La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 16 maggio 2009

Giuseppe Carraro, l'Istituto Provolo e le cause della devastazione psicologica del Veneto (la pedofilia cattolica da Treviso a Verona).

L’espresso il 04 febbraio 2009, in un articolo che parlava delle accuse di pedofilia praticate in un istituto cattolico per bambini sordomuti a Verona e delle responsabilità del vescovo cattolico Carraro, scriveva fra l’altro:

“Bruno, il 'bello' del collegio, viso angelico e occhi azzurri, capelli ricci biondo-castani, lo ha indicato tra coloro che avrebbero abusato di lui. Un alto prelato che si sarebbe intrattenuto con lui nel 1959, quando aveva 11 anni e viveva con altri bambini sordi nell'Istituto Provolo. Una denuncia circostanziata, quella di Bruno, che indica l'alto prelato in monsignor Giuseppe Carraro, vescovo di Verona morto nel 1981, per il quale è stato avviato quattro anni fa un processo di beatificazione. Ma dopo le accuse di 15 degli ex allievi sordomuti riuniti nell'Associazione Provolo contro sacerdoti pedofili rivelate da 'L'espresso' nel numero della scorsa settimana, il processo di beatificazione è stato sostanzialmente sospeso.”

“Gli ex allievi, bambini e bambine affidati all'Istituto per sordi, hanno descritto tre decenni di molestie commesse da 25 tra religiosi e fratelli laici: l'ultima risale al 1984. Fatti che per il codice penale non costituiscono più reato. Ma le accuse rivolte contro monsignor Carraro sono l'elemento che ha maggiormente indignato l'attuale vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Dopo un primo comunicato in cui parlava di "profonda sofferenza e di accertamento della verità", ha poi alzato i toni: "Una montatura infamante, menzogne". Il vescovo ha attaccato il presidente dell'Associazione, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe "plagiato" i sordi: "Sospetto che le dichiarazione le abbia firmate lui". Inoltre ha ribadito le accuse di "ricatto" per ottenere una serie di richieste economiche. Richieste che s'incentrano sulla sede dell'Associazione, di proprietà dell'Istituto Provolo, da dove sono stati sfrattati. Immediata la riposta dell'Associazione: "Il problema della sede è inesistente, ci hanno domandato 200 euro al mese, dopo una prima richiesta di 3 mila. Noi non abbiamo accettato e ne abbiamo trovata un'altra. Un ricatto per 200 euro, ma siamo matti? E perché non ci ha denunciato?". La loro versione è opposta a quella della Curia: "I nostri problemi sono cominciati più di tre anni fa, quando abbiamo denunciato i casi di pedofilia all'arcivescovado. Da allora hanno cercato di cancellare la nostra presenza e la nostra voce. Ma i sordi parlavano di abusi già 30 anni fa. Visto che il vescovo parla di ricatto, l'Associazione è pronta a querelarlo", riferiscono i portavoce Giorgio Della Bernardina e Marco Lodi Rizzini.”

Il coinvolgimento di Giuseppe Carraro fra i pedofili di Verona, non suona strano. Non fa che confermare voci insistenti che circolavano a Verona e sulle quali nessuno aveva mai voluto o potuto indagare.

Il vescovo cattolico affermava che quelle accuse erano inserite all’interno di un sistema di ricatti. Un’estorsione di denaro, dunque.
Questa settimana è uscito l’espresso con un articolo intervista di un prete che dentro all’Istituto Provolo abusava dei ragazzini.
L’articolo è su l’espresso del 21 maggio 2009 e a firma di Paolo Tessadri.

Nell’intervista questo prete, il cui nome non è citato afferma di aver abusato di parecchi ragazzi, mentre, il vescovo cattolico di Verona affermava che i fatti, di cui lui era a conoscenza, coinvolgevano dei laici, cioè non preti cattolici. Questo prete ha iniziato ad abusare dei ragazzi nei primi anni ’60 e, da allora ha abusato di una quindicina di ragazzini sordomuti. Racconta che i suoi abusi sono durati moltissimi anni e dice: “Ho cominciato da giovane e non mi rendevo conto, allora ero un semplice assistente. Lo facevano tutti, anche in altri istituti. Era normale. Questo era l’andazzo”. Dalle notizie che ho dal resto d’Italia e dalle notizie che arrivano dai processi ai preti cattolici di mezzo mondo, appare evidente che la pedofilia era una pratica costante e sistematica della chiesa cattolica, favorita e tollerata dai magistrati e dalla polizia di Stato che non ha mai messo gli Istituti sotto controllo: d’altronde, si trattava di un reato contro la morale, non di violenza alla persona!
Questo prete intervistato fa anche nomi di altri sacerdoti che abusavano i bambini e quando l’intervistatore gli chiede se qualcuno che abusava dei bambini è mai stato cacciato, il prete conferma che uno fu cacciato, cosa confermata anche dal superiore dell’Istituto, il prete Danilo Corradi. Il motivo? “Era violento. Il più cattivo. Faceva del male ai ragazzini.”.. Il prete conferma che i responsabili dell’Istituto sapevano. Poi, quando la storia, per l’inchiesta de l’Espresso è stata resa pubblica il prete dice che “E’ venuta fuori una catena di odio fra i sacerdoti” e a quel punto, dice: “Poi l’avvocato ci ha detto di non parlare con nessuno”.

Vale la pena sottolineare quanto Giuseppe Carraro ha aggreditola società civile in quanto è sempre stato a contatto con i ragazzi.
Le voci a Verona non erano solo insistenti, ma parlavano di pratica normale e sistematica. Quasi un diritto dei preti cattolici. Chi ha vissuto a Verona e ha vissuto la vita di quartiere fra gli anni ’60 e ’70 quelle cose le ha sempre sentite. La sensazione era netta, ora appaiono anche delle testimonianze. Un di più.

Proviamo a vedere in Veneto qual è stato il terreno d’azione di Giuseppe Carraro nella sua attività e proviamo ad immaginare quante furono, potenzialmente, le sue vittime.
Alla fine degli anni ’90 una perpetua americana, parlando di un prete che fu accusato di pedofilia, ebbe ad esaltare, in una lettera alle gerarchie della chiesa, la passione per i ragazzi di questo prete e apprezzava con quanta dedizione si applicava all’educazione della gioventù. Poi, furono i processi per pedofilia a testimoniare i reali intendimenti di questo prete cattolico. Non mi stupirei se la situazione fosse simile anche nel Veneto.
Riporto le informazioni sull’attività di Giuseppe Carraro prendendole dal sito:
http://www.santiebeati.it/


"Nel 1938, da professore di liceo, don Giuseppe Carraro fu nominato Padre spirituale del seminario. Fu un vero maestro di preghiera e di vita sacerdotale. In questo compito Carraro cercò di dare il meglio di sé. Nel 1944 divenne Rettore del seminario, in sostituzione di mons. Vittorio Alessi nominato vescovo di Concordia. Si adoperò in molti modi per assicurare alla diocesi seminaristi e sacerdoti formati nella spiritualità e nella cultura. Al compito di per sé tanto delicato ed obbligante della formazione dei futuri sacerdoti, dovette aggiungere ben presto quello, esso pure impegnativo e gravoso, della ristrutturazione delle sedi del seminario, gravemente danneggiate dai bombardamenti bellici. Fu sempre all’altezza della situazione in entrambi i campi: quello educativo, per il quale elaborò un nuovo regolamento che ebbe positiva accoglienza anche oltre i confini della diocesi, e quello organizzativo che fece di lui il vero artefice della ricostruzione, portata sollecitamente a termine con criteri adatti ai tempi. È risaputo che il seminario non esauriva né limitava il suo zelo e la sua iniziativa pastorale. Religiosi e religiose, laici di ogni età e condizione, anche "lontani", avevano intravisto nel sacerdote Carraro una ricca umanità capace di ascolto e di indirizzo e, ancor più, le doti non comuni di guida delle coscienze. Per questo a lui ricorrevano numerosi sia per consiglio sia per la confessione e la direzione spirituale. Il vescovo di Treviso, mons. Mantiero, che lo aveva voluto Direttore Spirituale e Rettore del seminario, lo volle infine vescovo ausiliare. Il Papa esaudì questo desiderio ed elesse mons. Carraro vescovo titolare di Usula ed ausiliare del vescovo di Treviso. Il l0 novembre 1952 riceveva l’ordinazione episcopale. Accanto al vescovo ordinante principale stavano, come prescritto dalle norme liturgiche, due vescovi co-ordinanti scelti da monsignor Carraro con cura ed intenzione evidenti e da lui più volte esplicitamente dichiarate. Il primo era il vescovo di Padova, mons. Girolamo Bortignon, cappuccino, che agli occhi della maggioranza dei presenti al rito richiamava la ieratica figura del beato Andrea Longhin, anch'egli cappuccino, per 32 anni vescovo di Treviso.Carraro chiamava mons. Longhin " il mio vescovo ", non solo perché da lui aveva ricevuto la Cresima, la prima Comunione, la tonsura e tutti gli ordini sacri fino al presbiterato, ma perche in lui riconosceva un vero maestro di vita, un modello impareggiabile di virtù e di sapienza pastorale, di dedizione incondizionata al bene del suo popolo. L’altro vescovo co-ordinante era il vescovo di Feltre e Belluno, il pio, dotto, saggio mons. Gioacchino Muccin.Il 12 aprile 1956 monsignor Carraro venne nominato vescovo della vicina diocesi di Vittorio Veneto, dove entrò il 9 giugno successivo. Fu una sosta breve – 30 mesi in tutto – ma fervida di iniziative e di opere, in un clima di sincera e fattiva collaborazione, che onorò il motto paolino scelto dal vescovo Carraro per il suo stemma episcopale: "Vince in bono". I propositi e i programmi lasciavano intravedere un più lungo cammino, ma i disegni della Provvidenza erano altri. Il 15 dicembre 1958 Giovanni XXIII, eletto Papa dopo la scomparsa di Pio XII, lo chiamò a reggere la diocesi di Verona, che il 18 gennaio 1959 lo accolse entusiasticamente in Cattedrale col canto del "Te Deum" e delle antiche acclamazioni: “Exaudi Christe... Tu illum adiuva... Tempora bona veniant... “, ed ascoltando poi la limpida e appassionata esposizione del suo programma pastorale, incentrata sul “Quaerite primum Regnum Dei”. Rimase alla guida della diocesi scaligera per 19 anni abbondanti, finche, dimessosi in obbedienza alle direttive canoniche, il 25 giugno 1978 consegnò simbolicamente il pastorale al successore, di cui egli stesso aveva segnalato il nome alla Santa Sede."


Questa attività confermerebbe la devastazione emotiva imposta dalla chiesa cattolica nel veneto ai ragazzi. Spiegherebbe il bullismo, spiegherebbe la facilità di diffusione dell’eroina e spiegherebbe molti aspetti del disagio sociale della Regione Veneto. Spiega l'insicurezza dei veneti e spiega la facilità di comprensione e accettazione di affermazioni come quelle di Tosi, Gentilini, Bitonci: la pedofilia crea insicurezza fra i cattolici che cercano quella sicurezza nell'uomo forte o in azioni di violenza nei confronti di chi, immaginano, mini la loro sicurezza sociale. Un disagio sociale costruito nel tempo e protetto dalla minaccia di Giovanni XXIII di cacciare dalla chiesa cattolica (e dagli interessi che questo comporta) chi denunciava i preti cattolici che facevano violenza ai ragazzi.

Intanto, dalla curia di Verona

"Per ora dico solo che non è un religioso. Noi abbiamo fatto accertamenti molto seri con gli avvocati e questo signore ha fatto affermazioni che non corrispondono a quanto pubblicato". Don Bruno Fasani, portavoce del vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, non aggiunge alcuna altra dichiarazione

Un vero porcaio: come tutti i centri detentivi cattolici.
Anche nella vicenda del prete cattolico Gelmini la linea era quella di sputtanare le persone. Da un lato, quei preti cattolici che pensano di essere estranei proclamano con la bocca “Solidarietà alle vittime” e dall’altro, nei fatti affermano “Le vittime? Dei porci che vogliono ricattare noi che siamo buoni e che facciamo la carità” nel tentativo di diffamare e ingiuriare per rendere le vittime delle violenze non credibili o moralmente indegne, come se il subire la violenza fosse stata “la punizione del loro dio padrone per i loro peccati”. Quasi che loro avessero avuto un “diritto di far violenza ai bambini come anticipo dei peccati che i bambini avrebbero commesso!”. Un porcaio! Senza questo non si capiscono le specificità della città di Verona, Treviso, Padova, Vicenza e Venezia. Non si capisce il Veneto che trova normale adorare un Gesù che pretende di essere il padrone degli uomini e in diritto di stuprarli o del dio padrone dei cristiani che si ritiene in diritto di macellarli senza subire interventi da parte della magistratura (sembra il nodo Alfano di Berlusconi); dove ogni Veneto, per il legame personale col suo Gesù e il suo dio padrone si ritiene in diritto di delinquere senza essere sottoposto a processo e dove, chi dovrebbe tutelare i cittadini, ritiene che chi ha il “potere” gerarchico sia legittimato, da dio, nella violenza contro i più deboli. Infatti, nella curia spariscono le violenze ai ragazzi. Sicuramente verranno fatte passare come “violenze episodiche” qualora non riusciranno a nasconderle tutte. Però sono infastiditi, perché sono imputati di DELITTO CONTRO L’UMANITA’: perché la violenza ai ragazzi che si hanno in custodia è UN DELITTO CONTRO L’UMANITA’.

17 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

1 commento:

  1. e all istituto Ragazzi nostri di via villa a Quinzano verona

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