La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 17 marzo 2010

Dall'odio per i musulmani, ai musulmani che acquistano le fabbriche: il fallimento dell'economia veneta e l'angoscia sociale.


I giornali e le televisioni hanno ricevuto ordine di non parlare della crisi economica.
Berlusconi non vuole che si parli dei problemi delle persone sotto le elezioni. Magari dopo, quando i problemi delle persone non possono più essere trasformati in voti e in decisioni. Dopo le elezioni ogni protesta è sterile in quanto non ascoltata, ignorata e spesso derisa dalla compagine governativa: Sacconi in primis.
Però la crisi è talmente violenta che nonostante le minacce giunte via telefono alle redazioni dei giornali e delle televisioni (mi sembra che sia abitudine di Berlusconi telefonare per costringere le persone a comportamenti scorretti e criminali) qualche cosa qua e là filtra.

Nonostante la feroce campagna di aggressione che la Lega ha messo in atto con i musulmani, scopriamo che un’azienda iraniana ha messo in atto delle azioni per rimettere in funzione e forse (e il forse non è solo d’obbligo, ma una prospettiva concreta) acquistare la fallimentare Nuova Lofra di Teolo appartenente ai fratelli Lovato che l’hanno portata al fallimento. Hanno riavviato la produzione riassumendo qualche decina di operai.
I veneti falliti vendono agli iraniani musulmani imprenditori. I veneti falliti hanno armato le bande dei vigili urbani per impedire ai musulmani poveri in Italia di avere un posto dove pregare e ora sperano nei musulmani ricchi per sopravvivere.
Non male quando si parla della vigliaccheria sociale dei veneti e della loro educazione, arroganza e vigliaccheria (più dei veneti nelle Istituzioni che non dei veneti in quanto popolazione: loro, anziché rivendicare i diritti, preferiscono togliersi il cappello davanti al padrone!)
Riporto la notizia:


I capitali iraniani salvano la Lofra cucine
I creditori dell'azienda padovana hanno approvato il concordato preventivo.

Già riassunti 30 dipendenti
16 marzo 2010


PADOVA - L’intervento di investitori provenienti dall’Iran ha permesso il salvataggio di un’azienda padovana di cucine, la «Lofra», messa in liquidazione. Il contratto d’affitto da parte di Seyed Moahammad Reza, l’imprenditore iraniano che possiede la Polysteel, è stato approvato dal Tribunale di Padova, quindi l’adunanza dei creditori ha approvato a maggioranza il concordato preventivo. Alla riapertura dello stabilimento erano presenti anche l’assessore al Lavoro della Provincia di Padova, Massimiliano Barison e i segretari di Fiom Cgil Antonio Silvestri e di Fim Cisl Gianni Castellan. Reza ha promesso di riportare in cinque anni la produzione ai livelli del 2000, puntando sulla ricerca, la riorganizzazione del personale, l’allargamento della produzione e la collaborazione con altre aziende. Con l’accordo sindacale la Nuova Lofra Spa si è impegnata ad assumere 76 lavoratori con cadenze definite fino al prossimo novembre. In particolare, 30 dipendenti sono già stati riassunti.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/16-marzo-2010/i-capitali-iraniani-salvano-lofra-cucine-1602665899547.shtml

La notizia della Lofra apre una porticina di conoscenza sulla crisi. Siamo venuti a sapere che quasi cento operai della Lofra erano licenziati e che, ora, 76 saranno riassunti a varie scadenze. E questi licenziati, dov’erano?
Nascosti per la vergogna di essere stati licenziati.
La vergogna di non aver più un lavoro.
Pieni di sensi di colpa come aveva insegnato loro il catechismo della chiesa cattolica.
E tutti gli altri?
Le altre decine di migliaia di persone che hanno perso il posto di lavoro?
Si nascondono vivendo nel privato la loro angoscia esistenziale.
Domani qualcuno si sparerà e qualcun altro si impiccherà, ma fino ad allora vivono nascosti in un’angoscia senza fine come dei peccatori che si nascondono al giudizio del dio padrone: il loro dio, il loro padrone!
Riporto alcuni dati sull’angoscia dei veneti. Sono cifre statistiche, non parlano delle emozioni e delle traversie personali, ma parlano di stati d’animo di distruzione e disperazione:


Lavoro, i vicentini ora hanno paura Uno su due teme la disoccupazione
L'INDAGINE. Uno studio dell'Swg voluto dall'Unione regionale delle province fotografa aspettative e timori di cittadini ed imprenditori. La provincia e il federalismo: tre su quattro vogliono la riforma. Ma gli altri veneti sono più "entusiasti"
16/03/2010
Marco Scorzato


Vicenza. Un vicentino su due ha paura di perdere il posto di lavoro. Teme per sè oppure per i suoi famigliari. Uno su quattro dichiara di avere "molta" paura. In Veneto, nessun'altra provincia fa segnare un'apprensione così radicata riguardo all'andamento dell'occupazione. È quanto emerge da un sondaggio effettuato da Swg per conto dell'Unione regionale delle Province del Veneto (Urpv), su un campione di duemila cittadini e 250 imprenditori intervistati. L'indagine, svolta a fine 2009 ma resa nota quest'anno, ha approfondito da un lato le aspettative della popolazione rispetto al ruolo delle Province e ad una riforma in senso federalista dello Stato; dall'altro, ha sondato le attese in ambito economico ed ambientale e gli auspici sul ruolo degli enti provinciali. Detto in sintesi: in un Veneto che conferma di credere nei benefici del federalismo - uno su cinque è d'accordo con il prosieguo della riforma in senso federale dello Stato -, Vicenza è la provincia relativamente più "fredda" rispetto a questa aspettativa. Al contempo (se si esclude Rovigo), è quella in cui è maggiore la preoccupazione relativa alle dinamiche economico-occupazionali.

DISOCCUPAZIONE, CHE PAURA. Partiamo da qui. Si ferma al 38% la quota di vicentini che dichiara di essere «soddisfatta» della situazione economica della provincia. È il secondo peggior giudizio del Veneto, alle spalle di quello dei rodigini (27%), mentre a Padova quasi uno su due (47%) non si lamenta. E quando l'indagine focalizza gli aspetti occupazionali, il disagio dei vicentini si acuisce. Nove su dieci dichiarano che, nel 2009, il livello di occupazione è diminuito, dimostrando di avere ben chiara la realtà dei fatti. Con queste premesse, non stupisce che il 52% ammetta di temere per il posto di lavoro, il proprio o quello dei famigliari. Per uno su quattro la paura è «molta». Il coraggio, diceva don Abbondio, uno non se lo può dare. Ma qui è il "contesto", la percezione della realtà a fomentare l'insicurezza: s'è toccata con mano la crisi e si è sentito che può far male. Non sono passati inosservati i 21 milioni di ore di cassa integrazione del 2009 che sono diventati 5,5 milioni nei primi due mesi dell'anno.Ma la paura è il sentimento dell'"attesa". Se la situazione fosse già compromessa, le sensazioni sarebbero altre: desolazione, forse. Si veda il caso dell'unica provincia in Veneto che "si sente" peggio di Vicenza: è Rovigo, dove "solo" il 30% teme la perdita del posto. Perché? Semplice e brutale: c'è un altro 32% - sì, uno su tre - che ha già vissuto, in famiglia, quell'esperienza. A Vicenza quei casi sono il 7%.

QUALE FEDERALISMO? Il fulcro dell'indagine voluta dall'Urpv. Comunque, riguarda le opinioni sulla riforma federalista e sul ruolo delle Province. L'82% dei veneti (il 90% tra le categorie economiche) dichiara di essere d'accordo con la riforma in senso federale dello Stato. I vicentini, però, sono i meno convinti di tutti: il loro consenso si "ferma" - si fa per dire - al 78%, ultima provincia in Veneto (Treviso è prima col 91%). Basta aggiungere, nel questionario, la parolina "fiscale" accanto a "federalismo" per registrare comunque un consenso maggiore quasi in tutta la regione: l'89% dei veneti è favorevole a trattenere in loco il gettito fiscale; i vicentini si confermano un po' più "freddi" rispetto ai "cugini", posizionandosi due punti sotto la media regionale. Solo i bellunesi, con il 77%, sono dietro.

Dal federalismo fiscale, Vicenza si aspetta benefici - nell'ordine - nei settori della sanità e delle infrastrutture e nella tassazione. Quanto alle "priorità per una nuova stagione di sviluppo", nella terra del Palladio si conferma una crescente attenzione ai temi economico-occupazionali. Secondo il 43% degli intervistati, occorre innanzitutto «incentivare le aziende che assumono»; in secondo luogo, «sostenere l'occupazione» (41%); la terza leva è quella volta a «favorire l'accesso al credito». Solo il 16% ritiene prioritario «realizzare nuove infrastrutture di trasporto e logistiche.» Segni dei tempi.


Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/135989_lavoro_i_vicentini_ora_hanno_paura_uno_su_due_teme_la_disoccupazione/


Dalle Dolomiti al Po’, da Pordenone a Peschiera del Garda è il fallimento di una regione che la Lega e il Popolo delle Libertà hanno saccheggiato sia nel tessuto economico che nel tessuto sociale impedendogli di mettere in atto strategie economico-sociali di sopravvivenza in presenza di una crisi senza precedenti nella storia.
E come ho già affermato fin dal 2008, questa non è una semplice crisi ciclica, ma è la fine di un ciclo economico su scala mondiale il cui fine è la costruzione della povertà in Europa, in Italia in particolare, per riequilibrare l’arricchimento dei paesi emergenti India, Cina e Africa.
Esistevano delle strategie che avrebbero potuto fermare il tracollo, ma quelle strategie non potevano essere attuate da un governo che vive (e ci sguazza) di emergenze in cui sperperare ogni risorsa sia economica che culturale. Ogni giorno che passa la situazione diventa sempre più critica. Non esistono mercati nei quali vendere merci eventualmente prodotte. Se non esistono mercati le banche non possono finanziare se non dove, intravvedendo un possibile fallimento, possono appropriarsi dell’azienda, dei terreni e dell’attività. Le amministrazioni statali e locali non pagano quello che hanno fatto costruire e gli imprenditori locali non riescono a riscuotere.
E’ il Veneto della localizzazione che la metteva in cu...lo a quegli operai che pretendevano anche di vivere col loro lavoro. Il Veneto dei furbi, dei ladri, del sistema mafioso diffuso che vendeva le commistioni di Galan, Sacconi, Brunetta, con i vescovi Scola, Mattiazzo e quant’altri, uniti in un sodalizio criminoso che faceva della società veneta la loro preda.
E i veneti, col loro “Si buana!” votavano i Bitonci, i Gentilini, i Gobbo, i Zaia, in un delirio di onnipotenza che li portava verso l’autodistruzione del sistema sociale.
Naturalmente, ci si è guardati bene dallo spiegare ai veneti che cosa comporterà la "riforma" del federalismo fiscale. Fu pensata quando i soldi erano tanti e tutti i politici di Lega e Popolo delle Libertà erano pronti ad arraffare, ma cosa comporta per i veneti quando crolla il gettito fiscale?

Davvero pensate che Berlusconi ritirerà i militari dall'Afganistan per risparmiare? E' più probabile che chiuderà la sanità pubblica per poter continuare a finanziare il suo delirio di immortalità in combutta col prete cattolico Verzé che tanto ha saccheggiato la sanità pubblica.


17 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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