La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 27 ottobre 2009

I vigliacchi della "razza piave", la condanna del nazista Gentilini e il marchio d'infamia per la città di Treviso che lo ha votato.


Quando si usa il termine “razza piave”, non lo si usa a caso.
Si usa il termine “razza piave” per indicare una “razza di vigliacchi” (che non è una "razza", ma il risultato di un'educazione). Personaggi educati ad essere violenti e prepotenti con chi non è in grado di difendersi e deferenti, sottomessi e piagnoni, nei confronti di chi ritengono un loro “padrone”. Quando si usa il termine “razza piave” si indica del “bestiame umano” o, se preferite “degli individui costretti a soggettivare, mediante l’educazione all’obbedienza, il ruolo di “bestiame umano” incapace di considerare sé stesso un soggetto portatore di doveri e di diritti Costituzionalmente determinati. Quando si parla di “razza piave” si intende un soggetto incapace di affrontare la propria quotidianità all’interno delle regole e delle leggi sociali, ma tutto intento ad imporre, mediante l’odio e la violenza, la propria “superiorità di dominio socio-economico” su soggetti fragili. E quando l’individuo di “razza piave” è debole? Diventa piagnone e si rifugia nel gregge sotto le gonne del prete. Col termine “razza piave” si indica un individuo che pratica la violenza sui minori, costruendo bullismo prima ed emarginazione in età adulta. Si intende un soggetto che in campo economico pratica il lavoro nero e gli omicidi sui posti di lavoro (qualche volta a morire sono gli stessi imprenditori travolti dalla loro arrogante superficialità nei rapporti col mondo. Quel “ghe penso mi” che li porta a guidare trattori su pendii o argini nei quali si capovolgono) per delirio di onnipotenza: si compiace a far del male alle persone, tanto, gli organi inquirenti sono benevoli con la sua attività criminale. Con “razza piave” si intende quel delirio criminale contro gli emarginati sociali che ha in Vlad L’Impalatore, uno dei precursori della pulizia etnica nei confronti degli emarginati.

Giancarlo Gentilini non è solo incapace di vivere e confrontarsi nella società civile, ma è un impotente che vede nell’odio contro persone vitali l’unica sua ragione d’esistenza.
Le “idee” ben note di Gentilini sono quelle che hanno portato ai campi di sterminio. Sono le idee cattoliche veicolate nel delirio di onnipotenza. Le stesse idee che stanno distruggendo l’economia del Veneto incitando al più grande disastro socio economico che la regione del Veneto abbia mai visto. Imprenditori che sapevano solo rubare e delinquere violando tutta una serie di leggi e norme, garantiti dalla benevolenza degli inquirenti, davanti alla necessità di affrontare i problemi dei mercati internazionali, sono incapaci e impotenti. Come Gentilini che, come sindaco, anziché integrare i cittadini di religione diversa e di diversa etnia, sa solo incitare all’odio e allo sterminio; “voglio eliminare i bambini nomadi”.
Capisco che Gentilini sia cattolico, ma l’ordine del dio cristiano che rende beati “coloro che sbatteranno le teste dei bambini contro i macigni” Salmo 136 è considerato dalla Costituzione un delitto
Ricordiamo come Gentilini non si è mai considerato il “sindaco di Treviso”, ma il “padrone di Treviso”, considerando i trevigiani bestie che dovevano fare ciò che lui voleva. E i trevigiani, che non si considerano cittadini, ma servi, lo hanno sempre votato facendo proprie le idee di morte, di genocidio e di razzismo di Gentilini.


Treviso. Istigazione al razzismo, Gentilini

condannato: tre anni senza comizi
Lo "sceriffo" dovrà pagare una multa

[che traduce in denaro mesi di galera, data l'età]

di 4mila euro, non potrà parlare in pubblico

in occasione di manifestazioni politiche



TREVISO (26 ottobre) - Aveva tuonato davanti alla sua platea più congeniale, i militanti del Carroccio alla Festa dei Popoli Padani a Venezia, ma le frasi usate da Giancarlo Gentilini, lo "sceriffo" vicesindaco di Treviso, gli sono costate prima un'inchiesta per istigazione all'odio razziale e oggi una condanna. Il Gup di Venezia Luca Marini, al termine del rito abbreviato, ha condannato Gentilini a 4.000 euro di multa e al divieto per tre anni di partecipare a comizi politici, con la sospensione di entrambe le pene. A sostenere l'accusa il procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti che ha chiesto il massimo della pena, 6.000 euro di multa, pari a un anno e 5 mesi di reclusione, e non il carcere vista l'età dell'imputato. Alla festa della Lega a Venezia, il 14 settembre del 2008, il vicesindaco trevigiano era salito sul palco infiammando il popolo del Carroccio. Con voce tuonante e piglio deciso, aveva toccato tutti i temi "caldi" già trattati in altre occasioni, con relativa apertura di polemiche e prese di posizione, come quando aveva deciso di togliere le panchine o provocatoriamente aveva detto di travestire gli immigrati da "leprotti" per addestrare i cacciatori. A Venezia erano state così lanciate frasi pesanti sull'immigrazione clandestina, sulle presenze di nomadi, fino alle possibili realizzazioni di moschee in territorio veneto. «Voglio eliminare - aveva detto - i campi nomadi, voglio eliminare dalle strade quei bambini che vanno a rubare in casa degli anziani» ed ancora «voglio una rivoluzione contro chi vuole aprire moschee e tempi islamici», dicendosi pronto «ad aprire una fabbrica di tappeti per regalarli agli islamici perché vadano a pregare nel deserto e non a casa nostra». Un discorso documentato dalla Digos ma anche da tanta gente con videocamera tanto da far diventare il suo intervento - per breve tempo - un video "cult" su youtube. Da parte sua, la procura di Venezia aveva avviato un'inchiesta che oggi è giunta al suo primo risultato in aula con la sentenza di condanna. Il difensore di Gentilini, l'avvocato Luigi Ravagnan del Foro di Venezia, ha respinto con forza la decisione del Gup e ha annunciato - in attesa delle motivazioni della sentenza - il ricorso in appello. Per il legale, nelle frasi di Gentilini, «non c'era nessuna maliziosità contro le razze, bensì il sostegno ad idee ben note del mio assistito finalizzate all'integrazione tra etnie diverse». Per nulla turbato lo "sceriffo", che con la voce robusta e risata sorniona, come quelle che accompagnano i suoi interventi pubblici, dice che le accuse mossegli sono state fatte «ad un uomo che, per le proprie idee, è abituato ad andare all'assalto e ad esporsi al fuoco nemico porgendo il proprio petto mentre qualcuno è pronto a spararmi alle spalle».

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=78101&sez=NORDEST

Le ultime parole di Gentilini dimostrano tutta la sua vigliaccheria!
Un vigliacco che si sottrae alle leggi e alle norme della società civile per incitare all’odio e al linciaggio di bambini e di persone di religione diversa dalla sua. Solo con la violenza Gentilini ha impedito alle persone di esprimere le loro idee. Quelle di Gentilini non sono idee, sono crimini. Se fossero idee, allora anche la soluzione finale di Hitler sarebbe un’idea e non un atto criminale!

26 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 26 ottobre 2009

Terrorismo del dossieraggio di Silvio Berlusconi, della sua stampa e delle sue televisioni. Appunti di memoria politica.

La vicenda Marrazzo non è altro che l’ultimo episodio delle vicende ricattatorie che vedono Silvio Berlusconi, con i media che controlla, inaugurare una vera e propria guerra civile di ricatti al fine di sottrarsi alle critiche per il disastro economico e sociale che sta organizzando.
Il tentativo di sottrarsi dal coinvolgimento della vicenda Marrazzi non fa altro che confermare la convinzione che siamo davanti all’organizzazione di un dossieraggio con cui aggredire gli avversari politici.
Un conto è Berlusconi che frequenta prostitute a cui offre ministeri e poltrone politiche, e un conto è una “scopata” ininfluente sulle scelte politiche della persona. Un conto è essere omosessuale e un conto è essere un politico che usa la propria posizione politica per i propri scopi personali. Un conto sono le azioni confinate nel privato e un conto è l’uso della politica per gestire il privato e l’uso del privato per condizionare la politica. Un conto è la minorenne e un conto è l’adulto consenziente. Dopo di che esistono due fragilità e due perplessità sia nei confronti di chi si atteggia a dio onnipotente che nei confronti di chi si ritiene il peccatore e chiede espiazione. In entrambi i casi, entra in gioco l’educazione cattolica che si riversa nella politica.
Della vicenda Marrazzo scrive il Corriere della Sera:

LA CHIAMATA DA ARCORE - Racconta il direttore Alfonso Signorini: «Me l’ha offerto la ti­tolare Carmen Masi e io l’ho preso in visione. Mi disse che il prezzo era di 200.000 euro trat­tabili. Ho spiegato subito che non mi interessava, però — co­me spesso avviene per vicende così delicate — ho detto che ne avrei parlato con i vertici del­l’azienda. Ho subito informato la presidente Marina Berlusco­ni e l’amministratore delegato Maurizio Costa, con i quali ab­biamo concordato di rifiutare la proposta». È a questo punto che, presumibilmente, la stes­sa Marina Berlusconi avvisa il padre di quanto sta accadendo. Lunedì scorso il presidente del Consiglio visiona le imma­gini. Poi chiama Marrazzo. Lo confermano ambienti vicini al capo del governo e lo stesso Marrazzo — quando ormai la vicenda è diventata pubblica — lo racconta ad alcuni amici, anche se non specifica a tutti chi sia l’interlocutore che lo ha messo in guardia. Durante la telefonata Berlu­sconi lo informa che il video è nella mani della Mondadori, gli assicura che la sua azienda non è interessata all’acquisto e gli fornisce i contatti della Pho­to Masi in modo da cercare un accordo direttamente con loro. L’obiettivo del capo del gover­no appare chiaro: smarcare il suo gruppo editoriale da even­tuali accuse di aver gestito il fil­mato a fini politici, ma anche mostrare all’opposizione la sua volontà di non sfruttare uno scandalo sessuale. Una mossa che arriva al termine di trattati­ve con altri quotidiani a lui vici­ni che avevano comunque rite­nuto il filmato «non pubblicabi­le », come ha sottolineato il di­rettore di Libero , Maurizio Bel­pietro, quando ha raccontato di averlo visionato.
L'INTERMEDIARIO - In ogni caso il governatore capisce che si è aperta una via d’uscita, probabilmente è con­vinto di potersi così sottrarre al ricatto dei carabinieri. Telefo­na alla titolare della società e prende un appuntamento per il mercoledì successivo. L’ac­cordo prevede che sia un suo intermediario ad andare a Mila­no. È il «metodo Corona», con la vittima che tenta di far spari­re dal mercato materiale com­promettente. Carmen Masi avverte Max Scarfone, il fotografo che ha avuto il video dai militari del Trionfale e ha incaricato lei di occuparsi della vendita. Gli pre­nota via Internet un biglietto ferroviario per farlo andare nel capoluogo lombardo e assiste­re all’incontro. Gli investigatori del Ros capi­scono che devono intervenire perché la trattativa è nella fase finale, dunque il filmato ri­schia di essere distrutto con l’eliminazione della prova del­l’estorsione. Alle 23 di martedì scorso bloccano Scarfone alla stazione e lo portano in caser­ma per l’interrogatorio. Il foto­grafo conferma quanto già emerge dalle intercettazioni te­lefoniche. All’alba viene perqui­sita la Photo Masi e sequestrata una copia del video. Alle 18 la stessa squadra del Ros entra nella redazione di Chi per prendere la seconda co­pia. L’appuntamento con il governatore viene immediata­mente annullato.
Tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_26/berlusconi-marrazzo_8d39a2ea-c1fa-11de-b592-00144f02aabc.shtml

Che un capo del governo telefoni al ricattato invitandolo a mettersi d’accordo con i ricattatori è un comportamento non solo censurabile, ma criminale: quasi facesse parte del circuito del ricatto. E Chi? Perché non ha consegnato il nastro alla polizia?
Stava valutando come usarlo?
E chi ha avvertito Berlusconi che i carabinieri del ricatto erano controllati?
Come stanno lavorando le Istituzioni, i servizi segreti? Per le Istituzioni o per l’uso privato di Berlusconi?


