La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 9 febbraio 2010

Manifestazione ambientalista a Venezia contro l'uso indiscriminato dell'inceneritore SG31 a Marghera.


Oggi, 09 febbraio 2010, sul ponte degli Scalzi, davanti alla stazione di Venezia, c’è stata la manifestazione dell’Assemblea permanete Contro il Rischio Chimico di Marghera contro il riavvio dell’inceneritore SG31.
La pericolosità dell’inceneritore e del suo uso è stata messa in rilievo in varie occasioni sottolineando l’incongruenza di un uso diverso dalla progettazione iniziale.
Marghera è sempre stata terra di tumori.
Tanto, a me mica mi prende il tumore!
Ma quando prende i tuoi vicini, tu stai forse meglio?
La questione dell’ambiente è una questione le cui tensioni emotive e l’attenzione che suscita si disperdono nel tempo. Ammalarsi di tumore non è come prendere una pallottola durante una rapina, ma si prende lo stesso una pallottola sotto forma di devastazione cellulare (come gli effetti di una pallottola) per di più con espansione della zona tumorale fino alla morte!
Vai a dire a Galan che ti ha sparato addosso facendoti ammalare di cancro!
Cosa centra lui?
Mica aveva una pistola in mano e, d’altronde, i magistrati mica lo hanno inquisito e, dunque, è assolutamente innocente.
Le questioni ambientali sono come le questioni di Stregoneria. Si deve agire quando si sta bene per preservare lo stato di benessere, quando, invece, si sta male e il cancro sta devastando il corpo, allora è troppo tardi. Intervengono i chirurghi, la chemioterapia e quant’altro la medicina ha scoperto. Oggi con un maggior successo di ieri. Ma sempre con grandi pericoli.

Riporto il volantino-lettera della manifestazione e alcuni articoli del giornale La Nuova Venezia che sottolineavano la pericolosità di una questione che viene ignorata e che, purtroppo per la crisi economica e l’urgenza di sopravvivenza delle economie locali, sarà sempre più ignorata.


Al Presidente Commissione Salvaguardia
Regione Veneto
Calle Priuli Canareggio 99
Venezia

Mestre, 5-2-10

Oggetto: Osservazioni al progetto di avvio del forno inceneritore SG31

Le sottoscritte associazioni ritengono che il progetto di riavvio del forno inceneritore SG31 sia in controtendenza rispetto alla riconversione ecocompatibile di Marghera e a nome dei propri soci ritengono pericoloso per la salute dei cittadini e per l’ambiente il ripristino di questo impianto e si dichiarano ad esso contrari. Abbiamo raccolto contro il progetto STE-SG31 10.000 firme di cittadini di Mestre, Marghera e Malcontenta che consegneremo a breve alla Regione, di essi ci facciamo portavoce presso la commissione.

In particolare osserviamo:

1) L’emendamento approvato in regione il 28-1 scorso proibisce l’autorizzazione di impianti di rifiuti speciali fino alla presentazione del Piano regionale Rifiuti Speciali, qui le migliorie impiantistiche, la modifica dei codici CER conferibili e la modifica del bacino di utenza dei rifiuti sono una vera e propria autorizzazione che ricade in quanto stabilito dall’emendamento.

2) Il principio bas
e che regola ormai la gestione della filiera rifiuti è quello che va fatto col principio di prossimità, qui invece dato che il forno SG31 non ha sufficienti combustibili rispetto alla sua potenzialità per la crisi dell’area industriale di Marghera si prevede l’arrivo di rifiuti da tutto il Veneto e oltre. Questo implica ovviamente uno stoccaggio provvisorio che deve essere autorizzato e già il Consiglio Comunale e quello Provinciale si sono dichiarati, pochi mesi fa, contrari al progetto di stoccaggio rifiuti speciali per alimentare SG31, progetto denominato STE.


3) Nella valutazione dei piani riguardanti quest’area non si cita il Piano Regionale di Sviluppo approvato nel 2007 dalla Regione che prevede per Marghera una riconversione a produzioni ecocompatibili. Questo progetto è perciò contrario a quel piano.

4) Rispetto al Piano regionale risanamento aria si fa presente che quest’area è fuori norma per le PM10 in media negli ultimi anni tra 150 e 85 giorni all’anno contro i 35 ammissibili, qualsiasi peggioramento della qualità dell’aria è perciò da evitare, qui non solo ci sarà dispersione di odori, idrocarburi e polveri per la movimentazione di automezzi, ma il riavvio dell’SG31 con varie tipologie di rifiuti incrementerà a camino non solo le polveri ma l’emissione di metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene in aria. In base alle leggi CE da quest’anno la media annuale di PM10 dovrebbe essere abbassata a 20 microgr/mc (contro i 40 attuali che vengono spesso superati), il limite viene abbassato per motivi sanitari cioè per le malattie indotte a quei livelli dato che le polveri fini assorbono sostanze tossiche (clorurati, metalli pesanti, ecc) e le trasportano nei nostri polmoni.

5) sono previste nuove tipologie di rifiuti da inviare alla combustione all’impianto SG31 che finora è stato gestito con rifiuti provenienti dagli impianti del petrolchimico e perciò su quelli tarato. Bruciare rifiuti così eterogenei altera le condizioni impiantistiche e gestionali dell’SG31, che data la sua obsolescenza potrebbe non essere idoneo a ottimizzare queste combustioni.

6) nella valutazione del rumore e dell’inquinamento dell’aria è molto sottovalutato l’apporto degli automezzi che confluiranno nell’impianto attraversando le vie di Marghera e che fin’ora non c’erano dato che i rifiuti arrivavano dal petrolchimico

7) la presenza di tanti tipi di rifiuti diversi facilita la possibile reazione in caso di errore o miscelazione in forno, con gravi conseguenze per lavoratori e cittadini; la gestione di rifiuti così differenziati implica un elevatissimo rischio di errore umano o gestionale con conseguenze non prevedibili.

Concludiamo riportando una frase del documento finale dell’indagine epidemiologica della regione Veneto che ha messo in risalto una eccedenza di casi di tumori dei tessuti molli nella riviera del Brenta sottovento rispetto al Petrolchimico: “L’indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell’incenerimento, dal momento che si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni che sono in grado di agire per effetto di bioaccumulazione”

Chiediamo che queste osservazioni, che secondo noi sono sufficienti a bloccare il riavvio dell’inceneritore, siano portate a conoscenza dei membri della commissione e discussi.
ASSEMBLEA PERMANENTE CONTRO IL RISCHIO CHIMICO
ASSOCIAZIONE GABRIELE BORTOLOZZO
MEDICINA DEMOCRATICA DI VENEZIA
ASSOCIAZIONE AMBIENTEVENEZIA
ECOISTITUTO VENETO A. LANGER
MOVIMENTO GRILLI VENEZIA


Riporto un articolo de La Nuova Venezia che sottolinea la pericolosità della questione:

Rifiuti tossici, Sifa si smarca da Ste
la Nuova di Venezia — 11 ottobre 2009
«Non c’è mai stato mai nessun contatto con la Ste e il loro progetto di stoccaggio di rifiuti a Marghera nemmeno lo conosco», dice Alessandro Mazzoni, amministratore delegato di Sifa, la società consortile, concessionaria della Regione per il megadepuratore di Fusina (Pif), che ora ha acquisito anche l’inceneritore Sg31 del Petrolchimico. La presa di distanza della Sifa, arriva dopo quella dell’Eni - proprietaria dell’area (ex PA2/4) dove il progetto della Ste prevede lo stoccaggio di 100 mila tonnellate di rifiuti tossici, nonché socia di maggioranza del consorzio Spm, ex proprietario dell’inceneritore Sg31 - che in modo altrettanto netto ha preso le distanze dalla Ste di Jeroncich e Gavioli rivelando non quest’ultima non ha rinnovato il contratto d’affitto dell’area in questione. «Il Pif - spiega Mazzoni - è un progetto avanzato e complesso, che coinvolge diversi soggetti, pubblici e privati che lavorando in sinergia potranno realizzare obbiettivi ambiziosi come la depurazione degli scarichi del bacino scolante, il risanamento della laguna e il recupero del territorio». L’utilizzo della piattaforma ambientale e l’Sg31 - ceduti da Spm, insieme al personale addetto, per un valore di 15 milioni di euro -, «rientra quindi in pieno nel Pif in quando ci permette di smaltire anche i rifiuti liquidi e solidi prodotti dai nostri impianti di depurazione». A conti fatti non ci sarebbe nemmeno posto per i rifiuti provenienti da tutta Italia che la Ste pretenderebbe di stoccare Marghera. Secondo i dati forniti da Mazzoni, infatti, l’Sg31 dovrebbe bruciare: 28 mila tonnellate di rifiuti industriale (prodotti dalle società chimiche e attualmente smaltiti in Germania): altre 30 mila tonnellate di fanghi «autoprodotti» dal Pif con la depurazione delle acque civili e industriali; e altre 42 mila tonnellate provenienti da un non meglio precisato «mercato veneto» di fanghi di risulta di depuratori pubblici e, per quanto riguarda Venezia, della municipalizzata Veritas. Il tutto per un totale di 100 mila tonnellate, che corrispondono alle potenzialità di smaltimento del forno attivo dell’Sg31. Ma per raggiungere il pareggio economico, l’Sg31 dove trattare un altro 25 % di rifiuti per un totale di 125.000 tonnellate. L’’apposita delibera della Giunta regionale del 4 agosto scorso prevede, infatti, l’attivazione del secondo forno dell’Sg31 entro 3 anni e, nel frattempo, la corresponsione a Sifa di 1,5 milioni di euro all’anno per coprire la perdita. Le ulteriori 25 mila tonnellate di rifiuti - secondo Mazzoni - consisterebbero nei «fanghi biologici di risulta» che Veritas, in rispetto delle nuove normative, non può smaltire nei compost per l’agricoltura e per questo conferisce in apposite discariche in giro per l’Italia. Ma proprio Veritas - in una nota che chiarisce, a sua volta, di non «aver alcun legame con la società Ste ne è a conoscenza dei sui progetti giornali» - non conferma l’utilizzo dell’Sg312, ipotizzato dall’amministratore delegato della Sisa. «Veritas - dice la nota della spa controllata dal Comune di Venezia - anche quale socio di minoranza della società Sifa, esecutrice del progetto Pif e del progetto Vallone Moranzani, ha il compito e l’interesse a gestire tutte le attività industriali connesse alla depurazione delle acque reflue». «I fanghi biologici di depurazione - precisa però Veritas - sono già gestiti e inviati per il loro smaltimento finale in impianti autorizzati, nel rispetto delle norme e delle autorizzazioni delle autorità competenti». A questo, malgrado le prese di distanza dal progetto della Ste, punto resta il «mistero» della provenienza effettiva della grande quantità di fanghi tossici che l’inceneritore Sg31 dovrà bruciare per ottenere il pareggio economico e non far perdere soldi a Sifa. - Gianni Favarato

Tratto da:
http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2009/10/11/VMGPO_VMG01.html


E ancora:

Centomila tonnellate di rifiuti tossici
la Nuova di Venezia — 30 settembre 2009

No dei Verdi al progetto della Ste per stoccare a Marghera 100 mila tonnellate di rifiuti tossici provenienti da tutta Italia - con un viavai di migliaia di autocisterne - che finiranno nell’inceneritore Sg31 che la Regione sta acquistando da Syndial (Eni) attraverso Sifa. Ci risiamo, dopo le dure battaglie degli anni Ottanta e Novanata contro chi voleva fare di Porto Marghera «la pattumiera dei veleni di tutta Italia», i Verdi veneziani tornano sulle barricate denunciando all’intera città il progetto che prevede lo stoccaggio in 12 depositi già esistenti, più 5 da costruire, di 100 mila tonnellate di rifiuti tossici, solidi e liquidi in un territorio «densamente abitato e già duramente provato dal punto di vista ambientale e sanitario». Ritorno al passato. L’ex assessore provinciale all’Ambiente, Ezio da Villa, il consigliere regionale Gianfranco Bettin e il consigliere comunale Beppe Caccia, hanno convocato ieri una conferenza stampa in municipio a Marghera per denunciare l’avvio «in sordina» della procedura di valutazione dell’impatto ambientale del progetto della Ste srl, una nota società specializzata in trattamenti e smaltimento di rifiuti pericolosi nella quale figurano, tra i proprietari, l’imprenditore Gianfranco Jeoroncich (già indagato a Chieti nel 2004 nell’ambito di un’inchiesta su traffico illecito di rifiuti) e Stefano Gavioli (già amministratore della Sirma messa in liquidazione), presidente della società un certo Salvatore Provenzano. Il progetto della Ste srl prevede non solo la realizzazione nell’area serbatoi ex PA2/4 - poco più di 4 ettari di proprietà dell’En e affittata di anno in anno da Ste - di un «impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e speciali», ma anche l’utilizzo, per lo smaltimento dei rifiuti solidi nell’inceneritore Sg31, anche questo di proprietà dell’Eni e ora gestito dal consorzio Spm (per la gestione «servizi condominiali» del Petrolchimico) che sta vendendolo alla Sifa, la società della Regione che sta realizzando il depuratore di acque civili e industriali di Fusina (Pif) e il mega-tubo di scarico al mare lungo 12 chilometri che passa sotto la laguna. La procedura di Via. Il 3 settembre scorso - ha raccontato ieri Da Villa - in municipio a Marghera c’è stata l’assemblea di presentazione del progetto della Ste, prevista dalla procedura regionale di Via, per dar modo a cittadini e associazioni di avanzare le loro osservazioni (entro 50 giorni) e ai consigli comunale e provinciale di esprimere il proprio parere e inoltrarlo alla Regione che entro 60 giorni deve decidere se dare o meno il Via definitivo. Il famoso Sg31. «Pochi sapevano di quell’assemblea che, infatti, è andata quasi deserta», ha denunciato ieri Da Villa. Ma non poteva sfuggire né ad un ex assessore all’Ambiente competente e di grande esperienza amministrativa come Ezio Da Villa, né al consigliere regionale Gianfranco Bettin, entrambi in prima fila nei decenni scorsi proprio contro altri tentativi di far arrivare a Marghera, per poi bruciarli nell’Sg31, i rifiuti tossici di tutta Italia. Qualcuno di questi tentativi è riuscito, ha ammesso Bettin ricordando che all’Sg31 nei primi anni Novanta sono stati bruciati perfino i fanghi all’uranio della Jolly Rosso. Sempre l’Sg31 nel 1999 ha rischiato di essere chiuso - in seguito è stato al centro di un’inchiesta dell’allora pm, Luca Ramacci, per lo scarico in aria di diossine e altri inquinanti - e solo in quell’occasione è stato di un «camera di post-combustione» per abbattere l’emissione di diossine. «Siamo pronti alla battaglia su tutti i fronti - ha concluso Bettin -. I cittadini non accetteranno, neanche questa volta, di fare una discarica nazionale proprio nel waterfront lagunare che il governatore Galan dice di voler risanare e ripristinare». - Gianni Favarato

Tratto da:
http://ricerca.gelocal.it/nuovavenezia/archivio/nuovavenezia/2009/09/30/VMAPO_VMA01.html/2009/09/30/VMAPO_VMA01.html


Le persone che vanno a curarsi negli ospedali, non hanno tempo e voglia per le questioni ambientali.
Le persone che stanno bene e cercano di sopravvivere nella crisi economica, non hanno tempo per le questioni ambientali.
I barboni che vivono senza casa, non hanno tempo per le questioni ambientali.
Galan e compagni, si accontentano di preservare la loro casa e il luogo in cui abitano; per questo non sono interessati alle questioni ambientali se non quando le possono sfruttare per avere un po’ di voti.
In fondo, a chi frega se la gente crepa?
A nessuno!
Tantomeno a Galan, Zaia e compagni.
Povero Veneto!
N.B. Le foto riguardano la manifestazione sul ponte degli Scalzi del 09 febbraio 2010
09 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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