La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 26 ottobre 2009

Terrorismo del dossieraggio di Silvio Berlusconi, della sua stampa e delle sue televisioni. Appunti di memoria politica.

La vicenda Marrazzo non è altro che l’ultimo episodio delle vicende ricattatorie che vedono Silvio Berlusconi, con i media che controlla, inaugurare una vera e propria guerra civile di ricatti al fine di sottrarsi alle critiche per il disastro economico e sociale che sta organizzando.
Il tentativo di sottrarsi dal coinvolgimento della vicenda Marrazzi non fa altro che confermare la convinzione che siamo davanti all’organizzazione di un dossieraggio con cui aggredire gli avversari politici.
Un conto è Berlusconi che frequenta prostitute a cui offre ministeri e poltrone politiche, e un conto è una “scopata” ininfluente sulle scelte politiche della persona. Un conto è essere omosessuale e un conto è essere un politico che usa la propria posizione politica per i propri scopi personali. Un conto sono le azioni confinate nel privato e un conto è l’uso della politica per gestire il privato e l’uso del privato per condizionare la politica. Un conto è la minorenne e un conto è l’adulto consenziente. Dopo di che esistono due fragilità e due perplessità sia nei confronti di chi si atteggia a dio onnipotente che nei confronti di chi si ritiene il peccatore e chiede espiazione. In entrambi i casi, entra in gioco l’educazione cattolica che si riversa nella politica.
Della vicenda Marrazzo scrive il Corriere della Sera:

LA CHIAMATA DA ARCORE - Racconta il direttore Alfonso Signorini: «Me l’ha offerto la ti­tolare Carmen Masi e io l’ho preso in visione. Mi disse che il prezzo era di 200.000 euro trat­tabili. Ho spiegato subito che non mi interessava, però — co­me spesso avviene per vicende così delicate — ho detto che ne avrei parlato con i vertici del­l’azienda. Ho subito informato la presidente Marina Berlusco­ni e l’amministratore delegato Maurizio Costa, con i quali ab­biamo concordato di rifiutare la proposta». È a questo punto che, presumibilmente, la stes­sa Marina Berlusconi avvisa il padre di quanto sta accadendo. Lunedì scorso il presidente del Consiglio visiona le imma­gini. Poi chiama Marrazzo. Lo confermano ambienti vicini al capo del governo e lo stesso Marrazzo — quando ormai la vicenda è diventata pubblica — lo racconta ad alcuni amici, anche se non specifica a tutti chi sia l’interlocutore che lo ha messo in guardia. Durante la telefonata Berlu­sconi lo informa che il video è nella mani della Mondadori, gli assicura che la sua azienda non è interessata all’acquisto e gli fornisce i contatti della Pho­to Masi in modo da cercare un accordo direttamente con loro. L’obiettivo del capo del gover­no appare chiaro: smarcare il suo gruppo editoriale da even­tuali accuse di aver gestito il fil­mato a fini politici, ma anche mostrare all’opposizione la sua volontà di non sfruttare uno scandalo sessuale. Una mossa che arriva al termine di trattati­ve con altri quotidiani a lui vici­ni che avevano comunque rite­nuto il filmato «non pubblicabi­le », come ha sottolineato il di­rettore di Libero , Maurizio Bel­pietro, quando ha raccontato di averlo visionato.
L'INTERMEDIARIO - In ogni caso il governatore capisce che si è aperta una via d’uscita, probabilmente è con­vinto di potersi così sottrarre al ricatto dei carabinieri. Telefo­na alla titolare della società e prende un appuntamento per il mercoledì successivo. L’ac­cordo prevede che sia un suo intermediario ad andare a Mila­no. È il «metodo Corona», con la vittima che tenta di far spari­re dal mercato materiale com­promettente. Carmen Masi avverte Max Scarfone, il fotografo che ha avuto il video dai militari del Trionfale e ha incaricato lei di occuparsi della vendita. Gli pre­nota via Internet un biglietto ferroviario per farlo andare nel capoluogo lombardo e assiste­re all’incontro. Gli investigatori del Ros capi­scono che devono intervenire perché la trattativa è nella fase finale, dunque il filmato ri­schia di essere distrutto con l’eliminazione della prova del­l’estorsione. Alle 23 di martedì scorso bloccano Scarfone alla stazione e lo portano in caser­ma per l’interrogatorio. Il foto­grafo conferma quanto già emerge dalle intercettazioni te­lefoniche. All’alba viene perqui­sita la Photo Masi e sequestrata una copia del video. Alle 18 la stessa squadra del Ros entra nella redazione di Chi per prendere la seconda co­pia. L’appuntamento con il governatore viene immediata­mente annullato.
Tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_26/berlusconi-marrazzo_8d39a2ea-c1fa-11de-b592-00144f02aabc.shtml

