La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 22 novembre 2009

Veneto: a loro ci pensa la sinistra, ai veneti ci ha pensato la Lega licenziandoli e distruggendo la società civile.

Dove sono i cog..oni che han votato Bossi e Berlusconi?
La fortuna di questi lavoratori è che Berlusconi afferma che la crisi non c’è.
E’ la crisi che nel Veneto ha imposto la Lega militarizzando i comuni e attentando alla società civile.
Questi tre articoli che propongo, articoli di giornali locali del Veneto, non fanno altro che confermare il quadro della situazione economica che si andava delineando fin dall’estate del 2008 e che veniva negato da Tremonti e Berlusconi al fine di trarre profitto dal disastro in atto.
La maggior parte di questi lavoratori hanno votato Lega o popolo delle Libertà.
Come i lavoratori dell’Alcoa della Sardegna, anche questi lavoratori osannavano Berlusconi e ne ammiravano le capacità imprenditoriali senza rendersi conto che le sue capacità imprenditoriali consistevano nel truffarli.
Tutto il Veneto si trova in una situazione drammatica con prospettive drammatiche. Le esportazioni, vedi di dati di settembre, sono crollate rispetto al settembre dello scorso anno e le tredicesime, per la maggior parte delle persone che ancora lavorano, se avanza qualche cosa, è bene risparmiarlo.
Mentre i politici continuano a battere i tamburi e le gran casse sperando in riconferme nelle elezioni regionali che si terranno a marzo, i lavoratori sono sempre più disperati. Però, se sapessero che i mercati internazionali si stanno restringendo non darebbero ascolto a chi racconta frottole secondo cui la crisi è finita. Marchionne lo ha detto: dei sei stabilimenti FIAT in Italia, qualcuno sarà inevitabilmente chiuso. La cosa si sapeva fin da quando i tromboni politici parlavano del successo dell’acquisizione della Chryslers. L’acquisto della casa automobilistica USA significava, inevitabilmente, chiudere degli stabilimenti in Italia.
Intanto nel Veneto inizia a costruirsi il deserto dei capannoni chiusi: le cattedrali di capannoni che avevano invaso ogni paese iniziano a chiudere uno dopo l’altro.



Ottomila nuovi disoccupati


Ed è record di cassintegrati
LAVORO: UN ANNO DI CRISI. L'economia vicentina, a forte vocazione manifatturiera, è tra le più colpite del Veneto Sono 22 mila i senza lavoro (+2%). E nel 2010 cresceranno ancora Autunno caldo: ad ottobre autorizzate più ore di Cig di tutto il 2005
21/11/2009



Ottomila in più nell'arco di un anno. In media, 153 ogni settimana. Sono le persone che, dall'autunno 2008 ad oggi, hanno perso il lavoro nel Vicentino. Espulsi dal ciclo produttivo e, per ora, ancora alla porta. In nutrita compagnia, peraltro. In un anno la disoccupazione è cresciuta di quasi il 2%, portando le persone in cerca di lavoro a quota 22 mila. E nonostante il risveglio dell'economia previsto - sperato - nel 2010, la disoccupazione è stimata in aumento per l'effetto ritardato della crisi sul mercato del lavoro: dal 3,7% di un anno fa al 5,6% di quest'anno fino al 5,9% del 2010.Si raschia il fondo più o meno da sei mesi. Ovvero: la crisi si è stabilizzata, sì, ma sui livelli di... crisi. L'impatto sull'occupazione aveva raggiunto l'apice a maggio. Da allora, cassa intergrazione e licenziamenti hanno continuato a fluttuare intorno agli stessi livelli. I dati di Veneto Lavoro e della Provincia danno del Vicentino un quadro a tinte fosche. Anche ad ottobre si conferma tra i territori più colpiti a livello regionale.


CRISI AZIENDALI. Escludendo il mese di marzo, il maggior numero di aperture di crisi aziendali si è registrato proprio a settembre (22) e ottobre (25), per un totale di 821 lavoratori coinvolti. Dall'inizio dell'anno sono 166 aziende per 2.633 lavoratori. Peggio di Vicenza stanno solo le province di Venezia a Padova. In tutta la regione sono interessati oltre 20 mila dipendenti.


