La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 19 maggio 2009

Imporre il becerese ai Veneti illudendoli che sia una lingua per trasformarli in schiavi idioti!

Imporre ai Veneti il becerese!

Che delle persone ignoranti e che odiano il Veneto propongano l’imposizione del “becerese” ai ragazzi, può far sorridere. Ma quando l’imposizione del “becerese” viene fatta da Ministri della Repubblica, non solo suona offensivo, ma altamente ingiurioso nei confronti della repubblica Italiana e della Carta Costituzionale.

Innanzi tutto NON ESISTE UNA LINGUA VENETA. Esistono delle parole, degli accenti, un modo di articolare vocali e consonanti che caratterizzano gli abitanti del Veneto; MA NONE SISTE UNA LINGUA VENETA. A meno che, per lingua Veneta, non si intenda il becerese da osteria che non è una lingua, ma un modo di parlare di persone che non hanno cultura, non hanno rapporti interpersonali, salvo la briscola o la scopa, sanno derubare le persone identificandosi col dio padrone, ma mancano di quel minimo di dignità morale che la Carta Costituzionale prevede.

Chiunque vi direbbe che una lingua è tale nella misura in cui è in grado di aprire la comunicazione fra una società, sia pur ristretta, e il mondo in cui viviamo. Lo stesso vale per la filosofia i cui temi sono tali nella misura in cui eprimono i bisogni e le tensioni sociali del tempo presente.
Se una lingua non espande le persone e una filosofia non manifesta le tensioni degli uomini, allora si tratta di retaggi storici; rottami che possono essere studiati in quanto hanno generato il presente, ma sono estranei al presente. Un Veneto che si è precipitato a Temisoara per impiantare fabbriche: lo ha fatto si con una cultura becera (infatti, la maggior parte di quelle fabbriche sono fallite o dismesse), ma la lingua che ha usato non era il “becerese”, se mai l’Italiano, l’Inglese o il Romeno.
Gli stessi Veneti che sono partiti per le Americhe non hanno costruito il loro presente col “becerese”, pur usando il “becerese” nei rapporti minimi, quelli famigliari, ma hanno usato lo spagnolo, il portoghese o l’inglese.
Dice Bossi e gli fa eco Zaia:

TREVISO. Bilinguismo nella Marca. «La scuola insegni il dialetto». Parola di Umberto Bossi, nella sua recente tappa a Vittorio Veneto. Il ministro delle politiche agricole Luca Zaia rilancia: «La Lega lo farà riconoscere nella legge sulle lingue e ne chiederà l’insegnamento obbligatorio, perché lo parlano 7 residenti in regione su 10 ed è la prima lingua, dopo quella materna, degli immigrati». Replica Diego Bottacin del Pd: «Sì all’uso del dialetto, ma no all’insegnamento obbligatorio a scuola».

Imporre il “becerese” significa imporre la non-cultura. Significa disarmare i ragazzi nei confronti del futuro che sta loro di fronte. Significa consegnarli, incapaci e impotenti al trafficante di schiavi di turno, sia esso Bossi, Zaia, Scola o Mattiazzo.
Significa riprodurre il linguaggio da osteria nei tempi della comunicazione internet.
Certamente si precipitano i frequentatori di osterie a dire che “bisogna parlar veneto”. Vorrei vederli questi personaggi a confrontarsi con l’Iliade tradotta dal Casanova o con le commedie di Goldoni (ben più italianizzato). Gli atti della Repubblica Veneta erano tutti scritti in italiano, mica erano beceri!
Ma ci sono persone che vogliono trasformare il veneto in schiavi che perdono anche il linguaggio minimo della comunicazione: E’ UNA VERGOGNA!

Indubbiamente chi tratta il becerese, inteso come il padovano da osteria o il trevigiano alla Gentilini, è finalmente contento di non essere più un emarginato. Una testa, un voto: così vota e qualcuno lo ha preso per i fondelli!

19 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it


2 commenti:

  1. Trovo che il tuo sia un ottimo sito, ma su questo post.. non sono d'accordo.

    Trovo l'idea di insegnare il dialetto nelle scuole assurda, quando ormai i ragazzi di oggi dovrebbero addirittura iniziare a imparare il cinese.. ma anche il dialetto è un valore da non perdere.
    Magari non nelle scuole, ma da qualche altra parte, dei corsi a cui possa accedere chi veramente interessato..

    Ma non confondere il dialetto con il becerese..
    Te xè venexian, come fatu dir 'ste robe, ostregà!! ;)

    Non farti accecare dall'odio.. visto che scrivi benissimo e continuerò a seguirti, ti ho appena scovato!
    Ciao

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  2. Condivido quello che dici.
    Nel mese di giugno lavorerò per scrivere delle pagine che riguardano la lingua-dialetto Veneto, quello parlato dalla filosofia, dalla cultura e dai documenti ufficali della Repubblica Veneta. La conoscenza della lingua Veneta ha un significato importante se noi la usiamo come FONTE dalla quale abbeverarci; ma non ritengo ne abbia quando giustifica la NON-CULTURA. Sia i manuali tecnici che i libri di sociologia, antropologia, psicologia ecc. non possono essere tradotti in Veneto non solo perché mancano i termini (che si possono sempre inventare), ma il senso culturale veneto da cui quel termine scaturisce.
    Claudio Simeoni

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