La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 1 febbraio 2010

Storie di miseria e sopravvivenza in un Veneto che ha perso la propria identità sociale e culturale:dalla Democrazia Cristiana al Popolo delle Libertà


Non finanziate la chiesa cattolica. Non permettere ai cattolici di distruggere la società civile usando i poveri come massa di manovra antisociale che comprano con i finanziamenti di chi vorrebbe aiutare la società!

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Dopo la persona che si è bruciata viva in Lombardia, le storie di ordinaria follia si moltiplicano.
Sono quattro storie, ma non sono slegate l’una all’altra. Sono storie che emergono come scelte soggettive in un insieme in cui le Istituzioni agiscono per distruggere la società civile.
Imporre l’accattonaggio e imporre il modello sessuale nei comportamenti delle persone, sono due aspetti del medesimo problema.
La donna che a Belluno perde il lavoro e vive per terra in stazione. Le ragazzine che vendono le loro prestazioni sessuali. L’insegnate precaria che decide di fare la porno star o il disoccupato che mendica dopo aver perso il lavoro in fabbrica.
E’ l’attività criminale di Gentilini, Gobbo, Zaia, che hanno devastato una regione marginalizzando le persone attraverso la negazione dei loro diritti Costituzionali.
Sono singole storie, ma sono storie che continuano a dimostrare aspetti della disperazione del Veneto. I disoccupati che aumentano, i protestati e coloro che non riescono a pagare i mutui, i piccoli imprenditori che si suicidano, i dipendenti che si ammazzano.
Questi comportamenti denotano una fragilità emotiva molto accentuata nei cittadini del Veneto. Ancora sono pochi coloro che rapinano o decidono di rubare, ma quelli arrivano dopo, in seconda battuta, anche se molti casi ci sono già stati.
Quanto schifo fanno i poveri:

Belluno. Perde il lavoro, vive in stazione e accusa:
«Mi aiutano solo i carabinieri»
Il dramma di una quarantenne di Feltre: «Sono andata
anche in Comune e alla Caritas, ma nessuno ha fatto nulla»
di Alessandro Tibolla

BELLUNO (1 febbraio) - Non ha una casa, le tasche sono vuote e come unico tesoro una figlia che adora. Sabrina Scariot, poco più che quarantenne, da ben cinque notti dorme all’addiaccio sfidando il gelo dei "giorni della merla". Suo ultimo giaciglio il marciapiede della stazione di Feltre. Per combattere le sferzate del freddo ha due coperte di lana, nulla contro la colonnina di mercurio che la notte precipita sotto zero, o un cuscino per appoggiare la testa. Vicino una valigia dove tiene tutto quello che ha.Una vita vagabonda al limite della sopravvivenza che sta costringendo Sabrina a fare i salti mortali. Da giorni la donna bussa alle porte più svariate. È andata in municipio, poi all’azienda per i servizi alla persona di via Belluno, dai carabinieri e alla Caritas. Tranne i militari dell’Arma, che la scorsa settimana le hanno permesso di trascorrere tre notti in una camera d’albergo, tante promesse, belle parole ma nulla di fatto.«Sono povera, non ho più un soldo - grida la donna - e nessuno mi aiuta. Fino a qualche tempo fa avevo un lavoro, ero operaia in una fabbrica di Villapaiera, poi il mondo mi è crollato addosso. Sono caduta in depressione e sono stata licenziata. Adesso non so più cosa fare e nessuno mi aiuta. Spero che al più presto mi venga proposta una soluzione perchè non ce la faccio veramente più. Mi sono resa conto che quando sei povera nessuno si occupa di te e ti lasciano su una strada.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=89659&sez=NORDEST



E proprio perché i poveri fanno schifo che queste ragazzine, senza prospettive sociali e culturali, mercificano la libertà sessuale che è stata conquistata. In questo Veneto, legato al terrore sul sesso messo in atto dalla chiesa cattolica attraverso i vescovi e i parroci, la libertà sessuale può ancora essere commercializzata. Chi è sottoposto alle paranoie morali cattoliche vede e sbava davanti a comportamenti libidinosi alimentando un mercato di desiderio che altrimenti sarebbe conchiuso nella sfera personale.
Berlusconi ha fatto sicuramente scuola fornendo l’esempio più evidente e autorevole:


Treviso. Ragazzine rivendono a scuola
video hard girati con cellulare e webcam
Hanno 12 o 13 anni e i loro filmini girano in vari istituti.
C'è chi organizza gare di prestazioni erotiche durante la ricreazione


di Mattia Zanardo
TREVISO (1 febbraio) - L’età dell’innocenza sembrano averla perduta da tempo, anche se non hanno più di dodici o tredici anni. Ma non esitano a mostrare la propria nudità o a cimentarsi in giochi erotici. Per i soldi con cui togliersi qualche sfizio o solo per vantarsi con gli amici. Una ragazzina di una scuola media della provincia si è autoripresa in situazioni hard, per poi rivendere il filmino ai compagni per pochi euro. Di compratore in compratore, di mail in mail, il video è arrivato fino a un’altra scuola di Padova.In un’altra media trevigiana sono stati gli insegnanti a segnalare il caso di una giovanissima studentessa -nessun particolare problema personale, famiglia normalissima - sorpresa a distribuire, via telefonino, le sue immagini osè a un gruppo di amici. Nessun tornaconto economico, forse solo l’esasperato desiderio di far colpo sui coetanei. Altra scuola, età simile, alcuni allievi hanno raccontato di vere e proprie gare a suon di prestazioni sessuali, tra gruppi di adolescenti, nei bagni dell’istituto durante la ricreazione. Dalle aule scolastiche alle mura domestiche: pure nella Marca sarebbe in netto aumento il fenomeno delle “web-girl”, ragazze che si spogliano a pagamento davanti a una web-cam. Magari mentre i genitori guardano ignari la televisione nella stanza accanto.In episodi simili, gli psicologi che lavorano con il mondo giovanile si imbattono con frequenza crescente: «Spesso succede ch
e i ragazzini sleghino l’affettività e l’amore dalla corporeità e dalla sessualità - spiega Andrea Sales, responsabile del centro di formazione Paradoxa -. A noi capita molto spesso di trovare situazioni in cui i ragazzini si svendono, senza rendersi conto che vendere un’immagine o un filmino di sé è comunque un modo di relazionarsi».Certo, si tratta di singoli casi, o tutt’al più di una minoranza dei giovanissimi trevigiani. Ma rappresentano, tuttavia, la spia di una visione del sesso sempre più presente anche tra gli adolescenti. Filtrata dai media e dalla pubblicità e potenziata da internet: «Sicuramente la società di oggi, da una quindicina d’anni, come ci insegnano la sociologia, l’antropologia, la psicologia sociale, è una società molto, molto mercificata e mercificante. I ragazzini hanno bisogno di strumenti valoriali, emozionali, ma anche cognitivi per evitare di cascare in questa rete. Altrimenti rischiano di perdere di vista quello che è il valore della propria persona». Oltre a perdere troppo precocemente l’innocenza.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=89651&sez=NORDEST


Quando le Istituzioni costringono le persone alla precarietà e all’insicurezza per il proprio futuro, ogni scelta è opportuna. O finire a dormire per terra in stazione a Belluno, o attivarsi per raccogliere quanto serve per vivere vendendo quanto si dispone. Come l’operaio in fabbrica vende il proprio corpo a quel prezzo per quel periodo di tempo, così questa precaria non fa nulla di diverso. Se non altro non dovrà affrontare la ferocia di Gentilini, Tosi e compagni che aggrediscono le donne che cercano di sopravvivere lungo le strade:

Treviso. Insegnante diventa attrice porno
«Stanca di una vita da docente precaria»
A 40 anni Michelle Liò ha deciso: basta con le supplenze
Il marito le fa da manager, a febbraio uscirà il primo film

TREVISO (25 gennaio) - Ha detto basta ad una vita da insegnante precaria, fatta di supplenze e contratti che duravano pochi mesi, con la speranza che un contratto a tempo indeterminato - mai arrivato - ponesse fine alle incertezze di ogni giorno. Ha detto basta e ha voltato decisamente pagina, riciclandosi come attrice nel mondo del porno.Arrivata a quarant'anni Michelle Liò - questo il suo nome d'arte - ha deciso che di peregrinare di cattedra in cattedra ne aveva abbastanza. Ha parlato con il marito e gli ha esposto la sua idea. Niente scenate: lui si è detto d'accordo con la decisione e si è offerto di farle da manager. Ora gestisce i suoi appuntamenti. Della cosa è stata messa a conoscenza anche la figlia della coppia, che pare non aver avuto nulla da ridire.Il primo film è stato già girato in una location in Toscana e sarà presentato a febbraio, con ogni probabilità il 14, al sexy shop De Sade di Treviso.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=88852&sez=NORDEST


A Gentilini farebbe piacere che i poveri si armassero di coltello e lo minacciassero di morte, così potrebbe metterli tutti in galera. Spesso chi è povero lo è solo perché nella sua vita non è stato violento o aggressivo; non ha rubato, ingannato, minacciato o incitato al razzismo come ha fatto Gentilini. I poveri allungano la mano e chiedono, ma a Gentilini fanno schifo le persone che chiedono e non uccidono o incitano a spazzare via i bambini zingari per vivere.
Questa rimane, comunque, la realtà sociale del Veneto.
Ci si suicida per amore o per questioni economiche che aggravano patologie depressive e nella disperazione, si tenta di sopravvivere nonostante Gentilini voglia vestire le persone da leprotti per far divertire i cacciatori.


Treviso. Da disoccupato a mendicante:
«Lo faccio per non andare a rubare»
Fredrick lavorava nel settore delle scarpe: «Ho bussato
a varie porte ma nessuno ha aperto, in molti sono come me»
di Paolo Calia

TREVISO (31 gennaio) - Giacca a vento un po’ sgualcita, borsello in stoffa a tracolla, jeans e scarpe da ginnastica. Se ne sta appoggiato a una colonna del porticato di Sant’Agostino, a pochi metri dalla porta del panificio. In un sabato mattina particolarmente gelido, leggermente imbiancato da una spolverata di neve, tende la mano alla gente che passa nella speranza di raccogliere qualche euro. Fredrik ha 34 anni e viene dal Kenya. Da quasi un anno in Italia. Prima di arrivare davanti a quella colonna ha girovagato a lungo.Partito dal suo Paese in cerca di maggior fortuna, è approdato in Sicilia richiamato dalla possibilità di svolgere alcuni lavori stagionali. Poi il viaggio verso nord fino al Veneto. E la prima occupazione stabile: operaio in una cooperativa di Stra per la confezione delle scarpe. Un lavoro vero, uno stipendio vero, documenti in ordine, un futuro all’improvviso migliore. Ma il quadretto idilliaco dura un paio di mesi. I morsi della crisi si fanno sempre più profondi, la cooperativa prima stenta, poi chiude e Fredrik si trova in mezzo a una strada. Seguendo i consigli di qualche amico arriva a Treviso, trova ospitalità da un connazionale in via Gorizia. Gli paga un affitto di 250 euro al mese. Fino a quando i soldi ci sono tutto fila liscio. Ma i guai sono dietro l’angolo.«Sono senza lavoro - dice - ma i miei documenti sono in regola. Sono andato in giro a chiedere un posto e ho bussato ovunque senza trovare niente. Non so come fare, oggi devo pagare l’affitto, non ho soldi e mica posso andare a rubare! Allora non mi resta che chiedere l’elemosina». Parla con tono calmo. L’italiano è stentato, ma la disperazione palpabile. In mano stringe poche monete. I passanti di mezzogiorno scivolano via veloci, sono in pochi quelli che gli riservano uno sguardo. Fredrik sembra sincero, anche se rimane sempre il dubbio che non tutto quello che dice corrisponda poi alla realtà. Negli ultimi due mesi quelli come lui, giovani di origine africana, all’apparenza ragazzi come tanti fino a quando non ti fermano chiedendo qualche spicciolo per mangiare, si sono moltiplicati. Non tutti hanno veramente perso il lavoro: qualcuno non l’ha mai avuto e chiedere l’elemosina la ritiene una via più breve per raccogliere un po’ di soldi. La polizia locale, che nelle ultime settimane ha fatto varie verifiche, sospetta che dietro tutto questo possa esserci un’organizzazione.«Prima di arrivare a Treviso lavoravo in una fabbrica di scarpe - continua - ma chiudendo mi ha lasciato a piedi. Non ho avuto più niente: nessun aiuto, nessuna disoccupazione. Una volta a Treviso sono andato nelle agenzie di lavoro a tempo, ma per me non c’era niente. In Comune? Quando mi presento, mi dicono sempre: aspetta, aspetta. Ma come faccio? Non posso aspettare». Mentre parla, fissa con occhi speranzosi. Poi azzarda: «Oggi devo pagare l’affitto, mi daresti 50 euro?». Cala la domanda come ultima carta a disposizione. Proprio in quel momento si avvicina una donna, lunga gonna scura, velo a coprire i capelli, accento dell’est: «Per piacere fate la carità». Fredrik la guarda un po’ perplesso, lei capisce di aver sbagliato bersaglio e passa oltre confondendosi tra la folla. Ci allontaniamo. Fatti pochi metri, appena superata la piccola chiesa di Sant’Agostino, ci ferma un’altra donna. Una ragazza giovane, ben vestita, che sussurra sempre con accento slavo: «Prego, qualcosa per comprare un panino». Poi sparisce.In questo caso però l’impressione è che si tratti di questuanti “professionisti”, quattro dei quali ieri sono stati sanzionati dalla polizia locale. Fredrik invece rimane nell’ombra, sempre con la mano tesa, nella speranza che qualcuno lo aiuti a risolvere i suoi problemi.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=89563&sez=NORDEST

E domani?
Non un domani lontano, ma proprio domani, il 2 febbraio, il 3 febbraio, il 4 febbraio....
In Cina l’economia è ripartita. Questo significa che le imprese del nord-est continueranno a fallire. Perché?
Perché la Cina produce a basso costo e vende a basso costo sia nei paesi in cui il nord-est esportava che nel nord-est stesso.
I professionisti come Gentilini, Zaia, Bitonci, Tosi, hanno devastato la Regione Veneto con il loro accanimento sociale.
Domani continueremo a chiederci chi sarà il prossimo a suicidarsi, ma guardandoci attorno scorgiamo i semi della degenerazione di un tessuto sociale a cui manca ogni prospettiva per un possibile futuro. E, dal momento che la nascita di una qualunque prospettiva danneggia potentati economici e sociali, le Istituzioni della Regione Veneto hanno messo in atto una vera e propria “guerra di mafia” contro ogni ipotesi di costruzione di un futuro diverso da quello in cui i cittadini del Veneto sono costretti a mendicare o a suicidarsi!

01 febbraio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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