CASSINTEGRATI DA RECORD. Dove Vicenza continua a primeggiare, purtroppo, è nel numero di ore autorizzate di cassa integrazione. Il ricorso alla Cig, sia ordinaria - per crisi momentanee di produzione - che straordinaria - ristrutturazioni aziendali o preludio a chiusure vere e proprie -, è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi dieci mesi. In tutto il 2008, in provincia, erano state autorizzate 3,3 milioni di ore. Era già il record veneto, ma nel 2009 c'è stata l'esplosione. Vicenza stacca le altre province per la cig ordinaria (7,6 milioni di ore), per la cig nel settore edile (937 mila) e anche per quella straordinaria (5,6 milioni). Nel complesso fanno quasi 14,2 milioni di ore, un quarto di tutto il Veneto.


AUTUNNO CALDO. Al rientro dalle ferie estive la situazione non è affatto migliorata, anzi. Il numero di ore di Cig autorizzate solo a ottobre (2,9 milioni) è il più alto dell'anno e supera quelle di tutto il 2005. Vicenza primeggia anche nella Cig in deroga, cioè quella per le piccole imprese artigiane, con quasi 3 mila richieste.


LICENZIAMENTI E MOBILITÀ. C'è chi sta peggio di Vicenza, invece, sul fronte dei licenziamenti. Quelli collettivi, da gennaio a fine ottobre sono stati 1.808, secondo peggior dato dopo Padova (2.197). Le iscrizioni nelle liste di mobilità per licenziamenti individuali sono state invece 3.689. ha fatto peggio solo Treviso (4.351).


INDUSTRIE IN CRISI. Vicenza soffre più di altri per il suo particolare tessuto produttivo. La crisi sta mettendo alle corde il settore manifatturiero che in Veneto annovera i tre quarti dei licenziamenti collettivi e quasi la metà di quelli individuali. Il metalmeccanico è il comparto che soffre di più. Il tessile fatica, ma ha rallentato la decrescita. Nell'ultimo trimestre, gli unici settori che fanno segnare 0% nella quota complessiva di "licenziamenti collettivi" sono le attività estrattive e le attività finanziarie-banche. Marco Scorzato

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/105880_ottomila_nuovi_disoccupati_ed__record_di_cassintegrati/



Le condizioni della ristrutturazione della capacità produttiva della regione è destinata a protrarsi per alcuni anni finché la miseria della regione arriverà a livelli di alcuni paesi africani. Era quello che voleva la Lega di Bossi, Gentilini, Tosi. Quelli che aggredivano ferocemente ogni emarginato per impedire alle comunità di solidarizzare in vista di situazioni drammatiche. Dagli all’immigrato; dagli al marocchino; incita l’emarginato a far violenza; incita al razzismo; incita ad usare la polizia contro le donne lungo le strade; rapina gli automobilisti con i semafori intelligenti; ecc. ecc.
Una volta licenziate, le persone sono costrette a trovarsi qualche cosa da fare, ma anziché guadagnare, vengono rapinate.
L’apertura della partita IVA è l’inizio di una rapina.
Ma cosa ti illudi di fare il venditore se non esiste più un apparato economico e sociale che può comperare?
Le persone non sono addestrate a valutare il mercato, così si fanno ulteriormente rapinare.



Aut aut delle imprese: senza non ti paghiamo
I precari della partita Iva:


«Costretti ad aprirla per tornare sul mercato»
La denuncia: ci costa più dei guadagni



VENEZIA — Costretti ad aprirsi la partita Iva per so­pravvivere. Succede nel Nord Est, che nel solo Veneto con­ta 500 mila lavoratori autono­mi. Ma non sono mica tutti imprenditori, commercianti o industriali: la categoria in­clude anche un’anomala mas­sa di vittime della crisi rima­ste a spasso e non di rado in­dotte dalle stesse imprese che hanno tagliato il persona­le a ricorrere a tale escamota­ge per tornare sul mercato. Forza lavoro a prezzi modici, per i datori di lavoro, in que­sto modo esentati dal versa­mento dei contributi. Un boccone amaro che ha dovuto ingoiare anche Paolo, operaio veneziano di 40 anni a gennaio prima cassintegra­to e poi licenziato da un’azienda grafica, dopo set­te anni di rapporto. «Una mazzata arrivata proprio nel momento in cui stavo presen­tando i documenti per l’ado­zione internazionale di un bambino — racconta l’uomo —. L’avvio dell’iter impone la certificazione di un reddito fisso e siccome mia moglie è precaria ho dovuto accettare quello che ho trovato, e ri­nunciare all’assegno di disoc­cupazione. Per due mesi ho cercato invano di reinserirmi nel settore grafico, che però è bloccato, così mi sono rivol­to ad altri ambiti, ma era ne­cessaria l’esperienza. All’uffi­cio di collocamento dopo una certa età non è facile tro­vare contratti, nemmeno con otto mesi di formazione nel settore metalmeccanico da me maturati al Centro per l’impiego di Treviso. E così ho risposto a un’inserzione sul giornale e sono diventato agente per una ditta operante nell’ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma ho dovuto aprirmi una partita Iva».
L’esperienza è durata tre mesi poi Paolo, che non è ta­gliato per la vendita, è passa­to a un’altra azienda e per 60 giorni si è inventato promo­ter per l’energia elettrica. «Ma i costi erano eccessivi ri­spetto ai guadagni, tra l’altro legati all’obbligo di portare a casa 45 contratti al mese — ri­vela l’operaio —. Spendevo 300 euro al mese di benzina e autostrada e l’Inps ne ha volu­ti altri 730 per due mesi di partita Iva. L’ho chiusa e mi sono rimesso a cercare un po­sto, tornando al Centro per l’impiego di Treviso e rinno­vando il curriculum». Si è invece rassegnata a spendere più di quello che guadagna una trentenne neo­laureata vicentina. Pur di po­ter finalmente iniziare a man­tenersi da sè e non pesare più sulla famiglia ha accettato l’ultimatum di un’azienda me­talmeccanica, che per pagarla come impiegata le ha chiesto di aprirsi una partita Iva. «Lei sa di ricoprire una posizione irregolare — ha raccontato la madre alla Cgil, cui ha chie­sto aiuto — ma non avendo alternative, si è piegata al ri­catto». Così non ha fatto un precario padovano della scuo­la che, essendo rimasto fuori dalle graduatorie e dovendo­si arrabattare tra una supplen­za e l’altra, ha risposto all’an­nuncio di un ente di forma­zione. «Mi hanno detto: per una parte del tempo ti faccia­mo un contratto che copre il 23% dei contributi — ha rife­rito al sindacato — e per l’al­tra metà devi aprirti una par­tita Iva. Ma non preoccuparti, quando emetti la fattura noi paghiamo l’Iva. Me ne sono andato».
«Di questi casi ce n’è una marea — dice Lia Colpo, coor­dinatrice di Nidil Cgil Veneto — si sfruttano la disperazio­ne dei disoccupati e le 144 mi­la assunzioni in meno rispet­to al 2008 registrate in Vene­to. Le categorie più a rischio sono quelle prive di Albo, co­me i mediatori culturali, gli animatori, i meteorologi. Ma anche gli altri disoccupati si sentono avanzare proposte indecenti, come il contratto a progetto offerto a un operaio dalla stessa azienda di gom­ma plastica che l’aveva appe­na licenziato. Per non parlare — chiude la Colpo — del boom dell’impiego a chiama­ta, che impone una reperibili­tà di 24 ore magari per lavora­re un giorno a settimana».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2009/20-novembre-2009/i-precari-partita-iva-costretti-ad-aprirla-tornare-mercato-1602036730858.shtml

La burla degli ammortizzatori sociali è una delle menzogne di questo governo. Come per la Social card o per la Robin Tax.
Buone per gettare fumo negli occhi della disinformazione: le persone non hanno ammortizzatori sociali, ma vengono convinte che solo loro non gli hanno. Gli altri sono pieni di ammortizzatori sociali, e tutto va bene. Loro sono un po’ sfigati. Tutta colpa della sfortuna.
L’operazione Biagi, il cui scopo era quello di costruire miseria aggredendo la sicurezza del lavoro, ha la sua totale riuscita nella distruzione dell’apparato produttivo nazionale.
Riporto questo articolo che chiarisce le condizioni generali:




L'OCCUPAZIONE IN VENETO - Viafora (Cgil):
Giovani a rischio. Va riformata la cassa integrazione»
Metà dei lavoratoricolpiti dalla crisiha meno di 30 anni
Sabrina Pindo
I due terzi dei disoccupati avevano contratti a tempo determinato o interinali




VENEZIA. Il 50 per cento dei minor occupati veneti ha meno di 30 anni. La scure del taglio occupazionale, in regione, colpisce in particolare i giovani.Ovvero su quel 19,4 per cento del totale dei lavoratori che hanno un'età inferiore alla trentina. Questa la fotografia della società giovanile che ci si trova davanti se si confrontano i dati riguardanti il calo dell'occupazione nella nostra regione da gennaio a maggio 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008 suddiviso per classi d'età.Nel Veneto i lavoratori dipendenti con età fino a 29 anni mediamente occupati sono 320 mila (su un totale di 1.670.000). Questo significa che a maggio il calo occupazionale ha colpito più di un giovane su otto. Secondo le cifre rese note dall'ufficio del lavoro, nei primi cinque mesi del 2009 il calo degli occupati dipendenti rispetto allo stesso periodo del 2008 è pari a 83mila unità. Di questi, ben 42mila sono giovani. Parliamo di 8mila ragazzi fino a 19 anni d'età, 16mila tra i 20 e i 24 anni e 18mila tra i 25 e i 29 anni. Numeri preoccupanti che parlano di una vera emergenza in ambito del lavoro giovanile.«La crisi viene pagata soprattutto dai giovani che hanno difficoltà a trovare lavoro e, se riescono a trovarlo, è precario» spiega Emilio Viafora, segretario generale della Cgil del Veneto. «Per chi ha meno di trent'anni è possibile solo una condizione lavorativa flessibile - aggiunge ancora Viafora - ma questa flessibilità non è tenuta in conto dagli ammortizzatori sociali che non sono stati riformati. L'accesso agli ammortizzatori in deroga, infatti, è legato a periodi di lavoro stabiliti che spesso i giovani non hanno ancora maturato, così per loro diventa necessario rientrare in famiglia, dove magari trovano il padre disoccupato».La crisi, insomma, morde i più deboli e affonda i denti nel precariato. Lo dimostra la caduta occupazionale per tipologia contrattuale. Confrontando i dati di maggio 2009 con quelli di maggio 2008 appare chiaro che i due terzi dei disoccupati sono lavoratori con contratti a tempo determinato (-39mila) e lavoratori in somministrazione (-19mila). Esattamente le due tipologie di legame lavorativo che vengono offerte oggi ai giovani. Un'offerta di lavoro precario che in ogni caso non copre le necessità di turn over. A questo si aggiunga che il numero di contratti di parasubordinazione, cioè a metà tra il lavoro subordinato e autonomo, ad oggi registra un calo considerevole pari a 12mila unità rispetto all'anno precedente.Il lavoro interinale, anche detto in somministrazione, rappresenta oggi la realtà della maggior parte dei giovani neodiplomati e neolaureati. In Italia, nel 2008, il 48,4 per cento dei lavoratori interinali aveva un'età al di sotto dei 30 anni. Una condizione che, se fino a qualche anno fa poteva essere solo temporanea, ora diventa pluriennale. A dimostrarlo sarebbe l'età media di questo tipo di lavoratori che, da riscontri recenti, risulta in crescita.Ma il periodo è buio anche per i contratti di somministrazione: il numero delle missioni lavorative del 2009 è calato del 43,5 per cento rispetto a quello del 2008 passando dalle 44.345 missioni del primo trimestre dello scorso anno alle 25.035 missioni del primo trimestre 2009. In Veneto la maggiore contrazione del lavoro interinale si è verificata nelle province di Padova, Treviso e Vicenza oltre che Belluno, zona dove la diminuzione delle missioni lavorative si era già fatta sentire lo scorso anno. In controtendenza invece Rovigo e Verona. Il settore più colpito, anche nel lavoro interinale, è il manifatturiero.«La disoccupazione giovanile è senza dubbio molto preoccupante in una regione come la nostra che non ha mai conosciuto questo fenomeno al contrario del meridione d'Italia» commenta Fabrizio Maritan, responsabile regionale Cgil per le politiche del lavoro. «Registriamo anche una certa tendenza a richiedere ai lavoratori l'apertura della partita Iva - conclude Marita -. Questo significa che il giovane non ha nemmeno le garanzie minime garantite fino a ora con il lavoro somministrato. Ora, il giovane nel mondo del lavoro è nudo».
(20 novembre 2009)

Tratto da:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/meta-dei-lavoratori-colpiti-dalla-crisi-ha-meno-di-30-anni/2115372


Cosa rimane ancora?
La Guardia di Finanza e l’Ufficio delle Entrate che devono trovare i furbi. Coloro che negli anni passati hanno raccolto soldi e accumulato ricchezza.
Rimangono ancora gli “imprenditori” furbi che cercavano una nicchia nella quale poter sopravvivere. I dipendenti con partita IVA mascherata che negli anni scorsi erano diventati una palla al piede de sistema produttivo.
Rimangono gli studi professionali e la contrazione del lavoro che hanno avuto.
Rimangono le banche che devono recuperare i crediti prestati alle imprese per 20 miliardi di euro che devono recuperare.
Rimane, dunque, il fallimento degli imprenditori, ma questo, è il capolavoro delle Lega e del popolo delle Libertà!
Resta da capire se tutto questo avverrà prima o dopo le elezioni regionali.
Intanto la gente muore nelle galere di Maroni.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere gli operai,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
22 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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