La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 30 agosto 2009

Veneto: quale futuro?


Quando la società civile viene saccheggiata, se ne compromette il futuro.
Ogni problema che si presenta nella società, sia di ordine sociale che economico, tende ad aggravare la situazione della vita delle persone e la società è privata delle risorse con cui rispondere all’arrivo dei problemi sociali.
Proviamo a considerare dei dati reali che ci arrivano dal mondo e da questi proviamo a pensare al futuro del Veneto.

Si legge in un rapporto economico pubblicato dal giornale La Repubblica in data 30 agosto 2009:

“Il New York Times al termine di una lunga inchiesta conclude: “Anche se si moltiplicano i segnali che la Grande Recessione allenta la sua morsa sull’economia americana, la ripresa sarà debole perché la resistenza a spendere continuerà”. Il paragone viene fatto con la grande depressione degli anni ’30: anch’essa segnò una lunga ritirata dai modelli consumistici, l’emersione di una nuova frugalità, l’esaltazione della virtù austera del risparmio. Non è più soltanto un fenomeno economico, ma un ribaltamento dei valori, un cambiamento culturale. L’inversione di tendenza rispetto a decenni di euforia consumistica .”

Si tratta, in sostanza, di risposte emotive di massa alle aggressioni a cui è sottoposta la società civile in cui viviamo. Quando si leggono notizie di fabbriche che vengono messe in mobilità, di insegnanti precari abbandonati al loro destino, di respingimenti mediante la violenza di immigrati, si provocano nella società delle reazioni il cui fine è la sopravvivenza dei singoli cittadini. Come tu governo respingi gli immigrati, sottraendo quelle persone dai loro diritti naturali, così domani puoi, con la stessa violenza e con la stessa sottrazione dei diritti, privarmi del mio benessere per garantire il benessere ai tuoi amici degli amici.
Se è vero che gli USA erano abituati a spendere ora e a pagare poi con le carte di credito, è altrettanto vero che il sistema funziona solo in un’economia in espansione. Non nel fallimento dei presiti personali per i quali le banche sono indotte ad aggredire i cittadini per farsi rimborsare prestiti che i cittadini non sono in grado di rimborsare.
Questi dati non parlano solo di 1900 posti di lavoro:

Ideal Standard di Belluno: 250 esuberi. Safilo: 500 posti a rischio. Carraro di Campodarsego: 650 in cassa integrazione. Marzotto di Portogruaro: 250 in contratto di solidarietà. Myair di Vicenza: 250 licenziamenti in arrivo.

Questi dati parlano di 6000 posti di lavoro in meno con un impatto di reazione emotiva all’interno della regione di oltre 200.000 persone.
Ci sono i licenziati e i cassaintegrati. Costoro hanno già spinto i precari, sia delle aziende che delle imprese che lavoravano per le aziende al licenziamento. Tutti costoro hanno allentato i progetti di spesa sul territorio, ma soprattutto hanno indotto TUTTI i loro conoscenti a diventare prudenti nello spendere. A chiudere le spese inutili. A costruire delle strategie di difesa economica verso il futuro.
Non si tratta di “alcune migliaia di posti di lavoro”, ma di decine di migliaia di posti di lavoro. Decine di migliaia ai quali si aggiungono i precari della scuola che ora sono alla disperazione.

La stessa cosa che sta avvenendo in Veneto è avvenuta in Giappone. Dopo 54 anni di regime liberale che ha portato la società nipponica al fallimento economico e sociale, oggi i giapponesi si sono rivolti ai partiti democratici: alla sinistra. Sembra che in tutto il mondo i partiti di destra (come Berlusconi e Bossi e Fini in Italia) distruggano la ricchezza del paese (Bush negli USA), poi, i popoli si rivolgono per la sopravvivenza, dopo aver appoggiato chi distrugge la ricchezza del paese, ai partiti di sinistra. Così, Tremonti ha devastato l’economia italiana sia con la sua finanza creativa sia favorendo l’evasione fiscale. Poi, arriva Padoa-Schioppa e Treu a sistemare un po’ la finanza e subito Tremonti riprende il saccheggio. Ora saranno necessari altri sacrifici e sangue per recuperare il deficit costruito da Berlusconi.
Ma perché accade questo?
Perché quando le persone hanno una certa sicurezza economica sono facili prede di imbonitori di pizza; quando la crisi economica o il pericolo li afferra, attizzano il loro senso critico e cercano protezioni.
Così Obama deve ricostruire un’economia saccheggiata da Bush; Prodi ha tentato di ricostruire un’economia saccheggiata da Berlusconi; Hotoyama dovrà rimediare al disastro di Taro Aso.
Gli elettori di sinistra sono molto sensibili alla questione morale. In ogni paese del mondo. Così Hotoyama e Obama potranno continuare i loro programmi solo con una moralità assoluta dal momento che la destra non è solo pronta a sfruttare le debolezze, ma è pronta ad inventarsi scandali inesistenti (vedi telecom Serbia o la falsificazione dei documenti con cui si giustificò il genocidio in Iraq) pur di creare disfattismo nella società civile.

La questione si ripropone in Veneto.
Dopo che la Lega e il Popolo delle Libertà di Galan ne hanno saccheggiato le ricchezze con i loro comportamenti selvaggi e mentre la Guardia di Finanza sta cercando di stanare i miliardi di euro sottratti al fisco; già si prepara il cambio del controllo politico della regione. Sono i soldi e il pericolo della povertà di numerose imprese e imprenditori del Veneto che spingono a questo cambio perché saranno loro a collassare in questo autunno.
Le grandi imprese vengono sostenute dalle banche nella speranza di recuperare i crediti, ma le piccole imprese sono obbligate a restituire i fidi e i prestiti perché non saranno in grado di ripagarli a media scadenza. Si contraggono i mercati: tutti i mercati. Gli imprenditori Veneti sfruttavano le varie nicchie di mercato. Quelle nicchie costruite dal lusso e dal “di più” delle grandi imprese. Quel “di più” non c’è più.
I Veneti si chiuderanno su sé stessi per “salvare il proprio salvabile” e, anche se non hanno mai letto Mao Tse Tung, sanno applicare esattamente i principi della guerra difensiva per salvare al meglio il loro potere d’acquisto.
Non esiste più la possibilità di emigrare. La valigia di cartone è il retaggio del ventesimo secolo. Ora arrivano i clandestini su barche di disperati che i Veneti tentano di affondare (li chiamano respingimenti) seguendo il principio cattolico: “Muoia Sansone con tutti i filistei!”.
Questo porta ad una “ricostruzione” della struttura sociale del Veneto nei prossimi 20-25 anni. Prima però i discotecari dovranno morire contro i platani; gli eroinomani morire con una siringa nel braccio; i pensionati dovranno essere rapinati dalla follia del “gratta e vinci” o dalle speranze del superenalotto; le banche dovranno appropriarsi delle case fino a portare al fallimento il mercato immobiliare; la scuola e la sanità dovranno essere distrutte per trasformarsi in tanti lebbrosari nelle mani delle varie Teresa di Calcutta che si compiacciono della sofferenza dei Veneti. Allora, e forse allora, avverrà quel moto di spirito, quell’orgoglio, che riporterà i Veneti verso la cultura. Non quella del vino dell’osteria e nemmeno quella dell’alpino ubriacone o quella dell’arroganza del capannone di cemento o dello spacciatore di eroina o cocaina. La cultura delle relazioni fra l’uomo e il mondo. Fra l’uomo e la società in cui viviamo.
Scrive ancora il giornale La Repubblica del 30 agosto 2009 nell’articolo “La recessione rallenta ma l’America non spende “addio al consumismo”.”:

“Normalmente, quando le famiglie USA si sentono arricchite dal rialzo della Borsa e del mercato immobiliare, nell’anno seguente aumentavano i propri consumi in una misura compresa fra il 3 e il 5% del proprio incremento patrimoniale. Oggi quel riflesso – definito “effetto-ricchezza” – agisce esattamente nel senso contrario, deprimendo i consumi. Subentrano comportamenti più prudenziali, ispirati da un’ansia sul lungo periodo: la propensione al risparmio (cioè la quota di reddito messa da parte) era crollata sotto l’1% alla vigilia della grande crisi del 2007-2008 ma oggi è già risalita al 5%. Malgrado i redditi siano stagnanti, una parte crescente viene accantonata. E quindi sottratta ai consumi.”

Questo fenomeno è destinato ad ampliarsi: sposta imprenditori e consumatori verso i partiti di sinistra che assicurano una maggiore stabilità sociale (e per stabilità non si intendono gli scioperi, ma una coerente circolazione della ricchezza nelle condizioni di vita delle persone) e un recupero della società. Per conseguenza un aumento dei consumi.
Però i cittadini non hanno solo messo in atto un senso critico solo nei confronti del denaro, ma dell’intera società. Una società che è da ripensare al di fuori degli schematismi destra-sinistra che appaiono loro come un gioco dei bussolotti senza un reale fondamento ideologico. Per contro nei partiti di destra si concentreranno i comportamenti mafiosi, quei comportamenti che consistono nell’usare le istituzioni per garantirsi vantaggi personali. Oggi ci sono le spinte della Lega che tenta di scalzare Berlusconi dalla relazione con la chiesa cattolica e prenderne il posto nelle relazioni privilegiate (leggi mafiose), con una chiesa cattolica che cerca disperatamente servi sciocchi che ne alimentino le finanze.
Tutti giocano la loro “partita di potere”, solo che questa volta, i singoli cittadini, stanno giocando la loro e questa, è la vera novità nella storia. Una novità della quale dovranno tener presente ogni politico.
Dalla crisi non si uscirà perché Tremonti ha finanziato le banche, se ne uscirà proprio perché le banche falliranno e con esse fallirà il sistema economico clericale che è giunto al capolinea.
30 agosto 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

sabato 29 agosto 2009

Terrorismo e origini sociali dell'attuale crisi economica nel Veneto e in Italia.


I primi gruppi che iniziarono ad auspicare la “lotta armata” di sinistra nacquero in Italia in difesa della Costituzione Democratica contro il terrorismo di gruppi eversivi propri di militari e di magistrati che agivano nel tentativo di ricostruire lo Stato fascista.
Nacquero dopo la strage di Piazza Fontana in difesa delle Isituzioni minacciate dal golpismo.

MSI, poi diventata Alleanza Nazionale, e la Democrazia Cristiana tentarono in tutti i modi di destabilizzare la Democrazia per imporre l’assolutismo fascista.
Si dovrà aspettare trent'anni perché un magistrato accerti ciò che i cittadini sapevano perfettamente e altri magistrati occultavano: Andreotti e la mafia erano organizzati in un medesimo disegno criminoso. Ma i cittadini stavano vivendo la situazione sotto forma di diritti negati e di attentati alla Costituzione.

Oggi, fra i familiari delle vittime del terrorismo, serpeggia un mescolamento di situazioni che ha il solo scopo di giustificare le torture dei magistrati e la manipolazione dei procedimenti giudiziari contro chi difendeva la Democrazia e impedire che vengano, come è avvenuto, perseguiti i responsabili del terrorismo spesso all’interno delle Istituzioni come Cossiga e Andreotti; come gli ufficiali dei carabinieri e dei servizi segreti; come i magistrati criminali di Milano che imputarono agli anarchici la strage di Piazza Fontana (per coprire le attività di eversione democratica) o i magistrati criminali di Roma, di Padova, di Venezia, che torturarono gli imputati che difendevano la Costituzione e resero impunibili gli autori di stragi e genocidio (vedi Carlo Mastelloni e le sue ridicole inchieste per nascondere le responsabilità. Si è giustificato dicendo "non ho mai scoperto nulla!").

