La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 20 ottobre 2009

Il governo Berlusconi artefice della crisi attuale: le premesse del 2004 e del 2005.



La crisi economica attuale è stata voluta dal governo Berlusconi.

I dati che giungono oggi non sono il risultato della crisi che arriva dagli USA, ma sono dati prodotti dall'attività (e dalla non attività o incapacità) del governo Berlusconi nei suoi cinque anni di regno incontrastato.

Dicono i dati di oggi:


Ordini industria, ad agosto peggior calo dal 2000
martedì 20 ottobre 2009 10:17


ROMA (Reuters) - Ad agosto l'indice destagionalizzato degli ordini all'industria ha mostrato un calo dell'8,6% su mese dal 2,1% di luglio (dato rivisto da +3,2%) di luglio.
Su base congiunturale si tratta del peggior calo come minimo dal gennaio 2000. Istat parla di un dato ordini di agosto molto volatile.
Nel mese in osservazione, l'indice destagionalizzato del fatturato ha segnato una variazione pari a -1,4% rispetto a luglio, quando era salito dello 0,7%.
Su base annua gli ordinativi di agosto hanno segnato un meno 27,5% dal -23,2% di luglio mentre il fatturato è sceso del 21,2% dal -21,7% del mese precedente. I dati degli ordinativi sono espressi in termini grezzi, quelli del fatturato sono invece corretti per gli effetti di calendario.
Tratto da:
http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/businessNews/idITMIE59J05520091020

E Ancora:

In agosto, nei confronti di 2008, l'indice del fatturato, ha segnato le contrazioni più ampie nei settori della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-36,1%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-30%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-29,7%); diminuisce di meno la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-2,6%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (-5,5%). Il peggio riguarda la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-38,4%), la metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-38,3%). Da tener presente che nell’agosto 2009 si sono lavorati 21 giorni contro i 20 giorni del 2008.
Quando era uscito questo dato:

ROMA - La produzione industriale ad agosto registra una crescita del 7% sul mese precedente, il dato congiunturale più alto dal 1990, inizio delle serie statistiche. Rispetto ad un anno fa, la flessione rimane comunque fortemente negativa: -18,3%. E' quanto rende noto l'Istat. L'istituto di statistica precisa inoltre che la variazione congiunturale media degli ultimi tre mesi segna un +4,4% rispetto ai tre mesi precedenti.

Si era gridato alla fine della crisi. Ci si è dimenticato che si tratta della “produzione industriale” avvenuta nel mese di agosto dopo che l’industria aveva costretto molti operai a ferie forzose nei mesi precedenti. Spesso ottemperando a “contratti di solidarietà”.
Ci si dimentica che la crisi industriale in Italia non ha origine col crollo delle borse nella seconda metà del 2008, ma è molto più antica. Comprende l’aggressione alla struttura produttiva messa in atto dal governo Berlusconi nei cinque anni di dominio assoluto. Un’aggressione che è stata mitigata, con tutte le contraddizioni che si è visto dover affrontare, dal governo Prodi, per riprendere subito dopo con l’avvento del governo Berlusconi che ha sottratto fondi allo sviluppo, ha eliminato norme sulla sicurezza sul lavoro, ha favorito l’evasione fiscale, ha ignorato la crisi e, di fatto, deriso gli operai e gli impiegati pensando a provvedimenti legislativi per la propria sicurezza personale.
Vale la pena di ricordare i “segnali” di allarme che arrivavano dall’economia. Per Berlusconi questi erano “comunisti da affamare”. La crisi finanziaria arrivata dagli USA ha incontrato un governo Berlusconi non solo impreparato, ma teso ad ignorare ogni segnale per portare a termine operazioni economiche e giuridiche a proprio vantaggio personale.
Come gli industriali chiuderanno molte fabbriche, così è giusto che i produttori di latte siano costretti a chiudere le loro stalle. Quando gli operai sono alla fame, lo sono anche i contadini, i commercianti, i liberi professionisti. E con essi lo è lo stato e i servizi che si è impegnato ad erogare nei confronti dei cittadini.
La crisi non è arrivata dagli USA, come sostiene la propaganda berlusconiana. La crisi è stata voluta da Berlusconi e dal suo governo e giustificata dalla crisi finanziaria giunta dagli USA.
Ha poco da farneticare Franceschini nei confronti degli imprenditori. Se non tutti gli imprenditori sono degli evasori o dei criminali che praticano il lavoro nero, l’estorsione, lo spaccio di droga e la violenza, è altrettanto vero che tutti gli imprenditori vivono nella società civile con lo spirito del rapinatore, del predatore, che si appropria senza aver rispetto della società stessa.
Riporto articoli del 2004 e del 2005



Industria, un bollettino di guerra raddoppiate le aziende in crisi
Repubblica — 06 novembre 2004 pagina 27

sezione: ECONOMIA


ROMA - La crisi industriale si estende a macchia d' olio. L' ultima rilevazione fatta dal Dipartimento settori produttivi della Cgil è quasi un bollettino di guerra. Le imprese in crisi - che hanno denunciato esuberi - sfiorano le 2.800 unità e i posti a rischio quasi 200 mila, compreso l' indotto. In soli sei mesi (da febbraio ad agosto) le aziende in difficoltà sono più che raddoppiate, passando da 1.349 a 2.778. Solo nel settore agro-alimentare i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil calcolano che nei prossimi sei mesi i posti di lavoro a rischio saranno vicino alle 20 mila unità. Le crisi della Barilla, della Parmalat, della Peroni e del settore del tabacco sono solo la punta dell' iceberg. Tutta l' industria è in declino: la produzione continua ad essere ferma e a ottobre non è riuscita ad andare oltre i livelli di fine 2003, perdendo quote sui mercati internazionali. Arrancano il tradizionale manifatturiero (tessile e meccanico) ma anche il settore informatico e quello delle telecomunicazioni. «Effetto clamoroso e tragico - commenta il segretario confederale della Cgil Carla Cantone - della mancanza di investimenti e della corsa alle esternalizzazioni». A rendere ancora più esplicita la profondità della crisi c' è l' impennata dalla cassa integrazione straordinaria a causa del fallimento delle aziende. Nel 2003 l' incidenza del ricorso alla cigs per fallimento era del 10,59 per cento, nel primo semestre del 2004 ha toccato quota 28,53 per cento. Il maggior numero di aziende in crisi si concentra al nord, ma il numero dei lavoratori a rischio è in proporzione più alto nel Mezzogiorno. Nelle regioni settentrionali sono 1.640 le imprese in difficoltà con 75.511 dipendenti in esubero (su un totale di circa 179 mila persone); al centro le imprese censite dalla Cgil raggiungono le 757 unità e gli esuberi sono oltre 40 mila; al sud 381 aziende e 41.579 lavoratori. Il totale di posti a rischio nell' indotto è di 36.813, che porta il numero complessivo di lavoratori interessati ai processi di ristrutturazione a 194.338. Passando alle regioni, al primo posto c' è la Lombardia con 550 imprese e quasi 25 mila lavoratori in eccedenza, segue il Piemonte (392 e 14.629), e poi il Veneto (299 e 13.952). La Campania ha ben 180 aziende in crisi con circa 18 mila posti a rischio. Un panorama di deindustrializzazione strutturale al quale - secondo l' analisi del sindacato di Corso d' Italia - concorrono diversi fenomeni: la delocalizzazione verso Paesi nei quali i costi di produzione sono enormemente più bassi; il "ritorno a casa" di molte imprese straniere; la concentrazione produttiva in atto in diverse imprese multinazionali che determina la chiusura di interi siti produttivi. «Il tutto - commenta Cantone - mentre non c' è traccia di interventi organici di politica industriale. Bisognerebbe fissare alcune regole per contrastare la delocalizzazione selvaggia. Non è tollerabile che alcune aziende dopo aver ricevuto per anni gli incentivi statali decidano di andarsene di punto in bianco. L' Europa dovrebbe impegnarsi tutta contro il dumping sociale. E Marzano più che registrare le crisi dovrebbe mettere in campo qualche intervento per arrestare il declino». - ROBERTO MANIA

E ancora:


Aziende in crisi triplicate

in 18 mesi 223mila lavoratori in cassa o espulsi
Repubblica — 05 agosto 2005 pagina 34 sezione: ECONOMIA


ROMA - Oltre 4000 aziende in crisi e 223mila lavoratori in cassa integrazione o licenziati. Questo il "bollettino" della crisi economica italiana così come emerge da un' indagine dell' Osservatorio dei settori produttivi della Cgil. Il dato generale è preoccupante: le grandi aziende manifatturiere continuano a ridurre l' occupazione, e quelle dei servizi non compensano più, con la loro crescita, la caduta dell' industria. Un cortocircuito pericoloso dato dal contatto tra recessione produttiva, calo dell' occupazione e calo del valore reale delle retribuzioni. E su cui si innesta la crisi di quei distretti industriali che per tanto tempo erano stati individuati come la roccaforte della crescita italiana. La progressione nel numero di aziende in crisi è stata esponenziale rispetto all' anno precedente: se nel febbraio 2004 erano 1429, al 31 luglio 2005 il loro numero è quasi triplicato, arrivando a 4060. Più che raddoppiato il numero di lavoratori in cassa integrazione o licenziati: 223 mila oggi, mentre nel febbraio 2004 erano 104mila. Sono Lombardia e Piemonte, rispettivamente con 797 e 757 aziende, ad avere il maggior numero di industrie in sofferenza. Il duo di testa stacca di molto le altre regioni: al terzo posto c' è l' Emilia Romagna che ha 432 imprese in difficoltà, seguita dal Veneto con 327. Le due regioni invertono però le posizioni per quel che riguarda il numero di lavoratori a rischio: sono 11.194 in Emilia Romagna e 17.722 in Veneto. Preoccupa in particolar modo il dato delle Marche (da 41 aziende in difficoltà l' anno scorso si è arrivati a 316 oggi). Al Sud è soprattutto la Puglia a sentire i morsi della crisi e della concorrenza internazionale: 220 aziende in sofferenza e 8.500 lavoratori a rischio. Subito dietro la Campania con 180 imprese e 17.892 lavoratori. La Basilicata e la Sardegna precedono quindi il Molise, mentre in Sicilia la situazione è pressoché stazionaria. I settori in maggiore difficoltà sono il metalmeccanico, con 1340 aziende in difficoltà, e il tessile, seguiti dal chimico-farmaceutico, e del legno, dell' edilizia e del commercio. Ma anche i dati dell' artigianato iniziano a preoccupare: si tratta di aziende più piccole e a bassa sindacalizzazione, sulle quali la Cgil non può avere dati sicuri. «I lavoratori ancora in organico nelle industrie in crisi sono mezzo milione: senza forti politiche di rilancio, rischiano tutti- commenta il segretario confederale Carla Cantone - E stiamo parlando del 25% della manodopera occupata nel settore manifatturiero in senso stretto. Quello che manca nel paese è una robusta strategia di politica industriale a difesa dei settori produttivi. Ma questo governo ha altro a cui pensare, purtroppo». - ALESSANDRO D' AMATO



L’angoscia ha sempre caratterizzato i lavoratori e le loro scelte di vita. Berlusconi non ha fatto altro che introdurre quella continuità ideologica che, partendo dalla Repubblica di Salò ha attraversato la Democrazia Cristiana, i socialisti di Craxi fino al celodurismo bossiano. La sua parola d’ordine è “Disprezzo per le leggi, per le norme civili, e in culo agli operai che sono solo dei comunisti!”
Dopo di che, qualcuno, dovrà mettere insieme i cocci e costeranno molte manovre fiscali di lacrime e sangue!
20 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento