2009europee.html

E la giornata di lunedì che si caratterizza per gli insulti di La Russa all’ONU e le repliche dell’ONU e il manganello della polizia a Torino con un Rettore che prima disprezza gli studenti e poi, dopo che le persone sono state manganellate e arrestate, offre un dialogo. Sembra il Governo Italiano che prima distrugge la scuola pubblica per finanziare la privata e poi chiede aiuto all’opposizione per impedire le proteste dei suoi atti delinquenziali. Prima viola le leggi e le regole internazionali e poi vuole trattare.

http://www.stregoneriapagana.it/diciannovemaggio2009europee.html

E’ stato superato il limite della follia: aspettiamoci un’altra scuola Diaz col massacro degli studenti ad opera dei poliziotti.

19 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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sabato 16 maggio 2009

Giuseppe Carraro, l'Istituto Provolo e le cause della devastazione psicologica del Veneto (la pedofilia cattolica da Treviso a Verona).

L’espresso il 04 febbraio 2009, in un articolo che parlava delle accuse di pedofilia praticate in un istituto cattolico per bambini sordomuti a Verona e delle responsabilità del vescovo cattolico Carraro, scriveva fra l’altro:

“Bruno, il 'bello' del collegio, viso angelico e occhi azzurri, capelli ricci biondo-castani, lo ha indicato tra coloro che avrebbero abusato di lui. Un alto prelato che si sarebbe intrattenuto con lui nel 1959, quando aveva 11 anni e viveva con altri bambini sordi nell'Istituto Provolo. Una denuncia circostanziata, quella di Bruno, che indica l'alto prelato in monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è stato avviato quattro anni fa un processo di beatificazione. Ma dopo le accuse di 15 degli ex allievi sordomuti riuniti nell'Associazione Provolo contro sacerdoti pedofili rivelate da 'L'espresso' nel numero della scorsa settimana, il processo di beatificazione è stato sostanzialmente sospeso.”

“Gli ex allievi, bambini e bambine affidati all'Istituto per sordi, hanno descritto tre decenni di molestie commesse da 25 tra religiosi e fratelli laici: l'ultima risale al 1984. Fatti che per il codice penale non costituiscono più reato. Ma le accuse rivolte contro monsignor Carraro sono l'elemento che ha maggiormente indignato l'attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Dopo un primo comunicato in cui parlava di "profonda sofferenza e di accertamento della verità", ha poi alzato i toni: "Una montatura infamante, menzogne". Il vescovo ha attaccato il presidente dell'Associazione, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe "plagiato" i sordi: "Sospetto che le dichiarazione le abbia firmate lui". Inoltre ha ribadito le accuse di "ricatto" per ottenere una serie di richieste economiche. Richieste che s'incentrano sulla sede dell'Associazione, di proprietà dell'Istituto Provolo, da dove sono stati sfrattati. Immediata la riposta dell'Associazione: "Il problema della sede è inesistente, ci hanno domandato 200 euro al mese, dopo una prima richiesta di 3 mila. Noi non abbiamo accettato e ne abbiamo trovata un'altra. Un ricatto per 200 euro, ma siamo matti? E perché non ci ha denunciato?". La loro versione è opposta a quella della Curia: "I nostri problemi sono cominciati più di tre anni fa, quando abbiamo denunciato i casi di pedofilia all'arcivescovado. Da allora hanno cercato di cancellare la nostra presenza e la nostra voce. Ma i sordi parlavano di abusi già 30 anni fa. Visto che il vescovo parla di ricatto, l'Associazione è pronta a querelarlo", riferiscono i portavoce Giorgio Della Bernardina e Marco Lodi Rizzini.”

Il coinvolgimento di Giuseppe Carraro fra i pedofili di Verona, non suona strano. Non fa che confermare voci insistenti che circolavano a Verona e sulle quali nessuno aveva mai voluto o potuto indagare.

Il vescovo cattolico affermava che quelle accuse erano inserite all’interno di un sistema di ricatti. Un’estorsione di denaro, dunque.
Questa settimana è uscito l’espresso con un articolo intervista di un prete che dentro all’Istituto Provolo abusava dei ragazzini.
L’articolo è su l’espresso del 21 maggio 2009 e a firma di Paolo Tessadri.