Il teorema Calogero fu un atto di terrorismo, non fu un'ipotesi di indagine, ma un attentato alle istituzioni: giustificò arresti arbitrari e torture.
Quello che riporto è un quadro del libro di Sergio Flamigni “Trame Atlantiche”. Oggi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (tessera n. 1816 dell’organizzazione criminale P2): «gravemente coinvolta nella strage dell’ltalicus, e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale» (relazione della CpiP2, pag. 93). In sostanza, anche oggi, assistiamo a come i parenti delle vittime del terrorismo, quello vero (quello attribuito ai “gruppi” di sinistra, come le Brigate Rosse, Prima Linea, o altri, non fu mai terrorismo, semmai furono omicidi, ma mai terrorismo in quanto l’obiettivo era sempre identificato e motivato, mai indiscriminato! Gli stessi omicidi nella sede dell’MSI di Padova, non possono essere indicati come atti di terrorismo, ma semmai come degli omicidi in difesa, comunque, della Costituzione della Repubblica alla quale MSI, con i suoi militanti, o simpatizzanti, attentava).
I parenti delle vittime del treno Italicus, di Piazza Fontana e delle altre stragi orchestrate dai servizi segreti e golpisti, hanno accettato di fungere da copertura e giustificazione agli aguzzini dei loro parenti e alle torture che magistrati criminali hanno inferto per assicurarsi l’impunità alla propria affiliazione ad organizzazioni stragiste. Se alcuni nomi di magistrati stragisti, compiacenti e criminali, sono emersi, Claudio Vitalone, Vella, altri sono stati taciuti. Noi non avremo mai le liste di costoro, perché non abbiamo i servizi segreti per indagare, ma le scelte che fecero un gran numero di magistrati, appartengono ad un vasto disegno criminoso di aggressione alla Società Democratica. Da Pietro Calogero, a Palombarini, a Carlo Mastelloni, a Michele dalla Costa (guarda caso legato a Ghedini, l’avvocato della tessera 1816. Chissà se anche per Ghedini vale ciò che disse Michele della Costa “i presupposti giuridici dicono che non è una banda armata, ma io ritengo che sia una banda armata e dunque, deve essere una banda armata!” dunque, ribadisce dalla Costa “si potrebbe affermare che Michele Dalla Costa, la sorella di Ghedini e l’avv. Ghedini, non siano un’associazione per delinquere, ma se qualcuno lo ritenesse...), Ferrari, Dragone, Gianfranco Caselli, ecc. appaiono all’interno di un vasto disegno criminoso di destabilizzazione sociale che ha fatto dell’uso della tortura e della manipolazione dei processi, la loro arma di distruzione di massa contro la Costituzione della Repubblica. Altri che hanno contribuito a torturare, come Felice Casson, per l’attività svolta in seguito, merita solo il disprezzo per aver partecipato alla tortura di imputati (cioè me!) in associazione con altri e aver impedire agli imputati di difendersi per poter manipolare i procedimenti penali e assicurare a sé e ad altri un ingiusto profitto. La gente moriva nelle fabbriche di Marghera, con la collaborazione dei magistrati che sputavano sulla Costituzione della Repubblica. Gli operai venivano assassinati sui posti di lavoro e la questione non veniva trattata come un atto di terrorismo, ma veniva trattata dai magistrati con compiacenza e collaborazione all'omicidio.
Scrive Felice Casson della sua attività finalizzata a destabilizzare le Istituzioni:

“Nel maggio del 1980, a 26 anni, ero appena entrato in magistratura, avevo iniziato la mia attività a Venezia. Ben presto con la funzione di giudice Istruttore, l’ufficio delegato alla trattazione delle indagini “peggiori”: dal terrorismo rosso al terrorismo nero.” Felice Casson “La fabbrica dei veleni” Editore Sperling & Kupfer Pag. 136


In pratica fu uno dei miei torturatori che doveva legittimare il genocidio dei cittadini per disarticolare la Costituzione della Repubblica nell’articolo 1. Là dove egli stesso riconosce la pratica di terrorismo della magistratura di Venezia quando scrive:

“Circa 20 anni più tardi, all’udienza dibattimentale pubblica del 23 giugno, Angelo Tettamanti, della Commissione Ambiente del Petrolchimico di Porto Marghera, avrebbe riconosciuto che, tra la fine degli anni settanta e l’epoca del terrorismo più feroce, "un rallentamento della tensione su questi temi (della salute in fabbrica) c’è stato". Aggiungendo: "Il terrorismo che aveva assunto il ruolo di giustiziere verde ci ha fregati abbastanza.".” Felice Casson “La fabbrica dei veleni” Editore Sperling & Kupfer Pag. 138


Sono dichiarazioni ridicole ed offensive. La realtà fu che era negli interessi dei magistrati garantire al campo di sterminio Petrolchimico l’impunità nel macellare le persone. Ai magistrati interessava attentare alla Costituzione e i cittadini dovettero intervenire per difendere la Costituzione della Repubblica. I magistrati sapevano che nel Petrolchimico era in atto un genocidio (ancora oggi ci sono grandi quantità di diossina sparse sul territorio di Marghera), ma lo favorirono attentando, per appoggiare i vari tentativi di colpo di stato in atto, all’articolo 112 della Costituzione. Questa omissione viene sottolineata anche da Felice Casson:

“I documenti di rivendicazione, durante la lunga segregazione dell’ingegner Tagliercio, sono ben sei. Nella loro prosa prolissa e ridondante, i brigatisti attaccano tutto e tutti: i licenziamenti, la cassa integrazione, lo sfruttamento sempre maggiore degli operai, la mobilità, la "militarizzazione" nelle fabbriche. E non mancano di formulare pesanti accuse sul tema della nocività negli ambienti di lavoro, anche in riferimento ai reparti CVM-PVC di Porto Marghera.” Felice Casson “La fabbrica dei veleni” Editore Sperling & Kupfer Pag. 138


Altri ancora, come l’organizzazione terroristica detta “tribunale di Sorveglianza di Venezia” che utilizza le proprie sentenze per coprire l’attività terroristica di sequestro di persona fatte da pubblici ministeri, come il criminale Pisani, con l’uso di falsi atti d’ufficio forte della complicità dell’organizzazione criminale detta “ordine degli avvocati”, hanno agito per assicurare la destabilizzazione delle Istituzioni forti delle coperture che ai loro crimini ha assicurato il Consiglio Superiore della Magistratura. I cittadini hanno difeso le istituzioni contro terroristi che spesso agivano nelle vesti di Magistrati i quali, omettendo atti d’ufficio attraverso delle personalissime e criminali interpretazioni delle leggi, incitavano all’odio sociale e al terrorismo.
Informati dell’attività di eversione e di terrorismo di questi magistrati, il Presidente della Repubblica e il Ministro di Grazia e Giustizia, assunsero un atteggiamento di complicità omertosa, in puro stile mafioso e il Consiglio Superiore della Magistratura approvò gli atti criminali affermando che lui non era interessato agli attentati contro le Istituzioni Democratiche. A fronte di magistrati che accertavano i fatti, la massa dei magistrati, la maggior parte, attentava alle Istituzioni Democratiche nel tentativo di imporre nella società l’ideologia del possesso delle persone mettendo in atto attentati contro le Istituzioni Costituzionali.

Quando mi trovai a vivere le attività di preparazione del colpo di stato fra il 1972 e il 1974, la situazione era estremamente pesante. Sapete che cosa significa la necessità degli ufficiali dell’esercito di avere il controllo assoluto del reparto per poter agire su Roma? Sapete a quante violenze psicologiche i militari, specie quelli di “firma”, sono sottoposti per indurli all’obbedienza?
Il Colonnello (poi generale) Piccolo ci si divertiva: chiedetelo al sergente Bolla, diciannovesimo corso AS, e in quali circostanze è morto (lui non sarà mai considerato una “vittima del terrorismo” eppure la sua morte ha contribuito a fermare i preparativi per il colpo di stato)!

