La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 6 gennaio 2010

Storie di ordinaria follia: fra l'incitamento all'odio sociale della Lega e la complicità di magistrati vigliacchi (che si fanno i propri interessi).



L'incitamento all'odio era un manifesto elettorale della Lega. Ma si è voluto ignorarlo.



Storia di ordinaria follia in Veneto, imposta dalla Lega e dalla collaborazione che la Lega ha ricevuto dalla Polizia di Stato e dai Magistrati nell’aggredire la società civile.
Gli effetti dell’incitamento all’odio razziale; dai provvedimenti amministrativi contro i “barboni” e i senza tetto (che i Magistrati non hanno mai censurato condividendo, di fatto, gli atti di terrorismo messi in atto sia da Vigili Urbani che da Sindaci o teppisti istigati all’odio per il povero); la guerra illegale contro le donne lungo le strade; l’odio per i rom, l’odio per i lavoratori extracomunitari (al fine di favorire i criminali extracomunitari), producono inevitabilmente questi effetti.
Ho ritenuto di fare uno spaccato della realtà psicologica del Veneto come voluta da Galan, Zaia, Bitonci, Gentilini, Tosi, e teppaglia similare con la complicità di Magistrati, Polizia Giudiziaria e Polizia di Stato. Troppe notizie di cronaca che suscitano orrore e sgomento in così poco tempo.
Quattro situazioni; da chi si diverte a dar fuoco al senza casa che si arrangia dopo essere stato sfrattato, all’extracomunitaria brasiliana che un vicentino ritiene di poter accoltellare e poi bruciare, ai disperati costretti a dormire in tenda, ai bambini costretti alla miseria dalla Lega e dal Popolo delle Libertà (libertà di costruire campi di sterminio e miseria).
E’ la società voluta dal crocifisso che ha bisogno dei poveri come se fossero le bestie di casa.
Una società che non rispetta le leggi: usano le leggi per pulircisi il cu.lo da Galan a Zaia (che sputa sul Tribunale Europeo dei diritti Umani per legittimare i campi di sterminio). Loro se ne sbattono della società e delle conseguenze delle loro azioni. Le loro sono solo parole di odio e di violenza contro il dettato Costituzionale e contro i cittadini che derubano.
Questi sono gli effetti delle loro azioni. Azioni che condannano i bambini ad essere stuprati dalla chiesa cattolica per chiedere la carità, anziché essere sorretti dai doveri che nei loro confronti hanno le Istituzioni, quelle stesse che Zaia, Sacconi e Galan, usano per devastare la società civile: non solo per le azioni perverse ed illegali che fanno, ma per tutto quello che avrebbero potuto e dovuto fare e che, alla prova dei fatti, non hanno fatto!
Così dall’odio per i poveri; dalle ordinanze comunali contro gli “accattoni” e i musicisti di strada che i magistrati non hanno perseguito per interessi personali, germina questo:


Orrore a Venezia: un gruppo di ragazzi
dà fuoco a un barbone in una piazzetta

di Roberta Brunetti


VENEZIA (6 gennaio) - Hanno tentato di dare fuoco a un clochard veneziano, Marino S., 61enne, che ormai da anni vive in una scatola di cartone in corte Badoera, a due passi dalla Basilica dei Frari. Qui, l’altra sera, un gruppo di giovani si è presentato "armato" di liquido infiammabile e accendini. Ragazzini sotto i 18 anni - a sentire alcuni residenti, il che rende la cosa ancor più inquietante - che hanno versato il liquido prima tra i cartoni, poi nella corte, fino alla calle d’uscita. Quasi per segnarsi una via di fuga, da veri criminali. A quel punto hanno accesso questa sorta di miccia e il fuoco ha iniziato a svilupparsi tra i cartoni ricoperti di plastica, dietro cui si riparava l’uomo. Alcune fiamme hanno intaccato anche la manica del giaccone di Marino S., che però è riuscito a spegnerle prontamente. Fortunatamente anche il resto del fuoco si è presto estinto, mentre i giovani se la davano a gambe.«Erano giovanissimi: tre o quattro maschi e anche un paio di ragazze - racconta Liliana Bulegato, un’abitante della zona le cui finestre si affacciano su corte Badoera -. Li ho visti che spargevano questo liquido per terra. Poi ho visto come una stradina di fuoco, e Marino con le fiamme sul braccio che se le spegneva. Un orrore. Quel che mi stupisce di più sono le famiglie che lasciano per strada questi ragazzi. Qui vengono spesso, anche nel cuore della notte. Marino non reagisce e per loro questo povero disgraziato è diventato come un bersaglio. Una cosa terribile».Insomma, una tragedia sfiorata, che lascia aperti pesanti interrogativi: sugli autori di un gesto tanto grave, su come dei giovani possano arrivare a tanto. E anche sul fatto che in molti anni non si è riusciti a trovare una soluzione per questo senzatetto. Oltre dieci anni fa, Marino S. venne sfrattato dalla casa che abitava a Cannaregio. Un colpo da cui non si riprese. Iniziò così la sua vita da clochard. In corte Badoera staziona da almeno otto anni: qui, sotto un porticato, si è costruito la sua "casa" di cartone, si lava alla fontana, mangia quel che trova tra i rifiuti, svuota vasi di urina e feci nei rii o nei tombini vicini. I servizi sociali del Comune hanno tentato di inserirlo in una comunità protetta, ma inutilmente. Per ben tre volte la corte è stata anche ripulita dall’azienda cittadina dei rifiuti. Ma puntualmente, Marino S. è sempre tornato a costruirsi la sua casa. Un ovvio problema per il vicinato, soprattutto per i suoi risvolti igienico-sanitari, a cui ora si aggiunge anche quello di questi giovani delinquenti che pare abbiano trovato un passatempo nel tormentare quest’uomo.«Io lo dico da anni: questa situazione è pericolosa - dice Giampaolo Gasperini, un altro residente della zona che come consigliere di Municipalità si è sempre occupato del caso -. Forse a quest’uomo basterebbe dare una casa e un po’ di aiuto. Di certo, non si può continuare a ignorare il problema. Tanto più ora che ci sono questi giovani delinquenti che lo hanno preso di mira».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86630&sez=NORDEST

La polizia di Venezia individuerà gli autori dell'aggressione. Non ho dubbio che lo faranno. Questa parte del loro mestiere la sanno fare. Solo che questi delinquenti non sono stati creati delinquenti da un dio pazzo e cretino, ma sono stati costruiti da un ambiente che li ha portati a delirare e a divertirsi a dar fuoco alle persone. Se fossero dei poliziotti, sarebbero i poliziotti torturatori; se fossero dei magistrati sarebbero come dei Calogero, Mastelloni, Ugolini, Ferrari, Dalla Costa, gente che trova soddisfazione a far del male. L'ambiente educazionale cattolico genera i mostri. I mostri si rivelano nelle azioni. Queste azioni sono uguali, ma veicolate in maniera diversa a seconda della possibilità che ha il mostro di veicolare la sua perversione.


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Così per l’odio contro gli extracomunitari manifestato da Bitonci, Gentilini, Galan, e che i magistrati non hanno voluto perseguire perché condividevano tale odio e condividevano i proclami di criminalizzazione messi in atto da Maroni e soci, qualcuno, educato in ginocchio davanti al crocifisso, pensa che si possa accoltellare la ragazza. Tanto, mica è una persona, è una bestia extracomunitaria. Che c’è venuta a fare in Italia se non per farsi accoltellare e bruciare? Dal Salvini a Bossi, da Borghezio a Boso, da Gentilini a Zaia, con la complicità dei magistrati di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza, ecc.




Vicenza. Accoltella l'ex fidanzata:
si salva gettandosi dall'auto in corsa
Il tentato omicidio mentre i due tornavano da una cena insieme

La trentenne brasiliana è stata soccorsa da alcuni passanti



VICENZA (6 gennaio) - Un vicentino è stato arrestato la scorsa notte dai carabinieri del nucleo operativo di Vicenza con l'accusa di tentato omicidio nei confronti dell'ex fidanzata brasiliana di 30 anni. Secondo quanto si è appreso finora l'uomo avrebbe colpito alcune volte con un arma da taglio la donna mentre entrambi si trovavano a bordo di un'auto in viaggio lungo la dorsale dei Colli Berici. La brasiliana sarebbe riuscita a salvarsi gettandosi dall'auto in corsa all'altezza di Perarolo (Vicenza). Soccorsa da alcuni passanti la donna è stata ricoverata in prognosi riservata all'ospedale di Vicenza. L'uomo, rintracciato dai militari, è stato fermato e accompagnato in caserma. In manette è finito Luca Vaccari, 38 anni di Brendola (Vicenza), ex fidanzato della donna ferita, Maria Biraci, 30 anni residente ad Arzignano (Vicenza). I carabinieri sono risaliti all'uomo proprio ricostruendo la storia dell'immigrata che al momento dei soccorsi presentava ferite da taglio alla testa, al collo e alle braccia. Secondo la ricostruzione degli investigatori Vaccari, che lavora come tecnico laser nella ditta del padre, aveva rapinato la donna, barista ad Arzignano, dell'utilitaria, della borsa e del cellulare. L'uomo, rintracciato nella sua abitazione, avrebbe ammesso il tentativo di omicidio indicando il luogo dover aveva abbandonato la vettura. Nella sua abitazione i militari hanno sequestrato gli abiti sporchi di sangue e tre taniche colme di benzina. I carabinieri sospettano che potessero essere utilizzate per dar fuoco al cadavere dell'extracomunitaria una volta compiuto l'omicidio. Non è stato invece ancora recuperato il coltello utilizzato dall'uomo per tentare di uccidere l'ex fidanzata. Difeso dal legale di fiducia Giovanna Elena Bronca, Vaccari avrebbe motivato il gesto dicendosi esasperato dall'insistenza della donna di voler riprendere la relazione che lui aveva voluto troncare. Ieri sera dopo aver cenato con la donna aveva raggiunto una zona isolata e l'aveva aggredita. La brasiliana è stata trasferita nel reparto di chirurgia plastica e non sarebbe in pericolo di vita.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86653&sez=NORDEST


La buffoneria di Bitonci e Mezzasalma non hanno limiti. Sono offensivi per la società civile e meritano il disprezzo.
La questione è relativa all’odio che è stato spanto dalla lega e dai sindaci che pensano di essere tanti rambo contro le persone più deboli e più fragili. Dopo la guerra che vigliaccamente la leghista della Provincia di Venezia ha fatto al tentativo del Comuni dei Venezia di fornite un’abitazione ai Sinti Veneziani, questi personaggi, che hanno spinto all’odio per l’odio contro le persone (Gentilini si vantava di aver distrutto campi rom con le bande armate dei vigili urbani senza che la magistratura individuasse in tali azioni atti di terrorismo: se questa non è complicità! Se fosse stata bruciata la casa di Fojadelli o di Borraccetti, questi personaggi avrebbero gridato al terrorismo. Solo che non sono pagati per difendere la loro casa, ma quella dei Rom e di ogni altro cittadino!).
E, come al solito, il terrorismo di questi criminali, anziché risolvere il problema è solo in grado di sequestrare i minori costruendo ulteriore disagio.
Le persone considerate bestiame, oggetti senza diritti davanti ad Istituzioni che vengono meno ai loro doveri per distruggere la società civile.
Riporto:



Famiglia vive in tenda al gelo: è guerra
tra i sindaci di Cittadella e Fontaniva
Il marito è in carcere, moglie e tre figli vivono lungo il Brenta

Mezzasalma replica alle accuse di Bitonci: si informi meglio
di Michelangelo Cecchetto




PADOVA (5 gennaio) - Il marito finisce in carcere e la moglie, con tre figli a carico, a causa della mancanza di un alloggio finisce a vivere in una tenda nonostante i rigori dell'inverno. Accade a cavallo tra i comuni di Fontaniva e Tezze sul Brenta, nel padovano. In favore della famiglia lancia un appello il sindaco leghista della vicina Cittadella, Massimo Bitonci, il sindaco delle ordinanze "tolleranza zero". Bitonci richiama le municipalità di Fontaniva e quella confinante vicentina di Tezze sul Brenta, a difesa della famiglia che vive nella tenda, circondata da una trentina di cani. I due comuni secondo l'onorevole, sarebbero "colpevoli" di non aver mosso un dito per rimediare alla situazione. «È intollerabile che una giovane madre con tre figli in tenera età viva nel 2010, in pieno inverno, sotto una tenda lungo un fiume, senza che il comune dove il nucleo familiare ha risieduto fino all'arresto del capofamiglia, ora nella casa circondariale di Rovigo, faccia nulla per prestare la benchè minima assistenza», sentenzia Bitonci. L'episodio è emerso dopo che domenica 27 dicembre nel corso della Maratonina di Cittadella, un partecipante era stato morso da un cane che i residenti dicevano essere di zingari. I controlli della polizia locale cittadellese hanno fatto emergere la singolare situazione. «Fin dalla scorsa primavera - continua Bitonci - la famiglia era stanziale sulle rive del Brenta nel territorio comunale di Fontaniva, con puntate anche a Tezze sul Brenta. Ogni comune si faccia carico dei propri assistiti e non faccia ricadere le conseguenze sulle amministrazioni vicine». Replica il sindaco di Fontaniva Marcello Mezzasalma: «Respingo le accuse, non voglio fare polemiche. Mi sembra strano che l'onorevole Bitonci faccia ordinanze molto restrittive e poi difenda gli zingari. Deve informarsi meglio. Conosciamo la situazione. Sono nomadi Sinti, con residenza a Trieste non a Fontaniva. Rifiutano ogni forma di aiuto pur prestato. Vogliono vivere secondo le proprie tradizioni. Per legge possono spostarsi dove vogliono ed hanno 48 ore per lasciare il territorio quando intimanto. I servizi sociali sono informati e due bimbi a breve verranno dati in affidamento».

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86560&sez=NORDEST


La situazione generale della povertà in Veneto ha superato i confini del singolo caso individuale e sta diventando un fenomeno sociale che solo chi ha superato i cinquant’anni può ricordare. E, ancora una volta, l’articolista pone l’accento sul caso individuale. Una condizione particolare, come le insegnanti che chiedono ai fabbricanti di scarpe di regalare qualche fondo di magazzino. Come se il problema, che le scarpe rivelano, fosse circoscritto alle sole scarpe e non alle più generali condizioni di vita delle famiglie di questi ragazzi.




Treviso. Nuove povertà: bimbi a scuola
con le scarpe bucate e senza calzini
Accade a Montebelluna, dove l'indigenza colpisce italiani

ed extracomunitari. Istituito un fondo per aiutare i bisognosi

di Laura Bon


MONTEBELLUNA (6 gennaio) - Bambini a scuola senza calzini. Piccoli con le scarpe bucate. Alunni che non hanno quaderni, gomme, penne per scrivere. Mamme che evitano accuratamente le gelaterie perché non hanno un euro per il cono del figlio. Non è leggenda. È quello che accade nella ricca Montebelluna e che, probabilmente, succede anche in tante altre città della provincia e del nord est. Qualcosa di più sconvongente e di più eclatante delle note ristrettezze in cui la crisi ha gettato molte famiglie italiane. Povertà con la "P" maiuscola, insomma. A svelare una realtà da brividi sono le rappresentanti di classe della centralissima scuola "Marconi" di Montebelluna. Qui, dalla collaborazione fra le mamme, le insegnanti, la dirigenza e il personale para scolastico è nato un anno fa un progetto inedito. Un fondo di solidarietà per aiutare il compagno di classe, il vicino di banco, le famiglie che lottano ogni giorno contro le difficoltà economiche e vivono fianco a fianco di quelle più benestanti, i residenti del centro città. Grazie a quel fondo, frutto di una vera e propria gara di solidarietà, si possono versare soldi, ma anche portare vestiti, grembiuli, cancelleria. E l'idea funziona, ma nel frattempo le situazioni si aggravano. Di giorno in giorno. «Se non si vedono da vicino certe situazioni -dice Francesca Bonifaccio, una delle rappresentanti di classe- è impossibile crederle vere. Nella nostra scuola ci sono bambini che non hanno i calzini, ma anche bambini che indossano per mesi lo stesso maglione lavandolo la sera e usandolo il giorno dopo. Hanno solo quello. Nessun altro». Le scarpe, poi, per molti sono un problema. «Ci sono piccoli che hanno scarpe bucate senza i calzini sotto. Indossano le calzature smesse dai nostri figli, ma non per avere il cambio in più. Proprio perché non ne hanno altre». Di qui un appello alle aziende del territorio. «Per molte, credo che non sarebbe un problema donare dei resti di magazzino. Senza dubbio, però, risolverebbero i problemi di tante mamme». Non solo, e non necessariamente, straniere. «Credo che se un 70% di questi bambini non è italiano, un buon 30% lo sia. Contiamo almeno due casi gravi per classe, una quarantina in tutta la scuola. Ci sono bambini che non possono permettersi la merendina di metà mattina, per non parlare del buono mensa nel giorno del rientro. Ci sono tanti padri con lavoro solo saltuario, per i quali anche il cono gelato per i figli è proibitivo. Non stiamo parlando di ristrettezze di famiglie in difficoltà nell'arrivare a fine mese, ma di vera e propria povertà». Quella della porta, o del banco, accanto.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=86675&sez=NORDEST



Io ricordo la povertà. Ricordo l’umiliazione dei “buoni per i poveri” che venivano distribuiti nelle scuole quando andavo alle elementari. I buoni non solo non risolvevano il problema, ma lo aggravavano. Il problema, che si presentava in maniera materiale, veniva calato in forma psicologica ed emotiva nei bambini.
Il buono non era per avere le scarpe, ma affinché tu ti presentassi a scuola senza che la scuola vedesse che non avevi scarpe adeguate fingendo che i tuoi genitori e la tua famiglia non avesse dei problemi. Il problema non era del ragazzo, ma della scuola. Se le famiglia avessero avuto un minimo di possibilità le scarpe le avrebbero comperate migliori all’interno di migliori condizioni di vita. Invece, si trattava soltanto di umiliare il bambino per adeguarlo ad un ambiente che gli imponeva un’omologazione al di sopra delle proprie forze. Come veniva imposta la giacca e cravatta a persone che non l’avevano mai messa, per deriderli della loro goffaggine. L’individuo umiliato per essere piegato all’immagine perché, altrimenti, l’ambiente che richiede quell’immagine avrebbe dovuto prendere atto del problema: come i magistrati o le forze di polizia.
Non si è responsabili SOLO per le azioni fatte o per le azioni non fatte, che quando fatte o omesse, hanno sempre valenza di delitto nella misura in cui a farle o non farle sono organi Istituzionali. Si è responsabili anche delle CONSEGENZE sociali che quelle hanno prodotto!
Si è sempre responsabili di non aver pensato ciò che si avrebbe dovuto pensare quando lo si poteva pensare e delle conseguenze che il non averlo pensato ha provocato.
Si è sempre responsabili per ciò che si avrebbe dovuto dire quando si poteva dirlo e delle conseguenze che il non dirlo ha provocato!
Si è sempre responsabili di non aver fatto ciò che si avrebbe dovuto fare quando lo si poteva fare e delle conseguenze che il non averlo fatto ha provocato.

06 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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