La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 13 novembre 2009

La pandemia cancerosa della crisi economica in Veneto e la distruzione del tessuto sociale.


La situazione economica del Veneto si muove fra disperazione, fallimenti, cassa integrazione e persone raggirate da promesse impossibili.

Molte fabbriche devono chiudere. Non è una questione di tifo, è una questione di dati economici e di flussi commerciali: che piaccia o meno.
Fra poco ci sono le elezioni regionali e i ministri del governo Berlusconi, come fece Berlusconi in Sardegna, si affannano a promettere miracoli impossibili che esulano dalla realtà economica mondiale.
Basta guardare le aperture dei telegiornali e le dichiarazioni, a dir poco irresponsabili (se non fosse per gli intenti politici che nascondono), fatte in merito ad un dato di stabilizzazione momentanea del crollo del Pil. Quando l’Istat afferma. “Nel terzo trimestre del 2009 - secondo le stime preliminari dell’Istat - il Pil è aumentato dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti (contro il -0,5% di aprile-giugno), segnando la prima crescita congiunturale dopo cinque trimestri di dati negativi.”

Subito Scajola afferma: "Quello che veniva indicato dai maggiori osservatori mondiali come un recupero dell'Italia prima degli altri, - aggiunge Scajola interpellato a margine del vertice intergovernativo Italia-Serbia - mi pare che si stia realizzando".

Solo che si dimentica di sottolineare che lo stesso dato dell’Istat afferma: “Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso, invece, il Pil è diminuito del 4,6%, dopo il -5,9% del secondo trimestre (dato rivisto leggermente al rialzo, era stato indicato a -6%). L’aumento congiunturale - spiega l’istituto di statistica - è il risultato di una crescita del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura. Il terzo trimestre del 2009 ha avuto 4 giornate lavorative in più rispetto ai tre mesi precedenti e una giornata in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.”

Siamo all’interno di tecniche di propaganda il cui fine è distogliere le persone dal mettere in atto strategie personali coerenti per salvaguardare sé stesse dal disastro economico che come un cancro, facilitato da Berlusconi, Maroni, Tremonti, Scajola, Sacconi, Zaia, si sta diffondendo come una pandemia nel tessuto sociale.

E’ il caso della Vinyls, la vecchia Montedison. Una società che deve chiudere chiudendo un’epoca. In questa società lavorerebbero poco meno di trecento persone con una forte ricaduta sull’indotto. Eppure tutti vogliono l’area acquistandola sottocosto consapevoli che ogni produzione è destinata a fallire. L’offerta d’acquisto fatta dalla Syndial è stata rigettata dai commissari perché valutata con confacente alle condizioni odierne della Vinyls Italia.
Non si tratta solo della Vinyls che deve chiudere, anche tutto il comparto dell’alluminio ha fatto il suo tempo.



Alcoa, protesta sulla statale 130

A Portovesme la commissione industria


Per circa due ore l'arteria che collega Cagliari a Iglesias è rimasta bloccata all'altezza del cavalcavia per Domusnovas da 300 operai dell'Alcoa di Portovesme. In stabilimento vertice con i consiglieri regionali
La protesta rappresenta uno degli atti di mobilitazione annunciati dai Sindacati nei giorni scorsi per sollecitare Regione, Governo e Unione Europea a trovare una soluzione immediata alla vertenza dell'Azienda, dopo l'annuncio della chiusura dello stabilimento che produce alluminio primario e la conseguente mobilità per circa 800 persone, cui si aggiungono circa 1.000 lavoratori dell'indotto. I manifestanti, che hanno bloccato la strada con le proprie autovetture, lasciando passare mezzi di soccorso, hanno causato diversi chilometri di coda e rallentato il flusso delle auto, sia sulla statale che sulle bretelle di collegamento fra la 130, Iglesias e Domusnovas. Fra un'ora è previsto l'incontro, nello stabilimento di Portovesme, fra sindacati, lavoratori e la Commissione Industria del Consiglio regionale. Secondo quanto si è appreso i lavoratori e i sindacati sono intenzionati a chiedere il sostegno di tutti i Gruppi politici e del Vescovo di Iglesias per la manifestazione di Roma del prossimo 17 novembre.
Venerdì 13 novembre 2009
Tratto da:
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/154649

E a Marghera:


ALCOA: ATALMI (PDCI),

PER CRISI AZIENDA INTERVENGA GALAN


Venezia 10 nov. - (Adnkronos) - Stamane si e' svolto a palazzo Balbi, sede del Governo veneto, un incontro tra l'assessore regionale Sartor e una delegazione dei 410 lavoratori dell'Alcoa di Porto Marghera una delle aziende della multinazionale statunitense dell'alluminio minacciata di chiusura. A darne notizia e' il consigliere regionale veneto dei Comunisti Italiani Nicola Atalmi che ha partecipato all'incontro.''Le rappresentanze sindacali - afferma il consigliere in una nota - hanno illustrato alla Giunta la situazione drammatica della loro azienda, il principale stabilimento italiano nella produzione dell'alluminio che occupa 410 dipendenti ed altrettanti nell'indotto, che rischia di chiudere esattamente tra sette giorni, allo scadere delle tariffe agevolate sull'energia''. ''Come per l'altrettanto drammatica e altrettanto urgente crisi della chimica - prosegue il consigliere - la partita su Marghera ormai si gioca solo a livello di Governo. E' il Governo infatti che deve aprire due tavoli a Roma, uno sulla produzione dell'alluminio per ''convincere'' l'Enel e uno sulla chimica per ''convincere'' l'Eni, a non condannare tutto Porto Marghera e gran parte del Veneto ad un declino economico con pesantissime conseguenze sociali''.
Tratto da:
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/220865

Le decisioni europee in merito al costo dell’elettricità, è solo una scusa. Le fabbriche dovranno essere chiuse perché la produzione è andata in Cina portata là dagli imprenditori italiani e statunitensi. Anche se l’Europa non considererà le sovvenzioni per l’elettricità un aiuto di Stato illegittimo, le fabbriche agonizzeranno per qualche tempo fino alla chiusura: non c’è più il mercato di massa su cui vendere l’alluminio.
Due esempi vanno in questa direzione: gli esuberi alla Speedline e la cassa integrazione annunciata per 80 dipendenti a gennaio alla Aeronavali. Cassa integrazione che arriverà a trecento dipendenti a giugno.
La Speedline era il colosso di S.Maria di Sala che fabbricava cerchioni in lega di alluminio. Già, alcuni anni fa, era stata dismessa la produzione di cerchioni in magnesio. La fabbrica fu ceduta e ora viene ridimensionata fino alla totale chiusura. Le Officine Aeronavali, il colosso in cui il posto di lavoro veniva ereditato di padre in figlio a Tessera, ora viene ridimensionata dalla crisi del traffico aereo.

Però è tutto il Nord-est che chiude.
Sotto la politica ideologica della Lega il tessuto sociale si sfalda e il circuito che contribuiva ad alimentare il “piccolo lavoro artigianale” si contrae su sé stesso. Il saldo negativo delle aziende (fra quelle che aprono e quelle che chiudono) nel Veneto è 2485. Chiudono orologiai, fioristi, bar-pasticceria, ottici, fotografi, orafi, le aziende edili, i trasportatori e le aziende che lavorano legno e tessili. In pratica chiude tutto quel circuito che si alimentava negli ordini che gli operai delle fabbriche facevano per migliorare le loro condizioni di vita.

E intanto si alimentano le illusioni di sopravvivenza, come quelle della Safilo:


Safilo, l'offerta d'acquisto non sfonda

«Ricapitalizzazione di Hal a rischio»
Il piano di intervento olandese prevede l'acquisizione entro il 18 novembre del 60% delle obbligazioni del gruppo.

Finora solo l'1,03 dei titolari di bond ha aderito


PADOVA - È a rischio la ricapitalizzazione di Safilo da parte dell’olandese Hal. È quanto emerge dal comunicato sui conti dei nove mesi del gruppo di occhialeria, che ha visto le vendite nette scendere a 774,7 milioni (-10,5%) e che ha registrato una perdita netta di 186,2 milioni da un utile di 14,5 milioni dello stesso periodo del 2008. Pressoché stabile invece l’indebitamento finanziario netto, pari a 586,3 milioni. Il piano di intervento di Hal è subordinato alla conclusione entro il 18 novembre dell’offerta d’acquisto, da parte della società olandese, delle obbligazioni Safilo 2013 in circolazione ma finora solo l’1,03% degli obbligazionisti ha aderito (andando ad aggiungersi al 38,7% già vincolato in vendita da altri obbligazionisti prima dell’avvio dell’offerta). Per questo «non si può trascurare la possibilità che l’offerta non vada a buon fine».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/economia/2009/11-novembre-2009/safilo-offerta-d-acquisto-non-sfonda-ricapitalizzazione-hal-rischio-1601996451771.shtml

Oppure come i trucchi dell’Ideal Standard:

BELLUNO- La Provincia an­ticipa l'ipotesi di accordo Idea Standard, e snocciola anche i numeri: «175 esuberi». Ma i sindacati insorgono. «Tutte menzogne - grida il segreta­rio generale della Cgil di Bellu­no Renato Bressan - ; palazzo Piloni non ha partecipato alle trattative, non sa nulla in pro­posito e nell'ansia di mettere il cappello su conquiste altrui rischia di far saltare la trattati­va ». Comunque sia, l'as­sessore provinciale alle politi­che del Lavoro Stefano De Gan e il presidente Gianpaolo Bottacin hanno annunciato i termini della bozza che do­vrebbe diventare accordo for­male oggi al ministero dello Sviluppo economico. Rical­cherebbe, sostanzialmente, gli obiettivi del cosiddetto «lo­do Castano», dal nome del funzionario del ministero in­tervenuto qualche giorno fa per avvicinare le parti. Da una parte l'azienda si impegna a ri­durre gli esuberi da 265 a 175 (con possibilità di un'ulterio­re riduzione sino a 125 unità, dicono in Provincia); dall'al­tra i sindacati rinunciano alla contrattazione di secondo li­vello su scala locale, passando la pratica a livello nazionale.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/notizie/economia/2009/13-novembre-2009/ideal-standard-esuberi-scesi-175-1602005204941.shtml

L’importante è far agonizzare l’economia del Veneto.
Fingere che tutto vada bene e che tutto sia superato.
Indebitare le persone con i prestiti e le carte di credito.
Costruire un’ulteriore miseria in modo da impedire alle persone di costruirsi un futuro. Avere il tessuto sociale ad un livello di miseria tale da impedirgli di rivendicare diritti nei confronti delle Istituzioni.
E’ un Veneto stuprato. Costretto in ginocchio davanti ad un crocifisso che gli nega la visione di un possibile futuro.

Che fare, dunque?
Una ricetta per uscire dalla crisi, ora?
Non esiste. La parola d’ordine è sopravvivere, come singoli individui in una miseria sociale che avanza a grandi passi.
Così veniamo a sapere che a Verona:


Boom di bollette non pagate Staccati 50 contatori al giorno
All’Amia mancano 6 milioni. Luce e gas: record di morosità
12 novembre 2009


VERONA — La crisi morde e la tentazione di non pagare le bollette dilaga. A fare i conti con questa tendenza sono so­prattutto Amia e Agsm, le due aziende di servizi del comune di Verona, che devono cercare di bilanciare la severità nel pre­tendere il dovuto con la com­prensione per situazioni di di­sagio che vanno al di là della volontà dei singoli. L’azienda che si occupa di ri­fiuti registra negli ultimi due anni un aumento delle morosi­tà notevole. «La riscossione del­la Tia – spiega il presidente, Pa­olo Paternoster – è di nostra competenza a partire dal 2005. Se nei primi tre anni il tasso di morosità si aggirava attorno al 6,5%, nel 2008 e nel 2009 vedia­mo invece che la percentuale è salita e ora si attesta attorno al 10% (9,5 sulle utenze domesti­che e 10,5 sulle aziende).

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2009/12-novembre-2009/boom-bollette-non-pagate-staccati-50-contatori-giorno--1601999915173.shtml

Altro segno della crisi, sempre a Verona, i commercianti del centro si lamentano delle tariffe per le luminarie natalizie.
Riporto la notizia:


Luminarie, il Comune chiede i soldi Commercianti in rivolta: «Troppi»
13 novembre 2009

Quest’anno, infatti, ai com­mercianti delle vie interessa­te è arrivata (o arriverà nei prossimi giorni, consegnata a mano) una circolare firma­ta dall’assessore al Commer­cio, Enrico Corsi in data 30 ot­tobre. Ad ogni negozio ven­gono chiesti 120 euro (100 più Iva) di «contributo volon­tario», che sta già venendo raccolto da un referente del Comune. A incentivare la buona di­sposizione del commerciante ci pensa però una nota ben sottolineata in neretto che minaccia «lo stralcio», a parti­re dall’anno prossimo, delle vie dove non si raggiunga il 70 per cento degli aderenti. Ovvero, chi non paga rischia di non vedere le luci di Nata­le l’anno prossimo. E il rischio che in alcune vie siano «i ribelli» a prevale­re non è remoto. È il caso di via Roma, dove le luminarie sono comparse proprio ieri sera. «Non esiste che prenda parte alla colletta - esclama Ivan, proprietario di una piz­zeria al taglio - . Ci pensano già le multe e le tasse a soffo­carci. Quanto richiesto, poi, non è assolutamente propor­zionato: se tutti i commer­cianti sborsano quella cifra il Comune finirà per guada­gnarci». «Ho aperto questo eserci­zio a giugno - ribatte Mauri­zio, proprietario di una gela­teria nella stessa via - e ho preso seimila euro di multa, per ogni motivazione plausi­bile: insegna non conforme, occupazione di suolo pubbli­co per aver esposto un mise­ro cono gelato in cartonges­so. Le luminarie le ha com­prate il Comune senza avvi­sarci, rimangono di sua pro­prietà e quindi se le pagano loro».

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2009/13-novembre-2009/luminarie-comune-chiede-soldi-commercianti-rivolta-troppi-1602004714376.shtml


E’ tutto un morire su sé stesso: per una ragione o per l’altra. Oppure per ragioni giustificate con altre ragioni.
Tutto il Veneto è in crisi, da Belluno a Rovigo, da Portogruaro al lago di Garda, da Venezia a Verona, l’intera società civile tende a sfasciarsi.
Ci sono delle soluzioni: solo che non garantiscono voti ai partiti politici.
Potrebbero, queste soluzioni, garantire un futuro alla società civile, ma in questo momento viene accolto solo chi offre bustarelle o promette posti di lavoro.
Chi parla di “fine della crisi”, anche se mente sapendo di mentire, viene accolto come un novello profeta che cammina sulle acque del disastro sociale. A costui i disperati tendono la mano e fanno la croce per votarlo vendendo l’ultima cosa che hanno: il loro futuro possibile.
13 novembre 2009

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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