Ma già da un po’ il gioco del dossieraggio era scattato.
Da ricordare il caso Boffo, Fini, Augias e il caso del giudice Misano.

La vicenda Boffo termina il 03 settembre2009:

MILANO - Il direttore di Avvenire Dino Boffo si è dimesso con una lettera inviata al cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. Boffo era stato oggetto di duri attacchi da parte de Il Giornale, quotidiano edito dal fratello del premier Paolo Berlusconi, e proprio sull'Avvenire di giovedì aveva pubblicatoun dossier con le 10 verità che, nelle intenzioni, dovrebbero smontare tutti i punti della campagna avviata contro di lui da Vittorio Feltri.
«LA MIA VITA VIOLENTATA» - «Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani» ha sottolineato Boffo nella lettera inviata a Bagnasco, presidente della Cei, nella quale presenta le dimissioni «irrevocabili» e «con effetto immediato» sia da Avvenire che dalla tv dei vescovi Tv2000 e da Radio Inblu. «La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere» ha scritto ancora Boffo nella lettera al card. Angelo Bagnasco.
Tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/boffo_dieci_risposte_avvenire_55918e88-9866-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml

La vicenda Fini si conclude un po’ prima della pubblicazione delle sue vicende ad opera de Il Giornale. A Feltri basta minacciarle il 14 settembre 2009. Leggiamole da La Stampa:

ROMA - Nuovo affondo di Vittorio Feltri nei confronti del presidente della Camera Fini. In un lungo editoriale sulla prima del Giornale, il direttore del quotidiano prima traccia un lungo excursus sulle vicende politiche recenti che hanno visto protagonista Fini e poi minaccia la pubblicazione un «dossier a luci rosse».Secondo Feltri il presidente della Camera «ha l’esigenza immediata di trovare una ricollocazione: o di qua o di là. Non gli è permesso di tenere un piede nella maggioranza e uno nell’opposizione. Deve risolversi subito». «E si ricordi che bocciato un lodo Alfano se ne approva un altro, modificato, e lo si manda immediatamente in vigore. Ricordi anche che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano su teoremi». «Perchè - aggiunge Feltri - oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente, per dire, ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme». «Inoltre, valuti Fini, che se la Lega si scoccia e ritira la sua delegazione, il voto anticipato è inevitabile. Allora per lui, in bilico tra destra e sinistra, sarebbe una spiacevole complicazione».

Tratto da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200909articoli/47343girata.asp

E Fini sa di che cosa parla Feltri?
Una spada di Damocle sulla testa del presidente della Camera?

E perché non evocare anche il servizio delle Iene in cui si dimostrava che una grande quantità di Deputati era tossicodipendente?
Viste le dichiarazioni e le farneticazioni attorno alla legittimità del Lodo Alfano prima che la Consulta lo bocciasse, mi sembrava ovvio che i deputati fossero in gran parte cocainomani e, la violenza con cui hanno respinto gli accertamenti sulla loro eventuale dipendenza (vedi la vicenda Iene), appare come una conferma. La stessa vicenda Tarantini lo dimostra. C’è quel detto e non detto, in quell’inchiesta, che se da un lato l’accertamento giudiziario va alla ricerca di conferme, al lettore appare evidente come a casa di Silvio Berlusconi siano girate grandi quantità di cocaina e di viagra. Non si spiegherebbero in altro modo le dichiarazioni della D’Addario sulle prestazioni sessuali di una notte per un operato di prostata, come Feltri ebbe modo di sottolineare in un’intervista televisiva (mi sembra in Annozero).
E, infine, sottolineiamo il linciaggio mediatico a cui Canale 5, sempre di Silvio Berlusconi, tentò di linciare il Giudice Mesiano.
Scrive il giornale La Stampa il 17 ottobre 2009:


La relazione tra immagini e parlato, una indecenza

E' in corso un'aspra polemica per il servizio di Canale5 sul giudice Mesiano, autore della sentenza di condanna per 750 milioni a carico di Fininvest per la truffa sul caso Mondadori (e la corruzione del magistrato che aveva deciso il lodo a favore di Berlusconi). Il servizio lo mostra seguito e pedinato da una telecamera nascosta, in una mattinata in cui il giudice va a spasso e poi dal barbiere.Il Canale5 si difende dicendo che ha fatto soltanto esercizio di cronaca, e che ha voluto far conoscere un personaggio poco noto al pubblico. In questi termini, il problema investirebbe soltanto i limiti della tutela della privatezza, e vi sarà un giudizio al riguardo.Ma ciò che conta invece, sul piano della comunicazione, è la relazione tra le immagini - che fanno vedere uno sconosciuto a spasso per le strade di Milano, un uomo come tanti - e la persistenza, invece, del commento, che continua a definire come "stravaganze" il comportamento assolutamente normale di quel volto anonimo, e ribadisce sempre che si tratta di un personaggio "stravagante". Anzi, a un certo punto l'autrice del servizio si permette di dire, testualmente: "Tanto, siamo ormai abituati alle stravaganze di questo giudice " (facendoci dunque pensare che, appunto, "stravagante" sia la sentenza di condanna di Fininvest e B). L'intento evidente della comunicazione - non occorre essere degli studiosi di media per capirlo - è dunque di attaccare addosso a quel personaggio l'etichetta della "anormalità", della "stravaganza", per far poi ricadere questa "anormalità" , questa "stravaganza", sulla sentenza che ha condannato la società corruttrice e truffaldina Fininvest.L'autrice del servizio (e il direttore della rubrica che lo pubblica) sostengono che si è trattato di giornalismo e null'altro (addirittura ha la faccia di bronzo di sostenere d'essere, lui, il direttore, una vittima). E' significativo, o quanto meno lascia comunque riflettere molto, che appena pochi giorni fa, subito dopo la sentenza, Berlusconi avesse detto da una tribuna pubblica: "Su questo giudice, nei prossimi giorni ne vedrete delle belle". Che vuol dire? che ha dato l'ordine alle sue truppe di scendere subito in campo? come Feltri ha fatto subito con il Giornale di famiglia? Cos'altro dobbiamo aspettarci?

Tratto da:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=126&ID_articolo=203&ID_sezione=277&sezione=

Si tratta dell’uso della schedatura. Vi ricordate la vicenda Renato Farina?
Questo personaggio legato a doppio filo a Feltri e ai servizi segreti. Quanti “dossier” ha raccolto sulla vita privata?
Se è compito di un politico essere “senza macchia” o con macchie tali da non interferire nella vita politica (cosa che gli interessi economici, privati e nell’editoria di Silvio Berlusconi, per Silvio Berlusconi, escludono apriori specialmente per i rapporti che ha avuto con la mafia da Dell’Utri a Mangano), non è ammessa nessuna schedatura che sia al di fuori dell'attività giudiziaria.
Vogliamo ricordare Renato Farina da un articolo di La Repubblica dell’11 luglio 2006?

ROMA - Dice Renato Farina che, nell'attico di via Nazionale 230, è stato più volte. Dice che quelle undici stanze che i magistrati hanno definito l'"ufficio riservato del Sismi" fossero, in realtà, "la base operativa del Servizio, in cui Nicolò Pollari - gli disse Pollari - andava a lavorare per avere un po' di tranquillità". Pio Pompa, il funzionario del Sismi, formalmente l'unico inquilino di via Nazionale 230, era la controfigura di Pollari. Dice Farina: "Pollari mi disse: "Pompa sono io". "Pompa è il mio orecchio"". Così gli disse, e come faceva Farina a metterlo in dubbio? Dice Farina di avere ubbidito. Si accordava con Pompa. Era "preparato" da Pompa. Era pagato da Pompa. Trentamila euro in due anni. Sempre in contanti, sempre dietro ricevuta. Qualche volta firmata "Betulla", qualche volta "Renato Farina". Denaro per le spese vive. Gli aerei, i soggiorni. Non che potesse aggravare il giornale, "Libero", dei costi del suo lavoro doppio. Dice Renato Farina che ha cominciato a lavorare per il Sismi nel 1999 in Serbia, durante la guerra, anzi prima della guerra e per evitarla. Aveva allora buoni rapporti con il ministro degli Esteri, Lamberto Dini e soprattutto con Giulio Andreotti, e il governo era di centro-sinistra e il presidente del Consiglio Massimo D'Alema. Dice Farina di aver mediato con Slobodan Milosevic. Dice che corse più di un pericolo, che rischiò la vita, che la salvò per un pelo. Comunque, in quei giorni, nasce il Farina doppio. Il giornalista cattolicissimo e appassionato. L'informatore dell'intelligence militare e reclutatore di fonti. Il sette luglio scorso, venerdì, Renato Farina, assistito dall'avvocato Grazia Volo, vuota il sacco dinanzi ai pm di Milano Romanelli e Civardi. E' un racconto che pretende di essere la verità, tutta la verità, senza alcun trucco.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/sismi-mancini/le-confessioni-di-farina/le-confessioni-di-farina.html

Non si tratta solo di Feltri e di Farina, di Pollari e di Pompa, si tratta di dossier a tonellate che dal Sid al Sifar, da Andreotti, Fanfani e Moro (per continuare con Craxi e compagni), hanno inquinato la vita politica dell'Italia dal dopoguera ad oggi.
E’ proprio della politica di Silvio Berlusconi, probabilmente ereditata dalla P2, l’uso dei dossier per aggredire gli avversari politici. La memoria va alle inchieste strumentali del giudice Nordio contro gli oppositori di Silvio Berlusconi gestite strumentalmente dai giornali propagandistici di Silvio Berlusconi.
Oppure alla costruzione di dossier come quello della Mitrokhin che voleva far passare Prodi come un agente del Kgb.
Riporto la notizia dal Corriere della Sera del 30 novembre del 2006:

«Così la Mitrokhin indagava su Prodi»
Verifiche anche su Bassolino e Pecoraro Scanio. Le telefonate tra Scaramella e Guzzanti. Inchiesta a Roma
ROMA — Indagini capillari su Romano Prodi, Alfonso Pecoraro Scanio e Antonio Bassolino. Era questa l'attività affidata nel febbraio scorso dal presidente della commissione Mitrokhin, il forzista Paolo Guzzanti, al consulente Mario Scaramella. Dalle intercettazioni telefoniche emerge il tentativo di dimostrare che l’attuale premier e il leader dei Verdi erano «agenti del Kgb» e che il presidente della Regione Campania aveva assegnato appalti a cooperative rosse legate alla camorra. Ore e ore di conversazione svelano l’attività di raccolta di notizie interrogando gli ex agenti russi, primo fra tutti Alexander Litvinenko, morto a Londra la scorsa settimana dopo essere stato avvelenato con il polonio 210. E dimostrano che Scaramella poteva contare su una rete di informatori che comprende poliziotti, agenti della polizia penitenziaria e due uomini della Cia. Uno di loro è Bob Lady, ex capocentro a Milano, adesso ricercato perché accusato del sequestro di Abu Omar. Tra finti attentati e spedizioni di armi pilotate, le carte rivelano anche la volontà di Scaramella, giudice onorario nipote dell’ex governatore della Campania per Alleanza Nazionale Antonio Rastrelli, di accreditarsi presso varie istituzioni italiane e internazionali.

Tratto da:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/11_Novembre/30/mitrokhin.shtml

Oppure ancora la vicenda di Telekom Serbia, la storia di una truffa orchestrata ad arte dall’organizzazione di Silvio Berlusconi per sputtanare Prodi e le opposizioni e ricostruire l’Italia fascista.
Ricordiamo questa vicenda che ormai data 26 settembre 2003 con l’inizio dell’articolo del giornale La Repubblica:

Tutta la rete di faccendieri, trafficanti, ex spiesulla quale si basa l'inchiesta parlamentare
Telekom Serbia
storia di una trappola
di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO
QUEL che segue è la storia di una trappola. Dei suoi protagonisti, delle coincidenze che vi si rintracciano, dei percorsi seguiti per costruire la diffamazione contro Prodi, Fassino, Dini trascinati dinanzi all'opinione pubblica come corrotti dall'"affare Telekom". È una storia che, se non fosse penosa, sarebbe grottesca perché, seguendone i fili, ci si potrà finalmente rendere conto di come (e in base a che cosa) esponenti della maggioranza di ritorno da Villa Certosa, residenza estiva del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (una coincidenza, senza dubbio), hanno potuto suggerire il coinvolgimento nell'affare del capo dello Stato. È una storia che sarebbe incredibile se non la si potesse documentare con le parole del presidente della Commissione d'inchiesta, Enzo Trantino, ritenuto "un gentiluomo". Una formula convenzionale che in Italia indica una persona dabbene e candida fino all'ingenuità. Vedremo se Trantino è l'uno o l'altro. O l'uno e l'altro. La possibilità di mettere le mani su qualche brandello di verità muore presto in "Commissione Telekom". 8 gennaio 2003. Un "anonimo" indica alla Commissione di cambiare strada. "La pista da seguire non è quella dei mediatori Vitali/Maslovaric. Per trovare i politici, andate prima in Gran Bretagna e poi a San Marino...". Già nell'inchiesta di Repubblica (febbraio 2001), le mediazioni appaiono il modo - forse il solo - per sbrogliare l'intrico dell'acquisizione del 29 per cento della telefonia serba da parte di Telecom Italia. È una strada promettente che chiede la volontà del parlamento di fare luce, senza pregiudizi: è proprio l'ingrediente che manca per fare buona la minestra. Il fatto è che alla Commissione di Enzo Trantino, An, non interessa ricomporre il mosaico dell'affare italo-serbo con la fondatezza di fatti accertati con equilibrio. L'obiettivo della maggioranza e della Commissione è un altro: far girare le ruote di una trappola politico-mediatica, capace di distruggere immagine e credibilità del presidente della Commissione europea; del leader del maggior partito d'opposizione; dell'ex ministro degli esteri.
L’articolo continua all’indirizzo:
http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/telekomserbia3/caso/caso.html

E’ in questo modo che Berlusconi, con Previti, dell’Utri, e altri hanno inquinato la vita politica in Italia e la diffusione di menzogne e linciaggi sugli avversari politici.
Linciaggi, come pratica costante fatta da puttanieri e cocainomani che nascondono le loro attività accusando “gli altri” di essere uguali a loro. E questo mentre stanno distruggendo la struttura economica dell’Italia. Stanno distruggendo non solo l’economia, ma la cultura e la società.
Mentre in piena crisi, Germania e Cina investono sulla CULTURA, il governo Berlusconi si preoccupa solo di rubare e salvaguardare i propri personali interessi sottraendo le risorse possibili al paese e impedendo al paese di costruire il proprio futuro. Coperti e protetti dalla più grande organizzazione di propaganda che la storia dell’Italia abbia visto, stano ricostruendo lo stato fascista protetti da una parte della Polizia di Stato e dei Servizi Segreti che, anziché proteggere il paese, stanno inquinando la vita civile, politica ed economica.
La domanda è: Silvio Berlusconi è andato in Russia da Puttin per andare a puttane e cocaina senza l’intoppo dei giornalisti italiani o è andato in Russia per procurarsi dossier dell’ex Kgb da usare contro eventuali avversari politici? O l’uno e l’altro?
Alla luce dell’uso che Berlusconi fa della sua stampa e delle sue televisioni, nonché dell’uso dei miliardi con cui denuncia alla magistratura chi denuncia la sua attività che inquina la politica del paese, c’è forse da pensare un qualche cosa di diverso? Quando aprì la sua agenda di lavoro e un giornalista la fotografò, era piena di appuntamenti con “ragazze disponibili” e i suoi “torcicollo” con appuntamenti ufficiali mancati, fanno di Silvio Berlusconi un incapace, incompetente e un fannullone! Uno che usa la politica per impedire di essere processato e condannato.
Chi sarà la prossima vittima dei suoi dossier?
26 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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giovedì 22 ottobre 2009

C'era una volta nella regione Veneto (purtroppo, quella volta, è oggi).


Questi episodi accadono in Veneto.
La società non è solo malata, ma esiste una volontà anche di farla ammalare.
Ragazzini di undici anni che se ne vanno in giro attorno alla mezzanotte come se il giorno dopo non avessero nulla da fare. Quel nulla che esprimono come un grido di aiuto in una società che li ha svuotati predisponendoli a riempire quel vuoto con forme di disprezzo nei confronti di un esistente che ignora le persone.
Squadracce di picchiatori leghisti. Un po’ diversi dalle squadracce fasciste di triste memoria. E molto più pericolosi: un ministro degli interni che alimenta l’uso delle ronde e un delirio di onnipotenza che li porta a picchiare i camerieri perché non sono abbastanza poveri e abbastanza sottomessi al loro delirio.
Accade in Veneto, nelle responsabilità di una società malata di morte e organizzata, oggettivamente, come un’associazione criminale contro i cittadini.


Treviso.

Bestemmie sui muri della chiesacon lo spray:

denunciati tre undicenni
Sono un italiano, un albanese e un marocchino di Gaiarine

Ieri sera hanno riempito negozi ed edifici di scritte ingiuriose


GAIARINE (20 ottobre) - Tre ragazzini di undici anni - un italiano, un albanese e un marocchino - sono stati denunciati per aver scritto bestemmie e oscenità sui muri delle case del loro paese, Gaiarine, compresi quelli della chiesa. L'imbrattamento, che ha interessato non solo le case e la chiesa ma anche edifici pubblici e vetrine di negozi, è stato fatto questa notte. Sono bastate alcune ore a polizia municipale e carabinieri a scoprirne gli autori, trovati ancora con le mani sporche di vernice. I tre, secondo un primo accertamento dell'Arma, si erano dati appuntamento ieri, intorno alle 23, nel centro del paese da dove è partito il raid con le bombolette spray scrivendo sostanzialmente bestemmie e frasi oscene. I proprietari degli edifici imbrattati sarebbero intenzionati a chiedere un risarcimento per i danni ai genitori dei bambini, segnalati in ogni caso alla Procura dei minorenni di Venezia.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=77382&sez=NORDEST


Che altro resta a questi ragazzini se non il vuoto che la società veneta gli impone. Il loro è, tutto sommato, un vero e proprio urlo di dolore che poliziotti incapaci di gestire delle indagini sociali, segnalano alla Procura dei minorenni, anziché arrestare le amministrazioni comunali: così avranno i criminali futuri. Si preoccupano dei danni prodotti delle scritte e non si preoccupano dei danni che hanno fatto alla psiche di questi ragazzi! Che cosa succederà fra un paio d’anni quando questi ragazzi inizieranno a sentire prepotenti le pulsioni sessuali? Tanto, mica pagano i poliziotti. Paga una società sulla quale si riversa un carico di disagio e di devastazione emotiva che le Istituzioni preposte non solo ignorano, ma gestiscono a loro vantaggio contro i cittadini (da dove nasce la propaganda della paura con la quale alcuni partiti politici hanno attinto voti?).

E, intanto gli squadristi aggrediscono le persone deboli e fragili. La polizia, sembra da questo articolo, ha individuato gli autori del pestaggio, ma l’insieme sociale da cui emergono questi autori del pestaggio è un carico sociale che provoca molti problemi alla società civile.


Aggredirono un cameriere, indagati quattro militanti della Lega
Venezia,

perquisizioni della procura a Bergamo nelle case

dei presunti aggressori, riconosciuti dai video

e dalle foto scattate durante la manifestazione



VENEZIA - Sarebbero militanti della Lega Nord le quattro persone perquisite nell’ambito delle indagini sull’aggressione a un cameriere di origine albanese, Doci Ervin, durante la festa della Lega Nord a Venezia, il 13 settembre. Gli indagati, accusati di lesioni e danneggiamento con l’aggravante di motivi razziali, erano arrivati a Venezia con un altro gruppo di militanti della Lega Nord. Le perquisizioni hanno interessato i comuni bergamaschi di Telgate, Cividate al Piano e Grumello del Monte. Fra i perquisiti, uomini tra i 20 e i 50 anni le cui generalità non sono state rese note, figurano una persona già indagata per fatti di violenza e un’altra già arrestata dalla questura di Bergamo per episodi di violenza avvenuti dopo un incontro di calcio. Si tratta dell’uomo che in occasione dell’aggressione a Venezia indossava una maglietta della squadra di calcio della Padania. Ed è stata proprio questa maglietta a portare la Digos lagunare sulla pista giusta dell’indagine, coordinata dalla pm veneziana Emma Rizzato.
I presunti aggressori, tutti indagati, sono stati identificati grazie agli approfondimenti investigativi condotti dalla Digos di Venezia, che ha esaminato il materiale video e fotografico relativo alla manifestazione della Lega Nord ed ha infine individuato un fotogramma che ritraeva persone con caratteristiche fisiche e di abbigliamento analoghe a quelle degli aggressori descritte dei testimoni. Le indagini si sono quindi concentrate nella provincia di Bergamo (i testimoni avevano riferito di un accento tipico del bergamasco), dove, con la collaborazione della locale questura, è stato possibile giungere ad una identificazione delle persone ritratte nella riproduzione fotografica, poi riconosciuti dalle vittime e dai testimoni come i probabili autori del pestaggio.
22 ottobre 2009

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2009/22-ottobre-2009/aggredirono-cameriere-il-raduno-leghista-perquisizioni-corso-1601905347737.shtml


I problemi della società civile sono prodotti dal razzismo che alcuni gruppi sbandierano ad ogni piè sospinto. I problemi sono costituiti da Istituzioni che non rispettano le leggi e che fanno violenza tollerando razzismo e incitamento all’odio dimostrando, nei fatti, una complicità.
Oggi sembra che gli autori del pestaggio siano stati individuati, ma quali furono le affermazioni da parte della lega alla notizia del pestaggio?



I leader regionali del partito, tornato «secessionista» nelle parole di Umberto Bossi, prendono le distanze dal pestag­gio e dalla distruzione dei tavoli del ristorante Ca’ La Bricola die­tro a piazza San Marco, ma tutti compatti sottolineano che «non erano leghisti perché do­menica a Venezia non era poi così difficile comprare dei gad­get della Lega e travestirsi da mi­litanti ». «Se venisse fuori che so­no leghisti — dice il deputato Corrado Callegari — sarebbero subito espulsi».

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/15-settembre-2009/pestato-un-commando-padano-lega-non-erano-nostri-iscritti--1601770140064.shtml?fr=correlati

Espellerli? E i mandanti, coloro che incitano all’odio razziale, non vanno anch’essi espulsi? O si sono dimenticate le farneticazioni di Gentilini e soci dal palco della lega nel settembre del 2008? E perché non sono state perseguite?
In Veneto, questo e altro.
Dagli imprenditori banditi ai carabinieri corrotti!

Imprenditori banditi e ladri che se fossero stati in un’altra regione sarebbero inquisiti anche per mafia o per camorra come:

VICENZA (22 ottobre) - La Guardia di finanza di Vicenza ha accertato una bancarotta fraudolenta internazionale commessa da 42 persone, tra cui numerosi professionisti, le cui condotte hanno causato danni al gruppo tessile Raumer di Valli del Pasubio un dissesto complessivo di 152 milioni di euro occultato attraverso falsi in bilancio per 211 milioni di euro. I finanzieri hanno inoltre accertato che sono stati distratti e veicolati ancheall'estero beni patrimoniali per 42,5 milioni di euro. Gli accertamenti sono stati svolti nell'ambito delle indagini relative allo stato d'insolvenza, dichiarato nel giugno 2007 dal Tribunale di Vicenza, del gruppo Raumer, ammesso da settembre 2007 alla procedura d'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (cosiddetta legge Prodi bis). Gli indagati, secondo l'accusa avrebbero causato il dissesto del gruppo tessile vicentino - fino al 2003 tra i leader nazionali nel comparto della produzione di filati per maglieria - per oltre euro 152 milioni, attraverso operazioni di spoliazione dei beni aziendali, anche diretti all'estero. Coinvolto nelle distrazioni il gruppo Miroglio di Alba, colosso europeo dell'abbigliamento con oltre 1 miliardo di fatturato e circa 11.000 dipendenti in Italia e all'estero, che, nel 2002, aveva avviato in Bulgaria una partnership con l'azienda tessile vicentina.Il commissario straordinario del Gruppo Raumer, nominato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, è riuscito a mantenere invita almeno una parte dell'azienda, con circa 60 dipendenti, e ad ottenere subito, a titolo transattivo, dal Gruppo Miroglio,7,4 milioni di euro per i danni cagionati.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=77549&sez=NORDEST

Questo, ma decine di altri imprenditori sono stati arrestati o sono inquisiti per lavoro nero, evasione e quant’altro. Una vera e propria emergenza sociale contro imprenditori che si comportano al di fuori delle leggi certi dell’impunità in una società che hanno ridotto a preda. Qualche volta li arrestano, ma per lo più gli arresti stanno a dimostrare la diffusione del fenomeno criminale fra gli imprenditori in tutta la regione Veneto.

Oppure carabinieri corrotti come:



Caorle
Ex comandante della stazione dei carabinieri arrestato per truffa
Ciro Dalla Zeta in manette anche per falsità ideologica e materiale.


Aveva denunciato il furto dell'auto, venduta alla fidanzata,


per incassare i soldi dell'assicurazione


VENEZIA - L’ex comandante della stazione dei carabinieri di Caorle (Venezia), Ciro Dalla Zeta, è stato arrestato dai propri commilitoni per truffa, falsità ideologica e materiale. A mettergli le manette i militari dell’Arma di Venezia che da due anni stavano svolgendo accertamenti sul conto del sottufficiale al quale, dopo i primi riscontri, il Comando generale dei carabinieri aveva tolto il comando della stazione di Caorle, trasferendolo alla caserma di Mestre. Dalla Zeta è accusato di truffa ai danni della propria assicurazione. Secondo quanto scoperto dai carabinieri, il sottufficiale aveva denunciato il furto della propria auto e incassato i soldi dell’assicurazione, ma in realtà aveva venduto la vettura alla sua convivente, una romena che l’aveva poi portata nel suo Paese. Dalla Seta, inoltre, aveva incassato i soldi dall’assicurazione anche per l’incendio di un’altra auto a cui lui stesso avrebbe dato fuoco. Le indagini dell’Arma erano state avviate nel 2007 dopo la denuncia di una persona che aveva prestato una considerevole somma di denaro a Dalla Zeta senza mai ottenerne la restituzione. Facendo gli accertamenti su questo caso, i carabinieri sono arrivati a scoprire le presunte truffe. Nel frattempo, il sottufficiale - che in passato era già stato condannato per altri fatti, sempre per falso in atto pubblico - era stato trasferito a Mestre, ma si era messo in convalescenza ed era rientrato in servizio da poco.
20 ottobre 2009
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/20-ottobre-2009/ex-comandante-stazione-arrestato-truffa-1601898444517.shtml


Accade in Veneto, una regione eticamente e moralmente sofferente. Attraversata da un male che non le lascia scampo: la distruzione di un tessuto sociale incapace di adattarsi alle regole di una società Democratica. Un tessuto sociale ferocemente ancorato all’ideologia del superuomo cattolico: quello che prende e non deve rispondere a nessuno! Quello che è al di fuori delle leggi e delle regole sociali. Una società che si ripiega su sé stessa in un grido di dolore che nessuno coglie, ma del quale, qualcuno, si compiace (e ci fa i voti!).

22 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 20 ottobre 2009

Il governo Berlusconi artefice della crisi attuale: le premesse del 2004 e del 2005.



La crisi economica attuale è stata voluta dal governo Berlusconi.

I dati che giungono oggi non sono il risultato della crisi che arriva dagli USA, ma sono dati prodotti dall'attività (e dalla non attività o incapacità) del governo Berlusconi nei suoi cinque anni di regno incontrastato.

Dicono i dati di oggi:


Ordini industria, ad agosto peggior calo dal 2000
martedì 20 ottobre 2009 10:17


ROMA (Reuters) - Ad agosto l'indice destagionalizzato degli ordini all'industria ha mostrato un calo dell'8,6% su mese dal 2,1% di luglio (dato rivisto da +3,2%) di luglio.
Su base congiunturale si tratta del peggior calo come minimo dal gennaio 2000. Istat parla di un dato ordini di agosto molto volatile.
Nel mese in osservazione, l'indice destagionalizzato del fatturato ha segnato una variazione pari a -1,4% rispetto a luglio, quando era salito dello 0,7%.
Su base annua gli ordinativi di agosto hanno segnato un meno 27,5% dal -23,2% di luglio mentre il fatturato è sceso del 21,2% dal -21,7% del mese precedente. I dati degli ordinativi sono espressi in termini grezzi, quelli del fatturato sono invece corretti per gli effetti di calendario.
Tratto da:
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE59J05520091020

E Ancora:

In agosto, nei confronti di 2008, l'indice del fatturato, ha segnato le contrazioni più ampie nei settori della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-36,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-30%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-29,7%); diminuisce di meno la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-2,6%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (-5,5%). Il peggio riguarda la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-38,4%), la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-38,3%). Da tener presente che nell’agosto 2009 si sono lavorati 21 giorni contro i 20 giorni del 2008.
Quando era uscito questo dato:

ROMA - La produzione industriale ad agosto registra una crescita del 7% sul mese precedente, il dato congiunturale più alto dal 1990, inizio delle serie statistiche. Rispetto ad un anno fa, la flessione rimane comunque fortemente negativa: -18,3%. E' quanto rende noto l'Istat. L'istituto di statistica precisa inoltre che la variazione congiunturale media degli ultimi tre mesi segna un +4,4% rispetto ai tre mesi precedenti.

Si era gridato alla fine della crisi. Ci si è dimenticato che si tratta della “produzione industriale” avvenuta nel mese di agosto dopo che l’industria aveva costretto molti operai a ferie forzose nei mesi precedenti. Spesso ottemperando a “contratti di solidarietà”.
Ci si dimentica che la crisi industriale in Italia non ha origine col crollo delle borse nella seconda metà del 2008, ma è molto più antica. Comprende l’aggressione alla struttura produttiva messa in atto dal governo Berlusconi nei cinque anni di dominio assoluto. Un’aggressione che è stata mitigata, con tutte le contraddizioni che si è visto dover affrontare, dal governo Prodi, per riprendere subito dopo con l’avvento del governo Berlusconi che ha sottratto fondi allo sviluppo, ha eliminato norme sulla sicurezza sul lavoro, ha favorito l’evasione fiscale, ha ignorato la crisi e, di fatto, deriso gli operai e gli impiegati pensando a provvedimenti legislativi per la propria sicurezza personale.
Vale la pena di ricordare i “segnali” di allarme che arrivavano dall’economia. Per Berlusconi questi erano “comunisti da affamare”. La crisi finanziaria arrivata dagli USA ha incontrato un governo Berlusconi non solo impreparato, ma teso ad ignorare ogni segnale per portare a termine operazioni economiche e giuridiche a proprio vantaggio personale.
Come gli industriali chiuderanno molte fabbriche, così è giusto che i produttori di latte siano costretti a chiudere le loro stalle. Quando gli operai sono alla fame, lo sono anche i contadini, i commercianti, i liberi professionisti. E con essi lo è lo stato e i servizi che si è impegnato ad erogare nei confronti dei cittadini.
La crisi non è arrivata dagli USA, come sostiene la propaganda berlusconiana. La crisi è stata voluta da Berlusconi e dal suo governo e giustificata dalla crisi finanziaria giunta dagli USA.
Ha poco da farneticare Franceschini nei confronti degli imprenditori. Se non tutti gli imprenditori sono degli evasori o dei criminali che praticano il lavoro nero, l’estorsione, lo spaccio di droga e la violenza, è altrettanto vero che tutti gli imprenditori vivono nella società civile con lo spirito del rapinatore, del predatore, che si appropria senza aver rispetto della società stessa.
Riporto articoli del 2004 e del 2005



Industria, un bollettino di guerra raddoppiate le aziende in crisi
Repubblica — 06 novembre 2004 pagina 27

sezione: ECONOMIA


ROMA - La crisi industriale si estende a macchia d' olio. L' ultima rilevazione fatta dal Dipartimento settori produttivi della Cgil è quasi un bollettino di guerra. Le imprese in crisi - che hanno denunciato esuberi - sfiorano le 2.800 unità e i posti a rischio quasi 200 mila, compreso l' indotto. In soli sei mesi (da febbraio ad agosto) le aziende in difficoltà sono più che raddoppiate, passando da 1.349 a 2.778. Solo nel settore agro-alimentare i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil calcolano che nei prossimi sei mesi i posti di lavoro a rischio saranno vicino alle 20 mila unità. Le crisi della Barilla, della Parmalat, della Peroni e del settore del tabacco sono solo la punta dell' iceberg. Tutta l' industria è in declino: la produzione continua ad essere ferma e a ottobre non è riuscita ad andare oltre i livelli di fine 2003, perdendo quote sui mercati internazionali. Arrancano il tradizionale manifatturiero (tessile e meccanico) ma anche il settore informatico e quello delle telecomunicazioni. «Effetto clamoroso e tragico - commenta il segretario confederale della Cgil Carla Cantone - della mancanza di investimenti e della corsa alle esternalizzazioni». A rendere ancora più esplicita la profondità della crisi c' è l' impennata dalla cassa integrazione straordinaria a causa del fallimento delle aziende. Nel 2003 l' incidenza del ricorso alla cigs per fallimento era del 10,59 per cento, nel primo semestre del 2004 ha toccato quota 28,53 per cento. Il maggior numero di aziende in crisi si concentra al nord, ma il numero dei lavoratori a rischio è in proporzione più alto nel Mezzogiorno. Nelle regioni settentrionali sono 1.640 le imprese in difficoltà con 75.511 dipendenti in esubero (su un totale di circa 179 mila persone); al centro le imprese censite dalla Cgil raggiungono le 757 unità e gli esuberi sono oltre 40 mila; al sud 381 aziende e 41.579 lavoratori. Il totale di posti a rischio nell' indotto è di 36.813, che porta il numero complessivo di lavoratori interessati ai processi di ristrutturazione a 194.338. Passando alle regioni, al primo posto c' è la Lombardia con 550 imprese e quasi 25 mila lavoratori in eccedenza, segue il Piemonte (392 e 14.629), e poi il Veneto (299 e 13.952). La Campania ha ben 180 aziende in crisi con circa 18 mila posti a rischio. Un panorama di deindustrializzazione strutturale al quale - secondo l' analisi del sindacato di Corso d' Italia - concorrono diversi fenomeni: la delocalizzazione verso Paesi nei quali i costi di produzione sono enormemente più bassi; il "ritorno a casa" di molte imprese straniere; la concentrazione produttiva in atto in diverse imprese multinazionali che determina la chiusura di interi siti produttivi. «Il tutto - commenta Cantone - mentre non c' è traccia di interventi organici di politica industriale. Bisognerebbe fissare alcune regole per contrastare la delocalizzazione selvaggia. Non è tollerabile che alcune aziende dopo aver ricevuto per anni gli incentivi statali decidano di andarsene di punto in bianco. L' Europa dovrebbe impegnarsi tutta contro il dumping sociale. E Marzano più che registrare le crisi dovrebbe mettere in campo qualche intervento per arrestare il declino». - ROBERTO MANIA

E ancora:


Aziende in crisi triplicate

in 18 mesi 223mila lavoratori in cassa o espulsi
Repubblica — 05 agosto 2005 pagina 34 sezione: ECONOMIA


ROMA - Oltre 4000 aziende in crisi e 223mila lavoratori in cassa integrazione o licenziati. Questo il "bollettino" della crisi economica italiana così come emerge da un' indagine dell' Osservatorio dei settori produttivi della Cgil. Il dato generale è preoccupante: le grandi aziende manifatturiere continuano a ridurre l' occupazione, e quelle dei servizi non compensano più, con la loro crescita, la caduta dell' industria. Un cortocircuito pericoloso dato dal contatto tra recessione produttiva, calo dell' occupazione e calo del valore reale delle retribuzioni. E su cui si innesta la crisi di quei distretti industriali che per tanto tempo erano stati individuati come la roccaforte della crescita italiana. La progressione nel numero di aziende in crisi è stata esponenziale rispetto all' anno precedente: se nel febbraio 2004 erano 1429, al 31 luglio 2005 il loro numero è quasi triplicato, arrivando a 4060. Più che raddoppiato il numero di lavoratori in cassa integrazione o licenziati: 223 mila oggi, mentre nel febbraio 2004 erano 104mila. Sono Lombardia e Piemonte, rispettivamente con 797 e 757 aziende, ad avere il maggior numero di industrie in sofferenza. Il duo di testa stacca di molto le altre regioni: al terzo posto c' è l' Emilia Romagna che ha 432 imprese in difficoltà, seguita dal Veneto con 327. Le due regioni invertono però le posizioni per quel che riguarda il numero di lavoratori a rischio: sono 11.194 in Emilia Romagna e 17.722 in Veneto. Preoccupa in particolar modo il dato delle Marche (da 41 aziende in difficoltà l' anno scorso si è arrivati a 316 oggi). Al Sud è soprattutto la Puglia a sentire i morsi della crisi e della concorrenza internazionale: 220 aziende in sofferenza e 8.500 lavoratori a rischio. Subito dietro la Campania con 180 imprese e 17.892 lavoratori. La Basilicata e la Sardegna precedono quindi il Molise, mentre in Sicilia la situazione è pressoché stazionaria. I settori in maggiore difficoltà sono il metalmeccanico, con 1340 aziende in difficoltà, e il tessile, seguiti dal chimico-farmaceutico, e del legno, dell' edilizia e del commercio. Ma anche i dati dell' artigianato iniziano a preoccupare: si tratta di aziende più piccole e a bassa sindacalizzazione, sulle quali la Cgil non può avere dati sicuri. «I lavoratori ancora in organico nelle industrie in crisi sono mezzo milione: senza forti politiche di rilancio, rischiano tutti- commenta il segretario confederale Carla Cantone - E stiamo parlando del 25% della manodopera occupata nel settore manifatturiero in senso stretto. Quello che manca nel paese è una robusta strategia di politica industriale a difesa dei settori produttivi. Ma questo governo ha altro a cui pensare, purtroppo». - ALESSANDRO D' AMATO



L’angoscia ha sempre caratterizzato i lavoratori e le loro scelte di vita. Berlusconi non ha fatto altro che introdurre quella continuità ideologica che, partendo dalla Repubblica di Salò ha attraversato la Democrazia Cristiana, i socialisti di Craxi fino al celodurismo bossiano. La sua parola d’ordine è “Disprezzo per le leggi, per le norme civili, e in culo agli operai che sono solo dei comunisti!”
Dopo di che, qualcuno, dovrà mettere insieme i cocci e costeranno molte manovre fiscali di lacrime e sangue!
20 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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venerdì 16 ottobre 2009

Continua il dramma della crisi economica CHE NON C'E'! Il crollo del commercio ad agosto 2009 si somma al crollo dell'agosto 2008.


L’Istat oggi ha diffuso i dati sull’andamento delle importazioni e delle esportazioni nel mede di agosto.
Riporto:

venerdì 16 ottobre 2009
L’Istat ha diffuso oggi i dati relativi agli scambi commerciali di agosto: le esportazioni hanno fatto registrare un calo del 25% in un anno e le importazioni del 26,1%. Il saldo commerciale è risultato negativo per 1,348 miliardi di euro, inferiore al deficit di 2,151 miliardi dello stesso mese del 2008.
Rispetto a luglio, le esportazioni sono calate del 7,7%, mentre le importazioni dello 0,8%. Dall’inizio del 2009 le esportazioni hanno segnato, rispetto allo stesso periodo del 2008, una diminuzione del 23,8% e le importazioni del 25,4%.

Dove Berlusconi, Tremonti e Sacconi vedono la ripresa economica è un mistero. Un mistero che si aggira fra i vocaboli di truffa, raggiro, inganno, presa in giro, degli italiani.

Questi dati vanno sommati a quelli dell’agosto del 2008. Un mese in cui ci fu un crollo delle esportazioni e delle importazioni. I dati, a seconda delle lettura del mese di agosto 2008 si prestano a varie letture. Il crollo dell’economia era già in atto da alcuni mesi e veniva favorito da comportamenti irresponsabili di Tremonti, Berlusconi e altri, che pensavano più ai fatti loro che non a quelli dell’Italia.
Ci dice l’Istat nel mese dell’agosto del 2008, fra l’altro:

Nel mese di agosto 2008, rispetto allo stesso mese del 2007, la dinamica dei flussi commerciali da e verso l’area Ue è risultata negativa; le esportazioni sono diminuite del 12,4 per cento e le importazioni del 10,3 per cento. Il saldo commerciale è risultato negativo per 25 milioni di euro (tabella 1), rispetto ad un attivo di 294 milioni di euro rilevato nello stesso mese del 2007.
E ancora:

Nello stesso mese il saldo commerciale con i paesi extra Ue è risultato negativo per 2.068 milioni di euro, in peggioramento rispetto al disavanzo di 981 milioni di euro registrato ad agosto del 2007.Rispetto al mese di luglio 2008, al netto della stagionalità, ad agosto le esportazioni sono diminuite del 5,7 per cento mentre le importazioni sono aumentate dello 0,6 per cento.
Dati tratti da:
http://tuttosu.diariodelweb.it/Organizzazioni/Notizie/?t=ISTAT&tema=Commercio+estero
Se la diminuzione delle esportazioni e delle importazioni appare molto forte fra agosto del 2009 e l’agosto del 2008, rispetto al 2007 assistiamo ad un crollo verticale con un’economia interna letteralmente ferma.
Ma già avevo lanciato l’allarme. Sul blog Informazione Veneta delle persone che perdevano il posto di lavoro:

Il vento della crisi economica inizia a soffiare sulla Marca. Dopo la Osram anche il tessile inizia a frenare la corsaAlla Monti 235 dipendenti senza lavoroOccupazione a rischio anche alla Selina di Quinto: difficoltà sui mercati e nei bilanci
La crisi nella Marca prende la forma dei licenziamenti. Dopo i trecento annunciati alla Osram, ora tocca al tessile: la Tessitura Monti ha prospettato il taglio di 235 dipendenti. Ulteriori venti posti sono a rischio alla Selina di Quinto, altro nome assai noto del settore.

Alla pagina: http://informazioneveneta.blogspot.com/2008/11/fallimento-e-disperazione-nelleconomia.html
E sul blog continuavo la cronaca di un fallimento dopo l’altro. Cercavo di far percepire l'urgenza della questione che se non affrontata prontamente avrebbe portato a situazioni drammatiche. Dismissione di manodopera interinale. Continuamente si diceva che la crisi era psicologica. Che non esisteva, anche quando i dati del commercio con l’estero evidenziavano una crollo della produzione e dell’import-export.
Ed è l’industria del Veneto quella che subirà il maggior dramma: la piccola industria, rannicchiata nel suo angolino e le fabbriche più grosse che hanno delocalizzato e che colgono l’occasione della crisi per chiudere le produzioni in Veneto e continuarle all’estero. Già Marghera è da tempo ferma.
Ora le fabbriche in crisi si sono moltiplicate. Il commercio con l’estero si è quasi fermato. Berlusconi, Galan, Tremonti, sono riusciti là dove nessun uomo era mai riuscito: distruggere l’economia veneta. Perché, se è vero che la crisi ha forme internazionali, la drammaticità italiana è determinata dalla specificità del territorio e dall’incompetenza in materia economica dell’attuale governo. Chi compererà più le merci venete?

16 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
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giovedì 15 ottobre 2009

Il Bosco Sacro in Jesolo, la Federazione Pagana su la Nuova Venezia e Il Mattino di Padova


Il giornale La Nuova Venezia e il giornale Il Mattino di Padova parlano del Bosco Sacro e della Federazione Pagana oggi, 15 ottobre 2009.
L’Altare Pagano è stato da poco accatastato come “Luogo di culto” e da molti anni a Jesolo il Bosco Sacro è considerato parte del territorio.
Oggi i giornali de La Nuova Venezia e Il Mattino di Padova, hanno tenuto, e questo va apprezzato, distinguere la Federazione Pagana e le sue attività religiose da strani movimenti e voci di attività occulte, non propriamente documentate e non propriamente edificanti, che girano nella zona di S. Donà e di Jesolo.
Il luogo di culto della Religione Pagana è ben individuato a Jesolo con grandi cartelli gialli che informano sulla sacralità del luogo.
Questo è l’articolo di La Nuova Venezia e del Mattino di Padova 15.10.2009:


Un ettaro di terra in via Ca' Gamba per i rituali
della Federazione Pagana durante equinozi e solstizi
Un bosco sacro per onorare gli dei della natura


JESOLO. Non sono maghi o streghe, ma credono negli dei. Tutti gli dei della natura che celebrano con precisi rituali, solitamente coincidenti con equinozi e solstizi. La Federazione Pagana ha una sede riconosciuta a Jesolo Lido (e un sito internet nazionale), addirittura un «bosco sacro» presso la settima trasversale di via Ca' Gamba dove abita Franco Santin, cittadino jesolano, il quale ha messo a disposizione della federazione un intero ettaro di bosco nell'immediato entroterra del lido.Il presidente della federazione, Claudio Simeoni, di Mestre, ha più volte celebrato i rituali nel bosco sacro (nella foto), accendendo fuochi e pregando gli dei. Persona di cultura, moderato e riflessivo, Simeoni ha spiegato che la venerazione degli dei precede nei secoli quella in un solo dio. Ha raccontano le persecuzioni nei confronti dei pagani, spiegando che gli dei sono molto legati alla natura che ci circonda.Alcuni anni fa la storia del bosco sacro era stata diffusa pubblicamente dalla stessa Federazione, stanca dei sussurri, le mezze voci e i pettegolezzi sulla presenza a Jesolo di maghi e streghe. Nulla da nascondere, tutto alla luce del sole, o della luna. Avevano accettato anche di essere intervistati e fotografati direttamente nel bosco sacro, popolato di galline ed esteso in mezzo a tanto verde.Passeggiando nella radura avevamo scoperto che questi pagani erano persone assolutamente normali. Professionisti, impiegati, operai, tutti con le loro famiglie al seguito, bambini compresi intenti a giocare come se nulla fosse. Non adoravano o pregavano un unico dio, ma tanti dei della natura.E la Federazione aveva fatto solo una richiesta: poter pregare e celebrare i propri rituali in pace rispettando le altre religioni per essere a loro volta rispettati. Poi erano scomparsi, apparentemente nel nulla, tanto che oggi del bosco sacro non parla più nessuno. (g. ca.)

Per noi è importante essere riusciti a far comprendere che la Religione Pagana è un’entità fattiva della società civile e non qualche cosa che deve essere nascosto ed occulto. Riuscire a convincere i Pagani a rivendicare pubblicamente il loro essere persone religiose e persone sociali.
I riti religiosi che celebriamo nel Bosco Sacro ormai continuano da 10 anni e sono diventati parte delle abitudini degli abitanti della zona.
E’ in questo modo che si costruisce una religione, non separando le persone dalla società civile.

15 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì 14 ottobre 2009

Fonderie del Montello sono dichiarate fallite: fuori un altro. A chi tocca il prossimo?


Le Fonderie Montello sono state dichiarate fallite.
Ora, sotto a chi tocca!

Ancora ad aprile i sindacati chiedevano un piano industriale per la ripresa dell’azienda.
Probabilmente i sindacati non conoscevano i dati sulle importazioni e sulle esportazioni, oppure, peggio ancora, nascondevano ai lavoratori la fine di un’esperienza lavorativa.
C’erano, ancora ad aprile, 222 persone in cassa integrazione e altre 120 fra interinali e cooperative erano state allontanate da tempo.
In altre aziende del gruppo si era iniziata la mobilità per altri lavoratori.

C’era la promessa di un piano industriale entro ottobre. Una menzogna!
Una menzogna patetica, cattiva, criminale!
Il mondo sta cambiando e gli operai sono i candidati ad essere i prossimi accattoni.
Con debiti per 100 milioni e un fatturato passato da 130 milioni a 40 milioni in 12 mesi, c’era solo la possibilità di fallire. Chiudere tutto e se il curatore fallimentare Massimo Roma dovesse trovare un acquirente, la quantità di manodopera reimpiegata sarebbe pochissima.

L’attuale crisi economica sta sviluppandosi come un cancro nella società. Distrugge i livelli produttivi in una situazione economica in cui non ci sono spazi per ristrutturazioni. C’è solo un “vecchio che muore” e nel morire porta con sé i cadaveri degli illusi che lentamente vengono dismessi.
In crisi sono entrate fra le 500-600 persone. Quante saranno riciclate? Quanti professionisti saranno costretti a chiudere gli studi? Quanti commercianti vedranno diminuire i loro affari? Quanti paesi sono in crisi perché l’unità produttiva di riferimento è in grave difficoltà?

E’ la crisi che Sacconi, Berlusconi e Tremonti non vogliono vedere. Non si tratta del valore delle azioni in borsa, si tratta del valore del denaro che circola nella società. Si tratta dei livelli di benessere che vengono a fallire. Si tratta di ipoteche nei confronti del futuro. Quei trecento stipendi in meno nel comprensorio di Montebelluna, significa aver tolto alcuni milioni di euro dal mercato. Milioni di euro che non hanno nessuna prospettiva di essere rimpiazzati con altre attività.

Io ricordo quando nel 1995, con la difficoltà di trovare lavoro a Marghera andai a lavorare a Castelfranco assistendo le fabbriche di Castelfranco, Montebelluna fino a Vittorio Veneto e dintorni. Su decine e decine di fabbriche c’era il cartello “Si assume”. Un’affannosa ricerca di personale.
Poi iniziarono a “delocalizzare”. Aprirono le fabbriche in Romania e fu la distruzione del comprensorio. Non per le fabbriche in Romania, ma perché quel tipo di industriali avevano un solo obbiettivo: arraffare! Vivevano in un ambiente di arraffattori e non avevano nessuna sensibilità per la società in cui vivevano. La Cassamarca e la Banca di Asolo-Montebelluna erano banche d’assalto: banche di arraffatori che dovevano far soldi. Chi non arraffava e metteva in guardia contro gli effetti a media e lunga scadenza, veniva guardato con disprezzo, isolato, emarginato.

La questione importante è sapere che questo disastro economico è appena iniziato.
Gli speculatori di borsa parleranno di uscita dalla crisi riferendosi al valore delle loro azioni; la società civile seguirà disastro dopo disastro e, la cosa peggiore, non esistono organizzazioni o reti di protezione sociale perché questo Stato ha protetto le banche, ma ha sottratto fondi agli Enti Locali. Né gli Enti Locali sono in grado di muoversi davanti ad una situazione economica per loro “impensabile”.

Intanto l’Ansa comunica che la Cina continua a rallentare le importazioni e le esportazioni. Anche se le importazioni sono aumentate nel settembre 2009 del 17% rispetto ad agosto 2009 e le esportazioni del 11,8% sempre rispetto ad agosto 2009, il rallentamento dell’import-esport complessivo è del 10,1% rispetto al settembre dello scorso anno. Un rallentamento che vede una ripresa del mercato cinese, ma una contrazione dei mercati sui quali la Cina esporta. Se la Cina, nel mese di settembre, ha una contrazione commerciale del 10% , significa che la contrazione mondiale va dal 15 al 20% e già, ricordiamo che a settembre dello scorso anno iniziava una forte contrazione della domanda e dell’offerta.

Altre fabbriche in Veneto chiuderanno. Altri operai saranno sul lastrico. Altre fondazioni non saranno finanziate. Altri professionisti chiuderanno gli studi. Altri centri commerciali verranno ridimensionati o chiuderanno.
In altre parti d’Italia le cose andranno peggio? Certamente, ma nel Veneto la drammaticità sociale è destinata ad aggravarsi.
Altre fonderie, nel frattempo, avevano chiuso!
13 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 12 ottobre 2009

Annunciata chiusura dello stabilimento della Selecta a Quinto Vicentino: 120 possibili licenziamenti.

La Selecta di Quinto Vicentino ha annunciato la chiusura dello stabilimento. 120 operai, da dicembre dovrebbero, stando alle ultime informazioni, essere licenziati.

Nel suo sito, Selecta di Quinto Vicentino si presenta in questo modo:

Selecta aiuta le aziende a migliorare qualità ed efficienza delle comunicazioni ai loro clienti.
Oltre 500 aziende usano i servizi di outsourcing forniti da Selecta per creare, produrre, spedire, archiviare e ritrovare i propri documenti e le informazioni che contengono.
Tramite un approccio fortemente orientato a Internet e ad una elevata automatizzazione della produzione Selecta è in grado di fornire servizi assolutamente competitivi e della massima qualità.Che si tratti di documenti stampati o di quelli elettronici, le soluzioni in outsourcing di Selecta consentono una gestione più efficiente dei processi aziendali di gestione dei documenti stessi.”

