La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 30 luglio 2009

Jesolo chiede la legalizzazione dello spaccio di droga per salvare i posti di lavoro?


Idee poche e confuse?
Dopo aver sbandierato la necessità della legalità, dopo aver incitato per costruire le ronde per la sicurezza, dopo aver stimolato gli inquirenti ad aumentare i controlli sulle strade, nei quartieri e nei locali pubblici; sembra che ora stia emergendo l’altra faccia della medaglia.
In fondo gli emarginati fanno comodo. Lo spaccio di droga è un toccasana per l’economia e garantisce posti di lavoro.

Mentre l’industria è in crisi e il commercio langue, lo spaccio di droga prolifera e non conosce crisi. I prezzi si abbassano, ma gli acquirenti aumentano.
Dopo aver invocato sicurezza, e ancora sicurezza, fino a costruire una sorta di neoproibizionismo per le bevande alcoliche che va dal reprimere chi ha bevuto e si mette al volante (poi esteso a chi va in bicicletta e a chi va a piedi con multe per chi “orina” per le strade dopo che i Sindaci hanno eliminato tutti i gabinetti pubblici), gli esercenti si sono resi conto che la Polizia di Stato, se vuole e quando vuole, i controlli li sa fare. Solo che, anziché intervenire sui mendicanti, i musicisti di strada, o gli emarginati in generale, mette in atto controlli mirati sui gestori di locali pubblici: i veri centri dello spaccio di droghe.

Allora la polizia non va più bene. Finché viene picchiato l’extracomunitario di Padova si grida allo scandalo perché, l’extracomunitario, dopo essere stato picchiato si pretende anche di incarcerarlo, mentre se vengono estesi controlli alle centrali di spaccio si dice:


Jesolo. I gestori dei locali: «Troppi controlli antidroga, i clienti scappano»
Discoteche contro i blitz della polizia. Il sindaco: «Sicurezza importante, ma così si rovina l'immagine della località»

di Fabrizio Cibin

JESOLO (30 luglio) - «L’allarme della categoria deriva dal fatto che la pubblicità di tali controlli e l’adozione da parte della Questura di provvedimenti di chiusura di importanti esercizi danneggiano l’immagine turistica della città e dirottano il turismo giovanile verso luoghi dove è possibile continuare a trascorrere le serate in locali accoglienti».Alla fine si sono riuniti, compattati, arrabbiati. Ed hanno espresso il loro pensiero. Sono gli esercenti del "mondo della notte" che si sono riuniti, una cinquantina in tutto, nella sede dell’Ascom-Confcommercio dopo la serie di controlli effettuati dalla Polizia in vari locali, anche tra i più noti, come Marina Club, Capannina, Gasoline, Amami e Vanilla. Hanno voluto esprimere al sindaco Francesco Calzavara, al vice Valerio Zoggia, all’assessore alle Attività produttive Luca Zanotto, all’assessore alla Sicurezza Andrea Boccato «le più vive preoccupazioni per l’ondata di controlli nei locali più rappresentativi messa in atto dalle forze dell’ordine». «Gli esercenti – cita una nota dell’Ascom – temono, in un momento di conclamata crisi, che chiusure, anche prolungate, al culmine della stagione turistica, siano letali per la sopravvivenza stessa delle imprese e per migliaia di posti di lavoro». Il presidente mandamentale dell’Ascom, Angelo Faloppa, spiega meglio la posizione della categoria. «Noi non ci sentiamo al di sopra della legge, anzi: tutti abbiamo convenuto che le leggi vanno rispettate. Però siamo fortemente preoccupati perché abbiamo notato questa escalation di controlli solo a Jesolo».Qualche perplessità è stata espressa sulle tante applicazioni dell’articolo 100 che prevede la chiusura "oltre che nei casi indicati dalla legge, dove siano avvenuti tumulti o gravi disordini, ritrovo di pluripregiudicati o persone pericolose o che possono creare pericolo per l’ordine pubblico", quindi nei casi in cui venga messa a rischio "la moralità e la sicurezza dei cittadini".Il presidente del Silb, sindacato dei locali da ballo, Renato Giacchetto, parla di norme da cambiare: «C’è l’esigenza di reagire con tutti gli strumenti giuridici a disposizione e con interventi anche a livello nazionale per tutelare imprenditori che con il loro lavoro hanno fatto di Jesolo un importantissimo polo turistico».All’incontro è intervenuto anche il vicedirettore generale della Fipe, Marcello Fiore, che ha illustrato la normativa vigente e gli strumenti giuridici di tutela degli operatori a fronte di eventuali abusi della pubblica amministrazione ed ha richiamato l’attenzione dei gestori al rispetto delle disposizioni di legge e soprattutto di quelle a protezione dei minori.Il sindaco Calzavara incontrerà domani mattina il questore di Venezia.«Parleremo di varie cose, quindi sarà toccato l’argomento dei controlli: esporrò al Questore che l’esigenza della città è quella di avere la presenza costante delle forze dell’ordine che diano sicurezza ai luoghi e a chi li frequenta. D’altra parte dirò anche che la serie di provvedimenti in programma non dovranno andare a ledere l’immagine della città che ha fatto del divertimento il suo punto forte. Spero che queste iniziative nascano dall’utile necessità di prevenzione. Se tutto questo vuole essere un monito, è anche vero che gli esercenti devono essere messi nelle condizioni di lavorare tranquillamente».

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=67651&sez=NORDEST


Quando il sindaco di Pordenone fa un’ordinanza per divertirsi a vessare e criminalizzare due persone che guardano “storto” un suo elettore, appare evidente che le affermazioni dei gestori dei locali di Jesolo, quando dicono:

«Parleremo di varie cose, quindi sarà toccato l’argomento dei controlli: esporrò al Questore che l’esigenza della città è quella di avere la presenza costante delle forze dell’ordine che diano sicurezza ai luoghi e a chi li frequenta. D’altra parte dirò anche che la serie di provvedimenti in programma non dovranno andare a ledere l’immagine della città che ha fatto del divertimento il suo punto forte. Spero che queste iniziative nascano dall’utile necessità di prevenzione. Se tutto questo vuole essere un monito, è anche vero che gli esercenti devono essere messi nelle condizioni di lavorare tranquillamente».

rappresentano una richiesta di impunità nello spaccio di droga. Una richiesta di legittimare le centrali della droga. Essere messi nelle condizioni di lavorare è l’eufemismo che viene usato (lo ha usato anche Berlusconi e il suo governo) quando, consapevoli di commettere crimini, si chiede l’impunità per i crimini commessi.
Questo decadimento della morale, che trova maggiori attenzioni in tempo di crisi economica, è la stessa morale che fa fare i provvedimenti contro le donne (che vengono offese chiamandole prostitute) e contro chi tende una mano anziché puntare un coltello alla gola delle persone per rapinarle.

Ovviamente gli esercenti di Jesolo non apprezzano che contro di loro si applichi l’articolo 100 o la varie leggi per contrastare lo spaccio (buone o cattive che siano).


«Gli esercenti – cita una nota dell’Ascom – temono, in un momento di conclamata crisi, che chiusure, anche prolungate, al culmine della stagione turistica, siano letali per la sopravvivenza stessa delle imprese e per migliaia di posti di lavoro». Il presidente mandamentale dell’Ascom, Angelo Faloppa, spiega meglio la posizione della categoria. «Noi non ci sentiamo al di sopra della legge, anzi: tutti abbiamo convenuto che le leggi vanno rispettate. Però siamo fortemente preoccupati perché abbiamo notato questa escalation di controlli solo a Jesolo».Qualche perplessità è stata espressa sulle tante applicazioni dell’articolo 100 che prevede la chiusura "oltre che nei casi indicati dalla legge, dove siano avvenuti tumulti o gravi disordini, ritrovo di pluripregiudicati o persone pericolose o che possono creare pericolo per l’ordine pubblico", quindi nei casi in cui venga messa a rischio "la moralità e la sicurezza dei cittadini".

Da quanto si comprende da questo articolo, c’è in desiderio che Jesolo diventi la zona franca per lo spaccio di droga.
La forte preoccupazione dei commercianti è forse dovuta al fatto che la città vive sulla droga, salvo criminalizzare chi beve troppo.
Si deve constatare che un cambiamento di mentalità rispetto a dieci anni fa. Dieci anni fa si poteva bere senza essere criminalizzati, ma non ci si poteva drogare; oggi si rivendica il diritto di spacciare droga per non perdere i “posti di lavoro”. I poveri lavoratori che coltivano droga, la fabbricano, la trasportano, la spacciano, devono essere in qualche modo tutelati. Di questo si preoccupa l’Ascom di Jesolo. Dice, in sostanza “Noi non ci sentiamo al di sopra della legge, anzi: tutti abbiamo convenuto che le leggi vanno rispettate. Però.... "almeno fateci una legge per impedire che noi veniamo perseguitati se forniamo i locali per lo spaccio di droga!”.”

Va analizzata questa situazione, anche per le future conseguenze.
Gli agricoltori dell’Afganistan piantano papaveri da oppio perché altre coltivazioni non permettono loro di vivere. Così per vivere devono spacciare eroina. Se si ferma lo spaccio di eroina tutti quei posti di lavoro saltano assieme ai posti di lavoro garantiti dalla filiera dello spaccio.
E’ la stessa situazione individuata dai gestori delle discoteche di Jesolo: se si ferma lo spaccio di droga saltano i profitti delle discoteche di Jesolo.
Da che cosa è fatto il divertimento fornito dalle discoteche? Sesso, droga e alcol.
Il sesso è stato criminalizzato dichiarando guerra alle donne (in barba alla Costituzione sono maggiori i controlli e le provocazioni messe in atto contro le singole donne che non contro i trafficanti di carne umana, quasi che i secondi siano funzionali e utili ai vigili urbani). L’alcol è stato criminalizzato tanto che in molte città si inizia a proibire la somministrazione a varie fasce d’età.
Giustamente, i gestori delle discoteche dicono, “Se criminalizzate anche la droga, noi chiudiamo. Avete criminalizzato il divertimento!”
Potenza della mentalità moderna.
Io non la capisco e tremo per le conseguenze che avrà sulla società nel suo insieme, però, io non gestisco una discoteca!


Essendo un antiproibizionista, nel senso che ritengo che ogni persona abbia il diritto di distruggere la propria vita come meglio crede, ritengo immorale la “doppia morale”. La morale che si applica al pezzente e la morale che si applica al padrone (come del resto censura la Costituzione della Repubblica). Non troverei nulla da ridire se i gestori delle discoteche avessero una posizione ideologica antiproibizionista nei confronti di sesso, alcol e droga, ma ritengo del tutto immorale e Costituzionalmente illegale che si pretenda di criminalizzare chi tende una mano, chi si offre lungo una strada (e che non si chiama Noemi o D’Addario), mentre si pretende una sorta di immunità, impunità, affinché il crimine, in detti luoghi, non venga perseguito.

Una canzone Tupamara degli anni ’70 diceva: “Ci sarà libertà per tutti o non ci sarà per nessuno!”. E’ giusto e corretto che la Polizia di Stato applichi questo principio all’interno delle norme e con i mezzi che la Costituzione e le leggi stabiliscono.
30 luglio 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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