La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 24 febbraio 2010

Perché ci si suicida in Veneto? la chiesa cattolica ha devastato le persone, le amministrazioni del PdL e Lega creano problemi sociali ed economici.

Foto: La chiesa cattolica si compiace nel trasformare la società Veneta e i cittadini del Veneto in miserabili che le chiedono la carità sottomettendosi. Ed è vergognosa l'attività di aggressione che la chiesa cattolica mette in atto nei confronti della società Veneta con la complicità di Isituzioni che preferiscono distruggere la socità civile per qualche voto o per qualche complicità.

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Perché la gente si suicida in Veneto?
L’educazione cattolica ne devasta la psiche. Inoltre, su quella devastazione, si innesca la distruzione del tessuto economico e sociale voluto dalle amministrazioni nazionali.
Il devastato che non è in grado di affrontare il futuro, data l’educazione cattolica che ha ricevuto, si trova ad affrontare un presente che viene distrutto da amministratori della Lega e del Popolo delle Libertà che stanno saccheggiando la società civile.
A nessuno interessa il suicidio del detenuto nel carcere di Padova oggi:


Carcere: tunisino 27enne suicida in cella a Padova
E' il nono dall'inizio del 2010

(ANSA)- PADOVA,24 FEB - Un detenuto tunisino di 27 anni si e' ucciso ieri sera nella sua cella nel carcere di Padova. Lo rende noto il sindacato Uil Pa Penitenziari. E' il nono suicidio nel 2010. Il giovane, secondo la versione del sindacato, avrebbe utilizzato le lenzuola per impiccarsi. A nulla purtroppo sono valsi i soccorsi prestati al tunisino dai due compagni di cella e dal personale di sorveglianza.

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2010/02/24/visualizza_new.html_1707223320.html

Era solo un tunisino. Si, ma fra i 68.000 detenuti in Italia aumentati per interessi dal governo Berlusconi (che evita il carcere agli amici degli amici, tipo Cosentino) non è detto che prima o poi qualcuno dei lettori passi per il carcere.
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Foto: In questo modo le amministrazioni regionali hanno ridotto il Veneto, ed ora aspettano il dopo elezioni per continuare l'attività di distruzione del tesuto sociale ed economico.
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Come nel caso della Cosmetic Service di Marcon nel veneziano, un’azienda abituata a ricattare i dipendenti con la complicità della magistratura Veneziana alla quale gli operai fanno schifo e ritiene non illegittimo ammazzarli (vedi sentenze in merito). Un’azienda, la Cosmetic Service che non ha mai fornito indumenti antiinfortunistici ai suoi operai anche se manipola sostanze chimiche. Quando il sindacato ha provato ha osservare che cosa succedeva, la Cosmetic Service non ha trovato di meglio che sbarrare i portoni e chiudere le due aziende. Non so se per l’intervento di qualche Istituzione domani riaprirà i battenti, ma sta di fatto che gli operai sono arrivati al lavoro e si sono trovate le porte sbarrate con un cartello sul portone che annunciava la chiusura.

La crisi economica del Veneto continua sempre più feroce.
Le notizie di crisi si sommano a notizie di crisi.
A notizie di crisi drammatiche seguono notizie di “speranza” come l’ingresso di fattori che smussano l’esasperazione, come ad esempio il tentativo da parte della politica di non far chiudere l’Alcoa. Ma sono solo dei provvedimenti tampone. Provvedimenti che tentano di tamponare l’esasperazione delle persone facendo loro balenare un qualche tipo di “speranza” di poter continuare a lavorare come prima. Nel caso dell’Alcoa la soluzione sembra sempre più lontana nonostante i benefici che si è pronti a dagli. Da quanto ne so ha già spostato la produzione in Arabia Saudita e dubito che voglia farsi carico degli oneri di smaltimento delle scorie che ha prodotto. Penso che, dopo aver contribuito a devastare il territorio tendi a scappare via lasciando la patata bollente nelle mani di un qualche altro ente.
Un po’ come la crisi della Vinyls. Hanno già deciso di chiuderla, ma devono far fessi gli operai ancora per qualche mese. Quando la loro protesta sarà ancora più sterile. Riporto dalla Nuova Venezia:

Marghera, svolta per Vinyls
Eni pronta a vendere, Ramco ha dieci giorni di tempo per decidere. Gli impianti restano fermi, prolungata la cassa integrazione




VENEZIA Il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, non è nuovo ad annunci trionfalistici che poi non si sono avverati ma stavolta ha parlato, più prudentemente, di «significativi passi in avanti» al temine dell’incontro per il salvataggio degli impianti di Vinyls che producono cvm e pvc, tra il gruppo di possibili acquirenti, la Ramco, e l’Eni che è proprietaria degli impianti integrati del clorosoda (Assemini e Marghera) e della salina di Cirò Marina. Del resto, Eni e Ramco - rappresentati rispettivamente ieri dal presidente e amministratore delegato di Syndial, Bellodi e Polito, e dall’emiro amministratore delegato Anwar Alaawasmi - avevano già aperto da due settimane una «due diligence» per verificare i termini di una possibile acquisizione degli impianti dell’intero «ciclo del cloro». Ieri il ministero dello Sviluppo - preoccupato per la possibile decisione del tribunale di «convertire» l’amministrazione straordinaria di Vinyls in fallimento per la mancanza di risultati dopo 8 mesi di applicazione delle Prodi-bis e l’aumento del già elevato indebitamento societario - ha fatto sottoscrivere un verbale in cui Ramco ed Eni si impegnano «a firmare, entro dieci giorni lavorativi, un’intesa sull’elenco degli asset di Syndial-Eni da cedere a Ramco e, parallelamente, i rappresentanti di quest’u ltima prenderanno contatto con i commissari straordinari di Vinyls per concordare i passi successivi». «Siamo determinati a mantenere la chimica di base in Italia - ha commentato il ministro Scajola al termine dell’incontro a cui hanno partecipato i suoi collaboratori - Stiamo facendo ogni sforzo per garantire a Vinyls un futuro di sviluppo produttivo e occupazionale. L’incontro tra Eni e Ramco è stato un passo importante in questa direzione».I rappresentanti di Eni hanno confermato al ministero la disponibilità ad «estendere l’accordo siglato il 12 novembre 2009 per la fornitura a Vinyls Italia sia dei servizi (utilities) che delle materie prime (etilene e dce) al prezzo concordato, che attualmente è inferiore ai prezzi di mercato». Ramco ha anche presentato una bozza di Piano industriale per l’i ntero ciclo del cloro, che si pone l’obbiettivo di produrre pvc risalendo dall’attuale 28% al 40% di quota di mercato in Italia. Resta da vedere se, davanti alle disponibilità di Eni sia sugli asset che sulla cessione delle materie prime, Ramco deciderà di passare dalle parole ai fatti nei tempi previsti dal verbale sottoscritto ieri. I sindacati dei chimici - che alla vigilia dell’i ncontro di ieri, avevano chiesto al ministro Scajola di «porre fine alla politica degli annunci» - ieri hanno accolto con favore l’e sito dell’incontro al ministero.«Finalmente stabilito un calendario con scandenze precise e questa è una notizia incoraggiante», hanno commentato i sindacati chiedendo al ministero di convocare ora un incontro anche con loro. Intanto, gli impianti di Vinyls Italia continuano a restare in «stand by» e si prospetta un prolungamento della cassa integrazione per due terzi dei suoi 220 dipendenti.
(23 febbraio 2010)

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/marghera-svolta-per-vinyls/1867935

Come se non bastasse un distretto produttivo, quello dell’occhiale è in ginocchio. Già il settore pelli, fra truffe e crisi è completamente paralizzato, ma quello dell’occhiale, nel Cadore, sta distruggendo una realtà sociale con sistematica scientificità.
Riporto l’articolo del Corriere della sera:

La crisi dell’occhialeria - La replica alle accuse di Da Rin sulla moria delle aziende
«Cadore abbandonato dalle imprese»
I sindaci: ora si deve cambiare tutto e voltare pagina

Marco de Francesco
24 febbraio 2010
BELLUNO - «Ai tempi d’oro dell’occhialeria, quando gli utili erano a due cifre, gli industriali non hanno reinvestito un soldo sul territorio ». E’ la replica del sindaco di Perarolo Pier Luigi Svaluto Ferro alle recenti affermazioni di Walter Da Rin, presidente della Sipao (la sezione di Confindustria Belluno che rappresenta i produttori di articoli per l’occhialeria) secondo il quale la moria di aziende del settore nel Cadore sarebbe dovuta anche alla mancata avvedutezza degli amministratori locali, che avrebbero investito in modo «miope» «ingenti risorse» e fondi europei. Non avrebbero sostenuto, cioè, una politica industriale.
«Le colpe degli amministratori ci sono, per carità - continua Svaluto Ferro - ma quelle degli imprenditori sono più pesanti. C’è chi si è arricchito con il Cadore, e qui non ha lasciato nulla». E poi, l’occhialeria qui è un capitolo chiuso. «Mi piange il cuore - dichiara Svaluto Ferro -, ma per noi si tratta di voltare pagina. E’ stata una grande illusione, che ha coinvolto soprattutto i giovani, che invece di dedicarsi al turismo o ad altre attività sono stati reclutati in massa in grandi aziende che garantivano il week-end libero ed entrate costanti. Erano i tempi della disoccupazione zero e del benessere diffuso. Ora è cambiato tutto, e puntiamo sulla ricerca e sull’innovazione». Gli fa eco il primo cittadino di Domegge, Lino Paolo Fedon: «Le imprese le ho sempre aiutate: una, tempo fa, ha chiesto un ampliamento, e in tre mesi ha ottenuto la concessione edilizia. Ma l’occhialeria era un gigante con i piedi di argilla, caduto al primo colpo di vento: facile, adesso, fare lo scarica barile. Bisogna invece mettersi tutti insieme, industriali e amministratori, attorno ad un tavolo, per definire un futuro diverso per il Cadore. Una risposta alla crisi è, per esempio, il laboratorio di nanotecnologie fondato qualche mese fa a Domegge».
Ma c’è chi pensa che Da Rin abbia ragione. «Capisco il suo sfogo - commenta il sindaco di Valle di Cadore Matteo Toscani -: la classe politica spesso si è persa in convegni e in riflessioni, senza mai agire in modo concreto. Che il distretto dell’occhiale si apprestasse a vivere momenti difficili lo aveva previsto anche Walter De Rigo (titolare, insieme al fratello Ennio, del «Gruppo De Rigo» e morto l’anno scorso). Allora le sue parole suscitarono reazioni scomposte. Oggi, invece, assistiamo a amministratori che cantano il «de profundis » dell’occhialeria in Cadore e azzardano soluzioni approssimative. Non è con i piani strategici o con la democrazia economica che si risolvono i problemi del territorio; sono necessarie azioni rapide ed efficaci». Insomma, per Toscani i sindaci hanno parlato troppo e fatto poco; quanto all’affondo del presidente di Sipao, «deve essere, per noi amministratori, uno stimolo ulteriore che si va a sommare ai molti che quotidianamente giungono dal territorio ».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/notizie/economia/2010/24-febbraio-2010/cadore-abbandonato-imprese-1602530122388.shtml


Quando c’è una realtà di ricerca importante, anche se è produttiva, va sacrificata per i profitti assoluti.
E’ il caso della Glaxo di Verona. Molto probabilmente verrà salvata da interventi, ma fin da ora si è innestata una situazione di precarietà psicologica che contribuisce a mettere in difficoltà non solo i lavoratori della Glaxo, ma anche tutte le imprese che lavoravano per la Glaxo e che, ora, stanno iniziando a licenziare.

Glaxo, domani confronto a RomaSit-in dei dipendenti in Prefettura
24/02/2010

Domani il prefetto Perla Stancari riceverà una delegazione di ricercatori per tornare a discutere del progetto, da parte della multinazionale farmaceutica, di chiudere il Centro ricerche veronese. Nel pomeriggio a Roma ci sarà invece un tavolo interministeriale che dovrà trovare una soluzione per scongiurare la chiusura del Centro. Mentre i dipendenti Glaxo hanno programmato una manifestazione davanti alla prefettura.
Verona. Crisi Glaxo Si preannuncia una giornata caldissima quella di domani. In mattinata il prefetto Perla Stancari riceverà una delegazione di ricercatori per tornare a discutere del progetto, da parte della multinazionale farmaceutica, di chiudere il Centro ricerche veronese. Nel pomeriggio a Roma ci sarà invece l'atteso tavolo interministeriale che dovrà trovare una soluzione per scongiurare la chiusura del Centro e la fuga di cervelli. Mentre i dipendenti Glaxo hanno programmato una manifestazione davanti alla prefettura. Due le proposte sulle quali i partecipanti al tavolo si concentreranno maggiormente: quella relativa alla creazione di un polo d’eccellenza per la ricerca con il coinvolgimento dell'Università scaligera. E quella che chiede la partecipazione di investitori privati locali.

Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/130750_glaxo_domani_confronto_a_roma_sit-in_dei_dipendenti_in_prefettura/


Le grandi aziende o i distretti produttivi riescono ancora a far parlare di sé, ma crisi coinvolge la struttura produttiva. L’economia del Veneto si sta sfaldando e il fuggi, fuggi, generale sta aprendo le porte alla mafia. Non che già la mafia o l’attività mafiosa non ci fosse in Veneto. Era molto diffusa con ramificazioni all’interno della chiesa cattolica, là dove le istituzioni preferivano non guardare, ma ora non sono più solo i grandi mafiosi che entrano nel Veneto Ora arrivano anche le mezze tacche che hanno fatto i soldi vendendo eroina e cocaina e che si possono permettere di acquistare aziende con i profitti fatti con la droga.
E’ sufficiente fare un prestito a chi non viene finanziato dalle banche e che, sicuramente, non sarà in grado di restituire (il fesso voleva continuare a lavorare, anziché chiudere tutto) e la mafia si appropria dell’attività.
Riporto la notizia dell’allarme:
Pmi Veneto a rischio usura e Mafia
Pmi Veneto a rischio usura e Mafia
di Noemi Ricci
lunedì 22 febbraio 2010


Le piccole e medie imprese del Veneto sotto la morsa criminale: colpa della crisi. Le imprese rischiano di chiudere, serve massima vigilanza coinvolgendo anche il mondo bancario e finanziario
Il ministro per La Politiche agricole Luca Zaia ha lanciato un pubblico allarme contro la crisi di liquidità e la difficoltà di accesso al credito delle imprese venete: le difficoltà delle Pmi rafforzano le organizzazioni criminali, che approfittano per comprare pacchetti azionari e assumere il controllo di numerose imprese del territorio.
Un pericolo che in realtà, come testimoniato su più fronti tocca tutta l'Italia.
La minaccia arriva anche dall'uso di strumenti economici complessi, come finanziarie e fondi internazionali facenti in realtà capo a reti criminali.
Il grido d'allarme era stato lanciato tempo fa anche dal procuratore di Verona Schinaia e ora rischia di aggravarsi a causa della recessione economica, terreno fertile per le infiltrazioni della criminalità nel tessuto produttivo del Veneto, bacino tra i più dinamici.
D'accordo anche il presidente regionale di Confindustria, Andrea Tomat: bisogna lavorare per preservare l'integrità di un sistema economico sano, evitando che si creino situazioni che possano sfociare in attività criminose e che colpiscano le imprese del territorio.
Secondo Tomat è però necessario coinvolgere nel confronto anche il mondo bancario e finanziario, come attori attivi nella vigilanza sulle situazioni sospette e nel sostegno alle imprese in difficoltà.
Secondo Giuseppe Bortolussi, leader della Cgia, il vero rischio è la chiusura delle piccole imprese, le più esposte all'usura.
Tratto da:
http://www.pmi.it/lavoro-e-imprenditoria/news/6509/pmi-veneto-a-rischio-usura-e-mafia.html


Un allarme confermato dalle crescenti difficoltà delle imprese e dai numerosi licenziamenti di personale.
Il problema è che siamo solo all’inizio della tragedia occupazionale. Il governo Berlusconi avrebbe dovuto affrontare la questione almeno da metà del 2008, ma ha preferito farsi i fatti propri col risultato di aver spinto migliaia di imprese artigiane alla disperazione.
Il 2010 sarà un anno ancora peggiore del 2009 e la disperazione sarà diffusa.

Gli artigiani: «Ci manca il fiato e senza ripresa spariremo»
ASSOCIAZIONI. In due anni il saldo tra imprese aperte e chiuse è -638.
Sul tavolo, credito, fisco e pagamenti degli enti.
Incontro con i parlamentari alla Camera di commercio sulle riforme per la categoria
23/02/2010
Giovanni D’Alessio


Verona. Agli artigiani inizia a mancare l'ossigeno, sempre più rarefatto. Il saldo negativo -638 tra imprese avviate e cessate tra 2008 e 2009 è uno dei segnali che la crisi c'è ancora e morde, più dell'anno scorso. L'artigianato, da sempre in Italia camera di compensazione nei momenti di crisi sta grattando con le unghie il fondo del barile, «se la ripresa non arriva entro pochi mesi ci saranno altre chiusure. Ora ci manca proprio il fiato e quando ci saremo mangiati tutto, rimarrà solo la piazza», ha affermato Ferdinando Albini, presidente di Confartigianato Verona e vicepresidente della Camera di Commercio, all'incontro con i parlamentari veronesi, arrivati in corso Porta Nuova dopo l'incontro con i lavoratori della Glaxo.Alla faccia delle rassicurazioni sulla ripresa in corso, sono le associazioni degli artigiani veronesi (Confartigianato con Albini, Cna con Vandino Guerra e Casartigiani con Pasquale Vaia) a dire che non vedono segni di ripresa diffusa e a lanciare il grido di dolore. Grido sommesso, si passi la contraddizione che cerca di chiarire la dignità con cui i tre presidenti hanno tratteggiato il quadro: «C'è poco lavoro e il portafogli è vuoto», ha dichiarato Vaia. «Non chiediamo aiuto alle banche, ma di essere ascoltati e capiti», ha precisato Guerra. «Le piccole imprese, pur di non licenziare si stanno mangiando il capitale e se va avanti così l'artigianato rischia di diventare un ricordo» senza artigiani e senza dipendenti.Ai parlamentari, (Gian Pietro Dal Moro, Giampaolo Fogliardi e Mariapia Garavaglia, del Pd; Anna Cinzia Bonfrisco, Pdl; Matteo Bragantini e Alessandro Montagnoli, Lega) gli artigiani hanno presentato un documento congiunto che riassume richieste antiche, ma ora fondamentali, per trovare la maniera che le amministrazioni pubbliche paghino in tempi decorosi per i lavori fatti e non dopo 180 o 360 giorni, che le banche prestino i soldi alle imprese a un giusto tasso, visto che i confidi arrivano a garantire fino al 70%, che il fisco non si accanisca con gli studi di settore e consenta alle imprese in difficoltà ma con prospettive, di pagare gli stipendi, dilazionando i versamenti dei contributi; che non si finanzino opere faraoniche (è stato citato il ponte sullo Stetto di Messina), ma che si spalmino i fondi sul territorio. Dagli interventi dei parlamentari, oltre al gioco delle parti tra maggioranza e opposizione, sono emerse alcune proposte: dalla moratoria di un anno sull'applicazione degli studi di settore allo sblocco del patto di stabilità per i Comuni all'aggiornamento di Artigiancassa, (privatizzata nel 1994, nel 1996 nel Gruppo Bnl e dal 2006, con Bnl, nel Gruppo Bnp Paribas), al coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti affinché possa finanziare gli enti virtuosi.Dietro, nemmeno tanto, a tutti gli interventi, c'era comunque il convitato assente: la banca, accusata di «comportarsi male e di aver paura di dare liquidità» da Bragantini, ma non solo da Bragantini.Gianfranco Castellani, segretario della Cna ha parlato della «necessità di tornare indietro, alla produzione di beni e servizi, dopo 30 anni di creazione di ricchezza virtuale» mentre nelle banche «ricominciano a girare prodotti finanziari», che poco o nulla hanno a che fare con chi produce.Tra le proposte, quella di Montagnoli, che ha invitato i colleghi parlamentari a «fare sistema» a prescindere dal colore politico, per portare in Parlamento le istanze degli artigiani veronesi e del Veneto, e quella della Bonfrisco: un tavolo sul credito, da riunire a cadenza mensile, il primo lunedì del mese, «in cui siano convocati il prefetto, le banche, prime fra tutte Banco Popolare e Unicredit, per esaminare la situazione del credito e le difficoltà di fronte alle quali si trovano le imprese artigiane».

Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/130234_gli_artigiani_ci_manca_il_fiato_e_senza_ripresa_spariremo/


Ed infine un esempio per sottolineare le scelte miopi delle amministrazioni comunali, come quella di Treviso.
Tutta l’economia della provincia di Treviso è morta. Il centro storico segue.
Si è iniziato con la caccia all’immigrato. Si è continuato dando la caccia alle donne lungo le strade. Si è voluto far guerra alle religioni non cattoliche. E mentre si continuava a delirare di onnipotenza in un crescendo continuo fra Gobbo e Gentilini, si è finito per distruggere il tessuto sociale di Treviso. Ora c’è la guerra fra l’Università di Padova e la Cassamarca che non vuole rispettare gli impegni presi con la città di Treviso: che importa alla Cassamarca della cultura universitaria fra avvocati e ingegneri? Alla dirigenza della Cassamarca interessa solo rubare, pardon, loro li chiamano “fare profitti”, dimenticando che senza la cultura si fanno profitti da terzo mondo.
Riporto la notizia dal Corriere del Veneto:

treviso
«Il centro è scomparso» E l’antiquario dà l’addio
Chiude il negozio del Monte di Pietà. Ascom: «Natale disastroso»

TREVISO — Ha atteso la vigi­lia di Natale per annunciare ad amici e clienti che la galleria chiuderà per sempre: gli ulti­mi regali, gli ultimi preziosi consigli di un esperto antiqua­rio che da un quarto di secolo aveva la sua vetrina sotto il Monte di Pietà. Giovedì Giu­seppe Salvalaio ha affidato il suo saluto a una lettera aperta che sembra diretta non solo ad amanti ed estimatori della mer­ce antica, ma alla città stessa.
«Città svuotata» Locus Amoenus, i cui locali passeranno a Fondazione Cas­samarca, chiude dopo 25 anni di attività: «Lo facciamo per­ché Treviso non c’è più, le vie della città sono sempre meno frequentate e gli unici luoghi in cui la gente si raccoglie so­no i centri commerciali, i bar (ma solo in certe ore e per alcu­ni riti), le manifestazioni coi gazebo ove si propongono le stesse cose dei negozi e agli stessi prezzi dei negozi. Que­st’angolo ospiterà altri prodot­ti. È il segno dei tempi, biso­gna prenderne atto». Accanto alla rassegnazione, nella sua lettera anche tanta amarezza: «Tutto si evolve, per primi le mode e il gusto: la grande crisi internazionale e la caduta dei consumi hanno fatto il resto. Oggi prevale il consumo velo­ce, i cellulari, l’i-pod, la cura della persona, le proposte ali­mentari. I libri e la cultura anti­ca sono divenuti cibi difficili da digerire».
Residenti e park All’esplosione della passio­ne antiquariale degli anni ’80 seguirono numerosi negozi, mercatini e fiere; poi si fece lar­go quello che Salvalaio defini­sce un collezionismo di massa spesso nevrotico e indistinto: «Nel frattempo – scrive – l’ec­cesso di offerta creò disorienta­mento e disaffezione, la politi­ca penalizzò i grandi centri commerciali naturali che era­no e sono i centri storici delle nostre città. Il cuore antico di Treviso diveniva sempre più inaccessibile dall’esterno e sempre meno abitato all’inter­no. Alle abitazioni e alle botte­ghe artigiane subentrarono im­petuosi gli studi professionali e gli sportelli bancari. La fisio­nomia dei centri storici miglio­rò esteticamente grazie ai nu­merosi e felici restauri, ma ces­sò di essere il luogo pulsante della vita normale». Salvalaio ha concluso così il suo addio: «Chissà se la nostra assenza provocherà nostalgia per quella vetrina incantata che non ci sarà più». Treviso perde un altro pezzo di storia.
Da libraio a vestiario I tempi che cambiano, in cit­tà, si vedono un po’ dappertut­to. Un altro esempio recente e limpido si ha alla Galleria del Libraio dell’indimenticato Ce­lio Perazzetta, che ha chiuso pochi mesi fa: ora negli spazi che ospitavano romanzi tasca­bili e volumi rilegati c’è un ne­gozio d’abbigliamento giovane e alla moda. Di casi come que­sto se ne potrebbero citare tan­ti: Treviso cambia veste e la­scia il posto a una nuova gene­razione.
Shopping in rosso Il Natale appena trascorso ha evidenziato ancor di più i sintomi del malessere cittadi­no. C’è stato poco movimento perfino nel giorno della vigilia: la mattina brulicante di perso­ne ha lasciato il posto a un po­meriggio al di sotto delle aspet­tative. Nei giorni dello shop­ping sono stati i centri com­merciali a fagocitare le fami­glie di consumatori mentre le vie all’interno delle mura vive­vano un leggero ma triste calo, nonostante gli inviti e gli ap­pelli a rifrequentare i centri sto­rici. La neve prima, la pioggia poi: secondo il presidente di Ascom Guido Pomini l’emer­genza meteo e la gestione di Ca’ Sugana del maltempo non hanno aiutato il commercio in città, nel capoluogo come in tutta la Marca. «Hanno dirotta­to la gente verso luoghi più protetti, è un dato di fatto ine­quivocabile. Non è stato un Na­tale all’altezza delle pur basse aspettative».
Silvia Madiotto
28 dicembre 2009


Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/28-dicembre-2009/centro-scomparso-l-antiquario-da-l-addio--1602214947874.shtml?fr=correlati


Così si comprendono le persone che vogliono suicidarsi: gli amministratori hanno suicidato l’economia e la società civile.
E domani?
Non esiste un domani per questi veneti.
Solo la disperazione e l’aumento della schiavitù.
Sono finiti i tempi dei profitti fatti per la delocalizzazione in Romania e in Cina. Ora sono i Cinesi che delocalizzano e non certo in Veneto, acquistano quelle aziende che permettono a loro di rafforzare la loro economia.
Ai veneti rimane solo la disperazione cattolica che Ratzinger e Scola hanno imposto.
Ai veneti rimane in bocca l’amaro per un’occasione perduta. Un appuntamento con la storia che hanno mancato.
Domani è un’altra storia che emergerà dalla loro disperazione.
Oggi, intanto, è solo disperazione e desiderio di suicidio.

24 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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