La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 31 marzo 2010

La crisi economica del Veneto e gli impresentabili agli elettori di Venezia

Nelle foto:
Tre politici che si sono presentati a Venezia e che sono, per la popolazione di sinistra di Venezia, assolutamente impresentabili nel senso che queste persone, per la popolazione veneziana, rappresentano quanto di più sporco, squallido ed esecrabile, si sia manifestato sul territorio nel corso degli ultimi 30 anni. Dal momento che i voti sono dati dai cittadini, pensare che i cittadini non abbiano memoria, presentandoli significa insultare i cittadini. Da qui la differenza di voti leghisti fra Zaia e Brunetta, lo 0,28% ragranellato da Salvadori, assessore di Cacciari, nel Comune di Venezia e la scelta di una percentuale di veneziani di sinistra che ha preferito dare il voto a Zaia piuttosto che rinnovare l'orrore che Bortolussi evocava in loro salvo ritornare a votare a sinistra quando il candidato era più presentabile.

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Il lavoro per imporre il terrore è sempre stata una pratica in Veneto.
Il suo uso violento è stato nascosto con l’impiego massiccio di immigrati ricattabili e vulnerabili, ma per me, che ho vissuto il lavoro da sempre precario nelle piccole imprese artigiane che chiedono una professionalità da Tecnici Gestori d’Impresa e pagano il minimo, la violenza del ricatto sul posto di lavoro l’ho sempre vissuta sulla mia pelle ed in prima persona. Solo che quelli erano gli anni del boom economico. In tutto il trevigiano, da Verona a Belluno fino a Portogruaro, crescevano i capannoni. Migliaia di ditte avevano cartelli di ricerca del personale. Molti facevano il doppio lavoro. Poi, la confindustria e gli Artigiani (anche quelli di Mestre), insistettero per impiegare immigrati. Loro non conoscevano i loro diritti, erano facilmente minacciabili e si potevano tener lontani dal sindacato. La Lega affiancò le piccole imprese per sfruttare gli immigrati: le piccole imprese li facevano lavorare oltre il lecito e la Lega li criminalizzava sul territorio e nel sociale. Intanto le persone, in una ricerca spasmodica di posti di lavoro migliori, abbandonava le professioni. Quando arrivò la crisi degli ultimi due anni i piccoli artigiani, le piccole e medie imprese, si videro ritorcere contro tutte le loro furbizie. Improvvisamente i mercati sparirono. Improvvisamente molte persone non potevano più pagare; improvvisamente le banche dovettero rientrare dei fidi. Tutte le azioni che avevano fatto le imprese dalla delocalizzazione alla deprofessionalizzazione dei dipendenti, gli si ritorsero contro e le stesse persone che contribuirono a criminalizzare gli extracomunitari si ritrovarono col culo per terra.
Si dette inizio ad un ciclo virtuoso di distruzione del lavoro. Ad ogni disastro scongiurato delle industrie, una percentuale consistente di personale si vede lo stipendio decurtato e un aumento della disoccupazione. Vale per le occhialerie, le falegnamerie, le conce delle pelli, le industrie della scarpa, le fonderie, come la Speedline di s. Maria di Sala che ha forgiato i fonditori di alluminio con stampo a conchiglia di mezzo Veneto e ora sta chiudendo dopo che hanno chiuso le altre fonderie con decine di posti di lavoro persi.
La politica si è dimenticata che le persone lavorano e costruiscono un futuro preferendo favorire chi ruba e saccheggia la società civile.
Ora che le elezioni sono passate riporto l’articolo del Corriere della Sera.
E non si venga a dire che Zaia ha vinto le elezioni, diciamo piuttosto che la sinistra ha subito il ricatto del nazi-fascista Cacciari accettando un individuo impresentabile come Bortolussi e che la gente del veneziano ha preferito votare Zaia piuttosto che Bortolussi salvo tornare ad una figura culturalmente più accettabile con Orsoni e dimostrando a Brunetta che i Veneziani non sono persone che si comprano e si vendono. Salvadori, l’assessore impresentabile e ignobile (quello che in un film di Fantozzi viene caricaturizzato con i poliziotti che picchiano i turisti anziani seduti sulle gradinate della stazione ferroviaria di santa Lucia, leghista ante litteram) ha racconto a Venezia meno attorno allo 0,2% di voti). Nulla è dato per scontato e il consenso va conquistato:

Dagli immigrati, ai bancari, fino ai licenziati Glaxo: «Difendiamo i nuovi poveri, invisibili»
Il sindacato fra piazze vere e virtuali «Ma i disperati sono fatti di carne»
Tra i 500 delegati della Cgil: «Le partite Iva? Sì, ma prima i dipendenti»

VICENZA - La nuova Cgil ha il volto nero di Chantal, che pesta i pugni per i 250 euro di liquidazione dopo sette anni di lavoro, che si scalda con le sue colleghe operaie «bianche ma troppo buone con i padroni, più buone di me che vengo dal Camerun...», che sogna di «avere più diritti» ma che dice anche di chiamarsi Chantal quando il suo nome è diverso «perché non vorrei che... sì, mi hanno licenziato ma non si sa mai...»; la nuova confederazione veneta del lavoro ha il tailleur di Maria Fabbri, medico della Glaxo che ha portato un’acqua anomala al mulino sindacale: biologi, chimici e farmacologi finiti nel tritarne dei licenziamenti del Centro ricerche di Verona della multinazionale del farmaco: «Storicamente non sono categorie molto sensibili all’iscrizione ma questa vicenda li ha spinti a riconsiderare le logiche molto finanziarie di sviluppo di questa industria. Fra i 500 ci sono diverse coppie licenziate, marito e moglie, non è facile»; la nuova Cgil del Veneto ha gli occhi lucidi di Luisa Livatino dei bancari quando racconta di Paola che «lavorava in un’agenzia di assicurazione, si è ammalata, ha cercato di resistere ma l’hanno licenziata. E’ morta lo scorso novembre, dopo aver ricordato in una lettera la sua situazione». Ecco un passaggio della lettera: «... ho chiuso questo capitolo doloroso della mia vita e ho voluto fare questa relazione dettagliata per spiegare alle persone che devono stilare il protocollo oncologico che la mancata tutela del posto di lavoro per un malato che lavori in un’azienda al di sotto dei 15 dipendenti (che nel settore assicurativo è la maggioranza) è una grave lacuna che dev’essere sanata». La conferm adel «rischio settore» viene dalla stessa Livatino quando ricorda che «lo stesso soggetto che ha licenziato Paola ha lasciato a casa anche una lavoratrice di 52 anni perché troppo vecchia».
La nuova Cgil del Veneto, dove si ricorda il boom dell’industria degli psicofarmaci, l’aumento della litigiosiotà sociale e la tragedia dei suicidi dei lavoratori, ha anche la dignità di Teresa, operaia con contratto di facchina, 39 anni, italiana costretta a lavorare molto più di prima per il semplice fatto che le sue colleghe, tutte straniere, accettano l’orario «per paura di perdere il posto. in breve è cambiato tutto». Per esempio? «Beh, se prima ci davano 15 minuti di pausa ogni tre ore, oggi ce ne danno 7. E siccome la macchinetta del caffè è a 150 metri di distanza ed è una sola, non ce la facciamo ». Dipendente di cooperativa che cambia nome ogni sei mesi nonostante la prorietà rimanga la stessa, Teresa ha ora paura di perdere anche quei due giorni lavorativi a settimana che le sono rimasti. E per questa ragione anche lei si presenta con un falso nome. La nuova Cgil del Veneto, riunita mercoledì e ieri alla Fiera di Vicenza per rieleggere il segretario regionale, ci tiene a sottolineare che fra i 100 membri del nuovo direttivo «il 40% sono donne, il 10% under 35 e c’è una quota di immigrati ». Ci tiene per allontanare i fantasmi. Viene tacciata di senilità precoce, di obsolescenza, di anacronismo istituzionale rispetto al mondo che cambia pelle e diventa più elastico, meno dipendente, più autonomo. E allora vuole ricordare i propri numeri, sottolineando l’incremento degli iscritti alla faccia delle cassandre : 384.087, 2.220 in più rispetto al 2008 e 10 mila in più del 2006, data del precedente congresso. «Ancor più consistente l’aumento dei lavoratori attivi che passano dai 168.422 del 2008 ai 170.866 del 2009, con l’ingresso di molti giovani lavoratori che rappresentano una quota consistente degli aderenti». Altra sottolineatura, giovani, che tradisce forse il timore di non rappresentarli interamente. Perché le piazze d’Italia si stanno moltiplicando e a quelle reali si sono aggiunte quelle virtuali, telematiche, dove i giovani incontrano altri giovani e decidono le loro battaglie. «Certo, ma i problemi sono reali e i lavoratori in carne e ossa», dicono. La nuova Cgil del Veneto, che mostra un trucco nuovo, ha deciso di affidare il proprio timone al vecchio segretario, Emilio Viafora, rieletto plebiscitariamente. Il quale rimarca «il trand importante di crescita dal 2006, anche dei precari che
chiedono di essere sindacalizzati. Il nuovo lavoro dipendente viene mascherato da partite Iva». Partite Iva, ahi, il tasto è dolente. E le ragioni sono almeno tre. La prima: se ne parla molto, il fenomeno è in crescita e la Cgil non lo rappresenta. «Siamo noi i nuovi operai, siamo molti, siamo migliaia e comunichiamo via internet, altro che scioperi in piazza », ha urlato di recente Luca Casarini, edizione padronicino dopo gli anni del centro sociale. Viafora non ci sta: «Io non posso confrontarmi con Casarini, mi permetta. Lui chi rappresenta?». Più di Casarini conta Giuseppe Bortolussi, il grande paladino delle partite Iva candidato per il centrosinistra alla guida del Veneto. Cosa ne pensa la Cgil di Bortolussi? «Il sindacato non si schiera in questi casi. Essendo io iscritto al Pd le dico che lo voterò. Certo, vorrei che fosse più orientato alle questioni dell’intero mondo del lavoro e lui è un po’ troppo sulle partite Iva. Ma è il candidato del mio partito... ». Bortolussi, dunque, a denti stretti.
Andrea Pasqualetto
26 marzo 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/26-marzo-2010/sindacato-piazze-vere-virtuali-ma-disperati-sono-fatti-carne-1602721981984.shtml


I partiti politici hanno rinunciato al loro ruolo di partiti politici, preferiscono la propaganda televisiva. Non fanno manifestazioni per proporre, chiedere, imporre, ma solo per denunciare disfunzioni e spesso solo sotto elezioni.
Bersani ha “promesso” un’opposizione “dura”, ma già il giorno dopo le elezioni sta facendo filotto con Berlusconi. Subito dopo le elezioni sta tentando di ricucire quell’alleanza con la destra fascista di Casini che la base elettorale del PD non vuole. E poi ci si stupisce se la base elettorale del PD voterà Grillo o Italia dei Valori dal momento che verdi o i partiti comunisti si stanno ritirando su sé stessi aspettando la fine della loro esperienza politica e il dissolvimento definitivo.
Partire dal tessuto sociale diffuso per costruire un futuro politico e sociale è, per gli attuali dirigenti politici, quasi impossibile. Non ne hanno esperienza. Un’esperienza che manca anche alla Lega che chiede soldi, soldi, soldi, in un’ossessione urgente nascosta sotto la richiesta di un federalismo fallito prima ancora di nascere. Fra i processi di Berlusconi, le richieste di soldi della lega e la paralisi politica di un PD che vorrebbe spostarsi al centro contro i propri elettori, il paese sta vivendo una paralisi sociale come non si vedeva dal 1922.

