La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 24 novembre 2009

Marghera: gli operai stuprati dal crocifisso fra difesa del loro posto di lavoro e disprezzo per la società.


Si è assistito all’assemblea della Alcoa di Porto Marghera in cui alcuni operai accusavano i politici di fare passerella per la presenza della televisione.
Ma cosa si aspettavano questi operai?
Pensavano forse di non essere merce di scarso valore?
Io ho conosciuto gli operai delle fabbriche di Porto Marghera!
Quanto li ho conosciuti; e quanto amavano il loro padrone che forniva loro lo stipendio!
Si pensavano onnipotenti e guardavano con disprezzo i pezzenti interinali che tentavano di sopravvivere. Non erano in grado di scorgere nella presenza degli interinali il loro stesso fallimento di operai. Non scorgevano la loro stessa miseria che avanzava. Non erano parte della società civile e dei suoi problemi. Loro erano come il crocifisso: tanti dio padroni che dovevano imporre la sofferenza a chi era più debole di loro. Erano stati STUPRATI!
Ho sentito dire da alcuni operai: “Bei tempi quando c’erano le Brigate Rosse!”. Già, gli imbecilli delle Brigate Rosse si sacrificavano con decine di anni di galera senza trarre profitto e loro, come operai, venivano favoriti nelle richieste perché gli imprenditori temevano che potessero favorire dei progetti eversivi.

Il mito dell’operaio massa degli anni ’70 si era infranto. Mentre l’operaio degli anni ’70 metteva in relazione il suo lavoro con la società civile nel suo insieme; la massa di operai cattolici mettono al centro dei loro interessi il crocifisso, cioè loro stessi, rispetto ad un sociale che pretendono li rispetti e li onori. E’ sempre l’ideologia del crocifisso che, mettendo al centro del mondo il soggetto che vi si identifica, distrugge quel soggetto separandolo da quella società in cui è vissuto e divenuto.
Così diventano ridicoli gli intendimenti dei politici di sinistra nei confronti degli operai dell’Alcoa in Veneto.
Riporto:


ALCOA:

PETTENO' (PRC), GIOVEDI' PROSSIMO TUTTI A ROMA



Venezia 23 nov. (Adnkronos) - ''Sospensione della seduta del Consiglio regionale di giovedi' prossimo e trasferta a Roma dei capigruppo per partecipare all'incontro con il ministro Scaiola sull'Alcoa di Fusina, la Multinazionale dell'alluminio che rischia di chiudere lo stabilimento veneziano''. E' la proposta avanzata dal capogruppo di Rifondazione Comunista in Consiglio Regionale Veneto, Pietrangelo Petteno' che in mattinata, con i colleghi Giampietro Marchese, Lucio Tiozzo e Nicola Atalmi aveva partecipato all'assemblea degli operai dell'azienda in crisi.
Petteno' denuncia ''l'indifferenza della maggioranza regionale e della Giunta nei confronti di questo caso, a differenza - rileva - della Regione Sardegna che si sta adoperando con molta convinzione per salvare lo stabilimento dell'Alcoa di Portovesme''.
Sul caso Alcoa Petteno' propone anche la convocazione di un consiglio straordinario per chiamare ognuno alle proprie responsabilita' ''compreso - precisa - chi vuole chiudere ogni attivita' produttiva a Porto Marghera per lasciare spazio a chi sa quale scenario post industriale''.

Tratto da:
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/229841

Perché sono ridicole?
Perché questa gente, dopo aver ignorato le trasformazioni della società, dopo aver ignorato i meccanismi sociali che conducono alla crisi; ora si gettano in un missionarismo cattolico il cui unico scopo è la richiesta di elemosina per questi pezzenti dell’Alcoa che non sanno nemmeno “morire” con dignità.
Non è vero che la Regione Sardegna si sta adoperando per salvare lo stabilimento di Portovesme. E’ un’altra menzogna. Come la Regione Veneto la Regione Sardegna sta lavorando attivamente per distruggere l’Alcoa di Portovesme, solo che si trova davanti ad una situazione di tensione sociale più acuta che non a Marghera. Il missionarismo cattolico di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti a Marghera sta intervenendo, assieme alla CGIL, come un anestetico; dopo aver accettato e collaborato alla chiusura di decine di attività industriali del territorio. Questi operai, nelle ultime elezioni politiche sono passati a votare Lega o a votare Popolo delle Libertà perché quei partiti promettevano loro un luminoso avvenire. Ora che il “luminoso avvenire” appare fosco, chiedono la carità e subito Rifondazione Comunista e compagni accorrono in un’opera missionaria che è un pugno nell’occhio a chi, invece, li ha votati.
E’ il suicidio della sinistra che accorre a sostenere l’attività di stupro del crocifisso aggredendo chiunque costruisca la libertà sociale. Si sentono tanto missionari cattolici la cui attività consiste nel fornire sedativi agli schiavi che, come merce di scarso valore, vengono allontanati dal sistema produttivo che li ha usati, non tanto per produrre, ma come merce di scambio (Alcoa li ha usati per avere 270 milioni, stando ai dati dei sindacati, in aiuti di stato per l'elettricità).
E’ la miseria morale e ideologica che ormai ha investito l’intero tessuto sociale.
Le persone stuprate davanti al crocifisso non sono in grado, emotivamente, psicologicamente e culturalmente, di scorgere la relazione che esiste fra il loro lavoro e la società d’insieme in cui agiscono. Sono tanti “dio onnipotente”. Sono coloro che “che ce l’hanno fatta”. Non sono coloro che rivendicano una società a dimensione di cittadino, ma sono coloro che usano relazioni di potere per avere la raccomandazione. Come negli anni ’70 il prete del “cristo lavoratore” in Via Fratelli Bandiera forniva le raccomandazioni agli operai per andare a lavorare al Petrolchimico: l’amico dell’amico! E’ la mentalità che negli anni separa l’individuo dalla società e poi, alla fine, gli ha scardinato i reni o lo ha fatto ammazzare di malattie professionali (tenute nascoste) per le grandi quantità di diossine che circolavano. Essere come il pazzo di Nazareth, tanti dio onnipotenti, e non cogliere sé stessi nelle condizioni e nelle contraddizioni del mondo.
Quando gli ambientalisti salirono sulle torri per rivendicare un mondo migliore, furono insultati dagli operai. Solo che gli ambientalisti non salirono sulle torri per sé stessi, ma per un mondo migliore. Gli operai vi salgono per sé stessi dopo aver ignorato la società in cui vivevano e dopo aver agito con disprezzo e con insulti nei confronti degli interinali che tentavano di sopravvivere.
Quanti altri ragazzi saranno stuprati diventando bulli, spacciatori di droga, perché si è perso il senso di essere una società di individui. Gli operai di Marghera sono corsi a votare la Lega perché la Lega massacra rom, extracomunitari, chi chiede elemosina, donne lungo le strade.
Operai che stuprano i loro figli costringendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso e hanno ignorato la loro collocazione nella società civile: non meritano nessuna solidarietà.
Riporto:


la crisi del lavoro
Anna, una ricercatrice sulla torre di Marghera

«Mio figlio è orgoglioso»
Petrolchimico, la protesta continua a 180 metri

«Non siamo pazzi e non abbiamo paura»


MESTRE — «Gli impianti li conosco come le mie tasche e lassù non ho avuto paura. So­no salita perchè voglio sapere che ne sarà delle nostre fami­glie, dei nostri mutui, del no­stro lavoro. Perchè giù da que­sta torre, con tutte le fabbri­che che chiudono, lavoro non ce n’è. Mio figlio che ha tredi­ci anni mi ha detto che è orgo­glioso me». Venerdì Anna Marconi ha trascorso la notte sui pochi metri quadri della torre indu­striale più alta d’Europa, 176 metri affacciati sulla laguna di Venezia e le ciminiere di Porto Marghera. Quarantaset­te anni, una laurea in chimica e una carriera all’estero, Anna fa la ricercatrice per Vinyls e si occupa dello sviluppo degli additivi. Da tre giorni condivi­de la battaglia dei 230 dipen­denti del gruppo che (a rota­zione) protestano arroccati sulla torre. E’ stata la prima donna a salire in quota. «Non ho avuto paura - racconta ­siamo attrezzati».
Ci sono spesse coperte per protegger­si dall’umidità, dal freddo e dal vento che a 176 metri d’al­tezza soffia con forza. Dal bas­so, i colleghi in presidio pre­parano panini e bevande cal­de. «Non facciamo dietro­front, non possiamo accettare che da lunedì scatti la cassa integrazione». A giugno, l’ultimo proprie­tario dell’azienda strategica per tutto il futuro di Porto Marghera (il trevigiano Fio­renzo Sartor, subentrato per pochi mesi alla multinaziona­le Ineos) ha portato i libri in tribunale, facendo tramonta­re la speranza di una rinascita dopo la decisione di Ineos di lasciare l’Italia. Dieci giorni fa i tre commissari straordinari dell’azienda hanno firmato l’accordo per riavviare gli im­pianti a dicembre e cercare en­tro un anno un compratore che dia speranza ai 470 operai di Marghera, Ravenna, Porto Torres. Subito dopo è arrivata la richiesta di cassa integrazio­ne a rotazione per 145. E An­na è salita sulla torre. «Stiamo preparando i tur­ni, se serve torno in alto per­chè è una lotta giusta. Non sia­mo dei pazzi, né protestiamo salendo sulle torri perché va di moda farlo. Noi siamo lì so­pra perché vogliamo risposte serie, finalmente. Se, come di­ce il governo, la chimica è strategica per il Paese, perché una dopo l’altra le fabbriche chiudono? Che ne sarà di noi, delle nostre famiglie, dei mu­tui da pagare, del lavoro. A me non resterebbe altro che rifare le valigie, con mio fi­glio».
In Italia, sostiene Anna, non c’è futuro per una donna di 47 con una laurea così spe­cialistica e un’esperienza co­me la sua: dipendente di Mon­tedison, di Evc, di Ineos, setto­re tecnologia. «Ho vissuto in Germania un anno e sono sta­ta anche a Porto Torres, se proprio qui non c’è futuro per la chimica, ripartirò», dice. I sindacati tengono duro, dico­no no alla cassa integrazione di 145 operai per questioni di sicurezza degli impianti e, di conseguenza, della popolazio­ne. «Hanno fatto bene - dice Anna - conosco gli impianti come le mie tasche ed è im­possibile rimetterli in marcia con tutto quel personale a ca­sa ». Sarebbe cioè poco sicuro. «Riavviare la fabbrica è com­plesso, lo sanno tutti». La cas­sa integrazione dunque, per i 230 di Vinyls, è segno che non si vuole riprendere la pro­duzione. Ieri, dopo giorni in via del­la Chimica, Anna si è presa qualche ora per stare con il fi­glio («mi sostiene e incorag­gia ») e fare la spesa, ma già oggi ritornerà tra i colleghi. Se si guarda alla storia delle proteste operaie di Marghera, in teoria Anna da «colletto bianco» della chimica dovreb­be stare dall’altro lato della barricata. Ma a Marghera, le cose sono cambiate e il ri­schio di rimanere disoccupati oggi lo corrono anche i laurea­ti.
Gloria Bertasi



23 novembre 2009

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/23-novembre-2009/anna-ricercatrice-torre-marghera-mio-figlio-orgoglioso-1602048047286.shtml

Quando si è dimenticato il senso della giustizia nella società civile, allora è bene che quella società chiuda immediatamente. Se non chiude immediatamente, se non muore d’infarto, muore di cancro. Lentamente, infettando ogni ambiente e impedendo ogni futuro possibile.
Che ne sarà di questi operai?
Ciò che ne è stato di tutti gli altri che per garantire loro hanno perso il lavoro. Ciò che ne è stato degli interinali. Ciò che ne è stato di tutti i “garantiti” che sono stati venduti come merce di scarso valore mentre si illudevano di essere onnipotenti. Ciò che ne è stato degli operai che sono morti d’amianto. Ciò che ne è stato per chi è stato avvelenato dagli scarichi industriali.
Sono operai che hanno fatto la “marcia dei quarantamila” per distruggere la società civile dimostrando al loro padrone che loro sono pronti a qualunque sacrificio, come il crocifisso, pur di consentirgli di sacrificare la società civile ai suoi interessi. Non è una questione di “comunismo”, ma è una questione di DEMOCRAZIA! Gli interessi della società vengono prima dei profitti degli industriali e i profitti degli industriali e delle banche devono arricchire la società democratica. La Democrazia, come definita nella Costituzione, non permette ad industriali e banchieri di usare le industrie e le banche come armi per fare profitti e distruggere la società: questo, magistrati e poliziotti, se lo sono dimenticato! La società democratica non è la società mafiosa. Nella società mafiosa è il capomafia che, assicurando il ruolo al “picciotto” gli consente di arricchirsi; nella società “liberale” e “democratica” è l’operaio che assicura i profitti agli industriali e alle banche. Tanto più questo ruolo viene invertito, tanto più si esce dalla democrazia e ci si avvicina alla società mafia (che poi è quella che ideologicamente viene definita fascista).
A questi operai è stato piantato in testa il crocifisso che ha impedito loro di leggersi la Costituzione della Repubblica. Ogni volta che un cittadino manifestava un principio Costituzionale, questi operai lo aggredivano in nome dei principi del loro padrone che il crocifisso manifestava: non erano cittadini, ma servi.
E come servi vengono sacrificati!
Se un partito li difende, difende il loro diritto di essere dei servi, non il loro essere dei cittadini attivi. Vadano, dunque, ad ingrossare il “popolo della lega” e paghino lo scotto di essersi dimessi da cittadini.
Intanto si apprende che "...mentre i sindacati si preparano a portare a Roma almeno mille lavoratori in protesta, la multinazionale americana ha infatti avviato la procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore per stato di crisi. La decisione riguarda tutto l’organico degli impianti di produzione dell’alluminio primario: 568 lavoratori dello stabilimento sardo di Portovesme e 125 di quello veneto di Fusina. " E intanto a Venezia hanno manifestato i tabaccai per la crisi. Già, quelli che nascondevano le nazionali semplici sotto il bancone per venderti le MS che erano più care: fu allora che smisi di fumare.
Ora si tratta si sapere: quanti altri servi, che si sono dimenticati di essere dei cittadini, sono angosciati per il loro futuro in pericolo?

24 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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