Nello stesso tempo il crollo degli ordinativi e voci di acquisizione di aziende in Campania favorite da finanziamenti regionali, mettono in pericolo i 120 posti di lavoro di Quinto Vicentino.
Sono iniziati gli scioperi e i presidi degli operai. Già 44 di loro erano stati messi in cassa integrazione da giugno. In quell’occasione l’azienda si era ripromessa di mantenere nella fabbrica almeno una parte della produzione.
Ma, come sempre accade (o tanto spesso da dire sempre), gli accordi firmati dai sindacati servono soltanto per tener buoni i lavoratori costruendo speranze inutili e truffaldine. Servono per far in modo di smorzare ogni spirito di lotta costruendo aspettative illusorie ed inutili.
Così questi 120 operai sono stati TRUFFATI. Già lo erano quando appoggiavano Berlusconi o Bossi in una visione sprezzante per la società civile (la CISL è in prima fila nel saccheggiare la società civile appoggiando la costruzione della miseria sociale messa in atto da Tremonti, Sacconi e Berlusconi).
La crisi economica è come un cancro che sta ammalando l’intera società veneta acutizzando tutte le contraddizioni che erano sopite al suo interno.
Questi operai lotteranno per il loro posto di lavoro; si sono dimenticati che avrebbero dovuto lottare prima, in favore della società civile. Così come l’imprenditore che viene pizzicato con i fondi neri o con lo sfruttamento del lavoro nero, questi operai se ne sbattono della società civile. Ora che il loro posto di lavoro è in forse e saranno costretti, probabilmente, a cercarsi un altro lavoro, allora supplicano quella solidarietà che hanno negato alla cultura e alla società civile.
Il cancro della crisi non colpisce come una bomba che esplode, ma lentamente, isolando le sacche di problemi e impedendo alla società di prendere coscienza della gravità di quello che avviene. Quando si sarà preso coscienza della realtà di quello che sta succedendo, allora sarà troppo tardi.
Di che cosa si lamentano questi operai? Di essere licenziati? Ma dov’è questa crisi. Guardate le borse, il titolo FIAT sta brillando conquistando valore giorno dopo giorno. Che cosa vuoi che sia che 120 stipendi saranno sottratti alla società civile, quando il titolo FIAT sta conquistando l’ammirazione degli speculatori di borsa?

Finalmente sventolano le bandiere verdi della Lega, il FEDERALISMO in nome del quale i licenziamenti sono avviati. Gli operai si sono dimenticati l’importanza della società civile, delle Istituzioni. Quelle che avrebbero potuto sostenerli nel momento di crisi. Una volta si sapeva che il problema di uno era il problema di tutti: gli operai se lo sono dimenticato in un delirio di onnipotenza.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere gli operai,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.


Domani, quale sarà la fabbrica che chiude o che “dismette manodopera”?

12 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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venerdì 9 ottobre 2009

Miliardi evasi, imprenditori criminali e barboni condannati alla galera: la realtà morale e giuridica in Veneto.


Come la Democrazia Cristiana, Forza Italia e Lega, hanno ridotto il Veneto. Poi, arriva la pioggia e tutto si trasforma in poltiglia maleodorante.

Quando si parla di mafia in Veneto, non ci si riferisce agli stereotipi cinematografici siciliani, ma ci si riferisce ad un’ideologia che applicata mediante azioni criminali, con complicità Istituzionali (sia dirette che, più spesso, indirette) aggrediscono la società civile.
Lavoro nero, infortuni sul lavoro, malattie indotte da devastazione del territorio, sono motivi ricorrenti in tutta Italia, sono che noi non viviamo in tutta Italia, ma in Veneto. Quel Veneto ricco che ha fatto dell’aggressione al fisco non solo un motivo ricorrente della sua attività, ma spesso ha considerato l’evasione fiscale un “atto eroico”. Per queste persone, costruire la miseria sociale, come indica Gesù, è un gesto eroico e meritorio.

Poi succede che la Guardia di Finanza venga fornita di motivazioni, mezzi e di strumenti di indagini, e riesca a individuarne qualcuno. Quel qualcuno individuato lascia ogni volta stupiti gli “inquirenti” o i “politici” che, a me pare, fingono di non conoscere la vastità del fenomeno.

Due azioni della Guardia di Finanza, in due giorni, ha portato alla luce due casi che, al momento, appaiono, a chi non conosce la situazione del Veneto e la immoralità dei suoi cittadini (più servi che cittadini) come un fenomeno eccezionale.

La cronaca ci parla di “Nonni Manager e aziende fantasma” con cui un gruppo, 48 persone denunciate di cui 11 arrestate, ha sottratto circa un miliardo di euro all’erario italiano.
Si tratta di un’organizzazione composta da imprenditori Veneti e Lombardi, da faccendieri napoletani e cittadini stranieri con ramificazioni in Germania, Grecia, Inghilterra e Austria. “veri e propri castelli di società con sede operativa in stanze deserte dotate solo di un fax, di una scrivania e di una sedia per un’unica impiegata, solitamente estranea alla frode, che si trovava a gestire l’emissione di fatture dagli importi incredibili che arrivavano addirittura a 4 milioni di euro l’una” dice la Guardia di Finanza. Fatture false o, se preferite, “cartaccia” che giustificano camion fantasma con merce fantasma. Facevano i soldi evadendo l’IVA, concorrenza sleale, on una galassia di imprese fantasma.
Fra i 48 indagati con collegamenti con la malavita napoletana (bagarinaggio e pirateria audiovisiva) ci sarebbero anche tre imprenditori trevigiani a testimoniare che il Veneto è pronto a correre e ad affiancare chiunque pur di fare soldi. Ce la possono avere con i terroni, ma se con i terroni si fanno i soldi, allora non sono più razzisti.
Questa era un’evasione fiscale da un miliardo la cui notizia è dell’8 ottobre 2009. ma non c’è solo la Guardia di Finanza di Padova e Venezia, c’è anche la Guardia di Finanza di Vicenza e il giorno 09 ottobre si apprende che:
La Guardia di Finanza di Vicenza scopre un’evasione fiscale internazionale che coinvolge 128 ditte della concia. 21 imprenditori vengono arrestati per associazione a delinquere e 178 persone denunciate. E’ stato nascosto un imponibile IVA di 1 miliardo e solo di IVA sono stati sottratti 245 milioni con finanziarie costituite fittiziamente all’estero e movimenti verso San Marino per 17,3 milioni di Euro.
Mentre nelle concerie vicentine si moriva per le esalazioni e per le condizioni di lavoro, i milioni di Euro venivano indebitamente intascati aggravando le condizioni sociali della vita civile.
Però, non si dica che nel Veneto i magistrati non sanno fare giustizia. Mentre i miliardi girano indisturbati per anni, i magistrati danno la precedenza ai reati PERICOLOSI, quelli che aggrediscono la società civile:


Treviso. Barbone dorme in un bastione:

tre mesi per occupazione abusiva



TREVISO (8 ottobre) - Lo scorso inverno ha cercato riparo dal freddo all'interno di una stanza sotterranea di un bastione delle mura cittadine. Lo hanno scoperto ed è finito a processo per occupazione abusiva dello spazio. Adesso, Franco [...], un senzatetto di 51 anni, è stato condannato a tre mesi di reclusione. Il barbone, che non si è presentato all'udienza davanti al giudice, era stato denunciato il 9 gennaio dai Carabinieri per aver trasferito le sue povere cose in un angolo del bastione di Santa Sofia, nel quale aveva cercato riparo dal freddo intenso dell'inverno.Il pm Antonio De Lorenzi aveva chiesto per l'uomo una condanna a sei mesi di reclusione, mentre il difensore d'ufficio aveva invocato il minimo della pena. Sulla sentenza potrebbe aver pesato una recidiva specifica: il barbone era già finito nei guai per aver occupato una struttura pubblica.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=75982&sez=NORDEST

E’ la condizione mentale dei magistrati di Treviso che mentre accolgono con benevolenza le farneticazioni razziste di Gentilini lo favoriscono condannando feroci criminali.
Effetto non solo di leggi derivate dal famigerato Codice Rocco, ma applicate con una mentalità nazista dai magistrati trevigiani. Il barbone può sempre fare ricorso in appello: la legge è uguale per tutti, ma non nella ferocia criminale di...... fate voi. Ai miliardari i barboni e i poveri fanno schifo, e alcuni magistrati provvedono in maniera zelante.
09 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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domenica 4 ottobre 2009

I mercati borsistici, le azioni di Mediaset, Mediolanum e Mondadori, e la sentenza Cir-Fininvest.

Ed ecco il Silvio Berlusconi che con Previti è riuscito a costruire il “grande gruppo economico Fininvest”.
Un gruppo che comprende Mediaset e la sua controllata Medusa, Mondadori, il Milan, oltre a una grande partecipazione nel gruppo Mediolanum.
Ora il gruppo Fininvest è stato condannato dal tribunale civile i Milano a pagare, per i danni dei crimini commessi:

ROMA - Fininvest è stata condannata dal tribunale di Milano a risarcire Cir del danno patrimoniale da "perdita di chance" di un giudizio imparziale, (in merito al Lodo Mondadori) quantificato in circa 750 milioni (749.955.611,93, per l'esattezza). Ma Fininvest non ci sta: "Sentenza ingiusta, faremo appello".
La sentenza di oggi nasce da quella penale del 2007 nella quale Cesare Previti (legale della Fininvest) e altri vennero condannati per "corruzione in atti giudiziari". In sostanza, allora venne riconosciuto un comportamento fraudolento di persone legate a Finivest contro la Cir. Oggi il gruppo di Berlusconi è chiamato a risarcire i danni causati da quei comportamenti.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/economia/cir-fininvest/cir-fininvest/cir-fininvest.html

La battaglia continua, ma la sentenza civile condanna Fininvest a pagare anche tutti gli interessi sui capitali che matureranno dal giorno del deposito della sentenza alla totale liquidazione.
Chi esborserà i soldi?

Per il presidente della Fininvest, Marina Berlusconi, "si tratta di un verdetto incredibile e sconcertante". "La Fininvest - commenta Marina Berlusconi - ha sempre operato nella massima correttezza e ha dimostrato in modo limpido e inconfutabile la validità delle proprie ragioni. Non posso non rilevare che questa sentenza cade in momento politico molto particolare. Non posso non rilevare che dà ragione ad un Gruppo editoriale la cui linea di durissimo attacco al presidente del Consiglio, per non dire altro, è sotto gli occhi di tutti. Sbaglia però chi canta vittoria troppo presto. Sappiamo di essere nel giusto e siamo certi che alla fine questo non potrà non esserci riconosciuto".

