La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 15 febbraio 2010

Berlusconi e Tremonti hanno realizzato il progetto economico: portare i cittadini alla miseria. I dati dell'import-export dimostrano il loro successo.

Berlusconi, Zaia, Tremonti, Brunetta, sono riusciti a trasformare la società veneta nel cimitero della disoccupazione e dello sfascio sociale. Berlusconi, Zaia, Brunetta, non hanno problemi economici, hanno i milioni, nelle tombe finiscono i cittadini del Veneto che si suicidano per la disperazione.

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Il progetto di Berlusconi, di Brunetta, di Tremonti, di Maroni, Bossi e Fini, si è realizzato con la distruzione dell’intero tessuto economico nazionale.
Nessun incapace poteva fare meglio di Berlusconi e di Tremonti: hanno realizzato l’irrealizzabile sogno di Ratzinger. Ridurre la società civile alla miseria con il forte contributo dei gentiluomini (o uomini d’onore; non cambia visti i recenti sviluppi) al servizio del Vaticano.
Sostenevano che la crisi che non c’era o che era solo un effetto psicologico nelle fantasie erotico-puttaniere di Berlusconi, si è trasformata in crisi con decine di migliaia di disoccupati e cassa integrati che sopravvivono fino al licenziamento.
Mentre Berlusconi si compra nuove ville e ha accumulato centinaia di milioni di debiti (con la moglie e con la Cir di De Benedetti) continua a favorire gli amici degli amici in perfetto stile mafioso. E’ recente la dichiarazione di Berlusconi che avrebbe fatto Bertolaso ministro dopo che Bertolaso ha fatto quel saccheggio economico che sta sotto gli occhi di tutti.
Trucco dopo trucco per assicurarsi i vantaggi economici. Di recente Berlusconi ha auspicato l’arrivo in Italia di prostitute dall’Albania provocando grande ilarità fra i presenti, ma sputando in maniera vigliacca addosso a donne che tentano di sopravvivere nei disastri sociali ed economici che lui stesso ha provocato.
Riporto i dati sull’Import-Export 2009 dell’Italia:





L'Istat: mai così male il commercio estero italiano.
Lo scorso anno l'export verso l'Ue a -22,5%,
l'import a -17,8% nel 2009 la bilancia commerciale
ha accusato un deficit di 1,791 miliardi,
"Forte peggioramento rispetto al 2008"
Crollo delle esportazioni, nel 2009 -20,7%Importazioni a -22%.

Peggiori dati dal 1970
(15 febbraio 2010)



ROMA - Brutte notizie dal commercio estero. Nel 2009, le esportazioni italiane sono crollate del 20,7% e le importazioni del 22%, rispetto al 2008. Lo comunica l'Istat, aggiungendo che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970, ovvero da quando esistono le serie storiche.Nel 2009 il saldo commerciale è stato quindi negativo per 4.109 milioni di euro, con una netta riduzione del passivo di 11.478 milioni di euro rilevato nel 2008.Considerando il mese di dicembre 2009 rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, le esportazioni sono diminuite dell'1,9% e le importazioni del 3%. Su base tendenziale il saldo commerciale è risultato così negativo per 123 milioni di euro, inferiore a quello pari a 415 milioni di euro dello stesso mese del 2008. Si tratta, fa notare l'Istat, di dati che segnano una "ripresa" a confronto con i precedenti.Rispetto a novembre, i dati destagionalizzati relativi all'interscambio complessivo presentano a dicembre 2009 un incremento sia per le esportazioni sia per le importazioni con tassi di crescita pari rispettivamente al 4,4% e dall'1,6%.Negli ultimi tre mesi, a confronto con il trimestre precedente, i dati destagionalizzati mostrano una flessione dello 0,2% per le esportazioni e una crescita del 2,4% per le importazioni.Per quanto riguarda l'area Ue nel 2009 rispetto al 2008, le esportazioni sono diminuite del 22,5% e le importazioni del 17,8%. Nello stesso periodo il saldo commerciale è stato negativo per 1,791 miliardi di euro, in forte peggioramento rispetto all'attivo di 9,942 mld di euro registrato nel 2008. E' quanto rileva l'istat.

A dicembre 2009, rispetto allo stesso mese del 2008, i flussi commerciali da e verso l'area Ue hanno registrato aumenti pari all'1,4% per le esportazioni e al 9,1% per le importazioni. Il saldo commerciale di dicembre è stato negativo per 1,396 miliardi di euro, mostrando un peggioramento rispetto a quello, pari a 350 milioni di euro, rilevato nello stesso mese del 2008.Nel confronto con novembre, a dicembre 2009 si registra, in termini destagionalizzati, un incremento del 3,3% delle esportazioni e del 3% delle importazioni. Negli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, i dati destagionalizzati mostrano una crescita dello 0,3% per i flussi in uscita e del 3% per quelli in entrata.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/economia/2010/02/15/news/esportazioni-2303767/


Per capire la proporzione del disastro economico è necessario ricordare il dato di importazione, esportazione del dicembre 2008 rispetto al dicembre 2007:

Nel mese di dicembre 2008, rispetto allo stesso mese del 2007, la dinamica dei flussi commerciali da e verso l’area Ue è risultata negativa: le esportazioni sono diminuite del 13,8 per cento e le importazioni del 15,8 per cento. Il saldo commerciale è risultato negativo per 345 milioni di euro (tabella 1), a fronte del disavanzo pari a 772 milioni di euro rilevato nello stesso mese del 2007. Nel confronto con novembre, a dicembre 2008 i dati destagionalizzati segnalano una riduzione pari a meno 3,5 per cento per le esportazioni e a meno 5,2 per cento per le importazioni.

Senza i confronti con i dati complessivi del 2008 ci si potrebbe illudere in una ripresa economica che non solo non c’è, ma c’è la conferma di un tracollo economico ed una fissazione intermini drammatici dei processi di distruzione del tessuto sociale.
I migliaia di licenziamenti provocano inevitabilmente lo sgretolamento del tessuto sociale che favorisce l’odio della chiesa cattolica e delle sue manifestazioni crudeli e violente.
Questa situazione è dipinta dal sindacato filogovernativo della CISL che sta affiancando il governo nella distruzione dei posti di lavoro indebolendo la capacità di contrattazione e di sopravvivenza dei cittadini:




Veneti senza lavoro a quota 250 mila
L’Istat: tasso raddoppiato, va verso il 6%.

Sindacati e industriali: «Nel 2010 il peggio»



VENEZIA — Sono circa 250 mila le persone in cerca di lavoro in Veneto, con un tasso di disoccupazione già oltre quota 5%. Numeri del 2009 destinati a peggiorare nel corso del 2010. «L’impatto della crisi finanziaria si sta manifestando solo ora sull’economia reale» afferma il segretario regionale della Cisl, Franca Porto. Il tessuto economico veneto manifesta comunque una tenuta superiore alla media nazionale: in Italia la disoccupazione ha raggiunto, secondo le ultime rilevazioni Istat al dicembre scorso, l’8,5 per cento. «Raggiungendo il 5%, la disoccupazione è quasi raddoppiata in Veneto,ma vi sono aree italiane dove si è già superato il 10%» ricorda Gianpaolo Pedron, vicedirettore di Confindustria Veneto con delega al Lavoro e Formazione.
«Per il 2010 c’è da aspettarsi da un lato i primi effetti della ripresa, dall’altro il dispiegarsi delle ristrutturazioni delle imprese in difficoltà - spiega Pedron - che hanno dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali e che avranno necessità di riposizionarsi». In parole povere, finita la cassa integrazione - ordinaria o speciale - molte imprese chiuderanno o ridimensioneranno attività e personale. Se il confronto nazionale è positivo, un’analisi della Fondazione Nordest considera i risultati veneti «particolarmente negativi » se confrontati col Friuli-Venezia Giulia o il Trentino Alto Adige. Secondo le ultime rilevazioni Istat, relative al terzo trimestre 2009, il tasso di disoccupazione in Veneto si attesta al 4,8 per cento. Nello stesso periodo diminuisce - rispetto all’omologo trimestre 2008 - il tasso di occupazione, passando dal 66,6% al 63,9% e aumenta il numero di disoccupati che hanno sospeso la ricerca di un impiego, oltre 130 mila, ai quali vanno aggiungi circa 110 mila disoccupati che continuano a bussare alla porta delle aziende.
Complessivamente, sempre nel terzo trimestre 2009, la forza lavoro scende al di sotto dei 2,2 milioni di persone. Il responsabile dell’Osservatorio di Veneto Lavoro, Bruno Anastasia, sottolinea che «il tasso di disoccupazione sta ancora crescendo, sia per i nuovi licenziamenti che per la maggior durata del periodo di disoccupazione ». Secondo Veneto Lavoro, negli ultimi tre mesi dell’anno sono quasi 8 mila i lavoratori coinvolti in nuove crisi aziendali, dei quali poco meno di tremila nel solo mese di dicembre, quando le nuove crisi aperte nella regione sono state 119, il numero più alto dall’inizio della caduta.
L’agenzia della Regione fa anche un bilancio del ricorso allo strumento della cassa integrazione in deroga, riservata ai dipendenti di piccole imprese e del settore artigiano. Nel 2009 le domande di ammissione pervenute alla Regione sono state quasi diecimila, ovvero 9.800, mentre le aziende interessate sono state 6.660, garantendo sostegno a circa 39 mila lavoratori. Le ore di cassa in deroga richieste sono state invece 28milioni. «Se effettuate tutte entro l’anno equivarrebbero - afferma Anastasia - al monte ore annuo di quasi 17 mila occupati a tempo pieno». Tre province concentrano il 70% delle richieste di cassa in deroga: Vicenza, con quasi 12 mila lavoratori interessati, seguono Treviso e Padova, entrambe con oltre 7 mila lavoratori previsti. La cassa in deroga è uno strumento che bisogna continuare a finanziare perché ha permesso, secondo Franca Porto, di salvare quasi 40 mila lavoratori «evitando il licenziamento o permettendo loro di avere un sussidio». Conclude la segretaria generale Cisl: «Questa crisi ha tempi più lunghi del passato, oggi servono azioni straordinarie per proteggere le aziende, non solo le persone».
Massimo Favaro


30 gennaio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/30-gennaio-2010/veneti-senza-lavoro-quota-250-mila-1602376298332.shtml



Alla faccia del sindacato filogovernativo CISL, questa non è una crisi economica, ma è una crisi di ristrutturazione economica globale in cui è previsto l’immiserimento della società italiana. Un immiserimento quasi inevitabile dal momento che i provvedimenti che avrebbero dovuto essere presi un anno e mezzo fa sono stati non solo ignorati, ma ostacolati per permettere alle varie mafie, non da ultimi gli imprenditori attorno a Bertolaso, di saccheggiare la società italiana.
Così fra la propaganda televisiva dei successi non solo Bertolaso ha provveduto alla distruzione del tessuto sociale dell’Aquila, ma ha permesso ai gentiluomini (uomini d’onore del dio padrone) di arraffare.
La miopia di Tremonti, Berlusconi, Scajola, Maroni, Zaia, è da considerarsi un atto criminale. Un atto di terrorismo contro la società civile!

15 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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