Che un capo del governo telefoni al ricattato invitandolo a mettersi d’accordo con i ricattatori è un comportamento non solo censurabile, ma criminale: quasi facesse parte del circuito del ricatto. E Chi? Perché non ha consegnato il nastro alla polizia?
Stava valutando come usarlo?
E chi ha avvertito Berlusconi che i carabinieri del ricatto erano controllati?
Come stanno lavorando le Istituzioni, i servizi segreti? Per le Istituzioni o per l’uso privato di Berlusconi?


Ma già da un po’ il gioco del dossieraggio era scattato.
Da ricordare il caso Boffo, Fini, Augias e il caso del giudice Misano.

La vicenda Boffo termina il 03 settembre2009:

MILANO - Il direttore di Avvenire Dino Boffo si è dimesso con una lettera inviata al cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. Boffo era stato oggetto di duri attacchi da parte de Il Giornale, quotidiano edito dal fratello del premier Paolo Berlusconi, e proprio sull'Avvenire di giovedì aveva pubblicatoun dossier con le 10 verità che, nelle intenzioni, dovrebbero smontare tutti i punti della campagna avviata contro di lui da Vittorio Feltri.
«LA MIA VITA VIOLENTATA» - «Non posso accettare che sul mio nome si sviluppi ancora per giorni e giorni una guerra di parole che sconvolge la mia famiglia e soprattutto trova sempre più attoniti gli italiani» ha sottolineato Boffo nella lettera inviata a Bagnasco, presidente della Cei, nella quale presenta le dimissioni «irrevocabili» e «con effetto immediato» sia da Avvenire che dalla tv dei vescovi Tv2000 e da Radio Inblu. «La mia vita e quella della mia famiglia, le mie redazioni, sono state violentate con una volontà dissacratoria che non immaginavo potesse esistere» ha scritto ancora Boffo nella lettera al card. Angelo Bagnasco.
Tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_03/boffo_dieci_risposte_avvenire_55918e88-9866-11de-b8d4-00144f02aabc.shtml

La vicenda Fini si conclude un po’ prima della pubblicazione delle sue vicende ad opera de Il Giornale. A Feltri basta minacciarle il 14 settembre 2009. Leggiamole da La Stampa:

ROMA - Nuovo affondo di Vittorio Feltri nei confronti del presidente della Camera Fini. In un lungo editoriale sulla prima del Giornale, il direttore del quotidiano prima traccia un lungo excursus sulle vicende politiche recenti che hanno visto protagonista Fini e poi minaccia la pubblicazione un «dossier a luci rosse».Secondo Feltri il presidente della Camera «ha l’esigenza immediata di trovare una ricollocazione: o di qua o di là. Non gli è permesso di tenere un piede nella maggioranza e uno nell’opposizione. Deve risolversi subito». «E si ricordi che bocciato un lodo Alfano se ne approva un altro, modificato, e lo si manda immediatamente in vigore. Ricordi anche che delegare i magistrati a far giustizia politica è un rischio. Specialmente se le inchieste giudiziarie si basano su teoremi». «Perchè - aggiunge Feltri - oggi tocca al premier, domani potrebbe toccare al presidente della Camera. È sufficiente, per dire, ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo. Meglio non svegliare il can che dorme». «Inoltre, valuti Fini, che se la Lega si scoccia e ritira la sua delegazione, il voto anticipato è inevitabile. Allora per lui, in bilico tra destra e sinistra, sarebbe una spiacevole complicazione».

Tratto da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200909articoli/47343girata.asp

E Fini sa di che cosa parla Feltri?
Una spada di Damocle sulla testa del presidente della Camera?

E perché non evocare anche il servizio delle Iene in cui si dimostrava che una grande quantità di Deputati era tossicodipendente?
Viste le dichiarazioni e le farneticazioni attorno alla legittimità del Lodo Alfano prima che la Consulta lo bocciasse, mi sembrava ovvio che i deputati fossero in gran parte cocainomani e, la violenza con cui hanno respinto gli accertamenti sulla loro eventuale dipendenza (vedi la vicenda Iene), appare come una conferma. La stessa vicenda Tarantini lo dimostra. C’è quel detto e non detto, in quell’inchiesta, che se da un lato l’accertamento giudiziario va alla ricerca di conferme, al lettore appare evidente come a casa di Silvio Berlusconi siano girate grandi quantità di cocaina e di viagra. Non si spiegherebbero in altro modo le dichiarazioni della D’Addario sulle prestazioni sessuali di una notte per un operato di prostata, come Feltri ebbe modo di sottolineare in un’intervista televisiva (mi sembra in Annozero).
E, infine, sottolineiamo il linciaggio mediatico a cui Canale 5, sempre di Silvio Berlusconi, tentò di linciare il Giudice Mesiano.
Scrive il giornale La Stampa il 17 ottobre 2009:


La relazione tra immagini e parlato, una indecenza

E' in corso un'aspra polemica per il servizio di Canale5 sul giudice Mesiano, autore della sentenza di condanna per 750 milioni a carico di Fininvest per la truffa sul caso Mondadori (e la corruzione del magistrato che aveva deciso il lodo a favore di Berlusconi). Il servizio lo mostra seguito e pedinato da una telecamera nascosta, in una mattinata in cui il giudice va a spasso e poi dal barbiere.Il Canale5 si difende dicendo che ha fatto soltanto esercizio di cronaca, e che ha voluto far conoscere un personaggio poco noto al pubblico. In questi termini, il problema investirebbe soltanto i limiti della tutela della privatezza, e vi sarà un giudizio al riguardo.Ma ciò che conta invece, sul piano della comunicazione, è la relazione tra le immagini - che fanno vedere uno sconosciuto a spasso per le strade di Milano, un uomo come tanti - e la persistenza, invece, del commento, che continua a definire come "stravaganze" il comportamento assolutamente normale di quel volto anonimo, e ribadisce sempre che si tratta di un personaggio "stravagante". Anzi, a un certo punto l'autrice del servizio si permette di dire, testualmente: "Tanto, siamo ormai abituati alle stravaganze di questo giudice " (facendoci dunque pensare che, appunto, "stravagante" sia la sentenza di condanna di Fininvest e B). L'intento evidente della comunicazione - non occorre essere degli studiosi di media per capirlo - è dunque di attaccare addosso a quel personaggio l'etichetta della "anormalità", della "stravaganza", per far poi ricadere questa "anormalità" , questa "stravaganza", sulla sentenza che ha condannato la società corruttrice e truffaldina Fininvest.L'autrice del servizio (e il direttore della rubrica che lo pubblica) sostengono che si è trattato di giornalismo e null'altro (addirittura ha la faccia di bronzo di sostenere d'essere, lui, il direttore, una vittima). E' significativo, o quanto meno lascia comunque riflettere molto, che appena pochi giorni fa, subito dopo la sentenza, Berlusconi avesse detto da una tribuna pubblica: "Su questo giudice, nei prossimi giorni ne vedrete delle belle". Che vuol dire? che ha dato l'ordine alle sue truppe di scendere subito in campo? come Feltri ha fatto subito con il Giornale di famiglia? Cos'altro dobbiamo aspettarci?