31 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 30 marzo 2010

Prospettive politiche e sociali in Veneto dopo le elezioni regionali.


Veneto ultimo capitolo: mafia cattolica contro democrazia.
Siamo giunti a questo capitolo, che non è l’ultimo, ma è una nuova tappa della società veneta.
Col termine mafia si indica una commistione fra criminalità e Istituzioni dove le Istituzioni sono usate per favorire la criminalità Nel caso della mafia veneta le commistioni sono fra pretese di dominio socio-economico della chiesa cattolica e Istituzioni che ne favoriscono le pretese.
Nella fase attuale quel progetto è stato favorito dall’azione di Cacciari che con Rutelli hanno imposto l’ideologia cristiana, in contrapposizione all’ideologia laico-democratica, al partito democratico che l’ha subita passivamente isolando una dopo l’altra, le sue ali più socialmente impegnate.
Questo processo di isolamento ideologico ha portato ad una disaffezione per il partito democratico che ha sostituito il laicismo con un cattolicesimo pietistico più organizzato per gestire la miseria del presente che non teso a preservare una società o, meno ancora, ad aprire delle prospettive di futuro sociale.
Le “lotte” o le proposte sociali fatte dal Partito Democratico sono state fatte in modo tale da “non disturbare i cattolici”. Non disturbare Ratzinger; non disturbare la violenza sulla società messa in atto dalla chiesa cattolica. Questo non disturbare si è trasformato in un’accettazione passiva dell’ideologia del dominio e del possesso dell’ideologia cattolica che ha emarginato, nel Partito Democratico, ogni tensione democratica o di partecipazione sociale e ogni forma ideologica legata alla Costituzione della Repubblica. La partecipazione sociale è stata umiliata, offesa sistematicamente, ridotta alla mera crocetta sulla scheda elettorale.
L’operazione Cacciari di imposizione del cattolicesimo è riuscita con la sua alleanza con il Popolo delle Libertà, dal quale aveva avuto i voti contro Casson, e si è conclusa con l’imposizione di Bortolussi, un soggetto improponibile in quanto uno dei paladini della violenza delle piccole imprese sui dipendenti, e di un cattolico, anche se di cultura, al comune di Venezia. Berlusconi, Verzé e Cacciari, hanno concluso il ciclo sociale che ha visto la chiesa cattolica entrare in campo politico diretto per assicurarsi il controllo sociale e continuare nel saccheggio della scuola pubblica e della sanità pubblica in funzione del finanziamento della sua organizzazione.

Quest’azione si innesta nel processo di trasformazione economica dell’occidente che vede, fra le sue vittime privilegiate, il Veneto e la Lombardia.
Da un lato affari, dall’altro lato sfaldamento del tessuto sociale.
Da un lato affari, dall’altro lato sfaldamento della struttura psicosociale degli individui.
Siamo in una situazione in cui non esiste la possibilità di gestire un possibile futuro, ma solo quella di saccheggiare il presente oltre a quello che le condizioni economiche stanno saccheggiando.
Ora che le elezioni sono passate, ricominceranno ad affluire i dati sulla crisi economica, sui negozi che chiudono, sulla disoccupazione che aumenta, sui disperati che si suicidano, sulla violenza minorile, sullo spaccio di droga, ecc.
Tutto questo viene gestito direttamente dalla chiesa cattolica. Perché il cattolicesimo, inteso come ideologia del possesso, è l’ideologia che ha vinto le elezioni in Veneto e che dovrà ora essere veicolata nella società distruggendo ogni possibilità di futuro ai cittadini.
Quando noi guardiamo i dati elettorali, ci accorgiamo che nulla è cambiato nel modo di pensare dei Veneti.
Chi si è sentito tradito dal Partito Democratico che si è spostato su posizioni religiose integraliste, non è andato a votare.
Chi si è sentito tradito dal Partito Democratico e dalla “sinistra” su istanze democratiche, ha votato per Grillo e per il movimento viola.
Chi si è sentito tradito dal Partito Democratico sulle istanze civili, ha votato per l’Italia dei Valori.
Un movimento del genere lo abbiamo visto in Europa: Blair, cattolico integralista, ha distrutto il Labour. La socialdemocrazia tedesca si è spostata sulle posizioni della Merkel. In Francia, socialisti e sinistra hanno retto perché hanno mantenuto una forma ideologica abbastanza precisa, un po’ come ha fatto Vendola.
Quando si pensa all'astensione è necessario considerare i propri elettori. Si è dimenticato che Emma Bonino pratica l'odio religioso, contro la Costituzione, (vedi il suo atteggiamento nei confronti dei musulmani) e che per lei essere eletta col Popolo delle Libertà (Forza Italia) o con la sinistra non importa nulla. La lezione Rutelli non è stata appresa dal PD. Rutelli a Roma non fu eletto perché gli elettori del PD si rifiutarono di votarlo, per questo vinse Alemanno.
Nulla è cambiato nel pensiero dei Veneti, ha vinto la mafia e la chiesa cattolica solo perché la proposta politica, anche quella dell’estrema sinistra, comunque avrebbe favorito la chiesa cattolica e la sua attività di distruzione sociale.
Bersani parla di “modello Ligure”, ma non esistono modelli regionali esportabili a livello nazionale. Come non esiste un modello nazionale esportabile in una regione. Regione e potere centrale, sono modelli diversi, anche se entrambi marciano nella stessa direzione ideologica.
Il problema è: esiste una direzione ideologica?
Da due a tre milioni di persone perderanno il posto di lavoro. La Lega propone l’annientamento degli immigrati, ed è una proposta che trova favorevole la chiesa cattolica che così può alimentare le sue strutture di carità e di controllo sociale. La Lega sventola un federalismo che non può essere e che, anche se fosse formalmente realizzato, vedrebbe il Veneto penalizzato doppiamente: il crollo dell’economia del Veneto è maggiore che non in altre regioni per cui, in proporzione, i soldi che rimarrebbero in Veneto sarebbero molto meno che non ora e per di più usati per alimentare strutture mafiose semilegali.
In Veneto i voti si sono tolti dalla famiglia di appartenenza. Il PdL ha perso la sua capacità di coagulare i voti in Veneto (è stato molto ridimensionato nei rapporti con la Lega), il suo posto è stato preso dalla Lega. Quei voti non sono più fissi in una casa politica, ma sono mobili e il loro controllo, ora, diventa molto difficile. Richiede un particolare dinamismo efficientista e se la Lega li vuole tenere deve mantenere le illusioni che ha prospettato in campagna elettorale. Il PD deve cambiare politica o i nuovi movimenti, da Grillo a Italia dei Valori, gli porteranno via l’ala democratica più sbilanciata verso il futuro. La sinistra, da Rifondazione ai Verdi, dovranno abbandonare la vena operaista e sostituire l’idea di massa operaia con l’idea di cittadino, comunitario o verde che sia, e forse, in una crisi economica galoppante potrebbero riprendere uno spazio sociale e politico usando quanto è rimasto delle loro strutture.
Ma non credo che i partiti sappiano guardare a una qualche forma di cambiamento. Penso che i partiti siano arroccati sulle loro posizioni per cui, la crisi economica ne spazzerà via molti. Ci sono solo due modi per fare politica: o controllare strutture economiche (banche, industrie, mafia, spaccio di droga, ecc.) oppure una struttura ideologica capace di dare al cittadino un’idea di futuro. La sinistra è ideologicamente appiattita sul cattolicesimo, comunque lo si vuole interpretare, proprio dell’ideologia dei partiti dominanti e non ha il controllo di nessuna struttura economica e di nessuna Istituzione. Quando ha controllato delle Istituzioni le ha amministrate spesso in funzione della struttura economica di potere che non in appoggio alle istanze dei cittadini.
Tremonti, ora che sono passate le elezioni regionali, deve recuperare 20 miliardi di euro che mancano dal bilancio dello Stato: provate ad indovinare dove li andrà a prendere?
In questo momento, in Veneto, non esiste una prospettiva di futuro: tutto si giocherà in questo presente. E non sarà bello a vedersi.

30 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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sabato 27 marzo 2010

Elezioni Regionali e Comunali in Veneto: concorso per un posto di lavoro come amministratore pubblico a tempo determinato per cinque anni.

Domani ci sono le elezioni.
Tutti i candidati, di ogni schieramento ti invitano a votare per loro.
Tu, elettore, non ti devi far fuorviare. Nessuno ti darà nulla. I tuoi problemi dovrai risolverteli da solo. Le promesse che fanno sono quelle di pinocchio. Un po' perché, nell'ambito in cui pensano, non esistono soluzioni ai problemi che ti assillano e un po' perché per loro è solo un concorso pubblico per un posto di lavoro.
Caro elettore tu devi andare a votare, ma l'unica domanda saggia che devi porti è questa: quale candidato, o quale partito, danneggerà di meno la società in cui vivi?
Quale partito non danneggerà la scuola di tuo figlio per finanziare le scuole private? Quale candidato non aggredirà la sanità pubblica per finanziare quella privata? Quale partito fa gli interessi dei banchieri anziché quelli dei cittadini?
E così via.
Assumi il punto di vista del minor danno.
Poi, se una strada, nella tua città dovrà essere fatta, stanne certo: può essere fatta da qualunque partito vinca, magari con più o meno mazzette o con più o meno interessi personali.
Per quel che mi riguarda, viste le facce sui muri e il loro "metterci la faccia", io penso che avrebbero fatto lo stesso se sul manifesto ci avrebbero messo il culo tanto squallidi, inconsistenti e irreali sono i loro programmi. Promesse che non hanno nessun valore, un insieme di parole vuote e slogans senza senso.
Proviamo a guardare qualche faccia. Obbedisce agli stereotipi della propaganda per vendere un dentifricio, né più né meno:










































Ricorda elettore: i partiti politici e i candidati NON SONO IN GRADO DI DARTI NULLA.

Però possono danneggiare grandemente la tua vita.

Scegli coloro che la danneggiano meno, consapevole che comunque le condizioni sociali stanno portando la società Veneta al disastro economico e sociale. L'ENEL ha comunicato che nel 2009 i consumi di elettricità in Veneto sono diminuiti del 27% il che significa che è come se si fosse fermato un quarto della capacità industriale del Veneto.

Elettore, se credi alle promesse sei un idiota.

Se ti fai ammaliare da queste facce sei la loro preda ideale (e di qualunque truffatore passi per strada). Sii una persona civile e guarda al tuo futuro: gli industriali, i banchieri, i commercianti, i preti cattolici, già lo fanno. Si fanno gli affari loro. TU VEDI DI FARTI GLI AFFARI TUOI E USA IL VOTO PER GARANTIRTI UN FUTURO.

Più le campane suonano e più ti inducono a seguirli, ma tu segui solo te stesso: almeno, se sbagli, hai sbagliato perché hai scelto, non perché hai chiuso gli occhi.

28 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì 24 marzo 2010

Votar par far diventar un paron del Veneto


Mi son el to paron. Son quel che te ga fato venir fora da la società democratica, terra de sciavi. Non te gavarè altro paron [duce o doge] che mi. Ricordate de santificarme le feste.


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L’ideologia veneta del paron, non è chiara a chi non è Veneto.
Eppure basta un esempio per chiarirla.
In ogni amministrazione comunale esiste dibattito, confronto, scelte condivise.
Quando l’amministrazione comunale si articola nell’ideologia del paron come in Veneto dimostra spesso la qualità delle relazioni fra persone.
Gentilini non è solo il vicesindaco di Treviso, ma è colui che coniuga la razza piave (squallida e bastarda) con la lingua da ostaria di vecchi ubriaconi alpini (quelli squallidi individui che facevano bere l’orina del mulo alle reclute) che sfilano spesso per le città offendendo i principi democratici dei cittadini, con quel razzismo becero che tende a ridurre le persone a bestie.
E’ da questo squallido individuo che solo con la complicità della Procura della Repubblica di Treviso che ha omesso atti d’ufficio non perseguendone i reati e il questore di Treviso che col Prefetto hanno preferito girarsi dall’altra parte che noi abbiamo l’esempio ideologico del concetto di paron fra i veneti.

Riporto dal Corriere della Sera:

E ai negozianti che chiedono il rilancio del centro storico si rivolge il vicesindaco Giancarlo Gentilini: «Venite a trattare con me, sono dalla parte dei commercianti, ma venite con proposte concrete, voglio progetti sulla città». Si pone quindi come interlocutore privilegiato in un prossimo tavolo di discussione, bypassando l’assessore di riferimento per le attività produttive, Stefano Bastianetto. «Lui fa quello che gli dico io, se è seduto lì lo deve a me».
Silvia Madiotto
24 marzo 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/24-marzo-2010/rivolta-librerie-centro-feltrinelli-troppo-grande-1602710841131.shtml

Per Gentilini Stefano Bastianetto è solo un uomo di paglia, un fantoccio. Lui lo ha messo la e deve fare quello che lui vuole.
Non ciò che la legge dice, ma ciò che vuole il suo padrone Gentilini.

Proviamo a riflettere sul valore che hanno le Istituzioni quando diventano uno strumento occupato da chi dice. “Si fa quello che voglio io!”
E’ Gentilini che obbedisce a Gobbo o è Gobbo che obbedisce a Gentilini? E Zaia, obbedisce a Gentilini o è Gentilini che obbedisce a Zaia?
E poi? Quando costruiranno i campi di sterminio che il Questore di Treviso tollera, visto che non è intervenuto nelle necessità di Gentilini di travestire gli extracomunitari in leprotti o nelle devastazioni che Gentilini ha compiuto dei campi nomadi, il Questore di Treviso gli darà una mano perché comanda Gentilini? E quando Gentilini aggredisce i musulmani per impedire loro di pregare, che fa il Questore? Si gira dall’altra parte perché per lui la Costituzione è solo roba da pulircisi il culo?

Le persone indifese che subiscono gli atti di terrorismo imposti dal Gentilini che si sente il padrone non hanno la forza di denunciarli, ma sta di fatto che per atti di terrorismo la Questura dovrebbe agire d’ufficio contro Gentilini, ma non l’ha fatto. E domani, che cosa ometterà?
Lo so che Maroni, il complice di Gentilini è il ministro degli Interni, ma ogni singolo poliziotto e questore è responsabile delle omissioni e delle protezioni che ha avuto Gentilini nei suoi atti di terrorismo.
Ricordo che il punto di vista espresso in questa mia è del Sig. Antonio Fojadelli ieri alla Procura della Repubblica di Venezia ed oggi Procuratore della Repubblica a Treviso: a lui piacciono tanto i padroni che mettono in ginocchio gli schiavi. E prima di lui a Treviso c’era Candiani, un altro che, come magistrato giudicante, arrivava a minacciare gli imputati affinché non motivassero i reati contestati per poterli perseguire a piacimento.
Che tristezza la società di questo Veneto. Se un cittadino da del “vergognati” ad un politico leghista, viene subito processato (vedi Vittorio Veneto), se il politico leghista incita al razzismo, il magistrato si gira dall’altra parte (vedi Bitonci e Pietro Calogero).
E’ la società veneta dei “paroni” dove Gentilini da tranquillamente del cane obbediente a Stefano Bastianetto in un clima di degenerazione della società e delle regole che vede le attività omissive e complici di organi Istituzionali.

24 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

I Veneti, la crisi economica e la crisi sociale. Le scelte obbligatorie del Veneto verso la distruzione del tessuto sociale nella scelta elettorale.

Le foto: Manifesti elettorali. Guardandoli ci si pone spesso la domanda: "Loro dicono di "metterci la faccia", normalmente la politica si fa con le idee; sarebbe diverso se anziché la faccia ci mettessero le gambe, le tette o il culo?" Purtroppo devo constatare che spesso avviene!
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Che dire della situazione economica e sociale in Veneto che ancora non è stato detto?

La UIL comunica che nella provincia di Treviso in un trimestre non c’è stata una sola assunzione né in un’industria né in un’azienda artigiana.
Il che significa che migliaia di persone assunte sono senza possibilità di lavoro e nemmeno sono registrate da qualche parte.

La Fincantieri di Marghera sta chiudendo, ma non lascia a casa i dipendenti, bensì le centinaia di lavoratori assunti con contratti folli dalle imprese che lavoravano per Fincantieri. Speso si tratta di extracomunitari perché l’Associazione Industriali aveva emanato direttive di assunzione di lavoratori extracomunitari, piuttosto che italiani, più facilmente ricattabili, licenziabili, derubabili.

La Fincantieri di Marghera era una delle ultime aziende di una certa grandezza presenti a Marghera. Mentre i lavoratori indiani, arabi, croati, che lavorano nelle stive delle navi un po’ alla volta perdono il lavoro, anche chi fino a ieri ti sputava in faccia dall’alto della sua sicurezza, oggi ha paura.

Se la FIAT di Torino annuncia 5000 licenziamenti non significa che ci saranno solo 5000 lavoratori in meno in FIAT, ma significa che ci saranno trentamila lavoratori in meno in Italia più un numero imprecisato di persone che non saranno assunte. Persone che non si erano preparate per fare i braccianti sui campi, ma che avevano studiato, magari alla Bocconi di Milano o alle università di Padova o di Venezia e che si vedono le prospettive di lavoro completamente chiuse.
Come le scuole che non hanno soldi per i supplenti perché la Gelmini ha messo a punto un piano per la distruzione della scuola pubblica in accordo con il Vaticano e le sue scuole private.

Un altro caso è la Telecom che con i vari movimenti sta mettendo a rischio almeno 800 posti di lavoro.
Altre difficoltà giungono dalle Officine Aeronavali di Venezia. Le perdite di Alitalia nel 2009 sono state di quasi 400 milioni di euro e la situazione è peggiorata nei primi mesi mettendo in difficoltà le Officine. Questo mentre la Lofra viene acquisita da iraniani che ne consentono una sopravvivenza anche se non è chiaro fino a quando. Il colosso Glaxo va verso la chiusura e non è da meno Benetton che aveva già delocalizzato da anni la sua produzione. Il comparto pelli della valle del Chiampo sta chiudendo fra truffe, malaffare e crisi del settore. Il comparto dei marmi è in forte sofferenza dal momento che l’intera industria edile è ferma. E che dire delle occhialerie del Bellunese? Si arrampicano sugli specchi (quegli specchi in cui Berlusconi non si guarda tanto fa schifo a sé stesso) attraverso trucchi contabili con cui si tenta di nascondere il cancro dello sfaldamento economico e sociale.
Il tessuto sociale si sta sfaldando, fra preoccupazioni e crisi.
Le persone non possono far figli perché la struttura sociale non lo permette. Così il 54% delle famiglie italiane ha rinunciato a fare figli per non doverli costringere in un futuro che non c’è.
Le imprese commerciali stanno chiudendo. Un po’ strozzate dai grandi centri commerciali e un po’ strozzate dalla clientela che non ha soldi per mantenerle.
Se aggiungiamo che gli studi professionali stanno licenziando il personale (non sono protetti né dall’articolo 18, né da altre forme assicurative) lasciando a casa architetti, laureati, praticanti e quant’altro, il quadro a tinte fosche del Veneto non è ancora sufficientemente delineato.
E’ necessario aggiungere che i veneti non hanno un senso sociale, né il senso del territorio. Rincorrono l’ideologia dell’onnipotenza delirante che quando viene frustrata si trasforma in depressione cronica. Mentre in altre zone possono avvenire manifestazioni, proteste, tentativi di riorganizzazione sociale, nel Veneto c’è solo l’attesa dell’autodistruzione come fine di un presente angosciante.
Questo è il Veneto che va alle elezioni domenica.
Ha vissuto l’illusione del delirio di onnipotenza e ora vive l’angoscia per un domani che il presente nega.

Esistono delle soluzioni?
Oggettivamente esistono delle soluzioni!
Solo che tali soluzioni non sono praticabili nelle relazione fra il divenuto delle persone in Veneto e il loro modo di pensare il mondo e la loro vita. Senza il possesso, il controllo sul più debole, senza il delirio di onnipotenza il veneto non è in grado di muoversi nella società. O è un accattone o è un padrone: non conosce il Potere di Essere. Prendiamo il caso dell’Istituto Provolo di Verona in cui decine di ragazzi sordomuti furono violentati dal Carraro e altri delinquenti dell’organizzazione cattolica. In ogni paese avrebbe suscitato un moto di scandalo e indignazione. In Veneto no! Per i Veneti quelle persone erano oggetti di possesso e i preti “Paroni in casa loro!” li potevano violentare quando volevano. La stessa cosa vale per i lavoratori extracomunitari nelle dichiarazioni di Gentilini che sono state considerate assolutamente normali da una Procura della Repubblica di Treviso pronta a sputare merda sui poveri e su chi tenta di sopravvivere, ma tollerante sugl’incitamenti all’odio di chi occupa ruoli istituzionali. Lo stesso vale per l’Istituto Provolo di Verona. Se sono avvenute le violenze, queste sono state permesse da atti omissivi della Procura della Repubblica, dei Carabinieri e della Polizia di Stato che, di fatto, si è fatta complice delle violenze proprio nell’ideologia dei veneti secondo cui “il padrone non deve essere perseguito per legge”.

Esistono, dunque delle soluzioni per uscire dalla crisi. Soluzioni che possono essere messe in atto ora e ottenere dei risultati fra due o tre anni. Solo che chi è malato da delirio di onnipotenza non può aspettare due o tre anni, vuole il colpo di scena, il miracolo. Chi vive il delirio di onnipotenza non vede le trasformazioni che hanno portato all’attuale situazione e, pertanto, non vede le soluzioni per uscirne.
Se una giunta regionale mettesse in atto quelle strategie dovrebbe fermare i “furbi dei furbi!”, coloro che vogliono “metterla in culo ai fessi legati alla società”.

Le soluzioni ci sono, ma i veneti non sono in grado né di vederle, né di pensarle e tanto meno di praticarle. Possono solo esprimere il loro delirio e proseguire in un processo di disintegrazione sociale.
E’ il caso delle dichiarazioni ascoltate ieri per un telegiornale in cui alcuni genitori di Montecchio Maggiore approvavano la scelta della giunta di costringere i bambini dell’asilo, i cui genitori non avevano pagato la retta, a mangiare pane e acqua. E’ il delirio di onnipotenza dei genitori di Montecchio Maggiore. In fondo, dicono quei genitori, che vogliono quei pezzenti? Io, diceva uno, se vado al ristorante e non pago chiamano i carabinieri o devo lavare i piatti. Nella testa di questo “genitore” l’asilo era equiparato ad un ristorante; lui che lavava i piatti era equiparato ad un bambino dell’asilo! In questa forma mentale, passare dall’idea che “i poveri fanno schifo” ai “poveri nei campi di sterminio”, è tutt’uno. Anche a Montecchio Maggiore la crisi arriverà pesante, per ora pagano maggiormente gli emarginati.
Con questa idea di società, non esistono soluzioni per uscire dalla crisi economica.
Queste persone hanno perso la capacità empatica di essere all’interno di una società. Pensano agli affari loro e fanno affari sugli affanni di altre persone per sopravvivere anche grazie alla loro distruzione
Esistono soluzioni oggettive per uscire dalle attuali difficoltà sociali ed economiche, ma i veneti non le vogliono vedere e a Pordenone (Istituto per il Turismo) si preferisce dividere la gita scolastica fra “ricchi” e “poveri” perché i poveri hanno i pidocchi.

Perché esistono soluzioni per uscire dalla crisi?
Le soluzioni possono essere pensate e attuate solo da chi in questi anni ha vissuto attraverso il POTERE DI ESSERE. Solo che chi ha sviluppato il Potere di Essere, non ha fatto soldi né ha rubato, né ha accumulato capitali in conti bancari, né ha accumulato potere politico. In un sistema come il Veneto che fa del delirio di possesso, dei milioni nascosti all’estero o del lusso sbattuto in faccia come affermazione del proprio esistere, può concepire “possibili” soluzioni solo da chi ha capitali, miliardi. Ma la Cassamarca o la Cassa di risparmio di Venezia hanno come obbiettivo “far soldi sulla pelle della gente” non certo dare soluzioni o possibilità alla società civile. Attraverso il Potere di Avere il delirio di onnipotenza dei veneti pretende il controllo delle persone. Il dominio sulle persone: sui bambini, che fa violentare dai preti cattolici; sulle donne, che fa violentare da chi ne controlla il corpo; sugli extracomunitari, che fa violentare dalla confindustria; sui cittadini, che fa violentare dai politici locali con norme illegali e incostituzionali.

Esistono soluzioni per uscire dalla crisi economica, ma i veneti non le vogliono.
Così alle prossime elezioni i veneti sceglieranno di che morte vorranno morire. Non sceglieranno che futuro avere, ma come distruggere ogni possibile futuro.


24 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 23 marzo 2010

Terrore leghista e campi di concentramento modello Zaia


Se qualcuno poteva aver dei dubbi sul concetto sociale di Zaia e sulle sue intenzioni di trasformare il Veneto nella discarica sociale, un esempio ci giunge dalla giunta leghista di Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza.
I genitori non pagano e loro umiliano e violentano i bambini.
Qual è il prossimo passo?
Torturare e violentare i bambini per estorcere il denaro ai genitori che non pagano?
Si tratta del terrorismo nazista con cui Zaia ha caratterizzato tutta la sua campagna elettorale al centro della quale ha messo l’orrore e l’odio rappresentato dal crocifisso per i principi sociali Costituzionali.

Far violenza ai bambini affinché i genitori paghino: è un modo mafioso sia di pensare che di agire.
Non rispetta le norme e le leggi, ma legittima la violenza giustificandola col fatto che “qualcuno non paga”. Esattamente come nell’attività di riscossione della tangente da parte della mafia: si giustificano i pestaggi e gli omicidi perché qualcuno non paga.
Riporto l’articolo che descrive una violenza pari sol alla pedofilia cattolica che, del resto, è giustificata da Zaia e dalla sua ideologia:

Pugno di ferro a scuola
I genitori non pagano la mensa nove bambini a pane e acqua
Montecchio, una preside si ribella e invita tutti a condividere il pasto
Elfrida Ragazzo
23 marzo 2010
MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) — Pasta alla zucca, hamburger, insalata e frutta. Il menù
delle mense delle scuole dell’infanzia, delle elementari e delle medie di Montecchio Maggiore ieri è stato assicurato a tutti (con le variazioni del caso per chi non può mangiare qualche pietanza), tranne ad alcuni alunni che si sono trovati sopra il tavolo una pagnotta e dell’acqua. Sono i figli di chi, pur sollecitato più volte, non ha pagato per un anno o più la retta per la refezione scolastica al Comune. Così, per 9 bambini da ieri è scattata la sospensione dalla mensa, che verrà ripristinata non appena le famiglie avranno provveduto a versare il dovuto al Comune. Qualcuno, comunque, dovrebbe essere riuscito a mangiare qualcosa in più, grazie alla «collaborazione» dei compagni. «Abbiamo richiesto i pagamenti arretrati e la consegna dei moduli in molti modi - specifica l’assessore all’Istruzione di Montecchio Barbara Venturi - e abbiamo anche posticipato i tempi, da settembre al 15 marzo. Prima abbiamo contattato gli inadempienti al telefono e poi sono andati direttamente i vigili a consegnare a mano una raccomandata di sollecito». Nonostante questo, ancora 28 persone ieri non avevano restituito il documento che serve per iscrivere l’alunno al servizio mensa e di questi 9, di cui 2 italiani e 7 stranieri, risultano in ritardo nel pagamento delle rette degli anni scorsi. «C’è una famiglia - precisa Venturi - che non paga la mensa dal 2002». Il primo giorno di "dieta" per quei bambini, però, è stato un po’ alleviato dai compagni. Almeno al comprensivo 1. «Ho invitato gli insegnanti - spiega la dirigente Anna Maria Lucantoni - a far condividere il pasto ai bambini che hanno solo pane, spesso c’è chi non mangia tutto ». La preside non sembra essere d’accordo con l’iniziativa del Comune: «E’ inutile che facciamo cittadinanza attiva, noi abbiamo un progetto di riciclo di pane e frutta già in atto per educare al consumo consapevole. Trovo che dare un pezzo di pane sia dispregiativo, avrei preferito che venisse detto di arrangiarsi e avremmo raccolto noi qualcosa». L’amministrazione, guidata da Lega e Pdl, tuttavia ha avvisato più volte del problema, appendendo anche cartelli in più lingue, visto l’alto tasso degli stranieri in Comune. E da fine febbraio a ieri è riuscita a recuperare buona parte dei 155mila euro mancanti dalla casse e dovuti da chi ha avuto accesso dal 2005 al 2009 alla mensa delle scuole castellane. Già a metà marzo il numero degli inadempienti era sceso a una cinquantina di persone, fino a rimanere ai 9 conteggiati ieri. «Rispetto ai numeri comunicati in precedenza dal Comune - commenta Sergio Cracco, dirigente del comprensivo 2 - mi sembra una gran risultato. Io sono favorevole a portare a conoscenza le famiglie della dovuta regolarizzazione, ma sul pane no: i ragazzini non hanno colpe». L’assessore Venturi dichiara, tuttavia, che ieri non sono arrivate lamentele dalle scuole. «Non è giusto nel rispetto di chi ha problemi economici e ugualmente versa la cifra, non saldare il debito». In Comune, per chi non potesse permettersi di pagare i 3,95 euro del pasto, sono previste delle agevolazioni o riduzioni, e qualche settimana fa l’assessore Venturi aveva puntualizzato: «Le risorse del Comune sono di tutti e non possiamo tollerare il perdurare di questi comportamenti, peraltro non dettati da situazioni contingenti bensì espressione di un preciso atteggiamento di omissione». Critico è Davide Del Sale, genitore membro del consiglio d’istituto del comprensivo 2, nonché segretario locale del Pd: «Si potrebbe risalire a chi non paga senza dover infierire sui ragazzini, prima dei vigili si potrebbe mandare a casa l’assistente sociale. Il problema è capire perché non vengono dati i soldi, per esempio se è per motivi economici».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/23-marzo-2010/i-genitori-non-pagano-mensa-nove-bambini-pane-acqua-1602701893813.shtml

E domani, quali saranno le soluzioni sociali adottate da Zaia dal momento che la crisi economica sta aggravando la situazione sociale e i livelli di vita delle persone?
Istituirà i campi di sterminio per chi non paga?
O i campi di concentramento e di lavoro per legittimare la schiavitù?
Quando le soluzioni sono quelle di morte e di genocidio, la via che si è imboccata non ha fine.
Si è iniziato con la guerra alle donne lungo le strade, agli extracomunitari, a chi chiede l’elemosina e ai musicisti di strada. Questi, per sindaci moralmente corrotti ed eticamente vigliacchi, era una questione di sicurezza: non le banche che strozzano le attività commerciali attraverso finanziarie di comodo o le imprese che trafficano in lavoro nero o gettano dalle impalcature i dipendenti.
La priorità per i sindaci vigliaccheria quella di imporre i principi di morte e di genocidio rappresentati dal crocifisso a bambini indifesi. Ed ora, si prosegue con l’aggressione nei confronti dai bambini perché i genitori non pagano.
Dal concetto secondo cui il comune è un organo in funzione dei cittadini si è passati all’idea che il comune è un’organizzazione militare che aggredisce i cittadini: i bambini in questo caso.
Deve essere orgoglioso di queste Istituzioni il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano!


23 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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lunedì 22 marzo 2010

Inceneritore Alles Spa di mantovani Spa e le decisioni del Consiglio Comunale di Venezia del 18 marzo 2010


La questione degli inceneritori è una questione spinosa in tutta Italia.
E’ anche il caso di Marghera che con l’inceneritore SC31 e con l’inceneritore della Alles Spa di proprietà della Mantovani Spa ha chiesto di poter essere ampliato per bruciare sia maggiori quantità di immondizie che un maggior numero di rifiuti speciali.

Il Comune di Venezia ha riunito il consiglio comunale per esprimere un parere sulla richiesta.
Il film che posto è la cronaca della seduta del Consiglio Comunale di Venezia che si è svolto a Mestre il 18 marzo 2010.
Gli interventi degli oratori sono stati sintetizzati, ma ho voluto lasciare inalterato il clima in cui la riunione consigliare si è svolta in presenza di un puubblico attento alla decisione e organizzato anche in vista delle prossime elezioni.
Va da sé che se il tema discusso veniva usato in campagna elettorale è solo perché alcuni candidati in campagna elettorale si apprestano a fare affari una votla avuta la poltrona:


Watch live streaming video from paganesimo at livestream.com




Il problema per i cittadini di Marghera è sempre uno solo: QUELLO DI NON ESSERE INFORMATI.
Fin dagli anni ’70 la fuga di gas dalle fabbriche di Marghera era all’ordine del giorno.
In Via Fratelli Bandiera ormai era invalsa l’abitudine di mettersi a correre se qualcuno correva perché, certamente, c’era una fuga di gas.
Centinaia di morti di cancro e migliaia di persone che hanno perso polmoni, reni e sono morti di morte dolorosa stanno a testimoniare come le Istituzioni siano sempre state latitanti sui problemi di salute.
Per questo è sempre meglio prevenire che sperare giustizia da magistrati vili, infingardi e spesso complici di chi ha distrutto il territorio.
Mi riprometto di conservare la registrazione integrale dei discorsi dei politici per poterglieli rinfacciare dopo le elezioni e qualora io ritenga necessario farlo.

22 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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Il crocifisso e l'ideologia mafiosa nelle scelte dei candidati politici in Veneto: Istituzioni e Mafia.



Nelle foto: alcuni candidati politici in Veneto.


A che cosa serve usare il crocifisso in campagna elettorale?
Serve per porre ulteriori basi per la mafia. Mafia e crocifisso sono sinonimi. Il cristianesimo è un’ideologia elementare imposta mediante l’educazione cristiana con cui si disarmano le persone davanti alla vita. I comportamenti mafiosi sono comportamenti elementari: come quelli di Gesù!
O fai quello che voglio io o io ti ammazzo!
Come i cristiani, con la violenza illegale delle Istituzioni, non portano i bambini a conoscere le leggi e le regole sociali lasciandoli vuoti e disarmati davanti alla società, così i mafiosi, una volta che non conoscono le leggi e le norme sociali, elaborano codici d’onore personali come quel delirio nei confronti del crocifisso proprio di Zaia.
Come questa nuova mafia aveva nel “lavoratore cristiano” la base politica in cui agire, così Zaia ha nel crocifisso la sua ideologia di morte e distruzione che vuole imporre al Veneto.
Le intenzioni programmatiche sono quelle espresse mediante le affermazioni ideologiche: Zaia ha giurato a Berlusconi nella sua veste di capomafia a Roma!
In quale altra veste gli aspiranti governatori del centrodestra hanno giurato a Roma?
Sono troppi i segnali che giungono, dallo stalliere a varie frequentazioni, da Cosentino all’ideologia del “capo azienda” proposta da Berlusconi (a quel lodo Alfano che lo metteva al di sopra delle leggi) per non maturare la convinzione che Berlusconi altro non sia che un capomafia. La stessa richiesta di giuramento dei candidati governatori sa più da bacio a “mammazantissima” che non da comportamento democratico.
Hanno giurato contro la Costituzione, prendendo esempio da quel pazzo in croce che, incapace di osservare le leggi e le norme sociali, minaccia di ammazzare l’umanità se non fanno quello che lui vuole.
Ed è il concetto fondamentale della mafia che ha nel cristianesimo e nel cattolicesimo il suo fondamento ideale e le sue ragioni di dominio.
Anche la pratica della pedofilia cattolica attinge dalla medesima ideologia. Quell’ideologia che trasforma le persone in niente e i bambini in oggetti di possesso e oggetti in uso ed abuso a maggior gloria di dio e del Gesù. Pratica di pedofilia che vede in Zaia uno dei protettori della chiesa cattolica mediante l’uso del crocifisso. Cosa del resto fatta in maniera plateale dal suo compagno di partito, condannato per razzismo (quello che multava i bambini perché mangiavano un panino), Tosi, sindaco di Verona, che ha buttato nel cesso l’immagine del Presidente della Repubblica per sostituirla con il crocifisso e con l’immagine del pedofilo Ratzinger.
Va da se che con l’arrivo di Luca Zaia in regione Veneto aumenterà la conflittualità mafiosa proprio perché l’ideologia di Zaia ne spalancherà le porte come la Lega ha spalancato le porte agli extracomunitari che delinquono perseguendo i diritti elementari degli extraparlamentari che lavoravano onestamente (quelli erano i fessi da derubare). La distruzione del tessuto sociale ed imprenditoriale del Veneto non solo trasformerà la regione Veneto in una piazza di spaccio di droga ancor più ambita, ma vedrà un’accanirsi del controllo mafioso del territorio.
Riporto l’articolo sull’uso dei cattolici per il controllo mafioso del territorio:

"E' il nuovo capomafia di Palermo"Arrestato un insospettabile architetto
Giuseppe Liga, ex segretario nazionale del movimento cristiano lavoratori, è stato arrestato dai finanzieri perché ritenuto l'erede di Salvatore Lo Piccolo. Lo accusano quattro pentiti e le intercettazioni. È stato fotografato mentre entra nel palazzo della presidenza della Regione siciliana in campagna elettorale
di SALVO PALAZZOLO

C'è una svolta inaspettata nelle storie di mafia. Un insospettabile architetto, molto stimato dalle gerarchie ecclesiali, avrebbe preso il posto di Salvatore Lo Piccolo, l'ultimo grande padrino latitante finito in manette nel novembre 2007. La Procura di Palermo ritiene di averne trovato le prove. Giuseppe Liga, 59 anni, reggente regionale del Movimento cristiano lavoratori, è stato arrestato all'alba dai finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria del capoluogo siciliano. Gli vengono contestate le accuse di associazione mafiosa ed estorsione: Liga avrebbe continuato a gestire il tesoro di Lo Piccolo, il boss di Tommaso Natale che fra il 2006 e il 2007 aveva esteso il suo potere su tutta la città stringendo i commercianti e gli imprenditori nella morsa del racket.Assieme all'architetto i finanzieri hanno arrestato anche Giovanni Angelo Mannino, 57 anni, il cognato di Salvatore Inzerillo, uno dei padrini della vecchia guardia che fu ucciso nel 1981, all'inizio della guerra di mafia. L'arresto di Mannino conferma quanto ormai da mesi sta drammaticamente emergendo dalle indagini: dopo gli arresti e i processi che sembrano aver fiaccato i corleonesi di Riina e Provenzano, ai vertici di Cosa nostra sono tornati i "palermitani", i mafiosi della vecchia guardia che negli ultimi vent'anni sono apparentemente rimasti ai margini dell'organizzazione, ma in realtà hanno curato lucrosi affari con gli Stati Uniti. Anche Mannino era comunque, a modo suo, un insospettabile: dopo l'assoluzione nel processo "Iron Tower" dall'accusa di traffico internazionale di droga (nel 1992), era diventato lo stimato gestore del ristorante "Lo Sparviero" di via Sperlinga. Gli ultimi pentiti lo definiscono adesso "uomo d'onore della famiglia di Torretta".Ma nella nuova Cosa nostra non si chiamano più "uomini d'onore". Piuttosto, "angeli" . L'architetto Liga è stato intercettato mentre dice a Mannino: "Penso a quel discorso che ti ho detto di trovare personaggi per fare, hai capito... angeli". Il professionista e l'imprenditore stavano riorganizzando le fila di Cosa nostra.Nel blitz di questa notte sono finite in manette altre due persone su ordine del gip Silvana Saguto: Agostino Carollo, 45 anni, e Amedeo Sorvillo, 57, due imprenditori palermitani che avrebbero fatto da prestanome a Liga nella società "Eu. te. co", Euro tecnica delle costruzioni. Le indagini, condotte dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Gaetano Paci, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dall'aggiunto Antonio Ingroia, erano partite quasi per caso, dopo alcune intercettazioni. Le voci che arrivavano dai segreti di Cosa nostra citavano un misterioso "architetto". Poi, altri spunti sono arrivati dai pizzini ritrovati al momento dell'arresto di Lo Piccolo: si faceva ancora riferimento all'architetto e ad alcuni passaggi di denaro con i vertici della cosca di Tommaso Natale. Il mistero dell'architetto l'hanno svelato quattro pentiti: Isidoro Cracolici, Francesco Franzese, Gaspare Pulizzi e Marcello Trapani. I primi tre, uomini della cosca Lo Piccolo. L'ultimo, è il suo ex avvocato, che da mesi sta collaborando con la giustizia dopo essere finito in manette.Giuseppe Liga è stato pedinato a lungo, i suoi incontri riservati con i fedelissimi di Lo Piccolo sono stati anche intercettati. Intanto, l'architetto proseguiva la sua vita da insospettabile professionista e soprattutto da cattolico impegnato. Il 2 giugno 2009, durante la campagna elettorale per le Europee, al suo telefono arrivò una telefonata dalla segreteria del presidente della Regione Raffaele Lombardo. Erano le 11,25. Alle 14,50, l'architetto fu fotografato dai finanzieri mentre entrava a palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, in piazza Indipendenza. Si trattenne fino alle 15,25.Scrivono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia: "Le indagini hanno accertato che nel periodo in cui l'indagato aveva acquisito il ruolo di reggente del mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo, Liga non ha trascurato il suo impegno politico pubblico con il Movimento cristiano dei lavoratori, dimostrando così la capacità di infiltrazione dell'organizzazione mafiosa nelle istituzioni".Il 3 giugno, Liga fu intercettato mentre parlava dell'incontro col presidente della Regione a Marco Belluardo, assessore comunale di Catania e consigliere nazionale dell'Mcl: "Si, i fac-simili li avevo e... lui mi ha dato il resto....", così diceva. Il 19 giugno, Liga fu intercettato al telefono mentre parlava con Carlo Costalli, rappresentante legale dell'Mcl. Disse: "Anche perché io ho avuto dei contatto con Raffaele... durante la campagna elettorale... ci sono alcune cose in movimento... vorrei parlartene riservatamente... ". I misteri dell'architetto sono ancora tanti. Questa notte i finanzieri hanno perquisito anche la sede del Movimento cristiano lavoratori, in via Cerda, a Palermo. Numerosi documenti e alcuni computer dell'architetto Liga sono stati sequestrati.
(22 marzo 2010)
Tratto da:
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/03/22/news/e_il_nuovo_capomafia_di_palermo_arrestato_un_insospettabile_architetto-2814047/



Soltanto un forte contrasto dell’ideologia cattolica in funzione di una società legata ai principi Costituzionali ci permette di alimentare quella tensione ideologica capace di fissare nel territorio il controllo dello Stato all’interno dei principi Costituzionali.
E’ vero che le Istituzioni in Veneto, in particolare la magistratura, è organizzata per salvaguardare i propri interessi e contro le Istituzioni democratiche. Difficilmente qui in Veneto troverete politici inquisiti. Non perché non rubino, ma perché sono favoriti dalla magistratura e dai suoi “orientamenti”. Nordio non va a caso a cena con Previti indagato. Esprime una precisa linea Istituzionale che porta ad un uso delle risorse in modo tale che non si possano fare i processi in funzione della società civile, ma solo quei processi che sono, invece, repressivi nei confronti delle classi sociali più deboli.
Anni di risorse impegnate contro “unabomber” e l’unico ad essere inquisito e condannato è un poliziotto che manometteva le prove. E questo la dice lunga sugli orientamenti investigativi, morali ed etici, dei magistrati di Venezia (non dimentichiamo le indagini pretestuose di Nordio per favorire la sua parte politica).
E’ un orientamento criminale che ha visto i magistrati dimettersi dal loro ruolo Istituzionale per trasformarsi in delinquenti. Schinaia e Rita Ugolini saranno comprensivi con i picchiatori e i violenti, purché siano dalla loro parte politica e sociale. Si tratta di magistrati neri, o cattolici, che attentano alla Costituzione per imporre un loro personale punto di vista legato all’odio clericale e fascista finalizzato all’aggressione della società democratica. Più o meno come quel Toro dimissionato a Roma.
Con magistrati complici, con un Presidente della Regione legato all’ideologia di morte del crocifisso, con un’assenza di cultura nella regione che impedisce agli individui di conoscere le conseguenze delle loro scelte e delle loro azioni, aspettiamoci un ulteriore degrado della Regione Veneto.

22 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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giovedì 18 marzo 2010

Veneto e inceneritori. Il Comune di Venezia dà parere negativo all'ampliamento del trattamento rifiuti Alles. Manifestano gli Ambientalisti in comune.


Le foto della manifestazione degli ambientalisti al Comune di Venezia durante il Consiglio Straordinario tenuto a Mestre per discutere dell'ampliamento dell'inceneritore dell'Alles.

Protesta, manifestazione, pressione sul consiglio comunale straordinario di Venezia che per l’occasione si è tenuto nella sede di Mestre in Via Palazzo.
L’argomento principale era il progetto del trattamento dei rifiuti Alles sul quale il Consiglio Comunale doveva esprimere un parere.
Alles spa, ovvero gruppo Mantovani, chiede il potenziamento dell'attuale impianto di trattamento rifiuti nocivi per passare dalle attuali 700 tonnellate alle 1000 per un totale di 300000 t-a di rifiuti provenienti da tutta Italia ed estero con tipologie che aumenterebbero dalle 18 attuali alle 113 previste.

Il parere del Consiglio Comunale è stato negativo dopo una discussione che ha vissuto toni accesi anche in considerazione delle elezioni imminenti.
Interessanti gli interventi dei consiglieri comunali che permettono di individuare delle tipologie comportamentali che metterò in web al più presto.

Da notare che lo scontro sugli inceneritori in tutto il Veneto si sta radicalizzando. Non si tratta solo delle preoccupazioni per la salute, ma la preoccuèazione per la salute in un ambiente sociale e politico degradato che fa del cittadino un soggetto che dovrebbe, secondo alcuni comportamenti, subire passivamente decisioni di cui non conosce né lo spessore né le possibili conseguenze.
Il comportamenti di alcuni media lasciano molto perplessi. E’ interessante la lettera aperta di Ruffoni Pier Giorgio all’emittente Antenna 3 dopo una trasmissione sugli inceneritori di Mogliano Veneto.

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Cari amici vi invio testo che ho inviato al Direttore di Antenna 3 sulla trasmissione LA PIAZZA di ieri sera.

Sig. Direttore di Antenna 3

ho seguito ieri sera la trasmissione LA PIAZZA condotta dal sig. Gandi, che avrebbe dovuto occuparsi, a detta del conduttore, di green economy, e che invece si è da subito rivelata a sostegno della costruzione dei 2 inceneritori per rifiuti industriali a Silea e a Bonisiolo di Mogliano, voluti da Unindustria di Treviso.

Abito a Mogliano e seguo da tempo le vicende dell'inceneritore e le assicuro la grande difficoltà di informare e sensibilizzare i cittadini su un tema così importante, che attiene alla salute della nostra e delle future generazioni.
Ieri sera ho provato delusione, amarezza e vergogna per come si è trattato il problema e per come sono state trattate le persone, in particolare la signora Lucia Tamai.

Non si è cercato di informare i telespettatori, ad esempio spiegando che si tratta di inceneritori per rifiuti industriali (che sarebbero importati in massicce quantità procurando un grande vantaggio economico ai pochi proponenti e lasciando l'inquinamento e il dissesto ambientale ai molti cittadini) e non rifiuti urbani prodotti in loco;
che anche i rifiuti industriali potrebbero essere virtuosamente differenziati in altissima percentuale (creando anche nuovi posti di lavoro).
Ho avuto la netta sensazione che fosse una trasmissione squilibrata, che si volesse indirizzare la discussione (?) in un certo modo, con i continui interventi del conduttore (cossa ghe femo dee scoasse), lasciando molto spazio a chi propone gli inceneritori (intervento del sig. Vardanega) e a chi li difende a spada tratta (lunga intervista del prof. Tirelli, che fra l'altra si è dimostrato "esperto" di tutto), e poco spazio a chi è contrario.
E della green economy? Il prof. Tirelli ha detto che in questa
categoria può rientrare il nucleare (!)

Sono rimasto altresì indignato di come è stata trattata la signora Lucia Tamai, rappresentante dei Comitati, che è stata chiaramente minacciata dal conduttore per aver tentato di sottolineare lo squilibrio della discussione.

Pensavo che in una trasmissione che si chiama LA PIAZZA, luogo in cui ci si ritrova e si discute, in una emittente che si propone di essere tra la gente e di ascoltarla, fossero rispettate queste prerogative, ho provato invece la sensazione che, ancora una volta, chi detiene potere (anche il potere dei media) sappia usarlo bene a sostegno dei forti, ma molto spesso umiliando i deboli.

Cordialmente La saluto, un ex telespettatore di Antenna 3.

Ruffoni Pier Giorgio
tel. 3332264379
piergiorgioruffoni@alice.it

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La situazione degli inceneritori è una situazione che si sta aggravando anche in considerazione di operatori che non danno notizie o le notizie che danno sono spesso corollate di aggettivi al punto tale da lasciare perplessi i cittadini
Le foto che riporto sono quelle del pubblico manifestante e della riunione del Consiglio Comunale di Venezia.
In seguito preparerò un filmato che documenti la seduta. Da notare che tutti i partiti erano concordi nel bloccare gli inceneritori. Da rifondazione ai verdi, dal partito democratico al popolo delle libertà, dalla lega e quant’altri.
Sarà interessante ricontrollare le regis
trazioni delle dichiarazioni dei vari rappresentanti dei partiti quando saranno votate altre delibere con la nuova giunta comunale di Venezia che si insedierà dopo le elezioni.
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Quando sono arrivato al municipio di Mestre, passeggiando, ho incontrato questa curiosità che voglio segnalare anche se non proprio in tema.


Vicino al Municipio di Mestre ho trovato questo manifesto di tale Gardi Sandro nato nel 1947 a Venezia e candidato per in consiglio comunale di Venezia nel partito della Lega Nord. Questo candidato ha fatto un manifesto elettorale con un certificato medico che attesta, previa analisi del capello, che lui non assume droghe come morfine, cocaine e anfetamine. In pratica lui è "pulito". Sta facendo la campagna elettorale affermando che tutte le stupidaggini che dirà o farà non le dirà o le farà sotto effetto della droga, ma perché lui è proprio così! In effetti è vero che certi politici non si sa bene se lo sono o lo fanno (o sono pagati per farlo) comunque, mi sembra una stravaganza da segnalare. Il bisogno di dire "io certifico che sono pulito!". Non sono le mie azioni o le decisioni che prendo che dicono che, nonostante i miei difetti sono onesto, ma certifico il mio stato...
Sappiate, per chi lo vota, che votate uno che ha certificato di non essere drogato. Non come gli altri....

19 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 17 marzo 2010

Comunicato sul Consiglio Comunale straordinario a Mestre per discutere trattamento rifiuti nocivi progetto ALLES.


Ricevo e rendo pubblico:


ATTENZIONE! giovedi 18 marzo ore 15 municipio di Mestre e' stato convocato il consiglio comunale straordinario sul progetto ALLES.

Alles spa, ovvero gruppo Mantovani, chiede il potenziamento dell'attuale impianto di trattamento rifiuti nocivi per passare dalle attuali 700 tonnellate alle 1000 per un totale di 300000 t-a di rifiuti provenienti da tutta Italia ed estero con tipologie che aumenterebbero dalle 18 attuali alle 113 previste.

DOBBIAMO IMPEDIRE CHE QUESTO PROGETTO PASSI

Alles, Simar, la riapertura dell'inceneritore SG31 fanno parte della stessa volonta' pubblica (regione veneto) e interesse privato di trarre enormi profitti dal business dei rifiuti costringendo la popolazione a subire enormi danni alla propria salute e al territorio.

I SOSTENITORI POLITICI DI QUESTO ATTACCO ALLA NOSTRA QUALITA' DELLA VITA SONO LEGA E PDL UNICI AD AVERSI OPPOSTO ALLA CONVOCAZIONE DEL CONS. STRAORD.

GIOVEDI 18 MARZO FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE IN CONSIGLIO. APPUNTAMENTO PER TUTTI, MASSIMO SFORZO PER ESSERCI, ALLE ORE 15 CON STRISCIONI, CARTELLI, ECCT PER SOTTOLINEARE LA NOSTRA CONTRARIETA' AL PROGETTO ALLES E PER RILANCIARE INVECE LE BONIFICHE E LA VERA RICONVERSIONE DI P.M.

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Riporto questo comunicato in quanto ritengo che sia un dovere delle Istituzioni tutelare la salute pubblica.
Non che sotto le elezioni alle istituzioni ne freghi nulla, tuttavia non provare a tutelare la salute è ben più grave.
A Marghera si contano a centinaia i morti per l’inquinamento. Sono avvenuti per incuria e complicità di magistrati e altre Istituzioni addette a salvaguardare il territorio. Avevano altro da fare, altri interessi da tutelare. Tanto, per un magistrato è troppo complicato analizzare la situazione ambientale. Si gira dall’altra parte e fa finta di non vedere.
Per questo è meglio essere attenti prima. Prima che i vari affaristi manomettino l’ambiente.

17 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Dall'odio per i musulmani, ai musulmani che acquistano le fabbriche: il fallimento dell'economia veneta e l'angoscia sociale.


I giornali e le televisioni hanno ricevuto ordine di non parlare della crisi economica.
Berlusconi non vuole che si parli dei problemi delle persone sotto le elezioni. Magari dopo, quando i problemi delle persone non possono più essere trasformati in voti e in decisioni. Dopo le elezioni ogni protesta è sterile in quanto non ascoltata, ignorata e spesso derisa dalla compagine governativa: Sacconi in primis.
Però la crisi è talmente violenta che nonostante le minacce giunte via telefono alle redazioni dei giornali e delle televisioni (mi sembra che sia abitudine di Berlusconi telefonare per costringere le persone a comportamenti scorretti e criminali) qualche cosa qua e là filtra.

Nonostante la feroce campagna di aggressione che la Lega ha messo in atto con i musulmani, scopriamo che un’azienda iraniana ha messo in atto delle azioni per rimettere in funzione e forse (e il forse non è solo d’obbligo, ma una prospettiva concreta) acquistare la fallimentare Nuova Lofra di Teolo appartenente ai fratelli Lovato che l’hanno portata al fallimento. Hanno riavviato la produzione riassumendo qualche decina di operai.
I veneti falliti vendono agli iraniani musulmani imprenditori. I veneti falliti hanno armato le bande dei vigili urbani per impedire ai musulmani poveri in Italia di avere un posto dove pregare e ora sperano nei musulmani ricchi per sopravvivere.
Non male quando si parla della vigliaccheria sociale dei veneti e della loro educazione, arroganza e vigliaccheria (più dei veneti nelle Istituzioni che non dei veneti in quanto popolazione: loro, anziché rivendicare i diritti, preferiscono togliersi il cappello davanti al padrone!)
Riporto la notizia:


I capitali iraniani salvano la Lofra cucine
I creditori dell'azienda padovana hanno approvato il concordato preventivo.

Già riassunti 30 dipendenti
16 marzo 2010


PADOVA - L’intervento di investitori provenienti dall’Iran ha permesso il salvataggio di un’azienda padovana di cucine, la «Lofra», messa in liquidazione. Il contratto d’affitto da parte di Seyed Moahammad Reza, l’imprenditore iraniano che possiede la Polysteel, è stato approvato dal Tribunale di Padova, quindi l’adunanza dei creditori ha approvato a maggioranza il concordato preventivo. Alla riapertura dello stabilimento erano presenti anche l’assessore al Lavoro della Provincia di Padova, Massimiliano Barison e i segretari di Fiom Cgil Antonio Silvestri e di Fim Cisl Gianni Castellan. Reza ha promesso di riportare in cinque anni la produzione ai livelli del 2000, puntando sulla ricerca, la riorganizzazione del personale, l’allargamento della produzione e la collaborazione con altre aziende. Con l’accordo sindacale la Nuova Lofra Spa si è impegnata ad assumere 76 lavoratori con cadenze definite fino al prossimo novembre. In particolare, 30 dipendenti sono già stati riassunti.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/16-marzo-2010/i-capitali-iraniani-salvano-lofra-cucine-1602665899547.shtml

La notizia della Lofra apre una porticina di conoscenza sulla crisi. Siamo venuti a sapere che quasi cento operai della Lofra erano licenziati e che, ora, 76 saranno riassunti a varie scadenze. E questi licenziati, dov’erano?
Nascosti per la vergogna di essere stati licenziati.
La vergogna di non aver più un lavoro.
Pieni di sensi di colpa come aveva insegnato loro il catechismo della chiesa cattolica.
E tutti gli altri?
Le altre decine di migliaia di persone che hanno perso il posto di lavoro?
Si nascondono vivendo nel privato la loro angoscia esistenziale.
Domani qualcuno si sparerà e qualcun altro si impiccherà, ma fino ad allora vivono nascosti in un’angoscia senza fine come dei peccatori che si nascondono al giudizio del dio padrone: il loro dio, il loro padrone!
Riporto alcuni dati sull’angoscia dei veneti. Sono cifre statistiche, non parlano delle emozioni e delle traversie personali, ma parlano di stati d’animo di distruzione e disperazione:


Lavoro, i vicentini ora hanno paura Uno su due teme la disoccupazione
L'INDAGINE. Uno studio dell'Swg voluto dall'Unione regionale delle province fotografa aspettative e timori di cittadini ed imprenditori. La provincia e il federalismo: tre su quattro vogliono la riforma. Ma gli altri veneti sono più "entusiasti"
16/03/2010
Marco Scorzato


Vicenza. Un vicentino su due ha paura di perdere il posto di lavoro. Teme per sè oppure per i suoi famigliari. Uno su quattro dichiara di avere "molta" paura. In Veneto, nessun'altra provincia fa segnare un'apprensione così radicata riguardo all'andamento dell'occupazione. È quanto emerge da un sondaggio effettuato da Swg per conto dell'Unione regionale delle Province del Veneto (Urpv), su un campione di duemila cittadini e 250 imprenditori intervistati. L'indagine, svolta a fine 2009 ma resa nota quest'anno, ha approfondito da un lato le aspettative della popolazione rispetto al ruolo delle Province e ad una riforma in senso federalista dello Stato; dall'altro, ha sondato le attese in ambito economico ed ambientale e gli auspici sul ruolo degli enti provinciali. Detto in sintesi: in un Veneto che conferma di credere nei benefici del federalismo - uno su cinque è d'accordo con il prosieguo della riforma in senso federale dello Stato -, Vicenza è la provincia relativamente più "fredda" rispetto a questa aspettativa. Al contempo (se si esclude Rovigo), è quella in cui è maggiore la preoccupazione relativa alle dinamiche economico-occupazionali.

DISOCCUPAZIONE, CHE PAURA. Partiamo da qui. Si ferma al 38% la quota di vicentini che dichiara di essere «soddisfatta» della situazione economica della provincia. È il secondo peggior giudizio del Veneto, alle spalle di quello dei rodigini (27%), mentre a Padova quasi uno su due (47%) non si lamenta. E quando l'indagine focalizza gli aspetti occupazionali, il disagio dei vicentini si acuisce. Nove su dieci dichiarano che, nel 2009, il livello di occupazione è diminuito, dimostrando di avere ben chiara la realtà dei fatti. Con queste premesse, non stupisce che il 52% ammetta di temere per il posto di lavoro, il proprio o quello dei famigliari. Per uno su quattro la paura è «molta». Il coraggio, diceva don Abbondio, uno non se lo può dare. Ma qui è il "contesto", la percezione della realtà a fomentare l'insicurezza: s'è toccata con mano la crisi e si è sentito che può far male. Non sono passati inosservati i 21 milioni di ore di cassa integrazione del 2009 che sono diventati 5,5 milioni nei primi due mesi dell'anno.Ma la paura è il sentimento dell'"attesa". Se la situazione fosse già compromessa, le sensazioni sarebbero altre: desolazione, forse. Si veda il caso dell'unica provincia in Veneto che "si sente" peggio di Vicenza: è Rovigo, dove "solo" il 30% teme la perdita del posto. Perché? Semplice e brutale: c'è un altro 32% - sì, uno su tre - che ha già vissuto, in famiglia, quell'esperienza. A Vicenza quei casi sono il 7%.

QUALE FEDERALISMO? Il fulcro dell'indagine voluta dall'Urpv. Comunque, riguarda le opinioni sulla riforma federalista e sul ruolo delle Province. L'82% dei veneti (il 90% tra le categorie economiche) dichiara di essere d'accordo con la riforma in senso federale dello Stato. I vicentini, però, sono i meno convinti di tutti: il loro consenso si "ferma" - si fa per dire - al 78%, ultima provincia in Veneto (Treviso è prima col 91%). Basta aggiungere, nel questionario, la parolina "fiscale" accanto a "federalismo" per registrare comunque un consenso maggiore quasi in tutta la regione: l'89% dei veneti è favorevole a trattenere in loco il gettito fiscale; i vicentini si confermano un po' più "freddi" rispetto ai "cugini", posizionandosi due punti sotto la media regionale. Solo i bellunesi, con il 77%, sono dietro.

Dal federalismo fiscale, Vicenza si aspetta benefici - nell'ordine - nei settori della sanità e delle infrastrutture e nella tassazione. Quanto alle "priorità per una nuova stagione di sviluppo", nella terra del Palladio si conferma una crescente attenzione ai temi economico-occupazionali. Secondo il 43% degli intervistati, occorre innanzitutto «incentivare le aziende che assumono»; in secondo luogo, «sostenere l'occupazione» (41%); la terza leva è quella volta a «favorire l'accesso al credito». Solo il 16% ritiene prioritario «realizzare nuove infrastrutture di trasporto e logistiche.» Segni dei tempi.


Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/135989_lavoro_i_vicentini_ora_hanno_paura_uno_su_due_teme_la_disoccupazione/


Dalle Dolomiti al Po’, da Pordenone a Peschiera del Garda è il fallimento di una regione che la Lega e il Popolo delle Libertà hanno saccheggiato sia nel tessuto economico che nel tessuto sociale impedendogli di mettere in atto strategie economico-sociali di sopravvivenza in presenza di una crisi senza precedenti nella storia.
E come ho già affermato fin dal 2008, questa non è una semplice crisi ciclica, ma è la fine di un ciclo economico su scala mondiale il cui fine è la costruzione della povertà in Europa, in Italia in particolare, per riequilibrare l’arricchimento dei paesi emergenti India, Cina e Africa.
Esistevano delle strategie che avrebbero potuto fermare il tracollo, ma quelle strategie non potevano essere attuate da un governo che vive (e ci sguazza) di emergenze in cui sperperare ogni risorsa sia economica che culturale. Ogni giorno che passa la situazione diventa sempre più critica. Non esistono mercati nei quali vendere merci eventualmente prodotte. Se non esistono mercati le banche non possono finanziare se non dove, intravvedendo un possibile fallimento, possono appropriarsi dell’azienda, dei terreni e dell’attività. Le amministrazioni statali e locali non pagano quello che hanno fatto costruire e gli imprenditori locali non riescono a riscuotere.
E’ il Veneto della localizzazione che la metteva in cu...lo a quegli operai che pretendevano anche di vivere col loro lavoro. Il Veneto dei furbi, dei ladri, del sistema mafioso diffuso che vendeva le commistioni di Galan, Sacconi, Brunetta, con i vescovi Scola, Mattiazzo e quant’altri, uniti in un sodalizio criminoso che faceva della società veneta la loro preda.
E i veneti, col loro “Si buana!” votavano i Bitonci, i Gentilini, i Gobbo, i Zaia, in un delirio di onnipotenza che li portava verso l’autodistruzione del sistema sociale.
Naturalmente, ci si è guardati bene dallo spiegare ai veneti che cosa comporterà la "riforma" del federalismo fiscale. Fu pensata quando i soldi erano tanti e tutti i politici di Lega e Popolo delle Libertà erano pronti ad arraffare, ma cosa comporta per i veneti quando crolla il gettito fiscale?

Davvero pensate che Berlusconi ritirerà i militari dall'Afganistan per risparmiare? E' più probabile che chiuderà la sanità pubblica per poter continuare a finanziare il suo delirio di immortalità in combutta col prete cattolico Verzé che tanto ha saccheggiato la sanità pubblica.


17 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 15 marzo 2010

Le cause dei suicidi in Veneto e l'attività degli amministratori nella distruzione della società.


In questo modo gli amministratori del Veneto vogliono trasformare la società civile in Veneto.

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Secondo voi, che cosa pensano i politici locali dei suicidi continui nel Veneto?
Secondo voi hanno un minimo di attenzione?
Io, personalmente ho l’impressione che i politici locali si siano posti questa domanda: come possiamo fare soldi sfruttando il fatto che molte persone si suicidano?
Come posiamo sfruttare il suicidio di tanti “imbecilli” per la nostra propaganda politica?
Quali progetti posiamo mettere in cantiere dai quali trarre profitto motivandoli con l’emergenza suicidi?
E’ il caso dei consiglieri di Camposampiero in cui la città prima costruisce i falliti (come ovunque in Veneto dove si impone il crocifisso con la violenza criminale in contrapposizione ai doveri degli amministratori determinati dal dettato Costituzionale) e poi si usano i falliti, da loro costruiti, per raccimolare altro denaro e alto potere.
E’ il caso di Camposampiero descritto dal giornale Il Gazzettino sulle pagine di Padova:



Crisi e suicidi, Sos dei consiglieri
Lunedì 15 Marzo 2010,



Dopo la tragedia si tirano le somme. A una decina di giorni dalla morte dell’impresario edile suicidatosi a seguito delle crisi finanziaria che l’aveva colpito, interviene sulla vicenda il gruppo consigliare “insieme per Camposampiero”. Lo fa commentando la crisi complessiva che sta attanagliando il camposampierese i cui dati sono tutt’altro che confortanti. «Quello che è accaduto è il dramma di una persona che, nonostante l’impegno e gli sforzi profusi, non ha visto una via di uscita a quello che gli stava accadendo e si è sentito solo. Purtroppo, come apprendiamo dai giornali, episodi come questo si moltiplicano con troppa frequenza -. Questa crisi sta colpendo particolarmente le aree più industrializzate e caratterizzare da un tessuto di piccole e medie imprese che lavorano per conto-terzi. E nella provincia di Padova, il Camposampierese è il più colpito dalla crisi. Nella nostra zona si registra il 10 per cento dei posti di lavoro persi in tutta la Provincia ed un preoccupante calo delle assunzioni». I consiglieri si chiedono cosa fare. «A livello di area di camposampierese sarebbe importante proseguire il percorso intrapreso come Unione dei Comuni – concludono -. Molte aziende hanno approfittato della crisi per ridurre i posti di lavoro, sfruttando gli ammortizzatori sociali. Bisognerebbe far sì, invece, di sostenere lo sviluppo garantendo e mantenendo i posti di lavoro, attraverso aiuti mirati alle realtà economiche che si impegnano in questa direzione. E per far questo si devono mettere intorno ad un tavolo imprenditori, associazioni di categorie e enti pubblici, ognuno con la propria competenza, per far sistema, in modo da aumentare l’efficacia degli sforzi». Infine, viene proposto il rilancio, quanto prima, del fondo di solidarietà già stanziato (46 mila euro) con un nuovo bando che prenda in considerazione non solo i cassintegrati (c’è preoccupazione per quello che sta accadendo in Fonderia Anselmi), ma anche artigiani e piccoli imprenditori.
Nicoletta Masetto

Tratto da:

http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=418179&Data=20100315&CodSigla=PD


Come fai a spiegare a queste persone che la loro carica ha la responsabilità di aver indotto le persone al suicidio? Come fai a dire loro che LORO sono gli aguzzini della società civile?
Glielo dici, e poi? Loro si credono creati ad immagine e somiglianza del dio padrone. Si pensano individui onnipotenti e anche le migliaia di euro che distribuiscono contribuisce a costruire in parte il loro potere sul territorio che usano per provvedimenti che alimentano le condizioni che inducono al suicidio. Questi consiglieri, educati dai cattolici, hanno solo l’ideologia del dio padrone. Ci si specchiano tutti i giorni in quel crocifisso con cui identificano il loro delirio di individui irresponsabili e incapaci.
Eppure basta guardarsi attorno per scorgere i segnali della disperazione costruita, voluta, e violentemente imposta in Veneto, dagli amministratori che dalla Democrazia Cristiana, alla Lega, al Popolo delle Libertà che sta dilagando generazione dopo generazione. E ad ogni generazione, la disperazione trova un argine culturale sempre più debole.
Come in queste ragazzine di Belluno da Il Gazzettino di oggi Lunedì 15 marzo 2010:



Alcol, allarme ragazzine
Paolo Bello (Sert): «Ubriacatura frequente già a 13 anni
Lunedì 15 Marzo 2010,



A tredici anni la prima ubriacatura. E sempre più spesso sono le ragazze a bere. E’ questo il fronte con cui si confronta il SerT provinciale, che attraverso l’unità mobile lo scorso anno ha offerto ben 1000 alcol-test gratuiti in oltre 60 uscite fra i giovani bellunesi. A preoccupare di più gli osservatori locali non è tanto l’allarme lanciato dallo studio europeo H.b.s.c. (Health Behaviour in School - aged Children, Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), che vedrebbe i bellunesi i più giovani consumatori europei di bevande alcoliche (a soli 11 anni e mezzo), quanto l’evoluzione delle abitudini nel consumo di queste sostanze. «La dipendenza e quindi la patologia nascono non al primo contatto, ma dopo la prima ubriacatura», denuncia Paolo Bello, psicologo del Sert di Belluno. Sarebbe proprio “la sbornia da divertimento” il fenomeno più rischioso, soprattutto nel bellunese, dove fare festa è ancora sinonimo di “cioca”. Paradossalmente, all’aumento della prevenzione della guida in stato di ebbrezza, complice anche l’intensificarsi di controlli e ritiri delle patenti, fa da controaltare l’abbassamento costante dell’età degli alcolisti e l’aumento della quota di ragazze dipendenti da sostanze alcoliche, rilevati negli ultimi dieci anni. «Allarmante è la crescita dei consumatori giovanissimi: la prima ubriacatura è frequente già a 13 anni» avvertono gli esperti del servizio di prevenzione del capoluogo. La prevenzione fatica a tenere il passo dei cambiamenti di consumatori e anche di consumi. L’aumento di bevitori minorenni ha portato in vent’anni alla modifica delle richieste di bevande: il calo del 41% del consumo di vino è stato così controbilanciato dall’aumento del 68% della consumazione di birra, oltre che di superalcolici. «I giovani non sono più iniziati all’alcol in famiglia, magari dalla cultura di nonni e genitori del “bevi an’ cin de vin che te fa ben”, ma cominciano a bere aperitivi, spritz e cocktail per essere accettati dalla compagnia di amici».
Loredana Losso

Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=417654&Data=20100315&CodSigla=BL


Siamo di fronte alla cultura dell’induzione al suicidio. Diffondere disperazione per disperazione. Come si insegna negli oratori al fine di diffondere sofferenza ad imitazione di cristo.
Questo psicologo del Sert dovrebbero licenziarlo per incompetenza e codardia.
Il bere o l’ubriacatura, o più ubriacature, non sono in grado di dare nessuna dipendenza a meno che il tessuto sociale sia talmente impoverito dal punto di vista culturale, emotivo e progettuale, che alle ragazzine e ai ragazzini non resta altro che l’ubriacatura, lo sballo, la droga, in cui veicolare esperienze sensorie che le loro emozioni cercano. Andrebbe licenziato perché un sociologo che non è in grado di affrontare i problemi prodotti dall’ambiente sociale nei confronti delle singole persone è solo un macellaio nazista a guardia di un campo di sterminio: il campo di sterminio della società in cui vive.
I giovani bevono in assenza di cultura e di partecipazione sociale dove i sindaci dei paesi, per costringerli a bere, hanno militarizzato i vigili urbani contro i “grafittari” e contro ogni espressione che modifichi la forma del campo di sterminio sociale che hanno costruito mediante il delirio di onnipotenza del crocifisso.
Si può, senza sbagliare i molto, trovare le cause vere dei suicidi nel Veneto nell’attività degli amministratori di trasformare il Veneto in un campo di concentramento. E le persone, piuttosto che stare in un campo di concentramento alla prima occasione, evadono suicidandosi.
E, intanto, gli amministratori Istituzionali fanno i loro affari anche su chi si suicida.

16 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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