La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 13 gennaio 2010

Continua la ballata dei suicidi in Veneto: tutti per la gloria del dio cristiano e del loro cristo Gesù!

Quando una persona vive in uno stato psichico di incapacità nell'affrontare i problemi della vita perché la chiesa cattolica lo ha privato degli strumenti adeguati, per lui non esiste nessuna luce in fondo al tunnel che sta percorrendo. Al massimo c'è un treno che lo aspetta per potersi liberare dal buio del suo presente. La chiesa cattolica è la responsabile dei suicidi e la società deve mettersi in testa che gli individui non sono creati ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e cretino, ma sono divenuti nella Natura e nella società. Se non si fornisce loro gli strumenti adeguati, li si consegna al dio padrone dei cattolici come tanti Isacco da sacrificare per la gloria del loro dio padrone. La morte è un bisogno primario degli Esseri della Natura e degli Esseri Umani nel nostro caso. Il desiderio di soddisfare quel bisogno viene accelerato dall'educazione cristiana che crea angoscia e impotenza negli individui.

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Solo ieri con gli innamorati di Verona, che si sono suicidati, abbiamo continuato a porci la medesima domanda; però la risposta era già in atto: da Treviso a Rovigo!
Due diverse storie di suicidio, ma sempre la stessa costante. Individui, soggetti, che non sono attrezzati ad agire in un mondo che, a differenza di come impongono di pensarlo i cattolici mediante l’educazione, cambia e si modifica continuamente attuando progetti che modificano il presente delle persone.
Davanti ai cambiamenti e alla realtà che non sanno gestire, le persone sono sgomente.
Non sono attrezzate.
Vivono legami e condizioni psicologiche che non sono in grado di sciogliere.
Il 17enne che si è suicidato sotto il treno è facilmente spiegabile. Non si tratta solo di problemi dell’adolescenza dove un accumulo di trasformazioni emotive rende gli adolescenti particolarmente sensibili alle sollecitazioni del mondo sulle quali proiettano aspettative e considerazioni educazionalmente imposte che non corrispondono alla realtà, si tratta di essere stati derubati della concezione del tempo e delle trasformazioni che costruisce la convinzione, nell’adolescente, che ciò che lo opprime, lo opprimerà in eterno.
E’ la parrocchia, l’educazione cattolica, la responsabile di questo suicidio; qualunque sia le motivazioni che l’adolescente può dare per il suo gesto.
Riporto la notizia dal giornale Treviso oggi:




A 17 ANNI SUICIDA SOTTO IL TRENO
Frequentava il Liceo Scientifico di Montebelluna.

La tragedia ad Onigo di Pederobba
13.01.2010



Pederobba – Difficile dire che cosa ci sia alla base del gesto del giovane. Pare soffrisse di depressione e che stesse passando un periodo difficile, ma nessuno si immaginava potesse esserci un epilogo simile.
Il ragazzo, 17enne di Onigo studente al Liceo Scientifico di Montebelluna, ieri pomeriggio ha deciso di farla finita gettandosi sotto un treno.
Mancava poco alle 15, lui ha aspettato passasse un treno proveniente da Montebelluna e diretto a Belluno nei pressi della chiesa di Onigo.
Quando era vicinissimo si è buttato. Impossibile fermare la corsa del mezzo per il macchinista, il ragazzo era troppo vicino.
Sono stati chiamati i soccorsi, ma il giovane era morto sul colpo. La tragedia ha sconvolto il paese. Lo studente era figlio di una coppia particolarmente conosciuta.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/17-anni-si-suicida-sotto-treno-21472


I problemi degli adolescenti e degli adulti non sono diversi.
La delusione d’amore non è diversa dalla delusione economica.
Il fallimento economico equivale emotivamente, ad una delusione d’amore. E’ la delusione del proprio essere nel mondo mentre si dispiegano le proprie emozioni nelle condizioni che l’educazione ha imposto.
I diritti del supermercato Coop costruito vicino al suo negozio erano vissuti come un’aggressione: come una gazzella che è stata afferrata da un leone. Non c’è più scampo, non c’è più sopravvivenza.
Viene chiuso ogni futuro e non c’è che un baratro di debiti e di fallimenti.
La persona è stata privata degli strumenti psicologici, economici e giuridici, con cui affrontare i vari problemi che gli si presentano. Finché la provvidenza del suo dio padrone ha tenuto lontano il supermercato dal suo negozio, ancora, ancora, poteva sopravvivere. Quando la provvidenza divina lo ha abbandonato, ogni futuro risultava negato e la vita era vissuta con un dolore insopportabile.
Riporto l’articolo:



Rovigo. Negozio va male per colpa di un
supermercato: commerciante si uccide
Gli affari di un quarantenne erano andati a rotoli da quando

la Coop aveva aperto.
Un biglietto per spiegare il suo gesto
Cristina Fortunati e Paolo Bernardelli


ROVIGO (12 gennaio) - Lo hanno trovato i familiari ieri mattina quando, verso le 7, sono andati in negozio. Alberto Ottino era lì, nel supermercato A&O di Castelmassa che con passione gestiva, insieme al fratello, da qualche anno. Si era impiccato con dei fili elettrici. Per lui non c’era più nulla da fare: la morte, stando alle prime valutazioni dei sanitari, risalirebbe a un paio di ore prima.Ottino, quarant’anni, celibe, ha lasciato un biglietto in cui spiega alla famiglia il suo gesto disperato. Aveva problemi economici, gli affari, ormai da tempo, non andavano bene. Una preoccupazione crescente che, alla fine, dopo molti tentativi di raddrizzare le sorti dell’esercizio commerciale, lo ha spinto ad arrendersi. Deve aver lasciato la casa dove viveva coi genitori, il padre Ferruccio e la madre Valeria, in via Einstein, in piena notte. È andato nel supermercato, in via Leonardo da Vinci 60, e lì ha messo in atto quel gesto terribile che, probabilmente, meditava da tempo.Le difficoltà del commerciante erano note in paese. La crisi aveva colpito duro e la gente comprava sempre meno. Alberto se ne lamentava: l’acquisto in più, il piccolo “lusso” nessuno se li concede più, diceva. Tutti attenti a far quadrare bilanci familiari sempre più magri. Alla crisi generalizzata dei consumi si era aggiunta, nel 2007, l’apertura di un supermercato Coop poco distante, a neanche 400 metri di distanza da qui, sulla stessa via. Era stata la disfatta. Come può un negozio, per quanto fornito e ben gestito, che è poco più che un punto vendita di vicinato, competere con la vera grande distribuzione? Non ci erano riusciti i fratelli Ottino. I guadagni si erano assottigliati fino a costringere il commerciante e il fratello Gianluca, contitolare del punto vendita, a prendere decisioni drastiche. Gianluca, pur rimanendo in società, era andato a svolgere un'altra attività. A occuparsi dell’A&O era rimasto Alberto, deciso a resistere alla congiuntura negativa. Ma erano state necessarie altre misure dolorose. Dei quattro addetti che da sempre lavoravano in negozio, a due Ottino aveva dovuto rinunciare. Quest’anno dietro le quattro vetrine di via da Vinci erano rimasti Alberto e due commessi. Ma gli affari scarseggiavano sempre più e nemmeno le economie avevano potuto raddrizzare il destino del commerciante: negli ultimi periodi infatti nel supermercato si vedevano sempre più scompartimenti senza merci.E così Alberto Ottino si è arreso. In quell’impresa commerciale aveva investito tutte le sue risorse e le sue energie. Ad un certo punto le difficoltà gli devono essere sembrate insormontabili. Tanto insormontabili da fargli ritenere che la morte per lui rappresentasse l’unica soluzione.Ieri mattina sul posto sono intervenuti i carabinieri di Castelmassa e l’ambulanza del Suem. I sanitari hanno constatato la morte del commerciante. Il corpo è stato trasportato alla camera mortuaria dell’ospedale di Trecenta. Il magistrato di turno, Manuela Fasolato, ha disposto l’ispezione cadaverica. Date le circostanze del suicidio e l’esistenza del biglietto in cui Ottino spiega le ragioni del suo gesto, non è stato ritenuto necessario eseguire l’autopsia.Alberto Ottino era nato il 9 dicembre del 1969 a Gwelo in Zimbawe dove i genitori lavoravano. Era venuto a vivere in Italia nel 1980. A Castelmassa sia lui che la famiglia erano molto conosciuti. Ieri nei bar e nei negozi non si parlava d’altro. Era benvoluto Alberto, tutti lo ricordano come una brava persona. Qualcuno ricorda anche di averlo visto negli ultimi tempi sempre più serio. A volte era come assente. Si vedeva che aveva preoccupazioni, che pensava ad altro. Spesso parlava della crisi, della gente che comprava sempre meno. La situazione dell'A&O, d’altro canto, era sotto gli occhi di tutta la comunità.«Non trovo le parole per commentare un gesto così grave – dice sgomento il sindaco di Castelmassa Eugenio Boschini -. Non conoscevo personalmente Alberto Ottino. Mi chiedo se ci siano state solo le difficoltà economiche dietro a una decisione così disperata. Forse c’erano problemi personali che io non posso sapere. E credo comunque che sia giusto rispettare la sfera personale di questo sfortunato ragazzo». Così Castelmassa è di nuovo in lutto: dopo la morte di Angela Guariento, stroncata da una malattia che non le ha lasciato scampo, ora questa tragedia che tocca un uomo ancora giovane. E la sensazione, terribile, di non aver potuto fare nulla per impedirle.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87369&sez=NORDEST


La causa che porta alla decisione del suicidio è sempre una causa esterna. E’ una causa di relazioni con il mondo. Una causa che il soggetto, l’individuo, non è in grado di gestire. E allora sparisce il mondo. Egli è separato dal mondo, come un dio padrone distante dalla società.
Il suicida era estraneo alla società in cui viveva. Aveva rinunciato ad essere un cittadino. La sua educazione lo aveva spinto, sia che la cosa fosse manifestata o meno, ad identificarsi col dio padrone. Un dio padrone che non vuole essere ferito perché non ha strumenti morali e ideali per affrontare le ferite. L’individuo, attraverso l’educazione cattolica, si è escluso dalla società degli Esseri Umani, non sente più le loro voci emotive, trova intollerabile che le sue richieste siano respinte.

Noi tutti viviamo nella società come delle prede. La società ci trasforma nelle vittime dei suoi banchetti. Per vivere come prede in una società di prede che fanno i predatori, è necessario avere un’educazione adeguata. Un’educazione che fornisca gli strumenti con cui affrontare le trasformazioni del mondo. La chiesa cattolica, con la sua violenza, impone il suo dio criminale e costringe, mediante l’imposizione del crocifisso, le persone a sottomettersi ad ogni predatore. Nell’individuo si crea un conflitto, fra le tensioni di vita che spingono per esprimersi in un’intelligenza strategica dell’individuo nella propria quotidianità, e le patologie psichiatriche dell’educazione cattolica che impongono sottomissione, dipendenza all’interno di un delirio di onnipotenza che identifica l’individuo col dio padrone o il cristo Gesù. Quel conflitto, quando non viene risolto mediante l’imposizione dell’accettazione del delirio di onnipotenza, porta l’individuo a scontrarsi con la realtà sociale in cui vive e spesso al suicidio.
Nel conflitto emotivo che nasce fra le condizioni dell’educazione cattolica che disarma l’individuo davanti alla vita costringendolo a pregare e nelle condizioni della società che richiede individui attrezzati e preparati per costruire le loro strategie di vita; dobbiamo aspettarci molti, ma molti, suicidi.
Tanto più le crisi e la vita richiedono individui attrezzati e tanto maggiore sarà il numero di suicidi. E’ nella crisi che emergono gli effetti del terrorismo messo in atto su individui indifesi dalla chiesa cattolica.

La domanda è sempre la stessa: chi sarà il prossimo a suicidarsi?

13 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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