La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 19 dicembre 2009

Imprese artigiane e fallimento dell'imprenditoria territoriale in Veneto: dicembre 2009.


La Lega e il Popolo delle Libertà hanno portato il Veneto al fallimento.
Da Zaia, a Gentilini, da Tosi a Gobbato, hanno saccheggiato la regione togliendo ai veneti quella prospettiva di società che era stata costruita negli anni ’70 e ’80.
Però i veneti non si preoccupino: c’è sempre ancora qualche cosa da spremere con il razzismo, il nazismo e la distruzione della società civile.
C’è ancora la possibilità di rubare qualche cosa. Quanto basta per arricchire gli avventurieri della Lega di Bossi.
Dalla Mercegaglia della Confindustria alla Cna degli artigiani, dalla Confcommercio alla Confagricoltura, sono tutti schierati nella speranza di far sprofondare nella merda tutta la società civile e rimanere a galla sulla testa dei cittadini.
Pur di dare loro i soldi, si rubano i soldi alle università, alle biblioteche, alla cultura, quella vera.
Come ha detto Gentilini il 17 dicembre 2009:

«Visto che De Poli è il salvatore della patria – risponde Gentilini – ci dica che provvedimenti vuole prendere. In centro ci sono degli affitti demenziali per quanto sono alti e questo provoca la continua moria di attività commerciali. I proprietari degli immobili dovrebbero ritoccare i prezzi. E poi ci vorrebbero appuntamenti di richiamo, come l’Ombralonga che portava in città decine di migliaia di giovani». Da non imboccare, invece, la via della cultura invocata dal presidente: «La cultura in centro non paga mai – sentenzia Gentilini – richiama solo una ristretta cerchia di persone».

Rispecchia molto bene l’ideologia sociale dei veneti le cui imprese hanno arraffato fin che hanno potuto, delocalizzando quando ne avevano interesse e usando i cittadini alle loro dipendenze come bestiame da comperare e vendere. Così, mentre i fatti di allucinogeni, come gli “esperti economici” della confindustria affermano che la crisi è passata, i dati dell’economia reale che vengono forniti (sempre con qualche mese dopo al periodo cui si riferiscono), dimostrano la sensazione che hanno le persone attente che si sentono truffate quando guardano al disastro economico che le circondano.
Riporto gli ultimi dati in Veneto sull’artigianato.
E, tanto per dirla tutta, non servono finanziamenti alle imprese artigiane, serve che chiudano subito se vogliono salvare il salvabile. Se non chiudono subito, moriranno molto lentamente e saranno, nel frattempo salassate accumulando ulteriori debiti ed esponendosi con banche ed usurai.
Riporto l’articolo con i dati su cui i Veneti dovrebbero mettere attenzione:


ARTIGIANATO IN CRISI: MORTE 1.652 ATTIVITA'
Tra le nuove aperture e le chiusure il saldo è negativo: 508 realtà artigiane in meno
18-12-2009
Autore: Laura Repossi




