La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 11 maggio 2009

La crisi economica si aggrava: alla faccia di tremonti. Il mondo è in crisi e il veneto si dissolve.

I dati sulla crisi economica in Veneto smentiscono le dichiarazioni di Tremonti.
La crisi si sta aggravando e sta aggravando le condizioni sociali. Da un lato il razzismo contro gli immigrati e dall’altro lato la distruzione delle strutture sociali che sole avrebbero permesso ai cittadini di fronteggiare la situazione economica che sta sedimentandosi. I licenziamenti, come i fallimenti di industrie e di persone sta portando al rallentamento economico con la conseguente destabilizzazione sociale. Sono in sofferenza bar, ristoranti, discoteche, e tutti i luoghi di ritrovo.
Si stringe la cinghia su tutto.
Ci si rivolge ai passatempi in cui non si deve sborsare denaro. Per contro, il Gratta e Vinci viene sempre più “grattato” col conseguente impoverimento di chi già ara povero.
L’illusione di guadagnare fa scordare le persone di essere dei soggetti di rapina. Così alla miseria imposta oggettivamente si sommano delle scelte soggettive distruttive. Gli abitanti del Veneto non hanno più prospettive, nemmeno quelle che arrivavano loro dal lavoro. A volte devi smettere di lavorare quando ciò che produci ti costa più di quanto puoi guadagnare. Esiste un livello economico in cui “lavorare costa”.
Tremonti parla di “crisi finita” e, invece, per ventimila persona del padovano, la crisi comincia ora.

La giornata dell’economia - Secondo il sondaggista i disoccupati veri e propri saranno solo seimila. Furlan: «Innovare e fare sistema»
Ventimila posti di lavoro a rischio per la crisi
A Padova produzione e fatturato in calo del 20%. Feltrin: «Ma non sarà come negli anni Ottanta»


PADOVA — Crisi a due cifre per il manifatturiero padova­no. E’ crisi, non c’è dubbio ma il politologo Paolo Feltrin rassi­cura: «Per i licenziamenti non arriveremo ai livelli degli anni Ottanta». Di euforia ne girava proprio poca ieri mattina in Ca­mera di commercio in occasio­ne del tradizionale appunta­mento con la Giornata dell’eco­nomia. A suggerire a tutti di mante­nere un profilo basso, i numeri sul primo trimestre 2009 sulle dinamiche dell’industria mani­fatturiera di Padova e provin­cia. Numeri che lanciano un messaggio inequivocabile: la città del Santo, nei primi tre mesi dell’anno, ha registrato performance addirittura infe­riore alla già non esaltante me­dia regionale. Qualche esem­pio. Se la produzione industria­le del Veneto si attesta su un -16,5 per cento, quella padova­na arriva ad un -22,4 per cento. Una tendenza che si riverbera anche sui fatturati: -19,9 per cento Padova, -15,4 media re­gionale.
Una forbice che si allar­ga drammaticamente sul fattu­rato realizzato sui mercati este­ri: -16,2 nel Veneto, -28,3 nella provincia padovana. Si allinea invece alla media regionale l’in­cidenza delle vendite all’estero sul fatturato totale: 31,5 per cento. Numeri negativi che evi­dentemente hanno avuto (e purtroppo avranno) ripercus­sioni anche sull’occupazione che, nei primi tre mesi di que­st’anno registra una battuta d’arresto pari al -3,8 per cento (3,6 in tutta la regione). Una battuta d’arresto che sembra colpire maggiormente la manodopera extracomunita­ria: -7,8 per cento, con punte dell’8,3 nelle aziende con me­no di 10 dipendenti. Numeri preoccupanti, che non rappre­sentano però, secondo Feltrin, un punto di non ritorno. «La crisi c’è e sarà lunga — ammet­te il politologo —, sul fronte oc­cupazionale però non si arrive­rà ai livelli dei primi anni Ottan­ta. Entro la fine dell’anno infat­ti si potrà arrivare ad una per­centuale che oscilla dal 3,5 al 4, 5. In tutti i casi non superiore al 5 per cento».
Percentuali che potrebbero concretizzarsi nella perdita di 20 mila posti di lavo­ro. «Calcolando che nella mag­gior parte dei casi si tratta di pensionamenti, alla fine i disoc­cupati veri e propri dovrebbe­ro essere circa 6 mila» dice an­cora il noto sondagista secon­do cui a soffrire maggiormente sarà il settore dell’industria che potrebbe attestarsi attorno ad un -6,3 per cento. Contro la cri­si però scende in campo la Ca­mera di Commercio. Secondo il presidente del­l’ente camerale Roberto Furlan infatti è necessario che la «Ca­mera » «faccia la differenza di­mostrando di mettere a siste­ma risorse umane, finanziarie, organizzative collaborando con tutti i livelli di governo lo­cale e con il mondo della rap­presentanza associativa». Tra gli strumenti messi in campo da Furlan ci sono l’agevolazio­ne del credito all’impresa e pro­getti per l’innovazione, la com­petitività e per rendere econo­micamente più attrattivo il ter­ritorio padovano.
Alberto Rodighiero
09 maggio 2009

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/economia/2009/9-maggio-2009/ventimila-posti-lavoro-rischio-la-crisi--1501337762622.shtml



Riportare i dati per costruire un quadro economico del Veneto è indispensabile per ricordarci, anche in futuro, che l’economia che noi pratichiamo ha dei limiti. Limiti dovuti al suo sistema di misura: il denaro. L’economia, come dice il vecchio e dimenticato Marx, è uno strumento di relazione sociale fra gli uomini. Quando tale strumento diventa il fine dell’uomo è destinato ad assumere un ruolo sempre maggiore finché lo strumento, nel suo tentativo di dominare l’uomo, finisce per distruggersi lasciando però l’uomo nella povertà culturale. Una povertà culturale che consiste nel’incapacità dell’uomo di forgiare nuovi e diversi strumenti di relazione.
E’ quanto è successo al veneto.
Le vecchie generazioni hanno lavorato per uscire dalla miseria. Hanno lavorato fino all’ossessione. Nel farlo hanno dimenticato la cultura finendo per indurre i ragazzi ad imbottirsi di droga incapaci sia di usare lo strumento economico che di forgiare, attraverso una cultura che è stata loro negata, nuovi e diversi strumenti.
Questa è l’essenza della crisi del Veneto. E’ sufficiente che il mondo “tremi” che il veneto si dissolva.

11 maggio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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