Tratto da:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=126&ID_articolo=203&ID_sezione=277&sezione=

Si tratta dell’uso della schedatura. Vi ricordate la vicenda Renato Farina?
Questo personaggio legato a doppio filo a Feltri e ai servizi segreti. Quanti “dossier” ha raccolto sulla vita privata?
Se è compito di un politico essere “senza macchia” o con macchie tali da non interferire nella vita politica (cosa che gli interessi economici, privati e nell’editoria di Silvio Berlusconi, per Silvio Berlusconi, escludono apriori specialmente per i rapporti che ha avuto con la mafia da Dell’Utri a Mangano), non è ammessa nessuna schedatura che sia al di fuori dell'attività giudiziaria.
Vogliamo ricordare Renato Farina da un articolo di La Repubblica dell’11 luglio 2006?

ROMA - Dice Renato Farina che, nell'attico di via Nazionale 230, è stato più volte. Dice che quelle undici stanze che i magistrati hanno definito l'"ufficio riservato del Sismi" fossero, in realtà, "la base operativa del Servizio, in cui Nicolò Pollari - gli disse Pollari - andava a lavorare per avere un po' di tranquillità". Pio Pompa, il funzionario del Sismi, formalmente l'unico inquilino di via Nazionale 230, era la controfigura di Pollari. Dice Farina: "Pollari mi disse: "Pompa sono io". "Pompa è il mio orecchio"". Così gli disse, e come faceva Farina a metterlo in dubbio? Dice Farina di avere ubbidito. Si accordava con Pompa. Era "preparato" da Pompa. Era pagato da Pompa. Trentamila euro in due anni. Sempre in contanti, sempre dietro ricevuta. Qualche volta firmata "Betulla", qualche volta "Renato Farina". Denaro per le spese vive. Gli aerei, i soggiorni. Non che potesse aggravare il giornale, "Libero", dei costi del suo lavoro doppio. Dice Renato Farina che ha cominciato a lavorare per il Sismi nel 1999 in Serbia, durante la guerra, anzi prima della guerra e per evitarla. Aveva allora buoni rapporti con il ministro degli Esteri, Lamberto Dini e soprattutto con Giulio Andreotti, e il governo era di centro-sinistra e il presidente del Consiglio Massimo D'Alema. Dice Farina di aver mediato con Slobodan Milosevic. Dice che corse più di un pericolo, che rischiò la vita, che la salvò per un pelo. Comunque, in quei giorni, nasce il Farina doppio. Il giornalista cattolicissimo e appassionato. L'informatore dell'intelligence militare e reclutatore di fonti. Il sette luglio scorso, venerdì, Renato Farina, assistito dall'avvocato Grazia Volo, vuota il sacco dinanzi ai pm di Milano Romanelli e Civardi. E' un racconto che pretende di essere la verità, tutta la verità, senza alcun trucco.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/sismi-mancini/le-confessioni-di-farina/le-confessioni-di-farina.html

Non si tratta solo di Feltri e di Farina, di Pollari e di Pompa, si tratta di dossier a tonellate che dal Sid al Sifar, da Andreotti, Fanfani e Moro (per continuare con Craxi e compagni), hanno inquinato la vita politica dell'Italia dal dopoguera ad oggi.
E’ proprio della politica di Silvio Berlusconi, probabilmente ereditata dalla P2, l’uso dei dossier per aggredire gli avversari politici. La memoria va alle inchieste strumentali del giudice Nordio contro gli oppositori di Silvio Berlusconi gestite strumentalmente dai giornali propagandistici di Silvio Berlusconi.
Oppure alla costruzione di dossier come quello della Mitrokhin che voleva far passare Prodi come un agente del Kgb.
Riporto la notizia dal Corriere della Sera del 30 novembre del 2006:

«Così la Mitrokhin indagava su Prodi»
Verifiche anche su Bassolino e Pecoraro Scanio. Le telefonate tra Scaramella e Guzzanti. Inchiesta a Roma
ROMA — Indagini capillari su Romano Prodi, Alfonso Pecoraro Scanio e Antonio Bassolino. Era questa l'attività affidata nel febbraio scorso dal presidente della commissione Mitrokhin, il forzista Paolo Guzzanti, al consulente Mario Scaramella. Dalle intercettazioni telefoniche emerge il tentativo di dimostrare che l’attuale premier e il leader dei Verdi erano «agenti del Kgb» e che il presidente della Regione Campania aveva assegnato appalti a cooperative rosse legate alla camorra. Ore e ore di conversazione svelano l’attività di raccolta di notizie interrogando gli ex agenti russi, primo fra tutti Alexander Litvinenko, morto a Londra la scorsa settimana dopo essere stato avvelenato con il polonio 210. E dimostrano che Scaramella poteva contare su una rete di informatori che comprende poliziotti, agenti della polizia penitenziaria e due uomini della Cia. Uno di loro è Bob Lady, ex capocentro a Milano, adesso ricercato perché accusato del sequestro di Abu Omar. Tra finti attentati e spedizioni di armi pilotate, le carte rivelano anche la volontà di Scaramella, giudice onorario nipote dell’ex governatore della Campania per Alleanza Nazionale Antonio Rastrelli, di accreditarsi presso varie istituzioni italiane e internazionali.

Tratto da:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/11_Novembre/30/mitrokhin.shtml

Oppure ancora la vicenda di Telekom Serbia, la storia di una truffa orchestrata ad arte dall’organizzazione di Silvio Berlusconi per sputtanare Prodi e le opposizioni e ricostruire l’Italia fascista.
Ricordiamo questa vicenda che ormai data 26 settembre 2003 con l’inizio dell’articolo del giornale La Repubblica:

Tutta la rete di faccendieri, trafficanti, ex spiesulla quale si basa l'inchiesta parlamentare
Telekom Serbia
storia di una trappola
di CARLO BONINI e GIUSEPPE D'AVANZO
QUEL che segue è la storia di una trappola. Dei suoi protagonisti, delle coincidenze che vi si rintracciano, dei percorsi seguiti per costruire la diffamazione contro Prodi, Fassino, Dini trascinati dinanzi all'opinione pubblica come corrotti dall'"affare Telekom". È una storia che, se non fosse penosa, sarebbe grottesca perché, seguendone i fili, ci si potrà finalmente rendere conto di come (e in base a che cosa) esponenti della maggioranza di ritorno da Villa Certosa, residenza estiva del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (una coincidenza, senza dubbio), hanno potuto suggerire il coinvolgimento nell'affare del capo dello Stato. È una storia che sarebbe incredibile se non la si potesse documentare con le parole del presidente della Commissione d'inchiesta, Enzo Trantino, ritenuto "un gentiluomo". Una formula convenzionale che in Italia indica una persona dabbene e candida fino all'ingenuità. Vedremo se Trantino è l'uno o l'altro. O l'uno e l'altro. La possibilità di mettere le mani su qualche brandello di verità muore presto in "Commissione Telekom". 8 gennaio 2003. Un "anonimo" indica alla Commissione di cambiare strada. "La pista da seguire non è quella dei mediatori Vitali/Maslovaric. Per trovare i politici, andate prima in Gran Bretagna e poi a San Marino...". Già nell'inchiesta di Repubblica (febbraio 2001), le mediazioni appaiono il modo - forse il solo - per sbrogliare l'intrico dell'acquisizione del 29 per cento della telefonia serba da parte di Telecom Italia. È una strada promettente che chiede la volontà del parlamento di fare luce, senza pregiudizi: è proprio l'ingrediente che manca per fare buona la minestra. Il fatto è che alla Commissione di Enzo Trantino, An, non interessa ricomporre il mosaico dell'affare italo-serbo con la fondatezza di fatti accertati con equilibrio. L'obiettivo della maggioranza e della Commissione è un altro: far girare le ruote di una trappola politico-mediatica, capace di distruggere immagine e credibilità del presidente della Commissione europea; del leader del maggior partito d'opposizione; dell'ex ministro degli esteri.
L’articolo continua all’indirizzo:
http://www.repubblica.it/2003/i/sezioni/politica/telekomserbia3/caso/caso.html