Treviso - E' negativo il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni di attività artigiane nella Marca Trevigiana: 508 soggetti produttivi in meno. Morte 1.652 realtà artigiane, ne sono nate 1.144.
A dirlo sono i dati contenuti in una elaborazione della Cna trevigiana, che ha preso in esame i flussi di nuove iscrizioni e nove cancellazioni di aziende dell’artigianato nelle sette aree produttive di Treviso, Asolo, Castelfranco, Conegliano, Montebelluna, Oderzo e Vittorio Veneto. I
Soffrono di più i mandamenti di Treviso (-210) e Conegliano (-78). Tiene un po' meglio Asolo (-27).
Nei primi 9 mesi del 2009, insomma, il numero di cancellazioni supera abbondantemente quello delle nuove iscrizioni, con una situazione di particolare gravità nel settore delle costruzioni: sparite 780 imprese contro 548 iscrizioni, portando il saldo a –232.
Gli altri settori che soffrono maggiormente le chiusure sono i trasporti (saldo a –73), la meccanica (-64), Commercio e pubblici esercizi (-47) e il sistema moda (-41).
Tengono invece bene i servizi: differenziale positivo per i servizi alle imprese (+21) e servizi alla persona (+10).
“E’ una crisi diffusa – commenta Giuliano Rosolen, direttore della Cna provinciale di Treviso - che colpisce le aree della Marca in maniera omogenea ma con connotati specifici, legati alle tipologie produttive delle diverse aree. L’analisi porta certamente ad una forte preoccupazione in una fase in cui stretta del credito, i ritardi nei pagamenti e l’imposizione fiscale, in particolare per quanto riguarda gli studi di settore, sono zavorre che stanno pesantemente condizionando le attività. Rimane però il dato tiepidamente positivo delle nuove iscrizioni, che al netto delle cancellazioni mostra come la voglia di fare impresa resti elevata”.
L’analisi scomposta per aree mette in evidenza la particolare criticità dell’area del capoluogo. Nella zona di Treviso, sono andate molto male le costruzioni (-95) e male la meccanica (-30), mentre tiene il legno arredo (+1) e aumenta, di sette unità, il settore dei servizi alle persone.
In provincia, l’area con le maggiori difficoltà di tenuta del tessuto produttivo dell’azienda artigiana è quella di Conegliano, dove si registra (233 cancellazioni, contro 155 nuove iscrizioni) un saldo di –78. Crescono solo industria alimentare (+4) e servizi alle imprese (+7).
Il numero più basso di iscrizioni è quello dell’opitergino (solo 98, contro 145 cessazioni).
A soffrire relativamente meno è il mandamento di Asolo: le cancellazioni, nei primi 9 mesi del 2009, sono state 132, a fronte di ben 105 nuove iscrizioni. Il saldo è negativo, ma “solo” di 27 unità, una contrazione contenuta in termini generali e in tutti i settori presi in esame.
Se si esclude il dato del capoluogo, in provincia, in termini assoluti, il numero maggiore di nuove iscrizioni si registra nel mandamento di Montebelluna (201), che però ha anche il meno positivo record delle cancellazioni (252).
“Tra le questioni che questi dati pongono all’attenzione delle istituzioni e delle forze economiche, politiche e sociali – ha proseguito Rosolen – vi è quella della perdita di professionalità, sia per quanto riguarda i lavoratori che gli imprenditori. A fronte di 508 soggetti imprenditivi in meno vi sono almeno oltre un migliaio di dipendenti che, a saldo, sono fuoriusciti dal bacino occupazionale e che hanno avuto, ad oggi, scarse occasioni di rioccupazione”.
Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/artigianato-crisi-morte-1652-attivita-20822

Dice Giuliano Rosolen, mentendo: “Rimane però il dato tiepidamente positivo delle nuove iscrizioni, che al netto delle cancellazioni mostra come la voglia di fare impresa resti elevata” non è vero. Al contrario, l’iscrizione e l’apertura di “nuove imprese” dimostra la disperazione del territorio. Persone costrette a diventare “impresa” perché espulse dal mercato del lavoro e senza prospettive occupazionali. Si fa impresa nel tentativo di raccogliere qualche cosa.
Il mondo del lavoro muore su sé stesso e non vi sono prospettive di emigrazione perché l’intera Europa soffre una crisi generalizzata. Altre imprese chiuderanno. Ma l’artigiano o il piccolo industriale non si limiterà a chiudere, sarà dissanguato dalle banche e dagli usurai e nel suo fallimento porterà con sé i dipendenti ai quali non assicurerà la liquidazione o sarà in arretrato di mesi con il pagamento degli stipendi.
Si tratta del fallimento economico come un’agonia continua. Il fine dell’agonia è spremere l’individuo per portargli via tutto prospettandogli un’illusione dopo l’altra.
I veneti sono stati educati a mettersi in ginocchio davanti al crocifisso e a morire agonizzando: nello stesso modo sta andando l’economia in Veneto e in questo modo stanno morendo gli imprenditori in Veneto.
Poi, non deve stupire se qualcuno si spara.

18 dicembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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