La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 17 gennaio 2010

Tecniche per truffare le persone nel Veneto cattolico: le istituzioni in Veneto come opportunità per truffare i cittadini.


Come avvengono le truffe in Veneto?
Esistono i truffatori da strada, ma la mafia che truffa in Veneto è all’interno delle istituzioni. Il truffatore non cerca la sua vittima, è la vittima che cerca il truffatore. Il truffatore in Veneto si piazza nelle istituzioni. Aspetta che la vittima gli porta i soldi, la circuisce con le promesse certificate dal ruolo istituzionale che ricopre e poi gli sottrae il denaro.
Tre casi in pochi giorni.
Come i fallimenti pilotati per sottrarre denaro agli operai che hanno fatto, di fatto, oltre 200 disoccupati in più impoverendo il tessuto sociale Padovano. Oppure la vecchietta che porta i suoi risparmi al direttore delle poste che, pronto, glieli sfila. Oppure le banche che praticano tassi di interesse da strozzini.
Con la crisi si giustifica tutto.
Licenziamenti, soldi che spariscono, strozzinaggio.
Qual è il dipendente che va a verificare che l’azienda per cui lavora gli versa i contributi? Sarebbe non aver fiducia nella propria azienda: sei così in malafede? L’azienda si offenderebbe!
E chi può mettere in discussione l’integrità del direttore dell’ufficio postale? Mica è uno zingaro o un nero che susciterebbero subito diffidenza.
E il banchiere?
Quando ti presta i soldi devi pure dirgli “grazie!” oltre che pagargli fior fiore di interessi.
Vorresti denunciare un così caro benefattore che nel momento del bisogno è pronto a portati via l’azienda e ad indebitarti fino alla gola?
Ringrazialo!
Tutte queste truffe hanno alla loro base l’educazione cristiana. La fiducia nel dio buono anche se il dio buono macella le persone col diluvio universale. Il dio buono che è rappresentato, di volta in volta, dal titolare di aziende che porta al fallimento, il direttore dell’ufficio postale o il dio buono è rappresentato dal bancario che fa lo strozzino per conto del banchiere, il suo capo.
Riporto gli articoli


Padova. Fallimenti pilotati: centinaiadi dipendenti restano senza lavoro
Sedici persone avrebbero messo al sicuro 11 milioni

con vari trucchi finanziari, creando 225 nuovi disoccupati
di Michela Danieli

PADOVA (16 gennaio) - Dietro il paravento della crisi economica, la finta bancarotta per lasciare a bocca asciutta dipendenti e creditori, incassando contemporaneamente la liquidità dei beni dell'azienda venduti. È il nuovo effetto collaterale della “finanza creativa” scoperto dalla Guardia di finanza, che nella città del Santo ha segnalato alla Procura per fatti di bancarotta fraduolenta 16 persone riconducibili a 15 imprese patavine. Almeno 11 milioni di euro sono stati “stornati” nel corso di quelle che le Fiamme Gialle hanno definito “azioni delittuose volte alla dissimulazione delle disponibilità economiche e di destabilizzazione del patrimonio aziendale”. Sono 225 i lavoratori che finora, in questo gioco delle tre carte, ci hanno rimesso il posto di lavoro, gli stipendi e i contributi. Ma “Il fenomeno è in crescita” dice a chiare lettere il maggiore Antonio Manfredi del Comando provinciale di Padova.Il metodo usato è una prassi-fotocopia. L'azienda comincia a non versare le ritenute ai dipendenti, che scopriranno solo dopo l'ammanco nei loro contributi previdenziali ai fini pensionistici. Successivamente gli imprenditori ottenevano lo stato di crisi, ma al momento della dichiarazione di fallimento, che serve per soddisfare le insolvenze verso tutti i creditori, i beni della società erano svaniti: strumentazione del valore di 800mila, un milione di euro, due auto di grossa cilindrata, decine di computer, un motorino, lo stesso materiale di produzione delle ditte e molto altro. I capitali erano infatti già stati distratti dagli imprenditori che li avevano venduti per proprio conto.«Abbiamo quindi proceduto alle perquisizioni – continua Manfredi – rinvenendo documentazione fiscale occultata e beni preziosi anche presso le abitazioni dei protagonisti». Sequestrati, tra l'altro, conti correnti personali. I 16 protagonisti della vicenda, segnalati all'autorità giudiziaria, rischiano ora dieci anni di reclusione, mentre il filone investigativo continuerà a stare al centro dell'attenzione della Gdf per tutto il 2010. Non è affatto escluso, infatti, che il panorama economico, risollevato solo da timidi segnali di ripresa, non possa far cadere in tentazione altri imprenditori.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87780&sez=NORDEST



Ha aspettato le sue vittime dentro all’ufficio. Era consapevole che i vecchi hanno molti problemi a fare denuncia. Si sentono fessi. Raggirati. Hanno sensi di colpe e poi, basta una “manfrina” e si commuovono permettendo al truffatore di farla franca.
Riporto:



Treviso. Mette i risparmi alle Poste: dopo

qualche mese trova soltanto mille euro
Sparita una cifra consistente a un'anziana di Codognè.

Ma non è stata l'unica vittima: licenziato il direttore della filiale
di Erica Bet

TREVISO (17 gennaio) - Aveva affidato i risparmi di una vita al libretto aperto in posta. Ora, che per tornare in possesso del suo denaro è stata costretta a rivolgersi alle vie legali, ha paura di non riuscire a vedere la fine del processo. Lea Dario, classe 1923, nel 2004 ha aperto un libretto di deposito alle Poste di Codognè e vi ha riposto i risparmi di una vita di lavoro e sacrifici, suoi e del marito: si parla di alcune decine di migliaia di euro.Nel 2005 ha deciso di investire parte dei risparmi in una polizza assicurativa promossa dalle Poste. «Mi fidavo delle Poste – spiega la signora Lea, 87 anni a breve – ho deciso di destinare parte dei fondi alla polizza». A distanza di qualche mese, nel 2006, Lea ha attinto al suo libretto per pagare delle spese; a quel punto l’amara sorpresa. Dei soldi non c’era più l’ombra: nel libretto erano rimasti poco meno di 1.000 euro. Incredula ha chiesto spiegazioni agli uffici postali, per capire dove potessero essere finiti i suoi risparmi. Mentre passavano i mesi, ha scoperto anche che quel direttore dell’ufficio postale al quale si era affidata era stato licenziato e che era stata avviata un’indagine interna.«Non volevo dare il via ad una causa – spiega Lea – alla mia età, andar per avvocati. Chiedevo solo di riavere i miei risparmi, frutto del lavoro di una vita mia e del mio povero marito». I mesi passano e la paura di non riuscire più a metter mano sul denaro aumenta: «Mi son vista costretta a rivolgermi ad un legale, ho una certa età e ho paura di morire prima di riuscire a rivedere il mio denaro». Nel 2008 Lea Dario si rivolge allo studio legale Francesca Casetta di Gaiarine ed inizia l’iter. Nel frattempo la voce si sparge, il paese è piccolo e a Lea, che ora vive da sola, senza figli e con qualche acciacco, viene il dubbio di non esser stata la sola vittima. «Se ci sono delle altre persone vittime come me, si facciano vive». Le Poste di Codognè, contattate, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87920&sez=NORDEST


Le banche vogliono le garanzie. E ancora garanzie. E garanzie delle garanzie. Come possono essere sicure di tornare in possesso del loro denaro una volta dato?
Molti degli imprenditori che finanziano sono, a loro volta, dei truffatori. Gente senza scrupoli che rastrellano denaro e le singole vittime si sentono sole e senza nessuna garanzia.
Il PM Paolo Luca ha poco da farneticare: la truffa, come metodo di vita, viene imposta come imprinting nei bambini dalla chiesa cattolica. Tutto il resto è solo storia giudiziaria di truffati che truffano e che cercano di non essere truffati.
Riporto la notizia:


Padova. Tutti contro le banche:

«Tassi d'interesse come quelli degli strozzini»
La Procura: «Aumentano le denunce di persone disperate»

Artigiani: «Chiedono troppe garanzie, intervenga Bankitalia»
di Matteo Bernardini


PADOVA (17 gennaio) - «Nell’ultimo anno c’è stata un’impennata di denunce per usura contro le banche presentate soprattutto da piccoli e medi imprenditori che si sono rivolti agli istituti di credito domandando finanziamenti per superare la crisi. Ma gli interessi loro applicati sarebbero andati oltre i limiti fissati dal Ministero delle Finanze. Le denunce sono arrivate da persone disperate, e inoltre ci sono le segnalazioni di diverse associazioni a cui gli imprenditori si si sono rivolti». Le parole sono del pubblico ministero Paolo Luca, il magistrato che coordina il gruppo di sostituti procuratori padovani che si occupa di reati finanziari. Frasi che portano alla luce una situazione drammatica non nuova però agli operatori del settore e ai responsabili delle principali associazioni a difesa dei diritti dei cittadini.«Il problema esiste – conferma Fabio Di Stasio, direttore di Artigianfidi – noi, per esempio, stiamo utilizzando un fondo anti usura di circa 900 mila euro per aiutare i piccoli imprenditori. Le banche infatti non si accontentano più delle sole garanzie che possiamo offrire loro, ma ne vogliono di supplementari e spesso arrivano a chiederne in eccesso rispetto alla somma domandata dagli imprenditori».«Gli istituti di credito – continua il direttore di Artigianfidi – hanno chiuso i contatti con moltissime imprese. Il nostro lavoro, nell’ultimo anno, è aumentato del 38 per cento, ma questo non è certo un bel segnale. Significa che le banche non hanno più concesso credito nemmeno a chi già ne usufruiva». Ma l’allarme lanciato dalle parole del sostituto procuratore è condiviso anche dal segretario provinciale di Adiconsum, Roberto Nardo: «Più che i tassi d’interesse applicati, il problema sono i costi di commissione e le altre spese pretese dalle banche, che sono persino riuscite a reintrodurre la commissione di massimo scoperto, seppur in altro modo rispetto a prima».E l’affondo del segretario di Adiconsum nei confronti degli istituti bancari si trasforma in un vero e proprio attacco all’arma bianca: «Negli ultimi due, tre, anni hanno fatto di tutto e di più per raccogliere denaro e tappare i buchi provocati dalle speculazioni finanziarie non andate a buon fine. Noi continuiamo a denunciare questi comportamenti e soprattutto la pericolosità del “sottobosco” rappresentato dalle finanziarie e dalle società di mediazione del credito».Con il segretario provinciale di Adiconsum e con il direttore di Artigianfidi, si schiera anche Nicola Ramundo, presidente dell’Osservatorio del cittadino contribuente: «Ci sono imprenditori alla canna del gas, specialmente il popolo delle partita iva all’interno del quale si è registrata una vera e propria impennata di fallimenti. Causati dalle banche che ormai non permettono più di operare».«Utilizzando una lunga serie di artifici – termina Nicola Ramundo – arrivano ad applicare quelli che vengono definiti tassi “oltre usura”. Ma oltre agli istituti di credito i problemi arrivano anche da quelli finanziari che stanno mettendo sul lastrico tanti piccoli imprenditori. E la cosa incredibile in questa vicenda è il mancato intervento di Bankitalia».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=87893&sez=NORDEST


Bankitalia non può intervenire.
Bankitalia è nelle mani delle banche che ne controllano il capitale.
Come può intervenire?
Contro i fallimenti pilotati che vedono, fra l’altro, anche le banche come vittime?
Contro i direttori delle poste che sottraggono denaro ai risparmiatori?
Contro i tassi d’usura delle finanziarie che prestano soldi a loro rischio e pericolo?
I cittadini del Veneto sono tutti potenziali vittime di una serie di “proprietari” delle persone, come ha insegnato loro il vangelo. Non si può servire “dio e mammona”, ma che tu sia dio o che tu sia mammona, devi truffare e arraffare se vuoi sopravvivere in Veneto.

17 gennaio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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