La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 4 novembre 2009

Il crocifisso nelle scuole è la causa del bullismo, del suicidio e dell'uso di eroina dei ragazzi: induce alla disperazione.


Il crocifisso nelle scuole induce i ragazzi al suicidio (anche all’assunzione di droghe o ai comportamenti da bullismo).
La cronaca di questi giorni, in Veneto, è chiara ed evidente.
Perché questi suicidi sono indotti dal crocifisso esposto nelle aule scolastiche?
Perché tutta l’ideologia che col crocifisso viene imposta ai ragazzi costringendoli a credere in una provvidenza anziché costringere l’ambiente, scolastico in questo caso, ad attrezzare i ragazzi per affrontare le difficoltà nella vita impedisce loro di essere attrezzati per affrontare il futuro. Davanti ai problemi dell'età adolescenziale (e subito dopo) non hanno strumenti per essere propositivi in quanto sono stati costretti a pregare e supplicare. Così, i ragazzi, anziché essere consapevoli dei loro diritti Costituzionali, si mettono a supplicare il padrone, l’autorità o il dio padrone. Anziché essere consapevoli di avere un futuro in cui costruirsi, si pensano creati ad immagine e somiglianza del loro dio padrone: vengono indotti a credersi bravi e bulli! Anziché essere indotti a pensare che si ha un futuro davanti, si impone la disperazione di un povero pazzo in croce che invita a distruggere la ricchezza sociale perché, tanto, il mondo sta finendo e lui verrà con grande potenza sulle nubi.
Esporre il crocifisso in classe significa imporre la disperazione. Una disperazione che induce il ragazzo ad attendere una provvidenza che lo porta a distruggere la propria esistenza.
Non tutti i ragazzi rispondono allo steso modo; infatti, alcune famiglie compensano con la cultura il terrore che viene imposto ai ragazzi mediante il crocefisso.

Però gli amministratori comunali del Veneto sono responsabili del suicidio di questi ragazzi: hanno imposto loro la sottomissione al crocifisso anziché fornire loro gli strumenti per essere dei cittadini!

E’ il terrorismo che viene imposto dalla chiesa cattolica mediante l’esposizione, ILLEGALE E CRIMINALE, del crocifisso in antitesi ai principi della Costituzione della Repubblica.
Si tratta di stupro!
Un vero e proprio stupro psicologico che conviene solo a chi pensa alle persone come a degli schiavi da sfruttare incapaci di affrontare l’imminente crisi economica. Uno stupro che serve per impedire ai ragazzi di diventare cittadini consapevoli.
Gli amministratori comunali, imponendo l’ideologia del crocifisso, del dio padrone che mediante la violenza costringe il più debole alla sottomissione, sono responsabili primi di questa strage. Riprendo gli articoli dei giornali:




suicidio nella marca
Bocciata all'esame, si getta sotto un treno
Montebelluna, una giovane di 22 anni, iscritta a Economia aziendale a Padova, ha lasciato ai genitori un biglietto



MONTEBELLUNA (Treviso) – Ha aperto il computer e guardato l'email. Scoprendo così che quell'esame, a cui tanto teneva, era andato male. Bocciata. Non ha visto più futuro, non ha visto più speranza. È uscita di casa, ha percorso qualche decina di metri verso i binari e si è buttata. Si è uccisa così una 22enne, studentessa a Padova iscritta all'università di Economia aziendale. I famigliari hanno saputo del gesto da un biglietto lasciato scritto. Il fatto è avvenuto a Montebelluna, nel Trevigiano. Sul posto, la polizia ferroviaria. Un suicidio che accade a poche ore dal tentativo di uno studente che ha cercato di uccidersi per un 4 rimediato in storia dell'arte al Liceo Il giorno prima a Cavaso del Tomba, un 34enne originario di Lecce ha deciso di impiccarsi a causa dei problemi economici che aveva: non riusciva a trovare lavoro e neppure i soldi per aprire un esercizio pubblico con un socio.
Mauro Pigozzo



Brutto voto in storia dell’arte, studente 18enne del Marco Polo si butta dal secondo piano. Compagni increduli: ha la media del nove
Prende un 4 e si getta dalla finestra della scuola
Frattura di una mandibola e contusioni. Il preside: «È stata una crisi di sconforto»



VERONA – «Non è possibile, non è possibile. Si è buttato per un quattro in storia dell’ar­te ». I suoi compagni di scuola continuavano a ripeterlo ieri mattina quando la campanella dell’Istituto Marco Polo di via Moschini ha suonato la fine delle lezioni. Ancora sotto choc per quel volo dalla finestra del secondo piano della scuola. Perché la notizia del tentato sui­cidio di quel loro compagno, un diciottenne residente in cit­tà, ha sconvolto tutti. Poca vo­glia di parlare, di raccontare quello che hanno vissuto in pri­ma persona i ragazzi della quin­ta E del corso per corrisponden­ti in lingue estere. E anche gli altri alunni dell’istituto che hanno visto arrivare l’ambulan­za e gli agenti delle volanti, han­no preferito rimanere in si­lenzio sotto la pioggia che cadeva incessante. Quella pioggia che probabilmente ha salvato lo studen­te. Perché l’acqua caduta nella not­te e durante tutta la mattinata ha intriso il terreno del giardinetto dove il ragazzo è atterrato, renden­dolo morbido ed evitando un impat­to più violento che avrebbe potuto essere letale.
Un volo di circa cin­que metri, fortunatamente senza gravi conseguenze per il giovane che è rimasto sempre cosciente ed è stato immediata­mente trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Bor­go Trento. Per lui la frattura del­la mascella e alcune lievi contu­sioni su varie parti del corpo. Una «crisi di sconforto», l’ha definita il preside dell’istituto, Mauro Murino che ha parlato a lungo con l’insegnante che stava svolgendo la le­zione di storia dell’arte quando è successo il fat­to. Secondo la testimonian­za della professoressa, il ragaz­zo avrebbe appreso di una vota­zione negativa prima di com­piere il gesto. Ma il preside non vuole sentire parlare di tale ipo­tesi. «Si tratta di uno studente eccellente, con una media del 9 – ha spiegato Murino - . Non credo che possa aver compiuto un gesto del genere per un’in­sufficienza. Credo si sia tratta­to di un insieme di circostanze che lo hanno gettato nello scon­forto ».
Erano circa le 10 di ieri mattina, durante la seconda ora di lezione, quando il ragaz­zo improvvisamente si è alzato dal banco e si è buttato dalla fi­nestra dell’aula. Secondo le te­stimonianze raccolte dai poli­ziotti, il ragazzo sarebbe atterra­to prima sulle gambe, finendo poi con il volto per terra, sull’er­ba bagnata del giardinetto, a circa tre metri dal muro. Que­stione di pochi centimetri. Se il 18enne fosse caduto in un pun­to più vicino al muro della scuola, sarebbe si­curamente atterra­to sul cemento e le sue condizioni sa­rebbero state sicu­ramente molto più gravi. «È stato qual­cosa di improvvi­so – ha continuato il preside - . I com­pagni e l’insegnan­te non hanno avu­to tempo di render­si conto della situa­zione e quando hanno cercato di fermarlo, era già troppo tardi». Re­sta ancora da capire quale sia il reale motivo di un gesto così estremo. Perché, come diceva­no gli studenti ieri mattina, «non ci si butta mia da una fi­nestra per un’insufficienza». «Lo conosco piuttosto bene, parlavamo spesso alla fermata dell’autobus – ha raccontato uno studente - . Nell’ultimo pe­riodo mi era sembrato un po’ giù di morale, ma non avrei mai immaginato che potesse fare una cosa simile. Forse quel voto lo ha mandato in tilt».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2009/3-novembre-2009/prende-4-si-getta-finestra-scuola--1601948643735.shtml




Vicenza. Quindicenne suicida in casa:

un dramma fra amore e scuola
Il giovane era reduce da un insuccesso scolastico.