Oggi il pericolo non è più il golpismo; oggi il pericolo è che coloro che hanno imposto l’impunità per il golpismo hanno provocato e aggravato la crisi economica sia per i loro interessi personali, che per incapacità. Dall’inventore dell’8 per mille, Tremonti, al barzellettiere puttaniere della tessera P2 1816. La destabilizzazione sociale passa, oggi come oggi, attraverso la crisi economica e non attraverso i colonnelli greci come negli anni ’70.
Il pericolo oggi avviene attraverso il progressivo svuotamento delle Istituzioni con la sottrazione dei diritti ai cittadini e con l’imposizione della società clericale, attraverso l’imposizione dei principi della monarchia assoluta (Berlusconi e Ratzinger che si dipingono come dei padroni forti di poliziotti e carabinieri che minacciano chiunque non li considerino dei padroni! Vedi il terrorismo giudiziario a cui è stato sottoposto il giornalista che ha dato del “buffone” a “sua maestà” Berlusconi!) contro i principi della Democrazia Costituzionale come imposti dalla Costituzione della Repubblica. Si riconoscono i diritti al padrone e i doveri di sottomissione, come nella monarchia, ai sudditi. Come per la pretesa privacy di Berlusconi; come se i comportamenti morali del Presidente del Consiglio fossero una sua questione privata e non una questione pubblica, una questione che riguarda me come ogni cittadino, sottoposta a doveri impostigli dalla Costituzione (art. 54 comma 2).

Ora è molto più chiara qual era la posta in gioco allora.
Io non so se progetti di destabilizzazione Istituzionale come il “piano rinascita” saranno attuati dalla tessera n. 1816, ma se questo avverrà la responsabilità sarà di quei politici di “sinistra” che hanno collaborato con i golpisti per assicurare loro l’impunità come Luciano Lama, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, o i loro attuali servi sciocchi come Veltroni, D’Alema, Fassino, Franceschini. La responsabilità è di coloro che inventarono “trame rosse” fingendo di non vedere le istanze sociali o, peggio ancora, torturando le persone affinché dichiarassero cosa loro volevano che dichiarassero: con le torture legittimarono le stragi sui posti di lavoro, le ristrutturazioni selvagge, l’aggressione al tessuto sociale e alle Istituzioni impedendo ai cittadini di usare le Istituzioni per garantire la giustizia sociale.
Oggi Cossiga si può impunemente vantare di come agiva quand’era ministro degli Interni: provocava le persone che presentavano istanze di giustizia, per poi torturarle.

Proviamo a leggere qualche pagina di Sergio Flamigni e riflettiamo su cosa sarebbe successo in Italia se ci fosse stato un colpo di stato come in Grecia e quanti piccoli uomini hanno pagato con la vita la vigliaccheria dei politici che dovevano difendere le Istituzioni. Il libro di Flamigni va letto tutto. Io ho estratto solo un esempio relativo ai tempi in cui ho sacrificato la mia vita per la difesa delle Istituzioni della Repubblica. Per questo oggi vedo con disprezzo accomunati come “parenti delle vittime del terrorismo” la vedova Tagliercio, quando Tagliercio è responsabile di genocidio e devastazione a Marghera in concorso con altri (avrebbe dovuto essere in galera, non ammazzato da degli imbecilli); la vedova di Albanese, quando Albanese si rese responsabile di torture nei confronti degli arrestati (mentre mi torturavano mi dissero che se c’era Albanese non sarei uscito vivo); con le vittime di Piazza Fontana, del treno Italicus, della stazione di Bologna!
Oppure, come di recente, la vedova Pinelli con la vedova Calabrese: un abbraccio ideale fra carnefice e vittima!

Sergio Flamigni, Trame Atlantiche, da pag. 75 a pag. 81 Kaos Edizioni

Nei primi mesi del 1973 la situazione politica italiana è in pieno movimento. Nella Dc e nel Psi si fa strada l’ipotesi di un ritorno al centro-sinistra, con la prospettiva di una crisi del governo di centro-destra Andreotti-Malagodi. Il 17 marzo il segretario del Pci Enrico Berlinguer, di ritorno da un viaggio a Mosca, denuncia una censura della “Pravda”: l’organo del Pcus ha omesso brani di un comunicato nel quale il Pci auspica un graduale superamento dei blocchi militari, rivendicando il diritto di elaborare autonomamente una propria via per la trasformazione democratica e socialista della società italiana.
In questo cruciale frangente politico, la trama golpista prepara un nuovo attentato terroristico, con l’obiettivo di farne ricadere la responsabilità sul gruppo di estrema sinistra “22 Ottobre” di Genova, così da stornare l’attenzione dei magistrati dalla “pista nera” dirottandola sulla “pista rossa”. Secondo Edgardo Bonazzi (estremista neofascista iscritto al Msi di Parma, condannato per l’omicidio giovane di sinistra Mariano Lupo, e detenuto insieme a Nico Azzi), c’era un «progetto di cui mi parlò Azzi» per collocare in una villa di Feltrinelli «gli stessi timer che erano stati usati dal gruppo Veneto di Freda per gli attentati del 12 dicembre 1969 ... Ovviamente anche questa era una attività di provocazione nei confronti della sinistra nelle indagini per la strage di Piazza Fontana» (sentenza ordinanza del GI Guido Salvini pag 113). Il progetto verrà confermato anche da Sergio Calore e Angelo Izzo, secondo i quali la provocazione era stata progettata insieme a Fachini (l’estremista della cellula veneta all’epoca ancora in libertà). Il dato certo è che il gruppo “La Fenice” aveva la disponibilità dei timer comprati da Freda a Bologna, presso la ditta “Elettrocontrolli” (Freda dichiarerà di averli comperati per conto di un fantomatico “capitano Hamid” dei servizi segreti algerini).
Bonazzi confermerà anche avere appreso da Azzi che il gruppo “La Fenice” era in contatto coi servizi segreti. Il 7 aprile 1973, sul treno Torino-Roma, nei pressi di Santa Margherita Ligure, Nico Azzi rimane ferito dall’accidentale scoppio di un detonatore mentre è intento a innescare un ordigno ad alto potenziale in una delle toilette del treno (poco prima della operazione, alcuni giovani hanno ostentato, lungo i corridoi del convoglio, giornali di estrema sinistra). Secondo i piani del fallito attentato, la bomba avrebbe dovuto esplodere mentre il treno percorreva una galleria, provocando una strage di enormi proporzioni (Il 25 giugno 1974 Azzi sarà condannato dalla Corte d’Assise di Genova a 20 anni di carcere per il reato di strage. Analoghe condanne colpiranno i suoi complici Francesco de Min e Mauro Marzorati, mentre il latitante Rognoni sarà condannato a 23 anni.).
Il fallimento dell’attentato determina un “contrordine” per i terroristi neofascisti che a Verona sono in attesa del Brennero Express proveniente da Monaco: hanno il compito di collocare sul treno un ordigno a orologeria che dovrebbe esplodere alla stazione di Bologna. A detta di Enzo Ferro, con i due attentati «si doveva chiudere il triangolo e far scattare il piano della dichiarazione dello stato di emergenza, dopo di che tutto sarebbe stato più facile ... La responsabilità doveva ricadere sulla sinistra, e l’opinione pubblica avrebbe chiesto una reazione forte e decisa». Pochi giorni dopo, il 12 di aprile, a Milano, nel corso di una manifestazione di piazza non autorizzata, due giovani missini – Vittorio Loi e Maurizio Murelli – lanciano una bomba a mano “Scrm” contro i reparti della Polizia, uccidendo l’agente Antonio Marino e ferendo dodici passanti.

