La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 22 febbraio 2010

Lega Nord e Popolo delle Libertà: un governo Veneto che ha aiutato gli imprenditori nella crisi, spesso contro i cittadini.


L'imprenditore è come il politico, il suo valore emerge nei momenti di crisi. I falliti aiutano la crisi, sia economica che sociale, a distruggere la società civile, gli uomini di valore usano la crisi per arricchire la società civile.
E' facile essere un imprenditore quando ci sono soldi da spartirsi. E' facile essere un politico quando si saccheggia una regione. Mentre guardiamo con disgursto e impotenza il saccheggio della Regione Veneto possiamo fare solo come quel cinese che sulla riva del fiume guardava passare i cadaveri del fallimento sociale. Oppure, possiamo ricordare quegli operai che in manifestazione urlavano: "Dove stanno i coglioni che hanno votato Berlusconi?". Gli uomini delle Istituzioni non sono responsabili solo di ciò che fanno, ma anche di ciò che non fanno e di come interpretano ciò che dovrebbero fare. Le persone vengono costrette in ginocchio davanti al crocifisso per impedire loro di rivendicare, come cittadini, comportamenti giuridicamente corretti da parte di Istituzioni e imprenditori.
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Nell’elenco dei suicidi in Veneto non è che dobbiamo aspettare molto per aggiornare la lista.
Perché si è ucciso questo “imprenditore” del Veneto?
Aveva un governo amico alla Regione. Un Governo Regionale a guida Lega e Popolo delle Libertà che ha fatto di tutto per aiutare gli imprenditori. Oggi ha mandato duecento poliziotti armati per contrastare gli operai in difficoltà economica.
Nella filosofia di Berlusconi secondo cui “fra imprenditori ci si aiuta”, Galan, Zaia, Gobbo, hanno aiutato questi imprenditori. E allora, dov’è il problema?
Paolo Trivellin non si è certo suicidato perché non aveva un governo amico. In più lavorava per la base militare Ederle. Stava realizzando l’ospedale interno.
Proviamo a leggere l’articolo del Corriere della Sera:

crisi
Non riesce a pagare gli stipendi, imprenditore si uccide
Vicenza, Paolo Trivellin era titolare di un'azienda di intonaci che lavorava nella base Ederle.
Il cordoglio dei sindacati

VICENZA - Giovedì scorso aveva incontrato i suoi dipendenti che manifestavano davanti alla caserma Ederle per i ritardi nei pagamenti degli stipendi. Domenica non ce l’ha fatta a reggere la tensione e nella sua casa di Lozzo Atestino (Padova) si è tolto la vita Paolo Trivellin, 46 anni, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina che nella caserma americana aveva lavorato in subappalto per la realizzazione del nuovo ospedale. Ai suoi collaboratori Trivellin aveva spiegato che gli appaltanti, Pizzarotti e Bilfinger Berger, avevano contestato i lavori lamentando un ritardo nella consegna delle opere, arrivando a pretendere una penale di 65 mila euro, a suo dire esagerata. Trivellin aveva anche un'altra attività economica che stava andando male. E la difficile situazione sentimentale non ha aiutato l'imprenditore. Cordoglio e preoccupazione sono stati espressi dalla Fillea Cgil. «Il prezzo della crisi - ha sottolineato il segretario Toni Toniolo - lo pagano sia i lavoratori che i piccoli imprenditori, cioè sempre gli anelli più deboli di una catena sempre più tesa». Il sindacato ha ribadito la richiesta al consorzio appaltante, affinché anticipi almeno una parte delle retribuzioni ai lavoratori prima di dover ricorrere al giudice.


Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/22-febbraio-2010/non-riesce-pagare-stipendi-imprenditore-si-uccide-1602519049258.shtml

I dipendenti di Paolo Trivellin volevano essere pagati perché avevano un mutuo da pagare o, comunque, famiglie da mantenere e, in ogni caso, lo stipendio era dovuto.
Pizzarotti e Bilfinger Berger avevano le loro ragioni per contestare i lavori di Paolo Trivellin e dei suoi dipendenti.
Paolo Trivellin aveva anche un’altra attività economica che faceva acqua da tutte le parti?
Aveva dei problemi sentimentali?
Troppo stress per un individuo abituato a mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso e a confidare nella divina provvidenza.
Perché, alla fin fine, ciò che l’ha ucciso non sono i problemi che si era creato scelta dopo scelta, ma il fatto di non aver previsto come far fronte ai suoi problemi. Era educato a confidare nella provvidenza cristiana, nel principio della speranza ratzingeriana e non era stato educato ad attrezzarsi per far fronte ai problemi che le sue stesse scelte comportavano.
Comprensibile la posizione della Fillea Cgil che vede il suo referente sparire. Così gli operai non saranno più pagati, non saranno liquidati, si troveranno disoccupati grazie al solito “veneto” che “el se credea de esser un paron e, invese iera solo na scoasa che se ga caga soto quando la vita la xe diventà dificile”.
Preferisco sempre che a suicidarsi sia un imprenditore, piuttosto che un operaio o un barbone, ma soprattutto preferirei che fosse eliminata quell’educazione cristiana che impedisce alle persone di fissare la loro attenzione sugli obbiettivi mediante l’organizzazione dei mezzi per raggiungerli nel presente. Vorrei che fosse eliminato quell’odio cristiano che impone le illusioni alle persone costringendole ad aver speranza in un colpo di fortuna, nell’intervento del dio padrone, nel miracolo.
Fintanto che le persone nella loro attività aspettano la provvidenza del dio padrone, del miracolo o del colpo di fortuna, non sono i problemi che li spingono a suicidarsi, ma l’educazione cattolica che li ha disarmati e resi impotenti sia quando si tratta di scegliere che quando si tratta di affrontare i problemi della vita.
Scrive oggi Il Mattino di Padova senza, comunque, aggiungere nulla di nuovo a quanto intuito fin da ieri sera:

Padova, imprenditore non riesce a pagare gli operai e si uccide
Venti dipendenti da sei mesi senza stipendio. L’uomo, 45 anni, domenica ha deciso di dire basta: ha lasciato quattro lettere a socio, compagna e ai due figli e si è impiccato nel suo appartamento a Vo'
VO’. Tragedia della disperazione l’altra sera in un mini appartamento all’ultimo piano del caseggiato a fianco della sede municipale di Vo’. Quello al civico 47 il cui ingresso si affaccia sulla centralissima piazza della Liberazione. Un artigiano di 45 anni, Paolo Trivellin, titolare della Tri-intonaci di Noventa Vicentina, strangolato dai debiti, ha deciso di togliersi la vita impiccandosi a una delle travature in legno che sorregge il tetto del fabbricato. Il corpo senza vita dell’imprenditore è stato trovato nel tardo pomeriggio di domenica dalla ex convivente, P.V. di 26 anni, originaria di Este. La morte risalirebbe però a 6-8 ore prima. A indurre l’uomo al tragico gesto sarebbero stati alcuni affari andati male della ditta (una ventina di dipendenti) che gestiva assieme a un cugino in via Delle Arti, nel comune vicentina a cavallo tra gli Euganei e i Berici. In particolare, un sub-appalto con una ditta tedesca per alcuni lavori edili all’interno della caserma Ederle di Vicenza. Lavori svolti secondo il committente, che a giugno del 2009 aveva bloccato i pagamenti alla Tri-intonaci, non a regola d’arte. Per l’i mpresa di Noventa Vicentina, invece, quella delle opere eseguite male sarebbe stata una giustificazione per non saldare le fatture. Tanto che alcuni giorni fa i dipendenti della ditta di Trivellin, che sono senza stipendio da giugno dello scorso anno, avevano inscenato una protesta proprio davanti ai cancelli della Ederle.L’imprenditore si era separato dalla moglie, con la quale aveva avuto due figli che ora sono maggiorenni, una decina di anni fa. A Vo’ l’uomo era domiciliato in piazza Liberazione mentre la residenza l’aveva mantenuta nel comune berico, in via Spinosa, 22. Nel centro collinare aveva tentato di ricostruirsi una vita sentimentale. Con la nuova compagna aveva gestito prima un bar a Noventa Vicentina e da poco aveva trasferito l’attività a Padova. Proprio negli ultimi tempi anche questa relazione si era incrinata tanto che i due avevano deciso di non vivere più nella stessa casa. Domenica pomeriggio P.V. si era recata nell’appartamento dell’ex compagno per concordare i turni del bar per la settimana entrante. Non avendo risposta al citofono la donna ha deciso di entrare, è salita fino all’ultimo piano e, una volta entrata nell’appartamento, ha trovato l’ex compagno senza vita nell’antibagno mansardato. Prima di farla finita Paolo Trivellin ha trovato la forza di lasciare quattro messaggi. Due indirizzati ai figli, uno all’ex convivente in cui dice di volerle ancora bene e uno al cugino, socio della Tri-intonaci. In quest’ultimo l’artigiano si assume tutte le responsabilità delle scelte che hanno portato la ditta ad una situazione economica drammatica. Dopo essersi scusato con il parente lo invita a chiudere in fretta l’attività.Per una strana coincidenza l’appartamento dove domenica si è tolto la vita il quarantacinquenne vicentino, una trentina d’anni fa è stato teatro di un altro dramma simile. Quello del suicidio dell’o peratore della macchina da proiezione del cinema Lux di Vo’. Un fatto che in paese molti ricordano ancora molto bene. Il suicidio di Trivellin è l’ennesimo dramma di una crisi economica che sta coinvolgendo numerose piccole attività, anche in aree che apparentemente sembrano non essere toccate dal problema.
(23 febbraio 2010)
Tratto da:

http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/padova-imprenditore-non-riesce-a-pagare-gli-operai-e-si-uccide/1867607
Il Mattino di Padova si limita a precisare le circostanze in cronaca dell’avvenimento, ma nulla aggiunge alle motivazioni sociali e alle cause che inducono le persone al suicidio. Suicidi che, ripeto, non sono imputabili alla crisi economica, ma all’educazione cristiana che disarma le persone davanti alla vita e alle varie problematiche esistenziali. L’educazione cristiana costringe le persone in una sospensione psichica di attesa della divina provvidenza ed è ben rappresentata dalle affermazioni, a dir poco offensive, dei frati cattolici di Antonio da Padova secondo cui:

«E’ stato un grande evento: l’ostensione di Sant’Antonio nella basilica di Padova ha dato una dimostrazione straordinaria della devozione popolare. Adesso è tempo di penitenza: con l’inizio della Quaresima prendiamo tutti esempio da Antonio e dalla sua eccezionale capacità di abdicare il corpo in virtù della mente. Si tratta di rinunciare alla vanità: quindi consiglio agli uomini di eliminare le cravatte e alle donne di non camminare su tacchi vertiginosi».

Questi codardi, anziché dire a Ratzinger di non usare le sue scarpette rosse di Prada, criminalizzano il vestire di uomini e donne: così alimentano l’induzione al suicidio dei loro schiavi (con tutto il cuore e con tutta l’anima) in Veneto dopo aver separate le loro pulsioni dai bisogni della vita e averli sacrificati (in un vero sacrificio umano) al loro dio padrone.
(aggiunta 23 febbraio 2010)

Chi sarà il prossimo che si suiciderà!
Ripeto: non è un auspicio, data questa situazione maturata in tutti questi anni, è una presa d’atto della realtà oggettiva una volta tolte le illusioni di chi auspica provvidenza. Non possiamo far altro che aspettare il prossimo suicidio inevitabile.
Chissà che prima o poi qualcuno che non vuole giocare alla buffoneria cattolica non decida di occuparsi seriamente dei suicidi e, più in generale, del disagio sociale in Veneto.
22 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

3 commenti:

  1. Mentre nella buona sorte, quando gli affari vanno bene, gli imprenditori si arricchiscono e gli operai sopravvivono con i loro salari; quando arriva la mala sorte sono accomunati nella disperazione. Forse questo deve farci riflettere per costruire un mondo meno ancorato ai traguardi e ai successi personali e più ancorato ad una umana solidarietà. E’ stata costruita una società fondata sul gioco e sull’azzardo, a chi va bene il gioco (spesso sporco) arriva il massimo della ricchezza e degli onori. La ricchezza in poche mani non è vero che è capace di produrre altra ricchezza, spesso viene tesaurizzata o consumata per assecondare i vizi più inutili. La crisi che stiamo attraversano è addirittura frutto della ricchezza e della smania dell’azzardo, spero che non ci faccia precipitare in qualche guerra.
    francesco zaffuto www.lacrisi2009.com

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  2. Perché il suicidio secondo te rientra nell'educazione cattolica?

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  3. Perché l'educazuione cattolica è un'attività di violenza che deve imporre ai bambini la sottomissione all'idea di "dio che vede e provvede"; dell'onnipotenza di un povero pazzo "che verrà con grande potenza dalle nubi" e che impone la speranza nella vincita al lotto, nel miracolo o nel colpo di bacchetta magica.
    Priva le persone, fin da quando sono bambini piccolissimi, delle attrezzature morali, psicologiche, culturali, che permettono loro di agire con consapevolezza nelle contraddizioni della vita.
    Il suicidio è una forma di rifiuto (o impossibilità) ad affrontare il futuro in un presente che angoscia l'individuo.
    C'è quello che si butta dalla finestra e c'è quello che va a Lourdes o dall'Antonio di padova ad elemosinare il miracolo.
    Sono tutte forme di suicidio perché il cristianesimo non ha fornito gli strumenti alle persone e queste vivono l'angoscia del presente: come per i ragazzi che hanno un bisogno folle di fare sesso e, invece, il cristianesimo li criminalizza nell'attività sessuale e non fornisce loro gli strumenti per armare la loro consapevolezza nella vita sessuale.
    Sono tutte forme di induzione al suicidio: come per gli imprenditori che anziché basare le loro scelte su fattori economici confidano nell'amico dell'amico. Quando le cose vanno male, l'amico non c'è più e hanno danneggiato molte persone vivendo un'angoscia esistenziale dalla quale non vedono uscita.
    E' l'educazione cristiana che ritenendo che i bambini debbano obbedire al padrone impedisce loro di conoscere il codice penale, il codice civile, i codici di procedura penale e quant'altro. Così sono prede di ogni truffatore. Sia del truffatore che vende miracoli alla padre Pio che del magistrato che tira fuori le leggi come un coniglio dal cappello che del poliziotto terrorista e criminale.
    Vengono educati ad essere angosciati perché così si vende meglio il dio padrone.
    Per questo, a loro, non resta che il suicidio.
    Claudio Simeoni
    Meccanico
    Apprendista Stregone
    Guardiano dell'Anticristo

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