La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 30 novembre 2009

I veneti: fra servi e cittadini. Il Veneto fra un presente d'angoscia e un futuro possibile attraverso la stregoneria.


Il Veneto manca di un’etica, una morale, una disciplina, capace di portare i suoi figli fuori dalla crisi economica e sociale.
A volte è troppo tardi per gli adulti. Il cristianesimo fissa la struttura emotiva delle persone adulte in una dimensione patologica che impedisce loro di agire nel presente in funzione del loro futuro. Così diventano superficiali nei confronti di ogni cosa, di ogni situazione, che vivono.
Le illusioni guidano l’Intento dei Veneti.
E’ l’anomalia sociale dei veneti rispetto al quadro sociologico nazionale.
Si tratta di una veicolazione del credere: essere convinti che un determinato avvenimento, qualora si realizzi, possa cambiare le condizioni d’esistenza aprendo a futuri immaginati che i veneti vedono bloccati.
In Veneto le “ideologie” estremiste, intese come estremismo dei comportamenti umani rispetto ad un futuro chiuso e ad una situazione presente ossessiva, è sempre in atto. E’ l’estremismo manifestato dall’attesa della “fine del mondo”; del pazzo che deve venire con grande potenza sulle nubi e dischiudere, finalmente, a veneti angosciati, un futuro di beatitudine o, se preferite, un mondo fatto di “mari de tocio e monti de poenta”.
Eppure la Stregoneria nel Veneto ha indicato la via per uscire dall’accerchiamento emotivo. La Stregoneria e gli stregoni hanno segnato un cammino virtuoso affinché gli uomini fossero dei cittadini e non dei servi supplici scossi dal vento dei desideri dei loro padroni. La Stregoneria indica il cammino di libertà, ma i veneti hanno bisogno di certezze, di verità alle quali sottomettersi, e preferiscono la certezza della loro distruzione nel crocifisso che non un cammino di cittadini consapevoli della loro Costituzione.

Questa “fine del mondo” i veneti l’hanno interiorizzata e la veicolano come: fine del proprio futuro.
E’ la verità, l’assolutismo di Ratzinger, in contrapposizione al relativismo culturale che arricchisce la società
Un suicidio, desiderato, amato, atteso con ansia.
Il suicidio del loro presente che porta i Veneti a suicidare ogni ostacolo che si frappone fra sé e il loro tanto desiderato suicidio.
Così l’imprenditore in difficoltà che spaccia droga; il ragazzo che diventa bullo; chi violenta una ragazza; chi si mette a pregare con grande afflizione; la zia che uccide il nipote che gli chiede soldi in continuazione; chi invoca l’indipendenza; chi aggredisce i barboni o gli extracomunitari; ecc. Sono tutte azioni di suicidio collettivo che vivono in un mondo di futuro chiuso prodotto dall’educazione cristiana come manipolazione mentale subita. Per questo l’operaio si mette in proprio. Costruisce un capannone perché si sente contiguo al banchiere suo amico. E il banchiere suo amico gli presta i soldi quando non sa come investirli, ma è pronto a portargli via il capannone e strangolarlo di debiti non appena la situazione economica accenna ad una crisi. Mentre l’operaio-imprenditore era arrogante col banchiere come amico; ora che l’amico gli porta via il capannone si sente una “merda” e desidera suicidarsi.
E’ l’effetto del crocifisso che esposto in ogni angolo di strada si pianta nel cervello delle persone.

L’abitante del Veneto si sente tanto creato da un dio onnipotente. Si sente onnipotente. Quando i problemi si presentano, si sente disarmato nella sua onnipotenza e la difficoltà che vive non lo stimola ad agire, ma gli rivela tutta la sua impotenza facendolo sentire di essere una “merda”. Un accattone. Come quell’accattone lungo la strada che lui tanto disprezzava e contro il quale aizzava i cani dell’odio.

Quando, in questa “merda” di educazione un individuo diventa vecchio, se fosse un uomo e non “una diarrea che si dissolve imputridendo al sole del tramonto della vita”, darebbe ai suoi figli una possibilità osservando quanto non ha funzionato o quanto ritiene non abbia funzionato nella propria vita.

Anziché costringere gli individui a percorrere i propri fallimenti, userebbe i suoi fallimenti per costruire nei propri figli una cultura di gloria.
Anziché indurre i propri figli a considerarsi tanti “dio onnipotente” in ginocchio davanti ad un crocifisso e a pregare come degli ossessi, fornirebbe loro gli strumenti per tornare nella Natura: quando un progetto di vita fallisce e si giunge alla soglia del suicidio, si ritorna all’origine. Al punto da dove tutto è cominciato e la stregoneria lo indica:


Watch live streaming video from paganesimo at livestream.com




(Se si vuole ascoltare direttamente, rendere muta la televisione che trasmette a fondo pagina)

Tornare indietro è un cammino molto duro. Un atto di assoluta volontà che solo la Stregoneria può indicare. Coinvolge la struttura psichica delle persone. Da persone sottomesse le trasforma in persone VIVE, attive, propositive. Da servi, le trasforma in cittadini. Da individui in ginocchio, supplici di un dio padrone davanti ad un crocifisso, trasforma le persone in individui attivi. Da bambini infantili che frignano, trasformerebbe i veneti in adulti responsabili.
Ma nessun veneto è in grado di superare il desiderio della fine del mondo; del suo desiderio di suicidio per trasformarsi quel tanto che basta, non per diventare un eroe sociale, ma solo per riuscire a comprendere le possibilità che può fornire ai propri figli. Comprendere la differenza di un vivere futuro fra il costringere i propri figli in ginocchio davanti ad un crocifisso e fornire loro degli strumenti per vivere con onore la loro vita.
Vivere nella società come un cittadino consapevole e attivo. E’ questo che indica la Stregoneria:


Watch live streaming video from paganesimo at livestream.com


(Se si vuole ascoltare direttamente, rendere muta la televisione che trasmette a fondo pagina)

Poco si può fare per i veneti adulti. Spesso hanno distrutto la loro vita. Aspettano la fine della loro esistenza si abbeverano alla fonte della violenza con la quale provocano altro dolore uccidendo sé stessi giorno dopo giorno.
Si sentono bestiame di un dio padrone che li conduce al macello della vita.
Il fallimento è dietro l’angolo, ad ogni passo.
L’angoscia è alimentata dall’ansia che comunque tutto è finito e si aggrappano alla loro sopravvivenza. Eppure gli Esseri Umani, quando sono nati, avevano una possibilità, quella di trasformarsi in Dèi. Avevano un INFINITO DEI MUTAMENTI DAVANTI A LORO che hanno gettato per la paura dei loro genitori di affrontare un presente da cittadini. I genitori dei veneti hanno preferito rubare il futuro ai loro figli per ottenere approvazione sociale finendo, di fatto, per togliere la vita.
Così concludo il ciclo, martedì 01. 12. 2009 dalle ore 21.00 alle ore 22.00 sulla Televisione Pagana, parlando:

“I quattro elementi della Stregoneria che trasformano l’Essere Umano in un DIO!”

Sulla Televisione Pagana, all’indirizzo:

http://livestream.com/paganesimo

Il Veneto non ha altre possibilità. I cittadini del Veneto avevano diritto, fin dal 1948, ad una istruzione e ad un’educazione consona ai principi della Costituzione della Repubblica che facesse loro comprendere come LORO fossero i cittadini che determinano i comportamenti delle Istituzioni e, invece, sono stati educati ad essere servi angosciati nelle mani del loro padrone.
SONO STATI VIOLENTATI! I veneti sono stati stuprati.
Il conflitto dei veneti fra desiderio di libertà e stupro emotivo subito, è la chiave di lettura per comprendere la peculiarità della situazione sociale in Veneto. Dal lavoro nero allo schiavismo; dalle torture dei magistrati alle lotte del femminismo e degli operai degli anni ’70; dalla guerra agli extracomunitari, al lavoro nero, al suicidio all’omicidio, al bullismo, allo spaccio di droga, alla disperazione da discoteca. Un conflitto che si risolve, molto spesso, con i veneti che tendono il cappello chiedendo l’elemosina e altri veneti che mettono in atto violenza contro i più deboli. Siano essi coloro che praticano il lavoro nero, truffano gli imprenditori, spacciano droga, o picchiano gli arrestati nelle questure con l’approvazione di magistrati.
Solo la stregoneria può aprire uno speragli di futuro per i veneti. Solo che per osservare quello spiragli e coglierne il significato è necessario un grande atto di volontà che l’educazione alla sottomissione al crocifisso uccide nello spirito dell’uomo.

30 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 29 novembre 2009

Venetismo, indipendentismo, illegalità: sospetti su una situazione di conflittualità repressiva in Veneto.


L’articolo 5 della Costituzione recita:

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomia locali...”

Ogni azione che viene intrapresa per rendere parte dello Stato indipendente, è sempre un’azione eversiva nei confronti della Costituzione e mina l’integrità nazionale e i rapporti con l’Europa.
Perché noi assistiamo a delle persone che agiscono illudendo altre persone che ci siano delle possibilità di indipendenza “legale” quando, invece sappiamo che qualunque tentativo finirà in un bagno di sangue?
Parlare di “Indipendenza del Veneto” significa spingere per la guerra civile.
Giuridicamente non è possibile nessun’altra soluzione se non spingendo gli imbecilli, gli ingenui e gli illusi de esser “paroni in casa loro” e di rivendicare un’autonomia come toccasana di tutti i loro mali.
Il che significa che, affermare di volere l’indipendenza, nasconde nella realtà altri obbiettivi. Obbiettivi occulti. Obbiettivi inconfessabili.
Abbiamo visto come il sedicente “Autogoverno del popolo veneto” stia facendo una campagna ridicola prendendo per i fondelli gli ingenui e gli ignoranti cresciuti negli oratori del Veneto. Istituiscono una specie di “Tribunale del popolo veneto” come “Autorità giudiziaria del popolo veneto e dello stato delle venezie” con cui illudono imprenditori falliti di poter risolvere i loro problemi (i legami con la LIFE erano evidenti).
Istituiscono una “Polisia veneta” sui quali interviene, casualmente, la Polizia di Stato trovandoli con parecchie armi. Ognuno ha il diritto di prendere le distanze.

La questione è: a chi serve questo marasma?
Ad impedire ai veneti di affrontare i loro problemi e incanalare alcune persone, emotivamente coinvolte, in direzione di illegalità e di eversione. Già molti episodi ci sono stati: dal razzismo a delibere criminali ed illegali di sindaci. Ci sono stati episodi di provocazione e di aggressione a chi non è di religione cristiana o a chi non è di razza bianca oppure non è ricco. Episodi tollerati e spesso favoriti dalla Polizia di Stato al fine di provocare reazioni per poi reprimerle come atti di terrorismo.

Così si viene a sapere che Luca Casarini con gli ex-noglobal sono diventati filo-venetisti legati a Bitonci e Zaia.
Infatti, durante la manifestazione di Venezia, scrive il giornale Il Gazzettino di domenica 29 novembre 2009 nelle pagine locali di Venezia:

NO GLOBAL & RAIXE VENETE

E Luca Casarini va a braccetto con i venetisti


L’alleanza anti-Carroccio accoglie l’adesione dei centri sociali. Ieri, infatti, alla manifestazione indetta dall’associazione culturale “Veneto Nostro - Raixevenete” c’era anche Luca Casarini, accompagnato da alcuni aderenti al movimento no global. “Raixevenete” ha chiamato a raccolta circa 150 persone da tutto il Veneto, che nel pomeriggio hanno percorso in corteo tutta Strada Nuova, soffermandosi in campo San Geremia. I manifestanti hanno protestato contro la discriminazione linguistica, pretendendo che la lingua veneta sia visibile negli spazi pubblici del territorio. «Più del 70 per cento della popolazione veneta parla in veneto - ha detto il presidente di “Raixevenete”, Davide Guiotto - perciò vogliamo che la nostra lingua, espressione della nostra cultura e della nostra identità, sia riconosciuta, diffusa e insegnata. Dopo un lungo sonno le genti venete stanno alzando la testa, chiedendo un cambio culturale e sociale, tale da far valere i loro diritti civili». Alla manifestazione erano presenti Fabrizio Comencini (Liga veneta repubblica) e Albert Gardin (Indipendenza veneta), ma soprattutto si è respirata un’aria politica trasversale, totalmente antirazzista, dai tanti cartelli in tal senso inneggianti all’integrazione, con persone di destra e di sinistra, operai e imprenditori, donne, giovani e anziani. Niente Padania ma solo riappropriazione civile e politica del Veneto: uno schiaffo alla Lega Nord, accusata di cercare i posti di governo e di aver perso l’identità di movimento. «Appoggiamo la manifestazione per l’attenzione dovuta a quello che di buono si sta muovendo nel Veneto - ha spiegato Casarini - insieme possiamo lottare contro la dominazione padano/romana. Questi veneti si sono sentiti imbrogliati dalla Lega Nord, capace di far crescere una destra xenofoba e razzista. Nel Veneto si stanno aprendo ampi spazi contro la globalizzazione, colpevole di cancellare storia, lingua e tradizioni di un territorio».
Tullio Cardona

Tutti hanno il diritto di fare i loro “distinguo”, ma io che sono uno spettatore esterno non posso non mettere in relazione non solo le coincidenze, ma essere guardingo sui possibili effetti che la cosa avrà. Intanto Il Gazzettino afferma che non vi è razzismo. Non è vero. Il fatto stesso di evocare un’indipendenza rispetto all’Italia è già una ricerca sociale di razzismo dal momento che non è precisato “di che natura”. In secondo luogo i cartelli esposti del tipo “basta il razzismo contro i veneti” è una richiesta di legittimazione del razzismo che viene fatto contro gli extracomunitari.
Non è vero che il 70% della popolazione in Veneto parla il "veneto"; è vero che le persone in Veneto conoscono qualche parola di osteriese, cosa ben diversa dal Veneto di Casanova. In compenso, la maggior parte dei veneti non sa parlare italiano né sa leggere un testo e comprenderne i contenuti: il che significa che saranno le vittime dei veneti che, fra 10 anni, sono di origine cinese, araba, indiana e quant’altro. Si è veneti perché si vive in Veneto; non esiste una "razza Veneta". Esiste una cultura del Veneto e, purtroppo, esiste la stupidità di chi parla di razza Piave indicando ignoranza e incultura elevata ad orgoglio di razza.
Questi “veneti” sono la Lega Nord, xenofoba e razzista, né mai le varie sigle apparse nel "firmamento" venetista, hanno preso le distanze dalla xenofobia e dal razzismo della Lega: quando mai hanno criticato Bitonci e le sue delibere finalizzate all’odio sociale? O quelle di gentilini? O quelle di Tosi?

Luca Casarini appare in questo momento un uomo illuminato che, illuminato sulla via di Damasco, attraversa una grande conversione alla xenofobia e al razzismo. Quando decide di associarsi nella manifestazione con i venetisti lo fa per : «Appoggiamo la manifestazione per l’attenzione dovuta a quello che di buono si sta muovendo nel Veneto - ha spiegato Casarini - insieme possiamo lottare contro la dominazione padano/romana. Questi veneti si sono sentiti imbrogliati dalla Lega Nord, capace di far crescere una destra xenofoba e razzista. Nel Veneto si stanno aprendo ampi spazi contro la globalizzazione, colpevole di cancellare storia, lingua e tradizioni di un territorio»

Non ci sono principi sociali da difendere; non ci sono richieste da fare; non ci sono distinguo; ma c’è semplicemente un “lottare per il lottare” tentando di imbrigliare una sensazione vaga di insoddisfazione entro quelli che Casarini definisce “insieme possiamo lottare contro la dominazione padano/romana.”.
Il dubbio è atroce: per che cosa manifestava Casarini, quando si spacciava per “rivoluzionario dei centri sociali”, se non è in grado di distinguere il razzismo e la xenofobia come elemento caratteristico del venetismo?

E perché la Polizia di Stato di Treviso scopre solo ora le armi della “Polisia Veneta”? E perché la Polizia di Stato non è mai intervenuta nei confronti degli atti di terrorismo messi in atto da alcune amministrazioni Comunali tendenti a disarticolare la Costituzione della Repubblica per impedire l’Istituto della Libertà religiosa e, più in generale, la fruizione della Carta Costituzionale da parte dei cittadini?
Casarini sa perfettamente che esiste un filo rosso che lega i manifestanti di Venezia con Zaia, Bitonci, la Polisia Veneta, il “Autogoverno del popolo veneto” e il PNV. Al di là delle relazioni organizzative ufficiali, l’umus è lo stesso: fra quelli del tanko, Polisia Veneta, Autogoverno e imprese di Zaia e Bitonci, esiste un’unità di intenti finalizzata a distruggere le condizioni di vita dei cittadini del Veneto.

E allora?

Allora mi sorge un dubbio: mi sorge il dubbio che questi personaggi siano le frange sacrificabili di un disegno criminoso che agendo sul territorio del Veneto apre le porte a modelli repressivi il cui scopo è allontanare l’opinione pubblica e l’attenzione ai problemi che si stanno accumulando.
Io non so fra gli ex noglobal di Luca Casarini e Raixe Venete di Davide Guiotto quale unità o alleanza si formi e quale fra i due manipolerà l’altro. Né so il ruolo che avrà il nuovo raggruppamento illegale (la richiesta di indipendenza è comunque un fine costituzionalmente illegale; poi, saranno i mezzi che verranno messi in atto che determineranno la qualità della sua illegalità) che spinge per l’indipendenza del Veneto: Veneto Libero.
«Referendum per l'autodeterminazione»:
5 movimenti creano "Veneto Libertà"

Il nuovo progetto presentato a Grisignano di Zocco (Vicenza):«Democrazia direta per rompere l'asse Milano - Roma»

VICENZA (29 novembre) - Ruota attorno all'idea di un referendum per l'autodeterminazione del popolo veneto il progetto politico "Veneto Libertà" a cui hanno aderito alcuni movimenti che si richiamano al venetismo. Il progetto è stato presentato oggi nel corso di un incontro a Grisignano di Zocco (Vicenza) e sottoscritto dal Movimento Veneti, Intesa veneta, Lig
a repubblica Veneta, Partito Autonomista Bellunese, Unione Popolare Veneta. «Principale punto del programma - è stato ricordato - è il referendum per l'autodeterminazione del popolo veneto, per dare la possibilità ai veneti di decidere del proprio destino, convinti che la sovranità popolare e la democrazia diretta siano elementi indispensabili per arrivare all'indipendenza della nostra gente nella costruzione di una Europa dei Popoli che veda i Veneti finalmente protagonisti».
«Ma Veneto Libertà - hanno evidenziato i promotori, Carlo Covi, Fabrizio Comencini e Patrick Riondato - non sarà solo "Obiettivo Autodeterminazione", ma attenzione alle problematiche che coinvolgono e preoccupano quotidianamente la nostra gente, a partire dalle politiche sociali, l'ambiente, la sanità, la dura crisi economica che stiamo attraversando e che più di altri i veneti subiscono. Vogliamo che queste tematiche siano di completa competenza veneta e non come accade costantemente di assoluto potere decisionale dell'asse Roma-Milano. Per questi motivi il Veneto ora più che mai necessità dell'aiuto di ogni persona che come noi hanno a cuore il destino della nostra amata Patria».
Dopo aver indicato una serie di ragioni dello stare insieme, i promotori hanno evidenziato che «solo consapevoli delle proprie radici si potranno creare le fondamenta per una società solida lanciata verso il futuro».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=82370&sez=REGIONI


Non so nemmeno il ruolo che ha il Questore e il Prefetto di Treviso, nella complicità con Gentilini e compagni....
Ho l’impressione che si stia montando artificiosamente una situazione di scontro sul nulla: appunto, l’indipendentismo! Uno scontro che costruisce delle condizioni repressive coinvolgendo imprenditori falliti e disperati (vedi i disoccupati che si iscrivevano nelle liste dalle Polisia Veneta) che sognano un “mondo nuovo”, liberi da regole che non hanno mai capito perché le Istituzioni le hanno nascoste.
Ho l’impressione che si stiano formando situazioni in cui convogliare il disagio per poi reprimerlo militarmente e violentemente per nascondere la crisi economica, bloccare sul nascere le proteste, distruggere la cultura e legittimare lo stato mafia che sta ogni giorno di più prendendo forma.
Se Davide Guiotto o Luca Casarini facessero un elenco di problemi da affrontare e di possibili soluzioni e trovassero un accordo in merito, chiunque potrebbe discutere sulle proposte, giuste o sbagliate che siano: sia quando riguarda il lavoro, la società, la famiglia, il diritto, o quant’altro. Ma dal momento che la parola d’ordine è “insieme possiamo lottare contro la dominazione padano/romana.” E “indipendenza del popolo veneto”, appare evidente che stanno prendendo per i fondelli i cittadini proponendo uno scontro sul nulla e distruggendo ogni forma di rivendicazione sul territorio: e questo mi preoccupa.
Per provocare questo genere di tensioni Cossiga era un esperto; criminale, ma esperto. C'è sempre un Gianfranco Bertoli a disposizione. Un Gianfranco Bertoli che finge di essere un anarchico e lancia una bomba per legittimare la repressione e la violenza della Polizia di Stato, salvo scoprire che era un militante di estrema destra e lavorava con i servizi segreti.
E a nessuno fa piacere assistere a film già visti.

29 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

sabato 28 novembre 2009

Una manifestazione a Venezia, contro i veneti, per imporre la lingua da osteria, ad opera di "venetisti" ignoranti ed offensivi.


Fini direbbe “dategli degli stronzi”, ma più semplicemente sono solo dei deficienti che insultano i cittadini del Veneto.
E come tutti gli ignoranti, portano voti ai politici a che promettono che la loro ignoranza sarà elevata a cultura! Senza curarsi delle conseguenze delle loro scelte.
Sono dei razzisti che accusano "altri" di essere dei razzisti contro i veneti: ridicoli e squallidi!
Una manifestazione a Venezia di quelli che vogliono imporre ai Veneti il parlare becero, al fine di isolarli dal mondo; renderli emarginati.
Pur di stuprare i loro figli, hanno manifestato a Venezia per imporre il ritorno del dialetto veneto che nella loro fantasia immaginano come una "lingua". C’era anche una bandiera del Brasile perché, secondo alcuni, bisogna riprendere il dialetto conservato dagli emigranti veneti in Brasile. Si dimenticano che gli emigranti veneti erano semianalfabeti e dovettero imparare il portoghese, lo spagnolo e l’inglese se vollero costruire un futuro per i loro figli. Quelli che non lo fecero, sparirono. Questi buzzurri, paurosi e vili, anziché spingere i loro figli a studiare inglese, cinese, russo e arabo, vogliono privarli dell’istruzione e degli strumenti culturali coerenti per il loro futuro facendoli diventare, come loro, degli emarginati da osteria.
Così gli emarginati da osteria si immaginano “indipendentisti” e fondano associazioni del tipo “Autogoverno del popolo Veneto”, “Polisia Veneta”, senza chiedersi se, attribuirsi questo delirio di onnipotenza, sia gradito ai cittadini del Veneto. E’ un pantano di deterioramento psichico che nasce dall’ignoranza; dalla criminalità nei confronti della cultura; da quel desiderio di eversione da una società civile nella quale non sono in grado di vivere. Un tempo l’eversione consisteva nel desiderio di giustizia nella società; oggi, l’eversione di questi personaggi, consiste in atti di terrorismo nei confronti delle persone deboli, dagli accattoni agli extracomunitari, dai musicisti di strada, ai lavavetri. Non offendono coloro che si sentono popolo, servo o suddito, ma coloro che hanno la consapevolezza della cultura dei diritti e dei doveri che derivano dalla Costituzione della Repubblica. Insultano coloro che hanno cultura; che conoscono la storia dei veneti; coloro che amano questa regione tanto insultata e vilipesa da questi "rottami umani" cresciuti negli oratori.

Una manifestazione becera e, sotto molti aspetti, offensiva per le sue pretese. Una manifestazione gradita a Zaia che fa il “ministro dell’agricoltura vendendo formaggi e salumi” e portando l’agricoltura italiana al fallimento, incapace di comprendere l’esatta collocazione dell’imprenditoria agricola nella società attuale. Chiedono soldi, soldi, come per la produzione del latte; incuranti della società e dei doveri che a loro impongono le leggi della società civile.

Becerese: come per il crocifisso imposto nelle scuole con la violenza e il terrore.
In che altro modo si possono costringere i cittadini ad onorare quel delinquente in croce se non minacciandoli a mano armata con bande criminali di Vigili Urbani che obbediscono a delibere illegali? Esiste una dignità del cristianesimo senza le pistole puntate alla testa delle persone? No! Non esiste.
Così si impone l’ignoranza della "credenza" in una inesistente “lingua veneta” ridotta a “linguaggio da ostaria”. Dimenticano che una lingua è tale solo se è utile agli Esseri Umani, altrimenti è solo un farneticar senza senso (oppure, puro oggetto di studio come un corpo morto sul tavolo di un obitorio): e che altro sanno fare?
Quando la cultura diventa “i bei veci mestieri antichi”, significa che si vuole far rimanere le persone in una non cultura fissata su nostalgie di passati infantili per trasformarli in bestiame da vendere a chi, invece, ha lavorato per fornirsi gli strumenti culturali adeguati al tempo presente.
Così, i beceri che manifestano, da un lato stuprano i loro figli costringendoli in ginocchio davanti a valori di orrore, morte e genocidio, rappresentati da quel criminale di Gesù che fu arrestato mentre violentava un bambino, esaltando la pedofilia e la distruzione dell’individuo trasformato in oggetto di possesso del dio padrone; dall’altro lato lo privano della cultura confinandolo nelle osterie, nello spaccio di droga, nel bullismo, nel razzismo, all’interno di un venetismo che quando è analizzato nei suoi contenuti dimostra di essere solo una riedizione dell'ideologia nazista.

Una ideologia nazista che si rivela in personaggi come Bitonci, come Tosi, come Gentilini, la cui attività ha distrutto l’economia del Veneto per i loro interessi provocando lacerazioni nei confronti della Costituzione della Repubblica e privando i cittadini del Veneto dei loro diritti fondamentali.
A questi personaggi che manifestano, massa ignorante ed informe, Tito Livio, Antenore, Casanova, Pietro Pomponazzi, Sarpi, gli sputerebbe in faccia, ma tant’è che portano voti ad ignoranti.
Fanno massa.
Garantiscono rielezione di personaggi moralmente corrotti come Bitonci, Tosi, Gentilini e quant’altro.
Massa informe, priva di personalità, priva di dignità personale; marciano come pecore sottomesse sacrificando il futuro dei loro figli.
Bel futuro preparano ai loro figli: mentre cinesi, marocchini, indiani, arabi, lavorano fornendo multiculturalità ai loro figli e un bagaglio di conoscenze pressoché illimitato, questi veneti costringono i loro figli a pregare come degli imbecilli davanti ad un crocifisso inconsapevoli dei loro diritti di cittadini
Ignoranza che rivendica il diritto di essere imposta come cultura
E poi ci stupiamo se oggi nel trevigiano, da dove sono venuti molti di loro, la cultura che portano in manifestazione, genera episodi come questo?

MOTTA DI LIVENZA (28 novembre) - Una donna di 63 anni ha ucciso il proprio nipote con un colpo di pistola. L'omicida ha sparato nel corso di una lite, l'uomo è deceduto all'istante. Il fatto è avvenuto questo pomeriggio a Motta di Livenza. Il dramma si è consumato in via Pertini, all'interno della casa della vittima. Sul posto i carabinieri e un'ambulanza del 118 che non ha potuto fare altro che constatare la morte dell'uomo. Il nipote ucciso si chiamava Antonello Benigno Gallina, aveva 46 anni ed era il gestore di un bar della zona. La donna, fermata poco dopo dai carabinieri, si chiama Angela Gallina e abita a Brugnera (Pordenone). Secondo una prima ricostruzione fatta dall'Arma i due parenti da tempo erano divisi da dissapori. I carabinieri hanno fermato la donna e la stanno sottoponendo ad interrogatorio sulla dinamica.Fra i due liti anche in passato. Si spostano anche in Friuli, a Brugnera dove abita la presunta assassina e zia della vittima, le indagini dei militari. I carabinieri della Compagnia di Sacile stanno infatti eseguendo alcune perquisizioni nella casa della donna essentendo congiunti e vicini, per cercare di capire il movente del delitto e per confermare eventuali episodi legati a liti avvenute in passato col nipote, come avrebbero raccontato alcune persone di Motta di Livenza. Da chiarire anche la posizione della presunta omicida in relazione al bar dove si è consumata la tragedia: a Brugnera nessuno è in grado di dire se vi lavorasse oppure se collaborasse saltuariamente nella gestione.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=82249&sez=NORDESTazzettino.it/articolo.php?id=82249&sez=NORDEST
Le cause dell’omicidio saranno accertate dal magistrato. Indubbiamente, ma il contesto culturale nel quale quell’omicidio è nato è il contesto culturale della Lega oggi, della Democrazia cristiana ieri. Un contesto culturale fatto di soldi, prevaricazione e negazione dei diritti culturali, etici e morali, della Costituzione della Repubblica.
Depressione che spinge al suicidio; fallimento economico; spaccio di droga e bullismo; è l’umus culturale e ideologico della Lega. La lega si nutre di questo umus che trasforma in pacchetto voti con cui garantire la continuità di spaccio di droga, bullismo, depressione, sopraffazione, violenza domestica e quant’altro, la società civile ritiene becero e squallido.
Le tradizioni cattoliche secondo cui “me mario el xe bon, el xe tre volte bon, solo la domenega me bate col baston!” sono le tradizioni che oggi caratterizzano la Lega e che ieri caratterizzavano la Democrazia Cristiana. Le tradizioni che la Lega di Zaia e Bitonci riaffermano col crocifisso in disprezzo della Costituzione della Repubblica.
Non si tratta solo di una manifestazione per la “lengua veneta”, si tratta di riaffermazione di quel principio criminale di Paolo di Tarso:
“Ma dio ha scelto ciò che è senza sapienza nel mondo, per confondere i sapienti; e le cose deboli ha scelto dio, per confondere le forti; e le cose umili del mondo e le disprezzate ha scelto dio, e quelle che non sono nulla per ridurre a nulla quelle che sono; affinché nessuno si possa vantare davanti a dio.”
E questi cretini che manifestano per l’ignoranza, pur trasferendola nelle azioni di rivendicazione, sicuramente non conoscono l’ideologia del criminale Palo di Tarso da cui il loro agire proviene come condizionamento mentale che il cristianesimo ha imposto loro:
“State attenti che nessuno vi faccia una preda con sottili ragionamenti filosofici e con varie astuzie basate sulle tradizioni degli uomini o sugli elementi del mondo, ma non su cristo; perché è in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, ed è in lui che voi siete ripieni, essendo egli capo di ogni Principato e Podestà.” Colossesi 2, 8-9
Questi non sanno nemmeno cosa sia affrontare una discussione; hanno solo il delirio di onnipotenza del Gesù che manifestano imitando il razzismo di Gesù contro le persone deboli.
La manifestazione a Venezia era contro i Veneti.
Si leggono frasi che offendono i Veneti come queste:
"Qua podì catare i orari consiglià pa vegner a la Manifestasión in treno. Altri orari podì sercarli sol sito de le ferovìe..."
E questa la chiamano lingua: non so se ridere o piangere.
Un insulto ai cittadini del Veneto. Una manifestazione che voleva far passare i veneti come degli ignoranti. Una manifestazione che rivendica l’ignoranza come il loro carattere distintivo. Poi, la storia ha già dimostrato come va a finire: la costruzione di campi di sterminio.
Però, se assumiamo un altro punto di vista, dobbiamo riflettere.
In fondo, se questi manifestano per imporre l’ignoranza e la distruzione dell’economia e della società presente, dove stanno coloro che, invece, vogliono conservare il presente per formare un diverso e migliore futuro?
Sono scappati, come topi di fogna.
Si sono nascosti permettendo a gentaglia come Gentilini, Tosi e Bitonci di distruggere il futuro dei loro figli.
Contro di loro, sempre in ritardo, interviene, qualche volta, la magistratura. Ma non è una questione di magistratura: dov’è la società civile?
Perché la società civile non reagisce?
Possibile che ci sia più passione nella volontà di trasformare i veneti in schiavi, come fanno costoro, che non rivendicare, nei confronti delle Istituzioni quei principi Costituzionali che sono alla base del vivere civile?
Gli ignoranti manifestano, perché per loro è una questione di sopravvivenza psichica; e gli altri? Subiscono gli ignoranti e subiscono passivamente la distruzione del loro presente perché, chi ha cultura, sospetta sempre che dietro all'ignorante ci sia un progetto intelligente che "lui non capisce". E, invece, il progetto è chiaro: è un progetto di morte e di distruzione del presente e, se non reagirà, lui sarà la preda distrutta da questa gentaglia.
28 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 24 novembre 2009

La ristrutturazione della North Face di Pederobba, i leghisti e l'Italia ridicolizzata da Bossi e Berlusconi.


Il sindaco di Pederobba, Raffaele Baratto, dall’alto del 66% di voti presi alle elezioni, vive in un mondo tutto suo.
“Che brutti e cattivi questi americani, non dovevano trattare così gli italiani!”
La North Face chiude la sede di Pederobba. Un’azienda in attivo, ma ha deciso di chiudere la sede e di aprire a Lugano. Meno tasse, meno burocrazia.
Sembra che almeno un’ottantina dipendenti seguano l’azienda a Lugano. Per gli altri cassa integrazione e licenziamento.
E’ un effetto della crisi. La crisi induce le aziende sane a salvaguardarsi riducendo, chiudendo, aprendo delocalizzando.
Che novità sarebbe? Si stupisce il sindaco di Pederobba?
Eppure, non era la Fraccaro Radioindustrie di Castelfranco che già aveva spostato la produzione in Tunisia?
E la Castel Garden non ha forse produzione in Slovacchia e ne sta portando parte in Cina?
Cosa si stupisce il legista se gli USA lo fanno all’Italia?


CRISI ECONOMICA:
NORTH FACE LICENZIA A TREVISO
E OFFRE RIASSUNZIONE A LUGANO

Treviso, 24 nov. (adnkronos) - La filiale italiana del noto marchio North Face, che da qui gestisce i mercati europei ed orientali assieme ad una altra sede in Belgio, ha annunciato di prepararsi alla chiusura. A rischio quindi 160 dipendenti impiegati a Pederobba (Treviso) i quali non si capacitano del licenziamento dato che i conti dell'azienda sono sani: oltre due miliardi di dollari di fatturato, con una leggera flessione (circa 5%), ma margini costanti.
A portare alla chiusura veneta non e' quindi la crisi: si apprende infatti che la casa madre, la Vf Corporation, spostera' tutti gli uffici di Pederobba (in Italia non c'e' produzione) a Lugano, in Sivizzera, e questo potra' consentire "la creazione di una serie di effetti sinergici sia per la singola 'coalizione' outdoor e action sport, sia tra diverse 'coalizioni' in grado di accrescere e consolidare la competitivita' dei marchi appartenenti a VF sul territorio" scrive l'azienda in una lettera inoltrata ai sindacati.
E poi la proposta a tutti i lavoratroi: "la societa' VF - si legge - procedera' ad offrire concrete offerte di lavoro ai lavoratori che si rendessero disponibili a trasferirsi nel breve periodo a Lugano". In rivolta naturalmente sia i sindacati sia le forze politiche del territorio a partire dall'amministrazione comunale di Pederobba.
Tratto da:
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/230805


Licenziamenti a raffica sia per crisi sia per prevenire la crisi. Si indebolisce il tessuto sociale, si aprono gli spiragli alla mafia e l’Italia, grazie a Bossi, Galan, Berlusconi, Maroni, Tremonti, Sacconi, e compagni, diventa un paese da barzelletta preso in giro in tutto il mondo.
Questa la notizia appena giunta:


Australia. Vignetta anti-italiana, è bufera
Da Lombastardi a Costa Nostra
Venezia trasformata in "Venerea", Verona in "Venomma"
E lungo l'Appennino campeggia la scritta "Berlusconia"


CANBERRA (24 novembre) - Una perfida vignetta che prende di mira l'Italia sull'Australian Financial Review dello scorso 20 novembre ha fatto infuriare gli emigrati italiani e rischia ora di innescare un caso diplomatico. La vignetta della discordia era a corredo di un articolo di Silvia Greco, in cui l'autrice raccontava con delusione la situazione politica della sua terra d'origine dov'era tornata di recente per un viaggio. La vignetta - su cui campeggia la dicitura "via Dolorosa, Italia" - rappresenta la cartina geografica di un'Italia in cui i nomi di città, province e regioni sono storpiati secondo i più frusti luoghi comuni, oppure declinati come offede di vario genere: ecco che Venezia diventa "Venerea" (come una malattia), Verona "Venomma" (giocando sull'inglese "venom", ossia veleno) e nel Nordest si notano città come "Fascisti" e "Bestiale". I Lombardi diventano "Lombastardi", i Toscani "Truculenti" e la Liguria è "Litigia". Manco a dirlo la Sicilia è stata ribattezzata "Mafia", e la costa davanti a Campania e Calabria "Costa Nostra". Campeggiano città come "Assassinio", "Merda", "Omertà", ma anche fantasiose declinazioni dall'inglese: "Burpi" (dall'inglese "burp", rutto) e "Slutti" (da "slut", puttana). Al posto di Roma c'è "Puta" e lungo l'Appennino campeggia la scritta "Berlusconia"In una cornice a fianco dello Stivale c'è un ritratto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, abbigliato come Napoleone e in compagnia di due donnine nude che suonano tromba e cetra. Appena sotto c'è la scritta "Il Cavaliere Primo Potente e Capo di tutti de Berlusconia"Le organizzazioni di immigrati italiani in Australia hanno già richiesto delle pubbliche scuse all'editore dell'Australian Financial Review.
Tratto da:

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=81676&sez=MONDO

Hanno poco le organizzazioni di immigrati italiani in Australia da protestare: se anziché essere emigrati in Australia fossero immigrati in Italia, sarebbero stati ricacciati nel deserto da Maroni.
Chissà se vedremo Calderoli con la maglietta con stampigliata la vignetta. Lui ci si è divertito tanto con le vignette Danesi contro i musulmani, ma mentre quelle erano solo offensive, questa vignetta australiana sintetizza la cronaca sulla morale di Silvio Berlusconi e di un paese ingessato.
Berlusconi, Maroni, Bossi, Tremonti, hanno trasformato l’Italia in una barzelletta sporca e squallida.
Una sorta di Italia in mano alla mafia, con la libertà di stampa in pericolo, i magistrati che dovrebbero processare Silvio Berlusconi perennemente sotto ricatto e con l’attività di deportazione (la chiama respingimenti) messa in atto da Maroni.
L’Italia sputtanata da Silvio Berlusconi!
E poi ci si stupisce se gli Usa della North Face lasciano l’Italia per posti più seri: come si può lavorare là dove ci sono i leghisti?

25 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Marghera: gli operai stuprati dal crocifisso fra difesa del loro posto di lavoro e disprezzo per la società.


Si è assistito all’assemblea della Alcoa di Porto Marghera in cui alcuni operai accusavano i politici di fare passerella per la presenza della televisione.
Ma cosa si aspettavano questi operai?
Pensavano forse di non essere merce di scarso valore?
Io ho conosciuto gli operai delle fabbriche di Porto Marghera!
Quanto li ho conosciuti; e quanto amavano il loro padrone che forniva loro lo stipendio!
Si pensavano onnipotenti e guardavano con disprezzo i pezzenti interinali che tentavano di sopravvivere. Non erano in grado di scorgere nella presenza degli interinali il loro stesso fallimento di operai. Non scorgevano la loro stessa miseria che avanzava. Non erano parte della società civile e dei suoi problemi. Loro erano come il crocifisso: tanti dio padroni che dovevano imporre la sofferenza a chi era più debole di loro. Erano stati STUPRATI!
Ho sentito dire da alcuni operai: “Bei tempi quando c’erano le Brigate Rosse!”. Già, gli imbecilli delle Brigate Rosse si sacrificavano con decine di anni di galera senza trarre profitto e loro, come operai, venivano favoriti nelle richieste perché gli imprenditori temevano che potessero favorire dei progetti eversivi.

Il mito dell’operaio massa degli anni ’70 si era infranto. Mentre l’operaio degli anni ’70 metteva in relazione il suo lavoro con la società civile nel suo insieme; la massa di operai cattolici mettono al centro dei loro interessi il crocifisso, cioè loro stessi, rispetto ad un sociale che pretendono li rispetti e li onori. E’ sempre l’ideologia del crocifisso che, mettendo al centro del mondo il soggetto che vi si identifica, distrugge quel soggetto separandolo da quella società in cui è vissuto e divenuto.
Così diventano ridicoli gli intendimenti dei politici di sinistra nei confronti degli operai dell’Alcoa in Veneto.
Riporto:


ALCOA:

PETTENO' (PRC), GIOVEDI' PROSSIMO TUTTI A ROMA



Venezia 23 nov. (Adnkronos) - ''Sospensione della seduta del Consiglio regionale di giovedi' prossimo e trasferta a Roma dei capigruppo per partecipare all'incontro con il ministro Scaiola sull'Alcoa di Fusina, la Multinazionale dell'alluminio che rischia di chiudere lo stabilimento veneziano''. E' la proposta avanzata dal capogruppo di Rifondazione Comunista in Consiglio Regionale Veneto, Pietrangelo Petteno' che in mattinata, con i colleghi Giampietro Marchese, Lucio Tiozzo e Nicola Atalmi aveva partecipato all'assemblea degli operai dell'azienda in crisi.
Petteno' denuncia ''l'indifferenza della maggioranza regionale e della Giunta nei confronti di questo caso, a differenza - rileva - della Regione Sardegna che si sta adoperando con molta convinzione per salvare lo stabilimento dell'Alcoa di Portovesme''.
Sul caso Alcoa Petteno' propone anche la convocazione di un consiglio straordinario per chiamare ognuno alle proprie responsabilita' ''compreso - precisa - chi vuole chiudere ogni attivita' produttiva a Porto Marghera per lasciare spazio a chi sa quale scenario post industriale''.

Tratto da:
http://www.libero-news.it/adnkronos/view/229841

Perché sono ridicole?
Perché questa gente, dopo aver ignorato le trasformazioni della società, dopo aver ignorato i meccanismi sociali che conducono alla crisi; ora si gettano in un missionarismo cattolico il cui unico scopo è la richiesta di elemosina per questi pezzenti dell’Alcoa che non sanno nemmeno “morire” con dignità.
Non è vero che la Regione Sardegna si sta adoperando per salvare lo stabilimento di Portovesme. E’ un’altra menzogna. Come la Regione Veneto la Regione Sardegna sta lavorando attivamente per distruggere l’Alcoa di Portovesme, solo che si trova davanti ad una situazione di tensione sociale più acuta che non a Marghera. Il missionarismo cattolico di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti a Marghera sta intervenendo, assieme alla CGIL, come un anestetico; dopo aver accettato e collaborato alla chiusura di decine di attività industriali del territorio. Questi operai, nelle ultime elezioni politiche sono passati a votare Lega o a votare Popolo delle Libertà perché quei partiti promettevano loro un luminoso avvenire. Ora che il “luminoso avvenire” appare fosco, chiedono la carità e subito Rifondazione Comunista e compagni accorrono in un’opera missionaria che è un pugno nell’occhio a chi, invece, li ha votati.
E’ il suicidio della sinistra che accorre a sostenere l’attività di stupro del crocifisso aggredendo chiunque costruisca la libertà sociale. Si sentono tanto missionari cattolici la cui attività consiste nel fornire sedativi agli schiavi che, come merce di scarso valore, vengono allontanati dal sistema produttivo che li ha usati, non tanto per produrre, ma come merce di scambio (Alcoa li ha usati per avere 270 milioni, stando ai dati dei sindacati, in aiuti di stato per l'elettricità).
E’ la miseria morale e ideologica che ormai ha investito l’intero tessuto sociale.
Le persone stuprate davanti al crocifisso non sono in grado, emotivamente, psicologicamente e culturalmente, di scorgere la relazione che esiste fra il loro lavoro e la società d’insieme in cui agiscono. Sono tanti “dio onnipotente”. Sono coloro che “che ce l’hanno fatta”. Non sono coloro che rivendicano una società a dimensione di cittadino, ma sono coloro che usano relazioni di potere per avere la raccomandazione. Come negli anni ’70 il prete del “cristo lavoratore” in Via Fratelli Bandiera forniva le raccomandazioni agli operai per andare a lavorare al Petrolchimico: l’amico dell’amico! E’ la mentalità che negli anni separa l’individuo dalla società e poi, alla fine, gli ha scardinato i reni o lo ha fatto ammazzare di malattie professionali (tenute nascoste) per le grandi quantità di diossine che circolavano. Essere come il pazzo di Nazareth, tanti dio onnipotenti, e non cogliere sé stessi nelle condizioni e nelle contraddizioni del mondo.
Quando gli ambientalisti salirono sulle torri per rivendicare un mondo migliore, furono insultati dagli operai. Solo che gli ambientalisti non salirono sulle torri per sé stessi, ma per un mondo migliore. Gli operai vi salgono per sé stessi dopo aver ignorato la società in cui vivevano e dopo aver agito con disprezzo e con insulti nei confronti degli interinali che tentavano di sopravvivere.
Quanti altri ragazzi saranno stuprati diventando bulli, spacciatori di droga, perché si è perso il senso di essere una società di individui. Gli operai di Marghera sono corsi a votare la Lega perché la Lega massacra rom, extracomunitari, chi chiede elemosina, donne lungo le strade.
Operai che stuprano i loro figli costringendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso e hanno ignorato la loro collocazione nella società civile: non meritano nessuna solidarietà.
Riporto:


la crisi del lavoro
Anna, una ricercatrice sulla torre di Marghera

«Mio figlio è orgoglioso»
Petrolchimico, la protesta continua a 180 metri

«Non siamo pazzi e non abbiamo paura»


MESTRE — «Gli impianti li conosco come le mie tasche e lassù non ho avuto paura. So­no salita perchè voglio sapere che ne sarà delle nostre fami­glie, dei nostri mutui, del no­stro lavoro. Perchè giù da que­sta torre, con tutte le fabbri­che che chiudono, lavoro non ce n’è. Mio figlio che ha tredi­ci anni mi ha detto che è orgo­glioso me». Venerdì Anna Marconi ha trascorso la notte sui pochi metri quadri della torre indu­striale più alta d’Europa, 176 metri affacciati sulla laguna di Venezia e le ciminiere di Porto Marghera. Quarantaset­te anni, una laurea in chimica e una carriera all’estero, Anna fa la ricercatrice per Vinyls e si occupa dello sviluppo degli additivi. Da tre giorni condivi­de la battaglia dei 230 dipen­denti del gruppo che (a rota­zione) protestano arroccati sulla torre. E’ stata la prima donna a salire in quota. «Non ho avuto paura - racconta ­siamo attrezzati».
Ci sono spesse coperte per protegger­si dall’umidità, dal freddo e dal vento che a 176 metri d’al­tezza soffia con forza. Dal bas­so, i colleghi in presidio pre­parano panini e bevande cal­de. «Non facciamo dietro­front, non possiamo accettare che da lunedì scatti la cassa integrazione». A giugno, l’ultimo proprie­tario dell’azienda strategica per tutto il futuro di Porto Marghera (il trevigiano Fio­renzo Sartor, subentrato per pochi mesi alla multinaziona­le Ineos) ha portato i libri in tribunale, facendo tramonta­re la speranza di una rinascita dopo la decisione di Ineos di lasciare l’Italia. Dieci giorni fa i tre commissari straordinari dell’azienda hanno firmato l’accordo per riavviare gli im­pianti a dicembre e cercare en­tro un anno un compratore che dia speranza ai 470 operai di Marghera, Ravenna, Porto Torres. Subito dopo è arrivata la richiesta di cassa integrazio­ne a rotazione per 145. E An­na è salita sulla torre. «Stiamo preparando i tur­ni, se serve torno in alto per­chè è una lotta giusta. Non sia­mo dei pazzi, né protestiamo salendo sulle torri perché va di moda farlo. Noi siamo lì so­pra perché vogliamo risposte serie, finalmente. Se, come di­ce il governo, la chimica è strategica per il Paese, perché una dopo l’altra le fabbriche chiudono? Che ne sarà di noi, delle nostre famiglie, dei mu­tui da pagare, del lavoro. A me non resterebbe altro che rifare le valigie, con mio fi­glio».
In Italia, sostiene Anna, non c’è futuro per una donna di 47 con una laurea così spe­cialistica e un’esperienza co­me la sua: dipendente di Mon­tedison, di Evc, di Ineos, setto­re tecnologia. «Ho vissuto in Germania un anno e sono sta­ta anche a Porto Torres, se proprio qui non c’è futuro per la chimica, ripartirò», dice. I sindacati tengono duro, dico­no no alla cassa integrazione di 145 operai per questioni di sicurezza degli impianti e, di conseguenza, della popolazio­ne. «Hanno fatto bene - dice Anna - conosco gli impianti come le mie tasche ed è im­possibile rimetterli in marcia con tutto quel personale a ca­sa ». Sarebbe cioè poco sicuro. «Riavviare la fabbrica è com­plesso, lo sanno tutti». La cas­sa integrazione dunque, per i 230 di Vinyls, è segno che non si vuole riprendere la pro­duzione. Ieri, dopo giorni in via del­la Chimica, Anna si è presa qualche ora per stare con il fi­glio («mi sostiene e incorag­gia ») e fare la spesa, ma già oggi ritornerà tra i colleghi. Se si guarda alla storia delle proteste operaie di Marghera, in teoria Anna da «colletto bianco» della chimica dovreb­be stare dall’altro lato della barricata. Ma a Marghera, le cose sono cambiate e il ri­schio di rimanere disoccupati oggi lo corrono anche i laurea­ti.
Gloria Bertasi



23 novembre 2009

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/23-novembre-2009/anna-ricercatrice-torre-marghera-mio-figlio-orgoglioso-1602048047286.shtml

Quando si è dimenticato il senso della giustizia nella società civile, allora è bene che quella società chiuda immediatamente. Se non chiude immediatamente, se non muore d’infarto, muore di cancro. Lentamente, infettando ogni ambiente e impedendo ogni futuro possibile.
Che ne sarà di questi operai?
Ciò che ne è stato di tutti gli altri che per garantire loro hanno perso il lavoro. Ciò che ne è stato degli interinali. Ciò che ne è stato di tutti i “garantiti” che sono stati venduti come merce di scarso valore mentre si illudevano di essere onnipotenti. Ciò che ne è stato degli operai che sono morti d’amianto. Ciò che ne è stato per chi è stato avvelenato dagli scarichi industriali.
Sono operai che hanno fatto la “marcia dei quarantamila” per distruggere la società civile dimostrando al loro padrone che loro sono pronti a qualunque sacrificio, come il crocifisso, pur di consentirgli di sacrificare la società civile ai suoi interessi. Non è una questione di “comunismo”, ma è una questione di DEMOCRAZIA! Gli interessi della società vengono prima dei profitti degli industriali e i profitti degli industriali e delle banche devono arricchire la società democratica. La Democrazia, come definita nella Costituzione, non permette ad industriali e banchieri di usare le industrie e le banche come armi per fare profitti e distruggere la società: questo, magistrati e poliziotti, se lo sono dimenticato! La società democratica non è la società mafiosa. Nella società mafiosa è il capomafia che, assicurando il ruolo al “picciotto” gli consente di arricchirsi; nella società “liberale” e “democratica” è l’operaio che assicura i profitti agli industriali e alle banche. Tanto più questo ruolo viene invertito, tanto più si esce dalla democrazia e ci si avvicina alla società mafia (che poi è quella che ideologicamente viene definita fascista).
A questi operai è stato piantato in testa il crocifisso che ha impedito loro di leggersi la Costituzione della Repubblica. Ogni volta che un cittadino manifestava un principio Costituzionale, questi operai lo aggredivano in nome dei principi del loro padrone che il crocifisso manifestava: non erano cittadini, ma servi.
E come servi vengono sacrificati!
Se un partito li difende, difende il loro diritto di essere dei servi, non il loro essere dei cittadini attivi. Vadano, dunque, ad ingrossare il “popolo della lega” e paghino lo scotto di essersi dimessi da cittadini.
Intanto si apprende che "...mentre i sindacati si preparano a portare a Roma almeno mille lavoratori in protesta, la multinazionale americana ha infatti avviato la procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore per stato di crisi. La decisione riguarda tutto l’organico degli impianti di produzione dell’alluminio primario: 568 lavoratori dello stabilimento sardo di Portovesme e 125 di quello veneto di Fusina. " E intanto a Venezia hanno manifestato i tabaccai per la crisi. Già, quelli che nascondevano le nazionali semplici sotto il bancone per venderti le MS che erano più care: fu allora che smisi di fumare.
Ora si tratta si sapere: quanti altri servi, che si sono dimenticati di essere dei cittadini, sono angosciati per il loro futuro in pericolo?

24 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 23 novembre 2009

Il cervello bacato dei trevigiani alla Gentilini: la paranoia come malattia psichiatrica del loro vivere.


La notizia fa ridere solo in parte. Si tratta delle pigne in testa ai trevisani [non tutti i trevigiani, ma le eccezzioni di saggezza non modificano le fobie della norma]. Pigne fobiche imposte da gentaglia come Gentilini in cui si perde il senso della realtà. Ai trevigiani è stato masturbato il cervello da leghisti come Gentilini o Bitonci e compagni da non essere più in grado di discriminare fra le loro fobie e la realtà.
E’ vero che c’è sempre il pericolo che il Questore di Treviso continui la tradizione imposta da Cossiga, quand’era ministro degli interni, che organizzava le provocazioni per aggredire, con atti di terrorismo eversivo, i cittadini. Sta comunque, di fatto, che scambiare un indiano che distribuisce volantini pubblicitari con un kamikaze è una questione di paranoia.
Purtroppo, quando si parla con i veneti non si parla con delle persone che hanno delle idee [le eccezioni sono sempre d'obbligo], ma con delle persone malate di depressione, paranoia, nevrosi, fobie, sensi di colpa, delirio di onnipotenza e quant’altro la letteratura psichiatrica ci racconta. Come bulli non si nasce, ma si diventa in seguito all'educazione; così non si nasce dementi, ma lo si diventa frequentando gli oratori e genuflettendosi davanti ad un crocifisso.
Riporto la vicenda prelevata in internet:


23/11/2009
DISTRIBUIVA VOLANTINI, SCAMBIATO PER KAMIKAZE
Un 29enne indiano è stato scambiato per pericoloso terrorista



Qualche passante lo nota e invia una segnalazione d'allarme al 113: per strada c'è un pericoloso kamikaze. E' accaduto qualche giorno fa a Treviso lungo via Sernanti: a chiamare le forze dell'ordine è un cittadino che aveva notato un indiano passeggiare in abiti tipici, turbante e tunica ed una cintura che erroneamente era stata scambiata per un ordigno. Subito sul posto intervengono ben tre volanti della Polizia che identificano l'uomo e chiariscono in breve l'equivoco: il presunto terrorista era in realtà un 29enne, incaricato di distribuire la pubblicità per l'azienda Agos. Il presunto ordigno altro non era che una cintura elettronica che fungeva da dispositivo per contare i volantini.

Tratto da:
http://www.radiovenetouno.it/leggi_notizia.asp?Notizia=8094

Solo dei disperati possono chiedere dei finanziamenti a gente come la Agos e solo dei cittadini fuori di testa possono confondere uno che si veste da indiano come un kamikaze. Se vuole passare inosservato e piazzare delle bombe o farsi esplodere, si vestirà in giacca e cravatta. Solo chi ha la mentalità demente di un trevigiano può pensare di vestirsi da arabo per fare il kamikaze e passare inosservato a Treviso fino a raggiungere il suo obbiettivo.
Ma dal momento che la mamma dei deficienti [Fini avrebbe detto "stronzi"; Grillo gli avrebbe mandati a "fan culo", io mi limito al deficiente] alla Gentilini, Bitonci e compagni è sempre incinta, per loro scambiare un vestito con delle intenzioni è del tutto normale.

23 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 22 novembre 2009

Veneto: a loro ci pensa la sinistra, ai veneti ci ha pensato la Lega licenziandoli e distruggendo la società civile.

Dove sono i cog..oni che han votato Bossi e Berlusconi?
La fortuna di questi lavoratori è che Berlusconi afferma che la crisi non c’è.
E’ la crisi che nel Veneto ha imposto la Lega militarizzando i comuni e attentando alla società civile.
Questi tre articoli che propongo, articoli di giornali locali del Veneto, non fanno altro che confermare il quadro della situazione economica che si andava delineando fin dall’estate del 2008 e che veniva negato da Tremonti e Berlusconi al fine di trarre profitto dal disastro in atto.
La maggior parte di questi lavoratori hanno votato Lega o popolo delle Libertà.
Come i lavoratori dell’Alcoa della Sardegna, anche questi lavoratori osannavano Berlusconi e ne ammiravano le capacità imprenditoriali senza rendersi conto che le sue capacità imprenditoriali consistevano nel truffarli.
Tutto il Veneto si trova in una situazione drammatica con prospettive drammatiche. Le esportazioni, vedi di dati di settembre, sono crollate rispetto al settembre dello scorso anno e le tredicesime, per la maggior parte delle persone che ancora lavorano, se avanza qualche cosa, è bene risparmiarlo.
Mentre i politici continuano a battere i tamburi e le gran casse sperando in riconferme nelle elezioni regionali che si terranno a marzo, i lavoratori sono sempre più disperati. Però, se sapessero che i mercati internazionali si stanno restringendo non darebbero ascolto a chi racconta frottole secondo cui la crisi è finita. Marchionne lo ha detto: dei sei stabilimenti FIAT in Italia, qualcuno sarà inevitabilmente chiuso. La cosa si sapeva fin da quando i tromboni politici parlavano del successo dell’acquisizione della Chryslers. L’acquisto della casa automobilistica USA significava, inevitabilmente, chiudere degli stabilimenti in Italia.
Intanto nel Veneto inizia a costruirsi il deserto dei capannoni chiusi: le cattedrali di capannoni che avevano invaso ogni paese iniziano a chiudere uno dopo l’altro.



Ottomila nuovi disoccupati


Ed è record di cassintegrati
LAVORO: UN ANNO DI CRISI. L'economia vicentina, a forte vocazione manifatturiera, è tra le più colpite del Veneto Sono 22 mila i senza lavoro (+2%). E nel 2010 cresceranno ancora Autunno caldo: ad ottobre autorizzate più ore di Cig di tutto il 2005
21/11/2009



Ottomila in più nell'arco di un anno. In media, 153 ogni settimana. Sono le persone che, dall'autunno 2008 ad oggi, hanno perso il lavoro nel Vicentino. Espulsi dal ciclo produttivo e, per ora, ancora alla porta. In nutrita compagnia, peraltro. In un anno la disoccupazione è cresciuta di quasi il 2%, portando le persone in cerca di lavoro a quota 22 mila. E nonostante il risveglio dell'economia previsto - sperato - nel 2010, la disoccupazione è stimata in aumento per l'effetto ritardato della crisi sul mercato del lavoro: dal 3,7% di un anno fa al 5,6% di quest'anno fino al 5,9% del 2010.Si raschia il fondo più o meno da sei mesi. Ovvero: la crisi si è stabilizzata, sì, ma sui livelli di... crisi. L'impatto sull'occupazione aveva raggiunto l'apice a maggio. Da allora, cassa intergrazione e licenziamenti hanno continuato a fluttuare intorno agli stessi livelli. I dati di Veneto Lavoro e della Provincia danno del Vicentino un quadro a tinte fosche. Anche ad ottobre si conferma tra i territori più colpiti a livello regionale.


CRISI AZIENDALI. Escludendo il mese di marzo, il maggior numero di aperture di crisi aziendali si è registrato proprio a settembre (22) e ottobre (25), per un totale di 821 lavoratori coinvolti. Dall'inizio dell'anno sono 166 aziende per 2.633 lavoratori. Peggio di Vicenza stanno solo le province di Venezia a Padova. In tutta la regione sono interessati oltre 20 mila dipendenti.


CASSINTEGRATI DA RECORD. Dove Vicenza continua a primeggiare, purtroppo, è nel numero di ore autorizzate di cassa integrazione. Il ricorso alla Cig, sia ordinaria - per crisi momentanee di produzione - che straordinaria - ristrutturazioni aziendali o preludio a chiusure vere e proprie -, è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi dieci mesi. In tutto il 2008, in provincia, erano state autorizzate 3,3 milioni di ore. Era già il record veneto, ma nel 2009 c'è stata l'esplosione. Vicenza stacca le altre province per la cig ordinaria (7,6 milioni di ore), per la cig nel settore edile (937 mila) e anche per quella straordinaria (5,6 milioni). Nel complesso fanno quasi 14,2 milioni di ore, un quarto di tutto il Veneto.


AUTUNNO CALDO. Al rientro dalle ferie estive la situazione non è affatto migliorata, anzi. Il numero di ore di Cig autorizzate solo a ottobre (2,9 milioni) è il più alto dell'anno e supera quelle di tutto il 2005. Vicenza primeggia anche nella Cig in deroga, cioè quella per le piccole imprese artigiane, con quasi 3 mila richieste.


LICENZIAMENTI E MOBILITÀ. C'è chi sta peggio di Vicenza, invece, sul fronte dei licenziamenti. Quelli collettivi, da gennaio a fine ottobre sono stati 1.808, secondo peggior dato dopo Padova (2.197). Le iscrizioni nelle liste di mobilità per licenziamenti individuali sono state invece 3.689. ha fatto peggio solo Treviso (4.351).


INDUSTRIE IN CRISI. Vicenza soffre più di altri per il suo particolare tessuto produttivo. La crisi sta mettendo alle corde il settore manifatturiero che in Veneto annovera i tre quarti dei licenziamenti collettivi e quasi la metà di quelli individuali. Il metalmeccanico è il comparto che soffre di più. Il tessile fatica, ma ha rallentato la decrescita. Nell'ultimo trimestre, gli unici settori che fanno segnare 0% nella quota complessiva di "licenziamenti collettivi" sono le attività estrattive e le attività finanziarie-banche. Marco Scorzato

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/105880_ottomila_nuovi_disoccupati_ed__record_di_cassintegrati/



Le condizioni della ristrutturazione della capacità produttiva della regione è destinata a protrarsi per alcuni anni finché la miseria della regione arriverà a livelli di alcuni paesi africani. Era quello che voleva la Lega di Bossi, Gentilini, Tosi. Quelli che aggredivano ferocemente ogni emarginato per impedire alle comunità di solidarizzare in vista di situazioni drammatiche. Dagli all’immigrato; dagli al marocchino; incita l’emarginato a far violenza; incita al razzismo; incita ad usare la polizia contro le donne lungo le strade; rapina gli automobilisti con i semafori intelligenti; ecc. ecc.
Una volta licenziate, le persone sono costrette a trovarsi qualche cosa da fare, ma anziché guadagnare, vengono rapinate.
L’apertura della partita IVA è l’inizio di una rapina.
Ma cosa ti illudi di fare il venditore se non esiste più un apparato economico e sociale che può comperare?
Le persone non sono addestrate a valutare il mercato, così si fanno ulteriormente rapinare.



Aut aut delle imprese: senza non ti paghiamo
I precari della partita Iva:


«Costretti ad aprirla per tornare sul mercato»
La denuncia: ci costa più dei guadagni



VENEZIA — Costretti ad aprirsi la partita Iva per so­pravvivere. Succede nel Nord Est, che nel solo Veneto con­ta 500 mila lavoratori autono­mi. Ma non sono mica tutti imprenditori, commercianti o industriali: la categoria in­clude anche un’anomala mas­sa di vittime della crisi rima­ste a spasso e non di rado in­dotte dalle stesse imprese che hanno tagliato il persona­le a ricorrere a tale escamota­ge per tornare sul mercato. Forza lavoro a prezzi modici, per i datori di lavoro, in que­sto modo esentati dal versa­mento dei contributi. Un boccone amaro che ha dovuto ingoiare anche Paolo, operaio veneziano di 40 anni a gennaio prima cassintegra­to e poi licenziato da un’azienda grafica, dopo set­te anni di rapporto. «Una mazzata arrivata proprio nel momento in cui stavo presen­tando i documenti per l’ado­zione internazionale di un bambino — racconta l’uomo —. L’avvio dell’iter impone la certificazione di un reddito fisso e siccome mia moglie è precaria ho dovuto accettare quello che ho trovato, e ri­nunciare all’assegno di disoc­cupazione. Per due mesi ho cercato invano di reinserirmi nel settore grafico, che però è bloccato, così mi sono rivol­to ad altri ambiti, ma era ne­cessaria l’esperienza. All’uffi­cio di collocamento dopo una certa età non è facile tro­vare contratti, nemmeno con otto mesi di formazione nel settore metalmeccanico da me maturati al Centro per l’impiego di Treviso. E così ho risposto a un’inserzione sul giornale e sono diventato agente per una ditta operante nell’ambito della sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma ho dovuto aprirmi una partita Iva».
L’esperienza è durata tre mesi poi Paolo, che non è ta­gliato per la vendita, è passa­to a un’altra azienda e per 60 giorni si è inventato promo­ter per l’energia elettrica. «Ma i costi erano eccessivi ri­spetto ai guadagni, tra l’altro legati all’obbligo di portare a casa 45 contratti al mese — ri­vela l’operaio —. Spendevo 300 euro al mese di benzina e autostrada e l’Inps ne ha volu­ti altri 730 per due mesi di partita Iva. L’ho chiusa e mi sono rimesso a cercare un po­sto, tornando al Centro per l’impiego di Treviso e rinno­vando il curriculum». Si è invece rassegnata a spendere più di quello che guadagna una trentenne neo­laureata vicentina. Pur di po­ter finalmente iniziare a man­tenersi da sè e non pesare più sulla famiglia ha accettato l’ultimatum di un’azienda me­talmeccanica, che per pagarla come impiegata le ha chiesto di aprirsi una partita Iva. «Lei sa di ricoprire una posizione irregolare — ha raccontato la madre alla Cgil, cui ha chie­sto aiuto — ma non avendo alternative, si è piegata al ri­catto». Così non ha fatto un precario padovano della scuo­la che, essendo rimasto fuori dalle graduatorie e dovendo­si arrabattare tra una supplen­za e l’altra, ha risposto all’an­nuncio di un ente di forma­zione. «Mi hanno detto: per una parte del tempo ti faccia­mo un contratto che copre il 23% dei contributi — ha rife­rito al sindacato — e per l’al­tra metà devi aprirti una par­tita Iva. Ma non preoccuparti, quando emetti la fattura noi paghiamo l’Iva. Me ne sono andato».
«Di questi casi ce n’è una marea — dice Lia Colpo, coor­dinatrice di Nidil Cgil Veneto — si sfruttano la disperazio­ne dei disoccupati e le 144 mi­la assunzioni in meno rispet­to al 2008 registrate in Vene­to. Le categorie più a rischio sono quelle prive di Albo, co­me i mediatori culturali, gli animatori, i meteorologi. Ma anche gli altri disoccupati si sentono avanzare proposte indecenti, come il contratto a progetto offerto a un operaio dalla stessa azienda di gom­ma plastica che l’aveva appe­na licenziato. Per non parlare — chiude la Colpo — del boom dell’impiego a chiama­ta, che impone una reperibili­tà di 24 ore magari per lavora­re un giorno a settimana».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2009/20-novembre-2009/i-precari-partita-iva-costretti-ad-aprirla-tornare-mercato-1602036730858.shtml

La burla degli ammortizzatori sociali è una delle menzogne di questo governo. Come per la Social card o per la Robin Tax.
Buone per gettare fumo negli occhi della disinformazione: le persone non hanno ammortizzatori sociali, ma vengono convinte che solo loro non gli hanno. Gli altri sono pieni di ammortizzatori sociali, e tutto va bene. Loro sono un po’ sfigati. Tutta colpa della sfortuna.
L’operazione Biagi, il cui scopo era quello di costruire miseria aggredendo la sicurezza del lavoro, ha la sua totale riuscita nella distruzione dell’apparato produttivo nazionale.
Riporto questo articolo che chiarisce le condizioni generali:




L'OCCUPAZIONE IN VENETO - Viafora (Cgil):
Giovani a rischio. Va riformata la cassa integrazione»
Metà dei lavoratoricolpiti dalla crisiha meno di 30 anni
Sabrina Pindo
I due terzi dei disoccupati avevano contratti a tempo determinato o interinali




VENEZIA. Il 50 per cento dei minor occupati veneti ha meno di 30 anni. La scure del taglio occupazionale, in regione, colpisce in particolare i giovani.Ovvero su quel 19,4 per cento del totale dei lavoratori che hanno un'età inferiore alla trentina. Questa la fotografia della società giovanile che ci si trova davanti se si confrontano i dati riguardanti il calo dell'occupazione nella nostra regione da gennaio a maggio 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008 suddiviso per classi d'età.Nel Veneto i lavoratori dipendenti con età fino a 29 anni mediamente occupati sono 320 mila (su un totale di 1.670.000). Questo significa che a maggio il calo occupazionale ha colpito più di un giovane su otto. Secondo le cifre rese note dall'ufficio del lavoro, nei primi cinque mesi del 2009 il calo degli occupati dipendenti rispetto allo stesso periodo del 2008 è pari a 83mila unità. Di questi, ben 42mila sono giovani. Parliamo di 8mila ragazzi fino a 19 anni d'età, 16mila tra i 20 e i 24 anni e 18mila tra i 25 e i 29 anni. Numeri preoccupanti che parlano di una vera emergenza in ambito del lavoro giovanile.«La crisi viene pagata soprattutto dai giovani che hanno difficoltà a trovare lavoro e, se riescono a trovarlo, è precario» spiega Emilio Viafora, segretario generale della Cgil del Veneto. «Per chi ha meno di trent'anni è possibile solo una condizione lavorativa flessibile - aggiunge ancora Viafora - ma questa flessibilità non è tenuta in conto dagli ammortizzatori sociali che non sono stati riformati. L'accesso agli ammortizzatori in deroga, infatti, è legato a periodi di lavoro stabiliti che spesso i giovani non hanno ancora maturato, così per loro diventa necessario rientrare in famiglia, dove magari trovano il padre disoccupato».La crisi, insomma, morde i più deboli e affonda i denti nel precariato. Lo dimostra la caduta occupazionale per tipologia contrattuale. Confrontando i dati di maggio 2009 con quelli di maggio 2008 appare chiaro che i due terzi dei disoccupati sono lavoratori con contratti a tempo determinato (-39mila) e lavoratori in somministrazione (-19mila). Esattamente le due tipologie di legame lavorativo che vengono offerte oggi ai giovani. Un'offerta di lavoro precario che in ogni caso non copre le necessità di turn over. A questo si aggiunga che il numero di contratti di parasubordinazione, cioè a metà tra il lavoro subordinato e autonomo, ad oggi registra un calo considerevole pari a 12mila unità rispetto all'anno precedente.Il lavoro interinale, anche detto in somministrazione, rappresenta oggi la realtà della maggior parte dei giovani neodiplomati e neolaureati. In Italia, nel 2008, il 48,4 per cento dei lavoratori interinali aveva un'età al di sotto dei 30 anni. Una condizione che, se fino a qualche anno fa poteva essere solo temporanea, ora diventa pluriennale. A dimostrarlo sarebbe l'età media di questo tipo di lavoratori che, da riscontri recenti, risulta in crescita.Ma il periodo è buio anche per i contratti di somministrazione: il numero delle missioni lavorative del 2009 è calato del 43,5 per cento rispetto a quello del 2008 passando dalle 44.345 missioni del primo trimestre dello scorso anno alle 25.035 missioni del primo trimestre 2009. In Veneto la maggiore contrazione del lavoro interinale si è verificata nelle province di Padova, Treviso e Vicenza oltre che Belluno, zona dove la diminuzione delle missioni lavorative si era già fatta sentire lo scorso anno. In controtendenza invece Rovigo e Verona. Il settore più colpito, anche nel lavoro interinale, è il manifatturiero.«La disoccupazione giovanile è senza dubbio molto preoccupante in una regione come la nostra che non ha mai conosciuto questo fenomeno al contrario del meridione d'Italia» commenta Fabrizio Maritan, responsabile regionale Cgil per le politiche del lavoro. «Registriamo anche una certa tendenza a richiedere ai lavoratori l'apertura della partita Iva - conclude Marita -. Questo significa che il giovane non ha nemmeno le garanzie minime garantite fino a ora con il lavoro somministrato. Ora, il giovane nel mondo del lavoro è nudo».
(20 novembre 2009)

Tratto da:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/meta-dei-lavoratori-colpiti-dalla-crisi-ha-meno-di-30-anni/2115372


Cosa rimane ancora?
La Guardia di Finanza e l’Ufficio delle Entrate che devono trovare i furbi. Coloro che negli anni passati hanno raccolto soldi e accumulato ricchezza.
Rimangono ancora gli “imprenditori” furbi che cercavano una nicchia nella quale poter sopravvivere. I dipendenti con partita IVA mascherata che negli anni scorsi erano diventati una palla al piede de sistema produttivo.
Rimangono gli studi professionali e la contrazione del lavoro che hanno avuto.
Rimangono le banche che devono recuperare i crediti prestati alle imprese per 20 miliardi di euro che devono recuperare.
Rimane, dunque, il fallimento degli imprenditori, ma questo, è il capolavoro delle Lega e del popolo delle Libertà!
Resta da capire se tutto questo avverrà prima o dopo le elezioni regionali.
Intanto la gente muore nelle galere di Maroni.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere gli operai,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
22 novembre 2009
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 18 novembre 2009

La mancanza di motivi per cui la crisi dovrebbe essere finita: non è ancora conclusa la degenerazione della società Veneta.


I centri cittadini nel Veneto sono diventati aree pedonali. Spopolati di ogni attività e di ogni senso della comunità. I ricchi non li frequentano perché si sentono mosche bianche, le attività commerciali si delocalizzano, i professionisti li abbandonano. Si è fornito lavoro solo per i vigili urbani che daranno la caccia a qualche tossicodipendente sprovveduto o a qualche disperato extracomunitario.
Il disastro economico del Veneto continua.

Battono i dati oggi le agenzie:


Federmeccanica, nei nove mesi l'attività si è contratta del 30,7%


(Teleborsa) - Roma, 18 nov - Nel terzo trimestre dell'anno in corso l'attività produttiva del settore metalmeccanico, così come emerge dai dati di fonte ISTAT depurati dalle componenti stagionali, evidenzia un recupero del 3,4% rispetto al secondo trimestre. Lo si legge nell'indagine congiunturale di Federmeccanica. Tale valore appare, però, in larga misura determinato dal livello dell'indice relativo al mese di agosto che risulta "enormemente elevato" a causa di un effetto statistico legato alla forte erraticità della componente stagionale.In termini di volumi nel trimestre luglio-settembre la produzione metalmeccanica è diminuita del 26,7% nel confronto con l'analogo periodo dell'anno precedente, mentre per le attività manifatturiere non metalmeccaniche la flessione è risultata pari all'8,6%. Complessivamente nei primi nove mesi dell'anno le attività metalmeccaniche si sono mediamente contratte del 30,7% con punte che hanno raggiunto il 42,4% nel comparto degli autoveicoli e rimorchi ed il 36,4% in quello metallurgico.

Tratto da:
http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20091118&fonte=TLB&codnews=699

Il che significa che non solo non è stato prodotto che una minima parte delle trasformazioni meccaniche in questo paese, ma che le esportazioni sono crollate in quanto i paesi Europei ed extraeuropei non hanno nulla con cui comperare né hanno motivi per farlo.
Se la Cina ha ripreso lo sviluppo, lo si deve solo per la grande forza del mercato interno. Un mercato capace di assorbire merci prodotte dalla Cina con i prezzi della Cina. Invece, molti importatori occidentali, per spuntare prezzi concorrenziali sono costretti a comperare dalla Cina perché l’aggressione militare, portata in questi 10 anni ai salari dal governo Berlusconi e dalle sue paranoie, ha distrutto la ricchezza nazionale e i livelli di vita delle persone.

Appaiono pertanto reali i dati forniti dalla CGIL sull’occupazione in zona di Bassano (come specchio della situazione nell’intero Veneto):

A Bassa­no a dicembre 2008 si contava­no 410 iscritti alle liste di mobili­tà: a fine settembre 2009 erano 843, mentre l’ultimo dato dispo­nibile, di pochi giorni fa, attesta 929 iscritti al 27 ottobre. Ma a de­stare preoccupazione, e sorpre­sa, è anche la lunghezza della li­sta delle aziende in crisi. Alcuni esempi: nel solo settore me­talmeccanico sono in liquidazio­ne le ditte «Silmar» (125 addetti ad aver perso il lavoro, in cassa integrazione), «Galvanin Stam­pi » (30 addetti), «Fiorese» (42 addetti), mentre cessa l’attività la «Press Ross» (47 addetti). Nel­lo stesso comparto, si ha molta cassa integrazione straordinaria alla «Iar Siltal» (ammortizzatore sociale per 240 lavoratori), «Bale­stra » (30 lavoratori), «Fiore Im­pianti » (50 persone in cassa), «Alpes» (25 casse integrazioni e 25 lavoratori messi in mobilità), «Vist» (40 in cassa integrazio­ne).
«Dei casi particolari si han­no in Baxi, Metalba e Meneghet­ti - precisano i sindacalisti - do­ve nonostante non si sia avviata la cassa integrazione le aziende hanno bloccato i contratti a ter­mine o interinali che facevano in precedenza: circa 200 alla Baxi, 85 alla Metalba e 80 alla Mene­ghetti ». La situazione è difficile anche in altri comparti: nel tessi­le- abbigliamento secondo il sin­dacato è stato registrato un calo delle vendite del 30 per cento, collegato anche alla situazione climatica, mentre nell’industria del mobile (di cui Bassano è un importante distretto) da giugno a ottobre sono state registrate 29 richieste di cassa integrazione o cassa in deroga da parte di altret­tante aziende, che hanno coin­volto di fatto 350 lavoratori. «A settembre c’è stato un leggero re­cupero nel settore, ma l’attività si è ridotta già da ottobre - avver­te la Cgil - il mercato italiano è fermo, in quello estero il calo va dal 50 all’80 per cento, Russia compresa».
Nel terziario, i super­mercati dichiarano al sindacato perdite tra il 4 e il 10 per cento, ma non hanno chiesto cassa inte­grazione limitandosi a non con­fermare i contratti a termine. Ci sono preoccupazioni anche per il commercio d’auto, che que­st’anno ha goduto delle rottama­zioni ormai al termine: qualche concessionaria, come «Galvau­to » (Opel) e Toyota avrebbe già iniziato a ridurre il personale. In­fine, la crisi si vede anche dall’au­mento dei moduli «Isee» per ri­chieste di contributi sociali per ri­duzioni delle spese di mensa, tra­sporto e università: nel 2008 il Caaf della Cgil di Bassano aveva registrato 1028 pratiche, al 27 ot­tobre di quest’anno erano 1352, con una crescita del 30 per cen­to.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/economia/2009/16-novembre-2009/crisi-licenziamenti-raddoppiati--1602016482905.shtml

Con una situazioni locali in netto peggioramento. Come:

SANTA LUCIA DI PIAVE (Treviso) - I dieci dipendenti di Cablomatic Snc, una piccola azienda operante nel settore dell’elettromeccanica, hanno dato vita ad una protesta all’interno della sede per il mancato versamento di stipendi, in alcuni casi per cinque mensilità, e per il ritardo nelle erogazioni dei trattamenti di cassa integrazione in deroga dopo l’interruzione del lavoro la scorsa primavera. Le organizzazioni sindacali hanno evidenziato a loro dire un aspetto poco chiaro legato ad una presunta prosecuzione della produzione nonostante la fuoriuscita dalla fabbrica dei lavoratori da vari mesi.
16 novembre 2009
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2009/16-novembre-2009/da-5-mesi-senza-paga-cassa-ritardo-operai-cablomatic-protestano-ditta-1602018284017.shtml

Così basta un incidente per mettere in grave difficoltà i livelli di occupazione:


Mobilificio a fuoco, trenta posti a rischio

Incidente durante il lavoro di pulizia dei filtri, nessun ferito.

Le fiamme hanno distrutto il reparto di verniciatura dello stabilimento


VICENZA - Un incendio ha distrutto il reparto di verniciatura del mobilificio Salca ad Asiago, dove lavorano una trentina di dipendenti. Secondo quanto accertato dai carabinieri, l’incendio è scoppiato durante il lavoro di pulizia di alcuni filtri. Sul posto, oltre a due squadre dei vigili del fuoco di Asiago, anche un mezzo proveniente da Schio e gli ispettori da Vicenza. L’incendio non ha provocato feriti, mentre i controlli dell’aria, ripetuti per tutta la mattinata, non hanno evidenziato problemi di inquinamento atmosferico.

18 novembre 2009
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2009/18-novembre-2009/mobilificio-fuoco-trenta-posti-rischio-1602028299421.shtml

E’ tutto l’apparato produttivo nazionale che fatica a sopravvivere. Non ha nessun motivo per sopravvivere. Non esiste un mercato sufficiente e se l’industria automobilistica non è collassata, lo si deve solo agli incentivi. Incentivi che non salvaguardano nessun altro settore industriale che sta progressivamente chiudendo vista l’inutilità del suo produrre. C’è poco da dire che “bisogna innovare” o mancano “crediti”; non esiste, in questo momento, nessuna possibilità di innovare per aprire i mercati perché i mercati, salvo quelli del consumo di droga, SONO COLLASSATI!
Per questo motivo, anziché permettere alle persone di progettare il proprio futuro salvando il loro presente sapendo che, comunque, dovranno cambiare condizione di vita, il governo Berlusconi sta rapinando i lavoratori costringendoli a morire lentamente. A fare debiti, decurtando gli stipendi e usando le televisioni per spargere prospettive che non ci sono.
E’ un Veneto che muore e, con questa morte, muoiono i razzismi e le velleità di onnipotenza di una “Lega” composta da militanti politici incapaci, incompetenti e, spesso, criminali.

18 novembre 2009

Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it