La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 30 gennaio 2010

Marghera, il rischio chimico. Gli inceneritori e i cittadini. L'Assemblea Permanente Contro il Rischio Chimico.


A Marghera, ieri 29 gennaio 2010 in Piazzale Giovannacci a Marghera si è tenuta un’assemblea dei cittadini chiamati dall’Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico per illustrare i vari pericoli inerenti la volontà, da parte della Regione Veneto, di bruciare fanghi e, con essi, probabilmente, rifiuti tossici nocivi.
Riporto il volantino dell’Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico:


Vogliono portare e bruciare a Marghera
I rifiuti tossico-nocivi da tutta Italia
FERMIAMOLI!!!


Nell’Agosto del 2009 la SOCIETA’ S.T.E. (Servizi Tecnologici per l’Ecologia) ha presentato in commissione VIA Regionale il progetto di STOCCARE e BRUCIARE A MARGHERA (area petrolchimico) 100.000 tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi provenienti da vari parti d’Italia, trasportati da circa 16.000 autotreni all’anno
La Società S.T.E. è rappresentata da personaggi conosciuti nel fare business sulla pelle dei lavoratori e dell’ambiente. Uno è il Sig. Gavioli che ha appena chiuso la SIRMA per sfruttare i terreni lasciando senza lavoro 200 persone, l’altro è il Sig. Jeoroncich in passato indagato per traffico di rifiuti.
L’impianto prevede infatti l’arrivo di oltre 200 tipi di rifiuti pericolosi, tossici, nocivi e cancerosi. Ad es. rifiuti dalla raffinazione del petrolio, ceneri, amianto, ali esausti, solventi di ogni tipo, rifiuti da impianti di depurazione e trattamenti di altri rifiuti con arsenico, mercurio, cromo ecc. E questi rifiuti andranno ad alimentare il forno inceneritore SG31 a Marghera. Ora si attende il parere della commissione regionale Valutazione di Impatto Ambientale che può superare quanto deciso dal piano regolatore regionale che vieta l’insediamento di questi impianti a Marghera.
Questo progetto fa parte di un quadro più ampio e più inquietante. E la regia del tutto sembra tenuta dalla Regione Veneto, come dimostra la delibera regionale 2514 del 4 agosto 09. La Regione Veneto ha autorizzato il megaimpianto di depurazione delle acque reflui civili e industriali PIF a Fusina con scarico finale in Mar Adriatico, che doveva essere finanziato dalle aziende private di Marghera, ma la chiusura di alcune di esse ha fatto saltare il quadro economico di previsione e toccherebbe alla Regione tamponarlo con oneri di bilancio notevoli. La Regione allora ha deciso di comperare l’inceneritore SG31, assieme a Veritas e alla Mantovani (la ditta dei tre soggetti assieme si chiama SIFA, la stessa che gestisce anche il PIF), per bruciare rifiuti dato che l’impianto non è più alimentato dalle ditte del petrolchimico che hanno chiuso e può essere alimentato da altri fanghi privati. Ecco che la STE dovrebbe stoccare i fanghi che poi andrebbero all’SG31 come è scritto nel progetto depositato in VIA.
La Regione con i soldi che introita nella gestione dell’SG31 dovrebbe così finanziare il PIF.

Nella delibera di Agosto c’è scritto anche che la regione si impegna a far potenziare l’SG31 del 25%, a mettere in funzione un forno gemello all’esistente sempre nell’area SG31 e ad autorizzare una centrale turbogas da 60 MW per vendere anche energia elettrica.
E’ evidente che questo progetto porterà a sempre maggiori traffici di automezzi a Marghera per il trasporto rifiuti, maggiori emissioni cancerogene ai camini dei 2 forni SG31 e della centrale termina nuova che arriveranno anche nel territorio circostante del Mirese e Miranese con un ritorno al vecchio principio di Marghera pattumiera d’Italia.
E’ questa la riconversione ecocompatibile della vecchia area industriale che tutti promettono?
Altro che bonifiche e salvaguardia dei posti di lavoro, Business per i soliti e tumori per molti.
Firmato
ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO
(si riuniscono ogni giovedì alle ore 21.00 presso la Sala Associazioni in Piazza del Comune di Marghera)

All’assemblea di ieri sono intervenuti l’ex assessore provinciale di Venezia, Ezio Da Villa, che ha illustrato il pericolo che incombe sull’area industriale di Marghera; il Pof. G. Tamino dell’Università di Padova che ha svolto il tema: “La follia dell’incenerimento rifiuti e le alternative possibili” mettendo l’accento sulla mancanza di un progetto industriale di sviluppo e l’assurdità della necessità di utilizzare gli inceneritori;
il Dott. Cavasin di medici per l’ambiente che ha illustrato la ricerca sull’insorgenza di patologie tumorali sulle parti molli (aumento del 27% nelle donne e un considerevole aumento nei bambini) in presenza di inceneritori.

Col Dott. Cavasin non mi trovo d’accordo nell’ultima affermazione, con cui ha chiuso il suo intervento, in cui ha sostenuto, vado a memoria, che si deve far risalire all’ideologia illuminista l’idea per cui l’uomo è “il padrone” dell’ambiente tanto da ritenersi in diritto di devastarlo. So che è una sua visione personale, ma si dimentica che gli illuministi costruirono libertà nell’assolutismo cristiano che prevedeva l’ordine del dio padrone all’uomo (imposto ai bambini durante le ore di catechismo): “Prolificate, moltiplicatevi e riempite il mondo, assoggettatelo e dominate sopra i pesci del mare e sopra tutti gli uccelli del cielo e sopra tutti gli animali che si muovono sopra la terra.” Genesi 1, 28. La distruzione dell’ambiente avviene per ordine del dio cristiano che, padrone dell'uomo, illude l'uomo in un delirio di onnipotenza che lo induce a distruggere l'ambiente, non gli illuministi che non si posero quel problema. Al di là di come i cristiani applicano quell’ordine (sia da un punto di vista distruttivo con un inquinamento massiccio; sia dal punto di vista “pietistico” del padrone che si cura il giardino di casa), il saccheggio del pianeta è un diritto che il dio cristiano da all’uomo suo schiavo. Per contro, il cittadino vive il pianeta come l’insieme da cui e in cui è divenuto. La sua azione è quella di rispetto non perché il mondo chiede deferenza, ma perché è consapevole che altri divenire sono in potenza nel mondo in cui vive.
Indubbiamente le persone che compongono il Consiglio della Regione del Veneto sono consapevoli che né loro, né i loro figli moriranno per l’emissione di sostanze tossiche dagli inceneritori. Gli stessi abitanti di Marghera non subiscono le esalazioni tossiche come se fossero in una camera a gas. Molti di loro muoiono lentamente senza riuscire a rendersi conto delle concause che hanno fatto emergere la loro malattia. I loro reni sfasciati, le insorgenze tumorali, i loro polmoni malati.
Si tratta di concause.
Una di queste cause è rappresentata dagli adattamenti che il corpo mette in atto all’aggressione di agenti chimici dannosi e i Consiglieri della Regione Veneto sanno benissimo che oggi inquinano e i morti, favoriti dall’inquinamento di oggi, li avremo fra 20, 30 anni. Così chi muore non può accusare le scelte di allora perché nessuno mette in relazione la sua morte con le concause dell’inquinamento voluto 20 anni prima.
In sostanza, la Regione Veneto spara nella testa dei cittadini che, però, non muoiono subito, ma fra 20 anni e solo, magari, se insorge, nel frattempo, un’infezione; così sono morti per l’infezione e, chi ha sparato loro in testa (una scarica di polveri sottili nei polmoni), non viene imputato per omicidio.
Io ricordo negli anni ’70 quando, in Via Fratelli Bandiera, era diventata un’abitudine: quando qualcuno correva, tutti correvano. Sicuramente c’era un fuga di gas da qualche fabbrica.
Quando le persone dimenticano, la storia si ripete.

Intanto registriamo uno stop agli inceneritori. Uno stop fortemente voluto dai comitati dei cittadini e che ha trovato, in Regione, un primo ascolto.
Dobbiamo tener presente che lo stop è avvenuto in un momento preelettorale e che gruppi politici, tendenzialmente favorevoli agli inceneritori, non vogliono rischiare di perdere voti.
Perché la costruzione degli inceneritori garantirà la morte a parecchie decine di cittadini. In previsione del genocidio che sarà provocato dalla costruzione dell’inceneritore i cittadini si mobilitano, ma saranno sicuramente sconfitti dalle decisioni di Istituzioni che metteranno i loro personali interessi davanti al diritto alla salute dei cittadini. Per questo si preferisce rimandare a dopo le elezioni (poi saranno necessari altri 5 anni prima di “cambiare”) le decisioni di devastazione del territorio in danno ai cittadini.
Riporto la notizia da Il Gazzettino:

Treviso. La Regione ha deciso: bloccati
i termovalorizzatori di Mogliano e Silea
Emendamento trasversale (favorevoli gli assessori Marangon
e Coppola) ferma i progetti di Unindustria: manca il piano rifiuti


VENEZIA (29 gennaio) - Il consiglio regionale ha approvato con 28 voti favorevoli, nove contrari e quattro astenuti un emendamento alla legge finanziaria 2010 che stabilisce che non possano essere approvati progetti di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non, né concesse autorizzazioni all'esercizio di nuovi impianti, prima che entri in vigore il piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali. Eventuali inceneritori o termovalorizzatori potranno essere realizzati solo in presenza di una deliberazione del consiglio provinciale competente, previo parere dell'osservatorio rifiuti dell'Arpav.L'emendamento, primo firmatario Pietrangelo Pettenò di Rifondazione Comunista, è stato sottoscritto da una ventina di consiglieri di tutti gli schieramenti, compresi gli assessori Maria Luisa Coppola e Renzo Marangon. Contrario, invece, l'assessore Giancarlo Conta soprattutto perché - ha detto - in questo modo tutti gli impianti vengono bloccati a tempo indeterminato. Contrario anche Nereo Laroni (Npsi-Pdl) che ha paventato gravi conseguenze sull'economia dal blocco di questi impianti.Tale decisione blocca quindi i due progettati inceneritori di rifiuti speciali nel Trevigiano, a Silea e a Mogliano, contro i quali si sono mobilitati comitati e le dieci amministrazioni comunali interessate i cui rappresentanti erano presenti oggi con un sit-in nei pressi di palazzo Ferro-Fini. Analogamente viene bloccato anche il progettato impianto di smaltimento di rifiuti industriali di Pincara in Polesine. L'emendamento approvato stanzia, inoltre, 10 mila euro "per compiere studi e analisi dei fabbisogni e della qualità dei rifiuti prodotti e per la definizione dei criteri in base ai quali individuare le aree idonee ad accogliere impianti di smaltimento". «Ringrazio il gruppo della Lega Nord per la responsabilità che hanno dimostrato bloccando un progetto, che di fatto non era assistito e supportato da strategie, dati e pianificazione - afferma il presidente della Provincia di Treviso, il leghista Leonardo Muraro -. Un'emotività irrazionale che per fortuna del Veneto, regione che ha dimostrato grande serietà e ottimi risultati nello smaltimento dei rifiuti, andava fermata. Adesso, questo non significa bloccare tutto. Bisogna rimboccarsi le maniche e studiare, seriamente, un piano per i rifiuti speciali da presentare nell'interesse del Veneto, degli imprenditori e degli artigiani». Soddisfazione è espressa anche dal consigliere regionale Diego Bottacin (Pd): «Fortunatamente siamo giunti ad un accordo e abbiamo approvato un emendamento, sostenuto da maggioranza e opposizione, che di fatto blocca l'autorizzazione alla costruzione e all'esercizio di nuovi impianti come inceneritori, termovalorizzatori e discariche in mancanza di un piano regionale di gestione dei rifiuti speciali, anche pericolosi».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=89306&sez=NORDEST

Intanto a Leonardo Muraro interessano i voti alle prossime elezioni, poi ci penseranno a seconda dei loro personali interessi.

INCENERITORI: GALAN CONTESTA IL CONSIGLIO
Secondo il Governatore servivano anche per portare in Veneto ricercatori.
“Si è scelto di rinuncia al futuro”
29-01-2010

Treviso/Venezia - "Il Consiglio regionale ha rinunciato alla possibilità di portare un passo avanti questa nostra regione". Il governatore Giancarlo Galan si riferisce alla decisione assunta ieri dal Consiglio regionale che ha posto uno stop alla realizzazione dei termovalorizzatori che gli industriali avevano chiesto di realizzare a Silea e a Mogliano.
L’esponente del Pdl ha usato parole dure contro questa decisione, salutata invece con grande soddisfazione dalla gente e dalla maggior parte dei consiglieri regionali. Galan ha stigmatizzato il fatto che con questa scelta "non ci saranno termovalorizzatori, e quello che conta di più - ha aggiunto -, non ci saranno sistemi innovativi per lo smaltimento dei rifiuti.
Non verranno ricercatori, anzi quelli che ci sono se ne andranno a lavorare da qualche altra parte". "Non ci saranno neppure impianti nucleari - ha proseguito - anche se sono presenti in Slovenia, a ben poca distanza da noi. Forse non ci sarebbero stati nemmeno con il sottoscritto.
Ma quello che è più grave è che così si rinuncia al futuro, alla ricerca, alle scelte più avanzate, come quelle che hanno portato a realizzazioni tecnologicamente all'avanguardia tra cui il Mose, il rigassificatore in Polesine, il Passante di Mestre. Sono opere che sono state fatte perché si è saputo guardare avanti". Il futuro, a detta di molti, sono, però, le energie rinnovabili e l’obiettivo “Rifiuti 0”.
Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/inceneritori-galan-contesta-consiglio-21989

Il che sta a significare che esiste la volontà politica di fare gli inceneritori a qualsiasi costo.
Se ne parlerà dopo le elezioni a seconda dei partiti politici e dei consiglieri che porteranno in Consiglio Regionale.

30 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 28 gennaio 2010

Ora centrali nucleari in Veneto: una a Verona, una nel Trevigiano, una a Venezia e una nella valle del Chiampo! La giunta di Bossi e Galan approva.


Le regione Veneto si avvia verso la costruzione delle centrali nucleari.
E’ il parere favorevole dato dalla giunta del Veneto al programma nucleare del governo.
Mentre tutte le regioni si sono opposte, soltanto il Veneto, assieme alla Lombardia e al Friuli Venezia Giulia, hanno accettato che sul proprio territorio siano costruite le centrali nucleari.
Zaia si dice contrario. Ma lui è candidato alla presidenza della regione Veneto. Se dicesse sì, ora, perderebbe i voti. Dunque, la sua posizione appare del tutto strumentale dal momento che il suo partito, con il Popolo delle Libertà, controlla la giunta del Veneto e pertanto anche le decisioni della giunta del Veneto di accogliere le centrali nucleari.
Dove costruirle?
Una si può costruire a Treviso. E’ un ottimo posto. Un sito potrebbe essere individuato verso Vittorio Veneto. Una centrale nucleare aiuterebbe l’economia locale.
Un’altra centrale può essere costruita a Verona. Nei pressi dell’aeroporto Catullo.
Una quarta centrale nucleare potrebbe essere progettata a Rovigo, a Porto Tolle. Non cambierebbe la qualità dell’ambiente visto che già i ragazzini hanno dei problemi di salute.
Un’altra centrale nucleare potrebbe essere costruita a Venezia. Sulla laguna, di fronte alla città insulare. Già quel tratto di mare è stato, negli anni, riempito di diossina dagli scarichi della Montedison. Un altro impianto nucleare per l’energia atomica potrebbe essere costruito nella Valle del Chiampo. L’area è stata ben preparata dalle concerie.
Esistono molti luoghi favorevoli in Veneto per costruire le centrali nucleari e sicuramente il governatore Galan e la giunta regionale sta pensando al benessere dei cittadini a differenza di quei governatori regionali che, che, in maniera ambigua, pensano solo alla salute dei cittadini e non ai soldi e ai loro guadagni.

Si possono costruire molte centrali nucleari in Veneto: perché mai farle in altre regioni, visto che i Presidenti delle altre regioni italiane non le vogliono?
Dal momento che non ci sono soldi per costruire una centrale nucleare, per effetto della propaganda, saremmo costretti in Veneto ad ospitare delle “cattedrali” nel deserto di un’economia morente.
Riporto l’articolo:


La Conferenza - L’assessore Silvestrin:
«I contrari non ci hanno dato spiegazioni convincenti
Nucleare, il Veneto ha detto sì a Roma
La maggioranza delle Regioni boccia il governo,
Galan si dissocia con Lombardia e Friuli


VENEZIA — Veneto? Favorevole. Friuli Venezia Giulia? Favorevole. Lombardia? Favorevole. Tutte le altre regioni: contrarie (anche alcune amministrate dal centrodestra, come le due isole maggiori). Ieri l’Italia si è spaccata trasversalmente sul fronte del nucleare. E il Veneto, come si diceva, rientra nello stretto angolo di nordest dove sono collocati i pochi sostenitori della nuova politica energetica varata dal governo Berlusconi.
La Conferenza delle Regioni, riunita in seduta plenaria a Roma, ha votato il suo parere - negativo a stragrande maggioranza - al piano di costruzione di nuove centrali nucleari approvato dall’esecutivo. «Siamo contro il nucleare - ha spiegato a nome dei contrari il presidente della Basilicata, Vito De Filippo (centrosinistra) - è una scelta non positiva che non ha esiti immediati e che impatta negativamente sulle scelte energetiche. Siamo anche contrari alle procedure utilizzate, che non tengono conto delle prerogative delle Regioni. Per altro esistono leggi regionali che impediscono la costruzione di nuovi siti nucleari. Siamo anche convinti che la legge sia incostituzionale, tanto che undici Regioni hanno già presentato ricorso alla Corte Costituzionale, che deciderà il prossimo 22 giugno».
Di sicuro non ha fatto ricorso il Veneto, che si è dissociato dalla maggioranza delle Regioni in compagnia dei vicini lombardi e friulani. A rappresentare palazzo Balbi nella Conferenza c’era l’assessore Flavio Silvestrin, uomo dell’Udc, che ha interpretato fedelmente il mandato del governatore Galan: no a pregiudizi su una politica energetica che preveda anche l’utilizzo della tecnologia dell’atomo. Spiega Silvestrin: «Assieme alla Lombardia e al Friuli Venezia Giulia, abbiamo cercato di capire quali fossero le reali motivazioni all’origine del parere negativo che le altre Regioni avevano deciso di esprimere nei riguardi della politica nucleare sostenuta dal governo. Siccome non ci è stata data alcuna spiegazione convincente in proposito - sottolinea l’assessore veneto - giustamente abbiamo votato contro la decisione assunta dalla Conferenza delle Regioni». Morale della favola? «Tutto diviene illegittimo quando si tratta di modernizzare l’Italia - risponde Silvestrin -, se a condurre i giochi sono i professionisti della politica del no». Ribadisce da Venezia il governatore Giancarlo Galan: «Ci sono centrali nucleari attive e sicure a poco più di cento chilometri in linea d’aria dal Veneto, come quella di Krsko in Slovenia. Io continuo a dire - sottolinea il presidente della Regione - che sono favorevole all’applicazione della tecnologia nucleare. Quanto alla localizzazione delle future centrali, sono i tecnici che devono dirci se, in Veneto, ci sono oppure no luoghi adatti a installarne una».
È evidente, però, che si sta ponendo un problema. Come fa notare Legambiente, il probabilissimo prossimo governatore del Veneto, Luca Zaia, è estremamente prudente sul tema (vedi articolo sotto), mentre l’amministrazione regionale in carica continua a rilasciare pareri di segno favorevole. «Ancora una volta - accusa Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto - la nostra Regione ha scelto di non uscire dall’ambiguità e continua a candidarsi per ospitare una futura centrale nucleare. Il tutto avviene mentre, in campagna elettorale, il candidato presidente del Pdl e della Lega, Luca Zaia, esprime la propria contrarietà dichiarando: "Il Veneto non è un sito adatto per insediarvi una centrale nucleare, anche perché è troppo antropizzato". Per fortuna, la maggioranza delle Regioni ha imposto uno stop al governo».
A.Z

28 gennaio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/28-gennaio-2010/nucleare-veneto-ha-detto-si-roma-1602363155415.shtml

Il pregiudizio è di coloro che vogliono le centrali nucleari quando tutto il mondo sta uscendo dal nucleare e lascia quella tecnologia ai paesi del terzo mondo.
La politica degli annunci quando non ci sono soldi per fare nulla. Anziché migliorare il presente, si buttano i pochi soldi a disposizione su programmi da grandezza dell’impero fascista. Dal ponte sullo stretto di Messina alle centrali nucleari, agli aeroporti inutili.
E’ quel processo di autodistruzione che porta l’individuo a distruggere il mondo in cui vive perché lui non ha più futuro né interessi in quel mondo.
Vale la pena di riportare il volantino della “Rete per la sicurezza sui posti di lavoro e per la difesa della salute dei cittadini e del territorio aderente alla Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro”.
Il volantino riporta a penna il C.i.p. (ciclostilato in proprio) in Via Pascoli 5 Mira.

CREARE UNA GRANDE MOBILITAZIONE CONTRO LA
REINTRODUZIONE DEL NUCLARE IN ITALIA


Le uniche regioni d’Italia che il 27 gennaio 2010 hanno detto sì al nucleare sono: Friuli, Lombardia e Veneto.
L’unico sindaco d’Italia che si è dichiarato favorevole ad ospitare una centrale nucleare sul proprio territorio è stato il sindaco di Chioggia.
Proprio da Chioggia dunque è partita una grande mobilitazione contro il progetto governativo di costruzione di 4 centrali nucleari, alle quali se ne aggiungeranno altre 6 in un secondo momento.
L’intenzione è di allargare la mobilitazione nel raggio più ampio possibile, per far ciò occorre comprendere i reali interessi che sottendono al progetto di ritorno all’energia nucleare, e al contempo smascherare le ipocrite motivazioni attraverso le quali governo e confindustria giustificano tale ritorno:

1) Essi affermano che la bolletta energetica italiana è più cara degli altri paesi perché non abbiamo il nucleare, (imputano a ciò anche la crisi dell’Alcoa, mettendo ancora una volta i lavoratori davanti alla scelta fra lavoro o salute) ma il governo e confindustria non dicono che le centrali nucleari produrranno energia solo fra 15 anni, e nel frattempo la spesa per il ritorno al nucleare, 30 miliardi di euro, sarà in gran parte pagata dai cittadini, lavoratori compresi, che adesso, e non fra 15 anni, vengono posti in cassa integrazione e licenziati.

2) Governo e confindustria affermano che l’energia nucleare sarebbe necessaria perché permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 nell’atmosfera e rispettare gli accordi di Kyoto, ma ci sono studi che dimostrano che l’estrazione dell’uranio, la lavorazione, l’arricchimento e la costruzione delle centrali, fanno sì che, a prodotto finito, la quantità di CO2 emessa nell’atmosfera dalle centrali nucleari non sia inferiore a quella delle centrali a gas. E poi sarebbe ridicolo pensare che coloro che non si fanno scrupoli nel devastare il pianeta per il profitto, improvvisamente abbraccino la causa ecologista.

3) Governo e confindustria affermano che la tecnologia nucleare che si vorrebbe importare è assolutamente sicura. Ma nel corso del 2009 ben tre agenzie governative, quella inglese, quella finlandese e la stessa agenzia francese, hanno emesso un comunicato congiunto che poneva forti dubbi sulla reale sicurezza del nucleare di terza generazione, proprio quello che il governo vorrebbe introdurre in Italia.

LA VERITA’ E’ CHE IL NUCLEARE E’ UN AFFARE MILIARDARIO SULLA PELLE DELLA GENTE, DUNQUE E’ ASSOLUTAMENTE NECESSARIO CREARE UNA GRANDE MOBILITAZIONE POPOLARE CONTRO LA REINTRODUZIONE DEL NUCLEARE IN ITALIA!

Firmato:
“Rete per la sicurezza sui posti di lavoro e per la difesa della salute dei cittadini e del territorio aderente alla Rete Nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro”
http://www.retesicurezzalavorovenezia.org/

Il nucleare è nocivo: sempre. Per nocivo non si intende come si può intendere un colpo di pistola in testa, ma una lenta predisposizione delle persone alla malattia. E’ la malattia che uccide le persone, il nucleare (quello delle centrali nucleari) le predispone.
E’ per questo che i favorevoli al nucleare hanno buon gioco nel proporre le centrali nucleari. Le malattie prodotte non si vedono e si confondono con tante e diverse patologie.

28 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 27 gennaio 2010

Razzismo e terrorismo in Veneto: la superficialità e la connivenza delle Istituzioni.


Il razzismo e il nazismo in Veneto imperversa. Grazie a magistrati e poliziotti che si fanno gli affari loro e perseguono delle stupidaggini anziché perseguire quei reati che sono gravi. Non perché la gravità suoni nella testa del poliziotto o del magistrato alimentandone le fantasie erotiche, ma perché lo sono oggettivamente in quanto aggrediscono i principi Costituzionali fondanti la Repubblica e la democrazia.
L’aggressione razzista non colpisce gente come Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi, Maroni, Brunetta o Zaia, ma da loro parte quell’azione che, di fatto, fa aggredire in maniera razzista e violenta le persone fragili e indifese della società.
Prova a dare del “terrone” a Giorgio Napolitano e il poliziotto “zelante” ti denuncia per “offese al capo dello stato” quando, invece, con quell’appellativo hai apostrofato il sig. Giorgio Napolitano (indignato per qualche sua azione) e non il Presidente. Come il poliziotto e il magistrato infingardo finge di non capire nulla di leggi per prendere in giro i cittadini, così si finge di non vedere l’odio, il terrore e la violenza, a cui le persone fragili ed indifese della società sono sottoposte. Poliziotti e magistrati si dimenticano l’articolo 3 della Costituzione. Troppo spesso applicano i principi del crocifisso e troppo spesso sputano sulle Istituzioni di questo paese. Così il terrorismo si diffonde nella società civile. Poliziotti in ginocchio davanti al crocifisso, anziché rispettosi davanti alla Costituzione. Come esempio possiamo usare sia le aggressioni alla ragazza romena che la rapina fatta da “ragazzi di famiglie bene”, cioè ricchi, idioti, annoiati, criminali, delinquenti, vigliacchi e chi più ne ha più ne metta (questo è il significato quando di un criminale si dice che è di “famiglia bene”). La rapina messa in atto dai figli degli imprenditori veneti che derubano l’extracomunitaria, che voleva curare il fratello, dei suoi risparmi
Sono i personaggi legati a Zaia, Bitonci, Tosi, Gentilini e compagni.
Raramente le persone comprendono che se oggi questi analfabeti mettono in atto il terrore contro persone fragili; domani quali saranno le loro vittime?
La ragazza si è buttata dalla finestra per la gravità delle aggressioni ricevute.
Riporto l’articolo de Il Gazzettino:

Padova. A scuola le dicono: «Tu puzzi»
Tredicenne romena si butta dalla finestra
La ragazza di Solesino è ancora ricoverata in ospedale
Visitata da amici della scuola ma non dai compagni di classe
di Ferdinando Garavello

PADOVA (27 gennaio) - Emarginata dai compagni di classe perché “puzza di romena”, una tredicenne di Solesino ha cercato di uccidersi gettandosi dalla finestra di casa. È accaduto una settimana fa, ma solo ieri la vicenda è stata resa nota. A divulgare i motivi che hanno spinto la ragazzina a tentare il suicidio è Adrian Teodorescu, presidente dell’associazione “Alleanza romena”. Teodorescu ha raccolto la testimonianza dei genitori della giovane, che è tuttora ricoverata nell’ospedale di Monselice. Le sue condizioni non sono preoccupanti, ma dovrà fare i conti con una frattura ad una gamba. La ragazza ha ricevuto la visita degli amici di scuola, ma non quella dei suoi compagni di classe. A finire nella bufera è adesso l’istituto comprensivo di Solesino, dove la protagonista dell’odioso episodio – che chiameremo Maria - frequentava la seconda media. Frequentava, appunto, perché ora non ne vuol più sapere di tornare a scuola. «Da qualche tempo la ragazza – spiega Teodorescu – subiva un trattamento riservato e personalizzato dai propri compagni di classe, nella quale è l’unica immigrata».«Non abbiamo mai avuto problemi di razzismo – racconta il papà, romeno in Italia da molti anni - né noi, né l'altro nostro figlio più piccolo. Invece con Maria, da quando ci siamo trasferiti a Solesino, con l'inizio dell'anno scolastico è iniziata anche la sofferenza. Una sofferenza – continua l’uomo, che lavora come trasportatore – dovuta alle cattiverie dei compagni di classe che non l’hanno accettata perché sembra diversa da loro. Non indossa vestiti di marca, non ha il telefonino alla moda e in più puzza di romena». La famiglia, che in precedenza abitava a Ospedaletto Euganeo, si è trasferita a Solesino da qualche mese. Ora l’associazione presenterà un esposto al dirigente scolastico, perché venga aperta un’inchiesta interna che possa fare luce sull’episodio.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=89056&sez=NORDEST


E’ l’educazione a cui gli imprenditori del Veneto sottopongono i loro figli: rendendoli idioti, stupidi, arroganti, senza dignità e senza una morale come la nostra società civile richiede.
Non si può dire che questi figli di imprenditori sono delle eccezioni. Piuttosto sono la regola in quanto sono il prodotto di un’educazione il cui scopo è la distruzione dell’individuo. Una distruzione che questi figli di imprenditori riaffermano calpestando e derubando chi è “socialmente” più fragile di loro, ma socialmente più impegnato.
Sono azioni che andrebbero perseguite come atti di terrorismo, ma magistrati infingardi e poliziotti paurosi fuggono davanti ai loro doveri. Così la società entra in sofferenza e coloro che sono demandati alla sua salvaguardia si trincerano dietro a slogan propagandistici che offendono più che giustificare la loro omissione di atti d’ufficio.

Verona. Ragazzini rubano i soldi
per bimbo malato e li spendono in griffe
Baby gang scippa a una 25enne la borsetta con 6.000 euro
destinati al fratello.
I genitori dei ladruncoli l'hanno risarcita

VERONA (21 gennaio) - Due storie che si incrociano, una fatta di sofferenza e sacrifici, l'altra che racconta di troppo benessere, della noia che a 16 anni porta a marinare la scuola e a rubare per comprarsi capi firmati delle griffe più di moda. Tutto avviene lungo le rive del Lago di Garda, dove vive una ragazza di 25 anni dello Sri Lanka arrivata in Italia per guadagnare i soldi necessari a curare il fratellino di otto anni ammalato di tumore, che ha lasciato in patria insieme ad altri cinque fratelli. I ladruncoli sono tutti figli di imprenditori. Lì vivono anche quattro ragazzini "bene" tra i 14 e i 16 anni, tutti figli di imprenditori, che le rubano i 6.000 euro da spedire a casa per le cure del fratellino messi da parte in un anno di duro lavoro. Il furto si svolge in un attimo e anche la disperazione della ragazza cingalese, per fortuna, dura poco: i carabinieri individuano la baby gang, recuperano gran parte dei soldi e i genitori dei quattro ragazzini restituiscono quello che i loro figli avevo già speso per comprarsi oggetti griffati. La baby gang aveva messo a segno il furto mentre la ragazza era in una cabina telefonica: stava parlando con la madre in Sri Lanka per comunicarle che finalmente aveva il denaro per le cure del fratellino malato, soldi che aveva messo da parte facendo la badante, la baby sitter, lavando pavimenti e risparmiando su tutto - dal cibo all'alloggio - e che a minuti avrebbe spedito a casa. I quattro ragazzini, invece, erano entrati in azione arraffando la borsetta con i soldi e fuggendo. La giovane si era sentita male, aveva cacciato un urlo e dall'altro capo del telefono la madre aveva vissuto il dramma in "diretta". La ragazza in preda alla disperazione racconta ai carabinieri di Peschiera del Garda, intervenuti in un attimo, quello che le è successo. Ma la baby gang è già nota per le sue bravate: quei ragazzini di buona famiglia hanno rubato ancora, hanno fatto scorribande tra un paesino e l'altro della riviera gardesana partecipando a liti e risse: bloccarli è questione di ore.Scattano le perquisizioni, saltano fuori i soldi, la borsetta, i documenti e i quattro ragazzini vengono denunciati per furto aggravato al Tribunale dei minori di Venezia. Una baby gang che delinque per noia, spiegano i carabinieri: ragazzini che hanno tutto, a cui manca solo il brivido da adrenalina che la scuola non gli dà, tanto da collezionare pessimi voti ed assenze ingiustificate. Così si improvvisano teppisti prima e ladri poi per comprare, con il frutto delle loro bravate, tutto il superfluo possibile: con i soldi destinati a curare un bambino malato, al quale manca anche il necessario. Alla ragazza derubata sono stati restituiti tutti i 6.000 faticosamente accumulati: parte della somma infatti è stata recuperata dai carabinieri, il resto lo hanno sborsato i genitori dei baby-ladri, che nel frattempo lo avevano già speso.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=88360&sez=NORDEST


In questo modo si legittima il terrorismo.
Non ci si chiede chi saranno le prossime vittime.
Violare le regole democratiche in quelle che alcuni ritengono siano “piccole cose” non sono atti indolore, ma si creano le premesse per i grandi disastri sociali.

27 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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lunedì 25 gennaio 2010

Ancora vite nella discarica del divenire umano sacrificate per la gloria del dio padrone cristiano: chi sarà la prossima?

Avanti, c'è posto. Una coltellata, una corda per impiccarsi, i gas di scarico, buttarsi dal ponte, o sotto un treno. Avanti, c'è posto. Il cristianesimo costruisce la disperazione e i cristiani, sottomessi, si immolano in sacrificio al loro dio padrone (quando non immolano gli altri per la sua gloria). Ritengo il suicidio un diritto dell'uomo anche se la legge lo vieta. Ma quella è una legge fascista, non è una legge che obbedisce alla Costituzione della Repubblica. Ciò che ho in disprezzo è l'induzione al suicidio che i cristiani fanno ai cittadini con la loro educazione, alla sofferenza e alla disperazione, e quel delirio che porta alcuni ad ammazzare anche le persone che gli stanno attorno per sancire il loro diritto di proprietà. Al contrario, vedo con comprensione, affetto e partecipazione, i gesti di quelle persone che dicono: "Basta, tu non mi avrai!" Nessuno di noi è giudice dell'animo umano. Così il nostro giudizio non si basa sulle intenzione, ma sugli effetti che quella morte, cercata e voluta, ha sul divenire della società.

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La prima cosa da constatare è che “loro” non voteranno alle prossime elezioni!
Cinismo? Mica sono Diogene che cerca l’uomo!
Io cerco la vita e indico le cause che la offendono.

E’ sempre un gesto di disperazione: disperazione nella propria vita che coinvolge anche l’altro che, come insegna il catechismo cristiano: “Muoia Sansone con tutti i Filistei!”. In questo caso, a quanto sembra, la moglie.
Qualunque siano le cause che l’inchiesta scoprirà quest’uomo aveva la vita negata, come a molte decine di migliaia di individui in Veneto che sono stati educati con la violenza alla “fede cristiana”!
Riporto l’articolo de Il Gazzettino:



Dramma a Rovigo: imprenditore spara


alla moglie e la ammazza, poi si uccide
I due avevano un rapporto difficile. L'uomo ha colpito tre volte


la donna, poi si è puntato l'arma alla testa e ha fatto fuoco



ROVIGO (25 gennaio) - Un piccolo imprenditore polesano - Antonio Romano Borin, 63 anni - ha ucciso a colpi di pistola la moglie, Dobrilla Moschin (59), poi con la stessa arma, una calibro 9, si è tolto la vita. È accaduto nell'abitazione della coppia, a Valliera, una frazione di Adria. La donna, secondo le prime informazioni dei carabinieri, sarebbe stata raggiunta da tre proiettili. Borin si è suicidato sparandosi alla testa. Sono stati alcuni vicini di casa a sentire i colpi, chiedendo poi l'intervento del 112. Ancora da stabilire le motivazioni della tragedia. Pare che marito e moglie avessero un rapporto difficile.L'uomo aveva lasciato un biglietto in casa di una delle due figlie, per allarmarla su qualcosa che doveva succedere. Contrariamente a quanto appreso in un primo tempo, il fatto potrebbe essere avvenuto già ieri notte. I corpi dei due coniugi, si apprende da fonti investigative, sono stati trovati seduti su due poltrone in cucina davanti alla tv, rimasta accesa. I carabinieri non hanno pressoché dubbi sulla dinamica dell'omicidio-suicidio. È stata una delle figlie della coppia, dopo aver trovato il bigliettino del padre e ad aver constatato che non rispondeva al telefono, a correre a casa dei genitori e a scoprire la tragedia. Nel fogliettino per la figlia, scritto a mano, Borin non avrebbe indicato l'intenzione di uccidere la moglie né tantomeno quella del suicidio. La invitava invece a recarsi "urgentemente" ad un indirizzo di Valliera che tuttavia non corrispondeva a quello della sua casa. L'uomo, appassionato cacciatore e in possesso di diverse armi, detenute regolarmente, aveva avuto tempo fa un ictus che gli aveva provocato una invalidità ad un braccio.
Tratto da:

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=88902&sez=NORDEST

Aveva avuto un ictus?
Che c’è da stupirsi?
Era un cacciatore, con diverse armi a disposizione. Dal punto di vista psicologico le cose sono legate.

Chi sarà il prossimo a suicidarsi?
Chi sarà il prossimo a proclamare a gran voce: “Muoia Sansone con tutti filistei”.
Un’altra veicolazione dell’onnipotenza cattolica finita nella discarica dell’immondizia del divenire umano.


Questo articolo è stato rettificato alla luce delle nuove informazioni fornite dalle indagini.
Ciò che è stato detto resta, comunque attuale.
Afferma in un articolo il Corriere della sera:

nel rodigino
Omicidio-suicidio, la verità in due biglietti
I coniugi Borin volevano morire assieme.
Hanno lasciato gioielli e soldi alle due figlie

ADRIA – Era solo all’apparenza misterioso il biglietto lasciato a una delle figlie da Romano Borin, l’imprenditore edile di Valliera che ha ucciso la moglie Dubrilla Moschini con due colpi di Beretta calibro 21 e poi si è tolto la vita all’interno della sua villa in via Pellestrina. Nel testo c’era la richiesta di recarsi urgentemente in una casa di via Pilastri a Borsea, di proprietà del sessantatreenne di Adria che l’aveva costruita, attualmente vuota e arredata in minima parte. L’altra sera i carabinieri della Compagnia di Adria si sono fatti accompagnare nell’abitazione dai familiari della coppia, in possesso delle chiavi, per venire a capo di questa sciarada. All’interno dell’appartamento, disposti in ordine sopra un tavolo, hanno trovato dei gioielli in oro, 14.000 euro in contanti e un altro biglietto. Nel messaggio, scritto a mano, Romano Borin avrebbe chiesto alle figlie Cristina e Marzia di spartirsi i monili e i soldi lasciati in via Pilastri in eredità, chiedendo che parte di questi fossero utilizzati per il suo funerale e per quello della moglie Dubrilla, casalinga cinquantanovenne.
Poi c’era la richiesta di essere cremato assieme alla consorte, e di controllare un autocarro di sua proprietà. Al vaglio dei militari ci sarebbe un secondo, straziante documento autografo del sessantatreenne nel quale l’imprenditore spiega che era stanco di lottare, e che la decisione di farla finita era stata presa con l’accordo della moglie. In questo modo, sarebbe scritto nel pezzo di carta, i due coniugi avrebbero potuto raggiungere il loro figlio ultimogenito Mirco deceduto a metà anni Novanta in un collegio piemontese a soli vent’anni. Il ritrovamento dei monili, del contante e del biglietto ha spazzato via ogni minimo dubbio residuale sull’accaduto in via Pellestrina a Valliera. La donna, per altro, è stata ritrovata col corpo completamente avvolto da una coperta. Un estremo gesto di pietà da parte dell’imprenditore, che poco dopo aver esploso due colpi alla nuca della consorte ha poi rivolto l’arma alla sua tempia tirando il grilletto. A suffragare l’ipotesi di un omicidio-suicidio poi le dichiarazioni rese ieri dai familiari di Romano Borin e Dubrilla Moschini.
Negli ultimi mesi l’imprenditore edile adriese era apparso incupito, probabilmente a causa del cattivo stato di salute finanziaria della sua ditta. A dimostrazione di ciò, Borin era stato costretto a ipotecare la villa di via Pellestrina a causa dell’esposizione bancaria intervenuta a causa della mancata vendita di alcune abitazioni realizzate dalla sua impresa. Niente, però, aveva lasciato presupporre una decisione così tragica. La signora Orietta, sorella di Dubrilla Moschini, spiega si essere stata in compagnia con la donna domenica pomeriggio per circa un’ora, dalle 16 alle 17. «Pareva fosse tutto normale – afferma – e Romano non c’era, visto che stava passeggiando come gli aveva consigliato il medico dopo che era stato colpito dall’ictus ». La sorella della Moschini è «certa» che il cognato non avesse mai mostrato segni di disagio, nonostante «si sapesse che Romano aveva dei problemi di lavoro». Trova quindi ulteriori, sostanziali conferme l’ipotesi accreditata sin dal ritrovamento dei due cadaveri l’altro pomeriggio, ovvero che Borin stesse da tempo meditando un gesto disperato. In attesa dell’autopsia, che il magistrato di turno Stefano Longhi ha disposto sia fissata per domani, resta quindi sostanzialmente confermato il momento dell’omicidio-suicidio nelle ultime ore di domenica sera.
Antonio Andreotti
27 gennaio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/27-gennaio-2010/omicidio-suicidio-verita-due-biglietti-1602359193557.shtml

Un’altra vittima della disperazione che si aggiunge alla lunga lista dei disperati in Veneto.
Sono in attesa del prossimo, inevitabilmente, sia che le cronache ne parlino, sia che non ne parlino.

25 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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Mattiazzo, lo stupro di minori e i maghi da strapazzo della chiesa cattolica chiamati esorcisti


Continua l’attività di terrorismo da parte della chiesa cattolica in Veneto. L’ennesima prova è il tentativo di Mattiazzo di legittimare l’attività criminale degli esorcisti con degli psichiatri di comodo.
Gli psichiatri possono solo imbottire di farmaci le vittime della manipolazione mentale della chiesa cattolica, non riparare alla violenza e allo stupro di minori che la chiesa cattolica mette in atto nei suoi lager che si continuano a voler chiamare scuole, seminari, parrocchie o oratori.

Lo psichiatra è un medico del “disagio in atto”. Usa le medicine come il chirurgo usa il bisturi. Interviene quando la patologia raggiunge eccessi tali da non poter più essere gestita dal paziente.
E’ la chiesa cattolica e la sua ideologia di morte e di distruzione che, nello stuprare la vita dei ragazzi,costruisce la malattia nelle persone.
E’ la violenza con la quale la chiesa cattolica stupra la psiche dei ragazzi costringendoli in ginocchio davanti al crocefisso che, una volta adulti, quando la vita impone loro di misurarsi con la realtà, questi ragazzi, una volta adulti, sanno solo far emergere il loro delirio di onnipotenza che, frustrato dalle condizioni sociali, si trasforma in depressione, nevrosi e quant’altro.
A questa distruzione della struttura psico-emotiva dei ragazzi partecipano attivamente i sindaci, gli amministratori del Veneto e dei magistrati nel Veneto, attraverso la loro personale e illegale interpretazione delle leggi e delle priorità giuridiche.
Che dire di un Zanonato (vale per ogni altro sindaco di Padova e di ogni schieramento politico) che non ha esitato a favorire l’esaltazione di un sanguinario criminale come Antonio da Padova? Davvero questi sindaci ritengono morale e legale macellare gli Albigesi e i Valdesi? Eppure, Zanonato, come i sindaci di Padova, pur di avere un pugno di voti, non esitano a commettere delitti di apologia di strage. Solo che quel pugno di voti viene pagato alimentando il disagio sociale che favorisce l’odio della chiesa cattolica e di Mattiazzo per la società civile.
L’uomo non è creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo cretino e deficiente; diviene nella vita e risponde alle sollecitazioni del mondo trasformandosi. Così i ragazzi violentati nella psiche e nelle emozioni (spesso anche nel corpo) dalla chiesa cattolica per costringerli in ginocchio davanti ad un crocifisso, nella loro crescita sviluppano tutte quella patologie psichiatriche che fa tanto piacere ai maghi da strapazzo della chiesa cattolica (leggi esorcisti) fino ad essere imbottiti di farmaci perché non hanno più nessun’altra possibilità, né soluzioni, con cui affrontare la loro quotidianità. Gli esorcisti cristiani sono i ciarlatani per eccellenza. Il modello sociale della ciarlataneria. Non esiste un "mago" da televisione, che truffi i cuoi clienti, che non abbia madonne, crocefissi, immagini di padre Pio (cosa, del resto, che caratterizza anche i mafiosi). Solo un "degenerato mentale" può indurre l'idea che qualcuno si impossessi del corpo di qualcun altro per giustificare la sua impossibilità di affrontare coerentemene la propria vita. E' un trucco, squallido e becero di Mattiazzo e compagni di giustificare l'impossibilità dei ragazzi, una volta adulti, di veicolare il delirio di onnipotenza, educazionalmente indotto dalla chiesa cattolica, nella società. "Non siamo noi cattolici che ti abbiamo "fottuto" è il diavolo che si è impossessato di te e che ti impedisce di essere onnipotente come Gesù nella società. Mettiti in ginocchi davanti a noi!"
Riporto le volgari ingiurie di Antonio Mattiazzo ai cittadini Italiani e alle norme della Costituzione a cui dovrebbe attenersi anziché spargere terrore fra i cittadini italiani:


Padova, esorcisti affiancati da psichiatri:
"Insieme contro le patologie depressive"
Un numero crescente di uomini e donne si rivolge alla Chiesa padovana sostenendo di essere vittima di “influenze maligne”.
Il vescovo Antonio Mattiazzo: "Il disagio di vivere è reale".
Da qui la decisione di affiancare due psichiatri ai cinque esorcisti della diocesi

PADOVA. E’ un segnale, l’ennesimo, del “disagio di vivere” che i sociologi giudicano sempre più diffuso. Un numero crescente di uomini e donne, molto frastagliato per età e condizione sociale, si rivolge alla Chiesa padovana sostenendo di essere vittima di “ influenze maligne”. A volte sono credenti, altre no. Molti sono convinti che una qualche forma di “possessione diabolica” stia minando la loro esistenza - dal matrimonio al lavoro, dai rapporti sociali al benessere psicofisico - fino a distruggerla. Patologie depressive, assai spesso. Non sempre, però. Ma come risponde il magistero religioso a questa richiesta di soccorso? Cosa fa un prete se una persona in evidente difficoltà - oppure i suoi diretti congiunti, allarmati da un comportamento anomalo, insano, inspiegabile - invoca la liberazione da un incubo che chiama demone? «Non possiamo certo abbandonarli a loro stessi», commenta il vescovo di Padova Antonio Mattiazzo a margine del tradizionale incontro con la stampa «perciò ho deciso di affiancare due psichiatri ai cinque esorcisti autorizzati ad operare nella nostra diocesi. Questa materia esige rigore scientifico e serietà assoluti. Le ripetute sollecitazioni che riceviamo dalla comunità ci inducono a prestare grande attenzione al fenomeno. Come cristiani sappiamo che il diavolo esercita un’influenza reale e attiva, non è una favola inventata per spaventare i bambini. Ma diffidiamo di chi vede presenze diaboliche dappertutto: quasi sempre si tratta di autosuggestioni dolorose, provocate da stati depressivi o isterici. In ogni caso, noi offriamo sostegno medico e un’assistenza pastorale».Di più, il vescovo non dice. Nel timore - tutt’altro che infondato in verità - che ulteriori accenni alla vicenda suscitino un fracasso mediatico sgradito a chi, silenziosamente, opera in quest’ambito. Perché i primi scettici, in materia diabolica, sono proprio gli esorcisti, sacerdoti di provata esperienza cautissimi nell’ammettere forme di influenza maligna sconosciute alla scienza ufficiale. Ancor più recalcitranti, poi, a certificare come satanisti i ladruncoli di ostie e paramenti sacri, oppure i cultori di sgangherate messe nere sui Colli Euganei: «Paccottiglia, bravate da quattro soldi», è la diagnosi «queste persone non sanno nulla di Satana, rubano una particola per provare l’emozione della trasgressione e ripetono formulette scopiazzate da chissà dove. Più che di un esorcismo, avrebbero bisogno di imparare a stare al mondo».
(24 gennaio 2010)

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/padova-esorcisti-affiancati-da-psichiatri:-insieme-contro-le-patologie-depressive/1838268

Il terrorismo a Padova è sempre stato praticato con una violenza distruttiva nei confronti dei cittadini.
Oggi, ad aggravare la situazione, ci si mette anche la crisi economica. Come se le due cose non fossero legate fra loro.
Il terrorismo della chiesa cattolica è reale.
Agisce sui ragazzi stuprandone il futuro.
E’ questo che crea il disagio sociale. Davanti ad una società che richiede cittadini consapevoli, i cattolici spacciano un Gesù criminale che incita la razzismo e ad ammazzare chi non si mette in ginocchio davanti a lui legittimando la violenza con cui si costringono le persone a sottomettersi.
E’ il terrore che sta attraversando l’Italia e che emerge alla superficie con la cronaca di fatti quotidiani, spesso atroci, che non si possono ignorare.
Se le soluzioni per i casi in atto sono i farmaci degli psichiatri, la soluzione per la società è la cessazione del terrore cattolico. La modificazione della struttura educativa che, anziché violentare i ragazzi, fornisca loro strumenti adeguati con cui affrontare le sfide della vita.
Quanti morti e quanto disagio ha imposto la “vagina vergine della madonna dei cristiani” nella sua esaltazione del magnificat tanto decantato dai cattolici?
Milioni!
E ancora milioni ne dovremmo vedere nella nostra società.

25 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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domenica 24 gennaio 2010

I sacerdoti cattolici e l'ideologia della violenza sugli indifesi: le specificità del Veneto


Troppi magistrati si mettono in ginocchio davanti al crocifisso dimenticando i doveri che impone loro la Costituzione della Repubblica. Così facendo seminano odio sociale permettendo ai delinquenti con la tonaca di prete cattolico di aggredire le persone fragili ed indifese nella società.

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Ci sono dei casi da segnalare.
Innanzi tutto il prete di Alassio. Siamo, in ogni caso, davanti ad una vera e propria banda mafiosa al punto tale che la Polizia di Stato ha dovuto infiltrare un agente fra i parrocchiani per riuscire a scoprire dove il prete nascondeva il quarto computer.
La violenza sui minori ad opera dei preti cattolici è voluta ed organizzata in maniera assoluta e sistematica e questo caso, dopo tutti quelli che in questi anni ho indicato, è un’ulteriore conferma:




Trovato il Pc del prete: era in casa di un amico
23 gennaio 2010




La polizia ha trovato il famoso quarto computer di don Luciano Massaferro. C’è voluta l’infiltrazione di un agente nel gruppo dei numerosi amici del sacerdote di Alassio, arrestato per presunte molestie sessuali a una ragazzina. La macchina era custodita in casa da uno di loro. Il parroco ha sempre negato l’esistenza del computer, di cui invece gli inquirenti erano certi. Di qui il sospetto che le memorie possano contenere elementi utili all’inchiesta.
Ora la parola passa ai tecnici informatici, che già da tempo stanno lavorando sugli altri tre computer del prete. La ragazzina al centro del caso,come ha raccontato la madre al SecoloXIX, è stata esclusa dalla comunità parrocchiale.
«Nessuna chiusura - spiega il vicario della diocesi di Albenga, monsignor Giorgio Brancaleoni - ma una decisione dettata da buon senso: preservare la ragazzina ed evitare disagi a lei, agli educatori, agli altri bimbi».
Il sacerdote trasferito dal carcere di Chiavari a quello di Sanremo.
tutti i dettagli sul Secolo XIX in edicola

Tratto da:
http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2010/01/23/AMxiVVJD-trovato_amico_prete.shtml

Poi c’è il caso del prete nel bellunese. Qui in Veneto.
Le notizie del giornale Il Gazzettino indicano il ruolo criminale del prete. Un ruolo che ha potuto svolgere proprio perché alcune Istituzioni, anziché controllarlo come un criminale in quanto adoratore del dio padrone, gli hanno affidato una persona debole permettendogli di fargli violenza per favorire la propria amante.
E’ un atteggiamento tipico del prete cattolico che si identifica col crocifisso e sarà inquisito da un PM, tale Roberta Callego che ha un ben scarso senso su che cosa consiste l’essere delle persone civili all’interno di una democrazia.
Il parroco è ricoverato in una struttura psichiatrica: e i carabinieri dove stavano?
Eppure sapevano che il parroco adorava il dio criminale dei cristiani, sapevano che i principi del parroco erano quelli del crocifisso e non quelli della democrazia e che il parroco si pensa un cristo in terra al di fuori delle leggi e delle norme civili. E i carabinieri dove stavano, e il PM Roberta Callego non lo sa che i preti cattolici violano sistematicamente le leggi per i loro interessi personali?
E’ così che si costruisce il terrorismo in Veneto: favorendo i criminali e aggredendo i cittadini che chiedono il rispetto delle leggi. Si aggredisce l’extracomunitario perché è debole; si aggredisce il senza tetto perché è debole; si aggredisce il venditore ambulante perché è debole; si aggredisce il musicista di strada perché è debole; si aggrediscono gli automobilisti con i semafori intelligenti perché sono deboli; si aggrediscono i ragazzi nelle scuole imponendo loro la violenza del crocifisso perché sono deboli!
E la polizia di Stato, i carabinieri, i magistrati aiutano questo tipo di violenze perché si accorda col loro modo di agire nella società.
Riporto l’articolo: ora chi darà giustizia a questa persona?




Belluno. Prete preleva soldi dal conto


di un disabile per regalarli all'amante
Centomila euro spariti, il sacerdote è stato rimosso e si trova


in una clinica psichiatrica. Da chiarire il ruolo della donna




di Simona Pacini
BELLUNO (23 gennaio) - Avrebbe prelevato soldi dal conto bancario dell’uomo che gli era stato affidato sotto tutela anche per regalarli a una donna che l’avrebbe stregato. Il protagonista di questa storia è un prete bellunese che si ritrova ora indagato dalla Procura per appropriazione indebita a danno dell’uomo che aveva accolto come aiutante in canonica. All’accusa, già di per sé pesante, si aggiungerebbe anche l’aggravante, per il religioso, di avere approfittato della sua posizione di responsabilità nei confronti del disabile.La vicenda è coperta dal massimo riserbo da parte degli inquirenti, ma in paese, una piccola frazione di un comune montano, tutti parlano da mesi della storia che ha sconvolto l’intera comunità, per quanto piccola. Una storia che ha dei risvolti tristemente delicati per quanto riguarda il lato umano dei suoi protagonisti. Basti pensare che il parroco, allontanato dalla sua parrocchia ormai da diversi mesi, si troverebbe ora ricoverato in una clinica psichiatrica, mentre l’uomo sotto tutela è anch’esso ospite di un’altra struttura di accoglienza alle cui spese contribuirebbe anche il Comune di residenza.La vicenda del parroco, la sua frequentazione con la donna, le sue responsabilità nei confronti del disabile, da tempo facevano sussurrare i fedeli del paesino diventato teatro di questa storia da feuilletton. Il facile accesso ai beni dell’uomo, che oltre ad essere disabile era rimasto orfano e quindi senza nessuno che si potesse occupare concretamente di lui e di cui il parroco era stato incaricato di curare gli interessi, aveva ben presto insospettito più di qualcuno. Al religioso era in pratica stata affidata una sorta di supervisione sui movimenti cui era sottoposto il gruzzoletto depositato in banca.Insieme alle voci sono cresciuti i sospetti tanto che alla fine in Questura era arrivata una denuncia abbastanza esplicita riguardo possibili ammanchi dal conto del disabile, con cui si chiedeva di fare luce sugli esiti di questo triplice incrocio: il malato, il parroco e la bella. Le indagini bancarie hanno ben presto delineato in effetti una situazione molto grave. Dal conto del disabile sarebbero state infatti prelevate, in più volte, diverse cifre per un totale di circa 100mila euro. Con l’autorizzazione del parroco, ovviamente. E dove sono finiti tutti questi soldi? Una parte nel conto della signora, anch’essa della provincia bellunese, con la quale il religioso avrebbe stretto un’amicizia un po’ particolare e dalla quale, probabilmente, si sarebbe fatto raggirare.Qualunque cosa sia successa e quale ne sia stato il motivo, di certo è che sono pesanti le responsabilità che ricadono sul parroco, in quanto tutore del danneggiato. Ma nemmeno la posizione della donna risulta essere del tutto limpida, tanto che potrebbe finire accusata di circonvenzione di incapace verso uno dei protagonisti di questa vicenda. Si tratta di una situazione evidentemente molto delicata: una eventuale dichiarazione di incapacità nei confronti del religioso potrebbe bloccare il corso della giustizia. La vicenda potrebbe quindi concludersi senza un vero colpevole e soprattutto con scarse possibilità, per la vittima, di essere risarcita. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Roberta Gallego.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=88642&sez=NORDEST


E avanti così.
Derubare le persone che non si possono difendere. Buttarle giù dalle impalcature perché chi è demandato non vede le omissioni dei sistemi di sicurezza. Ha poco la Corte di Cassazione a dire, come ha fatto oggi, che mandare a “fan culo” i vigili urbani non è reato quando i vigili urbani non si mettono al servizio dei cittadini, ma si sentono tanti dio padroni onnipotenti come i cattolici!
E, intanto, la regione Veneto sta soffrendo per preti cattolici criminali che magistrati infingardi e vili favoriscono.

24 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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sabato 23 gennaio 2010

I politici che spingono al suicidio i cittadini del Veneto.


In questo modo i politici, dalla Democrazia Cristiana, al Partito Socialista, al Popolo delle Libertà, alla Lega, sempre gli stessi personaggi anche se sotto sigle diverse, hanno ridotto il Veneto.


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Il Veneto costretto alla disperazione dall’attività di Galan, la Lega, il Popolo della Libertà, di quel Zaia che spinge per costringere i bambini in ginocchio davanti al crocifisso sputando sulle tradizioni dei Veneti e offendendo la Costituzione della Repubblica.
La gente si ammazza.



I politici in Veneto, dalla Democrazia Cristiana, al Partito Socialista, al Popolo dele Libertà, alla Lega, per i loro interessi personali, spingono i Veneti al suicidio.
I cittadini del Veneto si ammazzano rispondendo alle attività cattive e criminali di Galan e della giunta del Veneto che deruba i cittadini delle loro risorse e dei loro diritti. Impongono illegalmente il crocifisso con la complicità dei magistrati.
Queste sono le notizie di questi giorni (per vari lavori ho dovuto trascurare un po’ il blog di Informazione Veneta).
Il panettiere si è ucciso ieri e il giorno prima si è ucciso l’avvocato a Padova.
Riporto le notizie:




S’impicca schiacciato dalla crisi
Giuseppe Nicoletto, 40 anni, fornaio, aveva da poco venduto il laboratorio a Cadoneghe (Padova). A trovare il suo corpo è stato proprio l’uomo che ne aveva rilevato l’attività




CADONEGHE. Deve aver fatto un bilancio dei suoi quarant’anni e i conti non gli sono piaciuti: senza più un lavoro, senza più la famiglia, ha preso una corda e si è impiccato in quello che fino a pochi mesi fa era il suo laboratorio da fornaio in via Mazzini 6 a Cadoneghe. A trovarlo ieri, verso mezzogiorno, l’ uomo che alcuni mesi fa gli ha rilevato l’attività: aperta la porta, si è trovato davanti, appeso ad un tubo del soffitto, Giuseppe Nicoletto, 40 anni, ormai privo di vita. Nicoletto probabilmente si è ucciso il pomeriggio precedente. Nessuno aveva dato l’allarme perché l’uomo da alcuni mesi si era separato dalla compagna e a casa sua, a Vigodarzere, non c’era più nessuno ad aspettarlo. Una seconda separazione, giunta una decina d’ anni dopo il divorzio dalla prima moglie: due fallimenti che, uniti ai problemi di lavoro e alle difficoltà economiche, hanno fatto sprofondare Nicoletto nella disperazione più profonda, tanto da scegliere di togliersi la vita, ritenendo probabilmente di non avere più speranze né prospettive. Il fornaio non ha lasciato un biglietto né un messaggio per spiegare il suo gesto, la cui spiegazione va cercata nelle pieghe di quello che era diventata la sua vita. L’uomo per diversi anni aveva lavorato nel laboratorio «Il Sole» in via Mazzini 6 a Castagnara. Sfornava il pane che poi consegnava ai rivenditori; ma ultimamente le cose non andavano più bene come un tempo e Giuseppe Nicoletto non era più riuscito a far fronte alle spese dei fornitori. Tanto che verso la fine dell’anno scorso aveva ceduto l’attività ad un altro fornaio, che in questi mesi gli aveva dato lavoro in un altro laboratorio di sua proprietà. Il forno in via Mazzini era rimasto chiuso e, infatti, i vicini da mesi non sentivano più il profumo di pane fuoriuscire in piena notte. Nicoletto lo conoscevano bene i carabinieri, che durante le pattuglie serali passavano sempre a salutarlo, a vedere se andava tutto bene, ché di notte non si sa mai. Un brav’uomo, che lavorava per mandare avanti la famiglia, che si lamentava, certo, di avere delle difficoltà, ma che nessuno si aspettava potesse risolvere con un nodo scorsoio attorno al collo.
Giovedì pomeriggio si era recato al laboratorio, dove lo si vedeva ancora di tanto in tanto, perché lo stava ristrutturando insieme al nuovo proprietario. Contrariamente al solito, però, non ha parcheggiato la sua auto di fronte al portone. Che fosse dentro, però, se n’erano accorti i vicini, perché aveva tolto la catenella che segna la proprietà privata e che lasciava a terra finché era in laboratorio a lavorare. La catenella da giovedì pomeriggio non era stata più rimessa a posto, segno che probabilmente l’uomo si era tolto la vita parecchie ore prima del suo ritrovamento. L’uomo ha aperto la porta e ha visto il corpo di Giuseppe. Ha urlato e chiamato aiuto, ma ormai per Nicoletto non c’era più nulla da fare.
(23 gennaio 2010)


Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/s

Oltre a quest’avvocato, di cui si parla e a tale Fontana che in novembre si è impiccato, questo articolo ci dice che un altro giovane a Padova si è tolto la vita. E’ la disperazione, costruita in Veneto da politici incapaci ed infingardi che preferiscono aiutare le attività criminali di Scola, Mattiazzo e compagni anziché rispettare i principi della Costituzione. Preferiscono costringere le persone in ginocchio davanti ad un crocifisso piuttosto che assumersi i doveri per i quali sono pagati.




Padova, avvocato si suicida impiccandosi nel box della doccia
Vincenzo Antonio Colelli, stimato avvocato civilista, si è impiccato nella doccia della sua abitazione in via del Santo 41. A trovare il corpo dell'uomo sono stati due colleghi. Dopo Luca Fontana, 40 anni, morto suicida il 20 novembre, si tratta del secondo lutto in due mesi nel mondo dell’avvocatura padovana




PADOVA. Da qualche settimana faticava finanche a salutare i colleghi quando li incrociava per strada. Ieri, in tarda mattinata, alcuni di loro l’hanno trovato impiccato nella doccia della sua abitazione in via del Santo 41. Nuovo lutto nel mondo dell’avvocatura padovana. Si è ucciso Vincenzo Antonio Colelli, 39 anni, originario di San Pietro Vernotico (Brindisi), ma ormai padovano di adozione, stimato avvocato civilista. A trovare il corpo in bagno, dentro il box della doccia, sono stati due colleghi, preoccupati perché Vincenzo ieri mattina non si era fatto vedere in studio. Puntuale, preciso, ma allo stesso tempo allegro ed espansivo, proprio perché negli ultimi tempi era diventato torvo, i colleghi hanno pensato che gli potesse essere accaduto qualcosa. Un presentimento condiviso dalla proprietaria dell’appartamento dove si era trasferito il professionista. Anche la donna, infatti, Gianna Olivieri, quando si è trovata di fronte i due avvocati ha pensato al peggio. Sul posto è arrivato anche un equipaggio delle Volanti della questura per il sopralluogo, insieme al medico legale. Esclusa qualsiasi ipotesi dolosa.MOVENTE OSCURO. Vincenzo Colelli, divorziato da tempo, viveva da solo in via del Santo 41. Non ha lasciato biglietti. E per ora il suo gesto resta un mistero, tanto quanto quello di un suo collega, Luca Fontana, 40 anni, che si è impiccato alla scala a chiocciola della sua casa il 20 novembre scorso. L’unica spiegazione si lega al fatto che ultimamente Vincenzo Colelli si era chiuso in se stesso. Ma chi lo conosce dice che non aveva né problemi sentimentali, né di soldi, né tanto meno di salute. Tempo fa aveva sofferto per la morte di una sorella.Vincenzo Antonio Colelli era molto conosciuto nel mondo degli avvocati padovani. Dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, l’uomo aveva trovato l’amore e lavoro nella città del Santo. Da tempo, tuttavia, si era separato dalla moglie Nadia e diceva a tutti di essere di single. Dopo la pratica nello studio legale di Laura Bergamo, Vincenzo Colelli aveva iniziato a lavorare nello studio dell’avvocato Fabrizio Seno in piazzale della Stazione 8. Il suo settore erano i casi legati all’infortunistica stradale. I TESTIMONI. «Il corpo è stato rinvenuto da due suoi colleghi. Sono stati loro ad entrare nell’appartamento ed a lanciare l’allarme». Gianna Olivieri, la proprietaria dell’a ppartamento, ieri non aveva voglia di rispondere al citofono: per lo choc si è chiusa nel suo appartamento al terzo piano della palazzina al civico 41 di via del Santo. Sotto di lei viveva l’a vvocato Colelli. Gianna Olivieri, quando ha visto i due colleghi del giovane, ha avuto un brutto presentimento. Così ha dato loro le chiavi ed è rimasta sul pianerottolo ad aspettare. Pochi istanti dopo è stata informata della tragedia. La donna è la proprietaria del negozio di pelletteria ed accessori «Giapa», sempre in via Del Santo. Negozio che ieri è rimasto aperto grazie ad una amica della donna che si è offerta di sostituirla.Nel frattempo un altro quarantenne si è tolto la vita negli ultimi tempi. Oltre a Fontana e a Colelli, un altro giovane si è tolto la vita in un appartamento vicino al Santo: lo ha fatto per una questione legata all’affido del figlio dopo la separazione.
(21 gennaio 2010)

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/padova-avvocato-si-suicida-impiccandosi-nel-box-della-doccia/1835382

Questi si suicidano, mentre gli operai perdono i posti di lavoro, la struttura produttiva va in sofferenza e la Regione Veneto preferisce sperperare risorse per assicurarsi il serbatoio di voti alle prossime elezioni. Come a Treviso dove si è preferito dare i soldi alla chiesa cattolica anziché aiutare i cittadini.

Indubbiamente le più grandi organizzazioni di criminali accuseranno i magistrati ma, guarda caso, i magistrati legati a Silvio Berlusconi, a Venezia, sono fra i peggiori in Italia (quando non favoriscono inchieste pretestuose per favorire Silvio Berlusconi).
Non sono i magistrati contro Silvio Berlusconi, è Silvio Berlusconi un criminale che per non rispondere dei gravissimi reati che ha commesso sta usando il Parlamento della Repubblica contro le Istituzioni democratiche. Lo abbiamo sentito Ghedini insultare la Costituzione della Repubblica davanti alla Corte Costituzionale pur di giustificare la pretesa di Silvio Berlusconi di essere al di fuori della legge.
Riporto dalla cronaca di oggi. Ce né per tutti, dal Popolo delle Libertà, l’azienda di Silvio Berlusconi; all’azienda di Bossi e dei suoi trecentomila fucili e delle minacce contro la Corte Costituzionale; la mafia legata a Casini e al suo partito.
In questa situazione è facilmente comprensibile come, di fatto, questi politici spingono i cittadini al suicidio:


La politica - i nodi della lega
Lega a processo per banda armata
Camicie verdi, rinviati a giudizio Gobbo e altri 35
Il gup: associazione per la secessione



VERONA - «Attraverso le Camicie verdi si costituì una vera e propria associazione a carattere militare, articolata in più compagnie dislocate territorialmente, che si prefiggeva lo scopo di conquistare l’autonomia della Padania dall’Italia». E’ soltanto uno dei passaggi-chiave dell’ordinanza-fiume con cui ieri pomeriggio il giudice per l’udienza preliminare di Verona Rita Caccamo ha sancito il rinvio a giudizio del sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo e di altri 35 esponenti della Lega nord. Tra loro, spiccano i nomi del deputato Matteo Bragantini, dell’ex primo cittadino di Milano Marco Formentini e del consigliere comunale di Verona Enzo Flego. Tutti dovranno rispondere del reato di costituzione di banda armata e rischiano, in caso di condanna, fino a 12 anni di reclusione.
Un’accusa, quella di «costituzione di un’associazione a carattere militare», da cui i rappresentanti del Carroccio dovranno difendersi in base a una legge, la «Scelba», datata 1952 (lo stesso dettato normativo che vietò la riorganizzazione e l’attività di partiti e gruppi neofascisti), e in relazione a una vicenda, quella correlata alle cosiddette «Guardie padane», che risale niente meno che al 1996.
E così, in barba al tanto decantato «processo breve», la prima udienza del processo di primo grado è stata fissata ieri per il primo ottobre 2010 (davanti al collegio presieduto a Verona dal giudice Marzio Bruno Guidorizzi), vale a dire a qualcosa come 14 anni esatti dai fatti contestati. Per farsi un’idea, basti solo pensare che all’epoca l’attuale onorevole Bragantini aveva appena 21 anni.
Ma tant’é: tra molteplici sospensioni per le ripetute richieste di pareri e pronunciamenti vari a Camera, Senato, Parlamento di Strasburgo (perché Gobbo a quei tempi risultava europarlamentare) e Corte Costituzionale, l’interminabile udienza preliminare chiamata a stabilire se il processo di primo grado dovesse o meno avere luogo, è giunta al suo ultimo step soltanto ieri pomeriggio.
Due sedute fa, invece, ad aver visto finalmente definita la propria posizione erano stati gli otto imputati che, all’epoca dei fatti contestati, risultavano «protetti» dall’immunità parlamentare: nomi di spicco, del calibro di Mario Borghezio, Umberto Bossi, Enrico Cavaliere, Giacomo Chiappori, Giancarlo Pagliarini, Luigino Vascon, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, usciti di scena a fine dicembre 2009 in virtù della dichiarazione di inammissibilità, pronunciata lo scorso luglio dalla Corte Costituzionale, del ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dall’allora procuratore Guido Papalia. Per gli otto, così come già avvenuto nell’aprile 2009 per i senatori Vito Gnutti e Francesco Speroni, il gup Caccamo ha quindi decretato a distanza di 13 anni e 2 mesi dai fatti contestati «il non luogo a procedere» motivandolo con la «mancanza della condizione di procedibilità».
Tutt’altro epilogo, invece, quello sancito ieri per il sindaco Gobbo (per il quale nell’ottobre 2007 la giunta per le autorizzazioni di Strasburgo revocò le immunità non ritenendo che il comportamento di cui è accusato rientri tra quelli che un deputato europeo deve tenere) e gli altri 35 militanti leghisti rimasti senza immunità di sorta e rei, ha motivato ieri il gup Caccamo tra le righe della sua lunghissima ordinanza, di aver «partecipato e organizzato un’associazione a carattere militare, articolata in compagnie territoriali, ciascuna con il programma di affermare l’autonomia della Padania». Proprio l’attuale deputato Bragantini, a parere del gup, «rappresentava il responsabile della compagnia territoriale delle Guardie padane a Verona» e «solamente dopo l’approvazione dello statuto interno, lo scopo della secessione è stato sostituito dal rifiuto della violenza». Non solo, perché le Camicie verdi «costituivano un vero e proprio apparato parallelo alle forze armate», ha rimarcato il giudice stigmatizzando anche la scelta da parte degli indagati, Maroni escluso, di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Pienamente accolta, dunque, la ricostruzione tracciata in aula dal procuratore aggiunto Angela Barbaglio («Anche gli scout e gli alpini hanno una struttura che può assomigliare a quella militare. Perché nessuno si sogna di processarli? Perché hanno finalità del tutto pacifiche. Le Camicie verdi e le Guardie padane, invece, avevano come finalità lo scioglimento dello Stato»), mentre l’avvocato nonché deputato Matteo Bragandì, difensore della maggior parte degli imputati, ha subito bollato il processo come «politico e del tutto inutile, visto che cozzerà quasi certamente contro il macigno della prescrizione», annunciando immediatamente «una raffica di eccezioni preliminari alla prima udienza del processo». Ennesimo rinvio all’orizzonte...
Laura Tedesco



23 gennaio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2010/23-gennaio-2010/lega-processo-banda-armata-1602333995962.shtml

Sia chiaro che Bossi, Maroni, Gnutti, Speroni, Calderoli, Pagliarini, Chiappori, Cavaliere, Borghezio, non sono innocenti dei fatti ascritti, ma non sono stati rinviati a giudizio per “mancanza della condizione di procedibilità”. Restano sempre quelli che, secondo il PM hanno organizzato una banda armata e le minacce di Bossi alla Corte Costituzionale (poco prima della discussione sul Lodo Alfano) e i trecentomila fucili con cui ha minacciato l’Italia, hanno una consistenza reale di minaccia a mano armata.
Poi ci sono i miliardi di Berlusconi.
Il PM di Bologna ha inquisito il sindaco per 400 euro?
Berlusconi, secondo il PM De Pasquale, ha fatto sparire miliardi con la sua organizzazione rubandoli, di fatto, agli italiani!



Milano, il pm De Pasquale chiude l'indagine sulla compravendita dei diritti tv
Per il figlio del premier il reato ipotizzato è quello di frode fiscale
Inchiesta Mediatrade-Rti
Piersilvio indagato col padre


Ghedini: "Pervicace volontà di processare il presidente del Consiglio alla vigilia delle elezioni"
MILANO - C'è anche Piersilvio Berlusconi tra gli indagati nell'inchiesta Mediatrade-Rti sulla compravendita dei diritti televisivi, per la quale oggi il pm di Milano Fabio De Pasquale ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini. Il figlio del premier - sotto inchiesta insieme al padre - è stato consigliere di amministrazione e vice presidente della società finita nel mirino dei pm.Il reato contestato a Silvio Berlusconi è quello di appropriazione indebita, come già all'inizio dell'inchiesta; mentre per Piersilvio è ipotizzata la frode fiscale. Le persone indagate nel filone di inchiesta Mediatrade sono in tutto 12, tra cui anche Fedele Confalonieri, il banchiere Paolo Del Bue, il produttore Frank Agrama, tre dirigenti di Mediaset e due cittadini di Hong Kong.La chiusura delle indagini prelude alla richiesta di rinvio a giudizio e a un nuovo processo. L'inchiesta è nata da uno stralcio da quella principale avvenuto nel 2007, anno in cui Berlusconi venne indagato per concorso in appropriazione indebita in concorso con altri. In precedenza, nel corso dell'indagine Mediaset, nell'ottobre 2005, la Guardia di finanza aveva perquisito gli uffici di Rti, società controllata da Mediaset e che ha incorporato Mediatrade, la controllata chel gruppo che dal '99 aveva sostituito la maltese Ims nell'acquisto dei diritti tv. Sempre nell'ottobre di quell'anno, in Svizzera, vennero sequestrati sui conti di una società con sede a Hong Kong di Agrama, ritenuto dagli inquirenti "socio occulto" del premier, una somma in franchi svizzeri equivalente a circa 100 milioni di euro. L'indagine avrebbe portato alla luce, secondo il magistrato, le modalità con le quali le società televisive del gruppo Berlusconi avrebbero comprato i diritti per trasmettere i film dalle major americane. Invece che contrattare direttamente i diritti ottenendo un prezzo più vantaggioso, le società del premier, è ancora l'ipotesi accusatoria, li avrebbero acquistati a un costo maggiore dalla Wiltshire di Frank Agrama, il presunto socio d'affari di Berlusconi, che, a sua volta, li aveva acquisiti dalle case di produzione americane. La differenza tra quanto pagato dalla Wiltshire e l'esborso del gruppo Fininvest/Mediaset sarebbe, secondo l'accusa, su alcuni conti in paradisi fiscali: circa 34 milioni di dollari."La Procura di Milano - ha commentato questa sera l'avvocato Ghedini - ancora una volta continua nella pervicace volontà di sottoporre a processo Silvio Berlusconi. Ed estendere l'incolpazione a Pierslivio Berlusconi, colpevole evidentemente di essere figlio di Silvio Berlusconi, è poi del tutto sconnesso da qualsiasi logica e da qualsiasi realtà fattuale. E' l'ennesimo procedimento, che non potrà che risolversi in una declaratoria di insussistenza dei fatti, alla vigilia di una delicata competizione elettorale".

(22 gennaio 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2010/01/22/news/piersilvio_indagato-2045351/


In Sicilia i partiti di Silvio Berlusconi e dell’UDC facevano il pieno di voti.
Con questa sentenza si capisce perché. E si capisce anche cosa hanno fatto (e non fatto) per seppellire quella famiglia sotto le macerie a Favara.
Non interessava nulla dei cittadini Siciliani, come in Veneto non interessa nulla dei cittadini del Veneto ai politici della giunta regionale, tanto da spingerli al suicidio.
Dovrebbe dimettersi Casini.
Riporto la notizia:


In primo grado era stata esclusa l'aggravante mafiosa
e la condanna era stata a 5 anni
Il senatore Udc: "Sono innocente ma rispetterò la sentenza.
Lascio ogni incarico di partito"
Processo Talpe alla Dda, 7 anni a Cuffaro
riconosciuto il favoreggiamento alla mafia
di ALESSANDRA ZINITI


PALERMO - Sette anni di carcere e l'aggravante di avere agevolato Cosa nostra. E' questa la condanna inflitta a Salvatore Cuffaro dalla terza sezione della Corte d'appello di Palermo. Un verdetto più pesante rispetto a quello pronunciato dai giudici di primo grado che all'ex governatore della Sicilia, oggi senatore dell'Udc, inflissero una pena di cinque anni senza l'aggravante del favoreggiamento alla mafia.In appello sono state modificate anche le altre condanne: all'ex manager della sanità privata Michele Aiello è stata inflitta una pena di 15 anni e sei mesi per associazione mafiosa, in primo grado erano 14 gli anni di reclusione. Ed è stata modificata in concorso esterno all'associazione mafiosa la condanna per favoreggiamento all'ex maresciallo del Ros Giorgio Riolo, per lui otto anni di carcere: in primo grado aveva avuto sette anni. La Corte, infine, ha dichiarato prescritto il reato contestato ad Adriana La Barbera per morte dell'imputata. Per il resto la sentenza di primo grado è stata interamente confermata."So di non essere mafioso e di non avere mai favorito la mafia. Avverto, da cittadino, la pesantezza di questa sentenza che, però, non modifica il mio percorso politico", ha dichiarato Cuffaro, nell'aula bunker del carcere Pagliarelli subito dopo il verdetto di condanna. "Ciò non vuol dire - ha continuato - che le sentenze non debbano essere rispettate dal momento che sono espresse dalle istituzioni". Poi, in una nota, ha aggiunto: "So di non aver mai voluto favorire la mafia e di essere culturalmente avverso a questa piaga, come la sentenza di primo grado aveva riconosciuto. Prendo atto però della sentenza della corte di appello. In conseguenza di ciò lascio ogni incarico di partito. Mi dedicherò con la serenità che la Madonna mi aiuterà ad avere alla mia famiglia e a difendermi nel processo, fiducioso in un esito di giustizia".Nei confronti dell'ex presidente della Regione siciliana è scattata l'aggravante per il cosiddetto "episodio Guttadauro": l'attuale senatore dell'Udc avrebbe messo il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro in condizione di scoprire una microspia nel salotto di casa e questo è un fatto che, secondo l'accusa e secondo la terza sezione della Corte d'appello, presieduta da Giancarlo Trizzino, a latere il relatore Ignazio Pardo e Gaetano La Barbera, ha favorito l'intera associazione mafiosa.

(23 gennaio 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/23/news/processo_talpe_alla_dda_7_anni_a_cuffaro_riconosciuto_il_favoreggiamento_alla_mafia-2052861/



Questa è la situazione generale del paese.
I cittadini in Veneto si suicidano. In Sicilia restano sotto le macerie. E i politici dei partiti berlusconiani continuano a saccheggiare la società civile costringendo i bambini in ginocchio davanti al crocifisso per far piacere a Ratzinger e garantirsi il serbatoio di voti.

Domani chi sarà che si suicida?

23 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 17 gennaio 2010

Tecniche per truffare le persone nel Veneto cattolico: le istituzioni in Veneto come opportunità per truffare i cittadini.


Come avvengono le truffe in Veneto?
Esistono i truffatori da strada, ma la mafia che truffa in Veneto è all’interno delle istituzioni. Il truffatore non cerca la sua vittima, è la vittima che cerca il truffatore. Il truffatore in Veneto si piazza nelle istituzioni. Aspetta che la vittima gli porta i soldi, la circuisce con le promesse certificate dal ruolo istituzionale che ricopre e poi gli sottrae il denaro.
Tre casi in pochi giorni.
Come i fallimenti pilotati per sottrarre denaro agli operai che hanno fatto, di fatto, oltre 200 disoccupati in più impoverendo il tessuto sociale Padovano. Oppure la vecchietta che porta i suoi risparmi al direttore delle poste che, pronto, glieli sfila. Oppure le banche che praticano tassi di interesse da strozzini.
Con la crisi si giustifica tutto.
Licenziamenti, soldi che spariscono, strozzinaggio.
Qual è il dipendente che va a verificare che l’azienda per cui lavora gli versa i contributi? Sarebbe non aver fiducia nella propria azienda: sei così in malafede? L’azienda si offenderebbe!
E chi può mettere in discussione l’integrità del direttore dell’ufficio postale? Mica è uno zingaro o un nero che susciterebbero subito diffidenza.
E il banchiere?
Quando ti presta i soldi devi pure dirgli “grazie!” oltre che pagargli fior fiore di interessi.
Vorresti denunciare un così caro benefattore che nel momento del bisogno è pronto a portati via l’azienda e ad indebitarti fino alla gola?
Ringrazialo!
Tutte queste truffe hanno alla loro base l’educazione cristiana. La fiducia nel dio buono anche se il dio buono macella le persone col diluvio universale. Il dio buono che è rappresentato, di volta in volta, dal titolare di aziende che porta al fallimento, il direttore dell’ufficio postale o il dio buono è rappresentato dal bancario che fa lo strozzino per conto del banchiere, il suo capo.
Riporto gli articoli


Padova. Fallimenti pilotati: centinaiadi dipendenti restano senza lavoro
Sedici persone avrebbero messo al sicuro 11 milioni

con vari trucchi finanziari, creando 225 nuovi disoccupati
di Michela Danieli

PADOVA (16 gennaio) - Dietro il paravento della crisi economica, la finta bancarotta per lasciare a bocca asciutta dipendenti e creditori, incassando contemporaneamente la liquidità dei beni dell'azienda venduti. È il nuovo effetto collaterale della “finanza creativa” scoperto dalla Guardia di finanza, che nella città del Santo ha segnalato alla Procura per fatti di bancarotta fraduolenta 16 persone riconducibili a 15 imprese patavine. Almeno 11 milioni di euro sono stati “stornati” nel corso di quelle che le Fiamme Gialle hanno definito “azioni delittuose volte alla dissimulazione delle disponibilità economiche e di destabilizzazione del patrimonio aziendale”. Sono 225 i lavoratori che finora, in questo gioco delle tre carte, ci hanno rimesso il posto di lavoro, gli stipendi e i contributi. Ma “Il fenomeno è in crescita” dice a chiare lettere il maggiore Antonio Manfredi del Comando provinciale di Padova.Il metodo usato è una prassi-fotocopia. L'azienda comincia a non versare le ritenute ai dipendenti, che scopriranno solo dopo l'ammanco nei loro contributi previdenziali ai fini pensionistici. Successivamente gli imprenditori ottenevano lo stato di crisi, ma al momento della dichiarazione di fallimento, che serve per soddisfare le insolvenze verso tutti i creditori, i beni della società erano svaniti: strumentazione del valore di 800mila, un milione di euro, due auto di grossa cilindrata, decine di computer, un motorino, lo stesso materiale di produzione delle ditte e molto altro. I capitali erano infatti già stati distratti dagli imprenditori che li avevano venduti per proprio conto.«Abbiamo quindi proceduto alle perquisizioni – continua Manfredi – rinvenendo documentazione fiscale occultata e beni preziosi anche presso le abitazioni dei protagonisti». Sequestrati, tra l'altro, conti correnti personali. I 16 protagonisti della vicenda, segnalati all'autorità giudiziaria, rischiano ora dieci anni di reclusione, mentre il filone investigativo continuerà a stare al centro dell'attenzione della Gdf per tutto il 2010. Non è affatto escluso, infatti, che il panorama economico, risollevato solo da timidi segnali di ripresa, non possa far cadere in tentazione altri imprenditori.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87780&sez=NORDEST



Ha aspettato le sue vittime dentro all’ufficio. Era consapevole che i vecchi hanno molti problemi a fare denuncia. Si sentono fessi. Raggirati. Hanno sensi di colpe e poi, basta una “manfrina” e si commuovono permettendo al truffatore di farla franca.
Riporto:



Treviso. Mette i risparmi alle Poste: dopo

qualche mese trova soltanto mille euro
Sparita una cifra consistente a un'anziana di Codognè.

Ma non è stata l'unica vittima: licenziato il direttore della filiale
di Erica Bet

TREVISO (17 gennaio) - Aveva affidato i risparmi di una vita al libretto aperto in posta. Ora, che per tornare in possesso del suo denaro è stata costretta a rivolgersi alle vie legali, ha paura di non riuscire a vedere la fine del processo. Lea Dario, classe 1923, nel 2004 ha aperto un libretto di deposito alle Poste di Codognè e vi ha riposto i risparmi di una vita di lavoro e sacrifici, suoi e del marito: si parla di alcune decine di migliaia di euro.Nel 2005 ha deciso di investire parte dei risparmi in una polizza assicurativa promossa dalle Poste. «Mi fidavo delle Poste – spiega la signora Lea, 87 anni a breve – ho deciso di destinare parte dei fondi alla polizza». A distanza di qualche mese, nel 2006, Lea ha attinto al suo libretto per pagare delle spese; a quel punto l’amara sorpresa. Dei soldi non c’era più l’ombra: nel libretto erano rimasti poco meno di 1.000 euro. Incredula ha chiesto spiegazioni agli uffici postali, per capire dove potessero essere finiti i suoi risparmi. Mentre passavano i mesi, ha scoperto anche che quel direttore dell’ufficio postale al quale si era affidata era stato licenziato e che era stata avviata un’indagine interna.«Non volevo dare il via ad una causa – spiega Lea – alla mia età, andar per avvocati. Chiedevo solo di riavere i miei risparmi, frutto del lavoro di una vita mia e del mio povero marito». I mesi passano e la paura di non riuscire più a metter mano sul denaro aumenta: «Mi son vista costretta a rivolgermi ad un legale, ho una certa età e ho paura di morire prima di riuscire a rivedere il mio denaro». Nel 2008 Lea Dario si rivolge allo studio legale Francesca Casetta di Gaiarine ed inizia l’iter. Nel frattempo la voce si sparge, il paese è piccolo e a Lea, che ora vive da sola, senza figli e con qualche acciacco, viene il dubbio di non esser stata la sola vittima. «Se ci sono delle altre persone vittime come me, si facciano vive». Le Poste di Codognè, contattate, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87920&sez=NORDEST


Le banche vogliono le garanzie. E ancora garanzie. E garanzie delle garanzie. Come possono essere sicure di tornare in possesso del loro denaro una volta dato?
Molti degli imprenditori che finanziano sono, a loro volta, dei truffatori. Gente senza scrupoli che rastrellano denaro e le singole vittime si sentono sole e senza nessuna garanzia.
Il PM Paolo Luca ha poco da farneticare: la truffa, come metodo di vita, viene imposta come imprinting nei bambini dalla chiesa cattolica. Tutto il resto è solo storia giudiziaria di truffati che truffano e che cercano di non essere truffati.
Riporto la notizia:


Padova. Tutti contro le banche:

«Tassi d'interesse come quelli degli strozzini»
La Procura: «Aumentano le denunce di persone disperate»

Artigiani: «Chiedono troppe garanzie, intervenga Bankitalia»
di Matteo Bernardini


PADOVA (17 gennaio) - «Nell’ultimo anno c’è stata un’impennata di denunce per usura contro le banche presentate soprattutto da piccoli e medi imprenditori che si sono rivolti agli istituti di credito domandando finanziamenti per superare la crisi. Ma gli interessi loro applicati sarebbero andati oltre i limiti fissati dal Ministero delle Finanze. Le denunce sono arrivate da persone disperate, e inoltre ci sono le segnalazioni di diverse associazioni a cui gli imprenditori si si sono rivolti». Le parole sono del pubblico ministero Paolo Luca, il magistrato che coordina il gruppo di sostituti procuratori padovani che si occupa di reati finanziari. Frasi che portano alla luce una situazione drammatica non nuova però agli operatori del settore e ai responsabili delle principali associazioni a difesa dei diritti dei cittadini.«Il problema esiste – conferma Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi – noi, per esempio, stiamo utilizzando un fondo anti usura di circa 900 mila euro per aiutare i piccoli imprenditori. Le banche infatti non si accontentano più delle sole garanzie che possiamo offrire loro, ma ne vogliono di supplementari e spesso arrivano a chiederne in eccesso rispetto alla somma domandata dagli imprenditori».«Gli istituti di credito – continua il direttore di Artigianfidi – hanno chiuso i contatti con moltissime imprese. Il nostro lavoro, nell’ultimo anno, è aumentato del 38 per cento, ma questo non è certo un bel segnale. Significa che le banche non hanno più concesso credito nemmeno a chi già ne usufruiva». Ma l’allarme lanciato dalle parole del sostituto procuratore è condiviso anche dal segretario provinciale di Adiconsum, Roberto Nardo: «Più che i tassi d’interesse applicati, il problema sono i costi di commissione e le altre spese pretese dalle banche, che sono persino riuscite a reintrodurre la commissione di massimo scoperto, seppur in altro modo rispetto a prima».E l’affondo del segretario di Adiconsum nei confronti degli istituti bancari si trasforma in un vero e proprio attacco all’arma bianca: «Negli ultimi due, tre, anni hanno fatto di tutto e di più per raccogliere denaro e tappare i buchi provocati dalle speculazioni finanziarie non andate a buon fine. Noi continuiamo a denunciare questi comportamenti e soprattutto la pericolosità del “sottobosco” rappresentato dalle finanziarie e dalle società di mediazione del credito».Con il segretario provinciale di Adiconsum e con il direttore di Artigianfidi, si schiera anche Nicola Ramundo, presidente dell’Osservatorio del cittadino contribuente: «Ci sono imprenditori alla canna del gas, specialmente il popolo delle partita iva all’interno del quale si è registrata una vera e propria impennata di fallimenti. Causati dalle banche che ormai non permettono più di operare».«Utilizzando una lunga serie di artifici – termina Nicola Ramundo – arrivano ad applicare quelli che vengono definiti tassi “oltre usura”. Ma oltre agli istituti di credito i problemi arrivano anche da quelli finanziari che stanno mettendo sul lastrico tanti piccoli imprenditori. E la cosa incredibile in questa vicenda è il mancato intervento di Bankitalia».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87893&sez=NORDEST


Bankitalia non può intervenire.
Bankitalia è nelle mani delle banche che ne controllano il capitale.
Come può intervenire?
Contro i fallimenti pilotati che vedono, fra l’altro, anche le banche come vittime?
Contro i direttori delle poste che sottraggono denaro ai risparmiatori?
Contro i tassi d’usura delle finanziarie che prestano soldi a loro rischio e pericolo?
I cittadini del Veneto sono tutti potenziali vittime di una serie di “proprietari” delle persone, come ha insegnato loro il vangelo. Non si può servire “dio e mammona”, ma che tu sia dio o che tu sia mammona, devi truffare e arraffare se vuoi sopravvivere in Veneto.

17 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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