Nella mail all'amico: «Mi sento solo», forse respinto da una ragazza


VICENZA (23 ottobre) - Una tragedia che non ha ancora trovato una spiegazione quella avvenuta ieri a S.Vito di Leguzzano: un ragazzino di 15 anni è tornato a casa da scuola, ha imbracciato il fucile del padre e si è sparato un colpo al petto. Così la sua giovane vita si è spezzata e, ora, fra le case del paese rimbalza solo una domanda: «Perché?». Fra le ipotesi c'è quella della solitudine, forse della delusione d'amore, accreditata anche da una e-mail che il giovane ha scritto ad un amico poco prima di uccidersi: «Mi sento solo». Ma i problemi potrebbero essere anche legati alla scuola, alle difficoltà nello studio. Ostacoli del quotidiano, ai quali però il quindicenne non ha retto.Gli ultimi momenti. Quel ragazzo, una vita come tante, fra la scuola, un istituto professionale di Schio, e la famiglia, è rientrato a casa nel primo pomeriggio di ieri. Qui non ha trovato nessuno: nessuno che potesse fermarlo.I carabinieri hanno ricostruito quegli attimi che separano la vita e il futuro dalla morte: lo studente ha preso il fucile che il padre deteneva regolarmente e sempre scarico, lo ha caricato e poi se l'è puntato al petto. Una pressione sul grilletto e la sua vita è finita.L'arma è stata ritrovata a terra, vicino al corpo e alla pozza di sangue sulla quale era riverso, oramai senza vita. A scoprire la terribile scena gli stessi familiari, allertati dal fragore del fucile. Sono corsi in casa e si sono di fronte quel loro figlio oramai perduto. Subito la chiamata ai soccorsi, le lacrime, il dolore. Il medico del 118 non ha potuto far nulla per salvarlo, poco dopo sono arrivati anche i carabinieri della compagnia di Schio: a loro spetta di capire il perché di quel gesto estremo.La mail: «Mi sento solo». Le tracce che possono portare a capire il motivo che ha spinto un ragazzo di quindici anni a togliersi la vita potrebbero essere racchiuse in una e-mail. «Mi sento tanto solo», poche parole che potrebbero racchiudere un mondo di inquietudine e sofferenza, un breve testo che il giovane a spedito via e-mail ad un amico, sentito anch'egli dai militari.La famiglia. I carabinieri non possono tralasciare nessun dettaglio, neppure familiare. Si scava allora negli spostamenti del nucleo al quale il giovane apparteneva: i genitori e il fratello maggiore dello studente si sono trasferiti a S. Vito da qualche anno, provenienti da un altro Comune della zona. Una famiglia di operai, gente laboriosa che si è sempre rimboccata le maniche per tirare avanti. Quegli stessi genitori ieri distrutti davanti al corpo del figlio, disperati per non aver immaginato il buio che quel loro figlio minore covava.Un insuccesso scolastico o una delusione d'amore? Da dove potesse provenire quel malessere è la domanda che assilla i familiari, gli amici e gli stessi inquirenti. Forse la pista da seguire potrebbe essere, oltre che nella solitudine, anche nelle difficoltà scolastiche: il giovane era reduce da un insuccesso. Non per questo, però, era giudicato negativamente. In paese si parla di un ragazzo solare, simpatico, vitale.«Perché?». La domanda si fa largo fra tutti quelli che lo conoscevano e c'è chi ipotizza anche una delusione d'amore. Ecco un'altra pista da seguire, quella che lo vede respinto da una ragazza che amava come solo si può amare a 15 anni. Un no che lo avrebbe portato alla disperazione.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=77715&sez=NORDEST


Continuate a costringere i ragazzi in ginocchio davanti ad un povero pazzo in croce che fu arrestato insieme al bambino nudo e continuerete a sacrificare fisicamente i vostri ragazzi. Vengono mandati al macello a maggior gloria della chiesa cattolica e per un pugno di voti che amministratori pubblici del Veneto, stuprando il futuro dei ragazzi, pensano di assicurarsi.

05 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento