La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 2 novembre 2009

Il Veneto, le contraddizioni economiche e le illusioni degli schiavi.


Nel Veneto siamo al ridicolo.
Le aziende chiudono e chiudono anche gli studi professionali.
La corsa all’accumulo di denaro sta assumendo toni apocalittici.
L’intera economia del Veneto sta chiudendosi su sé stessa e non è da meno la crisi economica nazionale.
Dopo la squallida cacciata dei lavori interinali, gli schiavi voluti da Biagi e da Ichino, la distruzione del lavoro aggredisce anche i “garantiti”. Se fino ad ieri la distruzione del lavoro interinale entrava solo marginalmente nel conteggio dei posti di lavoro perduti, oggi iniziano ad entrarci coloro che hanno sempre avuto il culo caldo e gli imprenditori che iniziano ad alimentare il mercato fallimento dopo fallimento.
I giuslavoristi, con l’aiuto dei sindacati, hanno aggredito le sicurezze de lavoratori: la sicurezza non solo del lavoro, ma la sicurezza nella società in cui vivono.
Prendiamo un esempio dell’azienda “Grande Arredo”.
Riporto:



Treviso.

Senza stipendio da 7 mesi

Grande Arredo, protestano in 150


TREVISO (30 ottobre) - I 150 lavoratori della "Grande Arredo", azienda del legno di San Zenone degli Ezzelini, attendono da troppo tempo le mensilità arretrate. Da 7 mesi non vedono un soldo. Per questo hanno deciso di scendere in strada il 4 novembre prossimo, quando protesteranno davanti al Tribunale di Treviso. «Con rammarico dobbiamo prendere atto che in uno stato di diritto dovrebbero esserci imprese che rispettano gli impegni presi, ma non è sempre così - dichiara Salvatore Federico, segretario generale Filca-Cisl Veneto -. Vogliamo con questa azione mettere un pò di pressione nei confronti di coloro che devono semplicemente ammettere il concordato che abbiamo stipulato, ma ritardano la procedura. È una situazione molto grave che non possiamo lasciare passare sotto voce».«Abbiamo firmato degli accordi per garantire le retribuzioni - aggiunge Stefano Brunetta, segretario generale Filca-Cisl Treviso - ci aspettiamo che le istituzioni capiscano il momento tragico che stanno vivendo queste 150 persone che hanno il diritto di avere delle risposte il prima possibile».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=78652&sez=NORDEST

E’ evidente come l’uso del sindacato della CISL sia stato funzionale a garantire all’azienda che i lavoratori non ricevessero gli stipendi. Infatti, hanno firmato degli accordi prima che l’azienda pagasse gli stipendi. Hanno, letteralmente, venduto i lavoratori: in pieno stile cristiano!
Per i sindacalisti della CISL questi lavoratori non hanno nessun diritto ed è per questo che non ricorreranno né in sede civile, né in sede penale. Nel frattempo, la polpetta avvelenata fornita ai dipendenti, la devono mangiare anche gli imprenditori.
Il credito non gira più. Non gira non perché le banche abbiano mutato politica, ma perché gli imprenditori, dopo aver saccheggiato la società civile sono costretti a subire il loro stesso saccheggio. Distruggere i livelli di vita degli operai, per garantirsi il profitto, ha distrutto il potere d’acquisto della società dei loro stessi prodotti.
Le banche del veneto lo sanno molto bene e i politici fingono di non vedere per non essere accusati di aver prodotto questo disastro.
Se nel Veneto le banche pagheranno fra qualche mese, negli USA le banche che si sono esposte con le piccole e medie imprese favorendo le loro azioni di saccheggio della società stanno pagando ora.
E’ il caso della Cit, la quinta banca USA in ordine di grandezza che dichiara il fallimento. Era specializzata nel finanziare piccole e medie imprese che, avendo distrutto la società civile, non sono state più in grado di far fronte ai loro impegni. Non solo la banca fallisce, ma distrugge anche due miliardi di dollari del bene pubblico, cioè dei lavoratori, che le erano stati dati per non fallire.
Riporto:


La società finanziaria, specializzata nel lavoro con le piccole impreseè la quinta, in ordine di grandezza, ad accedere al Chapter 11


Usa, fallimento per il gruppo Cit

E' tra le prime società di credito

NEW YORK - Il gruppo Cit, una delle maggiori società finanziarie Usa nel comparto dei crediti alle piccole imprese, ha chiesto l'avvio delle procedure fallimentari per l'amministrazione controllata. Lo hanno rivelato al Wall Street Journal fonti vicine al vertice della società, che ha approvato il ricorso al Chapter 11 della legge fallimentare statunitense. Per la società, che ha già ricevuto aiuti pubblici per 2,3 miliardi di dollari, la procedura di fallimento giunge dopo la bocciatura di un'offerta di scambio di debito per azioni fatta agli obbligazionisti Cit. Con i suoi 71 miliardi di dollari di attività il fallimento della Cit sarebbe il quinto per dimensioni della storia degli Stati Uniti, alle sole spalle di quelli di colossi come Lehman Brothers, Washington Mutual, Worldcom e General Motors.
(1 novembre 2009)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/cit-fallimento/cit-fallimento/cit-fallimento.html

E così i truffatori del Veneto tentano di dare la colpa alle banche dei loro fallimenti. Le banche non li finanziano più e loro, spesso, sono costretti a ricorrere agli strozzini o a chiudere le attività.
Così la confartigianato della Marca Trevigiana non trova nulla di meglio che scrivere un supplica alle banche. Si è guardata bene dal difendere la società civile: a lei interessava difendere i diritti degli imprenditori artigiani a saccheggiare la società civile (magari non facendo pagare le tasse).
Riporto:



BANCHE, AIUTATECI
L'appello di Confartigianato: le banche rinuncino a una parte dei loro redditi


Treviso - Siano ottimisti, altrimenti non faremo gli imprenditori, ma le banche devono aiutare le imprese a superare la crisi. In estrema sintesi questa la posizione del presidente Confartigianato Marca Trevigiana. Mario Pozza, che continua a chiedere agli istituti di crediti maggiore trasparenza a tutela delle imprese, oltre che maggiori facilitazioni all’accesso al credito. Stamani preso il Centro Cooperativo, l'organismo associativo del credito, Pozza assieme a Patrizio Morettin, segretario di Confartigianato e ai vertici Centro Cooperativo ha presentato l’ennesima iniziativa per sostenere le imprese associate nei loro rapporti con gli istituti di credito al fine di supportarle e non penalizzarle in un momento in cui si sta lavorando per un rilancio dell’economia più che mai necessario.
Ai soci l’associazione ha fornito una lettera tipo da inviare alle banche per invitarle ad astenersi dalla modifica unilaterale del contratto in essere. Attraverso la lettera, per esempio, vengono formulate precise richieste di chiarimenti sulle nuove commissioni bancarie. “Notiamo con particolare disappunto, che nonostante gli orientamenti normativi volti ad eliminare la commissione di massimo scoperto, il Suo Istituto, ha introdotto una nuova commissione con un nome diverso ma connotato da finalità pressoché analoghe” e anche “Vi preghiamo quindi di fornirci cortesemente tali dati in relazione ad ogni singola voce modificanda (ad es. commissioni per il servizio d’affidamento, spese per la gestione degli sconfinamenti, commissioni d’istruttoria, ecc, ecc) al fine di consentirci di effettuare una valutazione dei costi e metterci nella condizione di valutare se proseguire o meno nel rapporto.
La lettera degli artigiani dice anche che gli imprenditori sono ben consci del fatto “che la crisi abbia colpito tutti, dai professionisti alle imprese e via dicendo” ma propone anche a tutti gli attori coinvolti che la strada per uscire indenni (o quasi) da tale situazione sia quella di “fare tutti un passo indietro in modo tale da renderci conto che, così come le aziende debbano sacrificare redditività per mantenere l’occupazione, e i dipendenti continuare a dare il massimo impegno per migliorare l’efficienza di fabbriche servizi e istituzioni, anche le banche debbano rinunciare ad una parte dei propri redditi”. Gli artigiano lamentano, infatti, che certi comportamenti tenuti dalle banche sono ”volti a d aggravare ancor di più la già difficile situazione in cui molte aziende versano”.
Pozza che da buon imprenditore non può che dirsi ottimista sulla fine della crisi, è ben consapevole che per quanti sforzi gli imprenditori stiano facendo per tenere duro, hanno alle spalle un anno di scarsa produttività e le casse quasi vuote e che sta arrivando novembre con le sue scadenze fiscali. A ciò si aggiungono le difficoltà dei Comuni a pagare le imprese fornitrici per dover rispettare il Patto di Stabilità. “Ben comprendiamo che le banche sono imprese a tutti gli effetti e devono far utile, ma chiediamo loro maggior elasticità per aiutare le imprese a superare questi difficili momenti” ha concluso Pozza.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/banche-aiutateci-19077


Perché questa crisi finisca, è necessario che non solo finisca il saccheggio della società civile, ma è necessario che la società venga arricchita togliendo potere di sottrazione di ricchezza agli imprenditori. La Guardia di Finanza ci sta provando, ma credo che sia troppo tardi.
Finirà questa crisi, ma credo che la distruzione della società sia dal punto di vista economico che sociale arriverà a livelli, ancor oggi, inimmaginabili. Potremmo dire che oggi la produzione e i consumi ancora stanno tirando rispetto a quanto succederà nei prossimi mesi.
Attendiamo gennaio, quando migliaia di partite IVA saranno chiuse.
E’ come per le aziende che non vendono: vanno chiuse.
Vanno chiuse perché, tenerle aperte, è un costo per la società e una lenta agonia per i lavoratori. Così, tener aperta la Partita IVA, è un costo per la persona e se la persona non la chiude dovrà pagarci delle tasse sopra.
Evitare di agonizzare per evitare di caricarsi di debiti per il prossimo futuro è l’unica soluzione passibile anche se, il sistema giuridico ereditato dal terrore cattolico, impedisce alle persone di fare come in USA. Fallire e ricominciare da zero.
In Italia, se fallisci sei uno schiavo caricato di debiti vita natural durante e impossibilitato a ricominciare. Un individuo ostaggio delle banche.

02 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento