La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 11 gennaio 2010

Il Veneto; l'ideologia del "popolo eletto", la Razza Piave, e il saccheggio della società civile. E poi non rimase più nessuno a chiedere giustizia!


NELLA FOTO: Il terrore sociale ideologico in Veneto è ben rappresentato da questa immagine che rivendica il diritto di saccheggiare la società civile favorendo imprenditori criminali. Non è che manca l'ideologia di queste persone; la loro ideologia è quella che conduce direttamente ai campi di sterminio rivendicando, in un delirio di onnipotenza, la razza eletta. Il "popolo" (come ingiuriosamente lo chiamano loro) come razza eletta: razza piave! Nessun'altra ideologia sociale viene espressa da costoro se non quella di voler esser "paroni in casa propria", cioè, gestori del campo di sterminio che chiamano "casa propria" .
In questo si riflette l'ideologia sociale del Veneto.
Come a Rosarno si derubano i lavoratori immigrati, così in Veneto si derubano i lavoratori immigrati e veneti.
C’è una poesia che gira sul web e che recita:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Ho visto sventolare le bandiere rosse per la protesta di operai di fabbriche in crisi, quando quegli stessi operai avevano votato per la Lega quando si sentivano sicuri del loro posto di lavoro.
Ho visto persone in Veneto insultare zingari (e incitare ad ammazzarli) ed extracomunitari. Li ho visti invocare le ronde come delle bande di picchiatori (che poi Rosarno, trasformatasi in città criminale, ha dimostrato le reali intenzioni di Maroni). Ho visto veneti far la guerra a chi praticava il sesso per i fatti suoi, memore dell’odio contro l’altro che aveva imparato in oratorio. Ho visto gente in Veneto che ha esaltato, giustificato e difeso, chi torturava le persone che difendevano la democrazia.
Mentre questo avveniva in Veneto, i veneti spesso non si rendevano conto che LORO erano le vittime dei truffatori.

Il punto è che non è rimasto più nessuno a protestare per loro. Una volta c’erano le bandiere rosse che scendevano in piazza per aiutare gli operai nelle loro rivendicazioni. Studenti e idealisti li affiancavano aiutando le loro rivendicazioni con la cultura (e spesso sacrificavano idealmente la loro vita pensandoli portatori di istanze per una società più giusta). Questi operai, questi veneti soprattutto, si sono dimenticati che i debiti vanno pagati e che era necessario restituire alla società civile una parte di quella solidarietà che avevano ricevuto. Se lo sono dimenticato. Rispettosi delle “tradizioni dei veneti” si sono fatti gli affari propri pensando che i nuovi pezzenti possano essere massacrati e impediti di rivendicare i loro diritti di cittadini.
Sono sorti gruppi di persone che affiancano gli imprenditori. Ma non gli imprenditori legati alla società civile, bensì gli imprenditori che truffano e che arraffano. Sono coloro che truffano e arraffano che stimolano le aspettative emotive di vari gruppi del Veneto rispondendo alle sollecitazioni imposte dall’educazione che hanno ricevuto. Per questo, quando in “crisi economica” si parla di “aiuti agli imprenditori”, non si parla degli aiuti all’imprenditore che lavora nella e per la società, ma di aiuti agli imprenditori che rapinano, rubano, saccheggiano la società civile e che sono tanto attivi nel costruire le relazioni con i politici che permettono loro di continuare a rubare con l’appoggio di alcune istituzioni compiacenti.


Dichiara la Guardia di Finanza:

Tratto da Il Gazzettino del 10 gennaio 2010

Domenica 10 Gennaio 2010,
C’è un unico trevigiano in carcere con pesantissime accuse legate al fallimento della sua azienda, anche se il numero dei fallimenti nella Marca è triplicato: si tratta di Bruno Campeol, imprenditore di Conegliano. Per lui, 53 anni, amministratore delegato dell’Ape di Refrontolo, ex Marmitte Zara, il pubblico ministero Antonio Miggiani ha chiesto il processo con rito immediato contestandogli la bancarotta fraudolenta e documentale con distrazione di beni e capitali. La Guardia di Finanza che ha indagato su di lui per poi portarlo in carcere, nel corso del 2009 ha riscontrato un notevole incremento di reati fallimentari e societari. Per queste infrazioni sono state fatte, oltre all’arresto di Campeol, 18 denunce. Il colonnello Pascucci, comandante della Guardia di Finanza trevigiana, è molto preoccupato: nel 2009 si è triplicato il numero dei fallimenti. Spesso si è in presenza di chiusure di aziende e di società frutto di espedienti truffaldini e non di conseguenze delle difficoltà di mercato. Nel controllo economico del territorio le indagini della Finanza tengono conto degli indici rilevatori di ricchezza come auto di lusso, barche da diporto, aerei, camper, moto, residenze principali e secondarie, cavalli da corsa, assicurazioni. In aggiunta richiamano l’attenzione delle Fiamme Gialle le rate di mutuo consistenti, i canoni leasing per immobili di pregio, i canoni di affitto di posti barca, le spese di ristrutturazione immobili, le quote di iscrizione a circoli esclusivi, l’assidua frequentazione di case da gioco, i frequenti viaggi e le crociere. Nel 2009 la Finanza della Marca, anche in vista di un prossimo federalismo fiscale, ha attivato una forma di collaborazione con il Comune di Mogliano ed è in cantiere un analogo accordo anche con Conegliano. La Finanza dovrà accertare se i richiedenti di sostegni economici comunali è a posto con il fisco. La speranza di Pascucci che la collaborazione con i comuni della Marca si allarghi e si qualifichi anche se in questo momento la diffidenza a casa nostra trionfa. S.Z.

Le vicende dell’Alcoa e della Nuova Pansac sono solo delle vicende arcinote.
La truffa degli imprenditori del Veneto è all’ordine del giorno e le rapine, sia a chi lavora che alla società nel suo insieme, sono la costante del Veneto.
I truffatori possono essere come il titolare della Nuova Pansac che pensa solo al suo giocattolo, la squadra di calcio del Mantova, o a chi pensa di arraffare soldi per giocarseli al casinò o a donne che può avere solo pagando.
Riporto dal giornale Il Gazzettino:



Treviso. Evasori totali giocano al casinòcon i soldi che presta loro un usuraio
Ex imprenditore di Farra di Soligo denunciato dalla FinanzaI suoi "clienti" erano sconosciuti al fisco o denunciavano poco



TREVISO (9 gennaio) - Sconosciuti al fisco, ma incalliti giocatori ai casinò tanto da chiedere prestiti a tassi usurai. Questo è quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Treviso che ha denunciato per usura ed esercizio abusivo di attività finanziaria un trevigiano di 76 anni, pensionato, che in sei anni ha depositato sui suoi conti correnti bancari oltre 3 milioni di euro concedendo in forma abusiva a incalliti giocatori dei casinò sloveni di Nova Gorica prestiti in denaro contante o in fiches in cambio di assegni con interessi superiori al 10% giornaliero.Oltre 200 i giocatori che hanno beneficiato del prestito: per 38 ci saranno accertamenti fiscali e patrimoniali vista la discrepanza fra l'attitudine a frequentare le case da gioco (e le enormi cifre perse) e i redditi dichiarati; 16 giocatori risultano completamente sconosciuti al fisco, benché conducessero una vita piuttosto agiata.I finanzieri di Conegliano hanno verificato che l'ex imprenditore di Farra di Soligo (Treviso) per due anni, in forma sistematica, ha erogato prestiti dietro il rilascio di assegni per un importo pari alla somma erogata maggiorata di un ammontare a titolo di interesse-corrispettivo per il servizio prestato, raggiungendo somme anche di 50 mila euro. Per questa attività il pensionato aveva tre conti correnti bancari sui quali sono transitati oltre 3 milioni di euro: due conti erano fittiziamente intestati a una camerunense ma l'indagato aveva piena delega a operarvi.Nel 2009 sono stati 72 i trevigiani sconosciuti al fisco scoperti dai finanzieri. La maggior parte con barche, auto di lusso, ville e con case in località turistiche di pregio, come Cortina d'Ampezzo.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86994&sez=NORDEST



Comportamenti, come quello che riporto, sono delle costanti nel Veneto. Sempre perseguite in maniera estemporanea e superficiale. Non ha senso fare una legge che condanni a 10 anni di galera il senza tetto che orina per strada solo perché questo fa schifo ai leghisti tipo Zaia con la villa. Ha senso fare una legge che condanni a 10 anni di galera l’imprenditore che impiega manodopera in nero: in quel caso la legge funge da deterrente; non quella contro il senza tetto (oltretutto una legge contro di lui è costituzionalmente illegale).
Riporto dal giornale Il Gazzettino:



Verona. Oltre 400 lavoratori irregolari


in un'azienda agricola della Bassa
Secondo la Guardia di finanza negli ultimi cinque anni


non avrebbe versato imposte e contributi previdenziali



VERONA (30 dicembre) - Oltre 400 lavoratori irregolari sono stati scoperti dalla Guardia di finanza di Legnago in un'azienda agricola di Cerea (Verona), che nel corso degli ultimi cinque anni si sarebbe servita di questa manodopera senza versare imposte sul reddito e contributi previdenziali. I lavoratori avrebbero ricevuto compensi fuori busta per un importo di circa un milione 200 mila euro. Si tratta in particolare di 292 lavoratori in nero e 116 assunti irregolarmente. Le Fiamme gialle hanno inoltrato un rapporto all'Agenzia delle Entrate, alla direzione provinciale del lavoro e all'Inps, che poi applicheranno all'azienda le eventuali sanzioni amministrative. Nel corso del 2009 le indagini del Comando provinciale di Verona della Gdf in questo specifico settore hanno permesso di individuare 500 lavoratori in nero, con un incremento del 42% sul 2008.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=85999&sez=NORDEST


Per contro queste notizie vanno di pari passo con altri comportamenti di veneti che inducono a costruire la crisi economica e a saccheggiare la regione Veneto sfruttando persone come fossero bestiame nella piena tradizione cattolica che il Veneto ha soggettivato:




Rosarno padovana: «Costretto a vivere


in stalla e a lavorare 12 ore al giorno»
La denuncia: anche a Nordest c'è chi vive come uno schiavo


«Pagati pochi euro e picchiati, ma solo pochi denunciano»
di Donatella Vetuli


PADOVA (11 gennaio) - Picchiati e sottopagati. Costretti a lavorare nei campi anche per 12 ore al giorno. C’è chi è fuggito, come la ragazza romena con le mani corrose dall’acqua, c’è chi ha avuto il coraggio di denunciare il datore di lavoro che lo pestava e lo obbligava a dormire in un giaciglio, nella stalla.Non siamo in Calabria, ma nelle ordinate campagne del Nordest, dove lo sfruttamento e l’apartheid sono comune denominatore per i tanti lavoratori stranieri stagionali. L’allarme arriva dalla Cgil. «Al Sud il fenomeno è più visibile, perchè ha un riscontro mediatico - afferma Alessandra Stivali, responsabile del dipartimento immigrazione della Cgil di Padova - ma anche da noi le condizioni degli immigrati in agricoltura, soprattutto nelle coltivazioni più diffuse, di patate e radicchio, sono drammatiche, e purtroppo sconosciute. Spesso si tratta di lavoratori in nero, con salari da fame. Seguiamo ancora il caso di un ragazzo marocchino che era stato assunto in un’azienda agricola nel Piovese. Era obbligato a lavorare 12 ore al giorno, veniva pagato 4 euro all’ora e viveva nella stalla. Maltrattato e picchiato. Lui ha avuto coraggio: ha denunciato il datore di lavoro». Secondo gli ultimi dati dell’osservatorio regionale sull’immigrazione, gli stranieri occupati a tempo determinato, in tutto il Veneto, sono 36 mila. In provincia di Padova 2592, oltre il 7 per cento, lavorano nell’agricoltura, 1764 nel turismo. La nazionalità più rappresentativa è quella romena, mentre i marocchini sono i più numerosi tra gli extracomunitari. «Purtroppo in agricoltura il lavoro nero è diffusissimo - afferma Alessandra Stivali - ed è naturalmente difficile quantificarlo. Ma anche per gli oltre 2500 regolari, la situazione non è facile. In molti casi non vengono retribuiti secondo contratto, non percepiscono più di 3 o 4 euro all’ora, dovendo impegnarsi tutta la giornata. Hanno paura di ribellarsi, paura di perdere il permesso di soggiorno. Qualche tempo fa una ragazza romena, assunta in un’azienda agricola padovana, è scappata. Stava nell’acqua 13 ore al giorno a coltivare radicchio. Le mani corrose, una condizione disumana. Il problema è che quello dell’agricoltura è un mondo difficile da controllare anche per la molteplicità di piccole aziende che lo compongono e che non producono tutto l’anno. E con i venti di crisi attuali, la situazione è ulteriormente peggiorata: orario ridotto a condizioni disperate».E per chi viene chiamato a un lavoro stagionale, c’è anche la trappola burocratica. Continua Alessandra Stivali: «Spesso le procedure per i permessi di soggiorno sono talmente lunghe che quando gli stranieri arrivano da noi il lavoro non c’è più».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87168&sez=NORDEST


Gli imprenditori non offrono lavoro ai veneti per il semplice motivo che questi, se chiedono il rispetto dei loro diritti, possono rivolgersi ad un tribunale senza per questo essere arrestati dalle bande armate di Maroni. Gli imprenditori del Veneto offrono lavoro solo ad immigrati clandestini e li terrorizzano costringendoli a lavorare molte più ore di quelle previste contrattualmente, a paghe da fame e minacciandoli in continuazione.
E’ l’ideologia di Zaia e di Maroni: trasformare le persone in schiave legittimando le bande di imprenditori truffatori e ladri.
Dimenticarci che questa è la realtà del Veneto, significa saccheggiare questa regione.

11 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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