E’ in questo modo che Berlusconi, con Previti, dell’Utri, e altri hanno inquinato la vita politica in Italia e la diffusione di menzogne e linciaggi sugli avversari politici.
Linciaggi, come pratica costante fatta da puttanieri e cocainomani che nascondono le loro attività accusando “gli altri” di essere uguali a loro. E questo mentre stanno distruggendo la struttura economica dell’Italia. Stanno distruggendo non solo l’economia, ma la cultura e la società.
Mentre in piena crisi, Germania e Cina investono sulla CULTURA, il governo Berlusconi si preoccupa solo di rubare e salvaguardare i propri personali interessi sottraendo le risorse possibili al paese e impedendo al paese di costruire il proprio futuro. Coperti e protetti dalla più grande organizzazione di propaganda che la storia dell’Italia abbia visto, stano ricostruendo lo stato fascista protetti da una parte della Polizia di Stato e dei Servizi Segreti che, anziché proteggere il paese, stanno inquinando la vita civile, politica ed economica.
La domanda è: Silvio Berlusconi è andato in Russia da Puttin per andare a puttane e cocaina senza l’intoppo dei giornalisti italiani o è andato in Russia per procurarsi dossier dell’ex Kgb da usare contro eventuali avversari politici? O l’uno e l’altro?
Alla luce dell’uso che Berlusconi fa della sua stampa e delle sue televisioni, nonché dell’uso dei miliardi con cui denuncia alla magistratura chi denuncia la sua attività che inquina la politica del paese, c’è forse da pensare un qualche cosa di diverso? Quando aprì la sua agenda di lavoro e un giornalista la fotografò, era piena di appuntamenti con “ragazze disponibili” e i suoi “torcicollo” con appuntamenti ufficiali mancati, fanno di Silvio Berlusconi un incapace, incompetente e un fannullone! Uno che usa la politica per impedire di essere processato e condannato.
Chi sarà la prossima vittima dei suoi dossier?
26 ottobre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

1 commento:

  1. Quando un capo di stato o di governo, come Mussolini o come Berlusconi, commettono dei delitti o manifestano avversione alle norme Costituzionali, non solo loro sono delinquenti (al di là di come la magistratura tratta il loro delinquere o indaga sulle posibilità del loro delinquere), ma chiunque li ha votati è responsabile, morale e sociale, di quel delinquere. Il delinquere è tale per come la società civile lo percepisce e non per quello che giudica il magistrato (siamo in una società democratica, non in una società fascista, nazista o clericale), e le cose vanno distinte.
    Vale la riflessione secondo cui, se in Italia non ci fosse stata la Resistenza che ha riabilitato il popolo italiano, trasformandolo in cittadini all'interno di una Costituzione che impone doveri alle Istituzioni (in Primis al Presidente del Consiglio), l'Italia, per il fascismo e Mussolini, sarebbe stata condannata per GENOCIDIO nei confronti dell'umanità e, con essa, ogni singolo individuo del "popolo" italiano.
    Claudio Simeoni
    Meccanico
    Apprendista Stregone
    Guardiano dell'Anticristo

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