La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 25 gennaio 2010

Ancora vite nella discarica del divenire umano sacrificate per la gloria del dio padrone cristiano: chi sarà la prossima?

Avanti, c'è posto. Una coltellata, una corda per impiccarsi, i gas di scarico, buttarsi dal ponte, o sotto un treno. Avanti, c'è posto. Il cristianesimo costruisce la disperazione e i cristiani, sottomessi, si immolano in sacrificio al loro dio padrone (quando non immolano gli altri per la sua gloria). Ritengo il suicidio un diritto dell'uomo anche se la legge lo vieta. Ma quella è una legge fascista, non è una legge che obbedisce alla Costituzione della Repubblica. Ciò che ho in disprezzo è l'induzione al suicidio che i cristiani fanno ai cittadini con la loro educazione, alla sofferenza e alla disperazione, e quel delirio che porta alcuni ad ammazzare anche le persone che gli stanno attorno per sancire il loro diritto di proprietà. Al contrario, vedo con comprensione, affetto e partecipazione, i gesti di quelle persone che dicono: "Basta, tu non mi avrai!" Nessuno di noi è giudice dell'animo umano. Così il nostro giudizio non si basa sulle intenzione, ma sugli effetti che quella morte, cercata e voluta, ha sul divenire della società.

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La prima cosa da constatare è che “loro” non voteranno alle prossime elezioni!
Cinismo? Mica sono Diogene che cerca l’uomo!
Io cerco la vita e indico le cause che la offendono.

E’ sempre un gesto di disperazione: disperazione nella propria vita che coinvolge anche l’altro che, come insegna il catechismo cristiano: “Muoia Sansone con tutti i Filistei!”. In questo caso, a quanto sembra, la moglie.
Qualunque siano le cause che l’inchiesta scoprirà quest’uomo aveva la vita negata, come a molte decine di migliaia di individui in Veneto che sono stati educati con la violenza alla “fede cristiana”!
Riporto l’articolo de Il Gazzettino:



Dramma a Rovigo: imprenditore spara


alla moglie e la ammazza, poi si uccide
I due avevano un rapporto difficile. L'uomo ha colpito tre volte


la donna, poi si è puntato l'arma alla testa e ha fatto fuoco



ROVIGO (25 gennaio) - Un piccolo imprenditore polesano - Antonio Romano Borin, 63 anni - ha ucciso a colpi di pistola la moglie, Dobrilla Moschin (59), poi con la stessa arma, una calibro 9, si è tolto la vita. È accaduto nell'abitazione della coppia, a Valliera, una frazione di Adria. La donna, secondo le prime informazioni dei carabinieri, sarebbe stata raggiunta da tre proiettili. Borin si è suicidato sparandosi alla testa. Sono stati alcuni vicini di casa a sentire i colpi, chiedendo poi l'intervento del 112. Ancora da stabilire le motivazioni della tragedia. Pare che marito e moglie avessero un rapporto difficile.L'uomo aveva lasciato un biglietto in casa di una delle due figlie, per allarmarla su qualcosa che doveva succedere. Contrariamente a quanto appreso in un primo tempo, il fatto potrebbe essere avvenuto già ieri notte. I corpi dei due coniugi, si apprende da fonti investigative, sono stati trovati seduti su due poltrone in cucina davanti alla tv, rimasta accesa. I carabinieri non hanno pressoché dubbi sulla dinamica dell'omicidio-suicidio. È stata una delle figlie della coppia, dopo aver trovato il bigliettino del padre e ad aver constatato che non rispondeva al telefono, a correre a casa dei genitori e a scoprire la tragedia. Nel fogliettino per la figlia, scritto a mano, Borin non avrebbe indicato l'intenzione di uccidere la moglie né tantomeno quella del suicidio. La invitava invece a recarsi "urgentemente" ad un indirizzo di Valliera che tuttavia non corrispondeva a quello della sua casa. L'uomo, appassionato cacciatore e in possesso di diverse armi, detenute regolarmente, aveva avuto tempo fa un ictus che gli aveva provocato una invalidità ad un braccio.
Tratto da:

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=88902&sez=NORDEST

Aveva avuto un ictus?
Che c’è da stupirsi?
Era un cacciatore, con diverse armi a disposizione. Dal punto di vista psicologico le cose sono legate.

Chi sarà il prossimo a suicidarsi?
Chi sarà il prossimo a proclamare a gran voce: “Muoia Sansone con tutti filistei”.
Un’altra veicolazione dell’onnipotenza cattolica finita nella discarica dell’immondizia del divenire umano.


Questo articolo è stato rettificato alla luce delle nuove informazioni fornite dalle indagini.
Ciò che è stato detto resta, comunque attuale.
Afferma in un articolo il Corriere della sera:

nel rodigino
Omicidio-suicidio, la verità in due biglietti
I coniugi Borin volevano morire assieme.
Hanno lasciato gioielli e soldi alle due figlie

ADRIA – Era solo all’apparenza misterioso il biglietto lasciato a una delle figlie da Romano Borin, l’imprenditore edile di Valliera che ha ucciso la moglie Dubrilla Moschini con due colpi di Beretta calibro 21 e poi si è tolto la vita all’interno della sua villa in via Pellestrina. Nel testo c’era la richiesta di recarsi urgentemente in una casa di via Pilastri a Borsea, di proprietà del sessantatreenne di Adria che l’aveva costruita, attualmente vuota e arredata in minima parte. L’altra sera i carabinieri della Compagnia di Adria si sono fatti accompagnare nell’abitazione dai familiari della coppia, in possesso delle chiavi, per venire a capo di questa sciarada. All’interno dell’appartamento, disposti in ordine sopra un tavolo, hanno trovato dei gioielli in oro, 14.000 euro in contanti e un altro biglietto. Nel messaggio, scritto a mano, Romano Borin avrebbe chiesto alle figlie Cristina e Marzia di spartirsi i monili e i soldi lasciati in via Pilastri in eredità, chiedendo che parte di questi fossero utilizzati per il suo funerale e per quello della moglie Dubrilla, casalinga cinquantanovenne.
Poi c’era la richiesta di essere cremato assieme alla consorte, e di controllare un autocarro di sua proprietà. Al vaglio dei militari ci sarebbe un secondo, straziante documento autografo del sessantatreenne nel quale l’imprenditore spiega che era stanco di lottare, e che la decisione di farla finita era stata presa con l’accordo della moglie. In questo modo, sarebbe scritto nel pezzo di carta, i due coniugi avrebbero potuto raggiungere il loro figlio ultimogenito Mirco deceduto a metà anni Novanta in un collegio piemontese a soli vent’anni. Il ritrovamento dei monili, del contante e del biglietto ha spazzato via ogni minimo dubbio residuale sull’accaduto in via Pellestrina a Valliera. La donna, per altro, è stata ritrovata col corpo completamente avvolto da una coperta. Un estremo gesto di pietà da parte dell’imprenditore, che poco dopo aver esploso due colpi alla nuca della consorte ha poi rivolto l’arma alla sua tempia tirando il grilletto. A suffragare l’ipotesi di un omicidio-suicidio poi le dichiarazioni rese ieri dai familiari di Romano Borin e Dubrilla Moschini.
Negli ultimi mesi l’imprenditore edile adriese era apparso incupito, probabilmente a causa del cattivo stato di salute finanziaria della sua ditta. A dimostrazione di ciò, Borin era stato costretto a ipotecare la villa di via Pellestrina a causa dell’esposizione bancaria intervenuta a causa della mancata vendita di alcune abitazioni realizzate dalla sua impresa. Niente, però, aveva lasciato presupporre una decisione così tragica. La signora Orietta, sorella di Dubrilla Moschini, spiega si essere stata in compagnia con la donna domenica pomeriggio per circa un’ora, dalle 16 alle 17. «Pareva fosse tutto normale – afferma – e Romano non c’era, visto che stava passeggiando come gli aveva consigliato il medico dopo che era stato colpito dall’ictus ». La sorella della Moschini è «certa» che il cognato non avesse mai mostrato segni di disagio, nonostante «si sapesse che Romano aveva dei problemi di lavoro». Trova quindi ulteriori, sostanziali conferme l’ipotesi accreditata sin dal ritrovamento dei due cadaveri l’altro pomeriggio, ovvero che Borin stesse da tempo meditando un gesto disperato. In attesa dell’autopsia, che il magistrato di turno Stefano Longhi ha disposto sia fissata per domani, resta quindi sostanzialmente confermato il momento dell’omicidio-suicidio nelle ultime ore di domenica sera.
Antonio Andreotti
27 gennaio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/27-gennaio-2010/omicidio-suicidio-verita-due-biglietti-1602359193557.shtml

Un’altra vittima della disperazione che si aggiunge alla lunga lista dei disperati in Veneto.
Sono in attesa del prossimo, inevitabilmente, sia che le cronache ne parlino, sia che non ne parlino.

25 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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