[...]

Il 17 maggio 1973, presso la Questura di Milano, al termine di una cerimonia commemorativa in ricordo del commissario Luigi Calabresi presenziata dal ministro dell’Interno Mariano Rumor, il sedicente “anarchico” Gianfranco Bertoli lancia un ordigno che provoca quattro morti e decine di feriti. Arrestato sul posto e successivamente condannato all’ergastolo, Bertoli continuerà a definirsi “anarchico”. Molti anni dopo emergerà che il sedicente “anarchico” Bertoli era stato per tutti gli anni Sessanta un informatore prima del Sifar e poi del Sid, e aveva avuto collegamenti con i gruppi neofascisti del Veneto e con la “Rosa dei venti” (legami con Ordine nuovo e rapporti con Franco Freda). Emergerà inoltre che la strage terroristica del 17 maggio – nuova tappa della strategia della tensione – aveva l’obiettivo di uccidere il ministro dell’Interno così da accelerare la svolta autoritaria. Il nome di Gianfranco Bertoli risulterà presente negli elenchi di “Gladio”.


Il 13 gennaio del 1974, a Verona, il maggiore Amos Spiazzi viene tratto in arresto su ordine del giudice istruttore di Padova Giovanni Tamburino. Qualche giorno dopo viene indiziato di reato il colonnello Rolando Dominioni, comandante dell’Ufficio guerra psicologica presso il comando Nato di Verona, e viene spiccato mandato di cattura a carico del generale Francesco Nardella, esperto di guerra psicologica e predecessore di Dominioni presso il comando Nato di Verona; ma il generale Nardella si sottrae alla cattura, e ripara prima in Olanda, poi in America latina, e troverà infine asilo politico in Paraguay.
La magistratura di Padova spicca un mandato di cattura anche a carico di Dario Zagolin, e ne affida l’esecuzione al comandante del Gruppo carabinieri di Padova capitano Manlio Del Gaudio, dopo che gli stessi carabinieri hanno accertato la reperibilità dello Zagolin. Ma il mandato non viene eseguito: Zagolin può fuggire all’estero, riparando prima in Grecia, quindi a Parigi. Il capitano Del Gaudio, massone dal 1958, è in contatto con Gelli fin dal 1968 (segretario del Venerabile presso l’Hotel Excelsior di Roma, e affiliato alla P2), ed è in stretti rapporti col generale piduista Giovanbattista Palumbo. Un anno dopo, il generale piduista Maletti affiderà al capitano piduista Del Gaudio il compito di zittire un confidente che avrebbe potuto rivelare notizie sulla cellula eversiva padovana e sulle sue protezioni. Nella trama eversiva, Zagolin ha un ruolo di primissimo piano, e la P2 lo protegge e ne impedisce l’arresto. Legato a Gelli e ad ambienti americani «tanto da essere ammesso a riunioni riservate a bordo della portaerei “Forrestal”», Zagolin «poteva operare all’interno dell’organizzazione rimanendo a un livello elevato di iniziativa e copertura» (dichiarazione di Roberto Cavallaro).
Titolare di una fantomatica ditta di cosmetici, iscritto al Movimento sociale di Padova, Dario Zagolin è in realtà un informatore dei servizi segreti, soprattutto di quelli americani. «Zagolin passava notizie agli americani», confermerà Amos Spiazzi.
La magistratura accerta che Zagolin è a capo di una vera e propria rete informativa: nell’abitazione di Giuseppe Menocchio (un suo collaboratore) vengono trovate molte schede informative riguardanti elementi sia di destra sia di sinistra compilate dallo stesso Zagolin e destinate a un servizio segreto.


Altre schede informative riguardanti tra gli altri Freda, Ventura, Merlino, Dalle Chiaie, vengono trovate nell’abitazione di Giovanni Zilio, il quale dichiara di averle compilate sulla base di informazioni fornitegli da Zagolin; le schede contengono anche notizie importanti, come quelle dei ripetuti incontri avvenuti nel 1969, a Padova, tra Freda e Ventura e Mario Merlino, e proprio alla vigilia degli attentati del 12 dicembre 1969 tra il duo Freda- Ventura e Merlino e Delle Chiaie (è la conferma che poco prima degli attentati del 12 dicembre 1969 ci sono stati rapporti e incontri tra la cellula eversiva padovana (legata ad Ordine Nuovo) e Avanguardia Nazionale: Freda e Delle Chiaie hanno sempre negato qualsiasi rapporto politico e operativo fra i loro gruppi). Ma il nome di Dario Zagolin entra anche nell’istruttoria relativa alla strage di Piazza Fontana: la sua autovettura (una Fiat 1500 targata Padova, e multata da un vigile urbano milanese) è rimasta parcheggiata a pochissima distanza da Piazza Fontana l’11 dicembre 1969, il giorno precedente la strage (A scoprire l’importante circostanza è stato il Gi di Catanzaro Emilio Le Donne nel corso della quarta istruttoria sulla strage; Zagolin, interrogato, ha rifiutato di fornire qualunque spiegazione.).
Zagolin confermerà alla magistratura (il 29 giugno 1983 Zagolin ha potuto essere interrogato a Parigi dal Gi di Catanzaro a seguito di rogatoria internazionale) di aver svolto, negli anni Settanta, attività informativa per Servizi di informazione, in contatto diretto con un imprecisato ufficiale del Sid; confermerà gli incontri del 1969 tra Freda-Ventura e Merlino-Delle Chiaie, e indicherà in Gianfrancesco Belloni – militante del Msi padovano, legato ai servizi segreti – una delle sue fonti informative. Interrogato dal giudice Salvini il 2 aprile 1992, Belloni confermerà di avere svolto per lungo tempo attività informativa, sia per i Carabinieri, sia per il personale della base americana di Ederle (nei pressi di Vicenza); confermerà inoltre l’analogo ruolo, ma “a più alto livello”, svolto da Zagolin, gli incontri e lo scambio di informazioni tra loro, e la fuga all’estero di Zagolin grazie a importanti coperture. Ma Belloni riferirà al magistrato anche un’importante circostanza inedita: «Accompagnai una volta Zagolin a Roma, in quanto questi doveva avere un incontro con Clemente Graziani [fondatore, insieme a Rauti, di Ordine nuovo, Nda]. Questo incontro avvenne in una trattoria. lo non conoscevo Graziani, e non lo avevo mai visto prima. Eravamo con la macchina di Zagolin, e al ritorno ci fermammo a Arezzo, dove Zagolin mi presentò Licio Gelli. Mi condusse cioè nella villa dove Gelli abitava [villa Wanda, Nda] , e comunque io mi limitai alle presentazioni, e parlarono fra loro. lo non entrai nei loro discorsi»; l’incontro risale al 1972, al periodo dei progetti golpisti a partecipazione statale e atlantica.


L’inchiesta della magistratura padovana sulla “Rosa dei venti” e sul Sid parallelo” finirà alla compiacente Procura di Roma, unificata al processo per il tentato golpe Borghese. Durante il dibattimento, quando si accennerà all’ “’Ente di sicurezza” (“Sid parallelo”), il pubblico ministero andreottiano Claudio Vitalone accamperà il “segreto di Stato”, e sulla questione calerà il silenzio. Tutti gli imputati verranno assolti, compreso il reo confesso Roberto Cavallaro. Analoga sorte toccherà all’inchiesta svolta dal magistrato torinese Luciano Violante sul “golpe bianco” del piduista Edgardo Sogno (Il piduista e aspirante golpista Edgardo Sogno, arestato nel 1974 in seguito all’inchiesta del magistrato torinese Luciano Violante, troverà nel Presidente della Repubblica Francesco Cossiga un grande estimatore: Cossiga definirà Sogno “patriota”, mentre riserverà al giudice Violante l’appellativo di “piccolo Wishinsky”), trasferita alla Procura di Roma e conclusasi con il proscioglimento degli imputati. Certo è che nell’ambito della trama eversiva la Loggia P2 ha svolto un ruolo nevralgico, occulta regia e punto di raccordo tra il “doppio Stato” e la Destra eversiva. Federico D’Amato, i generali Giovanbattista Palumbo, Gianadelio Maletti, Giuseppe Santovito, Pietro Musumeci, i colonnelli Giancarlo D’Ovidio, Federigo Mannucci Benincasa, Giuseppe Belmonte, il capitano Antonio Labruna, «e il capo della P2 Licio Gelli, la Loggia cioè alla quale appartengono o sembrano appartenere tutti gli altri. Tutti costoro hanno organizzato, orientato, tollerato bande paramilitari neofasciste, pur avendo l’obbligo giuridico di neutralizzarle; hanno ispirato tentativi di golpe, attentati e stragi consumate o solo programmate, ovvero non le hanno impedite, assicurando l’impunità agli autori di questi fatti, favorendone persino la fuga; hanno svolto attività di provocazione, di disinformazione e condizionamento politico attraverso detenzione illegale di armi e esplosivi, e di altri episodi criminosi da essi stessi orchestrati per attribuirli alle Sinistre; arruolamenti illegali e protezione di latitanti per fatti eversivi e per stragi» (Pubblico Ministero di Bologna, cit. nella sentenza ordinanza del Gi del tribunale di Bologna Leonardo Grassi, 3 agosto 1994, pagg, 375/76). Nel 1974 la strategia della tensione raggiunge il culmine con le stragi di Piazza della Loggia (Brescia, 28 maggio: 8 morti e 94 feriti) e del treno Italicus (San Benedetto Val di Sambro, 4 agosto: 12 morti e , 44 feriti). Durante l’estate, il Gran maestro di Palazzo Giustiniani Lino Salvini non si allontana da Firenze, poiché Licio Gelli lo ha informato di un possibile colpo di Stato: è il “golpe bianco” progettato dal piduista Edgardo Sogno. Il putsch non passa alla fase esecutiva a causa delle dimissioni del presidente Usa Richard Nixon, travolto dalla scandalo Watergate.


Nella sentenza-ordinanza di rinvio a giudizio del neofascista Mario Tuti e altri per la strage del treno Italicus, il magistrato Angelo Vella (dell’Ufficio istruzione del tribunale di Bologna) scriverà di ritenere «fondatamente e legittimamente» essere la Loggia P2 «il più dotato arsenale di pericolosi e validi strumenti di eversione politica e morale: e ciò in incontestabile contrasto con le proclamate finalità statutarie dell’istituzione» 29; e tuttavia il magistrato bolognese – affiliato alla Massoneria ometterà di indagare a fondo sulla Loggia segreta (Il magistrato Angelo Vella risulterà affiliato alla Massoneria (grado 33 del rito scozzese). Nel maggio 1990, quando il Consiglio Superiore della magistratura proprio per questo gli negherà la promozione a consigliere di Cassazione, in difesa del magistrato massone si ergerà il Presidente della Repubblica Cossiga. Nel 1993, il Csm sancirà l’incompatibilità tra affiliazione alla Massoneria e appartenenza alla magistratura.). Ma la regia piduista nella strage del treno Italicus verrà accertata: come stabilirà la Commissione parlamentare d’inchiesta, la Loggia P2 è «gravemente coinvolta nella strage dell’ltalicus, e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale» (relazione della CpiP2, pag. 93).


Da pag. 75 a pag. 81 di Trame Atlantiche di Sergio Flamigni edizioni Kaos



Chi difese la Democrazia italiana fu torturato e fu costretto a processi farsa, come quello per Insurrezione Armata contro i poteri dello Stato tenuto a Roma, solo per difendere e coprire chi ha praticato la destabilizzazione delle Istituzioni.
Interessi diversi concorrono a rafforzare delle idee preconcette costruite dai media e dai torturatori su quello che fu il processo storico che porterà a distruggere l’attuale Costituzione della Repubblica per tentare di ricostruire l’ideologia nazista.
Ancora oggi i media minacciano chi tenta di opporre le proprie ragioni ad una propaganda faziosa fatta di processi illegali. In questo paese non è possibile sospendere la Costituzione della Repubblica se non nell’esercizio di un colpo di stato. L’Italia non è gli Stati Uniti. La Costituzione della Repubblica Italiana non è la Costituzione degli USA. Mentre negli USA la Costituzione, e i relativi diritti, sono concessi dallo Stato ai cittadini; in Italia i cittadini sanciscono i doveri alle Istituzioni che sono tali nella misura in cui sono ossequiose ai doveri Costituzionali. E senza furbizie retoriche!
Oggi, gli interessi pecuniari dei “parenti delle vittime del terrorismo” difendono i loro interessi privati in assoluto disprezzo delle Istituzioni e della società civile. Con la violenza hanno separato le azioni dei singoli dall’insieme in cui quelle azioni avvenivano. Hanno agito con la violenza terrorista affinché le persone non potessero difendersi. Le ragioni di chi cercava giustizia hanno finito per costituire delle “aggravanti” in sede penale, anziché delle attenuanti. I parenti di terroristi che hanno attentato alla società civile fanno pressioni militari sui parenti delle vittime di stragi affinché li riconoscano come parenti di vittime del terrorismo, uguali a loro, e abbiamo il diritto ai benefici di legge.
Così, la commissione che indagò sulla P2 viene “silenziata”. I membri della P2 non vengono processati. Il Vaticano e le sue trame di destabilizzazione Istituzionale, non viene inquisito. I gruppi del terrore dell’Opus Dei e di Comunione e Liberazione vengono lasciati liberi di occupare le Istituzioni e privare i cittadini del controllo sociale. I preti cattolici ottengono l’impunità nello stupro di minori (Impunità reale anche se formalmente posono sempre venir inquisiti) .
Così oggi, si sa tutto su chi difese la Costituzione della Repubblica, al di là di come la propaganda li ha dipinti e dei verbali che i magistrati hanno compilato con la tortura e le minacce di morte, mentre sono “giuridicamente” ignoti e ancora attivi all’interno delle Istituzioni, chi ha organizzato e programmato le stragi che hanno insanguinato questo paese.

I magistrati torturatori di Venezia hanno impedito di essere processati per le torture che io ho subito. Lo hanno fatto mediante le relazioni mafiose che intrattenevano sia fra loro che con l’organizzazione criminale “ordine degli avvocati”. Eppure, se due poliziotti non avessero denunciato le torture che subivo, Trifilò e il cap. Ambrosini, sarei stato denunciato per diffamazione!
Le torture e la beffa!
Le minacce che ho subito da parte della Procura della Repubblica andavano in quella direzione: minacce di morte che ho continuato a subire per anni.
Mi hanno torturato perché non avevo nessun ruolo e nessuna responsabilità nella morte di Tagliercio o di Albanese: chissà se la vedova Albanese e la vedova Tagliercio dovrebbero chiedere scusa per le persone che hanno fatto torturare. Lo stesso Carlo Mastelloni, con la complicità del Consiglio Superiore della Magistratura e dell'organizzazione terroristica "ordine degli avvocati", ha manomesso il mio processo per i suoi scopi criminali. Ed è riuscito a farlo solo con le minacce di morte, impedendomi il diritto alla difesa.
Eppure, Felice Casson e i suoi complici, non sono mai stati processati per terrorismo!
Chi è il terrorista?
Il terroista è colui che compie atti di terrore che colpiscono indiscriminatamente i cittadini. E' colui che, all’interno delle Istituzioni, omettendo i doveri d’ufficio, attenta alle Istituzioni Democratiche colpendo indiscriminatamente i cittadini nei loro diritti Istituzionali.

Se l’Italia fosse un paese monarchico, allora, il terrorista sarebbe colui che attenta al re o alle istituzioni che derivano dal re (chi attenta al dio padrone o alle istituzioni che derivano dal dio padrone); ma l’Italia è uno stato che trae legittimità dalla Costituzione emanata dal singolo cittadino. Il terrorista è colui che colpisce il singolo cittadino nei suoi diritti, non l’individuo Istituzione! Sta proprio nell’inversione dei termini, nell’inversione del soggetto detentore dei diritti e della legittimità Costituzionale, che ha qualificato la Democrazia Cristiana, dal 1948 al suo scioglimento, come organizzazione terrorista che ha attentato ai cittadini al fine di assicurarsi un ingiusto profitto.
L’Articolo 1, comma secondo, della Costituzione della Repubblica recita:

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

Con la sua attività la democrazia Cristiana negò le forme in cui esercitare i diritti Costituzionali e quando, con l’apporto della Democrazia Cristiana le forze armate vennero meno all’articolo 52 comma 3:

“L’ordinamento delle forze armate si informa nello spirito democratico della Repubblica.”

Organizzando colpi di stato per ripristinare lo stato fascista, come in Grecia, era dovere di ogni cittadino ottemperare all’articolo 52 comma 1 della Costituzione della Repubblica:

“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.”

Magistrati e giornalisti terroristi chiamarono questo “sacro dovere”: Terrorismo!

La Costituzione della Repubblica afferma all’articolo 28:

“I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.”
29 agosto 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 20 agosto 2009

La situazione generale del Veneto e il prossimo scontro sociale


La crisi economica si sta aggravando.

Tutto diventa più difficile.

Non solo stanno aumentando le ore di cassa integrazione e lo spettro della perdita di lavoro aumenta, ma non esistono prospettive di ripresa sotto nessun aspetto. Una “tenue” speranza sembrava arrivare dal mercato cinese, ma è stata una speranza annullata dai recenti avvenimenti.

Dagli USA le notizie parlano di una situazione in cui la disoccupazione frena le importazioni. Se è vero che i dati macroeconomici sono contrastanti, a volte inducono all’ottimismo, specialmente per quanto riguarda le aspettative (peggio di così può andare?), è altrettanto vero che la disoccupazione ha ridotto il potere d’acquisto di ogni mercato mondiale riducendo le importazioni.

Ciò che blocca la ripresa economica, stante l’attuale schema di produzione e di commercio, sono due fattori: i bassi salari (e con essi la precarietà di sempre più lavoratori) e l’insicurezza in un presente che non è più stabile e che può cambiare all’improvviso.

Le soluzioni, sono solo di ordine sociale, consistono nel raddoppio dei salari e nella distribuzione di un salario sociale per i disoccupati, magari impiegati in lavori nei Comuni e nelle Province. Anche come muratori, minuto mantenimento, trasporti urbani, lavori di supporto sia alla sanità, alle scuole e all’arredo urbano. Potenziare la scuola pubblica in modo da sviluppare la cultura: la conoscenza e la cultura, saranno il terreno di scontro sul quale le società misureranno lo sviluppo nel prossimo futuro, qualunque sia lo sbocco che avrà l’attuale crisi economica.

Invece, abbiamo un governo che tenta di aggredire la società civile e foraggiare la chiesa cattolica. Anziché distribuire lavoro e prospettive, sia pur in una situazione di contrazione della produzione economica, preferisce alimentare la carità dei centri cattolici che finiscono per alimentare, ulteriormente, l’emarginazione. In questo modo, l’attuale governo ottiene il risultato di alimentare la criminalità e lo spaccio di droga, come emerge dai dati del Viminale, accuratamente taroccati, e dai 65.000 detenuti nelle carceri italiane.

In questa crisi, che si risolverà con una ristrutturazione dell’intera macro-economia mondiale, anziché difendere la struttura sociale, si preferisce distruggere la sanità, la scuola, la giustizia, e le strutture degli enti locali. Strutture che vengono ridotte a carrozzoni vuoti la cui presidenza viene conferita all’amico del politico di turno o alla “prostituta” di Berlusconi.

La Confcommercio registra un calo dei consumi?

E che vuoi che sia? In fondo che sarà mai una contrazione dell’1,9%?

Significa che questa contrazione si somma a quella dello scorso anno. Significa che decine di migliaia di persone stanno, letteralmente, rinunciando a comperare. Se negli USA è possibile, per una persona, fallire e cambiare nome, ricominciando da capo, in Italia non è possibile. Le persone che falliscono vengono ridotte a schiave in un sistema che le rapinerà sistematicamente per il resto della loro vita: e da qui prenderà il via lo scontro sociale!

Quando c’erano dei partiti politici capaci di mediare lo scontro sociale, le cose erano socialmente gestibili, oggi non lo sono più.

La CISL e la UIL sostengono il loro ruolo di appoggio incondizionato e succube di Tremonti; la CGIL è prigioniera delle logiche di Licio Gelli e della P2 attraverso le quali ha contribuito ad aggredire la società civile.

Ci sarà un duro scontro sociale, ma nulla di quanto abbiamo visto fino ad oggi. Le condizioni per le quali avverrà lo scontro sociale sono condizioni di “implosione economica”. Cioè condizioni in assoluta assenza di prospettive di sviluppo.

Se vogliamo estremizzare, per rendere l’idea, è come se in questa fase sociale ed economica, lo Stato Italiano avesse bisogno di ammazzare 3.000.000 di persone perché sono un “sovrappiù sociale” che crea problemi (magari le donne giovani si salvano perché gliela danno a Berlusconi). Storicamente queste persone emigravano. Oggi non c’è più la possibilità di emigrare. Storicamente si risolveva tutto con una guerra al massacro: potrebbe essere questa la soluzione del governo Berlusconi? A La Russa piacerebbe tanto! Un’altra soluzione sarebbe la costruzione di campi di sterminio: potrebbe essere questa la soluzione? A Maroni è una soluzione che piace tanto, con le sue ronde di camicie verdi e i campi di concentramento e di respingimento.

Un’altra soluzione è il massiccio spaccio dell’eroina nella società: soluzione già in atto con i militari italiani che in Afganistan controllano la produzione di eroina.

A settembre ricominceremo ad analizzare le singole situazioni critiche che si esprimono nel Veneto, ma già fin da ora, vedendo quello che succede in giro, la situazione appare drammatica.

Auguri Veneto.

20 agosto 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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mercoledì 12 agosto 2009

La crisi: località turistiche vuote in attesa del "fallimento degli Imprenditori"







Quando si parla di crisi economica è bene conoscere le regole attraverso le quali una crisi economica si sviluppa nella società in cui viviamo.

Da tempo, in Italia c’è un mondo di imprenditori coccolati da tutte le forze politiche che hanno smarrito il senso dell’etica e della morale sociale per far propria l’etica e la morale cattolica: quella nazi-fascista.

Detto in questo modo non significa nulla, ma basta precisare che costoro si ritengono i padroni del sistema sociale in cui viviamo e agiscono come se il sistema sociale fosse una loro preda.

Fino a circa 25 anni fa la società era organizzata per associazioni. Associazioni che difendevano interessi specifici, ma che avevano la capacità di controllare i loro aderenti. Alla fine degli anni ’90 si presenta un nuovo fenomeno: il distacco delle persone dalle organizzazioni tradizionali. Viene perso il controllo in quanto ogni individuo tenta di essere colui che ha “la visione corretta”, “la corretta opinione”.

Nel loro piccolo diventano tutti “imprenditori” non deve ingannare. Per loro, essere imprenditori, significa essere svincolati dagli obblighi sociali. Significa essere tutti dei padroni.

Anche in questo momento gli “imprenditori” sono convinti che la crisi riguardi esclusivamente il loro “bestiame umano”, coloro che sono i loro “dipendenti”.

Questa mentalità diffusa è uno degli elementi importanti di questa crisi: non viene percepita come propria e si guarda a Berlusconi come fosse il profeta che, negando la crisi, divide le acque portando il popolo eletto degli “imprenditori” fuori dalla schiavitù d’Egitto. Se avessero letto bene la bibbia, il Mosè porta il popolo eletto a morire in massa nel deserto. Ed è quello che succede.

Il popolo degli imprenditori non si nutre da altri imprenditori, ma da una massa di persone che vivono la crisi in prima persona. Costoro si ritirano dal mercato e svuotano i centri della rapina.

Così i centri di vacanze sono svuotati e gli “imprenditori” dei centri di vacanze stanno riversando la crisi sugli “imprenditori” che hanno, con i loro dipendenti, disertato i centri delle vacanze.

Quella che era una crisi finanziaria, oggi è una crisi sociale e sta passando dagli operai agli imprenditori: mentre gli operai, divenuti a loro volta imprenditori, per effetto della crisi, chiudono la borsa tentando di salvaguardare il loro minimo potere d’acquisto. Non è solo Berlusconi che non spende, ma anche l’infermiere, l’insegnante, il poliziotto, l’operaio che ancora non è in cassa integrazione. Però non spende il primario e il dirigente comunale sta pensando che gli costa troppo fare le vacanze nella stessa località del deputato o del senatore.



In questo modo è ridotto il 10 agosto il maggior centro turistico della Provincia di Vicenza: Asiago alle 20.15 di sera.



A questo aggiungiamo i turisti vessati e perseguitati dai Vigili Urbani. Le aggressioni ai “clienti” delle donne lungo la strada. Aggiungiamo il controllo poliziesco del territorio che va dalla repressione a chi guida con un po’ di alcool alla ferocia criminale delle ordinanze contro gli artisti di strada. Se condiamo questo con l’attività di rapina (perché non c’è altro modo per definirla) delle multe dei semafori intelligenti e degli eccessi di velocità, appare evidente che ci stiamo avviando all’interno di uno stato galera di cui le ronde, approvate dal governo Berlusconi, altro non sono che una riedizione delle squadracce dei picchiatori fascisti. Lo so che non gli hanno ancora dato il manganello, ma, per quel che mi riguarda è solo una questione di tempo: nemmeno i vigili urbani avevano né il manganello né le pistole.

Aggiungeteci le retate nelle discoteche e avrete il motivo vero per il quale il Passante di Mestre è stato bloccato da 30 chilometri di coda: tutti andavano in Slovenia e Croazia per le ferie scappando dall’Italia che si sta trasformando in una galera.








Dobbiamo aspettare il "fallimento degli imprenditori". Questa è una delle novità della crisi.



12 agosto 2009
Claudio Simeoni
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