Nell’intervista questo prete, il cui nome non è citato afferma di aver abusato di parecchi ragazzi, mentre, il vescovo cattolico di Verona affermava che i fatti, di cui lui era a conoscenza, coinvolgevano dei laici, cioè non preti cattolici. Questo prete ha iniziato ad abusare dei ragazzi nei primi anni ’60 e, da allora ha abusato di una quindicina di ragazzini sordomuti. Racconta che i suoi abusi sono durati moltissimi anni e dice: “Ho cominciato da giovane e non mi rendevo conto, allora ero un semplice assistente. Lo facevano tutti, anche in altri istituti. Era normale. Questo era l’andazzo”. Dalle notizie che ho dal resto d’Italia e dalle notizie che arrivano dai processi ai preti cattolici di mezzo mondo, appare evidente che la pedofilia era una pratica costante e sistematica della chiesa cattolica, favorita e tollerata dai magistrati e dalla polizia di Stato che non ha mai messo gli Istituti sotto controllo: d’altronde, si trattava di un reato contro la morale, non di violenza alla persona!
Questo prete intervistato fa anche nomi di altri sacerdoti che abusavano i bambini e quando l’intervistatore gli chiede se qualcuno che abusava dei bambini è mai stato cacciato, il prete conferma che uno fu cacciato, cosa confermata anche dal superiore dell’Istituto, il prete Danilo Corradi. Il motivo? “Era violento. Il più cattivo. Faceva del male ai ragazzini.”.. Il prete conferma che i responsabili dell’Istituto sapevano. Poi, quando la storia, per l’inchiesta de l’Espresso è stata resa pubblica il prete dice che “E’ venuta fuori una catena di odio fra i sacerdoti” e a quel punto, dice: “Poi l’avvocato ci ha detto di non parlare con nessuno”.

Vale la pena sottolineare quanto Giuseppe Carraro ha aggreditola società civile in quanto è sempre stato a contatto con i ragazzi.
Le voci a Verona non erano solo insistenti, ma parlavano di pratica normale e sistematica. Quasi un diritto dei preti cattolici. Chi ha vissuto a Verona e ha vissuto la vita di quartiere fra gli anni ’60 e ’70 quelle cose le ha sempre sentite. La sensazione era netta, ora appaiono anche delle testimonianze. Un di più.

Proviamo a vedere in Veneto qual è stato il terreno d’azione di Giuseppe Carraro nella sua attività e proviamo ad immaginare quante furono, potenzialmente, le sue vittime.
Alla fine degli anni ’90 una perpetua americana, parlando di un prete che fu accusato di pedofilia, ebbe ad esaltare, in una lettera alle gerarchie della chiesa, la passione per i ragazzi di questo prete e apprezzava con quanta dedizione si applicava all’educazione della gioventù. Poi, furono i processi per pedofilia a testimoniare i reali intendimenti di questo prete cattolico. Non mi stupirei se la situazione fosse simile anche nel Veneto.
Riporto le informazioni sull’attività di Giuseppe Carraro prendendole dal sito:
http://www.santiebeati.it/


"Nel 1938, da professore di liceo, don Giuseppe Carraro fu nominato Padre spirituale del seminario. Fu un vero maestro di preghiera e di vita sacerdotale. In questo compito Carraro cercò di dare il meglio di sé. Nel 1944 divenne Rettore del seminario, in sostituzione di mons. Vittorio Alessi nominato vescovo di Concordia. Si adoperò in molti modi per assicurare alla diocesi seminaristi e sacerdoti formati nella spiritualità e nella cultura. Al compito di per sé tanto delicato ed obbligante della formazione dei futuri sacerdoti, dovette aggiungere ben presto quello, esso pure impegnativo e gravoso, della ristrutturazione delle sedi del seminario, gravemente danneggiate dai bombardamenti bellici. Fu sempre all’altezza della situazione in entrambi i campi: quello educativo, per il quale elaborò un nuovo regolamento che ebbe positiva accoglienza anche oltre i confini della diocesi, e quello organizzativo che fece di lui il vero artefice della ricostruzione, portata sollecitamente a termine con criteri adatti ai tempi. È risaputo che il seminario non esauriva né limitava il suo zelo e la sua iniziativa pastorale. Religiosi e religiose, laici di ogni età e condizione, anche "lontani", avevano intravisto nel sacerdote Carraro una ricca umanità capace di ascolto e di indirizzo e, ancor più, le doti non comuni di guida delle coscienze. Per questo a lui ricorrevano numerosi sia per consiglio sia per la confessione e la direzione spirituale. Il vescovo di Treviso, mons. Mantiero, che lo aveva voluto Direttore Spirituale e Rettore del seminario, lo volle infine vescovo ausiliare. Il Papa esaudì questo desiderio ed elesse mons. Carraro vescovo titolare di Usula ed ausiliare del vescovo di Treviso. Il l0 novembre 1952 riceveva l’ordinazione episcopale. Accanto al vescovo ordinante principale stavano, come prescritto dalle norme liturgiche, due vescovi co-ordinanti scelti da monsignor Carraro con cura ed intenzione evidenti e da lui più volte esplicitamente dichiarate. Il primo era il vescovo di Padova, mons. Girolamo Bortignon, cappuccino, che agli occhi della maggioranza dei presenti al rito richiamava la ieratica figura del beato Andrea Longhin, anch'egli cappuccino, per 32 anni vescovo di Treviso.Carraro chiamava mons. Longhin " il mio vescovo ", non solo perché da lui aveva ricevuto la Cresima, la prima Comunione, la tonsura e tutti gli ordini sacri fino al presbiterato, ma perche in lui riconosceva un vero maestro di vita, un modello impareggiabile di virtù e di sapienza pastorale, di dedizione incondizionata al bene del suo popolo. L’altro vescovo co-ordinante era il vescovo di Feltre e Belluno, il pio, dotto, saggio mons. Gioacchino Muccin.Il 12 aprile 1956 monsignor Carraro venne nominato vescovo della vicina diocesi di Vittorio Veneto, dove entrò il 9 giugno successivo. Fu una sosta breve – 30 mesi in tutto – ma fervida di iniziative e di opere, in un clima di sincera e fattiva collaborazione, che onorò il motto paolino scelto dal vescovo Carraro per il suo stemma episcopale: "Vince in bono". I propositi e i programmi lasciavano intravedere un più lungo cammino, ma i disegni della Provvidenza erano altri. Il 15 dicembre 1958 Giovanni XXIII, eletto Papa dopo la scomparsa di Pio XII, lo chiamò a reggere la diocesi di Verona, che il 18 gennaio 1959 lo accolse entusiasticamente in Cattedrale col canto del "Te Deum" e delle antiche acclamazioni: “Exaudi Christe... Tu illum adiuva... Tempora bona veniant... “, ed ascoltando poi la limpida e appassionata esposizione del suo programma pastorale, incentrata sul “Quaerite primum Regnum Dei”. Rimase alla guida della diocesi scaligera per 19 anni abbondanti, finche, dimessosi in obbedienza alle direttive canoniche, il 25 giugno 1978 consegnò simbolicamente il pastorale al successore, di cui egli stesso aveva segnalato il nome alla Santa Sede."


Questa attività confermerebbe la devastazione emotiva imposta dalla chiesa cattolica nel veneto ai ragazzi. Spiegherebbe il bullismo, spiegherebbe la facilità di diffusione dell’eroina e spiegherebbe molti aspetti del disagio sociale della Regione Veneto. Spiega l'insicurezza dei veneti e spiega la facilità di comprensione e accettazione di affermazioni come quelle di Tosi, Gentilini, Bitonci: la pedofilia crea insicurezza fra i cattolici che cercano quella sicurezza nell'uomo forte o in azioni di violenza nei confronti di chi, immaginano, mini la loro sicurezza sociale. Un disagio sociale costruito nel tempo e protetto dalla minaccia di Giovanni XXIII di cacciare dalla chiesa cattolica (e dagli interessi che questo comporta) chi denunciava i preti cattolici che facevano violenza ai ragazzi.

Intanto, dalla curia di Verona

"Per ora dico solo che non è un religioso. Noi abbiamo fatto accertamenti molto seri con gli avvocati e questo signore ha fatto affermazioni che non corrispondono a quanto pubblicato". Don Bruno Fasani, portavoce del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, non aggiunge alcuna altra dichiarazione

Un vero porcaio: come tutti i centri detentivi cattolici.
Anche nella vicenda del prete cattolico Gelmini la linea era quella di sputtanare le persone. Da un lato, quei preti cattolici che pensano di essere estranei proclamano con la bocca “Solidarietà alle vittime” e dall’altro, nei fatti affermano “Le vittime? Dei porci che vogliono ricattare noi che siamo buoni e che facciamo la carità” nel tentativo di diffamare e ingiuriare per rendere le vittime delle violenze non credibili o moralmente indegne, come se il subire la violenza fosse stata “la punizione del loro dio padrone per i loro peccati”. Quasi che loro avessero avuto un “diritto di far violenza ai bambini come anticipo dei peccati che i bambini avrebbero commesso!”. Un porcaio! Senza questo non si capiscono le specificità della città di Verona, Treviso, Padova, Vicenza e Venezia. Non si capisce il Veneto che trova normale adorare un Gesù che pretende di essere il padrone degli uomini e in diritto di stuprarli o del dio padrone dei cristiani che si ritiene in diritto di macellarli senza subire interventi da parte della magistratura (sembra il nodo Alfano di Berlusconi); dove ogni Veneto, per il legame personale col suo Gesù e il suo dio padrone si ritiene in diritto di delinquere senza essere sottoposto a processo e dove, chi dovrebbe tutelare i cittadini, ritiene che chi ha il “potere” gerarchico sia legittimato, da dio, nella violenza contro i più deboli. Infatti, nella curia spariscono le violenze ai ragazzi. Sicuramente verranno fatte passare come “violenze episodiche” qualora non riusciranno a nasconderle tutte. Però sono infastiditi, perché sono imputati di DELITTO CONTRO L’UMANITA’: perché la violenza ai ragazzi che si hanno in custodia è UN DELITTO CONTRO L’UMANITA’.

17 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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