La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 7 maggio 2009

Dal Mulino Stucchi al Petrolchimico di Marghera. Da Cefis a Sartor i fallimenti e gli inganni di CGIL, CISL e UIL

E’ il funerale del polo chimico di Marghera-Venezia.
Penso che l’articolo del Corriere della Sera dipinga perfettamente il clima che i sta vivendo a Marghera.
Questi operai non rientrano nel conteggio dei 220.000 che hanno perso il posto di lavoro, ma ormai non c’è più nulla che possa assicurare loro un futuro.
Negli anni ’70 si difese le trasformazioni industriali bloccando il ponte di S. Giuliano. Ma furono lotte perdenti anche se la situazione economica non era come quella che stiamo vivendo. Le trasformazioni venivano assorbite dalla società italiana che tentava di organizzare delle alternative.

Ora, invece, siamo alla frutta. Accordo dopo accordo fra Confindustria e CGIL – CISL – UIL hanno ridotto sul lastrico i lavoratori. Questi sindacati, anziché mettere in guardia i lavoratori delle conseguenze delle ristrutturazioni, hanno voluto fingere che tutto era risolto. Contratto dopo contratto, si sono prima divisi i lavoratori e poi allontanati, a piccoli gruppi, dal ciclo produttivo. Se il sindacato, una volta firmato l’accordo avesse messo in guardia i lavoratori del pericolo, questi si sarebbero difesi e, forse, la massa di loro non avrebbe votato per i partiti ora la governo.
Ora, questi lavoratori, non avranno nemmeno la solidarietà della cittadinanza. Si sono dimenticati del territorio. La loro protesta infastidisce: che muoiano senza rompere le scatole.
Ci fu un tempo in cui la città di Marghera era solidale con i lavoratori del Petrolchimico. I lavoratori del Petrolchimico si sono dimenticati di essere solidali con la città di Marghera. Un po’ alla volta sono diventati un corpo estraneo eppure, con la loro morte, la città di Marghera è destinata, se nulla si modifica, ad un rapido declino.
C’è stato un momento storico, trent’anni fa, in cui il sindacato da organizzazione dei lavoratori è diventato “padrone dei lavoratori”. E da allora tutto ha iniziato a marcire.
Una lenta agonia che ha portato alla situazione attuale:


LA RIVOLTA DEGLI OPERAI
Petrolchimico, esplode la rabbia Strade bloccate e binari occupati
Mestre,
il fallimento dell’azienda chiave accentua la tensione.
Divisi anche gli operai
Il ministro: «Tavolo della chimica a Roma entro 15 giorni».
Nuovo braccio di ferro

MESTRE — Stazione ferro­viaria bloccata e caos sulle stra­de di Mestre: l’esasperazione degli operai del Petrolchimico mette in ginocchio la città. Ma tra i lavoratori serpeggiano le prime divisioni, con i sindacati messi sotto accusa per la gestio­ne della crisi. Intanto il Gover­no annuncia: entro 15 giorni verrà convocato il tavolo sulla chimica. Va nuovamente in scena il grande dramma della chimica veneta, forse della chimica ita­liana. Il rischio è quello di un ef­fetto domino, la resa dell’azien­da chiave (l’ex Ineos) potrebbe trascinare nel baratro le altre e minare persino i poli di Raven­na, Mantova e Ferrara. Ieri già prima delle 8 e mezza, orario di convocazione dell’assemblea generale, il Capannone di Mar­ghera brulicava di lavoratori. Il conto alla rovescia per il falli­mento della Vinyls Italia di Fio­renzo Sartor è già cominciato, ed ogni giorno che passa centi­naia di posti di lavoro sono sempre più a rischio.

Il clima è rovente, e tra lavoratori e sinda­cati volano parole grosse, per­ché si fatica a intravedere una via d’uscita all’ennesima - e for­se fatale - crisi del Petrolchimi­co. L’assemblea dura poco più di un’ora, la voglia di andare per strada, manifestare, fare sentire la propria rabbia, preva­le su tutto. Un ingente spiegamento di forze scorta i circa 300 lavorato­ri che con bandiere e tamburi sfilano per via Fratelli Bandie­ra. Si creano subito code, gli au­tomobilisti suonano i clacson, ma non si creano situazioni di scontro. Il dramma dei lavora­tori del Petrolchimico, che nei giorni scorsi avevano deciso di chiedere la solidarietà di tutta la cittadinanza, viene vissuto con comprensione. Il folto gruppo di lavoratori percorre le strade di Mestre e arriva fino a piazza Ferretto, dove vengo­no distribuiti volantini ai pas­santi. Poi il blitz verso la stazio­ne ferroviaria: era una delle ipo­tesi ventilate nei giorni scorsi, ma non era certo che si arrivas­se a tanto.

L’ingresso in stazio­ne è contenuto con fatica dalle forze dell’ordine: gli animi so­no accesi, ma non si arriva allo scontro vero e proprio. Alcuni lavoratori si sdraiano sui bina­ri, altri leggono il comunicato redatto alla fine dell’assemblea. Le rivendicazioni sono le stesse da giorni: i chimici chie­dono al Governo nazionale e al Ministro dello Sviluppo Econo­mico Claudio Scajola «di essere coerenti con gli impegni assun­ti e con le loro dichiarazioni sul ruolo strategico che l’industria chimica riveste per il nostro pa­ese, e pertanto di agire affinché non sia permesso ad Eni e alle altre imprese chimiche di Mar­ghera, di smantellare un polo industriale chimico di questa importanza con la trasforma­zione d’uso delle aree industria­li per altre attività». Non viene tralasciata la flebile speranza ali­mentata dalle dichiarazioni di Scajola di due giorni fa sulla va­lidità del progetto industriale del cloro-soda. «Ma ora biso­gna dare seguito a precise azio­ni in tempi brevissimi». Intanto sul tabellone degli ar­rivi e delle partenze comincia­no ad essere segnalati i ritardi dei treni, che si aggirano sui 20-30 minuti. Alcuni pendolari protestano, inveiscono contro i manifestanti.
Il blocco dura cir­ca tre quarti d’ora, poi i 300 la­voratori lasciano la stazione e tornano in piazza Ferretto. Qui la manifestazione viene sciolta, ma il gruppo si dirige verso l’in­gresso 9 del Petrolchimico, do­ve nei giorni scorsi i lavoratori hanno effettuato diversi presi­di e picchetti. La giornata si chiude senza novità di sorta: l’interessamento - ma in una fa­se così delicata è altamente im­probabile che si scoprano le car­te - di alcune multinazionali (Arkema in prima fila, quasi si­curamente anche Solvay) resta sullo sfondo. Il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito annuncia la convocazione del tavolo sulla chimica entro 15 giorni. «Abbiamo bisogno di chiarezza - ribattono i lavora­tori - invitiamo le forze politi­che locali e nazionali a non ali­mentare il clima di incertezza e confusione, seguendo voci più o meno fondate su ipotetiche soluzioni alternative che, se fos­sero davvero concrete, sarebbe­ro portate a conoscenza anche di tutte le parti istituzionali che hanno sottoscritto gli accordi fi­no ad oggi». La battaglia dei lavoratori ri­comincia venerdì mattina, con una nuova assemblea generale, convocata alle 7.45 al Capanno­ne: all’ordine del giorno, la gra­vità della situazione della ver­tenza chimica e nuove iniziati­ve. Per Venezia e Mestre, ma so­prattutto per tutti i lavoratori del Petrolchimico, saranno an­cora giorni di passione.
Giuliano Gargano
07 maggio 2009
Fonte:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2009/7-maggio-2009/petrolchimico-esplode-rabbia-strade-bloccate-binari-occupati--1501330768898.shtml



Ci fu un tempo in cui venne chiuso il Mulino Stucchi. Centinaia di lavoratori avevano lavorato al Mulino Stucchi e ora erano disoccupati a casa.
Ci fu un tempo in cui venne chiuso l’Arsenale e i lavoratori furono disoccupati anche se quasi tutti trovarono lavoro facilmente.
Ci fu un tempo...
Tutto cambia e tutto si trasforma, soltanto i trafficanti di schiavi illudono i loro schiavi che tutto rimarrà uguale.
Fra quindici giorni ci sarà il tavolo sulla chimica; sarà un nulla di fatto e se ne riparlerà fra qualche giorno. Intanto qualcosa muore.
Anche questa vicenda trasforma il Veneto.

08 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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