Sono dichiarazioni a dir poco stupefacenti!
La condanna penale di Cesare Previti ha dimostrato che la Fininvest non ha operato correttamente, ma corrompendo per assicurare a sé e ad altri un ingiusto profitto. Saranno d’accordo gli azionisti Mondadori, Mediaset o Mediolanum, con Marina Berlusconi? Quella di Marina Berlusconi è una tecnica che Silvio Berlusconi usa continuamente per la propaganda televisiva al fine di allontanare il momento in cui dovrà rispondere dei suoi comportamenti. La sentenza civile non fa altro che quantificare la gravità dei reati messi in essere dalla Fininvest di Silvio Berlusconi nell’alterare gli equilibri economici e sociali del paese.
Chi pagherà quei 750milioni più gli altri (quattro o cinquecento milioni) per gli altri risarcimenti, più le spese legali e quant’altro?
Ci sarà qualche legge fatta apposta dal Parlamento Italiano per dare soldi alla Fininvest o i 300.000 azionisti di Mediaset, Mediolanum e Mondadori, saranno chiamati a risarcire la Cir?
Quanto varranno, domani, all’apertura dei mercati le azioni di Mediaset, Mediolanum o Mondadori?

La sentenza è immediatamente esecutiva. La Fininvest ha annunciato ricorso in Appello e chiederà una sospensione della sentenza, ma non si può sottrarre alla condanna né al disprezzo morale che quella condanna quantifica. Con la condanna definitiva di Previti la Fininvest è stata definitivamente bollata come associazione che commette reati al fine di assicurarsi un profitto e noi, come Italiani, abbiamo un individuo come Silvio Berlusconi.
Se fino ad ieri Silvio Berlusconi era terrorizzato dalle registrazioni della D’Addario, oggi, che gli hanno toccato ciò che ama di più, il denaro, deve essere come minimo vicino all’esaurimento.
Domani, all’apertura dei mercati, sapremo quanto gli azionisti saranno disposti a contribuire per permettere alla Fininvest di pagare i danni che la sua condotta criminosa ha prodotto.
La Mondadori era un’azienda che a Verona aveva la sua sede principale. Ricordo, quand’ero ragazzo, che trovare lavoro alla Mondadori a Verona era come vincere una cinquina al lotto. Solo che il mondo cambia. Qualcuno costruisce qualche cosa di buono e poi si presentano gli avvoltoi rapaci pronti a corrompere pur di appropriarsene.
Aggiornamento alle ore 12.00 di lunedì 05 ottobre:
Le azioni Mediaset che in apertura perdevano circa il 5% (minimo della mattinata a 4.310) hanno recuperato arrivando quasi alla pari. Mondadori che aveva aperto a 3.192 sta viaggiando a 3.370 con un aumento di oltre il 3%. Mediolanum sta viaggiando a 4.550. la sensazione è che ci siano ordini di scuderia Fininvest di comperare tutto il comprabile per dare la sensazione che la sentenza a favore della Cir non incida sul valore azionario. Comperare tutto ciò che viene offerto. Se i piccoli risparmiatori, o come si dice "il parco buoi da macello" non coglie questa occasione è difficile pensare, viste le condizioni attuali, che Fininvest e i suoi sostenitori possano replicare nei prossimi giorni.

04 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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venerdì 2 ottobre 2009

L'etica e la morale dei veneti: gli emarginati fanno schifo!


Tutti parlano del sistema omertoso siciliano, e c’è molta difficoltà a comprendere il sistema criminale omertoso dei veneti.
Nella foto: manifestazione contro i preti pedofili all'Isituto Provolo di Verona

Un Veneto che aggredisce, isola ed emargina, chi denuncia la violenza sessuale. Un Veneto che guarda con compiacenza al prete stupratore o ai bulli che aggrediscono la ragazzina e che disprezzano le loro vittime. Quasi fosse un diritto di chi si è fatto padrone e la vittima è solo uno che si lamenta. Un Veneto che non conosce il senso della giustizia; non conosce il senso dell’onore sociale; non conosce i doveri del proprio ruolo nell’essere cittadino.
Un Veneto in cui i cittadini sono degli accattoni: incapaci di rivendicare i diritti di cittadini e violenti, criminali, delinquenti, nei confronti di chi ha una propria dignità. Sia esso un rom, un questuante, un extracomunitario, una ragazzina o un ragazzino violentato o una donna violata.
L’atteggiamento dei veneti, cattolici e vili, è sempre lo stesso. Quando, invece, sentite dei proclami contro questa o quella violenza, allora fate attenzione: c’è qualcuno, con dei legami familiari, che sta passando dal ruolo di carnefice al ruolo di emarginato. Per la violenza che ha subito o per le mutate condizioni economiche, non è più il carnefice dell’extracomunitario o il bullo che vessava, ma diventa socialmente sofferente; un possibile emarginato. Così, dove fino ad ieri c’erano le bandiere della “padania”, quando arriva la cassa integrazione, appaiono le bandiere di rifondazione comunista. Non sono passati dall’ideologia leghista all’ideologia comunista; come prima non erano passati dall’ideologia comunista a quella leghista. Sono solo passati di condizione sociale: da operai garantiti a precari in cassa integrazione.
Essere licenziati, in Veneto è una vergogna morale. Com’è una vergogna morale subire una violenza: te la sei voluta! Invece, è meno riprovevole, dal punto di vista morale, spacciare droga, commerciare in carne umana, ammazzare le persone sui luoghi di lavoro, truffare soldi ai risparmiatori, evadere le tasse. In fondo, chi commette quei reati, si è fatto “padrone”. Mentre commetteva quei reati, era lui che comandava.

Ci sono un paio di “parabole” nei vangeli in cui il dio cristiano e il Gesù esaltano questo tipo di comportamento (Fariseo e peccatore; amministratore infedele e altre) che vengono usate negli oratori per condizionare, in questo senso, il comportamento dei ragazzi: la vittima è l’imbecille, il cretino (cristiano) che se l’è voluta.

Riporto dal Corriere ella Sera:


l'editoriale
Cappuccetto e i nuovi lupi



C’è anche un Vene­to sottotraccia, quasi sempre «de­localizzato » in co­munità fuori mano che di tanto in tanto, quando non può farne a meno, esce dal­l’ombra in cui resistono tracce del passato che non passa, sopravvivenze di co­stumi dimenticati, nuclei di silenziosa opposizione alla modernità. Il Veneto profondo delle credenze popolari, di antichi pregiu­dizi mai estirpati, avanzi di culture mai rinnegate: un Veneto esoterico che, co­me si è scoperto l’altro gior­no in provincia di Vicenza, sconfina dal colore locale per entrare nella cronaca nera. Non ci si meraviglia più di tanto di queste tena­ci eredità, visto che esse si sostengono e si diffondo­no tramite il più potente dei mezzi di comunicazio­ne, la tv.
Così, nel cuore del­l’età tecnologica, maghi e fattucchiere si procacciano i clienti sulla cui buona fe­de, o creduloneria, campa­no. Succede ovunque, da noi e nel resto del mondo, perché di gente smarrita e senza bussola ce n’è fin troppa. Ci sono «sacerdo­ti » che si limitano ad asse­condare le ansie dei loro fe­deli, altri che le usano per sfruttarli, fino a quelli che fra riti e magie soddisfano i loro bassi appetiti. Que­sto, appunto, hanno fatto un medico psichiatra vero­nese e il suo «collaborato­re » operaio-imbianchino della provincia di Vicenza, abusando di una sedicen­ne dopo averla coinvolta in riti iniziatici e magie varie: avevano convinto la fan­ciulla di essere in contatto col padre defunto. L’hanno sottoposta «a ogni genere di pratiche sessuali». Sem­bra una versione schifosa di Cappuccetto Rosso in cui il Lupo, adeguandosi ai tempi, recita la parte del pedofilo pervertito. Sulla scena del crimine sono sta­ti trovati «utensili» e libri adatti alla bisogna. La vitti­ma , date le sue condizioni psichiche, era una facile preda. I dettagli sono sul Corriere del Veneto di mar­tedì. Perché ne riparliamo in uno spazio solitamente dedicato alla politica e al­l’economia? Perché questa vicenda, avente per sfondo non certo una metropoli, è durata troppo a lungo per non assumere anche un in­quietante significato socia­le.
La domanda è ovvia: possibile che nessuno ab­bia saputo o nutrito alme­no dei sospetti? Non è una storia vergognosa ma rara, le cronache quotidiane lo testimoniano. Il «Veneto sottotraccia», l’altra faccia della luna, non ne è immu­ne. E spesso queste sordi­de realtà emergono perché attirano l’attenzione della polizia o dei carabinieri, non perché i compaesani decidono di togliere il co­perchio dalla pentola e la­sciare che il contenuto si ri­versi sul nostro sdegno. Pa­re che la passione per il pet­tegolezzo, il gossip, il bru­sio telefonico si arresti quando si tratta di lavare in pubblico i panni spor­chi. Allora facciamo come le tre scimmie e diventia­mo ciechi, sordi e muti. Senza volerlo, creiamo il clima che sovente garanti­sce l’impunità.
Fausto Pezzato

01 ottobre 2009
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2009/1-ottobre-2009/cappuccetto-nuovi-lupi-1601827865714.shtml


E’ il Veneto dei “paroni”, della delocalizzazione, dei capannoni dove “comando mi”. Ciò è il prodotto di un’ideologia della prevaricazione, della sopraffazione psico emotiva delle persone.

Questo tipo di Veneto attrae tutta la malavita mondiale. Basta prevaricare il più debole o il più emarginato e chiunque, in Veneto, trova la sua collocazione. Non a caso nel Veneto, che aggredisce i musulmani che pregano, c’è il maggior tasso di integrazione di extracomunitari: purché si collochino nell’ideologia della prevaricazione aiutando il più forte ad aggredire il più debole e il più forte sarà magnanimo.
Questo tipo di società costruisce un alto tasso di patologie psichiatriche, dalla depressione all’angoscia, e spinge i cittadini all’aggressione fisica del più debole.
Così le vittime stuprate del vescovo Carraro non avranno mai giustizia: sono vittime, che altro vogliono! Siano vittime e stiano in silenzio!
Quando poi si perde il ruolo di “paroni” o perché la crisi incalza o perché un’inchiesta giudiziaria li fa sentire deboli, allora scatta il meccanismo del piagnisteo. Scatta la ricerca di solidarietà: quella che loro, dio padroni onnipotenti, hanno sempre negato alla società civile.
Ciò che suscita ribrezzo nei Veneti è questo disprezzo per la società; questo identificarsi col superuomo nazista al di fuori e padrone della società che tratta con altri padroni riunendosi in branchi contro gli emarginati.
E’ in questo contesto ideologico che alcune forze politiche riescono a trarre voti: nella loro promessa elettorale garantiscono che colui che si sente dio onnipotente e “paron in casa sua” possa continuare a considerarsi dio onnipotente e nessuno può mettere in discussione il suo ruolo. L'ideologia delle ronde e l'ideologia dei respingimenti, nasce da questa mentalità: politicamente e socialmente si identifica col nazismo, ma ha la sua origine nel cristianesimo e nei vangeli. Promesse elettorali che poi si scontrano con la realtà di una crisi economica e sociale scatenando patologie psiciatriche di massa che non vengono riconosciute, ma circoscritte al singolo che soccombe affermando: “el xera un deboe”.

02 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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