La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 28 febbraio 2010

Renato Brunetta e Luca Zaia. I motivi di apprensione per la loro candidatura in Veneto!



Questi due personaggi sono dei Ministri della Repubblica.
Eppure, uno vuole concorrere per la poltrona di Presidente della Regione del Veneto e l’altro per la poltrona di Sindaco di Venezia.

Perché Brunetta e Zaia hanno fatto queste scelte?
Sono Ministri della Repubblica. Potrebbero aspirare ad essere Presidenti del Consiglio dei Ministri o Presidenti della Repubblica. E, invece, c’è un ritorno dalle cariche nazionali alle cariche locali.

Ultimamente il posto di ministro della Repubblica non è più un “posto desiderato”. Non concede più a chi lo occupa quella dignità morale che avrebbe dovuto concedere. Questo perché la Repubblica Italiana ha perso la sua dignità di Repubblica Democratica spostandosi sempre più su posizioni di Stato fascista che, se in questo momento viene definito come Stato Azienda nella mani del padrone Berlusconi, in realtà si sta sempre più avvicinando allo Stato Mafia. Uno Stato in cui una cosca mafiosa, occupando il ruolo egemonico caratteristico della struttura dello Stato assolutista fascista, si sta sostituendo allo Stato Democratico svuotando le Istituzioni Nazionali della loro funzione.

Le dichiarazioni del Ministro Alfano che una volta bocciata una legge illegale che porta il suo nome fatte a Porta a Porta da Vespa, dimostra come sia in atto un attentato terroristico nei confronti della Democrazia: istigare all’odio sociale contro la Costituzione millantando e pretendendo diritti illegali e impunità da crimini gravissimi sottratti al giudizio della magistratura.
All’interno di uno Stato azienda, o di uno Stato mafia, i Ministri perdono il loro ruolo Istituzionale per essere esecutori di ordini del capo azienda o del capo mafia, ed è questa la condizione che stanno vivendo il Ministro Zaia e il Ministro Brunetta.
Per loro, e questa è la mia preoccupazione, si apre la possibilità di diventare i “capi azienda” del Veneto e di Venezia, con tutte le conseguenti cupole e controlli di tipo mafioso.

Se il Ministro Zaia o il Ministro Brunetta fossero delle persone politiche e avessero un minimo di coscienza sociale, agirebbero per dar lustro all’Istituzione che rappresentano e della quale, comunque e al di là del loro padrone, sono, in ogni caso, i responsabili.
Invece, dall’Istituzione che occupano, sembra che non traggano i profitti desiderati.
Nessuno vieta a Zaia di andare in giro a fare la propaganda delle mozzarelle o del prosecco di Treviso, ma con un’agricoltura allo sfascio e con le centinaia di aziende agricole che stano chiudendo, fare la pubblicità alla mozzarella o al prosecco è una presa in giro all’Italia: un incapace, un incompetente, un codardo, che ricopre il ruolo di ministro e anziché affrontare i problemi economici fa il venditore in televisione. Forse è l’unica cosa che sa fare e forse è l’unico ruolo che il suo padrone Berlusconi vuole che faccia.

Così come Brunetta, ex braccio destro di De Michelis, si è permesso di fare guerra alla CGIL o ai “fannulloni”, cioè alla gente indifesa. Gli è vietato qualsiasi intervento che possa modificare e rendere efficiente la pubblica amministrazione (salvo giocare con i tornetti). A Berlusconi non interessa rendere efficiente la pubblica amministrazione, tanto meno la magistratura, così a Brunetta sono consentite solo le farneticazioni che spesso sfociano in insulti gratuiti agli italiani.

Proviamo a ricapitolare il discorso dei soldi buttati dal ministro Castelli (quello di Roma ladrona) a proposito del piano sull’emergenza carceraria. Ricordo che per le porcherie fatte da Castelli che procastinava nel tempo l’intervento sulle carceri, dovette intervenire il Governo Prodi con l’indulto data la situazione terribile e disastrosa fatta dal governo Berlusconi di cui Castelli era un esecutore. Provamo a vedere come la corruzione del governo Berlusconi, di cui Zaia e Brunetta fanno parte, si sia radicata e perpetrata nel tempo. Chi ha rubato con Castelli (quello di Roma ladrona) ha continuare a rubare anche col G8:





G8, l'inchiesta: vertice e carceri, stesse imprese
di Guido Piga




LA MADDALENA. In Sardegna ci sono quattro carceri in costruzione. A Cagliari, Sassari, Oristano e Tempio. Le gare per l’affidamento dei lavori sono state coperte dal segreto di Stato. Come per il G8.
Tre degli appalti per la costruzione degli istituti penitenziari sardi sono andati ad altrettante società che poi li hanno vinti, nel 2008, anche per le opere alla Maddalena: Opere Pubbliche spa per il carcere di Cagliari, Anemone srl per quello di Sassari, Gia.fi costruzioni per quello di Tempio. L’aggiudicazione l’ha fatta il Siit (Servizi integrati infrastrutture) del Lazio, braccio operativo del ministero delle Infrastrutture guidato, fino al settembre del 2005, da Angelo Balducci, il soggetto attuatore del G8 finito in carcere, insieme al successore Fabio De Santis, con l’accusa di corruzione.
Ovviamente non c’è alcun profilo penale. Solo un filo rosso che tiene insieme almeno tre società nella realizzazione dei più rilevanti interventi pubblici in Sardegna degli ultimi anni.

Il piano carceri. Tra il 2002 e il 2003, il governo Berlusconi elabora il piano carceri. Alcune strutture verranno potenziate, altre costruite ex novo. Tra queste ultime, quelle di Cagliari (lavori per 58 milioni 840mila euro), Sassari (53 milioni 710mila euro), Oristano (36 milioni 150mila euro) e Tempio (33 milioni).

Il segreto. Un decreto del ministero della Giustizia, firmato il 2 ottobre 2003 dai ministri Lunardi (Infrastrutture) e Castelli (Giustizia), impone che «tutti gli interventi rivestono carattere di urgenza e la loro esecuzione deve essere accompagnata da particolari misure di sicurezza». Niente di anomalo, è la prassi. I lavori devono essere fatti secondo le imposizioni dell’articolo 33 della legge quadro sui lavori pubblici. Il titolo è: “Segretezza”. La norma dice che le opere «possono essere eseguite in deroga alle disposizioni relative alla pubblicità delle procedure di affidamento dei lavori pubblici». E, più avanti, chiarisce che possono «svolgersi delle gare informali». Niente bandi sulla Gazzetta Ufficiale e gare con procedure veloci, come è successo per il G8 alla Maddalena.

Le gare. I lavori vengono affidati nel dicembre del 2005. Ne dà notizia, in visita a Tempio, il ministro Castelli. «Secondo quanto comunicatomi dal ministro delle Infrastrutture Lunardi il 22 dicembre scorso - informa Castelli il 26 dicembre 2005 - sono state aggiudicate le gare d’appalto per gli istituti penitenziari di Tempio, Cagliari, Sassari e Oristano».

Il soggetto attuatore. Materialmente, le gare informali le ha fatte il Siit. In questo caso, quello di Lazio, Abruzzo e Sardegna. Fino a quattro mesi prima, il direttore generale del Siit era Angelo Balducci, ora in carcere con l’accusa di corruzione per i lavori del G8 alla Maddalena. Il 3 agosto 2005, infatti, il governo (assente Berlusconi, presente il vice Fini) nomina Balducci presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Al suo posto, al Siit, Valeria Olivieri.

Il Tar. Una società esclusa dagli appalti, Pizzarotti spa (quella che ha fatto i lavori per l’ampliamento della base Usa alla Maddalena nel 2003), presenta ricorso al Tar del Lazio perché il ministero delle Infrastrutture le ha negato l’accesso agli atti della gara per le carceri di Sassari. I giudici respingono il ricorso, perché «la costruzione di un penitenziario può essere segretata».

I cantieri. Solo quando sono cominciati i lavori, sono saltati fuori i nomi delle società. Tutti finiti nell’elenco, pubblico, dell’Igi, l’Istituto grandi infrastrutture. Opere Pubbliche spa (gruppo Gariazzo) ha vinto i lavori per le carceri di Cagliari (alla Maddalena ha poi realizzato il depuratore). Anemone srl ha vinto quelli per le carceri di Sassari (alla Maddalena ha costruito il palazzo delle conferenze). Gia.fi costruzioni ha vinto quelli per le carceri di Tempio (alla Maddalena ha costruito l’hotel dell’ex ospedale).

(16 febbraio 2010)

Tratto da:
http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/g8-linchiesta:-vertice-e-carceri-stesse-imprese/1860883ice-e-carceri-stesse-imprese/1860883

Il governo Berlusconi ha sempre agito come una cupola mafiosa che ha giustificato i suoi interventi con un carattere di emergenza. Vale per le centrali nucleari, per la TAV, per le carceri, per il G8, per le porcherie fatte all’Aquila in cui il responsabile Bertolaso si è dimenticato di rimuovere le macerie e di mettere in sicurezza quello che avrebbe dovuto mettere in sicurezza (questo era la vera emergenza) anziché assicurare quel corollario che è servito per la propaganda elettorale di Berlusconi.
In sostanza, agli italiani sono stati sottratti sia i cinquecento milioni che sono serviti per l’inutile G8, sia le centinaia di milioni sottratti per opere “di emergenza” che hanno rimpinguato le tasche degli amici degli amici di Berlusconi, sia i disastri ai quali sono stati abbandonati i cittadini del messinese e di tute quelle zone che sono state sottratte agli aiuti nonostante le catastrofi ripetute. Per contro, il governo Berlusconi, al fine di creare emergenze fittizie si è sottratto ai doveri Istituzionali provocando disastri sociali come quelli a Rosarno. Disastri di cui i ministri del governo Berlusconi portano la responsabilità totale.
I ministri, più che appartenere ad una compagine governativa, appaiono come delle appendici di Silvio Berlusconi a cui non frega niente dei loro doveri e loro, anziché rivendicare il diritto delle Istituzioni fungono da supporter a Silvio Berlusconi aggredendo e aggravando le situazioni economiche italiane.
Il governo Berlusconi sembra un governo dai mille tentacoli mafiosi che fa tanta propaganda con le televisioni, ma tratta soldi e ruolo istituzionale in maniera illegale. Offende i magistrati (e mica lo hanno torturato; piuttosto sono i magistrati vicini a Silvio Berlusconi abituati a torturare gli imputati e avere l’immunità per questo!) e pretende l’impunità. Questa pretesa di impunità lascia capire ai cittadini che i delitti di cui si è macchiato Silvio Berlusconi devono essere enormi, tanto gravi da impegnare l’intero governo e il Parlamento della Repubblica al solo fine di salvaguardarsi dall’essere giudicato dai magistrati. Non sono i magistrati che “perseguono” Silvio Berlusconi, ma sono i feroci delitti che Silvio Berlusconi e la sua famiglia (vedi Paolo Berlusconi) ha commesso contro i cittadini italiani.
Proviamo a leggerci qualche articolo su come questi personaggi svolgono il loro lavoro:


E qui entrano in gioco i nostri due paladini: Zaia e Brunetta!

Proviamo a inquadrare Zaia:
E la crisi schianta i negozi di quartiere Consumatori crollati dal 45 all' 8%
Repubblica — 18 ottobre 2008

«Se un prodotto alimentare è italiano, sono sicuro della provenienza e mi fido di più», ha dichiarato alla Swg il 90 per cento degli intervistati (nel 2004 erano il 77 per cento). E allora il ministro dell' agricoltura, Luca Zaia, accolto dalla Coldiretti come un salvatore della patria, ha rassicurato tutti. «In Italia i controlli funzionano bene. Ma la certezza estrema si ottiene solo consumando i prodotti dell' agricoltura italiana, del nostro territorio».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/10/18/la-crisi-schianta-negozi-di-quartiere.html08/10/18/la-crisi-schianta-negozi-di-quartiere.html


IMMIGRATI:COLDIRETTI,
NEI CAMPI ATTESA PER 80.000 STAGIONALI

C'e' forte apprensione nelle aziende agricole per il ritardo al via libera all'ingresso di 80.000 lavoratori stagionali immigrati dai quali dipende il 10 per cento dei raccolti nelle campagne italiane dove stanno per iniziare i lavori di preparazione della primavera. E' quanto afferma la Coldiretti, in occasione dello primo 'sciopero degli immigrati', nel sollecitare la tempestiva pubblicazione del decreto flussi 2010 in gazzetta ufficiale poiche' il ritardo rischia di danneggiare settori di grande rilevanza per il Made in Italy agroalimentare.
(28 febbraio 2010)




E il successo della gestione del Ministero per l’Agricoltura:


Agricoltura: Cia, 50.000 imprese a rischio chiusura nel 2010


MARTEDI' 16 FEBBRAIO 2010
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 16 feb - "Nel 2009 migliaia di imprese agricole sono state costrette a chiudere. Altre 50.000 aziende rischiano di cessare l'attivita' quest'anno. Una situazione gravissima". Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori che terra' la propria assemblea il 24, 25 e 26 febbraio a Roma. "L'agricoltura - si legge in una nota - sta attraversando una delle piu' lunghe e difficili crisi della sua recente storia: agli effetti piu' generali (accesso al credito, calo della domanda, disoccupazione, aumento dei costi produttivi) si e' aggiunto il crollo dei prezzi all'origine e la caduta dei redditi (meno 25,3%). Durante l'assise - conclude il comunicato - verranno formulate le proposte per far uscire il settore da una profonda crisi. I lavori aperti dalla relazione del presidente, Giuseppe Politi".
Tratto da:
http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-783661/agricoltura-cia-50-000-imprese/


E ancora sull’incapacità di gestire le risorse economiche che ci sono:

Zucchero: lavoratori in piazza il 15 febbraio per chiedere risposte immediate

Roma, 11 feb. (Labitalia) - "Il governo italiano deve assumersi le proprie responsabilità e rispettare l’impegno, preso nel 2005 con l'Unione europea, di sostenere con adeguati finanziamenti la filiera produttiva bieticolo-saccarifera italiana, pesantemente colpita dalla riforma dell'Ocm zucchero e che ha bisogno di risposte immediate per poter sopravvivere. Ma, purtroppo, da parte del ministro preposto non è emersa, finora, alcuna volontà di produrre atti concreti a favore del settore". Questo il duro commento del responsabile Uila, Pierluigi Talamo, alle cronache parlamentari sui provvedimenti 'competitività' e 'mille proroghe'. "Ancora una volta -prosegue Talamo- assistiamo, da parte del ministro per le politiche agricole, alle solite dichiarazioni di principio a cui seguono fatti che vanno nella direzione opposta. Gli emendamenti proposti nel disegno di legge sulla competitività agroalimentare in favore del settore sono stati bocciati e nel decreto milleproroghe, non c'è traccia dei finanziamenti di cui la filiera ha urgente bisogno".

"Se nei prossimi giorni non verranno garantiti i finanziamenti promessi -spiega Talamo- a stagione di semina della barbabietola non potrà partire, 10.000 aziende agricole saranno a rischio chiusura, chiuderanno i quattro zuccherifici ancora attivi in Italia e, complessivamente, migliaia di persone perderanno il lavoro". "Per far capire la drammaticità della situazione al governo, e al ministro Zaia in particolare, i lavoratori del settore di tutta Italia scenderanno in piazza a Roma lunedì 15 febbraio, proprio sotto la sede del ministero per le politiche agricole, per richiamare il governo alle proprie responsabilità e chiedere risposte immediate e non più rinviabili per difendere la produzione e l'occupazione".

Tratto da:
http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Sindacato/Zucchero-lavoratori-in-piazza-il-15-febbraio-per-chiedere-risposte-immediate_5337288.html

Passiamo a Renato Brunetta:

Brunetta: la sinistra muoia ammazzata

Repubblica — 20 settembre 2009 pagina 1 sezione: ALTRO
CORTINA D' AMPEZZO - Il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta insulta la sinistra "per male": «Vada a morire ammazzata». E attacca «élite e gruppi editoriali che vogliono il colpo di stato. In un anno di crisi hanno pensato solo a far cadere il governo». Immediata la reazione del Partito democratico: il suo è un delirio populista. BONERANDI, CASADIO E MANIA

Tratto da:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/20/brunetta-la-sinistra-muoia-ammazzata.html


Poliziotti in piazza contro tagli e ronde
Repubblica — 29 ottobre 2009 pagina 4 sezione: ECONOMIA

ROMA - C' erano anche le "fiamme gialle", ieri, sfidando il divieto per i militari di protestare in piazza, al corteo dei 40 mila poliziotti - compresi quelli di destra Sap, Ugl e Coisp - che hanno sfilato per il centro storico di Roma contro la politica della sicurezza del governo: i tagli alla polizia e l' istituzione delle "ronde". Sono state le donne poliziotto a ironizzare sugli scandali sessuali del premier, con il cartello rivolto al Cavaliere "se Tremonti convincerai, il mio papi diventerai". Ma i più arrabbiati erano gli agenti dell' Antimafia di Palermo, quelli che catturarono Riina e Provenzano. I colleghi degli uomini morti a Capaci e in via D' Amelio, sotto il ministero della Pubblica Amministrazione, hanno inscenato una protesta contro Renato Brunetta che, qualche mese fa, definì i poliziotti "panzoni". Fischi e insulti, compresi ingiuriosi riferimenti alla statura del ministro, si sono sprecati. «Buffone - gridavano a Brunetta gli investigatori- noi difendiamo anche la tua sicurezza. E tu ci prendi in giro». Immediata la replica del ministro. «Il comparto sicurezza - ha dichiarato il suo portavoce- rappresenta per il governo una peculiarità specifica tanto che è difficile riscontrare negli anni precedenti un bilancio più favorevole. Non cediamo a ricatti, a manifestazioni di piazza e a strumentalizzazioni politiche». «Questo governo - ha urlato Angelo Mortola, Siulp Palermo- ci ha tolto la dignità, dandoci 20 euro al mese di aumento, e un incremento di 13 centesimi al giorno come indennità di rischio. Noi che combattiamo la mafia, guadagniamo 1300 euro al mese. Mentrei meriti se li prendonoi politici». Pesante l' ironia delle forze dell' ordine anche sul ddl che propone la riduzione delle intercettazioni. Ma quella di ieri è stata la sfilata degli slogan anti-Brunetta, anti-Berlusconi, e anti-Maroni. E soprattutto anti-ronde. Un pupazzone di cartapesta di un Berlusconi truccato e sorridente recitava la scritta "papi come ci hai cucinato bene". «Quando governavano gli altri - ha tuonato dal palco di piazza Navona il segretario del Siulp, Felice Romano - gli uomini che oggi siedono a Palazzo Chigi ci chiamavano "i nostri ragazzi". La verità è che hanno preso i nostri voti, ma per noi non hanno fatto nulla». Nel giorno della protesta della polizia, il governo, per voce del senatore Gasparri e del deputato Cicchitto, ha annunciato l' impegno di stanziare cento milioni. Ma la replica dei politici dell' opposizione presenti a piazza Navona non s' è fatta attendere. «Risposta patetica», ha tagliato corto la senatrice pd Anna Finochiaro. «La sicurezza - ha aggiunto il neo segretario Pierluigi Bersani - non si fa con le ronde, servono invece fondie risorse che, però, non devono venire dai condoni perché non si fa legalità con l' illegalità». «Se le forze di polizia sono costrette a scendere in piazza - ha commentato il leader dell' Idv Antonio Di Pietro - significa che siamo allo sfascio». - (a.cus.)

Tratto da:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/29/poliziotti-in-piazza-contro-tagli-ronde.html




Registi e scrittori, rivolta contro Brunetta
Repubblica — 14 settembre 2009 pagina 4 sezione: CULTURA
ROMA - Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta alza il tiro nel suo attacco al mondo della cultura e del cinema in particolare. «Accostare lo spettacolo alla cultura è un grande imbroglio» ha detto ieri Brunetta. «Lo Stato ha il dovere di finanziare la cultura, dalle biblioteche ai restauri, ma lo spettacolo è un' altra cosa. Ma perché finanziamo il cinema? Forse che finanziamo il piano bar o la discoteca? E anche i giornali devono andare sulle loro gambe». Non ha risparmiato i maestri di ieri: «Molti di quelli che alzavano il braccetto - ha continuato - poi hanno chiuso il pugno. Per esempio Rossellini, prima si faceva dare i sogni dal regimee poi ha cambiato idea». La nuova uscita arriva a poche ore dall' intervento al seminario del Pdl a Gubbio, in cui il responsabile della Funzione pubblica ha parlato di «cineasti parassiti, gente che ha preso tanti soldi e ha incassato poco al botteghino. Gente che non ha mai lavorato per il bene del Paese, anzi non ha mai lavorato», ed ha quindi invitato il ministro della Cultura Bondi a chiudere «al più presto» i rubinetti del Fus. La reazione del mondo della cultura non si fa attendere. Il regista Michele Placido, che ha annunciato querela per il riferimento al suo nome nel discorso di Brunetta a Gubbio, ritiene che quello contro il cinema sia «un attacco contro uno degli ultimi spazi di libera espressione, considerando come sono ridotte la tv pubblica e quella privata. Un film, uno spettacolo teatrale» continua Placido, «sono sempre opere di denuncia, di critica nei confronti del potere, e che il potere sia di destra o di sinistra conta poco. Non ricordo film a favore dei governi di Prodi o di De Gasperi. "Il grande sogno", che ha ricevuto finanziamenti di un' azienda privata che si chiama Medusa e che Brunetta non ha visto, non è neanche un film di sinistra, riporta le mie emozioni su un periodo in cui ancora non si era prodotta la frattura tra destra e sinistra». La pensa allo stesso modo lo scrittore Giancarlo De Cataldo: «Come si può considerarlo un film di sinistra? Forse dà fastidio perché rappresenta un periodo in cui i giovani volevano cambiare il mondo, meglio che stiano al loro posto, giovani bamboccioni. Era dal neorealismo, dai tempi di Andreotti, che non si metteva in discussione il cinema come forma d' arte. Brunetta si fa però portatore di un' idea di cultura molto diffusa a destra: è buona, cioè, quando ti diverte, cattiva invece quandoè problematica. C' è poi un astio nei confronti di chi non produce beni materiali: professori, magistrati, artisti, ignorando che anche l' industria culturale produce reddito». Gigi Proietti ironizza: «Io che sono il meno finanziato di tutti dico che chiudere il rubinetto del Fus non è giusto. Al contrario, ne andrebbero aperti altri di rubinetti, attraverso una legge che razionalizzi la spesa. Il ministro dovrebbe evitare il rischio di dirigismo e comprendere che fare spettacolo oggi ha costi che difficilmente vengono coperti dai risultati di botteghino». La regista Francesca Comencini vede nelle parole di Brunetta «un calcolo politico, per alzare il livello dello scontro. A Venezia abbiamo presentato un documento per una legge di sistema sul modello francese, che sganci il cinema dalla politica, perchéi soldi che il cinema genera tornino al cinema. Ma se anche Bondi si appiattisce sulle posizioni di Brunetta, con chi ne dovremmo parlare?». - CARLO MORETTI

Tratto da:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/14/registi-scrittori-rivolta-contro-brunetta.html


Il ministro della Funzione pubblica: "Diamo 500 euro ai figli che escono di casa"
Poi la secca nota da Palazzo Chigi: "Idea del tutto personale e mai concordata
"Meno soldi alle pensioni di anzianità"
Brunetta lancia "bonus anti-bamboccioni"

Cgil: "Boutade irresponsabile e provocatoria. No a contrapposizioni generazionali". Uil: "Toglie ai poveri per dare ai poveri"
Pd: "Proposta che suona come una battuta o una sparata". L'Idv: "Il ministro vincerà il Nobel delle sciocchezze"
ROMA - Agire sulle pensioni di anzianità per reperire risorse. Tali da dare 500 euro al mese ai giovani per aiutarli ad uscire di casa. E' la nuova idea di Renato Brunetta, che solo pochi giorni fa aveva proposto una legge che obbligasse i ragazzi a uscire di casa a 18 anni. Il ministro della Funzione Pubblica ha lanciato la sua proposta durante la puntata odierna di "Domenica In - L'Arena", su RaiUno. Ma in serata palazzo Chigi ha precisato che quella del ministro Brunetta è un'idea del tutto personale, una posizione mai concordata all'interno del governo.

"La verità", ha detto Brunetta, "è che la coperta è piccola e quindi non ci sono risorse per tutti. Secondo me si deve agire sulle pensioni di anzianità, quelle che partono dai 55 anni di età. Facendo in questo modo si potrebbero trovare risorse che consentirebbero di dare ai giovani non 200 ma 500 euro al mese. Solo che una proposta del genere scatenerebbe le proteste dei sindacati, che sono quelli che difendono i genitori. Meno ai genitori e più ai figli". Ma, secondo il ministro, "l'Italia è piena di giovani perbene, che rischiano e che vogliono la libertà. La colpa, se hanno la libertà tarpata, è nostra, dei loro genitori".

Le reazioni. E la replica dei sindacati non si è fatta attendere. "Il ministro Brunetta, sempre in cerca di visibilità, ha esternato un'altra delle sue boutade, in un modo anche un po' irresponsabile e provocatorio". E' il commento di Carla Cantone, segretario generale dei pensionati della Cgil, secondo la quale "non serve a nessuno in questo Paese alimentare contrapposizioni di tipo generazionale". Per il segretario confederale della Uil con delega alla previdenza, Domenico Proietti, è "una proposta che toglie ai poveri per dare ai poveri". Secondo il sindacalista "in Italia abbiamo il problema di rivalutare le pensioni, che hanno perso potere acquisto. Il problema dei giovani deve essere affrontato nell'ambito di una politica di sviluppo che può essere utilmente avviata attraverso la riforma fiscale, annunciata dal governo, che deve essere messa in campo già nei prossimi mesi".
Risposte negative anche da parte dell'opposizione. "Brunetta, nella sua voglia di comparire e di far tutto lui, ha affrontato un argomento drammaticamente serio come quello dei giovani che non hanno la possibilità di lasciare la casa dei genitori, con una proposta che suona come una battuta o una vera e propria sparata", dice Filippo Penati del Pd. "Il ministro Brunetta continua a spararle sempre più" grosse. Vincerà il Nobel delle sciocchezze. In quest'arte è il più bravo di tutti, nonostante l'agguerrita concorrenza degli altri ministri", aggiunge il capogruppo Idv alla Camera, Massimo Donadi. "Brunetta dovrebbe fare proposte più serie perché lui che, con due cariche di ministro e deputato, non sa che con 500 euro al mese non si vive e non si può andare via di casa dai genitori se non c'è lavoro!", afferma il verde Angelo Bonelli. E Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della Sinistra, bolla la proposta di Brunetta come "delinquenziale", perché "punta semplicemente e consapevolmente a scatenare una guerra tra i poveri dentro un folle conflitto tra generazioni".

(24 gennaio 2010)
Tratto da:
http://www.repubblica.it/economia/2010/01/24/news/meno_soldi_alle_pensioni_di_anzianit_brunetta_lancia_bonus_anti-bamboccioni-2060338/index.html?ref=search


Questi personaggi, vogliono essere, uno il Presidente della Regione Veneto e l’altro il sindaco di Venezia.
Io ho il forte sospetto che il passaggio da ministro a Presidente della Regione Veneto e sindaco di Venezia preluda a soldi, mazzette e distruzione della società civile. Preluda, in sostanza, a trasferire la struttura cupolare emergenziale mafiosa manifestata dal governo di Silvio Berlusconi alla Regione Veneto.
Io potrei anche sbagliarmi, ma l’odio contro la Costituzione che più volte Zaia ha manifestato, sia contro le religioni diverse da quella cattolica, sia pretendendo di usare il crocefisso contro la Costituzione della Repubblica e l’odio di Renato Brunetta contro la società civile tanto da riempirla di insulti seguendo la tradizione di Craxi e De Michelis, non lascia presagire nulla di buono.
Ricordiamo che colleghi di partito di Brunetta e Zaia sono Cosentino e Di Girolamo e i suoi conti in Svizzera e le varie mafie. Se Brunetta e Zaia accettano compagni di partito come Cosentino e Di Girolamo, come si può pensare che essi stessi non siano come Cosentino e Di Girolamo? Forse perché i magistrati non li hanno ancora individuati?
Dovrebbero, come minimo, rispettare le leggi dello Stato e non seminare odio.

28 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 24 febbraio 2010

Perché ci si suicida in Veneto? la chiesa cattolica ha devastato le persone, le amministrazioni del PdL e Lega creano problemi sociali ed economici.

Foto: La chiesa cattolica si compiace nel trasformare la società Veneta e i cittadini del Veneto in miserabili che le chiedono la carità sottomettendosi. Ed è vergognosa l'attività di aggressione che la chiesa cattolica mette in atto nei confronti della società Veneta con la complicità di Isituzioni che preferiscono distruggere la socità civile per qualche voto o per qualche complicità.

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Perché la gente si suicida in Veneto?
L’educazione cattolica ne devasta la psiche. Inoltre, su quella devastazione, si innesca la distruzione del tessuto economico e sociale voluto dalle amministrazioni nazionali.
Il devastato che non è in grado di affrontare il futuro, data l’educazione cattolica che ha ricevuto, si trova ad affrontare un presente che viene distrutto da amministratori della Lega e del Popolo delle Libertà che stanno saccheggiando la società civile.
A nessuno interessa il suicidio del detenuto nel carcere di Padova oggi:


Carcere: tunisino 27enne suicida in cella a Padova
E' il nono dall'inizio del 2010

(ANSA)- PADOVA,24 FEB - Un detenuto tunisino di 27 anni si e' ucciso ieri sera nella sua cella nel carcere di Padova. Lo rende noto il sindacato Uil Pa Penitenziari. E' il nono suicidio nel 2010. Il giovane, secondo la versione del sindacato, avrebbe utilizzato le lenzuola per impiccarsi. A nulla purtroppo sono valsi i soccorsi prestati al tunisino dai due compagni di cella e dal personale di sorveglianza.

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2010/02/24/visualizza_new.html_1707223320.html

Era solo un tunisino. Si, ma fra i 68.000 detenuti in Italia aumentati per interessi dal governo Berlusconi (che evita il carcere agli amici degli amici, tipo Cosentino) non è detto che prima o poi qualcuno dei lettori passi per il carcere.
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Foto: In questo modo le amministrazioni regionali hanno ridotto il Veneto, ed ora aspettano il dopo elezioni per continuare l'attività di distruzione del tesuto sociale ed economico.
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Come nel caso della Cosmetic Service di Marcon nel veneziano, un’azienda abituata a ricattare i dipendenti con la complicità della magistratura Veneziana alla quale gli operai fanno schifo e ritiene non illegittimo ammazzarli (vedi sentenze in merito). Un’azienda, la Cosmetic Service che non ha mai fornito indumenti antiinfortunistici ai suoi operai anche se manipola sostanze chimiche. Quando il sindacato ha provato ha osservare che cosa succedeva, la Cosmetic Service non ha trovato di meglio che sbarrare i portoni e chiudere le due aziende. Non so se per l’intervento di qualche Istituzione domani riaprirà i battenti, ma sta di fatto che gli operai sono arrivati al lavoro e si sono trovate le porte sbarrate con un cartello sul portone che annunciava la chiusura.

La crisi economica del Veneto continua sempre più feroce.
Le notizie di crisi si sommano a notizie di crisi.
A notizie di crisi drammatiche seguono notizie di “speranza” come l’ingresso di fattori che smussano l’esasperazione, come ad esempio il tentativo da parte della politica di non far chiudere l’Alcoa. Ma sono solo dei provvedimenti tampone. Provvedimenti che tentano di tamponare l’esasperazione delle persone facendo loro balenare un qualche tipo di “speranza” di poter continuare a lavorare come prima. Nel caso dell’Alcoa la soluzione sembra sempre più lontana nonostante i benefici che si è pronti a dagli. Da quanto ne so ha già spostato la produzione in Arabia Saudita e dubito che voglia farsi carico degli oneri di smaltimento delle scorie che ha prodotto. Penso che, dopo aver contribuito a devastare il territorio tendi a scappare via lasciando la patata bollente nelle mani di un qualche altro ente.
Un po’ come la crisi della Vinyls. Hanno già deciso di chiuderla, ma devono far fessi gli operai ancora per qualche mese. Quando la loro protesta sarà ancora più sterile. Riporto dalla Nuova Venezia:

Marghera, svolta per Vinyls
Eni pronta a vendere, Ramco ha dieci giorni di tempo per decidere. Gli impianti restano fermi, prolungata la cassa integrazione




VENEZIA Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, non è nuovo ad annunci trionfalistici che poi non si sono avverati ma stavolta ha parlato, più prudentemente, di «significativi passi in avanti» al temine dell’incontro per il salvataggio degli impianti di Vinyls che producono cvm e pvc, tra il gruppo di possibili acquirenti, la Ramco, e l’Eni che è proprietaria degli impianti integrati del clorosoda (Assemini e Marghera) e della salina di Cirò Marina. Del resto, Eni e Ramco - rappresentati rispettivamente ieri dal presidente e amministratore delegato di Syndial, Bellodi e Polito, e dall’emiro amministratore delegato Anwar Alaawasmi - avevano già aperto da due settimane una «due diligence» per verificare i termini di una possibile acquisizione degli impianti dell’intero «ciclo del cloro». Ieri il ministero dello Sviluppo - preoccupato per la possibile decisione del tribunale di «convertire» l’amministrazione straordinaria di Vinyls in fallimento per la mancanza di risultati dopo 8 mesi di applicazione delle Prodi-bis e l’aumento del già elevato indebitamento societario - ha fatto sottoscrivere un verbale in cui Ramco ed Eni si impegnano «a firmare, entro dieci giorni lavorativi, un’intesa sull’elenco degli asset di Syndial-Eni da cedere a Ramco e, parallelamente, i rappresentanti di quest’u ltima prenderanno contatto con i commissari straordinari di Vinyls per concordare i passi successivi». «Siamo determinati a mantenere la chimica di base in Italia - ha commentato il ministro Scajola al termine dell’incontro a cui hanno partecipato i suoi collaboratori - Stiamo facendo ogni sforzo per garantire a Vinyls un futuro di sviluppo produttivo e occupazionale. L’incontro tra Eni e Ramco è stato un passo importante in questa direzione».I rappresentanti di Eni hanno confermato al ministero la disponibilità ad «estendere l’accordo siglato il 12 novembre 2009 per la fornitura a Vinyls Italia sia dei servizi (utilities) che delle materie prime (etilene e dce) al prezzo concordato, che attualmente è inferiore ai prezzi di mercato». Ramco ha anche presentato una bozza di Piano industriale per l’i ntero ciclo del cloro, che si pone l’obbiettivo di produrre pvc risalendo dall’attuale 28% al 40% di quota di mercato in Italia. Resta da vedere se, davanti alle disponibilità di Eni sia sugli asset che sulla cessione delle materie prime, Ramco deciderà di passare dalle parole ai fatti nei tempi previsti dal verbale sottoscritto ieri. I sindacati dei chimici - che alla vigilia dell’i ncontro di ieri, avevano chiesto al ministro Scajola di «porre fine alla politica degli annunci» - ieri hanno accolto con favore l’e sito dell’incontro al ministero.«Finalmente stabilito un calendario con scandenze precise e questa è una notizia incoraggiante», hanno commentato i sindacati chiedendo al ministero di convocare ora un incontro anche con loro. Intanto, gli impianti di Vinyls Italia continuano a restare in «stand by» e si prospetta un prolungamento della cassa integrazione per due terzi dei suoi 220 dipendenti.
(23 febbraio 2010)

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/marghera-svolta-per-vinyls/1867935

Come se non bastasse un distretto produttivo, quello dell’occhiale è in ginocchio. Già il settore pelli, fra truffe e crisi è completamente paralizzato, ma quello dell’occhiale, nel Cadore, sta distruggendo una realtà sociale con sistematica scientificità.
Riporto l’articolo del Corriere della sera:

La crisi dell’occhialeria - La replica alle accuse di Da Rin sulla moria delle aziende
«Cadore abbandonato dalle imprese»
I sindaci: ora si deve cambiare tutto e voltare pagina

Marco de Francesco
24 febbraio 2010
BELLUNO - «Ai tempi d’oro dell’occhialeria, quando gli utili erano a due cifre, gli industriali non hanno reinvestito un soldo sul territorio ». E’ la replica del sindaco di Perarolo Pier Luigi Svaluto Ferro alle recenti affermazioni di Walter Da Rin, presidente della Sipao (la sezione di Confindustria Belluno che rappresenta i produttori di articoli per l’occhialeria) secondo il quale la moria di aziende del settore nel Cadore sarebbe dovuta anche alla mancata avvedutezza degli amministratori locali, che avrebbero investito in modo «miope» «ingenti risorse» e fondi europei. Non avrebbero sostenuto, cioè, una politica industriale.
«Le colpe degli amministratori ci sono, per carità - continua Svaluto Ferro - ma quelle degli imprenditori sono più pesanti. C’è chi si è arricchito con il Cadore, e qui non ha lasciato nulla». E poi, l’occhialeria qui è un capitolo chiuso. «Mi piange il cuore - dichiara Svaluto Ferro -, ma per noi si tratta di voltare pagina. E’ stata una grande illusione, che ha coinvolto soprattutto i giovani, che invece di dedicarsi al turismo o ad altre attività sono stati reclutati in massa in grandi aziende che garantivano il week-end libero ed entrate costanti. Erano i tempi della disoccupazione zero e del benessere diffuso. Ora è cambiato tutto, e puntiamo sulla ricerca e sull’innovazione». Gli fa eco il primo cittadino di Domegge, Lino Paolo Fedon: «Le imprese le ho sempre aiutate: una, tempo fa, ha chiesto un ampliamento, e in tre mesi ha ottenuto la concessione edilizia. Ma l’occhialeria era un gigante con i piedi di argilla, caduto al primo colpo di vento: facile, adesso, fare lo scarica barile. Bisogna invece mettersi tutti insieme, industriali e amministratori, attorno ad un tavolo, per definire un futuro diverso per il Cadore. Una risposta alla crisi è, per esempio, il laboratorio di nanotecnologie fondato qualche mese fa a Domegge».
Ma c’è chi pensa che Da Rin abbia ragione. «Capisco il suo sfogo - commenta il sindaco di Valle di Cadore Matteo Toscani -: la classe politica spesso si è persa in convegni e in riflessioni, senza mai agire in modo concreto. Che il distretto dell’occhiale si apprestasse a vivere momenti difficili lo aveva previsto anche Walter De Rigo (titolare, insieme al fratello Ennio, del «Gruppo De Rigo» e morto l’anno scorso). Allora le sue parole suscitarono reazioni scomposte. Oggi, invece, assistiamo a amministratori che cantano il «de profundis » dell’occhialeria in Cadore e azzardano soluzioni approssimative. Non è con i piani strategici o con la democrazia economica che si risolvono i problemi del territorio; sono necessarie azioni rapide ed efficaci». Insomma, per Toscani i sindaci hanno parlato troppo e fatto poco; quanto all’affondo del presidente di Sipao, «deve essere, per noi amministratori, uno stimolo ulteriore che si va a sommare ai molti che quotidianamente giungono dal territorio ».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/notizie/economia/2010/24-febbraio-2010/cadore-abbandonato-imprese-1602530122388.shtml


Quando c’è una realtà di ricerca importante, anche se è produttiva, va sacrificata per i profitti assoluti.
E’ il caso della Glaxo di Verona. Molto probabilmente verrà salvata da interventi, ma fin da ora si è innestata una situazione di precarietà psicologica che contribuisce a mettere in difficoltà non solo i lavoratori della Glaxo, ma anche tutte le imprese che lavoravano per la Glaxo e che, ora, stanno iniziando a licenziare.

Glaxo, domani confronto a RomaSit-in dei dipendenti in Prefettura
24/02/2010

Domani il prefetto Perla Stancari riceverà una delegazione di ricercatori per tornare a discutere del progetto, da parte della multinazionale farmaceutica, di chiudere il Centro ricerche veronese. Nel pomeriggio a Roma ci sarà invece un tavolo interministeriale che dovrà trovare una soluzione per scongiurare la chiusura del Centro. Mentre i dipendenti Glaxo hanno programmato una manifestazione davanti alla prefettura.
Verona. Crisi Glaxo Si preannuncia una giornata caldissima quella di domani. In mattinata il prefetto Perla Stancari riceverà una delegazione di ricercatori per tornare a discutere del progetto, da parte della multinazionale farmaceutica, di chiudere il Centro ricerche veronese. Nel pomeriggio a Roma ci sarà invece l'atteso tavolo interministeriale che dovrà trovare una soluzione per scongiurare la chiusura del Centro e la fuga di cervelli. Mentre i dipendenti Glaxo hanno programmato una manifestazione davanti alla prefettura. Due le proposte sulle quali i partecipanti al tavolo si concentreranno maggiormente: quella relativa alla creazione di un polo d’eccellenza per la ricerca con il coinvolgimento dell'Università scaligera. E quella che chiede la partecipazione di investitori privati locali.

Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/130750_glaxo_domani_confronto_a_roma_sit-in_dei_dipendenti_in_prefettura/


Le grandi aziende o i distretti produttivi riescono ancora a far parlare di sé, ma crisi coinvolge la struttura produttiva. L’economia del Veneto si sta sfaldando e il fuggi, fuggi, generale sta aprendo le porte alla mafia. Non che già la mafia o l’attività mafiosa non ci fosse in Veneto. Era molto diffusa con ramificazioni all’interno della chiesa cattolica, là dove le istituzioni preferivano non guardare, ma ora non sono più solo i grandi mafiosi che entrano nel Veneto Ora arrivano anche le mezze tacche che hanno fatto i soldi vendendo eroina e cocaina e che si possono permettere di acquistare aziende con i profitti fatti con la droga.
E’ sufficiente fare un prestito a chi non viene finanziato dalle banche e che, sicuramente, non sarà in grado di restituire (il fesso voleva continuare a lavorare, anziché chiudere tutto) e la mafia si appropria dell’attività.
Riporto la notizia dell’allarme:
Pmi Veneto a rischio usura e Mafia
Pmi Veneto a rischio usura e Mafia
di Noemi Ricci
lunedì 22 febbraio 2010


Le piccole e medie imprese del Veneto sotto la morsa criminale: colpa della crisi. Le imprese rischiano di chiudere, serve massima vigilanza coinvolgendo anche il mondo bancario e finanziario
Il ministro per La Politiche agricole Luca Zaia ha lanciato un pubblico allarme contro la crisi di liquidità e la difficoltà di accesso al credito delle imprese venete: le difficoltà delle Pmi rafforzano le organizzazioni criminali, che approfittano per comprare pacchetti azionari e assumere il controllo di numerose imprese del territorio.
Un pericolo che in realtà, come testimoniato su più fronti tocca tutta l'Italia.
La minaccia arriva anche dall'uso di strumenti economici complessi, come finanziarie e fondi internazionali facenti in realtà capo a reti criminali.
Il grido d'allarme era stato lanciato tempo fa anche dal procuratore di Verona Schinaia e ora rischia di aggravarsi a causa della recessione economica, terreno fertile per le infiltrazioni della criminalità nel tessuto produttivo del Veneto, bacino tra i più dinamici.
D'accordo anche il presidente regionale di Confindustria, Andrea Tomat: bisogna lavorare per preservare l'integrità di un sistema economico sano, evitando che si creino situazioni che possano sfociare in attività criminose e che colpiscano le imprese del territorio.
Secondo Tomat è però necessario coinvolgere nel confronto anche il mondo bancario e finanziario, come attori attivi nella vigilanza sulle situazioni sospette e nel sostegno alle imprese in difficoltà.
Secondo Giuseppe Bortolussi, leader della Cgia, il vero rischio è la chiusura delle piccole imprese, le più esposte all'usura.
Tratto da:
http://www.pmi.it/lavoro-e-imprenditoria/news/6509/pmi-veneto-a-rischio-usura-e-mafia.html


Un allarme confermato dalle crescenti difficoltà delle imprese e dai numerosi licenziamenti di personale.
Il problema è che siamo solo all’inizio della tragedia occupazionale. Il governo Berlusconi avrebbe dovuto affrontare la questione almeno da metà del 2008, ma ha preferito farsi i fatti propri col risultato di aver spinto migliaia di imprese artigiane alla disperazione.
Il 2010 sarà un anno ancora peggiore del 2009 e la disperazione sarà diffusa.

Gli artigiani: «Ci manca il fiato e senza ripresa spariremo»
ASSOCIAZIONI. In due anni il saldo tra imprese aperte e chiuse è -638.
Sul tavolo, credito, fisco e pagamenti degli enti.
Incontro con i parlamentari alla Camera di commercio sulle riforme per la categoria
23/02/2010
Giovanni D’Alessio


Verona. Agli artigiani inizia a mancare l'ossigeno, sempre più rarefatto. Il saldo negativo -638 tra imprese avviate e cessate tra 2008 e 2009 è uno dei segnali che la crisi c'è ancora e morde, più dell'anno scorso. L'artigianato, da sempre in Italia camera di compensazione nei momenti di crisi sta grattando con le unghie il fondo del barile, «se la ripresa non arriva entro pochi mesi ci saranno altre chiusure. Ora ci manca proprio il fiato e quando ci saremo mangiati tutto, rimarrà solo la piazza», ha affermato Ferdinando Albini, presidente di Confartigianato Verona e vicepresidente della Camera di Commercio, all'incontro con i parlamentari veronesi, arrivati in corso Porta Nuova dopo l'incontro con i lavoratori della Glaxo.Alla faccia delle rassicurazioni sulla ripresa in corso, sono le associazioni degli artigiani veronesi (Confartigianato con Albini, Cna con Vandino Guerra e Casartigiani con Pasquale Vaia) a dire che non vedono segni di ripresa diffusa e a lanciare il grido di dolore. Grido sommesso, si passi la contraddizione che cerca di chiarire la dignità con cui i tre presidenti hanno tratteggiato il quadro: «C'è poco lavoro e il portafogli è vuoto», ha dichiarato Vaia. «Non chiediamo aiuto alle banche, ma di essere ascoltati e capiti», ha precisato Guerra. «Le piccole imprese, pur di non licenziare si stanno mangiando il capitale e se va avanti così l'artigianato rischia di diventare un ricordo» senza artigiani e senza dipendenti.Ai parlamentari, (Gian Pietro Dal Moro, Giampaolo Fogliardi e Mariapia Garavaglia, del Pd; Anna Cinzia Bonfrisco, Pdl; Matteo Bragantini e Alessandro Montagnoli, Lega) gli artigiani hanno presentato un documento congiunto che riassume richieste antiche, ma ora fondamentali, per trovare la maniera che le amministrazioni pubbliche paghino in tempi decorosi per i lavori fatti e non dopo 180 o 360 giorni, che le banche prestino i soldi alle imprese a un giusto tasso, visto che i confidi arrivano a garantire fino al 70%, che il fisco non si accanisca con gli studi di settore e consenta alle imprese in difficoltà ma con prospettive, di pagare gli stipendi, dilazionando i versamenti dei contributi; che non si finanzino opere faraoniche (è stato citato il ponte sullo Stetto di Messina), ma che si spalmino i fondi sul territorio. Dagli interventi dei parlamentari, oltre al gioco delle parti tra maggioranza e opposizione, sono emerse alcune proposte: dalla moratoria di un anno sull'applicazione degli studi di settore allo sblocco del patto di stabilità per i Comuni all'aggiornamento di Artigiancassa, (privatizzata nel 1994, nel 1996 nel Gruppo Bnl e dal 2006, con Bnl, nel Gruppo Bnp Paribas), al coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti affinché possa finanziare gli enti virtuosi.Dietro, nemmeno tanto, a tutti gli interventi, c'era comunque il convitato assente: la banca, accusata di «comportarsi male e di aver paura di dare liquidità» da Bragantini, ma non solo da Bragantini.Gianfranco Castellani, segretario della Cna ha parlato della «necessità di tornare indietro, alla produzione di beni e servizi, dopo 30 anni di creazione di ricchezza virtuale» mentre nelle banche «ricominciano a girare prodotti finanziari», che poco o nulla hanno a che fare con chi produce.Tra le proposte, quella di Montagnoli, che ha invitato i colleghi parlamentari a «fare sistema» a prescindere dal colore politico, per portare in Parlamento le istanze degli artigiani veronesi e del Veneto, e quella della Bonfrisco: un tavolo sul credito, da riunire a cadenza mensile, il primo lunedì del mese, «in cui siano convocati il prefetto, le banche, prime fra tutte Banco Popolare e Unicredit, per esaminare la situazione del credito e le difficoltà di fronte alle quali si trovano le imprese artigiane».

Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/130234_gli_artigiani_ci_manca_il_fiato_e_senza_ripresa_spariremo/


Ed infine un esempio per sottolineare le scelte miopi delle amministrazioni comunali, come quella di Treviso.
Tutta l’economia della provincia di Treviso è morta. Il centro storico segue.
Si è iniziato con la caccia all’immigrato. Si è continuato dando la caccia alle donne lungo le strade. Si è voluto far guerra alle religioni non cattoliche. E mentre si continuava a delirare di onnipotenza in un crescendo continuo fra Gobbo e Gentilini, si è finito per distruggere il tessuto sociale di Treviso. Ora c’è la guerra fra l’Università di Padova e la Cassamarca che non vuole rispettare gli impegni presi con la città di Treviso: che importa alla Cassamarca della cultura universitaria fra avvocati e ingegneri? Alla dirigenza della Cassamarca interessa solo rubare, pardon, loro li chiamano “fare profitti”, dimenticando che senza la cultura si fanno profitti da terzo mondo.
Riporto la notizia dal Corriere del Veneto:

treviso
«Il centro è scomparso» E l’antiquario dà l’addio
Chiude il negozio del Monte di Pietà. Ascom: «Natale disastroso»

TREVISO — Ha atteso la vigi­lia di Natale per annunciare ad amici e clienti che la galleria chiuderà per sempre: gli ulti­mi regali, gli ultimi preziosi consigli di un esperto antiqua­rio che da un quarto di secolo aveva la sua vetrina sotto il Monte di Pietà. Giovedì Giu­seppe Salvalaio ha affidato il suo saluto a una lettera aperta che sembra diretta non solo ad amanti ed estimatori della mer­ce antica, ma alla città stessa.
«Città svuotata» Locus Amoenus, i cui locali passeranno a Fondazione Cas­samarca, chiude dopo 25 anni di attività: «Lo facciamo per­ché Treviso non c’è più, le vie della città sono sempre meno frequentate e gli unici luoghi in cui la gente si raccoglie so­no i centri commerciali, i bar (ma solo in certe ore e per alcu­ni riti), le manifestazioni coi gazebo ove si propongono le stesse cose dei negozi e agli stessi prezzi dei negozi. Que­st’angolo ospiterà altri prodot­ti. È il segno dei tempi, biso­gna prenderne atto». Accanto alla rassegnazione, nella sua lettera anche tanta amarezza: «Tutto si evolve, per primi le mode e il gusto: la grande crisi internazionale e la caduta dei consumi hanno fatto il resto. Oggi prevale il consumo velo­ce, i cellulari, l’i-pod, la cura della persona, le proposte ali­mentari. I libri e la cultura anti­ca sono divenuti cibi difficili da digerire».
Residenti e park All’esplosione della passio­ne antiquariale degli anni ’80 seguirono numerosi negozi, mercatini e fiere; poi si fece lar­go quello che Salvalaio defini­sce un collezionismo di massa spesso nevrotico e indistinto: «Nel frattempo – scrive – l’ec­cesso di offerta creò disorienta­mento e disaffezione, la politi­ca penalizzò i grandi centri commerciali naturali che era­no e sono i centri storici delle nostre città. Il cuore antico di Treviso diveniva sempre più inaccessibile dall’esterno e sempre meno abitato all’inter­no. Alle abitazioni e alle botte­ghe artigiane subentrarono im­petuosi gli studi professionali e gli sportelli bancari. La fisio­nomia dei centri storici miglio­rò esteticamente grazie ai nu­merosi e felici restauri, ma ces­sò di essere il luogo pulsante della vita normale». Salvalaio ha concluso così il suo addio: «Chissà se la nostra assenza provocherà nostalgia per quella vetrina incantata che non ci sarà più». Treviso perde un altro pezzo di storia.
Da libraio a vestiario I tempi che cambiano, in cit­tà, si vedono un po’ dappertut­to. Un altro esempio recente e limpido si ha alla Galleria del Libraio dell’indimenticato Ce­lio Perazzetta, che ha chiuso pochi mesi fa: ora negli spazi che ospitavano romanzi tasca­bili e volumi rilegati c’è un ne­gozio d’abbigliamento giovane e alla moda. Di casi come que­sto se ne potrebbero citare tan­ti: Treviso cambia veste e la­scia il posto a una nuova gene­razione.
Shopping in rosso Il Natale appena trascorso ha evidenziato ancor di più i sintomi del malessere cittadi­no. C’è stato poco movimento perfino nel giorno della vigilia: la mattina brulicante di perso­ne ha lasciato il posto a un po­meriggio al di sotto delle aspet­tative. Nei giorni dello shop­ping sono stati i centri com­merciali a fagocitare le fami­glie di consumatori mentre le vie all’interno delle mura vive­vano un leggero ma triste calo, nonostante gli inviti e gli ap­pelli a rifrequentare i centri sto­rici. La neve prima, la pioggia poi: secondo il presidente di Ascom Guido Pomini l’emer­genza meteo e la gestione di Ca’ Sugana del maltempo non hanno aiutato il commercio in città, nel capoluogo come in tutta la Marca. «Hanno dirotta­to la gente verso luoghi più protetti, è un dato di fatto ine­quivocabile. Non è stato un Na­tale all’altezza delle pur basse aspettative».
Silvia Madiotto
28 dicembre 2009


Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/28-dicembre-2009/centro-scomparso-l-antiquario-da-l-addio--1602214947874.shtml?fr=correlati


Così si comprendono le persone che vogliono suicidarsi: gli amministratori hanno suicidato l’economia e la società civile.
E domani?
Non esiste un domani per questi veneti.
Solo la disperazione e l’aumento della schiavitù.
Sono finiti i tempi dei profitti fatti per la delocalizzazione in Romania e in Cina. Ora sono i Cinesi che delocalizzano e non certo in Veneto, acquistano quelle aziende che permettono a loro di rafforzare la loro economia.
Ai veneti rimane solo la disperazione cattolica che Ratzinger e Scola hanno imposto.
Ai veneti rimane in bocca l’amaro per un’occasione perduta. Un appuntamento con la storia che hanno mancato.
Domani è un’altra storia che emergerà dalla loro disperazione.
Oggi, intanto, è solo disperazione e desiderio di suicidio.

24 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 23 febbraio 2010

Auronzo di Cadore, ennesimo tentativo di suicidio in Veneto!


E che, c’era tanto da aspettare?
Quello di Vicenza era un imprenditore edile, questo di Auronzo di Cadore era un operaio edile.
Quello si è ammazzato senza far chiasso, questo non è riuscito ad ammazzarsi, ma in compenso ha messo molto spavento ai suoi vicini di casa.
Ora è ricoverato in ospedale.
Altre notizie che ho raccolto di sfuggita, sembra che ieri un altro imprenditore abbia tentato il suicidio nel vicentino.
Se ad ammazzare queste persone fossero stati gli Anarchici o le Brigate Rosse, ci sarebbe stata una mobilitazione nazionale per la sicurezza. Dal momento che ad ammazzarli è stata la chiesa cattolica con l’imposizione del crocifisso e le amministrazioni regionali con la Lega e il Popolo delle Libertà, si fa finta di niente e ci si gira dall’altra parte. Non è più un problema sociale che riguarda Berlusconi, Montezzemolo, Mercegaglia, ma “fatalità” o “volere di dio”.
Riporto la notizia dell’operaio di Belluno:


nel bellunese
Tenta il suicidio e fa esplodere la casa Arrestato per crollo e disastro
Auronzo di Cadore, un uomo ha aperto il gas e semidistrutto l'immobile.

E' ricoverato a di Padova


AURONZO DI CADORE (Belluno) - Ha aperto il gas e fatto esplodere parte dell’abitazione: arrestato dai carabinieri per crollo e disastro, un uomo di Auronzo di Cadore, R. D. B, 36 anni, operaio edile, dalla tarda mattinata si trova piantonato nel reparto ustionati dell’ospedale di Padova. La deflagrazione, secondo quanto accertato dai militari, ha causato l’abbattimento di una parete e danni alle suppellettili, senza interessare, comunque, i due alloggi adiacenti e un ristorante attiguo. Nello scoppio D.B. ha riportato ustioni gravi che hanno reso necessario prima il suo ricovero all’ospedale di Pieve di Cadore e il successivo trasferimento in quello di Padova. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri della stazione di Auronzo per verificare le cause dell’episodio. E' quasi certo che l’uomo possa aver tentato il suicidio.
Tratto da:
23 febbraio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/notizie/cronaca/2010/23-febbraio-2010/fa-esplodere-abitazione-arrestato-crollo-disastro-1602523619963.shtml

Naturalmente aspetto il prossimo suicidio anche se tendo a non dare molta importanza ai tentati suicidi dal momento che la disperazione delle persone in Veneto è il motivo dominante la loro vita.


23 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 22 febbraio 2010

Lega Nord e Popolo delle Libertà: un governo Veneto che ha aiutato gli imprenditori nella crisi, spesso contro i cittadini.


L'imprenditore è come il politico, il suo valore emerge nei momenti di crisi. I falliti aiutano la crisi, sia economica che sociale, a distruggere la società civile, gli uomini di valore usano la crisi per arricchire la società civile.
E' facile essere un imprenditore quando ci sono soldi da spartirsi. E' facile essere un politico quando si saccheggia una regione. Mentre guardiamo con disgursto e impotenza il saccheggio della Regione Veneto possiamo fare solo come quel cinese che sulla riva del fiume guardava passare i cadaveri del fallimento sociale. Oppure, possiamo ricordare quegli operai che in manifestazione urlavano: "Dove stanno i coglioni che hanno votato Berlusconi?". Gli uomini delle Istituzioni non sono responsabili solo di ciò che fanno, ma anche di ciò che non fanno e di come interpretano ciò che dovrebbero fare. Le persone vengono costrette in ginocchio davanti al crocifisso per impedire loro di rivendicare, come cittadini, comportamenti giuridicamente corretti da parte di Istituzioni e imprenditori.
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Nell’elenco dei suicidi in Veneto non è che dobbiamo aspettare molto per aggiornare la lista.
Perché si è ucciso questo “imprenditore” del Veneto?
Aveva un governo amico alla Regione. Un Governo Regionale a guida Lega e Popolo delle Libertà che ha fatto di tutto per aiutare gli imprenditori. Oggi ha mandato duecento poliziotti armati per contrastare gli operai in difficoltà economica.
Nella filosofia di Berlusconi secondo cui “fra imprenditori ci si aiuta”, Galan, Zaia, Gobbo, hanno aiutato questi imprenditori. E allora, dov’è il problema?
Paolo Trivellin non si è certo suicidato perché non aveva un governo amico. In più lavorava per la base militare Ederle. Stava realizzando l’ospedale interno.
Proviamo a leggere l’articolo del Corriere della Sera:

crisi
Non riesce a pagare gli stipendi, imprenditore si uccide
Vicenza, Paolo Trivellin era titolare di un'azienda di intonaci che lavorava nella base Ederle.
Il cordoglio dei sindacati

VICENZA - Giovedì scorso aveva incontrato i suoi dipendenti che manifestavano davanti alla caserma Ederle per i ritardi nei pagamenti degli stipendi. Domenica non ce l’ha fatta a reggere la tensione e nella sua casa di Lozzo Atestino (Padova) si è tolto la vita Paolo Trivellin, 46 anni, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina che nella caserma americana aveva lavorato in subappalto per la realizzazione del nuovo ospedale. Ai suoi collaboratori Trivellin aveva spiegato che gli appaltanti, Pizzarotti e Bilfinger Berger, avevano contestato i lavori lamentando un ritardo nella consegna delle opere, arrivando a pretendere una penale di 65 mila euro, a suo dire esagerata. Trivellin aveva anche un'altra attività economica che stava andando male. E la difficile situazione sentimentale non ha aiutato l'imprenditore. Cordoglio e preoccupazione sono stati espressi dalla Fillea Cgil. «Il prezzo della crisi - ha sottolineato il segretario Toni Toniolo - lo pagano sia i lavoratori che i piccoli imprenditori, cioè sempre gli anelli più deboli di una catena sempre più tesa». Il sindacato ha ribadito la richiesta al consorzio appaltante, affinché anticipi almeno una parte delle retribuzioni ai lavoratori prima di dover ricorrere al giudice.


Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/22-febbraio-2010/non-riesce-pagare-stipendi-imprenditore-si-uccide-1602519049258.shtml

I dipendenti di Paolo Trivellin volevano essere pagati perché avevano un mutuo da pagare o, comunque, famiglie da mantenere e, in ogni caso, lo stipendio era dovuto.
Pizzarotti e Bilfinger Berger avevano le loro ragioni per contestare i lavori di Paolo Trivellin e dei suoi dipendenti.
Paolo Trivellin aveva anche un’altra attività economica che faceva acqua da tutte le parti?
Aveva dei problemi sentimentali?
Troppo stress per un individuo abituato a mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso e a confidare nella divina provvidenza.
Perché, alla fin fine, ciò che l’ha ucciso non sono i problemi che si era creato scelta dopo scelta, ma il fatto di non aver previsto come far fronte ai suoi problemi. Era educato a confidare nella provvidenza cristiana, nel principio della speranza ratzingeriana e non era stato educato ad attrezzarsi per far fronte ai problemi che le sue stesse scelte comportavano.
Comprensibile la posizione della Fillea Cgil che vede il suo referente sparire. Così gli operai non saranno più pagati, non saranno liquidati, si troveranno disoccupati grazie al solito “veneto” che “el se credea de esser un paron e, invese iera solo na scoasa che se ga caga soto quando la vita la xe diventà dificile”.
Preferisco sempre che a suicidarsi sia un imprenditore, piuttosto che un operaio o un barbone, ma soprattutto preferirei che fosse eliminata quell’educazione cristiana che impedisce alle persone di fissare la loro attenzione sugli obbiettivi mediante l’organizzazione dei mezzi per raggiungerli nel presente. Vorrei che fosse eliminato quell’odio cristiano che impone le illusioni alle persone costringendole ad aver speranza in un colpo di fortuna, nell’intervento del dio padrone, nel miracolo.
Fintanto che le persone nella loro attività aspettano la provvidenza del dio padrone, del miracolo o del colpo di fortuna, non sono i problemi che li spingono a suicidarsi, ma l’educazione cattolica che li ha disarmati e resi impotenti sia quando si tratta di scegliere che quando si tratta di affrontare i problemi della vita.
Scrive oggi Il Mattino di Padova senza, comunque, aggiungere nulla di nuovo a quanto intuito fin da ieri sera:

Padova, imprenditore non riesce a pagare gli operai e si uccide
Venti dipendenti da sei mesi senza stipendio. L’uomo, 45 anni, domenica ha deciso di dire basta: ha lasciato quattro lettere a socio, compagna e ai due figli e si è impiccato nel suo appartamento a Vo'
VO’. Tragedia della disperazione l’altra sera in un mini appartamento all’ultimo piano del caseggiato a fianco della sede municipale di Vo’. Quello al civico 47 il cui ingresso si affaccia sulla centralissima piazza della Liberazione. Un artigiano di 45 anni, Paolo Trivellin, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina, strangolato dai debiti, ha deciso di togliersi la vita impiccandosi a una delle travature in legno che sorregge il tetto del fabbricato. Il corpo senza vita dell’imprenditore è stato trovato nel tardo pomeriggio di domenica dalla ex convivente, P.V. di 26 anni, originaria di Este. La morte risalirebbe però a 6-8 ore prima. A indurre l’uomo al tragico gesto sarebbero stati alcuni affari andati male della ditta (una ventina di dipendenti) che gestiva assieme a un cugino in via Delle Arti, nel comune vicentina a cavallo tra gli Euganei e i Berici. In particolare, un sub-appalto con una ditta tedesca per alcuni lavori edili all’interno della caserma Ederle di Vicenza. Lavori svolti secondo il committente, che a giugno del 2009 aveva bloccato i pagamenti alla Tri-intonaci, non a regola d’arte. Per l’i mpresa di Noventa Vicentina, invece, quella delle opere eseguite male sarebbe stata una giustificazione per non saldare le fatture. Tanto che alcuni giorni fa i dipendenti della ditta di Trivellin, che sono senza stipendio da giugno dello scorso anno, avevano inscenato una protesta proprio davanti ai cancelli della Ederle.L’imprenditore si era separato dalla moglie, con la quale aveva avuto due figli che ora sono maggiorenni, una decina di anni fa. A Vo’ l’uomo era domiciliato in piazza Liberazione mentre la residenza l’aveva mantenuta nel comune berico, in via Spinosa, 22. Nel centro collinare aveva tentato di ricostruirsi una vita sentimentale. Con la nuova compagna aveva gestito prima un bar a Noventa Vicentina e da poco aveva trasferito l’attività a Padova. Proprio negli ultimi tempi anche questa relazione si era incrinata tanto che i due avevano deciso di non vivere più nella stessa casa. Domenica pomeriggio P.V. si era recata nell’appartamento dell’ex compagno per concordare i turni del bar per la settimana entrante. Non avendo risposta al citofono la donna ha deciso di entrare, è salita fino all’ultimo piano e, una volta entrata nell’appartamento, ha trovato l’ex compagno senza vita nell’antibagno mansardato. Prima di farla finita Paolo Trivellin ha trovato la forza di lasciare quattro messaggi. Due indirizzati ai figli, uno all’ex convivente in cui dice di volerle ancora bene e uno al cugino, socio della Tri-intonaci. In quest’ultimo l’artigiano si assume tutte le responsabilità delle scelte che hanno portato la ditta ad una situazione economica drammatica. Dopo essersi scusato con il parente lo invita a chiudere in fretta l’attività.Per una strana coincidenza l’appartamento dove domenica si è tolto la vita il quarantacinquenne vicentino, una trentina d’anni fa è stato teatro di un altro dramma simile. Quello del suicidio dell’o peratore della macchina da proiezione del cinema Lux di Vo’. Un fatto che in paese molti ricordano ancora molto bene. Il suicidio di Trivellin è l’ennesimo dramma di una crisi economica che sta coinvolgendo numerose piccole attività, anche in aree che apparentemente sembrano non essere toccate dal problema.
(23 febbraio 2010)
Tratto da:

http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/padova-imprenditore-non-riesce-a-pagare-gli-operai-e-si-uccide/1867607
Il Mattino di Padova si limita a precisare le circostanze in cronaca dell’avvenimento, ma nulla aggiunge alle motivazioni sociali e alle cause che inducono le persone al suicidio. Suicidi che, ripeto, non sono imputabili alla crisi economica, ma all’educazione cristiana che disarma le persone davanti alla vita e alle varie problematiche esistenziali. L’educazione cristiana costringe le persone in una sospensione psichica di attesa della divina provvidenza ed è ben rappresentata dalle affermazioni, a dir poco offensive, dei frati cattolici di Antonio da Padova secondo cui:

«E’ stato un grande evento: l’ostensione di Sant’Antonio nella basilica di Padova ha dato una dimostrazione straordinaria della devozione popolare. Adesso è tempo di penitenza: con l’inizio della Quaresima prendiamo tutti esempio da Antonio e dalla sua eccezionale capacità di abdicare il corpo in virtù della mente. Si tratta di rinunciare alla vanità: quindi consiglio agli uomini di eliminare le cravatte e alle donne di non camminare su tacchi vertiginosi».

Questi codardi, anziché dire a Ratzinger di non usare le sue scarpette rosse di Prada, criminalizzano il vestire di uomini e donne: così alimentano l’induzione al suicidio dei loro schiavi (con tutto il cuore e con tutta l’anima) in Veneto dopo aver separate le loro pulsioni dai bisogni della vita e averli sacrificati (in un vero sacrificio umano) al loro dio padrone.
(aggiunta 23 febbraio 2010)

Chi sarà il prossimo che si suiciderà!
Ripeto: non è un auspicio, data questa situazione maturata in tutti questi anni, è una presa d’atto della realtà oggettiva una volta tolte le illusioni di chi auspica provvidenza. Non possiamo far altro che aspettare il prossimo suicidio inevitabile.
Chissà che prima o poi qualcuno che non vuole giocare alla buffoneria cattolica non decida di occuparsi seriamente dei suicidi e, più in generale, del disagio sociale in Veneto.
22 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Come e perché Zaia, con la sua proposta politica per diventare Presidente della Regione Veneto, intende continuare a spingere i Veneti al suicidio



Zaia ha dichiarato, offendendo la Costituzione della Repubblica e il Tribunale Europeo per i Diritti dell'Uomo, che intende usare il crocifisso come simbolo da esporre. Il che significa che intende alimentare quell'odio feroce che il crocifisso rappresenta e continuare a spinger ei Veneti a suicidarsi a maggior gloria del dio padrone dei cristiani!

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Come ho già scritto in un’altra pagina all’annuncio della tragedia:

http://informazioneveneta.blogspot.com/2010/02/continua-la-saga-dei-suicidi-in-veneto.html

Tutte le patologie depressive, che spesso sfociano in atti lesivi per altri e autolesionisti per sé stessi, sono TUTTE di origine educazionale imposte mediante il terrore dell’educazione cristiana. Senza il cristianesimo e la sua attività di terrore la patologia depressiva sarebbe l’anticamera del rinnovamento della persona e della sua trasformazione nel progettare un diverso futuro.
Invece, il cristianesimo, attraverso l’educazione, costringe la persona a subire la depressione; la colpevolizza; gli impone sensi di colpa mediante l’ideologia morale del “dovere”. La persona, educata nel cristianesimo, che vive in una società cristiana, molto spesso non trova altra via che il suicidio per porre fine al suo dolore. Nel porre fine al proprio dolore, spesso, mette in atto azioni terribili che, nella percezione del suo dolore patologico, assumono il significato di amore. Dicono all’altro: “Tu non soffrirai del mio stesso dolore!”.
Se c’erano dei dubbi sulla radice religiosa monoteista (cattolica in Veneto) della depressione che spinge al suicidio, questo suicidio ci toglie ogni dubbio. Come già altri suicidi ci hanno tolto i dubbi. Purtroppo le Istituzioni continuano a favorire le attività di Mattiazzo o di Scola per poter spinger al suicidio altre persone sottratte dalla morale e dall’etica Costituzionale e costrette a subire la sofferenza imposta dal crocifisso.
Se anziché andare a Lourdes avessero analizzato le condizioni di vita e posto un po’ di attenzione alle persone che stanno loro attorno, avrebbero potuto intervenire in maniera più efficace.
Riporto l’articolo:



Dramma di Ceggia, il fratello di Tiziana:
«A Lourdes per la sua depressione»
In pellegrinaggio per pregare perché la sorella guarisse:

«Sembrava essere migliorata, forse non è stato abbastanza»

VENEZIA (22 febbraio) - Nuove testimonianze sulla condizione psicologica di Tiziana Bragato, la mamma che venerdì scorso a Ceggia ha ucciso il figlioletto di sei anni e poi si è impiccata. Il fratello della donna raccota di quanto fosse preoccupato per la sua salute: «Due anni fa - dice - ero stato a Lourdes a chiedere aiuto per la sua depressione». Una depressione che era stata curata, una famiglia che aveva tentato di aiutare Tiziana, anche attraverso il sostegno religioso, la preghiera. È quanto raccontato dal fratello di Tiziana, Sergio Bragato: «Due anni fa - ricorda Sergio, lo zio di Gabriele - sono stato a Lourdes in pellegrinaggio e ho pregato anche per lei. All'inizio le cose sembravano migliorare molto, ma forse non è stato abbastanza». Eppure quella depressione sembrava essere passata già da molti mesi. Che cosa allora ha spinto una madre ad uccidere il proprio figlioletto, Gabriele, di soli 6 anni, e poi togliersi la vita? Rimane l'ipotesi della paura per una malattia degenerativa del cervello che Tiziana credeva di avere. A nulla sono valsi tutti gli accertamenti, le visite dai migliori specialisti che l'hanno rassicurata, dicendole che quel male non c'era, non esisteva. Per Tiziana, forse, quella preoccupazione era diventata un tarlo, un'idea fissa che l'ha portata a compiere quel folle gesto venerdì mattina.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=92252&sez=NORDEST


Su queste condizioni psicologiche ci campano e truffano gli esorcisti. Gli esorcisti sono una banda di criminali che truffano le persone sofferenti per impedire loro di uscire dalla condizione di dolore che stanno vivendo.
Finché il Veneto non si sottrarrà all’orrore cristiano, i suicidi continueranno. Se gli stimoli che inducono al suicidio sono stati imposti dai cattolici alle persone, che oggi sono adulte quando queste erano nella loro infanzia, l’attività di terrore messo in atto dai cattolici oggi che costringono i bambini in ginocchio anziché rendere i bambini consapevoli del diritto Costituzionale, pone le basi per il suicidio di domani.
E la proposta politica di Zaia che si è candidato alla presidenza della regione Veneto. Spingere i bambini al suicidio imponendo loro l’odio feroce del crocifisso in antitesi al dettato Costituzionale.

22 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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Il rito religioso del Giorno Pagano Europeo della Memoria celebrato a Jesolo - Venezia, presso il Bosco Sacro

Celebrare la memoria significa porre le basi per un Veneto socialmente più attento ai problemi sociali ed economici.
Una fiamma non basta, ma se chi può accenderla non lo fa, allora non c’è più futuro.
Solo accendendo le fiamme del futuro è possibile costruire una società diversa legata all’articolo 3 della Costituzione in antitesi al concetto di “padrone” e “schiavo” proprio della cultura e della società che i cristiani hanno imposto ai Veneti.
I Pagani Politeisti hanno celebrato ad Jesolo, presso il Bosco Sacro, il rito religioso del Giorno Europeo Pagano della Memoria.
Lo hanno celebrato ricordando i martiri Pagani massacrati dai cristiani per imporre il loro dio.
Hanno ricordato l’odio dei cristiani contro le società civili nell’imporre la monarchia assoluta e depredare le popolazioni civili dei loro diritti sociali.
Hanno ricordato i 200.000 morti di Cirene e gli 80.000 macellati a Salamina dai “messianici” (non si chiamavano ancora cristiani) per imporre il loro dio.
Hanno ricordato lo sterminio dei popoli ad opera dei cristiani per ordine del loro cristo Gesù che ordinava di scannare chi non si metteva in ginocchio davanti a lui.
Hanno ricordato l’odio degli ebrei. L’odio che gli ebrei hanno espresso per ordine del loro dio padrone contro i sacerdoti di Baal. L’odio con cui gli ebrei legittimavano lo sterminio dei popoli con l’ordine del loro dio. Un odio che i cristiani hanno fatto proprio e lo hanno ritorto contro i loro “fratelli maggiori” per secoli fino alla costruzione dei campi di sterminio nazisti (nazismo e cristianesimo sono sinonimi).
I Pagani Politeisti hanno onorato il martirio dei sacerdoti di Baal, tanto vantato dagli ebrei e dai cristiani, passando fra i fuochi.
I Pagani Politeisti hanno ricordato tutti coloro che hanno lottato nelle società civili per limitare l’orrore cristiano fino alla nascita delle Costituzioni moderne.
I Pagani Politeisti, nel rito religioso di commemorazione nel Bosco Sacro a Jesolo – Venezia, hanno onorato la Costituzione della Repubblica Italiana che facendo propri i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, ha limitato, sia pur nel delirio di onnipotenza di individui nelle Istituzioni che continuano a ritenere legittima la morale cristiana (e pertanto ritengono legittimo il genocidio, lo stupro di minori, il delirio di onnipotenza, il creazionismo con tutte le malattie mentali che comporta, la truffa dell’inferno e il paradiso, la legittimazione della miseria sociale nell’attesa che il pazzo venga dalle nubi con grande potenza, ecc.) e a negare ai cittadini i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica.
Questo è il filmato del Rito Religioso di Commemorazione:

http://www.livestream.com/paganesimo/video?clipId=flv_81f85dd3-3784-4301-ab12-e2765bf504da


Si può vedere anche qui:

paganesimo on livestream.com. Broadcast Live Free


Per vederlo senza disturbi abbassare la televisione a fondo pagina.

Durante il rito faceva molto freddo. Il vento di tramontana era forte, pioveva, ma il fuoco è stato acceso e con esso la tensione dei Veneti.
Il Fuoco di Vesta venne spento il 24 febbraio del 391, Teodosio, il criminale, decretò lo spegnimento del Fuoco Sacro. Mille anni dopo fu spento anche l’ultimo Fuoco Sacro delle Antiche religioni in Lituania.
Se non si riaccende il Fuoco Sacro non ci sarà nemmeno futuro per la società veneta. Sarà ridotta ad accattoni, in fila ad elemosinare il miracolo dal santo cristiano Antonio, famoso per aver macellato come bestiame gli Albigesi e i Valdesi e famoso per essere morto di malattia venerea, da momento che una vita di sottomissione ha condotto i Veneti a diventare candidati di suicidio per depressione e disperazione.

22 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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venerdì 19 febbraio 2010

Continua la saga dei suicidi in Veneto: cronaca degli effetti dell'amministrazione Galan e dell'imposizione del cattolicesimo.


I suicidi sono il risultato dell'educazione cristiana: del crocifisso esposto che sostituisce la Costituzione della Repubblica.


Continua il festival dei suicidi e degli omicidi in Veneto. Quelli legati alla disperazione, alla depressione e all’angoscia.
Quelli maturati nelle famiglie e che costringe i commentatori ad essere discreti, quasi a non voler essere coinvolti da quella tragedia. Quasi ne avessero paura perché quella stessa tragedia sta toccando anche loro.
Futuri negati, senza prospettive.
Sia dal punto di vista economico che psico-emotivo.
E’ il successo dell’educazione cristiana che disarmando le persone davanti al loro possibile futuro le induce alla disperazione.
Indubbiamente, il caso specifico dovrà essere spiegato dall’inchiesta della magistratura, ma le cause sociali appaiono evidenti e sono comuni a tutti i suicidi che si verificano con tanta sistematicità in Veneto grazie a Galan, Zaia, Gentilini, Bitonci, Tosi e, prima di loro, a democristiani che si sono divertiti a costringere i bambini in ginocchio davanti ad un crocifisso.
Riporto la notizia appena giunta:



Mamma soffoca il bimbo di sei anni e si impicca
Ceggia, tremendo delitto tra le mura domestiche




CEGGIA (Venezia)- Una donna, Tiziana B., ha ucciso il figlio Gabriele Z. di sei anni soffocandolo. Poi si è impiccata. Nell'abitazione dove è stato commesso il delitto stanno indagando i carabinieri.

Martino Galliolo


19 febbraio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2010/19-febbraio-2010/donna-soffoca-bimbo-sei-anni-si-impicca-1602502410791.shtml


Il Gazzettino aggiunge un numero maggiore di particolari, ma non vengono ancora comunicati i possibili motivi della tragedia. Dalle notizie sembra che la donna soffrisse da tempo di depressione. La depressione, una malattia indotta dal cristianesimo che toglie alle persone la possibilità di riorganizzare la propria vita. Davanti ai problemi le persone sono senza strumenti, disarmate e vedono solo nero: il futuro negato.

Tragedia a Venezia: madre uccide
il figlio di 6 anni e si impicca
Il dramma è avvenuto in una casa di Ceggia verso l'una
A scoprire i cadaveri il marito della donna al suo rientro

VENEZIA (19 febbraio) - Una donna di 46 anni ha ucciso il proprio figlioletto di 6 e poi si è tolta la vita. È accaduto oggi in una casa di Ceggia, in provincia di Venezia. A scoprire i cadaveri, verso l'una, è stato il marito della donna. Del fatto si stanno occupando i carabinieri Le vittime sono Tiziana Bragato ed il figlio Gabriele, un bambino che frequentava la prima elementare ed avrebbe compiuto 7 anni ad ottobre. La donna si è impiccata con una corda che aveva stretto ad una spalliera ginnica montata nella stanza da letto, al primo piano della casa. Il piccolo è stato trovato dal papà esanime sul letto della stessa stanza. Contrariamente a quanto appreso in un primo tempo, il ragazzino non è stato trovato impiccato anche se non è chiaro ancora come sia morto. Il marito della donna, Walter Zago, 51 anni, operaio, era rientrato a casa per la pausa pranzo.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=91933&sez=NORDEST

Nelle tragedie del Veneto va menzionato anche questo testato suicidio avvenuto qualche giorno fa nel vicentino:




Vicenza. Ventenne minaccia di buttarsi

da un ponte: i carabinieri la salvano
I militari sono stati avvertiti da un automobilista di passaggio

Hanno convinto la giovane a desistere. Ora è in ospedale



VICENZA (16 febbraio) - Una ragazza di 20 anni che stava per uccidersi gettandosi dal Ponte San'Agata di Piovene Rocchette, chiamato il "Ponte dei suicidi", è stata salvata dai carabinieri di Arsiero. I militari sono stati avvertiti da un automobilista che aveva visto una giovane salire sulle barriere del ponte. Alla vista dei carabinieri, la ragazza si è messa a urlare che dovevano andarsene. Gli uomini dell'Arma hanno iniziato una trattativa e sono riusciti a convincere l'aspirante suicida a desistere. Ora la giovane è ricoverata all'ospedale di Thiene.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=91484&sez=NORDEST


E vale la pena di menzionare anche questo tentato suicidio se non altro per rendere omaggio al carabiniere che ha provato a soccorrere questa donna.



Trieste. Salva una donna che si butta
dalla finestra ma rimane schiacciato
La 46enne pesava più di cento chili: uno dei due carabinieri

che l'hanno presa al volo ha riportato traumi al torace



TRIESTE (17 febbraio) - Voleva farla finita: così C.P. - 46 anni - è salita sul davanzale della finestra al primo piano della propria casa. I vicini l'hanno vista e hanno chiamato i carabinieri. In pochi minuti i militari sono arrivati sul posto e hanno visto la donna seduta sul bordo della finestra. D'improvviso si è risolta e si è lasciata cadere nel vuoto.I carabinieri non ci hanno pensato due volte e si sono letteralmente tuffati per prenderla al volo. Riuscendoci e salvandola. Un nobile gesto che ha avuto però della conseguenze, dato che la donna era decisamente sovrappeso: oltre cento chili. Uno dei due è finito in ospedale, dove gli sono stati diagnosticati vari traumi al torace e alle braccia, guaribili in alcuni giorni.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=91645&sez=NORDEST


Le tragedie si sommano a tragedie.
Ci sono ufficialmente i motivi più disparati, ma sempre uguale è la causa che spinge le persone al suicidio.
Cercano quella felicità che la vita nega loro.
Per queste persone il suicidio è più felice del vivere.
La società cattolica considera queste persone merce di scarso valore. Individui da costringere in ginocchio a pregare. Bestie che non hanno il diritto di attrezzarsi per affrontare il loro futuro. E così, quando arriva il problema, quello che chiude loro ogni futuro possibile, cercano la felicità nella morte. Quella felicità che la violenza delle condizioni inumane, ha negato loro.
Aspettiamo, come sempre, la prossima tragedia.
Dolore si somma a dolore; rabbia a rabbia.
Possibilità di un futuro che vediamo solo noi e che, invece, sono sconosciute, in quanto negate, alle persone che potrebbero avere un futuro.
Domani parleremo della prossima tragedia e di l’ha voluta, direttamente o indirettamente, mettendo in atto delle azioni che hanno rubato il futuro alle persone.
E intanto:



Auto con un cadavere affiora da un lago
in Trentino: è un 59enne bellunese
L'uomo risulta scomparso dal 2007.

Si ipotizza un gestovolontario:
soffriva di depressione per problemi economici

BELLUNO (19 febbraio) - Un'auto con all'interno un cadavere in avanzato stato di decomposizione è stato trovato la scorsa notte nel bacino idrico Schener, nel comune di Imer (Trento). Dai primi accertamenti dei carabinieri, si tratta di un operatore finanziario di Belluno, di 59 anni, la cui scomparsa era stata denunciata nel gennaio 2007. Gli inquirenti ritengono si sia trattato di un gesto volontario: l'uomo soffriva di una forma depressiva dovuta a problemi economici. La carcassa dell'auto, una Renault Scenic, è stata avvistata poco prima delle 23 della scorsa notte nel corso di lavori di manutenzione del bacino idrico. Il mezzo affiorava dall'acqua dopo l'abbassamento di livello. Sul cadavere i carabinieri hanno trovato documenti ed effetti personali che hanno portato all'identificazione. I resti sono stati ricomposti nella camera mortuaria di Transacqua in attesa dell'eventuale autopsia disposta dal magistrato.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=91886&sez=NORDEST
E’ il segno di una continuità di comportamenti che da anni insanguina la regione.

19 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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